Ménard Yvonne

Yvonne Menard bio


Accanto a Totò una stella internazionale: Yvonne Menard. Chi è stato una volta soltanto a Parigi è stato, immancabilmente, alle Folies Bergére. E' una tappa obbligata, perché il teatro di Rue Saulnier è il palazzo reale del mondo della rivista. Ebbene, tutti coloro che sono stati alle Folies Bergére conoscono Yvonne Menard, e quasi nulla ignorano dei doni che la natura ha voluto fare al suo volto, alla sua figura. Di Yvonne Menard, gli spettatori vedranno... un pò meno di quello che vedono a Parigi; ma non per questo si sentiranno defraudati.

Yvonne Menard2

Non solo di ammirevole nudità erano, e sono, le sue attrattive: il suo brio classicamente parigino, il suo senso del ritmo, le sue doti puramente artistiche formano attrattiva a sé. Quando una donna, entrata a quindici anni nelle file del corpo di ballo del più famoso teatro di rivista del mondo, sale di grado in grado, fino al ruolo di stella assoluta, non lo deve soltanto alle esibizioni delle sue belle nudità.

(Presentazione di Yvonne Ménard, tratta dalla brochure della rivista "A prescindere", 1956)


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

1957 L Europeo Yvonne Menard L

Yvonne Ménard apre la serie delle copertine della nostra nuova annata. Yvonne, assieme a Franca May ed a Franca Gandolfi, è una delle « vedettes » della rivista di Totò: "A prescindere..." di Nelli e Mangini, per la quale Remigio Paone non ha lesinato i mezzi. La rivista viene data ora a Roma, al Teatro Sistina, ma presto la vedremo anche a Milano. In questi giorni era corsa voce che la Ménard si sarebbe ritirata dallo spettacolo perché ammalata: è invece soltanto un poco stanca. (Fotografìa Bosio-Press-Photo).

«L'Europeo», anno XIII, n.1, 5 gennaio 1957


1958 05 03 Corriere della Sera Yvonne Menard intro

Yvonne Menard, già soubrette con Totò, tenta di uccidersi - Pentita chiede aiuto nella notte: "Non lo farò più"

Parigi, maggio

Yvonne Menard, la vedetta delle «Folies Bergère», che l’altra notte ha tentato di togliersi la vita recidendosi le vene di un polso con una lametta da barba, è ora considerata fuori pericolo. All’ospedale. dove le hanno fatto varie trasfusioni di sangue, si è recato a trovarla il direttore delle «Folies», Paul Derval. che le ha portato un mazzetto dei tradizionali mughetti, di cui tutta Parigi viene inondata il 1 maggio. Pare che la diva, appena in grado di parlare, abbia sussurrato : «Scusatemi, ho troppo sofferto; non lo farò mai più».

1958 05 02 Corriere della Sera Yvonne Menard f1Yvonne Menard, proprietaria di un aeroplano, che pilotava essa stessa, di una vettura fuori-serie, di un appartamento lussuoso, appartenente al comitato direttivo delle «Folies Bergère», pagata attualmente cinquantamila franchi per spettacolo, aveva raggiunto la vetta del successo. Forse temeva di non poterci rimanere ancora a lungo e per questo, rientrata nel suo appartamento di Boulogne-sur-Seine, dopo la rappresentazione; sì è abbandonata a un atto disperato, che non è stato fatale soltanto perchè i vicini di casa l’hanno soccorsa tn tempo, prima che si dissanguasse completamente.

Poche ore prima, sotto le luci della ribalta del teatro più gaio del mondo, la diva ventottenne aveva raccolto gli applausi del pubblico con il solito sorriso. Poi era salita sulla sua macchina ed era andata a casa, per uccidersi. «L’avevamo vista triste e abbattuta già da vari giorni», affermano coloro che le erano vicini. «Era allegra e contenta come al solito», sostengono invece altri. «Aveva incontrato recentemente l'uomo della sua vita — dicono altri ancora —, ma l’amore fu contrastato». «'Surménage’ e depressione nervosa», concludono i più.

Ciò che è certo è che il sorriso. sul palcoscenico delle Folies Bergère, fu l’ultimo sforzo di una giovane donna, travagliata da chissà quali problemi. Yvonne lo ripose come una uniforme, insieme alle «aigrettes» del provocante costumino bianco che indossava nell'ultimo numero. Prima di tornare a casa, Yvonne Menard si era recata a cena con amici in un piccolo ristorante, ma presto li aveva lasciati: era stanca e desiderava andare a letto.

Si calcola che ella abbia raggiunto il suo appartamento, posto al pianterreno di un immobile moderno, nei pressi di Saint-Cloud, verso-le 2.30 del mattino. Circa un’ora più tardi, i coniugi che abita no in un appartamento attiguo, udivano rumori strani, come se qualcuno battesse alla parete. Ma le finestre erano aperte, perchè la notte era afosa, ed essi pensarono si trattasse di rumori provenienti dalla strada. I coniugi si riaddormentarono e si risvegliarono verso le sei: qualcuno bussava ancora alla parete. Si alzarono e. trovata a-porta la porta dell’appartamento di Yvonne Menard, vi entrarono: la diva giaceva sul letto inzuppato di sangue. Tra uno svenimento e l’altro, provocato dall’emorragia, aveva trovato la forza per picchiare alla parete con il pugno. Si era inferta alcuni tagli profondi al polso sinistro, ma non voleva più morire.

Yvonne Menard, salvata dall’istinto di conservazione e dall’intervento dei vicini, debuttò a quindici anni, come «ballerina» nuda in un cabaret di Montmartre; prendeva pochi soldi e, di giorno, aiutava i genitori che avevano una bancarella di mercerie in un sobborgo di Parigi. Fu lanciata verso il successo nel 1948, quando, in occasione della prima del film tratto dal romanzo di Katherine Windsor, fu eletta «Miss Ambra» durante un concorso cui parteciparono circa tremila ragazze. Poco dopo, Josephine Baker si ritirava in campagna ad allevare i suoi orfanelli e Yvonne Menard prendeva il suo posto.

Interpretò ogni sera, per due anni, la rivista: «Ah, quelle folie», che procurò i più forti incassi del dopoguerra.

Dopo la sua recente lunga tournee in Italia con Totò, tornò a Parigi dove, prima di riprendere la sua attività, subì una grave operazione addominale. Ora, nella nuova rivista ella è stata sostituita da alcune ballerine della compagnia, ancora senza nome, che tentano la dura scalata alla vetta. Non si sa quando Yvonne Menard potrà riprendere gli spettacoli: tredici anni di lotte e di successi l'hanno, almeno temporaneamente, stroncata.

Giorgio Altarass, «Corriere d'Informazione», 2 maggio 1958


1958 05 03 Corriere della Sera Yvonne Menard intro2

Parigi, 2 maggio, notte.

Yvonne Menard, la stella numero uno delle «Folies-Bergère» che ha tentato di togliersi la vita nelle prime ore di ieri, tagliandosi con un rasoio le vene del polso sinistro, nella stanza da bagno, è fuori pericolo, dopo avere subito diverse trasfusioni di sangue. Fra i diversi donatori si è presentata anche Carlotta Pedrazzinl, la sorella del fotografo di «Paris Match», ferito alle porte di Budapest durante la insurrezione, e lei stessa redattrice del settimanale parigino. Con i 300 grammi di sangue donati all'attrice, essa ha ottenuto la autorizzazione di fotografarla sul suo letto all'ospedale.

Yvonne Menard è molto abbattuta. E' tornata alla ragione subito dopo avere compiuto l’insano gesto. Al vicino di casa, accorso in suo aiuto, ha chiesto scusa, e ha continuato a ripetere che aveva sofferto troppo per avere ancora voglia di ricominciare. Yvonne Menard è stata salvata, ma i medici sono molto preoccupati per il suo stato di salute generale.

Nulla si sa ancora di precisi circa le cause del suo tragico gesto. Si parla di una eventuale delusione amorosa, di una crisi dei suoi nervi per le eccessive fatiche alle «Folies-Bergère», di un'angoscia diffusa per il timore di deperire troppo (da quando è stata operata, nei primi giorni dell’anno, ha perduto 10 chili).

A ogni buon conto, Yvonne Menard si è detta impaziente di riprendere il proprio posto sul palcoscenico. Nessuno ha osato dirle che, per il momento e forse ancora per molto, ciò sarà impossibile.

La macchina delle «Folies-Bergère» frattanto ha continuato, impassibile, a funzionare. La improvvisa assenza di Yvonne ha portato automaticamente in prima linea quelle che attendevano in seconda posizione. Ieri sera il pubblico ha applaudito a lungo la sostituta. Del resto nessuno in platea sapeva la ragione dell’assenza della «stellissima» del varietà. Era il 1° maggio, e non era uscito nessun giornale.

Anche Yvonne si era guadagnato il grado di «vedette» sostituendo, una sera del ’52, con grande successo, la capricciosa e anziana Joséphine Baker. Essa aveva allora 22 anni. L’aspettavano due anni di prima linea alle «Folies», un anno negli Stati Uniti, quattordici mesi in Italia con la compagnia di Totò, la gloria, la fortuna, gli ammiratori, tutto. Vittima della malattia, strana e incomprensibile, che infierisce tra la gente del cinema e del teatro? Può darsi. Frattanto Yvonne lotta per tornare quella di una volta. C'est la vie, co me dice una vecchia canzone delle «Folies-Bergère».

Certo, Derval — l’uomo che da decenni dirige il celebre teatro parigino — ha vissuto alcune ore poco liete, sia per il tragico gesto della sua "stella” sia per il grave danno alle «Folies», da poco riaperte dopo un lungo periodo di chiusura. Ma Derval non è uomo da arrendersi assai facilmente e le «Folies» continuano a richiamare il loro pubblico di affezionati.

L. Bo., «Corriere d'Informazione», 3 maggio 1958




Riferimenti e bibliografie:

  • Giorgio Altarass, «Corriere d'Informazione», 2 maggio 1958
  • L. Bo., «Corriere d'Informazione», 3 maggio 1958