Silvana Pampanini: «si, Totò era proprio innamorato di me»

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Silvana Pampanini rende pubbliche le poesie in cui il grande comico le dichiarava tutto il suo amore. «Era uno spasimante romantico e timido», dice l’attrice - «Una volta soltanto si fece coraggio e mi chiese di sposarlo, ma io rifiutai» - «Ho avuto altri amori, come Tyrone Power e Gary Cooper, ma con nessuno ho vissuto una storia così tenera come quella con il "principe della risata”» - «Sono popolarissima nel mondo, eppure in Italia sono trascurata dal cinema e dalla TV»

Roma, ottobre

«Nella mia vita sono stata molto amata, ma nessun uomo possedeva la signorilità e la dolcezza di Totò, un personaggio indimenticabile. Si innamorò follemente di me e mi chiese in moglie. Io lo rifiutai, ma lui pur di non perdermi mi rimase amico. Il ricordo del suo grande amore mi accompagna sempre e lo rivivo leggendo le poesie che mi scrisse per dimostrarmi la profondità dei suoi sentimenti». Silvana Pampanini parla con tenerezza di Totò e per la prima volta rende pubblici gli appassionati messaggi che lui le indirizzò quando era al culmine della passione. La love story tra Silvana e il grande attore napoletano fa ormai parte della storia del cinema italiano, ma fino a ora gli unici versi noti dedicati da Totò alla Pampanini erano quelli della canzone Malafemmena.

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NON HO NÉ EREDI NÉ RIVALI Roma. Silvana Pampanini, a 63 anni, si considera ancora molto affascinante e mostra le gambe al fotografo, proprio come faceva negli Anni '50 quando era all’apice del successo e riceveva appassionate poesie da Totò (nel riquadro). «Non credo di avere eredi nel mondo del cinema», dice l’attrice. «Neppure Serena Grandi può essere paragonata a me. E non ho neppure avuto rivali: Sofia Loren e Gina Lollobrigida forse erano rivali tra di loro, ma io mi sono sempre sentita estranea a quella guerra. Eppure, nonostante io venga spesso chiamata all'estero come rappresentante del nostro cinema, in Italia non riesco a trovare una particina». La Pampanini ha esordito nel cinema nel 1946 ne "L’Apocalisse”.

«Invece Totò scrisse per me parecchie poesie, tutte romantiche, che conservo gelosamente», confessa Silvana. «I suoi sonetti mi arrivavano a casa o in camerino, quando recitavamo insieme, sempre accompagnati da un fascio di fiori. Uno è ispirato ai miei occhi che lo fecero tanto sognare:

Gli occhi tuoi verde smeraldo
belli sono come il mare
come l’aria che respiro
Ho bisogno di guardare
le tue mani delicate
che baciare è ima delizia
son di rose vellutate.
Son profumo, son letizia,
profumata è la tua bocca
fresca come le viole
primavera di sorriso
luminoso più del sole.

«Un’altra poesia a me molto cara esprime l’esaltazione, ma anche il tormento per un amore che non si realizzò mai:

Bella superba come un’orchidea
creatura concepita in una serra
nata dal folle amore di una dea
con tutti i più bei fiori della terra.
Dal fascino del mare misterioso che hai negli occhi come calamita
Vorrei fuggir lontano
ma non oso
signora ormai sei tu della mia vita
Come sono schiavo incatenato alle catene della tua malia
e mai vorrei che fosse-aimè-spezzato
il dolce incanto della mia follia.

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VERSI APPASSIONATI Roma. Un documento eccezionale: ecco gli originali di alcune delle appassionate poesie d’amore che Totò scrisse per Silvana Pampanini. Nella prima poesia Totò scrive i versi che poi diventeranno le parole della bellissima canzone "Malafemmena”. Totò era disperato perché l’attrice non contraccambiava il suo amore. Si legge infatti: ”Femmena/Tu si 'a cchiù bella femmena/te voglio bene e t’odio... /non te pozzo scurdà/Il tuo fascino incatena/creatura sovrumana/più che donna sei sirena/o magnifica Silvana”. Anche nelle altre poesie Totò manifesta il suo amore per la Pampanini. «Quando gli dissi che non volevo sposarlo», dice l'attrice «Totò soffrì molto, ma accettò la mia decisione e continuò ad amarmi in silenzio».

UNA DONNA VERA

«Non ero indifferente al fascino di Totò che sapeva incantare con la sua intelligenza e la sua sensibilità, ma purtroppo non potevo ricambiare a pieno i suoi sentimenti», racconta Silvana. «A quell’epoca ero infatti legata all’unico uomo che pensai di sposare, un giovane stupendo il quale, purtroppo, morì pochi mesi prima delle nozze. Totò non sapeva niente di questa storia, ma avvertiva il mio distacco e confessava, con l'umiltà dei grandi, l’ansia di avermi tutta per sé». Scrive Totò in un’altra poesia:

Ho bisogno di vederti tutti i giorni vita mia,
ho bisogno di sentire quella dolce melodia...
quella musica oppiata che mi inebria
che mi nuoce
quella musica drogata
che mi piace...
la tua voce
voglio cantare a chi non lo sapesse
che sono innamorato di una donna
voglio cantare a chi non lo credesse
che è bella come è bella una Madonna
amo te solamente e tu lo sai
e prego tanto che questo amore non finisca mai.

«Un’altra volta Totò ai famosi versi di Malafemmena ne aggiunse altri riuscendo ad armonizzarli col testo della canzone che è in napoletano», continua la Pampanini. «Eccola:

Femmena,
tu sì 'a cchiù bella femmena
te voglio bene e t’odio...
non te pozzo scurdà.
Il tuo fascino incatena
creatura sovrumana...
più che donna sei sirena
o magnifica Silvana.

«Sì, con l’esperienza della maturità qualche volta ho pensato che io e lui insieme saremmo stati una coppia favolosa nonostante la differenza d’età», confessa Silvana. «Ma allora ero troppo lliovane per ragionare e non riuscivo a vederlo nei panni dell'innamorato. Spesso però ripenso alle tante ore felici che abbiamo trascorso insieme, risento le sue parole, sempre affettuosissime.

«La prima volta che mi vide, per esempio, mi rivolse un complimento meraviglioso. Squadrandomi dalla testa ai piedi come se contemplasse un’opera d’arte, esclamò: "Ecco finalmente una donna vera, di dentro e di fuori". Subito dopo recitammo insieme in un famoso film comico Quarantasette morto che parla. Sul lavoro lui mi colpì per la generosità con cui mi valorizzava professionalmente, dimostrandosi prodigo di consigli. "Non fossilizzarti nel personaggio della bella donna", mi ripeteva. "Tu puoi fare di più".

«Era un attore straordinario, istintivo al punto che inventava le battute secondo la sua fantasia. Mi ricordo che proprio mentre giravamo Quarantasette morto che parla improvvisò una scena che fece epoca. Io impersonavo un fantasma e a un certo punto, presentandomi a lui, esclamavo: "Sono fatta d’aria". Totò allora mi si avvicinò facendo il gesto di annusarmi, poi con lo sguardo languido replicò: "Lasciami respirare un poco di aria buona”. Adesso la televisione trasmette continuamente i vecchi film di Totò, gli dedica intere trasmissioni e la gente si diverte sempre moltissimo. Peccato che lo abbiano scoperto troppo tardi».

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ERA MOLTO TIMIDO. Roma. Silvana Pampanini e Totò in una scena del film ”47 morto che parla”, girato nel 1949. L’attrice allora aveva 24 anni, 27 meno di Totò. «Mi adorava, ma era molto timido», racconta l’attrice: «per dichiarare il suo amore mi faceva trovare a casa o in camerino le sue poesie accompagnate da un mazzo di fiori avvolti in un fazzoletto di merletto finissimo».

«Che tipo di innamorato era Totò?», domando.

«Estremamente romantico e un po’ timido», dice Silvana. «Si distingueva dagli altri corteggiatori proprio per questo. Per esempio, invece delle solite cinquanta rose rosse, mi inviava un piccolo bouquet, ma di fiori rari, avvolti in un fazzolettino di merletto finissimo.

«Un giorno all’improvviso mi chiese: "Perché non ci sposiamo?” e quando gli risposi con candore crudele: "Ti voglio bene, ma potresti essere mio padre", mormorò soltanto: "Mi hai fatto proprio un bel complimento".

«Da allora si comportò da amico, ma credo che per molto tempo abbia continuato ad amarmi. Rimanemmo sempre in contatto, ma quando parecchi anni dopo lo rividi a Montecarlo insieme alla moglie Franca Faldini, rimasi stravolta. Era pallido, magro e quasi cieco. Riconobbe la mia voce e mi chiamò con tono tenero, appassionato che mi ricordò i tempi del nostro amore».

«Totò era pazzo di lei, però, dedicandole Malafemmena volle dimostrarle il suo rancore, rimproverarle le sue sofferenze», osservo.

«Voglio finalmente svelare il mistero di questa canzone», dice Silvana. «Fu lo stesso Totò a spiegarmi che il titolo non ha un significato dispregiativo come potrebbe sembrare, ma indica soltanto una donna incapace di ricambiare con eguale intensità la passione del suo innamorato. Lui era un poeta e in quei versi esprime un momento di rabbia che però non toglie niente alla bellezza del sentimento che ci unì. Una realtà che nessuno potrà mai negare, nemmeno la prima moglie di Totò, Diana. Recentemente infatti ha dichiarato che Malafemmena fu dedicata a lei. Mi dispiace, ma sono io la destinataria di quel meraviglioso omaggio musicale, come si sa in tutto il mondo. Non voglio certo aprire polemiche, ma solo ribadire la verità».

ROMANZO FIUME

Silvana, riandando con la mente al suo passato di seduttrice irresistibile, ricorda i suoi flirt con Gary Cooper e con Tyrone Power, ma con nessuno è tenera come con Totò. Gary, a sentir lei, era troppo alto e quando ballando la stringeva a sé, per guardarlo in faccia era costretta a tenere la testa piegata all’indietro con conseguente torcicollo.

Anche Tyrone, pur essendo "un uomo favoloso”, la deluse per un particolare. «Una sera», racconta «mi prese la mano e io, guardando la sua, rimasi colpita dal fatto che fosse grinzosa, da vecchietto, in contrasto con la pelle del volto che era invece freschissima».

I ricordi della Pampanini sono tanti al punto che per raccontare la sua vita dovrebbe, per usare una sua espressione, scrivere un romanzo fiume. Lei, però non vive immersa nel passato, anzi è proiettata verso il futuro e rimpiange di non lavorare più da tempo.

«In Italia, purtroppo, sono trascurata sia dal cinema che dalla televisione», dice la Pampanini. «Non capisco perché, visto che all'estero sono popolarissima e vengo invitata in Spagna, in Messico, in Francia come rappresentante del nostro cinema. Da noi invece danno credito a personaggi di secondo piano, i programmi televisivi sono pieni di attori che all'estero non verrebbero neppure presi in considerazione. Ma perché, mi chiedo, non dovrei avere uno spazio in uno show sul tipo di Fantastico? Sono certa che una coppia composta da me e dal bravissimo Enrico Montesano farebbe impazzire il pubblico. Per non parlare dei tanti sceneggiati che vanno in onda: la parte di una madre mi starebbe benissimo, ma nessuno me la offre. Vuole sapere la verità? Il mio guaio è di non avere un protettore importante, o altre raccomandazioni. Io sono una "vera”, come diceva il mio caro Totò, e non ho mai fatto compromessi. Sofia Loren, siamo sinceri, non sarebbe una star se non avesse sposato Ponti e anche Mamma Lucia lo ha girato perché è prodotto dal figliastro Alex».

«Si sente rivale della Loren?», domando.

«Per carità, certe piccinerie non mi toccano», esclama Silvana. «Quando Sofia esordì ero già una diva tanto che Ponti la incluse nel cast del film La tratta delle bianche, implorandomi: "Fammi il favore di girare una scena con questa ragazza che ha bisogno di mettersi in luce”.

L’UNICO RIMPIANTO

«Accettai di buon grado perché non la consideravo neppure. Occupavo un posto talmente importante nel mondo del cinema che potevo permettermi un certo distacco. Lo conservo ancora oggi quando sento parlare di alcune mie presunte "eredi”. Non credo di averne, nemmeno Serena Grandi può essere paragonata a me che ho sempre avuto un seno sostenuto, ma non enorme. Francamente non credo di avere niente a che spartire con le nuove dive al silicone come Brigitte Nielsen.

«Ma i tempi, si sa, cambiano e così pure i miei colleghi di una volta, gli stessi che un tempo si raccomandavano per ottenere una parte in un mio film. Per esempio Ugo Tognazzi che quando recitava nell avanspettacolo era molto ossequioso nei miei riguardi, poco tempo fa, incontrandomi all’aeroporto di Fiumicino, ha fatto finta di non riconoscermi. L’unico a essere carino con me scritturandomi per Il tassinaro è stato Alberto Sordi, ma la nostra collaborazione si è fermata lì. Certo che i divi hanno perso molto del loro fascino. Un tempo si presentavano come creature privilegiate, diverse dai comuni mortali e facevano sognare il pubblico. Oggi questo non accade più. Basta pensare che in televisione ho sentito Mastroianni raccontare che la notte è costretto ad alzarsi perché gli scappa la pipì. Ma se pure certe cose succedono che bisogno c'è di raccontarle in pubblico?».

La polemica di Silvana, filtrata dal senso dell’umorismo e dalla simpatia, è fatta senza acidità perché, spiega l’attrice, avendo già avuto tanto in passato, si sente comunque una donna appagata. Le rimane, confessa, un unico rimpianto: «Mi sarebbe piaciuto girare un film drammatico con un attore di razza, un gran signore, il principe Antonio De Curtis, in arte Totò».

Matilde Amorosi, «Gente», anno XXXII, n.42, 20 ottobre 1988


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Matilde Amorosi, «Gente», anno XXXII, n.42, 20 ottobre 1988