Antonello chiama papà Mario

Mario Riva Incidente

1960-09-09-Gente-Mario-Riva

Quando il male esplose più violento nel corpo esausto di Mario Riva, il piccolo Antonello vigilava perchè nessuno lo disturbasse

Verona, settembre

La fronte madida di sudore, gli occhi socchiusi, il corpo squassato dal tremito del delirio, Mario Riva mormorò: «Un sacerdote, voglio un sacerdote. Desidero confessarmi». Sua madre e l'attrice Diana Dei, che sembravano inchiodate al suo capezzale, furono pronte ad esaudire il desiderio. Martedì pomeriggio 30 agosto, quando la morte sfiorò con la sua ala gelida la piccola stanza della casa di cura degli Istituti ospitalieri dove stava lottando contro il male il personaggio più popolare e amato dal pubblico di tutta Italia come un amico Inseparabile, un sacerdote rispose puntuale all'appèllo angoscioso. Era don Signorato, arciprete della parrocchia dei Santi Apostoli. Il sacerdote confessò e comunicò il paziente, e soltanto allora Mario Riva parve ritrovare un attimo di tranquillità: l'indomani ricevette l'Estrema Unzione.

1960 09 09 Gente Mario Riva f1 1960 09 09 Gente Mario Riva f2
 Mario Riva con il figlio Antonello davanti ad un apparecchio televisivo. A una settimana di distanza dalla grave caduta di cui rimase vittima all'Arena di Verona domenica 21 agosto, durante lo svolgimento del Festival del Musichiere, Mario si è aggravato per il sopraggiungere di una broncopolmonite traumatica. Martedì 30 agosto ha chiesto un sacerdote, che lo ha comunicato e confessato; mercoledì alle 13 ha ricevuto l’Estrema Unzione, mentre il figlio Antonello, Diana Dei e gli altri congiunti assistevano impotenti all’esplosione del male. Migliaia e migliaia di amici e ammiratori sparsi in tutta Italia, attori, colleghi, e gente qualsiasi hanno seguito per una decina di giorni, con ansia e commozione, il decorso alterno della malattia del loro beniamino, impegnato in una lotta disperata contro la morte.  Roma, 1959. Mario Riva sosta in preghiera con il figlio Antonello. Antonello, che ha 8 anni ed è di temperamento vivace ma molto affettuoso, è figlio dell’attrice Diana Dei e di Mario, il cui vero cognome è Bonavolontà. Il piccolo, che ha invece il cognome Riva, non si è quasi mai staccato dal capezzale del padre, all’ospedale di Verona.

Fuori dell'ospedale la folla, nonostante la calura opprimente, continuava a sostare muta in attesa delle ultime notizie: i telefoni squillavano in continuazione (con una media di 6-7 telefonate al minuto), i fattorini recapitavano centinaia di telegrammi e di messaggi augurali inviati da ogni parte d'Italia e dall'estero, da personalità del mondo dello spettacolo e della vita pubblica ma anche da gente qualsiasi, senza fisionomia e senza nomi altisonanti, commossa dalle strazianti sofferenze di Mario. Sembrava quasi d’udire un coro di preghiere innalzarsi a protezione di Riva, un coro formato da tante mamme e da tanti bambini smarriti al pensiero che il loro beniamino versava in pericolo di vita.

1960 09 09 Gente Mario Riva f3 1960 09 09 Gente Mario Riva f4
 Roma, 1959. Mario Riva con il figlio Antonello e l'attrice Diana Dei nel loro appartamento. Mario, prima di rimanere vittima della caduta all'Arena di Verona, trascorreva immancabilmente il tempo libero con Antonello, cui era affezionatissimo. Quando si spostava da una città all'altra seguendo il ritmo talvolta massacrante dei suoi impegni di lavoro, si faceva spesso accompagnare dal figlio, che era abituato ad attenderlo pazientemente dietro le quinte del palcoscenico o negli studi radiotelevisivi. Roma 1959. Antonello lucida con impegno le scarpe di papà Mario che lo osserva affettuosamente, mentre mamma Diana sembra assaporare la gioia di questa serena intimità domestica. E’ l’immagine di una famiglia che, dopo aver trascorso momenti difficili e talvolta burrascosi, è riuscita a raggiungere la felicità e l'armonia più complete, da un anno Mario Riva è diventato il presentatore più popolare d’Italia, un personaggio che entra ormai ogni settimana in tutte le case attraverso il «video» come un amico insostituibile: grandi e piccini fanno il tifo per lui, gli scrivono o lo vengono a trovare da ogni parte. Il piccolo Antonello è orgogliosissimo del successo del padre, e spesso lo trascina a scuola per farlo ammirare dai suoi compagni che reclamano all’unanimità una fotografia od un autografo del popolare presentatore del «Musichiere» 

Il grosso pubblico che a volte sa essere crudele e ignora i drammi di coloro che cercano di alleviargli con una battuta di spirito il peso della routine quotidiana, era presente in quella piccola stanza immacolata, dove Mario Riva lottava con il delirio. Riuscirà a superare anche questa crisi? La domanda rimbalzava da una città all’altra, dai paesi montani alle pianure assolate, dalle metropoli rumorose alle località balneari più frequentate. Mario Riva, dunque, non era solo ad affrontare il suo dramma, iniziato con una caduta apparentemente banale domenica 21 agosto, alla Arena rigurgitante di spettatori ansiosi di assistere alla fase finale del festival del Musichiere.

Dopo una settimana in cui speranza e pessimismo si alternarono costantemente al capezzale di Mario, domenica 28 agosto la televisione annunciò che Riva stava meglio, che era avviato verso la guarigione. La notizia, purtroppo, si rivelò intempestiva. Mentre l'annunciatore parlava con un sorriso incoraggiante delle condizioni di Riva, il popolare presentatore era in preda ad una gravissima crisi, in fin di vita. Attorno a lui, lunedì regnava un’atmosfera da stato d'assedio. Il professor Enzo Marcer, primario del reparto traumatologico, che era reduce da un congresso medico a Zurigo, telefonò allarmato al questore, dottor Rosario Ruggiero: «Sono preoccupato, Riva sta male e qui c'è troppa gente, può capitare qualche cosa di grave. Mi assicurano che la signora Diana Dei è armata e decisa a difendere Mario da qualsiasi intrusione. Non vuole che gli estranei entrino nella stanza di lui.

1960 09 09 Gente Mario Riva f9 1960 09 09 Gente Mario Riva f20
 Roma, marzo 1959. Mario Riva con il figlio Franco Bonavolontà nato dal matrimonio con Derna Massoli: questa immagine è stata scattata quando divampò la polemica sulle due famiglie del presentatore, subito placata dalle franche dichiarazioni di Riva. La madre e il figlio ammisero pubblicamente di essere in ottimi rapporti con lui. Roma, maggio 1960. Mario Riva con Diana Dei e il figlio Antonello. Mario e Diana sono stati protagonisti mercoledì scorso di un patetico episodio che ha gettato una nuova luce sul loro rapporti: alla presenza di un sacerdote hanno giurato piangendo di risolvere la loro posizione familiare se il presentatore fosse riuscito a superare la crisi. Questa coraggiosa decisione, che Mario ha adottato durante uno dei rarissimi momenti in cui la sua mente riaffiorava dalle nebbie del delirio, tronca praticamente l'unione dei due attori, protrattasi felicemente per 11 anni: ma Diana non ha esitato a compiere anche quest'ultimo sacrificio, nella speranza che esso potesse salvare Mario.

Bisognerebbe provvedere a rinforzare il servizio di sorveglianza». Riva fu così protetto da un manipolo di agenti come lo era stato nel 1958, nello stesso ospedale, il ministro veronese Guido Gonella, rimasto vittima di un grave incidente stradale alla vigilia delle elezioni. Ma forse non c’era bisogno di queste drastiche misure, perchè nessuno avrebbe osato forzare la consegna dei familiari di Riva e invadere la stanza numero 14, dove il presentatore stava affrontando la sua disperata battaglia.

1960 09 09 Gente Mario Riva f21 1960 09 09 Gente Mario Riva f22
Verona. E' la sera di domenica 21 agosto: Mario Riva saluta raggiante la folla cbe lo acclama assiepata all’esterno dell’Arena, dove egli sta per entrare ed iniziare la presentazione della serata conclusiva del festival del Musichiere. Mario non può sapere che tra pochi minuti cadrà inavvertitamente in una buca seminascosta da un «praticabile» di legno e da un telone, riportando la frattura di tre costole e di una vertebra, una ferita al capo ed un grave stato di «choc».   Verona. In un salottino della casa di cura degli Istituti ospitalieri, il fratello di Riva, Aldo Bonavolontà, la madre Teresa ed il figlio Antonello leggono alcuni dei messaggi augurali inviati a centinaia, da ogni parte d'Italia e dall’estero, al popolare presentatore. Quasi ogni minuto, per giorni e giorni, il telefono squillò di continuo: amici e ammiratori sconosciuti volevano sapere come stava il loro beniamino.
1960 09 09 Gente Mario Riva f23 1960 09 09 Gente Mario Riva f24
 Verona. Questo è l’edificio della casa di cura dove Mario ha lottato disperatamente giorno e notte contro la morte. Domenica 28 agosto Mario Riva è stato colpito da broncopolmonite in seguito al trauma della caduta e mercoledì ha ricevuto l'Estrema Unzione. Verona. Antonello riceve un bacio dalla nonna Giuseppa Mancinelli. madre di Diana Dei. Diana Dei ha vegliato Mario tutte le notti seguendo con angoscia le fasi alterne e drammatiche della malattia, nonostante le esortazioni dei medici preoccupati per la salute di lei 

«Riva è un ammalato ideale», spiegò più tardi lo stesso professor Marcer «modesto e ubbidiente. La fortuna e la popolarità non gli hanno dato alla testa. Nei primi giorni si lamentava, adesso non lo fa più. Prima pativa dolori lancinanti a causa delle fratture, poi aveva cominciato a soffrire il caldo: un giorno chiese di essere immesso nella tenda ad ossigeno, perchè in essa si sentiva meglio. E l’ho accontentato. Nella notte tra sabato e domenica si manifestò un leggero delirio ed un rialzo della temperatura. Alle 9 i professori Secco e Fiorini lo visitarono. Alle 11 lo visitai io: il signor Riva manifestava un leggerissimo senso di nausea e conati di vomito.

1960 09 09 Gente Mario Riva f25
Verona. Antonello osserva papà Mario socchiudendo la porta della stanza numero 14, dove il presentatore sta vivendo il suo dramma disperato: negli ultimi giorni è stato collocato sotto la tenda ad ossigeno. Antonello ha vigilato costantemente la porta della stanza, impedendo agli estranei di disturbale il padre ed affrettandosi a comunicargli, nei rari momenti di lucidità, i risultati delle Olimpiadi.

La pressione era normale. Verso le 17 il polso si fece più debole, il paziente era in preda ad uno stato di disorientamento. Il professor Secco, internista, accorse e accertò nell’ammalato un evidente stato di collasso. Lentamente, sottoposto alle cure del caso, il paziente si riprese. Alle 20 decidemmo di chiamare un consulente. Dopo vari tentativi inutili (era domenica), trovammo Il professor Domenico Campanacci dell'Università di Bologna, rientrato a casa da Cortina per assistere sua figlia che stava per diventare madre. Egli confermò la nostra ipotesi: quando, come è avvenuto per Mario Riva, si frattura la sesta vertebra dorsale, più facilmente intervengono fenomeni riflessi nervosi, con conseguente stasi dell’apparato gastro intestinale».

L’IMMAGINE DELLA MADONNA

Fin da sabato notte erano ricominciate per i familiari del popolare presentatore le ore terribili, simili a quelle seguite immediatamente all’incidente in Arena. Il piccolo Antonello, di nove anni, era inconsciamente uno dei più patetici protagonisti del dramma. Vivacissimo, con due bellissimi occhi neri e un ciuffo ribelle sulla fronte, Antonello, dopo aver trascorso le due notti al capezzale del padre, man mano che le condizioni di Riva miglioravano riprendeva le sue abitudini. Chiedeva di uscire con l’autista Vittorio Sguccia "romano de Roma”, che abita alla Garbatella; o con la cameriera Fiorella, una bella ragazza di Città di Pieve: il primo è da dieci anni al servizio del presentatore, la seconda da due. Per due giorni, Antonello andò al cinema con la cameriera, ma poi si accontentò di ascoltare la radio, o di seguire alla televisione lo svolgimento delle gare olimpiche. (Mario, che è un appassionato sportivo e aveva speso quasi mezzo milione in biglietti d’ingresso agli stadi olimpici, nei rari momenti di lucidità voleva essere informato sul risultati delle varie competizioni).

Antonello fu tenace nel difendere l’isolamento del padre. Dopo aver ascoltato, senza comprenderle, le dichiarazioni del medici, avvicinava tutti coloro che si affacciavano al corridoio della cllnica per Impedir loro di avanzare, «Il dottore non vuole che si disturbi papà», ci ha detto.

«Se non vai via, chiamo il poliziotto». Stava spesso in compagnia della mamma della signora Dei, Giuseppa Mancinelli, di 76 anni, giunta a Verona martedì. La madre di Riva, invece, era arrivata venerdì in aereo da Roma a Linate, proseguendo poi in automobile.

Ogni mattina, qualche minuto prima delle 8, si fermava al cancello non lontano dalla casa di cura un gruppo di operai che si recavano al lavoro, o di massaie. «Antonello, Antonello», gridavano. E il bambino accorreva. Volevano sapere come Mario Riva avesse trascorso la notte. Antonello li rassicurava, e chiedeva:

«Perchè non venite all’ingresso principale?». «A noi bastano le tue parole», rispondevano. «Adesso andiamo a lavorare».

A Riva telefonarono e scrissero nei giorni scorsi centinaia di personalità dell’arte, della cultura, del teatro, del cinema, migliaia di sconosciuti, di gente che lo conosceva soltanto per averlo visto alla televisione. Una signora di Carbonia, Nella Mirabile, scrisse: "Senza la sua faccia simpatica, non aprirei più il televisore”. Anna Magnani telefonava a lungo, ogni giorno, e si è tranquillizzata soltanto quando ha potuto parlare con il professor Secco, il quale l’ha rassicurata. Da domenica, tuttavia, l’atmosfera è tornata tesa, alla casa di cura. I parenti di Riva sono inavvicinabili: soltanto suo fratello, Aldo Bonavolontà, parla con i giornalisti. Il piccolo Antonello sta sempre vicino alle nonne; Diana Dei esce raramente dalla stanza di Riva: ha i capelli in disordine, gli occhi arrossati, è irriconoscibile; non dorme da una decina di giorni e i medici sono molto preoccupati per lei. I parenti di Riva escono dalla stanza numero 14 soltanto per entrare in quella di fronte, dove riposano a turno. Nel corridoio c’è una immagine della Madonna, davanti alla quale ardono in continuazione ceri e candele, e vengono di continuo rinnovati mazzi di fiori. Una signora di Verona, Palmegira Righini, ha mandato per mezzo di un bimbo una bottiglia di acqua benedetta portata da Lourdes: tutti sperano sempre in un miracolo.

1960 09 09 Gente Mario Riva f5 1960 09 09 Gente Mario Riva f6
Roma, 1919. Mario Riva a 6 anni. Figlio di un maestro di musica e di una pianista, Mario, che aveva 3 fratelli, nacque a Roma il 26 febbraio 1913 e fu allevato dai nonni.  Casa Giove (Caserta), 1931. Mario allievo sottufficiale dei bersaglieri. Dopo aver frequentato le Industriali, fece il «rumorista» alla radio, l'attore e altri mestieri. 
1960 09 09 Gente Mario Riva f7 1960 09 09 Gente Mario Riva f8
 Roma, 1943. Mario con Diana Dei, che era allora una graziosa «soubrette», ai tempi dei primi successi. Mario e Diana decisero di formare una famiglia nel '49. Roma. La signora Derna Massoli, di 48 anni, moglie di Mario Riva. Sposatisi nel 1926 contro il parere del genitori, Derna e Mario si separarono dopo sette anni di burrascosa convivenza. Mario, però, si preoccupò sempre di aiutare economicamente la moglie, e le trovò anche un'occupazione: confezionare i pupazzi del «Musichiere»

“AIUTATEMI”

Intanto Mario, con il volto segnato dalla barba incolta e dalle continue sofferenze, lotta senza sosta sotto la tenda a ossigeno contro il male che cerca di sopraffarlo: riacquista la conoscenza soltanto per pochi attimi, non riconosce quasi più nessuno. Dopo Garinei e Giovannini, tra gli altri sono giunti a Verona il maestro Gorni Kramer, che è scoppiato in pianto dirotto senza riuscire a mormorare una sola parola di conforto ai congiunti del presentatore, e Silvio Gigli, abituato a quotidiani contatti di lavoro con Mario. Silvio è entrato nella stanza numero quattordici, ha osservato per qualche minuto, in silenzio, il collega cui è affezionatissimo, poi è uscito a precipizio, pallido come un cencio: non ce la faceva più a stare accanto a Mario ridotto in quelle condizioni. Tutti ricordano Riva come il presentatore giovialone e simpatico, pieno di verve e di salute, che ogni sera entra nelle case per mezzo del ”video” o dell’apparecchio radio. E’ quasi impossibile, perciò, credere che il suo organismo abbia subito in pochi giorni una trasformazione così radicale e violenta.

Commuove anche il pensiero di questo generoso professionista dello spettacolo che ha lottato tutta la vita, anno dietro anno, per conquistare il successo e la stabilità finanziaria, traguardi raggiunti soltanto da pochi anni; e che adesso ha subito un colpo tanto avverso dal destino. «Gradini, cadute, aiutatemi» : nel delirio Mario ricorda gli attimi terribili in cui la sua corsa nell’Arena fu interrotta dalla trappola nascosta sotto un "praticabile”. Sopra la sua testa, vicino a lui che sanguinava, migliaia di spettatori ignari continuavano a rumoreggiare impazienti che lo spettacolo cominciasse, ansiosi di vedere, insieme con i beniamini della canzone, il personaggio più simpatico di tutti: Mario, sorridente e giovialone.

Il bollettino diramato dai medici martedì pomeriggio diceva: "Le condizioni generali del malato si sono ulteriormente aggravate per l’accentuarsi di un processo polmonare destro. La febbre è particolarmente elevata e sembra resistere a qualsiasi trattamento antibiotico e chemioterapico. L’atonia gastrica è praticamente risolta ed anche lo squilibrio elettrolitico, che va scomparendo. Le condizioni cardiocircolatorie si mantengono valide”. Riuscirà Mario a superare la broncopolmonite esplosa in lui con estrema violenza dopo una settimana in conseguenza del trauma provocato dalla caduta? A questa domanda, il professor Secco ha risposto: «L'organismo umano ha risorse che non sempre noi conosciamo». A queste parole le poche persone presenti, congiunti, amici e giornalisti, hanno chinato il capo, sgomenti. «Preghiamo», ha detto uno di essi «preghiamo perchè anche l’ultimo filo di speranza non debba spezzarsi». Da una finestra aperta sul corridoio luminoso della clinica, giunse in quel momento l’eco di una campana: era l’ora del Vespro.

Ezio Benetti, «Gente», anno IV, n.37, 9 settembre 1960


Gente Ezio Benetti, «Gente», anno IV, n.37, 9 settembre 1960