Le due donne di Riva non vogliono odiarsi

Billi-Riva


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Non assisteremo all’avvilente spettacolo di due vedove che si contendono i beni del medesimo uomo: nell’interesse del piccolo Antonello Diana Dei e Derna Massoli, moglie dell’attore, cercheranno di risolvere pacificamente la spinosa questione ereditaria di Mario Riva

Roma, settembre

Il pubblico segue ora, con lo stesso interesse e la stessa trepidazione delle giornate in cui Riva giaceva all'ospedale di Verona fra la vita e la morte, la sorte delle persone che più erano care all'attore: « Dov'è Diana Dei? C'è anche Antonello? », si sentiva ripetere in piazza Euclide mentre il corteo funebre si avviava verso il Verano aprendosi a stento un varco in mezzo alla ressa. Ed era il medesimo, tenero accento con cui ci si informa della moglie e del figlio di un parente troppo presto scomparso e che conosceva l’arte di farsi amare. Diana Dei e Antonello seguivano disfatti la bara e la gente si preoccupava per loro, si impietosiva sul loro incerto futuro. Anche Derna Massoli, la moglie di Mario Riva, aveva voluto essere accanto, nell’ultimo viaggio, all’uomo che le aveva dato il suo nome nell’inverno del '39 e da cui, da tanti anni, viveva divisa, ma si era mescolata alla folla quasi riconoscendo tacitamente a Diana Dei, alla compagna devota di Riva, alla mamma del suo Antonello, quei diritti che la legge le nega.

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DIANA DEI SAPRÀ TUTELARE I DIRITTI DEI SUO ANTONELLO. Il figlio di Mario Riva, Antonello, di otto anni, abbraccia la madre, Diana Dei. Essi hanno seguito affranti, insieme con la madre dell'attore signora Teresa Bonavolontà, i funerali svoltisi a Roma sabato 3 settembre. Era presente anche Derna Massoli, la moglie dalla quale Mario Riva viveva separato da molti anni, che si è tenuta in disparte, per non turbare l'estremo colloquio di Diana Dei con l’uomo al quale ella aveva dedicato la vita. Ora che Riva è stato sepolto al cimitero del Verano, accanto al padre (il compositore di canzoni Giuseppe Bonavolontà), rimane da risolvere la difficile situazione familiare lasciata dall’attore e in primo luogo quella del piccolo Antonello. Il bambino, infatti, nato da Mario Riva e da Diana Dei entrambi vincolati da precedenti matrimoni, porta soltanto il cognome della madre e non ha alcun diritto all’eredità paterna. Questa spetta invece a Franco Bonavolontà, figlio della Massoli riconosciuto da Riva. Ciononostante è probabile che le due donne sappiano conciliare le loro opposte ragioni, obbedendo non tanto alla lettera della legge quanto all'evidente desiderio dello scomparso, che era quello di dare un avvenire sicuro ad Antonello.

MATRIMONIO INFELICE

Diana Dei era irriconoscibile, distrutta dal dolore e dalle notti di veglia. Al Verano, nella camera mortuaria speciale allestita per l'attore prima della sepoltura, mentre la folla, a cui era stato impedito l'ingresso, s'ingrossava sempre di più scavàlcando le tombe, singhiozzando e gridando, fu più volte sul punto di crollare sfinita. Tognazzi e Giovannini le erano al fianco per sorreggerla e confortarla e quando qualcuno le si avvicinava per farle coraggio gli tendeva le mani, umilmente, disfatta, come per dirgli che aveva coraggio, che lottava con tutta se stessa per essere forte. Poi s'inginocchiò vicino alla cassa, piegò il capo sul coperchio di legno e restò a lungo così, mormorando parole sommesse al suo Mario, per l’ultima volta.

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Verona. Diana Dei si china sulla bara che racchiude le spoglie di Mario Riva e accenna a un’ultima carezza attraverso il coperchio trasparente. L'attrice, che fu la compagna del presentatore negli ultimi diciassette anni e che gli diede un figlio, Antonello, lo ha assistito ininterrottamente fin dal giorno della caduta all’Arena; a Verona, più di trentamila persone venute a rendere omaggio alla salma, hanno confortato il suo dolore.

Anche questa volta Dema Massoli si è tenuta lontana, non, ha turbato l'estremo colloquio di Diana Dei con l’uomo al quale ha dedicato la vita e che ha perduto, per una tremenda ironia del destino, proprio quando, dopo tanti anni di lotte, erano insieme arrivati al successo e sembrava che uno spiraglio di luce illuminasse la loro situazione penosa, di coppia irregolare messa al bando dalla legge e da Dio. Mario Riva e Diana Dei avevano promesso al sacerdote a Verona che avrebbero rinunciato a vivere come marito e moglie se l’attore fosse guarito, e chi conosce bene Agnese Mancinelli (è il vero nome di Diana Dei) assicura che avrebbe accettato, per amore di Mario, anche questo grande sacrificio, che sarebbe stata capace di mantenere la sua promessa. Fra tante unioni legali che si sfasciano dopo due o tre anni, special-mente nell’ambiente del cinema e del teatro, quella illegale fra Riva e la Dei era fondata su solide basi di abnegazione reciproca, di stima e di affetto.

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Roma. Derna Massoli, la moglie di Mario Riva, dalla quale il presentatore viveva separato, in gramaglie ai funerali svoltisi il 3 settembre. Per aiutarla finanziariamente, Riva le aveva affidato la fabbricazione dei pupazzi del "Musichiere".  Verona. Il figlio di Mario Riva, Antonello, di otto anni, segue con la madre, Diana Dei, i funerali. Poiché alla sua nascita ambedue i suoi genitori erano legati da vincoli matrimoniali, il bambino ebbe un cognome fittizio e soltanto di recente ottenne di portare quello della madre. 

Anche le due donne si rispettavano a vicenda e forse non saremo costretti ad assistere, come in altri casi, all'avvilente spettacolo delle "due vedove” che si contendono, con ogni mezzo, i beni e la memoria del medesimo uomo. Sembra che Diana Dei e Derna Massoli abbiano già avuto un pacato e lungo colloquio a Verona, per stabilire la loro linea di condotta futura ed è certo comunque che, fino a questo momento, la moglie legittima non si è rivolta a nessun avvocato per far mettere sotto sequestro, come consentirebbe la legge, i beni appartenenti a suo marito; È ormai nota la situazione paradossale che il presentatore del Musichiere, per l’inesorabile codice civile italiano, lascia dietro di sé con la sua morte: un figlio non suo. Franco Bonavolontà, che sarà il suo unico erede e un figlio suo, Antonello, che non porta il suo nome e a cui non toccherà neppure un centesimo del suo patrimonio. Quando, nel novembre di ventun anni fa, Mario Riva sposò la signorina Massoli, che lavorava allora come attrice di secondo piano alla RAI, riconobbe come suo un figlio naturale di Derna, Angelo Franco, che aveva a quel tempo otto anni e al quale si era ben presto affezionato. Forse se da queste nozze fosse nato un bambino, il matrimonio si sarebbe salvato, anche se i genitori di Riva l’avevano osteggiato fin dall’inizio, a causa di quel figlio illegittimo, e anche se Derna, racconta chi fu più vicino a Riva in quegli anni, non riusciva a "legare” né con i suoi amici né con i suoi familiari.

Cinque anni dopo, quando Mario Riva incontrò a Milano Diana Dei, a cui tutti predicevano un brillante avvenire come soubrette, l’unione con Derna Massoli era già naufragata, mandata a picco dai continui litigi e da una insanabile incompatibilità di carattere. La separazione di fatto fra i due coniugi avvenne però soltanto due anni dopo, quando, dopo un’ennesima, violentissima scena, Riva fuggi di casa senza voltarsi indietro, con i soli abiti che aveva indosso, senza un pigiama, raccontava lui stesso, né lo spazzolino da denti. La separazione legale fu pronunciata alla fine del '51, dapprima ”per colpa” (di Riva) e poi consensuale. Il tribunale stabili che l’attore corrispondesse all’ex-moglie quaranta-mila lire al mese, un appannaggio che in seguito fu elevate a sessantamila e la cui entità spinse, nel marzo dell’anno scorso, la signora Derna a confidare le sue amarezze alla stampa lagnandosi di non possedere altro che una "Topolino”, di abitare ancora in un appartamento d’affitto, in via Carso, dove viveva con Riva, e di non aver mai potuto concedersi il lusso, con un marito ormai ricco e famoso, di una lunga villeggiatura o di un soggiorno in un grande albergo. Fino a quel momento l’esistenza di Franco Bonavolontà e la vera situazione di Riva erano noti soltanto a una stretta cerchia di persone legate all’attore da vincoli di parentela o di vecchia amicizia, e quei riflettori che all’improvviso frugavano nella sua vita privata addolorarono molto il comico romano, al punto di deciderlo a invitare nel suo attico di via Archimede un gruppo di giornalisti e di farli assistere al suo incontro affettuoso con Franco, il figlio legittimato. Franco, che è geometra e vive lontano dal mondo dello spettacolo dove la pubblicità è l’indiscussa regina a cui tutti s’inchinano con il dovuto rispetto, era sul punto di sposarsi e non riusciva a nascondere il suo imbarazzo e il suo terrore di finire, diceva, su tutti i giornali.

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Verona poche ore dopo la morte del figlio. La signora Teresa Buonavolontà, fotografata all'ospedale di Verona poche ore dopo la morte del figlio. La signora, che si era alternata per dieci giorni con Diana Dei al capezzale del suo Mario, ha avuto anche la forza di seguire i funerali.  Roma. Una donna svenuta nella ressa ai funerali di Riva, svoltisi nella chiesa del Cuore Immacolato di Maria Santissima, sabato 3 settembre. In primo piano uno dei bersaglieri che ha portato il feretro; Riva era fiero di avere appartenuto a quel corpo. 

UNA CORSA SNERVANTE

Anche in quell’occasione Mario Riva fu generoso: non rivelò che quel giovanotto magro e bruno che non gli somigliava non era il suo vero figlio, e che era nato otto anni prima delle sue nozze con Derna (Riva, in quell’epoca, aveva diciotto anni). Ma la notizia trapelò ugualmente e Riva da quel giorno temette che anche Antonello, che adorava, potesse un giorno scoprire, attraverso la stampa, la verità dolorosa che i suoi genitori gli avevano sempre nascosto: che potesse apprendere di punto in bianco, cosi da restarne ferito per sempre, di non essere figlio legittimo, di portare un cognome fittizio.

Da quel momento la preoccupazione di sistemare la posizione di Antonello divenne assillante per l’attore romano. Molti ritengono che per il riconoscimento del bambino nato da Diana Dei e da Riva fosse indispensabile il consenso della moglie legittima, ma che Derna Massoli l’avesse sempre negato. La verità è ben diversa. € Prima di tutto », ci hanno spiegato l’avvocato Cirillo Romano, pretore onorario di Roma, e l’avvocato Marcello Guidone, uno dei più noti matrimonlalisti romani, sostenitore dell'annullamento alla portata di tut-ti”, il riconoscimento è possibile soltanto con i figli naturali, ma non con quelli adulterini. Solo la morte della moglie permette di riconosce-re un figlio nato fuori del matrimonio.

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Roma. La tomba di Mario Riva, al cimitero del Verano, a San Lorenzo fuori le Mura, è diventata meta del pellegrinaggio dei romani. Nella stessa tomba riposa il padre di Riva, il maestro di musica Giuseppe Bonavolontà. A Roma non s’era mai vista tanta gente come ai funerali del presentatore del "Musichiere"; si calcola che vi abbiano partecipato centocinquantamila persone.

Esiste invece una via d’uscita per dare il proprio cognome ad un figlio illegittimo: quella dell’affinazione, che però non presenta nessun vantaggio dal punto di vista della successione. In questo caso è necessario il consenso della moglie e Derna Massoli era pronta a concederlo quando, l’inverno scorso, un avvocato propose appunto a Mario Riva di affiliare Antonello. Riva rispose che prima voleva riflettere, con grande stupore dell’avvocato che non capiva perché l’attore esitasse sull’unica soluzione possibile. Ma ora che il sipario si è chiuso sulla tragica morte di Riva, per riaprirsi sul dramma di coloro che restano, la verità si fa strada. Mario Riva sperava di poter Analmente rendere legale davanti alla società e alla religione quella sua unione con Diana Dei che, da diciassette anni, era sancita solo dall’amore. Era in corso presso la Sacra Rota l’annullamento del suo primo matrimonio e anche Diana Dei era ormai vicina a sciogliere (come infatti avvenne) le sue nozze celebrate prima della guerra con un cittadino cecoslovacco.

Riva pensava, perciò, di poter dare al suo Antonello tutto ciò di cui era stato ingiustamente privato: il suo vero nome, il diritto a ereditare il suo patrimonio, e l’invidiabile sicurezza di chi può vivere secondo la tradizióne, entro i binari della normalità. Dopo la corsa affannosa e snervante, che durava da anni (Antonello ne ha otto), il traguardo adesso sembrava vicino. Intanto un mese fa, dopo l’annullamento delle nozze di Diana Dei, Antonello aveva potuto sostituire il cognome fittizio di Riva con quello di sua madre, Manci-nelli. Ma presto si sarebbe chiamato Bonavolontà, come il padre. I suoi genitori ne erano certi. Invece è bastato un piede messo in fallo, una banale disattenzione, e la paurosa fatalità che sembra pesare su questo 1960, per rendere inutile il lento, paziente ingranag-, gio della Sacra Rota, le speranze, i progetti. Ora, perché Antonello possa proseguire gli studi e costruirsi un avvenire con il nome del popolare attore scomparso, resta soltanto una possibilità, quella proposta dallo zio Nino che, fratello di Riva, a quanto si afferma, avrebbe intenzione di adottarlo.

ERA UN BENEFATTORE

La complessa situazione familiare di Mario Riva darà a lungo filo da torcere agli avvocati romani. "L’amico del sabato sera" possedeva una villetta a Fregene, dove trascorreva i suoi brevi periodi di riposo e dove era considerato e amato come un benefattore, ' perché si prodigava ogni anno in feste di beneficenza alla Villa dei pini, raccogliendo viveri e somme notevoli per l’asilo, per gli orfani, per l’ospedale. Il parroco di Fregene era il suo confessore, il primo milione per la chiesa nuova era stato donato da lui, tutti lo conoscevano, tutti, nei giorni scorsi, hanno pregato per lui. Riva aveva inoltre acquistato, dopo i primi successi, l’attico di via Archimede, in un palazzo moderno, arredato senza pretese, con l’unico lusso di alcuni quadri d’autore. Sembra che questo appartamento fosse intestato a Diana Dei e in questo caso gli eredi non potrebbero rivendicarlo, perché Diana Dei è un’attrice e potrebbe facilmente dimostrare di averlo acquistato senza l’aiuto di Riva, con il suo lavoro. Sembra anche che Riva abbia lasciato alla compagna della sua vita una polizza di assicurazione sul cui valore, negli ambienti romani particolarmente legati all’attore, si è molto discordi, tanto che si oscilla da un minimo di dieci, quindici milioni a un massimo di quattrocento. Si tratta, comunque, per ora di voci incontrollate. L’unica cosa certa è che l’intero patrimonio del beniamino dei bambini italiani non toccherà al suo vero figlio, Antonello, ma a Franco, il suo figlio adottivo, e che Dema Massoli avrà l’usufrutto di una metà di queste sostanze. Nello scorso inverno si era affidata al proprio legale, avvocato Italo Ciannavei, per far mutare la separazione "consensuale" da Mario Riva in separazione "per colpa". Non aveva infatti rinunciato al proposito di farsi ridimensionare l’assegno mensile, di sessantamila lire, in modo adeguato alle nuove possibilità finanziarie dell’attore, e al suo strepitoso successo. Riva e la sua ex-moglie si erano incontrati più volte nello studio dell’avvocato e sarebbero giunti, in una delle prossime udienze del tribunale di Roma, a un accomodamento pacifico.

Ma ormai Derna Massoli ha l’avvenire assicurato; potrà rinunciare a quegli allegri pupazzi del "Musichiere" di cui Riva le aveva affidato la fabbricazione e che resteranno per sempre legati al suo ricordo. (Gliene ordinavano ancora, dalle città di provincia). Potrà chiudere, forse, il suo laboratorio e trascorrere agiatamente il resto della sua vita. In quanto a Franco Bonavolontà, egli ha ormai una propria famiglia ed è padre a sua volta. Voleva bene a Riva e certo non ha dimenticato che egli è stato generoso con lui, cjome lo era con tutti (nelle liste dei benefattori della Croce Rossa Italiana era in testa a tutti gli elenchi di attrici e attori). Per questo i milioni di amici del presentatore del "Musichiere” si attendono dall’erede dì Riva che egli si comporti con altrettanto altruismo nei confronti di Antonello, che non obbedisca solo alla legge, ma, come il suo padre adottivo, anche alla bontà.

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Don Carlo Signorato conferma che l’attore è spirato nella grazia di Dio

Verona, settembre

Tra i molti elementi di commozione che l’opinione pubblica ha trovato nella tragica vicenda di Mario Riva, quello che forse più l’ha colpita è stato un particolare — usiamo questa parola, non trovandone altra più adatta — di natura religiosa, e cioè la promessa fatta dal comico romano al confessore don Carlo Signorato di separarsi da Diana Dei, qualora Iddio avesse voluto concedergli la grazia di sopravvivere. Questo impegno pronunciato in articulo mortis ha sorpreso molta gente, forse perché essa non ricorda che l’assoluzione sacramentale impartita dal confessore richiede, per essere valida, tre atti da parte del penitente: la contrizione, l’accusa dei peccati e la volontà di soddisfare. Se il penitente non promette di rimuovere la causa del peccato e di evitare anche le occasioni di ricaduta, il prete non può impartire l’assoluzione.

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Verona. Nella clinica dove Mario Riva fn ricoverato, don Carlo Signorato conversa con i giornalisti, dopo aver confessato e comunicato l'attore. Lo stesso "Osservatore Romano", organo ufficiale del Vaticano, ha definito "esemplare" la morte di Mario Riva indicandone anche il valore di cristiana edificazione.

A questo punto viene naturale una domanda: Mario Riva, quando ricevette i conforti religiosi, era in stato di lucidità mentale? « Era perfettamente lucido », ci assicura don Signorato, continuando a passeggiare davanti alla chiesa dei Santi Apostoli, a Verona, « e nel ricevere la comunione ha dimostrato grande pietà. Riva mi ha promesso che non sarebbe più vissuto con Diana Dei; inginocchiata accanto al letto, piangendo, Diana Dei ha accettato e confermato anche lei la rinuncia. Del resto già da tempo il popolare attore aveva dimostrato il desiderio di tornare sulla via del Signore. A Pasqua si era comunicato. Due prelati romani erano in contatto con lui, per la pratica di annullamento del matrimonio con la signora Derna Massoli, che tuttavia credo non sia andata oltre la fase di istruzione. Il figlio Antonello è iscritto all’Azione cattolica, fa parte delle "Fiamme verdi”. Io penso che Mario Riva sia stato, spiritualmente parlando, molto fortunato. Di solito la gente di teatro e di cinema, i divi della canzone e della televisione, conducono una vita febbrile, disordinata, per ragioni di lavoro son costretti a fare di notte giorno, e sono esposti, molto più del tranquillo borghese, al rischio d’una morte violenta. Pensate al povero Buscaglione! Riva è stato, ripeto, spiritualmente fortunato e penso che questa buona morte sia il frutto d'una vita profondamente generosa. La sua bontà d’animo gli ha fruttato, nei disegni del Signore, il premio della grazia finale».

LA VISITA DEL VESCOVO

Le situazioni irregolari come quella di Mario Riva si risolvono per la Chiesa in uno di questi tre modi: la morte di un coniuge, sicché l’altro resta libero di contrarre un secondo matrimonio; l’annullamento da parte della Sacra Romana Rota; la promessa di vivere lontani, magari in città differenti, oppure vivere sotto lo stesso tetto, ma come fratello e sorella. Quando un penitente promette di allontanarsi per sempre da colei che non è sua moglie, la Chiesa gli dà credito, non può che credergli. Vi sono molti casi di coppie irregolari, che o per l’avanzare dell’età o per resipiscenza o un’improvvisa suggestione mistica decidono di non più vivere more uxorio: a questa gente la Chiesa perdona volentieri. Quando però la colpa ha aspetti di particolare pubblicità, si configura

il caso del "peccatore pubblico". Apriamo il dizionario di teologia morale, del Roberti-Palazzini. Vi si legge: « Peccatori pubblici sono coloro il cui stato di permanenza nella colpa grave è reso noto per mezzo di una sentenza di condanna, o è di fatto conosciuto dà una gran parte degli abitanti di un luogo o dei membri di una comunità... Fra i peccatori pubblici devono dunque annoverarsi, tra gli altri, coloro che con ripetuti atti di ubriachezza o con bestemmie hanno dato grave scandalo; i nominalmente scomunicati o interdetti; i manifestamente infami; i concubi-nari e le donne pubbliche, da molti conosciuti come tali... ».

Alla luce di quanto sopra, Mario Riva dovrebbe essere considerato "peccatore pubblico" e siccome pubblico era il peccato, di dominio pubblico deve essere reso il suo ripudio del peccato. Spiega infatti il suddetto dizionario che « quando vi fu una causa esterna e permanente di scandalo, questa deve prima essere tolta di mezzo, per esempio, separandosi dal complice, non frequentando più un luogo malfamato » eccetera; « e ciò si deve fare in modo che, in breve, possa essere divulgato, o per esempio in pericolo di morte, dinanzi a due testi degni di fede, che renderanno nota la ritrattazione o la rottura ». Con i peccatori pubblici morti impenitenti la Chiesa usa una ferma intransigenza, fino a negare la sepoltura ecclesiastica.

Questo però non è certo il caso di Mario Riva. Egli è spirato nel bacio del Signore, la salma è stata visitata dal vescovo di Verona, monsignor Carraro, la sua morte è stata definita "esemplare" proprio dall’Osservatore Romano. Il festoso musichiere che allietava milioni d’italiani cantando "Domenica è sempre domenica”, ora è passato dalle gaiezze del sabato sera al profondo mistero dell’eternità. Speriamo che anche l’eternità gli sia sempre domenica. Nel senso etimologico della parola, cioè del Dominus, del Signore.

Anita Pensotti, «Oggi», anno XVI, n.37, 15 settembre 1960


Oggi
Anita Pensotti, «Oggi», anno XVI, n.37, 15 settembre 1960