Liliana de Curtis: «Mi è sembrato di sentire ancora la voce di Totò»

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1997 11 21 La Repubblica intro

Liliana de Curtis racconta la scoperta degli inediti, ora affidati alla voce della D’Abbraccio. Un piccolo tesoro tra le carte dell’artista.


«Me diciste ’na sera», «Dincello mamma mia», «Me sò scordato 'e te», tre titoli «nuovissimi, anche se sono stati scritti nei primi anni Cinquanta». Sono i titoli di tre canzoni inedite firmate da Antonio de Curtis, ritrovate dalla figlia Liliana che le ha «affidate» alla voce di Mariangela D’Abbraccio.

«È un po’ come un regalo di Natale, il regalo di Natale che mi ha fatto mio padre», Liliana De Curtis ha trovato le tre nuove canzoni ed ora le rende pubbliche, le offre agli ammiratori del grande attore, scomparso da tanto tempo e mai come ora presente nella sua città. Cento anni, «il prossimo anno si festeggiano i cento anni dalla sua nascita. Il 15 febbraio si farà festa, a Napoli ed in altre città italiane, con tante iniziative, anche spontanee, che vedranno impegnati personaggi dello spettacolo e della cultura e semplici ammiratori di mio padre»

 “Un regalo di Natale al suo pubblico di ammiratori”

dice Liliana anticipando le giornate che già la vedono impegnata, con l’Associazione Antonio de Curtis, ad organizzare ed a promuovere «ma anche a difendere» il ricordo del grande Totò.

Come ha trovato queste nuove canzoni?

«Mettendo in ordine le sue carte, sono tre canzoni melodiche, una più allegra, due più malinconiche. Ho trovato questi spartiti non stampati, scritti a mano, ho capito che non dovevano essere cose note, ne ho letto le parole, la musica, non la ricordavo ed allora ho capito di trovarmi davanti una piccola dolce scoperta».


Me so’scurdato’e te e vuó sapé perché? Mo’ voglio bbene a nata ch’è assaie cchiù meglio ’e te, ’na bella ’nnammurata che pensa solo a me. Io cchiù nun penzo a te, però quanno chell’ata me vase, io veco a te.


Una scoperta emozionante...

«Molto, mio padre raccoglieva tutto ciò che lo riguardava, era molto meticoloso, addirittura pignolo, e quindi credevamo davvero i avere visto già tutto, di conoscere ogni cosa. E invece ecco il suo regalo, improvviso, inatteso, è stato come se avessi sentito ancora la sua voce sussurrare, cantare come una volta la canzone appena composta».

Perché Totò era solito farle conoscere quel che scriveva?

«Sempre, ci leggeva le sue poesie, ci canticchiava i nuovi motivi. Era insicuro e voleva sempre una conferma, e poi il nostro parere era molto importante per lui».

Quando pensa che suo padre abbia composto queste canzoni?

«Credo tra il ’51 e il '52, erano quelli gli anni in cui mio padre dava libero sfogo a certi suoi pensieri, a certe malinconie, attraverso le canzoni. Le canzoni, ie poesie, erano per lui come un diario neppure tanto segreto perché ce le leggeva subito. Erano il momento di riposo, l'occasione per fermare il pensiero e le ansie, il divertimento più intimo e personale».

Cosa ha fatto quando ha capito di aver trovato degli inediti di Antonio de Curtis?

«Innanzitutto ho esaminato bene gli spartiti, poi ho verificato alla Siae e non ho trovato alcuna traccia di questi componimenti. Allora sono stata certa che si trattava di canzoni mai eseguite, mai offerte all’attenzione del suo pubblico. Così le ho depositate e poi ho incominciato a pensare a come fare per renderle pubbliche». 

I preparativi per il centenario

Ed ha incontrato la D’ Abbraccio...

«Una persona splendida, un'attrice sensibile e brava, è la protagonista di imo spettacolo costruito su mio padre, quando l'ho vista in teatro ho pensato che fosse la persona giusta per interpretare per la prima volta le tre canzoni che avevo trovato, il mio piccolo tesoro segreto. E così le ho proposto di incidere un disco, pubblicato dalla Sony, da far uscire subito, tanto per incominciare a preparare le celebrazioni che verranno il prossimo anno. Ed avevo ragione, quando ho ascoltato in sala d'incisione le tre canzoni mi sono veramente commossa».


Comme sò triste’e penziere,quanno sò mute ’e pparole! Ecomme è friddo chistu sole ’a quanno manche tu...comme sò triste ’e penziere!


Come celebrerà il centenario della nascita di Totò?

«Abbiamo molte idee, molte proposte, dovremo scegliere, sono tante e non ci potrà certo fare tutto. Napoli naturalmente sarà una delle città dove dovrà essere celebrato, e non soltanto con l’inaugurazione del museo a lui dedicato a cui stiamo lavorando, ma anche con uno spettacolo, un avvenimento adeguato. Poi ci sarà una grande mostra, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e tante altre iniziative che ci vengono suggerite da ogni parte d'Italia. Mi sembra che Totò non invecchi, era amatissimo e lo è ancora di più anche dai più giovani, che l’hanno conosciuto solo attraverso il ricordo dei genitori o i tanti film di cui è stato protagonista».

Giulio Baffi


Repubblica Giulio Baffi, «la Repubblica», 21 novembre 1997