Totò, il suo volto segreto

1989 Toto Liliana


1989 04 Ciack introE' stato ed è l’attore più amato dagli italiani. A tutt’oggi i suoi scatenati film riscuotono in televisione un incredibile successo. Uno straordinario personaggio estremamente diverso nella vita rispetto allo schermo. Noi di «Ciak» abbiamo scoperto alcune immagini inedite di Totò, anzi di Antonio De Curtis. Ve le proponiamo in queste pagine, accompagnate dai ricordi diretti della figlia Liliana, nata nel maggio 1933 dal suo matrimonio con Diana Bandini Rogliani. Un piccolo album di famiglia per un commosso omaggio a un genio unico nel mondo dello spettacolo.

Ciak: Il ricordo più vivo di suo padre?

Liliana De Curtis: «Papà negli ultimi tempi vedeva molto poco. Ricordo, quando l’andavo a trovare mi faceva sedere accanto a lui, poi, come una carezza, passava la sua mano sul mio viso cercando i miei lineamenti e sorrideva leggermente. A volte ho la sensazione di sentire la sua mano sul mio volto».

Ciak: Cosa gli avrebbe voluto dire e non gli ha mai detto?

Liliana De Curtis: «Gli avrei voluto dire: scusa papà, se ti ho fatto soffrire. So di non essere la prima figlia che dà dei dispiaceri al padre, ma ci sono padri e padri, lui non se lo meritava».

Ciak: Era un uomo triste o allegro?

Liliana De Curtis: «Lui era triste quando sentiva di esserlo “realmente” e allegro nella stessa maniera».

Ciak: Qual è l'eredità più importante che le ha lasciato?

Liliana De Curtis: «Tante! Essere sua figlia, per esempio. Il magico nome: “Permette, le presento la figlia di Totò”. Immediatamente il viso delle persone s’illumina di un sorriso subito amichevole. Qualsiasi problema si annulla. Si aprono le porte. È una sensazione molto bella: ti senti forte e sicura».

Ciak: Che cosa detestava suo padre?

Liliana De Curtis: «Tutto ciò che gli sembrava falso: le bugie, la violenza e... “i caporali”».

Ciak: E cosa amava di più?

Liliana De Curtis: «Forse è un atto di presunzione, ma certamente più di tutto amava me».

Ciak: Si lamentava del proprio lavoro?

Liliana De Curtis: «Mai! Era un grande lavoratore e il suo lavoro per lui era la vita. Ha lavorato fino al giorno prima di morire». »

Ciak: Giocavate insieme?

Liliana De Curtis: «Sì, certamente, e forse in un modo diverso dal normale. Si nascondeva i cioccolatini sotto la giacca facendomi credere che gli era cresciuta la gobba, ed io dovevo fare una faccia molto sorpresa scoprendo che, invece della gobba, c’erano i cioccolatini. Oppure mi cantava delle filastrocche in napoletano che io ricordo perfettamente.»

Ce n’era una che faceva così:

Maronna nun fa chiovere ca papà è ghiute fore
E ghiute co’e’ scarpe rotte
A Maronna ’e Piedigrotta

«Ciak», anno V, n.4, aprile 1989


Ciack «Ciak», anno V, n.4, aprile 1989