Croccolo Carlo

CarloCroccolo

(Napoli, 9 aprile 1927, Castel Volturno, 12 ottobre 2019) è stato un attore, doppiatore, regista e sceneggiatore italiano.

Biografia

Ha iniziato la carriera nel 1950, interpretando alla radio la commedia Don Ciccillo si gode il sole, in teatro L'Anfiparnaso, diretto da Mario Soldati e al cinema il film I cadetti di Guascogna. Ha vinto il David di Donatello, nel 1989, per la sua interpretazione nel film 'O re.

Il cinema

Negli anni cinquanta e sessanta ha interpretato molti film con alcuni dei più grandi comici italiani, tra cui 47 morto che parla, Miseria e nobiltà, Totò lascia o raddoppia? e Signori si nasce con Totò, Ragazze da marito con Eduardo De Filippo, Non è vero... ma ci credo con Peppino De Filippo.

In totale ha interpretato 118 film, tra cui vanno ricordati Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica, Una Rolls-Royce gialla con Ingrid Bergman, Casotto di Sergio Citti, 'O re di Luigi Magni (David di Donatello e Ciak d'Oro come migliore attore non protagonista nel 1988), Camerieri di Leone Pompucci, Tre uomini e una gamba con Aldo, Giovanni e Giacomo e il controverso Li chiamarono... briganti! di Pasquale Squitieri, film incentrato sul brigante Carmine Crocco, ritirato subito dalle sale cinematografiche[1].

Nel 1971 ha scritto e diretto i film western Una pistola per cento croci e Black Killer, firmandoli con lo pseudonimo Lucky Moore.

Il doppiaggio

Carlo Croccolo ha lavorato moltissimo anche come doppiatore, prestando, tra gli altri, la sua voce ad Oliver Hardy (succedendo in questo ruolo ad Alberto Sordi), prima negli anni cinquanta con Fiorenzo Fiorentini e poi negli anni sessanta con Franco Latini. In alcuni casi ha perfino doppiato entrambi i personaggi di Stanlio & Ollio, come ad esempio ne L'eredità o Tempo di pic-nic. Dal 1957 inoltre ha doppiato Totò in scene realizzate in esterno in cui non era possibile girare in presa diretta e che Totò non poteva doppiare a causa dei suoi problemi di vista. Croccolo è stato l'unico doppiatore di Totò autorizzato dall'attore stesso (insieme al quale, nel 1964, scrisse la sceneggiatura per un film, Fidanzamento all'italiana, che non fu mai realizzato). Tra i doppiaggi di Croccolo nei film con Totò si ricordano la voce della baronessa in Totò diabolicus e quello nel film I due marescialli: nella scena finale, girata in una stazione, presta la voce a Vittorio De Sica.

La televisione

La sua prima apparizione televisiva è del 1956, nello sceneggiato L'alfiere, in un ruolo secondario, seguita da una partecipazione a Il Musichiere, nel 1960, e a Za-bum n.2, nel 1965. Nel 1977 ha condotto la trasmissione televisiva Il Borsacchiotto. Tra il 1996 e il 1998 ha girato i film televisivi Dio vede e provvede e Come quando fuori piove, andati in onda su Canale 5. Nel 2006, nel 2008 e nel 2010 ha partecipato alla fiction televisiva Capri nella parte del pescatore Totonno.

Il teatro

Molto intensa è stata anche la sua attività teatrale, per la quale si segnalano le interpretazioni ne La grande magia di Eduardo De Filippo diretto da Giorgio Strehler e nelle commedie di Garinei e Giovannini Rinaldo in campo e Aggiungi un posto a tavola.



Videoclip estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI e curate da Giancarlo Governi; "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno.

Galleria fotografica e rassegna stampa

1951 06 16 La Settimana Incom Carlo Croccolo intro

E nato settimino, è finito sotto un'auto e sotto un tram per evitare di far le cose troppo in fretta; per campare ha venduto ai tedeschi orologi fasulli ed ai romani saponette di creta

Carlo Croccolo è oggi uno degli attori cinematografici italiani che lavorano di più e, conseguentemente, guadagnano di più. Il pubblico, specialmente quello delle sale cinematografiche di provincia e della periferia delle grandi città, va in visibilio per quella sua maschera di ingenuo granitico, di fesso senza remissione. «Un po’ di Croccolo» fa sempre bene, anche nei films patetici, serve a far fare una risata tra due lacrime alla sartina ed al commesso dei secondi posti. Per il pubblico, ormai, la presenza di Croccolo nel «cast» di un film è di per sè un richiamo: i produttori lo sanno e se lo contendono; anche Croccolo lo sa e le cifre che chiede sono composte da molti, molti zeri dopo il primo numero. A pochi mesi di distanza dal suo vero e proprio esordio nel firmamento cinematografico, Croccolo può considerarsi un «divo». C’è una sola cosa che lo distingue dai suoi consimili; non abita né ai Parioli né in uno dei grandi alberghi della zona di via Veneto, come sembra sia d’obbligo per chi fa fortuna nel cinema. Ha un appartamento in una di quelle case standardizzate che sorgono come funghi alla periferia di Roma. Abita in un edificio contrassegnato col numero tredici, all’interno, tredici; una cosa da far impazzire un superstizioso, ma non può essere superstizioso chi si è visto piombare addosso tanti guai, quanti sono capitati a lui in soli ventiquattro anni di vita.

1951 06 16 La Settimana Incom Carlo Croccolo f1
Carlo Croccolo, l’«ingenuo granitico» del cinema italiano, fotografato a Fiumicino, prima d’una gita in barca, con la moglie Ivana. Croccolo è nato a Napoli ventiquattro anni fa: ha avuto una infanzia ed una giovinezza avventurosissime. S’è sposato il primo aprile di quest’anno. Ha scelto apposta questa data perchè gli amici credessero si trattasse d’un pesce, e lo lasciassero in pace.

Carlo Croccolo ha visto la luce a Napoli, il 9 aprile 1927. Non lo aspettava nessuno, è venuto al mondo con due mesi d’anticipo sull’orario normale. Ma sarà la prima ed unica volta che Croccolo potrà dire di essere arrivato in anticipo ad un appuntamento; poi, la puntualità diventerà per lui una chimera irraggiungibile. Suo nonno, che — medico — aveva assistito sua madre nell’improvviso e difficile parto, quando si trovò il neonato tra le mani, disse semplicemente «chisto se ne muore». E le comari presenti furono concordi nell’affer-mare che il settimino non avrebbe visto l’alba del 10 aprile. Invece Carletto sopravvisse: imbambolato e triste, ma sopravvisse. A tre anni il padre, discendente da una famiglia di italiani trasferitisi da un paio di secoli ad Alessandria d’Egitto, lo portò con sè in Africa. Dall’Egitto, i Croccolo passarono in Libia e qui il piccolo Carletto meravigliò tutti per i lunghi discorsi che riusciva ad imbastire con gli arabi. Ora, dell’arabo ricorda solo alcune male parole, ma afferma che a quel tempo lo parlava corrente-mente. Carletto non si sarebbe più mosso dall’Africa ed il cinema italiano avrebbe avuto un attore di meno, se suo padre e sua madre non avessero litigato al punto da decidere di separarsi. Con la madre, Carletto ritornò in Italia ed andò a vivere a Napoli. Ogni mattina sua madre che aveva trovato un posto d’insegnante di filosofia a Salerno prendeva il treno e ritornava soltanto la sera: durante tutta la giornata. Carletto, che allora aveva nove anni, doveva «arrangiarsi» ; fare la spesa per sè e per un fratellino più piccolo, far da mangiare e studiare. Studiare molto: sua madre su questo era inflessibile, voleva fame un austero professionista. Croccolo aveva una gran passione per la musica, avrebbe voluto suonare il violino o il pianoforte, ma la madre si dimostrò inflessibile: niente musica, soltanto greco, latino e storia. L’espressione imbambolata che oggi fa la sua fortuna cinematografica, quella volta gli procurava guai senza fine. I suoi compagni di scuola si facevano un dovere di «farlo fesso». Gli rubavano i libri, la merenda, le matite; un giorno riuscirono a portargli via persino le scarpe. E Carletto, paziente, usciva di scuola, andava al mercato, comperava pane e pomodori, andava a casa, preparava il pranzo, dava da mangiare al fratellino; tutto con calma, con estrema calma. Si muoveva con tanta calma, che un giorno, a quattordici anni, per evitare di accelerare il passo attraversando una strada, finì bello bello sotto un’automobile e si fece quattro mesi di ospedale. Guarito, sua madre lo fece entrare al collegio dei Salesiani. Qui Croccolo si scopri la vocazione per il sacerdozio, ma non potè coltivarla a lungo; per un tiro infernale giocato ad un insegnante fu cacciato su due piedi dal collegio. Sua madre, allora, pensò che cambiare aria gli avrebbe fatto bene e, col fratellino, lo mandò da certi suoi parenti ad Arpino. L’otto settembre del '43 lo colse studente di prima liceo del ginnasio arpinate. L’occupazione angloamericana di Napoli, separandolo dalla madre, lo mise bruscamente di fronte alla necessità di provvedere alla sostentazione propria e del fratellino.

Sentì dire che a Roma tutti facevano affari d’oro con la borsa nera; decise di provarcisi anche lui e si mise bravamente «in commercio». Il commercio consisteva nel vendere orologi ai militari tedeschi . Carletto comperava un orologio da quattro soldi, apriva la cassa e, con lo smalto per le unghie «disegnava» alcuni rubini in più, poi entrava in un’osteria e, adocchiato il cliente, si metteva a bere con lui. Se non si trattava di un bevitore, l’affare poteva considerarsi fatto (Croccolo destava fiducia, proprio per la sua faccia di candido ingenuo). Appena il tedesco era brillo, Carletto tirava fuori l’orologio e cominciava a magnificarlo: quasi sempre riusciva a venderlo. Naturalmente se s’ubriacava lui prima del tedesco, erano guai. Il «commercio» andava bene, ma non durò a lungo. Una ronda della polizia militare lo beccò mentre stava concludendo un «affare» e lo mise dentro. Croccolo riuscì a scappare proprio il 28 ottobre e, in omaggio alla data fatidica, visto che a Roma non crera più aria buona per lui, iniziò quella che chiama la «marcia su Arpino». La casa del suoi parenti era un po’ fuori dell’abitato. Croccolo ci arrivò che erano le due di notte, in pieno coprifuoco. Ancora adesso non sa che cosa gli prese: fatto si è che afferrò una pietra e si mise a bussare come un dannato al portone, urlando in tedesco «Polizia, polizia, aprite, dobbiamo perquisire la casa». Accadde il finimondo; mentre le donne un po’ urlavano e un po’ svenivano, gli uomini corsero a nascondersi in soffitta. Uno che era riparato sul tetto, scivolò e rimase paurosamente aggrappato al cornicione, col rischio di andare a rompersi la testa parecchi metri di sotto. Quando si accorsero della beffa, i buoni arpinati non legnarono Croccolo, ma gli consegnarono facendo nel cinema: un mezzo per far quattrini e basta.

La via del trionfo nel cinema gli è stata aperta dalla felicissima caratterizzazione del soldato tonto fatta ne «I cadetti di Guascogna», il marmittone che dice «sonodellitaliasettentrionalesignortenente» e che porta un enorme girasole in dono alla ragazza che lo attende fuori della caserma. Gli ha portato fortuna questo film, dice Croccolo, non solo perchè lo ha condotto alla ribalta della notorietà, ma perchè gli ha consentito di comperarsi una fuoriserie che sognava di possedere da quando vendeva orologi ai tedeschi ubriachi e di conoscere sua moglie. Croccolo è timidissimo, non ama i «dancings» e la vita mondana: una sera però andò in un dancing per ascoltare un’orchestra jazz (è un fanatico del jazz puro). Si mise ad un tavolo nascosto,
dinnanzi ad un bicchiere di limonata ad ascoltare la musica, quando ad un tratto un grappo di ragazzine lo prese d'assalto. «Croccolo, gli urlarono, c’è una nostra amica che vuol ballare con lei. Deve ballare Croccolo». Carletto ballò con la ragazza, e il gioco fu fatto. Il primo aprile di quest’anno i due si sono sposati. Hanno scelto questa data, perchè gli amici, al sentire la notizia, credessero ad un pesce.

1951 06 16 La Settimana Incom Carlo Croccolo f2
Carlo Croccolo non ha mai sentito nelle vene il «sacro fuoco» dell’attore nato. E’ diventato attore per caso, anzi per necessità; così come prima di essere attore, per sbarcare il lunario, era stato venditore ambulante al tempo dei tedeschi, agente di riserva nella Polizia Africa Italiana, radiotelegrafista con gli americani. Ha fatto una lunga anticamera a Radio Napoli ed in una «tournée» di provincia, prima che il cinema scoprisse la sua mobilissima maschera, di cui qui sopra diamo dieci espressioni colte dal nostro fotografo. Croccolo guadagna moltissimo, eppure intende ritirarsi dagli schermi per dedicarsi interamente allo studio e alla scultura.

Ora Croccolo vive felice con la moglie nell’appartamentino di periferia, che ha arredato con gusto smaccatamente moderno, inzeppandolo di tutti gli aggeggi utili e no. che usiamo vedere negli appartamenti dei «technicolor» hollywoodiani. Telefoni bianchi, luci riflesse, bar, poltrone enormi, poltrone piccole, poltrone così così, vasca con i pesci esotici, radio con tre altoparlanti, apparecchio fonografico con dischi multipli intercambiabili automaticamente, registratore, fonoincisore, proiettore sonoro a sedici millimetri. Evidentemente Croccolo vuol vendicarsi di tutta la fame e delle paurose avventure di povero disoccupato che ha sofferto. Ha comperato un macchinone che non finisce mai, naturalmente dotato di radio, accendisigarette ed altri ammenicoli e quando, nelle poche ore libere che ha, va in gita a Fiumicino con la moglie, si fa seguire dall’autista a bordo di una altra macchina più piccola, con il cane — un cucciolo pastore alsaziano dì razza purissima — seduto accanto. Si è preso pure un maggiordomo-segretario, portato via ad un albergo de l’Aquila. L’unica cosa che gli ricorda il passato, nella sua nuova vita, è una vecchia fantesca greca, Atinà, che ha visto nascere suo padre ed ha tenuto a balia lui, da piccolo.

Ora la vita di Croccolo é turbinosa: gira due, tre films contemporaneamente, fa degli «scketches» alla radio, prende dieci, quindici appuntamenti al giorno. Arriva in ritardo dappertutto, con ore, non con minuti di ritardo; ma arriva sempre, riesce a fare tutto. Non si sa come resista e non si sa nemmeno come resista sua moglie, che non lo lascia mai un istante perchè è gelosissima. Bisogna vedere come se lo sorveglia in questi giorni che Carletto sta girando «Porca miseria» (un rifacimento di «Quei due» di De Filippo) accanto ad Isa Barzizza e Nita Dover le quali, poiché la parte lo esige, sono più spesso seminude che vestite. Per Carletto la giornata comincia a mezzogiorno e finisce alle quattro, cinque del mattino. Alle due di notte, appena finito di girare l'ultima inquadratura, con la camicia mezza fuori dei calzoni ed il volto ancora truccato, seguito dalla moglie che gli regge la giacca, Croccolo si precipita fuori del teatro di posa, salta in macchina e va a casa a velocità pazzesca. Qui finalmente può dar sfogo alle sue due grandi passioni: ascoltare dischi di jazz e vedersi qualche film a sedici millimetri. Nel pieno della notte, improvvisamente si spande per lo stabile numero tredici di via Tomassini il suono strìdulo della tromba di Armstrong o la eco dei ritmi esasperati di Artie Show. Gli inquilini sobbalzano nei loro letti e cacciano la testa sotto il cuscino brontolando: «E' Croccolo». Tra verbo e sostantivo inseriscono però alcuni aggettivi qualificativi assolutamente irriproducibili.

Giorgio Berti, «La Settimana Incom Illustrata», 16 giugno 1951



Radiocorriere TV, 9 giugno 1990


1981 01 19 La Stampa Carlo Croccolo intro

ROMA — Carlo Croccolo sta facendo parlare di sé. In un teatro romano, con la sua comicità casareccia e rumorosa, ma con radici ben piantate nella commedia dell’arte, sta richiamando grande pubblico, magari quello di bocca buona.

Lamberto Antonelli, «La Stampa», 19 gennaio 1981


1992 08 17 La Stampa Toto Croccolo intro

L'attore e i segreti di un grande sodalizio: «Malafemmina" era la Pampanini». «Era un uomo solo e triste»

Carlo Croccolo, quarant’anni di onorata carriera nello spettacolo, è un attore involontario. non animato né da vocazione personale né da ansia da successo. «Mi sono rassegnato a seguire la mia faccia», ammette sorridendo. La sue faccia, la celebre faccia da fesso con l’occhio da pesce e la bocca inerte, gli ha permesso di interpretare centodieci film. Da «I cadetti di Guascogna», quello del «Costalòn ca costa soma dia Val d'Aosta», a «O'Re» di Magni sulle disavventure bellico-erotiche di Fraceschiello. E soprattutto lo ha fatto entrare nella storia del cinema per il suo sodalizio con Totò con il quale ha girato il meglio che c’è, da «47 morto che parla» a «Totò Sceicco», da «Miseria e nobiltà» a «Totò lascia o raddoppia?», in una sequenza infinita di scene dove lui, Totò, porgeva la battuta, e l’altro, Croccolo, gli rispondeva al suo modo stralunato.

«Era un uomo solo e triste, Totò. Molto più grande dei suoi film. Nient'affatto guitto, disprezzava con aristocratico cipiglio le mezze calze. Girava un film dietro l'altro, film a basso costo e senza trama, perché aveva bisogno di guadagnare, ma gli piaceva esser circondato da persone di talento. Più erano bravi quelli che gli stavano intorno più si esaltava lui. "Le cose belle è bello vederle col sole", diceva. Io l’avevo capito e lui mi ricambiava volendomi al suo fianco».

Un gran divertimento? «Bugie. Una gran fatica. Non si rideva mai. Totò era serissimo. Anche quando s'innamorava. Io lo vidi perdere la testa per la Pampanini, la donna per cui scrisse ’Malafemmina'. Ma era un amore infelice. Non scherzava, Totò. "Un film è buono se fa ridere quando si vede non quando si fa", era il suo convincimento. Negli ultimi anni, quand’era ormai diventato cieco, ho doppiato la sua voce perché fosse in sincrono con le immagini, ma l'ho fatto in segreto, evitando che si sapesse, perché Totò temeva che il pubblico l'avrebbe abbandonato se avesse scoperto la sua malattia».

Fu in quegli anni, i primi Anni Cinquanta, che Croccolo esplose imponendosi come il più strepitoso attor giovane del nostro spettacolo: faceva cabaret alla maniera di Grillo riuscendo perfino a dialogare con le proprie scarpe, accompagnava Claudio Villa in quelle serate popolari metà canzoni e metà risate che tanto piacevano, intratteneva il pubblico della tv che proprio allora cominciava a trasmettere: la prima notte di Capodanno dell'era televisiva la fece lui. in compagnia di Teddy Reno. Jula De Palma, Sandra Mondaini. Il denaro correva. Tra il '53 e il '54 fece 26 film, un record oggi inarrivabile. E lui spendeva. Al suo tavolo di ristorante poteva sedere chiunque passasse. La sua auto americana era la più lunga che si fosse mai vista a Cinecittà. Il suo cane aveva una giardinetta personale con un autista per le passeggiate. Le mance elargite ai ragazzini dell’ascensore erano più alte dello stipendio che percepiva sua madre insegnante di filosofia. Se gli saltava in testa portava a cena il cavallo con cui stava facendo il film perché anche lui era un attore. Se lo divertiva inviava champagne e rose alla costumista della compagnia perché anche lei avesse un'emozione.

Guidava la barca, si buttava col paracadute, si comprò perfino un aereo, che però non riuscì a pagare e gli fu sequestrato, solo per il gusto di fare quello che gli andava. Le sue stravaganze finivano sui giornali. Il divismo all'americana era approdato a Roma. Perfino la Camera si dovette interrogare su di lui e sulla «croccolite» che aveva colpito la gente e sarebbe sfociata, un po' più tardi, nel mito di «La dolce vita». Troppo sperpero, troppe follie, troppo esibizionismo per un’Italia ancora dominata dai Peppone che sognavano Baffone e dai Don Camillo che minacciavano le fiamme dell’Inferno. Megalomania? Croccolo nega. «Non ero snob. Ero fuori dal giro degli intellettuali. Di fare il cinema non me ne fregava niente. Ero arrivato a essere un divo senza fare nessuna fatica. M'ero lasciato andare alle cose e le cose giravano per il verso giusto. A Roma ero piombato seguendo un’inglese bellissima per far dispetto alla mia fidanzata napoletana che m'aveva piantato. E a Roma m'aveva scoperto la radio. Sembravo un esibizionista. Ero solo un ragazzo che si divertiva a provocare».

All'apice del successo, tirato da una parte da Eduardo che aveva rotto con Peppino e voleva lui in compagnia per sostituirlo, e dall'altra da Totò che non se la sentiva più di far cinema senza averlo vicino, Croccolo fu travolto dallo scandalo: lo accusarono di trafficare cocaina, lo sbatterono in prigione per cinque mesi, poi l'assolsero con tante scuse per non aver commesso il fatto. Ma la sua carriera era finita. Si rifugiò in Canada. senza una lira, a presentare spettacoli per emigranti, approfittando del fatto che conosceva le lingue e sapeva far ridere. Da quel momento Croccolo ha vissuto cinque diverse esistenze, ogni volta tentando di far soldi con un mestiere che niente avesse che fare con quello dell’attore e ogni volta essendo costretto a ricominciare a recitare per i fallimenti registrati. E' stato barman, venditore di pubblicità. regista di spot televisivi, antiquario, produttore in proprio e per conto terzi di filmetti commerciali, padrone per tre anni di un teatro a Roma. «Il Colosseo» dal cui disastro economico è uscito distrutto. Ha avuto una casa quasi fissa in Canada, Stato di cui ha ottenuto perfino la cittadinanza; un pied-à-terre a Roma dove finiva per tornare sempre: molti soggiorni ad Hollywood per far visita agli amici Sammy Davis jr e May Britt, Burt Bacharac e Angie Dickinson e poi il giro dei Kennedy, Manlyn Monroe, Peter Lawford, Sinatra. E cinque tra mogli e compagne, più un non quantificabile numero di avventure erotiche che gli fecero avere il soprannome di «Irish express» per via dei suoi capelli rossi.

Ma anche sulla fama di seduttore Croccolo nutre perplessità. «Le donne mi piacciono ma sono sempre stato il sedotto, mai il seduttore». E racconta della prima fidanzatine, una ragazza che volle far l'amore con lui perché era il solo maschio di cui i suoi fratelli gelosissimi non potevano sospettare.

A questa che è la sua ultima puntata da protagonista dello spettacolo l'ha ricondotto Strehler con una telafonata «Ma non sei morto?» - gli chiese. «Allora vieni a fare con me "La grande magia". E sbrigati». Da allora ha recitato in «Rinaldo in campo» con Massimo Ranieri nel ruolo che Garinei e Giovannini scrissero per lui nell’edizione con Modugno e che lui non fece per scapparsene negli Stati Uniti. Ha vinto un Donatello per «O' Re», l’unico riconoscimento della critica in tanti anni di lavoro. E' stato Crispino al Sistina in «Aggiungi un posto e tavola» insieme con Johnny Dorelli. A sessant’anni e passa ha una nuova compagna giovanissima e bella che per lui ha lasciato il teatro, e se ne va in giro per l’Italia con un «Pluto», classica commedia di Aristofane riproposta da Shahroo Kheradnaud.

Con Carlo Croccolo non c'è più Pinotto, il soldatino inventato copiando un dialogo surreale con un autentico nordico pre-leghista, che gli regalò, a lui napoletano autentico con villa a Pineta, mare e barca a Mergellina, popolarità e ricchezza. Ma lui non si lamenta. «Sono stato fortunato. Donne e spettacolo mi sono sempre corsi dietro».

Simonetta Roblony


1992-11-23-Gente

L'attore napoletano, che è stato uno dei pochissimi amici intimi del "principe della risata”, racconta come negli ultimi anni di lavoro Totò, ormai diventato quasi completamente cieco, lo avesse scelto come doppiatore dei suoi film - «Mi aveva chiesto di mantenere questo segreto», dice Carlo Croccolo «perché nessuno nel mondo dello spettacolo sapesse quanto grave fosse la sua menomazione» - «E’ stato un grandissimo maestro nella professione ma anche nella vita»

Pierangelo Rossi, «Gente», anno XXXVI, n.48, 23 novembre 1992


1992 10 15 Corriere Della Sera Carlo Croccolo intro

Sorprendente rivelazione sul grande comico napoletano nel venticinquennale della scomparsa. Carlo Croccolo: era malato, dopo il '58 gli ho prestato la voce in trenta film.

ROMA

Totò, il grande comico napoletano del quale ricorre il venticinquennale della scomparsa, fu costretto negli ultimi anni della carriera a farsi doppiare in molte scene cinematografiche da Carlo Croccolo a causa di gravi problemi agli occhi.

La notizia, contenuta nel libro di Giancarlo Governi «Io sono Totò», è stata confermata da Croccolo durante la presentazione dell'iniziativa editoriale multimediale «Lei non sa chi sono io», realizzata dalle consociate Rai Fonit Cetra, Nuova Eri e Videorai, che ripercorre la carriera artistica del principe de Curtis in due videocassette corredate dal saggio biografico di Governi.

«Totò aveva le retine malate — ha detto Croccolo — e col passare degli anni divenne quasi cieco. Le scene girate in esterni, che richiedevano una nuova incisione audio, non potevano essere ridoppiate da lui, perché Totò non riusciva a seguire sullo schermo i movimenti delle proprie labbra. Le scene girate in interni, invece, sono tutte autentiche, in presa diretta. L'ho aiutato in una trentina di film dopo il 1958. Mi fece giurare che non avrei parlato con nessuno dei miei interventi. La stampa non lo amava e lui non voleva che si sapesse della sua malattia».

L'ostracismo della cultura italiana dell'epoca verso il genio artistico di Totò, che fu anche autore di poesie e canzoni divenute celebri, è stato ricordato da Lello Bersani, autore nel ’65 di una celebre intervista tv al principe de Curtis, riproposta in «Lei non sa chi sono io»: «I critici — ha detto — si divertivano con i suoi film ma poi li condannavano». In quell'eccezionale documento Totò si rivelò con lucidità, ironia e senza segreti, recitando con straordinaria commozione la sua poesia più celebre «A livella». Si scopre cosi la difficile convivenza fra il principe e il comico, il «servitore» Totò che vive in cucina, la gioventù in via Santa Maria Antesaecula. in «Rione», gli inizi con la Commedia dell'Arte che gli insegnò l'improvvisazione, vera perla di ogni suo film, poi il varietà, la rivista, la commedia musicale, il cinema. «Lui è un pagliaccio, un attore: io una persona per bene», afferma il principe, legato al titolo e al blasone, che solo agli amici più cari permetteva di chiamarlo affettuosamente Totò.

«Totò — ha aggiunto Carlo Sartori, direttore editoriale della Nuova Eri — fu vittima della cultura cattolico-comunista prevalente a quei tempi, che anteponeva la tragedia alla commedia. In quest’ultimo genere d’arte si intravedeva una forma di disimpegno, non produttiva da un punto di vista politico».

Un atteggiamento destinato a mutare con il passare degli anni e che «Lei non sa chi sono io» documenta attraverso scritti di Federico Fellini, Umberto Eco, Cesare Zavattini, Eduardo De Filippo, esempi del ripensamento dei massimi esponenti della cultura nazionale nei confronti dell’opera cinematografica dell’attore napoletano: «Ricordate Totò? — si domandava Fellini nel 1980 — Che stupefacente, misteriosa apparizione!».

«Corriere della Sera», 15 ottobre 1992


1992 10 15 La Stampa Toto Croccolo.intro

Totò, il grande comico napoletano, fu costretto negli ultimi anni della carriera a farsi doppiare molte scene da Cario Croccolo, per gravi problemi agli occhi. Lo racconta Giancarlo Governi nel libro «Io sono Totò» e lo ha confermato ieri Croccolo, presentando «Lei non sa chi sono io», due videocassette che ripercorrono la carriera artistica del principe de Curtis. «Totò aveva le retine malate - dice Croccolo - e col passare degli anni divenne quasi cieco. Le scena in esterni, che richiedevano una nuova incisione audio, non potevano essere ridoppiate da lui, perché non riusciva a seguire sullo schermo i movimenti delle sue labbra. L'ho aiutato in una trentina di film. Mi fece giurare che non ne avrei parlato con nessuno. La stampa non lo amava e lui non voleva che si sapesse della sua malattia». E' noto infatti l'ostracismo della cultura italiana dell'epoca verso il genio di Totò.

Simonetta Roblony


Intervista a Croccolo: «Io e Totò così diventai la voce del principe»

Lecce

Ora che il tempo è passato, sugli anni trascorsi accanto al principe della risata vorrebbe scrivere un libro. Ha già pronto il titolo: «Totò ed io». Per i contenuti basta attingere alla sua memoria formidabile, precisa come il database di un computer, attrezzo che peraltro usa benissimo, mettendo in riga tecnici e consulenti. Carlo Croccolo domenica compie novant’anni, e il comune di Castel Volturno, dove vive con la moglie Daniela Cenciotti in una bella casa con il giardino e l’orto, gli consegnerà per festeggiarlo le chiavi della città. A Lecce ha appena inaugurato il Festival del cinema europeo con una serata Totò fatta di ricordi, omaggi e proiezione della copia restaurata del film «Chi si ferma è perduto», a cura della Cineteca di Bologna. Pienone e risate come a una prima assoluta. La forza dei classici è questa.

Al grande Totò Carlo Croccolo ha prestato la voce in una decina di film. Con discrezione e affetto gli è stato vicino quando il mattatore perse quasi del tutto la vista. Ora racconta: «Ha ispirato la mia vita, è stato un maestro». Niente sentimentalismi, però: ai toni sdolcinati Croccolo preferisce il graffio beffardo, la zampata ironica e impietosa. Primattore e medico mancato, può resistere a tutto, ma non alla tentazione di una buona battuta. Di sé dice: «Sono stato terribile, mia madre cercava di tenermi a freno a suon di mazzate, non auguro a nessuno un figlio come me».

E con Totò, invece, come si comportava?

«Sul lavoro lui era rigoroso e severo, io giovanissimo e un po’ cretino a volte ne approfittavo. Quando girammo “Totò Lascia o raddoppia” m’incapricciai di un paio di pattini con le ruote di legno che facevano un rumore terribile, drrr, drrr, e scorrazzavo per i corridoi dello studio incurante del fastidio che procuravo agli altri. Totò, esasperato, mi fece chiamare, disse che avremmo provato la scena dell’armadio, mi fece entare nel suddetto e chiuse a chiave. Restai lì dentro per un’ora e mezza senza fiatare, povero me, ma imparai la lezione».

Dispetti a parte, com’erano i suoi rapporti con il principe de Curtis?

«Credo mi considerasse un po’ suo figlio, il figlio maschio che non aveva avuto. Mi trattava con severità e con affetto, e di questo lo ringrazio ancora. Lo rispettavo molto e non mi sono mai permesso di contrastarlo in modo evidente. Con altri, con Aldo Fabrizi, per esempio, ho avuto un rapporto spaventoso, ma nemmeno Totò andava d’accordo con lui».

Com’era Totò sul set, improvvisava come si racconta?

«Riscriveva tutto, altro che improvvisare. Ci chiudevamo nella sua roulotte, lui dettava le battute, Mario Castellani scriveva e poi prove su prove, come a teatro. Quando andavamo davanti alla macchina da presa eravamo padroni del testo e dei tempi. Totò non permetteva a nessuno di cambiare una virgola. L’unico sono stato io, nella scena della mortadella in “Signori si nasce”, e gli scappò da ridere».

Negli anni Sessanta cominciò a doppiarlo.

«Fu lui a chiedermelo, quando perse la vista. Avevamo lo stesso timbro, Totò se ne accorse sentendomi doppiare in francese “La legge è legge” con Fernandel e mi mandò a chiamare. Io mi ero trasferito in Canada, rientrai e cominciai il lavoro dietro le quinte. Non se ne accorse nessuno, nessuno doveva sapere. Doppiavo le scene in esterni, solo per “Uccellacci e uccellini” Totò volle fare tutto da solo, Pasolini gli dava una pacca sulla spalla e lui attaccava la battuta. Sempre perfetto, bravissimo».

Fu cosi che diventò la voce del principe.

«La voce del principe, sì. Magari avessi avuto qualcosa in più della sua arte, non solo la voce.... Però non sono mai stato un semplice imitatore, ho dato personalità ai personaggi. E oltre a Totò ho doppiato anche Nino Taranto, e nel film di Corbucci “I due marescialli” perfino Vittorio De Sica. Ha presente la battuta “domenicano... domenicano... Capurro!”? beh, quello ero io».

Ha attraversato gli anni d’oro del cinema italiano, com’era quel mondo?

«Non è mai tutto oro quel che luccica, l’ambiente dello spettacolo non fa eccezione. I fetenti sono dappertutto, e mi ci metto anch’io. Io sono uno zozzone, mi piacciono le donne. Dicevano: da vecchio cambierai... evidentemente non sono ancora vecchio».

Totò aveva un gran successo con le donne.

«Era un vincente anche in questo».

Però lei ebbe un incontro fatale con Marilyn Monroe...

«La conobbi a un ballo della Paramount, ci ero andato con May Britt e suo marito Sammy Davis jr, poi ero rimasto in un angolo, con un bicchiere in mano e l’aria da scemo. Marilyn passò, mi vide e mi scambiò per un irlandese, per via dei capelli rossi: “Che fai tutto solo?”. Le dissi che ero napoletano, lei scoppiò a ridere e facemmo amicizia. Un’affettuosa amicizia, fu bello, ma anche triste. Marilyn era cristallo puro, una donna meravigliosa, insicura del suo fascino e sola, spaventosamente sola».

A Castel Volturno le preparano grandi festeggiamenti. E a Napoli, la sua città?

«Non ho un buon rapporto con Napoli, è troppo ancorata al passato, come se non volesse migliorare. Ci vorrebbe uno scatto d’orgoglio, un grido di ribellione per far venire fuori dalle cose vecchie la città nuova, la Neapolis».

Titta Fiore



Filmografia

Attore

Cinema
Il conte di Sant'Elmo, regia di Guido Brignone (1950)
47 morto che parla, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1950)
Tototarzan, regia di Mario Mattoli (1950)
L'inafferrabile 12, regia di Mario Mattoli (1950)
I cadetti di Guascogna, regia di Mario Mattoli (1950)
Totò sceicco, regia di Mario Mattoli (1950)
Ha fatto 13, regia di Carletto Manzoni (1951)
Auguri e figli maschi!, regia di Giorgio Simonelli (1951)
L'eterna catena, regia di Anton Giulio Majano (1951)
Vendetta... sarda, regia di Mario Mattoli (1951)
Libera uscita, regia di Duilio Coletti (1951)
Porca miseria!, regia di Giorgio Bianchi (1951)
Stasera sciopero, regia di Mario Bonnard (1951)
Bellezze in bicicletta, regia di Carlo Campogalliani (1951)
Arrivano i nostri, regia di Mario Mattoli (1951)
Licenza premio, regia di Max Neufeld (1951)
Il caimano del Piave, regia di Giorgio Bianchi (1951)
La paura fa 90, regia di Giorgio Simonelli (1951)
Tizio, Caio, Sempronio, regia di Marcello Marchesi, Vittorio Metz e Alberto Pozzetti (1951)
Ragazze da marito, regia di Eduardo De Filippo (1952)
Primo premio: Mariarosa, regia di Sergio Grieco (1952)
L'eterna catena, regia di Anton Giulio Majano (1952)
Non è vero... ma ci credo, regia di Sergio Grieco (1952)
Siamo tutti milanesi, regia di Mario Landi (1953)
La figlia del reggimento, regia di Goffredo Alessandrini e Géza von Bolváry (1953)
Cuttica, episodio di Gran varietà, regia di Domenico Paolella (1954)
Di qua, di là del Piave, regia di Guido Leoni (1954)
Miseria e nobiltà, regia di Mario Mattoli (1954)
Assi alla ribalta, regia di Ferdinando Baldi e Giorgio Cristallini (1954)
Rosso e nero, regia di Domenico Paolella (1954)
I pinguini ci guardano, regia di Guido Leoni (1955)
Il più comico spettacolo del mondo, regia di Mario Mattoli (1955)
Altair, regia di Leonardo De Mitri (1955)
Totò lascia o raddoppia?, regia di Camillo Mastrocinque (1956)
Cerasella, regia di Raffaello Matarazzo (1959)
Signori si nasce, regia di Mario Mattoli (1960)
Appuntamento a Ischia, regia di Mario Mattoli (1960)
Il mio amico Jekyll, regia di Marino Girolami (1960)
Fontana di Trevi, regia di Carlo Campogalliani (1960)
Meravigliosa, regia di Carlos Arévalo e Siro Marcellini (1960)
Mina... fuori la guardia, regia di Armando William Tamburella (1961)
Fra Manisco cerca guai..., regia di Armando William Tamburella (1961)
L'amante di 5 giorni (L'amant de cinq jours), regia di Philippe de Broca (1961)
Maciste contro Ercole nella valle dei guai, regia di Mario Mattoli (1961)
Pesci d'oro e bikini d'argento, regia di Carlo Veo (1961)
Gli eroi del doppio gioco, regia di Camillo Mastrocinque (1962)
Jessica, regia di Oreste Palella (1962)
Cronache di un convento (The Reluctant Saint), regia di Edward Dmytryk (1962)
I quattro moschettieri, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1963)
Spionaggio a Casablanca (Noches de Casablanca), regia di Henri Decoin (1963)
Adelina, episodio di Ieri, oggi, domani, regia di Vittorio De Sica (1963)
Panic Button... operazione fisco! (Panic Button), regia di George Sherman (1964)
I marziani hanno 12 mani, regia di Castellano e Pipolo (1964)
6 pallottole per Ringo Kid (Freddy und das Lied der Prärie), regia di Sobey Martin (1964)
Una Rolls-Royce gialla (The Yellow Rolls-Royce), regia di Anthony Asquith (1964)
Non son degno di te, regia di Ettore Maria Fizzarotti (1965)
Testa di rapa, regia di Giancarlo Zagni (1966)
Perdono, regia di Ettore Maria Fizzarotti (1966)
Io, io, io... e gli altri, regia di Alessandro Blasetti (1966)
Dio, come ti amo!, regia di Miguel Iglesias (1966)
Caccia alla volpe, regia di Vittorio De Sica (1966)
Come imparai ad amare le donne, regia di Luciano Salce (1966)
Colpo grosso alla napoletana (The Biggest Bundle of Them All), regia di Ken Annakin (1968)
Diabolik, regia di Mario Bava (1968)
Il diario proibito di Fanny, regia di Sergio Pastore (1969)
Una pistola per cento croci, regia di Carlo Croccolo (1971)
Black Killer, regia di Carlo Croccolo (1971)
Passi furtivi in una notte boia, regia di Vincenzo Rigo (1976)
Le seminariste, regia di Guido Leoni (1976)
Signore e signori, buonanotte, regia di Age, Leonardo Benvenuti, Luigi Comencini, Piero De Bernardi, Nanni Loy, Ruggero Maccari, Luigi Magni, Mario Monicelli, Ugo Pirro, Furio Scarpelli ed Ettore Scola (1976)
Casotto, regia di Sergio Citti (1977)
Mi manda Picone, regia di Nanni Loy (1983)
Massimamente folle, regia di Marcello Troiani (1985)
Il camorrista, regia di Giuseppe Tornatore (1986)
Via Lattea... la prima a destra, regia di Ninì Grassia (1989)
'o Re, regia di Luigi Magni (1989)
In nome del popolo sovrano, regia di Luigi Magni (1990)
L'avaro, regia di Tonino Cervi (1990)
In camera mia, regia di Luciano Martino (1992)
Il cielo è sempre più blu, regia di Antonello Grimaldi (1995)
Uomini uomini uomini, regia di Christian De Sica (1995)
Camerieri, regia di Leone Pompucci (1995)
Giovani e belli, regia di Dino Risi (1995)
Un inverno freddo freddo, regia di Roberto Cimpanelli (1996)
Amare per sempre (In love and war), regia di Richard Attenborough (1996)
Consigli per gli acquisti, regia di Sandro Baldoni (1997)
Tre uomini e una gamba, regia di Massimo Venier e Aldo, Giovanni e Giacomo (1997)
Il commesso viaggiatore, regia di Francesco Dal Bosco (1999)
Il guerriero Camillo, regia di Claudio Bigagli (1999)
Li chiamarono... briganti!, regia di Pasquale Squitieri (1999)
La vita, per un'altra volta, regia di Domenico Astuti (1999)
Quattro scatti per l'Europa, regia di Ivan Carlei - cortometraggio (1999)
Terra bruciata, regia di Fabio Segatori (1999)
Ogni lasciato è perso, regia di Piero Chiambretti (2001)
Il debito, regia di Alfredo Santucci - cortometraggio (2002)
Amore con la S maiuscola, regia di Paolo Costella (2002)
Il quaderno della spesa, regia di Tonino Cervi (2003)
Cose da pazzi, regia di Vincenzo Salemme (2005)
Italian Dream, regia di Sandro Baldoni (2009)
La promessa, regia di Rino Piccolo - cortometraggio (2009)
Volevo solo vivere - Treno 8017 l'ultima fermata, regia di Vito Cesaro e Antonino Miele - cortometraggio (2013)
Vacanz... ieri, oggi e domani, regia di Lucio Ciotola e Fabio Massa (2014)


Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi

Televisione

L'Alfiere, regia di Anton Giulio Majano - miniserie TV (1956)
Il giornalino di Gian Burrasca, regia di Lina Wertmüller - miniserie TV (1964)
I legionari dello spazio, regia di Italo Alfaro - miniserie TV (1966)
Le spie - serie TV, episodio 2x09 (1966)
Il commissario De Vincenzi, regia di Mario Ferrero - serie TV, episodio 2x02 (1977)
Un uomo da ridere, regia di Lucio Fulci - miniserie TV (1980)
Vento di mare, regia di Gianfranco Mingozzi - miniserie TV (1991)
Inside the Vatican, regia di John McGreevy - serie TV (1993)
Pazza famiglia, regia di Enrico Montesano - serie TV (1996)
Dio vede e provvede - serie TV, episodio 1x01 (1996)
Quei due sopra il varano - serie TV (1996)
Un prete tra noi - serie TV, 4 episodi (1997)
S.P.Q.R., regia di Claudio Risi - serie TV (1997)
Amiche davvero!!, regia di Marcello Cesena - film TV (1998)
L'ispettore Giusti, regia di Sergio Martino - serie TV, episodio 1x04 (1999)
Vola Sciusciù, regia di Joseph Sargent - film TV (2000)
Come quando fuori piove, regia di Bruno Gaburro - film TV (2000)
Una storia qualunque, regia di Alberto Simone - miniserie TV (2000)
Una lunga notte, regia di Ilaria Cirino - film TV (2001)
Don Matteo - serie TV, episodio 2x07 (2001)
L'inganno, regia di Rossella Izzo - film TV (2003)
Cinecittà, regia di Alberto Manni - serie TV (2003)
Una famiglia in giallo, regia di Alberto Simone - serie TV, episodio 1x03 (2005)
Capri - serie TV, 16 episodi (2006-2010)
Regista e sceneggiatore
Una pistola per cento croci (1971)
Black Killer (1971)

Programmi TV

I cinque sensi sono sei (Programma Nazionale, 1954)
Siparietto (Secondo Canale, 1962)
Canzoni da mezza sera (Secondo Canale, 1962)
Za-bum n.2 (Secondo Canale, 1965)
Cartoline d'auguri (Programma Nazionale, 1965)
Il Borsacchiotto (Rete Due, 1977)

Prosa televisiva RAI

So' dieci anne, di Livero Bosio, regia di Vittorio Viviani, trasmesso il 31 gennaio 1961
Il tempo e la famiglia Conway, di John Boynton Priestley, regia di Alessandro Brissoni, trasmesso il 1 giugno 1962
Il coraggio, di Augusto Novelli, regia di Marcello Sartarelli, trasmesso il 17 giugno 1962
Luna sulla gran guardia, trasmesso il 29 giugno 1962
Una volta nella vita, regia di Mario Landi, trasmesso il 4 febbraio 1963
Il delitto, regia di Flaminio Bollini, trasmesso il 12 luglio 1967
Il misantropo, di Molière, regia di Flaminio Bollini, trasmesso il 12 maggio 1967
Liliom, di Ferenc Molnár, regia di Eros Macchi, trasmesso il 16 gennaio 1968
L'albergo del libero scambio, di Georges Feydeau, regia di Mario Missiroli, trasmesso il 1° novembre 1997

Doppiaggio

Oliver Hardy in I monelli, I ladroni, Un nuovo imbroglio, L'eredità, La bugia, Non c'è niente da ridere, Il circo è fallito, Annuncio matrimoniale, Allegri gemelli, Lavori forzati, Zenobia, Tempo di pic-nic, Concerto di violoncello, I due ammiragli, Sotto zero, La sbornia, L'eredità, I polli tornano a casa, Un salvataggio pericoloso, La sposa rapita, I due legionari, Tutto in ordine, Pugno di ferro, La scala musicale, Ospedale di contea, Un'idea geniale, Anniversario di nozze, Lavori in corso, Alchimia, Il regalo di nozze, Andando a spasso, Vita in campagna, Gelosia, Un marito servizievole
Stan Laurel in I ladroni, L'eredita, Lavori forzati, Tempo di pic-nic, Un marito servizievole
Totò in I due marescialli, Totò diabolicus, Operazione San Gennaro
Pinuccio Ardia in Operazione San Gennaro, Briganti - Amore e libertà
Stelvio Rosi in Il suo nome è Donna Rosa, Mezzanotte d'amore, Venga a fare il soldato da noi
Vittorio De Sica in I due marescialli
Guido Alberti in 8½
Harry Guardino in Operazione San Gennaro
Mario Adorf in Operazione San Gennaro, State buoni se potete
Nino Taranto in Stasera mi butto
Carlo Taranto in Il ragazzo che sapeva amare
Enzo Maggio in Io non protesto, io amo
Fanfulla in Fellini Satyricon
Al Lettieri in Bordella
Helmut Qualtinger in Il nome della rosa
Pasquale Cajano in Casinò
Gegè Di Giacomo in Maruzzella
Luigi Montini in Mezzo destro mezzo sinistro - 2 calciatori senza pallone
Francesco Mulè in Le spie vengono dal semifreddo
Gerardo Gargiulo in Ferdinando e Carolina
Mario Scaccia in Ferdinando e Carolina
Dallas McKennon in Lo scrigno delle sette perle
Ferdinando Murolo in Dimmi che fai tutto per me
Franco Rosi in Venga a fare il soldato da noi
Harry Belafonte in Kansas City
Renato Carosone in Caravan petrol
Dom DeLuise in Un tassinaro a New York
Hercules Cortes in Ammazzali tutti e torna solo
Gianfranco Barra in Se lo scopre Gargiulo
Mico Galdieri in Se lo scopre Gargiulo
Paul Mercey in Nemici... per la pelle
Dottor No in Carletto il principe dei mostri


Il doppiaggio

Carlo Croccolo ha lavorato moltissimo anche come doppiatore, prestando tra gli altri la sua voce ad Oliver Hardy, succedendo in questo ruolo ad Alberto Sordi. Dal 1957 inoltre ha doppiato Totò in quelle scene realizzate in esterno in cui non era possibile girare in presa diretta e che Totò non poteva doppiare a causa dei suoi problemi di vista. Croccolo è stato l'unico doppiatore di Totò autorizzato dall'attore stesso (insieme al quale, nel 1964, scrisse la sceneggiatura per un film, Fidanzamento all'italiana, che non fu mai realizzato per mancanza di finanziamenti). Tra i doppiaggi di Croccolo applicati ai film con Totò si ricordano la voce della baronessa in Totò diabolicus e soprattutto, nel film I due marescialli la voce di Antonio Capurro (Totò) in una scena di esterni in una stazione e la voce prestata a Vittorio De Sica (il Maresciallo Vittorio Cotone) nella stessa scena, fatto probabilmente unico nel cinema italiano.

Film cinema

Helmut Qualtinger in Il nome della rosa (Remigio da Varagine, il cellario)

La regia

Nel 1971 ha scritto e diretto i film western Una pistola per cento croci e Black Killer, firmandoli con lo pseudonimo di Lucky Moore.

In televisione

La sua prima apparizione televisiva è del 1956, nello sceneggiato L'alfiere, in un ruolo secondario, seguita da una partecipazione a Il Musichiere, nel 1960, e a Za-bum n.2, nel 1965. Nel 1977 ha condotto la trasmissione televisiva "Il Borsacchiotto". Tra il 1996 e il 1998 ha girato i film televisivi Dio vede e provvede e Come quando fuori piove, andati in onda su Canale 5. Nel 2006, nel 2008 e nel 2010 ha partecipato alla fiction televisiva Capri nella parte del pescatore Totonno.

Teatro
Molto intensa è stata anche la sua attività teatrale; si segnalano le interpretazioni ne La grande magia di Eduardo De Filippo diretto da Giorgio Strehler e nelle commedie di Garinei e Giovannini Rinaldo in campo e Aggiungi un posto a tavola.

Filmografia

Il conte di Sant'Elmo (1950)

Bellezze in bicicletta (1950)
47 morto che parla (1950)
Totò Tarzan (1950)
L'inafferrabile 12 (1950)
I cadetti di Guascogna (1950)
Totò sceicco (1950)
Auguri e figli maschi (1951)
L'eterna catena (1951)
Vendetta... sarda (1951)
Libera uscita (1951)
Porca miseria (1951)
Stasera sciopero (1951)
Arrivano i nostri (1951)
Licenza premio (1951)
Il caimano del Piave (1951)
La paura fa 90 (1951)
Tizio, Caio, Sempronio, regia di Marcello Marchesi, Vittorio Metz e Alberto Pozzetti (1951)
Ragazze da marito (1952)
Primo premio Mariarosa (1952)
L'eterna catena (1952)
Non è vero... ma ci credo (1952)
Siamo tutti milanesi (1953)
Di qua di la dal Piave (1953)
La figlia del reggimento (1953)
Ha fatto 13! (1954)
Gran varietà (1954)
Miseria e nobiltà (1954)
Assi alla ribalta (1954)
I pinguini ci guardano (1955)
Rosso e nero (1955)
Totò lascia o raddoppia? (1956)
Cerasella (1959)
Signori si nasce (1960)
Appuntamento a Ischia (1960)
Il mio amico Jekyll (1960)
Altair, primo amore (1960)
Meravigliosa (1960)
Mina... fuori la guardia (1961)
Fra Manisco cerca guai (1961)
L'amante di cinque giorni (1961)
Maciste contro Ercole nella valle dei guai (1961)
Pesci d'oro e bikini d'argento, regia di Carlo Veo (1961)
Gli eroi del doppio gioco (1962)
Jessica (1962)
Cronache di un convento (1962)
I quattro Moschettieri (1963)
Spionaggio a Casablanca (1963)
Ieri, oggi, domani (1963)
Panic Button... Operazione Fisco (1964)
I marziani hanno dodici mani (1964)
6 pallottole per Ringo Kid (1964)
Fontana di Trevi (1964)
Una Rolls-Royce gialla (1964)
Non son degno di te (1965)
Testa di rapa (1966)
Perdono (1966)
Io, io, io... e gli altri (1966)
Dio, come ti amo! (1966)
Caccia alla volpe (1966)
Come imparai ad amare le donne (1966)
Colpo grosso alla napoletana (1968)
Diabolik (1968)
Il diario proibito di Fanny (1969)
Una pistola per cento croci (1971), regia e sceneggiatura
Black Killer (1971), regia e sceneggiatura
Passi furtivi in una notte boia (1976)
Le seminariste (1976)
Signore e signori, buonanotte (1976)
Casotto (1977)
Mi manda Picone (1983)
Massimamente folle (1985)
Via Lattea... la prima a destra (1989)
'O re (1989)
In nome del popolo sovrano (1990)
L'avaro (1990)
In camera mia (1992)
Il cielo è sempre più blu (1995)
Uomini uomini uomini (1995)
Camerieri (1995)
Giovani e belli (1995)
Un inverno freddo freddo (1996)
Amare per sempre (1996)
Consigli per gli acquisti (1997)
Tre uomini e una gamba (1997)
Il commesso viaggiatore (1999)
Il guerriero Camillo (1999)
Li chiamarono... briganti! (1999)
La vita, per un'altra volta (1999)
Quattro scatti per l'Europa (1999)
Terra bruciata (1999)
Il debito (2002), cortometraggio
Amore con la S maiuscola (2002)
Il quaderno della spesa (2003)
Cose da pazzi (2005)
Una famiglia in giallo (2005), fiction TV
Capri (2006), fiction TV
Capri 2 (2008), fiction TV
Capri 3 (2010), fiction TV

Siti referenti


Riferimenti e bibliografie: