Caron Leslie

 Leslie Caron

(Boulogne-Billancourt, 1º luglio 1931) è una ballerina e attrice francese.

Biografia

È figlia di una danzatrice franco-americana, Margeret Petit, e del farmacista Claude Caron. Mentre il fratello maggiore Aimery seguì le orme paterne diventando un chimico, l'educazione di Leslie venne seguita dalla madre. A 9 anni iniziò a studiare danza classica e a 16 anni faceva già parte del Ballet des Champs Elysées di Roland Petit, dove diventò prima ballerina in opere importanti come Le jeune homme et la mort di Jean Cocteau.

Cinema

Il famoso attore e ballerino statunitense Gene Kelly la vide a Parigi e la scelse per interpretare al suo fianco il musical Un americano a Parigi (1951) di Vincente Minnelli, facendole assegnare quindi il ruolo di coprotagonista, anche perché l'attrice inizialmente designata, Cyd Charisse, aveva dovuto rinunciare al ruolo in quanto in attesa di un figlio. La lavorazione non fu facile per la Caron, che non parlava inglese e non aveva confidenza con la macchina da presa; inoltre era costretta a ballare sul suolo di cemento.

In seguito al grande successo di questo film la casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer le propose un contratto a lungo termine, non vincolato ai soli musical. Tra i film di questo periodo sono da ricordare Lili (1953) di Charles Walters, con Mel Ferrer, che le valse una candidatura all'Oscar alla miglior attrice, La scarpetta di vetro (1955) di Charles Walters, Papà Gambalunga (1955) di Jean Negulesco, nel quale duetta con Fred Astaire, ma soprattutto Gigi (1958), diretta ancora da Vincente Minnelli ed in cui recita e canta assieme a Louis Jourdan e Maurice Chevalier, altri due attori francesi che già da tempo si erano affermati ad Hollywood.

Tra i suoi vari film non musicali vanno invece segnalati La casa del corvo (1951) di Fletcher Markle, L'uomo che capiva le donne (1959) di Nunnally Johnson, La nostra vita comincia di notte (1960) di Ranald MacDougall, Fanny (1961) di Joshua Logan, La stanza a forma di L (1962) di Bryan Forbes, per il quale ottenne una seconda candidatura all'Oscar alla miglior attrice, e L'attimo della violenza (1962) di Anthony Asquith, con coprotagonista David Niven. Intorno alla metà degli anni sessanta la Caron, in ruoli brillanti che talora facevano emergere la sua allure europea, ha continuato a recitare in varie commedie hoIlywoodiane, ovvero Il gran lupo chiama (1964) di Ralph Nelson, al fianco di un Cary Grant prossimo a concludere la sua carriera, Una ragazza da sedurre (1965) di Michael Gordon, accanto a Rock Hudson, e Spogliarello per una vedova (1966) di Arthur Hiller, ove ebbe come partner Warren Beatty. Nel 1966 fece parte di un cast internazionale per il film drammatico Parigi brucia? di René Clément.

In seguito l'attrice si trasferì in Europa, preferendo dedicarsi alla famiglia e a pellicole meno patinate e più intimiste, come Il padre di famiglia (1967) di Nanni Loy, ove interpretava l'energica architetto e moglie di Nino Manfredi, L'uomo che amava le donne (1977) di François Truffaut e Contratto (1980), film televisivo diretto di Krzysztof Zanussi, che la volle ancora nel 1982 nei suoi La diva e Imperativo. Nel 1970, interpretando un personaggio piuttosto inusuale, era tornata ad Hollywood per recitare accanto al veterano Richard Boone nel western La valle dei Comanches di Jerry Hopper. Di rilievo, negli anni settanta, fu la sua apparizione nel ruolo di Alla Nazimova in Valentino (1977) di Ken Russell, accanto a Rudolf Nureyev.

Tra i pochi protagonisti dell'epoca d'oro degli sfavillanti musical della Metro-Goldwyn-Mayer e che hanno continuato ancora a recitare, la Caron, anche se non più in ruoli da protagonista, ha continuato a prendere parte a film importanti, tra cui Il danno (1992) di Louis Malle, Il commediante (1995) di Peter Chelsom, Chocolat (2000) di Lasse Hallström e Le Divorce - Americane a Parigi (2003) di James Ivory. Le sue più recenti apparizioni sono state in un episodio dell'ottava serie di Law & Order - Unità vittime speciali, Il ricordo (2007), e in una puntata della serie poliziesca francese Jo (2012), accanto a Jean Reno. Nel 2016 è stata chiamata a fare parte del cast della serie TV britannica I Durrell - La mia famiglia e altri animali.

Teatro

La Caron lavorò anche in teatro. Nel 2010 ha recitato nel ruolo di Madame Armfeldt nel musical A Little Night Music di Stephen Sondheim.

Vita privata

Leslie Caron si sposò 4 volte: dal 1951 al 1954 con George Hormel II, nipote del fondatore della Hormel, una società di confezionamento della carne; dal 1956 al 1965 con Peter Hall, regista e direttore teatrale inglese. Nonostante la nascita di due figli, Christopher John Hall (produttore televisivo) e Jennifer Carol Hall (scrittrice) il matrimonio finì con un divorzio che fece epoca; il marito infatti, intentando la causa davanti ai giudici, indicò l'attore Warren Beatty corresponsabile della fine del matrimonio tanto che dovette anche pagare parte delle spese processuali. I due avevano infatti avuto una relazione alcuni anni prima. Gli altri due matrimoni furono dal 1969 al 1980 con Michael Laughlin e con il regista Paul Magwood. Negli anni 90 ha gestito l'hotel-ristorante Auberge la Lucarne aux Chouettes a Villeneuve-sur-Yonne.


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

1953 05 21 Europeo Leslie Caron intro

A Hollywood dicono che Leslie Caron è l’attrice migliore che abbia passato l'Atlantico.

Parigi, maggio

Durante il festival di Cannes, Fabre Lebray, che ne è l'organizzatore, fece uno scherzo a Lesile Caron la ballerina attrice di Un americano a Parigi e di Lili. Vna mattina le telefonò in albergo e le disse: «Ho saputo ora che Maurice Lehmann [è il nome del direttore dell'Opéra] ha deciso di ingaggiarla». Lesile Caron non potè frenare un'esclamazione di gioia. Era cosi felice che Lebray, il quale non si aspettava Questa reazione, si senti subito In colpa. Per rimediare chiamò al telefono Parigi e si fece dare l'Opéra. Un po' imbarazzato confessò a Lehmann lo scherzo. Ma liehmann prese la cosa sul serio. «Qual è stata la sua reazione?» chiese. «Entusiastica», rispose Lebray, «addirittura imprevedibile». «Sta bene allora», concluse Lehmann. «In questo caso sono felicissimo di ingaggiarla».

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CANNES. Leslie Caron balla con Edward Robinson. Leslie Caron ha ventun anni ed è sposata all’americano George Hormel junior, figlio del re delle conserve.

E' probabile dunque che con la nuova stagione Leslie Caron torni a Parigi per ballare all’Opéra, e questa sarà la riparazione che i francesi le devono da circa tre anni. Lesile Caron infatti, che ha ottenuto in America un pieno successo, fu rifiutata dai produttori parigini e lasciata cadere come un carta falsa. Ha una faccia da cannibale, è assolutamente impresentablle», disse di lei Pierre Braunberger produttore di un film, Les lauriers sont coupés. che Marc Allégret avrebbe dovuto dirigere e che non fu mal realizzato.

Tre anni di vita in America non hanno cambiato né il carattere, né la fisionomia dell'interprete di Un americano a Parigi. Lesile Caron ha sempre la stessa bocca che quando ride si allarga per circa un decimetro, gli stessi denti sporgenti, e lo stesso profilo da negroide. E tuttavia, oggi, i francesi sono concordi nel riconoscerle uno charme straordinario. A Cannes, benché il film da lei interpretato, Lili, sia una storia piuttosto banale e zuccherosa, é stata la trionfatrice del festival e quella che ha firmato più autografi. Era talmente assediata dagli ammiratori, che il padre, il quale è un farmacista e l'aveva accompagnata al posto del marito, credette opportuno dormire nella sua stessa camera.

Nel 1949, Lesile Caron, che aveva appena diciassette anni, ballava al Théàtre des Champs-Elysées. Nel balletto La rencontre, faceva la parte della Sfinge che pone i tre problemi Edipo. Per l'occasione s’era messa unghie fìnte e due grandi orecchie di cartone. Era orribile ma ballava con una leggerezza e una grazia straordinarie. I critici la notarono. La sua fotografia fu pubblicata da un quotidiano su una colonna e con questo semplice titolo: «Nuove ballerine a Parigi». Il produttore cinematografico inglese Rank la chiamò a Londra per un provino in technicolor.

Leslie Caron andò in Inghilterra accompagnata dalla madre. Era troppo giovane per firmare un contratto e non sapeva una parola di inglese. Era anche eccessivamente timida e chiusa. Il provino fu un Insuccesso e Leslie Caron tornò in Francia. Sul battello fra Folkestone e Boulogne incontrò un giornalista che in quel tempo stava lavorando a una sceneggiatura per Marc Allégret e che la presentò al regista. Fu subito decisa una prova. Ma quando il produttore Pierre Braunberger vide i primi saggi torse la bocca, c Impossibile, impossibile», gridò. «E’ troppo brutta, fa spavento». Anche il secondo tentativo andò a vuoto.

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CANNES. Leslie Caron in camera col padre. Pare che l'anno venturo Leslie torni a Parisi, ingaggiata dall'Opèra. E’ tornata dall'America dove è rimasta tre anni.

Il terzo tentativo Leslie Caron lo fece con Carnè che stava cercando un’attrice per girare Juliettc ou la clef des songes. Carnè è un uomo di gusto raffinato. Capiva che da quell'aspetto ingrato emanava un fascino singolare; ma non ebbe il coraggio di impegnarsi. D'altra parte Leslie Caron non faceva nulla per essere accettata. Era taciturna, solitaria e compiuto il lavoro se ne stava da parte. I suoi vestiti erano modesti, la sua pettinatura trascurata. L'unica cosa che appariva subito in risalto erano i suoi occhi d’un azzurro di maiolica che essa girava intorno con espressione distratta.

Un giorno della primavera del '50 il ritratto di Leslie Caron comparve sulla copertina a colori di Paris Match, il più importante settimanale francese di attualità. Aveva fra le labbra un mughetto e il contrasto fra l'azzurro degli occhi e i capelli d'un castano scuro tratteneva i passanti davanti alle edicole. Gene Kelly, di passaggio a Parigi, andò a vederla al Théàtre des Champs-Elysées dove ballava ancora mascherata da Sfinge. Gene Kelly è d'origine irlandese, e quindi rumoroso e portato all'entusiasmo. «Bis, bis, encore!» si mise a gridare alla fine dello spettacolo. Poi sali a battere alla porta del camerino dove la Sfinge si toglieva le unghie e gli orecchi.

In quel tempo Gene Kelly e la Metro Goldwyn erano in imbarazzo. Avevano tutto preparato per girare Un americano a Parigi ma non erano ancora riusciti a trovare la ballerina adatta. Ci voleva una ragazza che uscisse fuori dagli schemi usuali. A. Hollywood nulla. Kelly era andato a New York. Anche li aveva visto ottime ballerine ma tutte con qualcosa di stereotipato nei movimenti e nell’espressione. Leslie Caron era Invece qualcosa di assolutamente inedito. I suoi occhi, la sua bocca e i suoi denti, disprezzati dai produttori francesi, sembrarono a Gene Kelly una garanzia sicura di originalità. L'accordo fu concluso quasi subito. Il provino fu accettato dalla Metro e Leslie Caron partì per l'America accompagnata dalla madre.

Dopo Un americano a Parigi, Leslie Caron ha girato in America altri tre film: Glory Alien, The Story of three Lovesy e Lili. In Europa Lili è stato proiettato per la prima volta a Cannes. Il soggetto è convenzionale: Lili, un’orfana francese, è raccolta da una compagnia di attori girovaghi. Ci sono fra gli altri un illusionista, nel film Jean-Pierre Aumont, e un burattinaio, l'attore Mei Ferrer. Lili cade sotto la suggestione del mago, il quale però, dopo essersi preso gioco di lei, la scaccia. In sogno Lili vede i burattini che la circondano e la consolano. Lei vorrebbe suicidarsi ma i burattini la persuadono a vivere. Naturalmente Lili finisce fra le braccia del burattinaio. La parte più importante del film è il sogno, realizzato in forma di balletto, e che ha confermato in America il successo di Un americano a Parigi. Dopo questo film Leslie Caron non è più un «caso», e non è più soltanto una ballerina. Essa è giudicata anzi la migliore attrice francese che abbia passato l'Atlantico; e infatti è riuscita dove attrici come Annabella e Michèle Morgan, che pure quando andarono in America avevano già una celebrità assicurata, avevano praticamente fallito.

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CANNES. Leslie Caron davanti all'albergo. Ha gli occhi azzurri, la bocca larghissima; in generale chi l'avvicina la trova molto brutta ma dotata di un grandissimo charme.

Nell’estate del ’51, prima che scadesse un anno dal suo arrivo, Leslie Caron incontrava George Hormel junior, figlio di George Hormel, re delle conserve e celebre, in tutta l’America, per il prosciutto in scatola. Ma George Hormel junior non si occupa delle conserve paterne. E’ musicista, suona almeno una ventina di strumenti, canta, e batte con tale violenza sulla tastiera che un piano non gli resiste più di due mesi. George Hormel e Leslie Caron si videro la prima volta durante un cocktail in casa di Ella Logan, attrice da commedie musicali. Si videro ma non riuscirono a parlarsi. Erano entrambi impacciati. Leslie aveva 19 anni e George 20. Quando Leslie fu per andarsene, Ella Logan le chiese il numero di telefono. Leslie Caron lo gridò, guardando verso il giovane, e non soddisfatta lo ripetè ancora due volte, scandendo bene i numeri, con una perfetta pronuncia. Poco tempo dopo, il re dei prosciutti in scatola e la figlia del farmacista si sposavano.

Leslie Caron, dopo la proposta di Maurice Lehmann, vorrebbe tornare a Parigi. Benché gli americani la considerino più attrice che ballerina essa non ha rinunciato alla sua prima carriera. Bisognerebbe però che anche il marito trovasse un'occupazione in Francia. Per il momento vivono in un cottage pieno di cani e di gatti. Fanno vita ritirata e Leslie si occupa personalmente della casa; cucina, spolvera, e lava i piatti. Quando è libera dai suoi impegni di lavoro dipinge. Un suo primo quadro, «Ballerino spagnolo», figurativo, è stato esposto nella galleria Ort di Los Angeles. Ora sta dipingendo un «Angelo con la tromba» che è quasi astratto. Non è quindi escluso che venendo a Parigi, vicino alle diecine di migliaia di artisti che vi abitano, Leslie Caron trovi che la sua vocazione non è il ballo né il cinema né il teatro. Da bambina essa s’era sentita portata verso la religione. Frequentava il convento dell'Assomption de Lubeck, e a un certo punto avevano creduto che volesse diventare suora.

M.C., «L'Europeo», anno IX, n.21, 21 maggio 1953 


1955 12 08 Tempo Leslie Caron intro

La giovane ballerina franco-americana, che ha raggiunto una posizione di primo piano a Hollywood con “Un americano a Parigi” e “Papi Gambalunga”, ritiene la danza un mestiere troppo faticoso e ha deciso di trasformarsi in una semplice attrice.

Hollywood, novembre

«Non riesco nemmeno a rendermi conto di quanto ho perduto nella mia vita», mi dice la ragazza. Gli angoli della sua bocca cominciano a tremare e una lagrima le si forma nei grandi occhi violetti. «Sto per smettere di ballare». Guardai dall’ altra parte. E' sempre bene guardare dall’altra parte quando una giovane attrice si lascia prendere dall’emozione. Specialmente quando si tratta di Leslie Caron, che è una creatura così sensibile e cosi facilmente impressionabile. Me ne stavo seduto senza dire una parola. Lei mi guardava con aria sospettosa come se aspettasse da parte mia un tentativo di invadere il recinto della sua vita privata.

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«Quando si balla non si ha il tempo di occuparsi di niente altro», ricominciò. «Bisogna lavorare come degli schiavi. Si vive danzando continuamente. Non si può aver altro, per la testa: è come essere entrati in un convento. Perciò non voglio andare avanti in questo modo. Il recitare è più facile, dà molte soddisfazioni senza richiedere molta fatica. Lascia il tempo di fare altre cose, di uscire, di incontrare gente. Non appena il film che sto girando sarà finito partirò per Parigi. Sarà primavera: incontrerò un sacco di amici, vivrò».

Da cinque anni, cioè da quando la piccola danzatrice emotiva è venuta a Hollywood, nessun cronista l’ha mai sentita parlare tanto di sè; in effetti non si è quasi mai lasciata avvicinare. Ma a questo punto Leslie mi voltò le spalle: l'intervista era finita.

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Ero andata a trovarla sulla carovana che gli serve da spogliatoio durante le riprese del film ”Gaby”. La mia visita non aveva altro motivo preciso che quello di rendermi conto di persona di una voce che molti dei suoi conoscenti avevano messo in giro: la ragazzina che tutti avevamo conosciuto nei suoi primi film, si era trasformata in una donna, in una vera attrice. Indossava un maglione nero, e un paio di pantaloni di lana aderenti e neri; sulle sue guance non c’era alcuna traccia di trucco e il suo naso era decisamente brillante. Non conosco nessuna altra stella di Hollywood che, essendo una bella ragazza di 24 anni, oserebbe apparire in pubblico in quel modo. Forse ce n’è una sola, adesso che ci penso: Marilyn Monroe! Tutte e due, Leslie e Marilyn, sembrano esprimere con la modestia del loro apparato la rivolta contro i canoni che la colonia cinematografica considera più sacri.

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Leslie è la figlia di una attrice che fu costretta a interrompere la sua carriera per ragioni di salute. Come fanno molte madri Margaret Petit Caron è riuscita a trasmettére alla propria creatura il desiderio di completare il suo sogno interrotto. Leslie entrò nel Ballet de Paris di Roland Petit a quindici anni e ci rimase fino al 1951, cioè quando aveva vent’anni, e Gene Kelly la volle con sè in ”Un americano a Parigi”.

Nonostante le fatiche cui la sua giovane esistenza era sottoposta, sembrava molto felice. La sua gioia maggiore rimase il lavoro finché un giorno incontrò Geordie Hormel, un giovanissimo ed eccentrico milionario. Per evitare un matrimonio pubblicitario, si sposarono clandestinamente a Las Vegas nel settembre del 1951. Figlio di magnate della carne in scatola di Chicago, Geordie non solo sapeva parlare francese (Leslie è figlia di un farmacista di Parigi) ma non si sarebbe dedicato al mestiere del padre e avrebbe fatto invece il musicista.

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Per qualche ragione inspiegabile il matrimonio non durò a lungo. Per liberarsi anche del ricordo di Geordie, Leslie piantò Hollywood e si rimise a girare il mondo con i suoi colleghi del Ballet de Paris. Nel 1954 tornava alla capitale del cinema per recitare la parte di Cenerentola.

Nonostante che non si possa certamente dire dire la sua vita sia mancata di soddisfazioni, Leslie Caron è una delle figure più solitarie di Hollywood. Vive in un modesto bungalow di Beverly Hill in compagnia del fratello Aimery che frequenta l’università di Los Angeles. La sua passione dominante sembra essere in questo momento la raccolta di oggetti e mobili antichi: occupazione assai innaturale per ima donna della sua età.

In una lettera alla nonna così Leslie racconta la sua felicità: «Mi trovo su un aereo diretto in Florida. Mio marito è con me, si chiama George o meglio Geordie L’ho incontrato due mesi e mezzo fa a teatro. Mi ha invitato a passare dieci giorni in ima proprietà delia mia famiglia nel Minnesota. Al ritorno avevamo già deciso di sposarti Però la Casa cinematografica mi ha chiesto di andare a San Francisco per la prima di ”Un americano a Parigi” e poi in Florida. Per evitare un matrimonio pubblicitario abbiamo deciso di fuggire a Las Vegas dove ci si può sposare immediatamente. Abbiamo comprato gli anelli quello stesso pomeriggio».

Henry Gris, «Tempo», anno XVII, n.49, 8 dicembre 1955


1956 Epoca Leslie Caron intro

L'interprete di “Lili” arrivò a Hollywood per danzare e Hollywood scoprì in lei un'interprete ideale dei suoi film fiabeschi. Forse perché anche la sua vita è come una fiaba.

Cinque anni fa Leslie Caron era una sconosciuta. Nemmeno i più ottimisti pensavano che un giorno sarebbe stata una « stella » del cinema. Faceva parte dei Ballets des Champs-Elysées e, al massimo, poteva sperare in un brillante avvenire di danzatrice. Che se ne sarebbe fatto il cinema di quel suo viso prognato fra tanto tripudio di belle ragazze? Infatti, Leslie Caron arrivò al cinema attraverso la danza. Tutto accadde all'improvviso: il suo trionfò in un balletto di Roland Petit e, nello stesso tempo, la scrittura per Un americano a Parigi. Ma per la gloria cinematografica essa dovette aspettare Lili, il suo quarto film.

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Leslie Caron ha dato di Cenerentola una nuova interpretazione facendone una ragazza dal cuore d’oro ma ribelle, incapace di sopportare la sua condizione in famiglia e che, per il suo carattere, è detestata da tutti. Sotto, la matrigna e le sorellastre di Cenerentola come appaiono ne La scarpetta di vetro, diretto dallo stesso regista di Lili, il film che nel 1953 rivelò le doti espressive di Leslie Caron e le ha dato la gloria cinematografica.
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Lili è sostanzialmente una favola e, poiché anche la vita di Leslie Caron ha un che di fiabesco, quel personaggio parve talmente suo che essa stessa fu in seguito chiamata Lili. Per lei andarono a rispolverare la favola di Papà Gambalunga e poi quella di Cenerentola, convenientemente trasformata, nel film La scarpetta di vetro, per la sua personalità di attrice e di ballerina. Era perciò inevitabile parlare di analogia tra la storia di Cenerentola e quella di Leslie Caron che, poco dopo il suo arrivo in America, aveva, insieme alla celebrità, trovato il suo Principe Azzurro nel giovane milionario George Hormeì. Ma proprio mentre essa interpretava La scarpetta di vetro il Principe Azzurro sparì con un divorzio dalla sua vita e, per dedicarsi compietamente alla sua professione, Cenerentola accettò di farsi accusare di « crudeltà mentale ».

1956 Epoca Leslie Caron f3
Nella nuova versione della storia di Cenerentola, il Principe e diventato un Duca, personaggio interpretato Michael Wilding, il manto Elizabeth Taylor.

«Epoca», 1956



Filmografia

Un americano a Parigi (An American in Paris), regia di Vincente Minnelli (1951)
La casa del corvo (The Man with a Cloak), regia di Fletcher Markle (1951)
La strada dell'eternità (Glory Alley), regia di Raoul Walsh (1952)
Lili, regia di Charles Walters (1953)
Storia di tre amori (The Story of Three Loves), regia di Vincente Minnelli e Gottfried Reinhardt (1953)
La scarpetta di vetro (The Glass Slipper), regia di Charles Walters (1955)
Papà Gambalunga (Daddy Long Legs), regia di Jean Negulesco (1955)
Gaby, regia di Curtis Bernhardt (1956)
Il dilemma del dottore (The Doctor's Dilemma), regia di Anthony Asquith (1958)
Gigi, regia di Vincente Minnelli (1958)
L'uomo che capiva le donne (The Man Who Understood Women), regia di Nunnally Johnson (1959)
La nostra vita comincia di notte (The Subterraneans), regia di Ranald MacDougall (1960)
La battaglia di Austerlitz (Austerlitz), regia di Abel Gance (1960)
Fanny, regia di Joshua Logan (1961)
La stanza a forma di L (The L-Shaped Room), regia di Bryan Forbes (1962)
Le quattro verità (Les Quatres vérités), regia di René Clair, Alessandro Blasetti, Hervé Bromberger (1962)
L'attimo della violenza (Guns of Darkness), regia di Anthony Asquith (1962)
Il gran lupo chiama (Father Goose), regia di Ralph Nelson (1964)
Una ragazza da sedurre (A Very Special Favor), regia di Michael Gordon (1965)
Spogliarello per una vedova (Promise Her Anything), regia di Arthur Hiller (1966)
Parigi brucia? (Paris brûle-t-il?), regia di René Clément (1966)
Il padre di famiglia, regia di Nanni Loy (1967)
La valle dei Comanches (Madron), regia di Jerry Hopper (1970)
Chandler, regia di Paul Magwood (1971)
Valentino, regia di Ken Russell (1977)
L'uomo che amava le donne (L'Homme qui amait les femmes), regia di François Truffaut (1977)
Contratto (Kontrakt), regia di Krzysztof Zanussi (1980) - film tv
La diva (Die Unerreichbare), regia di Krzysztof Zanussi (1982)
Imperativo (Imperativ), regia di Krzysztof Zanussi (1982)
Mosse pericolose (La Diagonale du fou), regia di Richard Dembo (1984)
Il treno di Lenin, regia di Damiano Damiani (1988) - miniserie TV
Il danno (Damage), regia di Louis Malle (1992)
Il commediante (Funny Bones), regia di Peter Chelsom (1995)
Chocolat, regia di Lasse Hallström (2000)
Assassinio sull'Orient Express, regia di Carl Schenkel (2001) - film TV
Le Divorce - Americane a Parigi, regia di James Ivory (2003)
L'Age Parfait, (2011)

Riconoscimenti

1959 - Golden Globe: Nomination Miglior attrice in un film commedia o musicale in Gigi
1962 - Golden Globe: Nomination Miglior attrice in un film drammatico in Fanny

Doppiatrici italiane

Fiorella Betti in Papà gambalunga, La strada dell'eternità, La nostra vita comincia di notte, Gigi, Gaby, La casa del corvo, La scarpetta di vetro, Il dilemma del dottore
Maria Pia Di Meo in La valle dei Comanches, Una ragazza da sedurre, Le 4 verità, Parigi brucia?
Miranda Bonansea in Lili, Un americano a Parigi, Storia di tre amori, Le Divorce
Rita Savagnone in Il gran lupo chiama, Il padre di famiglia
Rina Morelli in L'uomo che capiva le donne
Flaminia Jandolo in Napoleone ad Austerlitz
Noemi Gifuni in Valentino
Franca Lumachi in L'uomo che amava le donne
Ada Maria Serra Zanetti in La diva
Vittoria Febbi in Il treno di Lenin
Barbara Simon in Chocolat
Tina Centi in Lili (canto)
Monica Ward in Lili (ridoppiaggio)


Riferimenti e bibliografie:

  • (EN) Leslie Caron, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc
  • (EN) Leslie Caron, su Discogs, Zink Media
  • (EN) Leslie Caron, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation
  • (EN) Leslie Caron, su Internet Movie Database, IMDb.com
  • (EN) Leslie Caron, su AllMovie, All Media Network
  • (EN) Leslie Caron, su TV.com, CBS Interactive Inc
  • (EN) Leslie Caron, su AFI Catalog of Feature Films, American Film Institute
  • (DE, EN) Leslie Caron, su filmportal.de

Riferimenti e bibliografie:

  • M.C., «L'Europeo», anno IX, n.21, 21 maggio 1953
  • Henry Gris, «Tempo», anno XVII, n.49, 8 dicembre 1955
  • «Epoca», 1956