Totò si pentì di «Uccellacci e uccellini»

Totò Pasolini

1959 08 16 Sorrisi e Canzoni TV intro

Siciliano e la Faldini: no, di Pasolini era entusiasta. Appunti inediti curati dalla figlia Liliana. Ma lo scrittore e la compagna dell'attore dubitano dell’autenticità. «Film impegnato, uccide la mia comicità».

«L' impegno ammazza la comicità», parola di Totò. Per questo l'attore napoletano non si sarebbe piaciuto in «Uccellacci e uccellini», il film di Pasolini uscito nel '66, poco prima della scomparsa del principe Antonio de Curtis, in arte Totò. Lo si viene a sapere solo ora, in un’appendice al suo diario semiserio del '51, «Siamo uomini o caporali?», ripubblicato da Newton Compton con alcuni inediti a cura della figlia Liliana. «E’ un ottimo film, ma contiene un messaggio sociale e questo non mi va — si legge a proposito della pellicola di Pasolini nel capitolo «Il Totò pensiero» dove sono stati raccolti da Liliana De Curtis appunti e annotazioni del padre fra il '55 e il '67 —. L'impegno ammazza la comicità. Se una battuta ha un doppio o triplo significato perde la spontaneità. Il pubblico per capirla è costretto a riflettere e così non si diverte più».

Totò pentito di aver lavorato con Pasolini? Enzo Siciliano, lo scrittore amico del regista di Casarsa, di cui coltiva la memoria e l’eredità culturale, lo smentisce. «La vita stessa di Totò lo smentisce: continuò a lavorare con Pier Paolo in due piccoli gioielli, ”La terra vista dalla luna” nel '67 e ”Che cosa sono le nuvole’’ uscito nel '68. In quelle pagine di diario di cui non ero a conoscenza, ci può essere forse come in tutti i diari un momento di verità: è indubbio che un uomo come Totò potesse provare una certa allergia per la tensione intellettuale di Pasolini. Ma si rendeva anche conto che lavorando con lui avrebbe aggiunto spessore alla sua figura d’attore. E non si lasciarono».

Per «Uccellacci e uccellini» Totò vinse il Nastro d’Argento e inviò alla giuria un messaggio di ringraziamento che — si apprende dagli appunti finora sconosciuti — lui definì uno «sberleffo finale» ai suoi severi critici. Il premio viene così commentato: «Il 1966 è un anno storico, una pietra "emiliana” della mia carriera. Il Sindacato dei giornalisti cinematografici, molti dei quali probabilmente sono gli stessi che mi hanno denigrato per anni, mi assegna il Nastro d’Argento. Qualcuno arriva a definirmi un grande attore e io quasi non ci credo. Forse in un caso così clamoroso di pentimento tardivo bisognerebbe dire meglio tardi che mai, ma lasciamo correre».

A lasciar perdere invece gli appunti «segreti» invita Franca Faldini, compagna di Totò dall’inizio degli Anni '50: «Chi stava con lui sempre ero io, sarei al corrente di queste annotazioni. Lui in quegli anni dettò semmai qualche poesia al registratore. È ora di smetterla con questo uso dissennato che si sta facendo di Totò da parte della famiglia con cui peraltro non ho più avuto rapporti. Anche in tv Totò non è altro che è un riempitivo, un sottoprodotto, come è stato considerato sempre dai critici. E invece sarà lui, si è capito, a vincere il tempo».

Quanto alle riserve sulla collaborazione con Pasolini, «basti sapere che si davano del tu, e Antonio non ha mai permesso ad alcuno di trattarlo con confidenza — continua Franca Faldini —. Vinta la prima diffidenza, quel senso di inferiorità che lui nutriva sempre nei confronti della cultura, i loro rapporti furono di grande stima. E da parte di Totò di grande soddisfazione. ''Finalmente mi sento compreso”, diceva».

Claudia Provvedini


Corriere della Sera  Claudia Provvedini, «Corriere della Sera», 10 diembre 1993