Britt May

May Britt, nome d'arte di Maybritt Wilkens (Lidingö, 22 marzo 1933), è un'attrice svedese.

Biografia

Ebbe una breve carriera di attrice cinematografica durante gli anni cinquanta, lavorando prima in Italia e poi negli Stati Uniti. Si ritirò dalle scene dopo il matrimonio con Sammy Davis Jr. nel 1960.

L'inizio

May Britt fu scoperta nel 1951 da Carlo Ponti e Mario Soldati. Appena diciottenne, la Britt lavorava all'epoca come assistente di un fotografo a Stoccolma. Il produttore e il regista erano in Svezia per selezionare una giovane bionda per una parte in Jolanda, la figlia del Corsaro Nero. Si presentarono nello studio fotografico dove la Britt lavorava per visionare le foto di alcune modelle. Dopo averla vista, offrirono a lei la parte.
May Britt si trasferì subito a Roma. Il debutto cinematografico avvenne proprio in Jolanda, la figlia del corsaro nero (1952), nel ruolo della protagonista. Negli anni successivi lavorò in una decina di produzioni di Cinecittà. Interpretò una parte anche nel kolossal Guerra e pace (1956). Nello stesso periodo partecipò a diversi programmi radiofonici della RAI.

Programmi radio RAI

Cantate con noi, Fantasia musicale con Fiorella Bini, Norma Bruni, Carla Boni, Fausto Cigliano, orchestre di Cinico Angelini e Pippo Barzizza presentano Corrado e May Britt 1956

A Hollywood

Verso la fine degli anni cinquanta May Britt si trasferì a Hollywood, dopo aver firmato un contratto con la 20th Century Fox. Girò alcuni film, tra cui I giovani leoni (1958) con Marlon Brando, e il criticato L'angelo azzurro (1959), dove ricoprì il ruolo che fu di Marlene Dietrich nell'omonimo film del 1930. Nello stesso anno incontrò Sammy Davis Jr., il celebre cantante e attore di colore. I due iniziarono subito a frequentarsi e, dopo un breve fidanzamento, si sposarono il 13 novembre 1960.
Il matrimonio tra Davis e la Britt destò molto scalpore. A quell'epoca i matrimoni interrazziali erano vietati per legge in 31 stati su 50 negli USA, e soltanto nel 1967 tali leggi vennero abolite dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Una volta sposata, May Britt abbandonò il cinema, e si dedicò alla famiglia. Lei e Sammy Davis Jr. ebbero una figlia e adottarono altri due bambini. Il loro matrimonio finì però con il divorzio nel 1968.
Dopo il divorzio, May Britt riprese a lavorare con qualche sporadica apparizione in televisione, l'ultima nel 1988. Da allora si è dedicata principalmente alla pittura.


Galleria fotografica e stampa dell'epoca


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L'attrice svedese May Britt confessa, in questo articolo autobiografico, di essersi stupita per prima dello strano caso che l'ha portata al cinema

Roma, marzo

Come carattere sono il contrario di mio padre che lavora alla posta di Stoccolma. L’idea che papà per tanti anni sia riuscito a rimanersene tranquillo dietro il suo banco, consultando carte e guardando lettere e cartoline e non abbia mai pensato di farla finita con quel monotono impiego, mi dà la convinzione di essere la mosca bianca della mia famiglia. Se devo essere sincera bisogna che dica subito che dal giorno in cui andai a scuola per la prima volta a quello in cui mi impiegai presso uno studio fotografico, tentai molte cose che lasciai a metà proprio perchè a mezza strada mi prendeva una terribile noia di tutto.

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Mi chiamo May Britt: è il mio nome a metà. May significa Maggio, Britt non vuol dire nulla e il mio cognome è Wilkens. Sono nata in una piccola città su un’isola, Lidingò, collegata a Stoccolma da un grande ponte. Lidingò è bellissima, raccolta e silenziosa; è una cittadina cosi perfetta e lucente che assomiglia a un dipinto. La mia famiglia è ridotta al minimo indispensabile per chiamarsi famiglia: mìo padre, impiegato alle poste, come ho già detto, mia madre donna di casa, io che sono la figlia maggiore, mia sorella, che ha quindici anni e va ancora a scuola.

Come tutte le ragazze svedesi, per otto lunghissimi anni ho frequentato la Folkskola, cioè la scuola pubblica, dove si impara a leggere e scrivere e a fare monellerie. Io non ho imparato a fare monellerie perchè ero taciturna e di carattere chiuso. Alla fine della Folkskola ho cominciato a lavorare, Ho avuto il primo posto come commessa nel grande magazzino Meeths, al centro di Stoccolma, e non so per quale ragione il direttore mi abbia assegnato al reparto bambini. Dalle nove del mattino alle sei del pomeriggio vendevo vestiti, assistevo alle prove e dovevo far forza su me stessa per rendermi graziosa con i miei piccoli clienti e con le loro madri. Ho cominciato a recitare da allora ma senza l’attrattiva del cinema e del teatro perchè recitavo fuori del palcoscenico, dietro il mio banco di lavoro dove non mi vedevano nè registi nè produttori.

Facevo la parte della commessa sempre sorridente e docile, entusiasta dei bambini, mentre in realtà i bambini con la loro mania di toccare tutto e con i loro strilli mi facevano letteralmente impazzire. Il lavoro ai magazzini Meeths mi lasciava poco tempo libero. Avevo quindici anni e l’unica mia distrazione era il cinema di cui, la domenica, facevo vere scorpacciate. Premetto che questa passione non ha avuto alcuna parte nella mia carriera di attrice poiché sono diventata attrice per caso e sul principio non volevo addirittura diventarla. Di domenica, dunque, prendevo il treno e da Lidingó andavo a Stoccolma. Dalle tredici alle quindici mi infilavo in un cinema e assistevo allo spettacolo dei bambini; alle quindici andavo allo spettacolo dei grandi e concludevo la mia giornata festiva alle diciannove dopo aver visto una terza proiezione. Di rado andavo a ballare sebbene ballare mi piacesse molto.

Per un anno e mezzo rimasi all’emporio a vendere vestiti, poi, sopraffatta dalla solita noia, decisi di riprendere le scuole che avevo lasciato, per trovarmi un lavoro. Mi iscrissi a dei corsi biennali, che naturalmente non portai a termine, e mentre studiavo maturai il proposito di diventare fotografa. Non avevo ambizioni giornalistiche; non sognavo réportages fotografici, ma soltanto piccoli lavori di gabinetto. In parole povere volevo fare ritratti e niente più. Un giorno, su un giornale di Stoccolma, lessi che in un negozio fotografico cercavano una ragazza. Mi dissi «May, questo è il tuo momento. Tenta la sorte». Mi presentai, ma data l’assenza del padrone fui invitata a tornare nel pomeriggio. Appena fuori del negozio, guardando la vetrina che era alquanto modesta e malandata, il mio entusiasmo si afflosciò e fu sopraffatto dal proposito di non tornare e di provare altrove.

Mi rimaneva ancora poco tempo perchè avevo fatto questo tentativo lasciando la scuola durante l’ora di intervallo per la colazione. Mentre rientravo a scuola, passai davanti a una bellissima, bottega con una vetrina enorme, piena di macchine fotografiche e di fotografìe. Decisi di entrare. Salii le scale con le gambe molli e, piena di timore, domandai se avessero un lavoro per me. Mi presero, ma senza impegno di stipendio. «Se mai — mi disse il padrone — lo stipendio lo avrà dopo sei mesi...». Per una settimana continuai ad andare a scuola dopo di che diventai impiegata presso lo studio "Uggla", che in svedese significa "civetta”. Uggia era il fotografo delle indossatrici e delle dive, il più alla moda di Stoccolma, ma io partecipavo soltanto indirettamente alla gloria artistica di quel maestro dell’immagine. Da principio ebbi l’incarico di stampigliare il nome della ditta sulle foto, diventai poi ritoccatrice e infine passai in camera oscura. Durante il mese e mezzo che rimasi da Uggia non andai oltre la camera oscura, dalla quale uscii per diventare attrice. Le cose andarono in questo modo.

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Nel 1952, arrivarono a Stoccolma il produttore italiano Ponti e il regista Soldati alla ricerca di un tipo nuovo: così diceva l’avviso sul giornale, per il film ”Jolanda la figlia del corsaro nero”. Ponti e Soldati visitarono i centri sperimentali ma non trovarono la ragazza che faceva al caso loro. Qualcuno li consigliò allora di passare da Uggia a vedere le fotografie delle indossatrici e loro, difatti, vennero. Quando entrarono nello studio, io mi trovavo in camera oscura con un compagno di lavoro. Fu lui che mi disse «May, sono arrivati i due italiani che cercano un’attrice. Vai a farti vedere». Io, naturalmente, risposi di no ma alla fine accettai il suo consiglio. Andai nella stanza dove si trovavano Ponti e Soldati, passai e ripassai, ma loro non mi guardarono neppure; erano intenti a sfogliare foto di indossatrici. Tornai in camera oscura e dissi delusa al mio amico: «Che figura ho fatto. Non mi hanno dato neppure un’ occhiata di traverso».

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«Ripassa un’altra volta — disse lui. — E’ meglio tentare ancora». Ripassai di nuovo ma col medesimo risultato. Solamente quando senti chiudere la porta, Soldati alzò gli occhi e vide un lembo del mio grembiule bianco. Domandò chi fossi e mi fece chiamare; mi chiese anche se volevo fare un provino. Confesso che non li presi sul serio e, convinta che scherzassero, accettai per stare al giuoco.

Allo studio cinematografico dove dovevo fare il provino c’erano altre venticinque ragazze. Io avevo vergogna da morire. Mi truccarono, mi fecero infilare un paio di pantaloni, mi misero due stivali altissimi e mi diedero in mane una spada. «Oggi faremo fotografie da ferma — decise Sol dati — domani in movimen to». Senza dire nè sì nè no, scappai e Ponti che si trovava in cima a una scaletta a chiocciola cercò inutilmente di fermarmi. «Non voglio fare il cinema», gridai e infilai la porta. Presi il tram e tornai da Uggla. Là mi dissero che ero stata una stupida e finii per esserne convinta anch’io. A poetica poco l’idea di venire in Italia si faceva strada nella mia testa e prendeva i contorni di una deliziosa illusione. Ponti e Soldati, nel frattempo avevano telefonato a casa mia, convocandomi per il mattino dopo. A casa, per tutta la notte ci fu consiglio di famiglia. Rimasi a discutere con mio padre e mia madre i quali, decisamente contrari sul principio, finirono per acconsentire.

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L’indomani feci il provino e capii di essere stata scelta perchè mentre le altre se ne andarono per proprio conto, io fui accompagnata in tassì dal produttore e dal regista.

Firmai un contratto per sette anni e anche la durata del contratto mise in allarme i miei. Fu mia madre che persuase mio padre e mi disse che era arrivato il momento in cui dovevo decidere della mia vita.

Sette giorni dopo ero in Italia e cominciavo la mia nuova attività convinta che per me si fosse verificato un miracolo. Ditemi voi se infatti non lo è: nessuno in Svezia diventa attore e finisce davanti alla macchina da presa se prima non ha frequentato la scuola di recitazione. Io, invece, ero diventata attrice senza fare quell’anticamera, anzi Io ero diventata uscendo addirittura dalla camera oscura di un laboratorio fotografico il cui nome, e lo dico per i superstiziosi, significa "civetta"

May Britt, «Tempo», anno XVII, n.12, 24 marzo 1955


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New York, novembre

Il 13 novembre, con una cerimonia fastosa e rumorosa svoltasi ad Hollywood, il cantante e fantasista negro Sammy Davis junior ha sposato la bionda attrice svedese May Britt. Prima di questo matrimonio, che ha avuto una grande risonanza in tutta l’America, Davis aveva fatto palpitare varie altre dive di grido, bionde e brune; May Britt però è stata addirittura stregata dal suo misterioso fascino tanto che è stata lei, dopo che si sono conosciuti, a proporre e quasi a imporre l’idea del matrimonio.

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Hollywood. L’attrice svedese May Britt e il cantante negro Sammy Davis subito dopo il loro matrimonio, celebrato il 13 novembre nella casa del marito, sul "Viale del Tramonto", da un rabbino della comunità israelitica di Hollywood. Sammy, che ha trentaquattro anni, ha un occhio di vetro (perdette quello autentico in un incidente d’automobile), il naso adunco e porta sempre gli occhiali. May Britt il giorno delle nozze era molto indisposta. «Ma mi ha sorretto il pensiero», ha dichiarato in seguito, «di sposare l’uomo che amo».

Come attore e cantante Sammy è uno degli elementi più richiesti dal cinema, dalla televisione e dai night-clubs; ma fisicamente non è di certo un Adone: ha 34 anni, un occhio di vetro, il naso adunco sormontato da un paio di occhiali e le labbra grosse e carnose. Suo padre e sua madre facevano parte di una compagnia ambulante di vaudeville e fu qui che egli debuttò a quattro anni nel ruolo di un nano quarantacinquenne (per ingannare la legge che a quel tempo proibiva il lavoro teatrale ai minorenni), apparendo sulla scena con un grosso sigaro in bocca. La depressione economica del 1929 colpì anche gli spettacoli di vaudeville e per molti anni i Davis vissero tra gli stenti, andando in giro da un paese all’altro per offrire danze e canzoni, saltando i pasti e talvolta dormendo all'aria aperta perché non avevano i soldi per andare in albergo. Nel dopoguerra, però, Sammy, che nel frattempo aveva imparato alla perfezione l’arte di imitare personaggi e cantanti celebri, conobbe Frank Sinatra, diventò un suo protetto e cominciò, con il suo aiuto, a "sfondare" le porte dei migliori e più lucrosi nights americani, piazzandosi successivamente nel cinema e nella televisione. Una commedia musicale dal titolo Mr. Wonderful, rappresentata a Broadway, cominciò a rendere il suo nome familiare al pubblico della grande metropoli; un'altra parte importante sostenuta nella versione filmata della commedia Porgy and Bess finì per imporre la sua personalità artistica all'attenzione di tutta la nazione.

Nel 1954 in un incidente automobilistico Sammy perdette un occhio; nel periodo di convalescenza si diede alle letture religiose e fu talmente colpito dalle pagine del Talmud che decise di convertirsi al giudaismo (suo padre era battista e sua madre cattolica). Tra negri ed ebrei, egli dice oggi, c’è una forte affinità perché gli uni e gli altri fanno parte di due razze oppresse da secoli; e, come fedele praticante, osserva scrupolosamente tutti i doveri religiosi, da quelli del digiuno a quelli della contemplazione e della preghiera. Sammy sposò alcuni anni fa la cantante negra Loray White; ma il matrimonio durò solo due mesi. Negli anni seguenti più volte le specialiste in pettegolezzo hollywoodiano insinuarono che attrici come Kim Novak e Ava Gardner erano legate a lui da un filo romantico; ma un vero e proprio amore, con annuncio ufficiale di fidanzamento, sbocciò nel Canadà e la fidanzata fu la bionda Joan Stuart, cantante ventiduenne di Toronto. Nel mese di aprile Joan annunciò che il suo fidanzamento con Davis era rotto, adducendo come motivo il fatto che il fidanzato era pieno di debiti; subito dopo Sammy riempì il vuoto con May Britt.

DELITTO ALLA VIGILIA

La Britt ha ventisei anni; in America la considerano come un tipo straordinario non solo per il suo matrimonio con Sammy Davis, ma anche perché una volta percorse in cinque giorni più di ottocento chilometri in bicicletta. Alcuni anni or sono faceva la ritoccatrice in uno studio fotografico di Stoccolma e fu in questo studio che il produttore Carlo Ponti la scoprì e la portò in Italia; dall’Italia May si trasferì in America e ad Hollywood acquistò statura di diva nella riedizione de L'angelo azzurro e nei Giovani leoni. In California spo. sò il giovane Ed Gregson, studente presso l’università di Stanford e appartenente a una famiglia ricca; ma diciotto mesi dopo la coppia divorziò. Nessuno, comunque, dopo

il divorzio sospettava che il prossimo marito della blonda svedese, paragonata a volte a Greta Garbo, a volte, per la lunghezza delle sue gambe, a Marlene Dietrich, sarebbe stato il negro Sammy Davis. L’amore tra Sammy e May divampò all’improvviso. L’annuncio del fidanzamento dato, nell’estate scorsa, a una conferenza-stampa che si tenne in un albergo di Londra, colse impreparati sia i londinesi sia gli americani. Sammy a quel tempo dava spettacolo in un night di Londra con la paga di 12 mila dollari settimanali; e per varie sere, dopo che si seppe del suo fidanzamento, squadre di giovani scalmanati, difensori della purità razziale, comparvero fuori del locale portando in giro cartelloni di protesta sui quali si leggeva: "Negro, torna a casa". A "casa" Sammy ebbe altri dispiaceri. Quando, insieme ad altre celebrità hollywoodiane, fu presentato ai delegati della convenzione nazionale del Partito democratico, mescolati con gli applausi si udirono anche grida di protesta e insulti, provenienti dai delegati degli Stati del Sud. Ogni anno, in America, vengono celebrati più di mille matrimoni tra bianchi e negri; ma poiché i coniugi sono spesso persone oscure, non attirano l’attenzione del pubblico. A questi tipi di matrimonio sono d’altronde ostili sia i negri che i bianchi: un negro o una negra famosa che sposano fuori della loro razza sono considerati dai loro fratelli di pelle "disertori" e rinnegati. Lo stesso Davis più volte fu accusato dal negri di voler "diventar bianco", a causa delle relazioni intrecciate nel mondo dei bianchi. L'ostilità più forte viene, comunque, dai bianchi, difensori della purità della razza, concentrati in massima parte nel Sud. Proprio mentre Sammy Davis provava il suo abito da sposo e si preparava a unire il suo destino a quello della bionda attrice svedese, a New Orleans la popolazione era in fermento perché una scuola elementare aveva ricevuto l’ordine di accettare nelle stesse aule destinate ai bianchi quattro bambine di colore. La resistenza della popolazione di New Orleans ancora continua e non è escluso che a renderla più accanita abbia contribuito anche il matrimonio di Davis, annunciato a grossi titoli dai giornali.

Bisogna, intanto, riconoscere che May Britt ha avuto una forte dose di coraggio per giungere senza esitazioni al matrimonio. Nelle settimane di attesa, più volte lei e Sammy hanno ricevuto lettere e telefonate anonime minacciose, scritte per impedire il matrimonio. Sammy cantava in quelle sere in un teatro di Los Angeles; e un gruppetto di giovani neonazisti, che portavano al braccio una fascetta con la svastica, hanno inscenato fuori una manifestazione ostile: c’è voluto l'intervento della polizia per impedire che quei giovani fossero malmenati da una folla di sostenitori del cantante e dell’attrice. Alla vigilia delle nozze, poi, un misterioso delitto ha messo in allarme Los Angeles: il giornalista Robert Heard che stava preparando una serie di articoli sulle attività dei neonazisti locali e aveva interrogato due di quelli che, vestiti in divisa, erano andati a far gazzarra fuori del teatro in cui si esibiva Sammy Davis, è stato trovato ucciso nel suo appartamento, con il cranio spaccato da un colpo tiratogli alle spalle mentre consumava la colazione. Ora la polizia sta indagando per scoprire se il giornalista è stato ucciso a scopo di rapina, o (come è più probabile) da qualche membro della organizzazione razzista che egli intendeva smascherare nei suoi articoli.

Sammy e May sono stati uniti In matrimonio nella casa di lui, situata sul "Viale del Tramonto", da un rabbino della comunità israelitica di Hollywood. Numerosi poliziotti stazionavano attorno alla casa per impedire manifestazioni ostili ma i razzisti non hanno dato segni di vita. Tuttavia poco è mancato che II matrimonio andasse a monte per un altro motivo: May durante la notte aveva avuto un attacco di gastrite con febbre alta e il medico le aveva ordinato di rimanere a letto; ma al mattino è stata puntuale alla cerimonia. «Mi sentivo assai debole», ha dichiarato in seguito, «ma ce l’ho fatta perché mi ha sorretto il pensiero di sposare l'uomo che amo».

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Hollywood. May Britt con il marito durante la conferenza-stampa convocata dopo la cerimonia nuziale. May Britt, l'interprete della riedizione del famoso film "L’angelo azzurro" e di "Giovani leoni", ha 26 anni ed è al secondo matrimonio. Fino alla vigilia delle nozze, l’attrice e il cantante hanno ricevuto minacciose telefonate e lettere anonime che li diffidavano dall’unirsi. Subito dopo aver detto il suo "sì", May Britt ha dovuto mettersi a letto, febbricitante; e lo sposino è quindi partito da solo per San Francisco, dove è stato chiamato da improrogabili impegni.

"NESSUNO POTRÀ SEPARARCI"

La sposa è stata accompagnata davanti al rabbino dal padre, Hugo Wilkens, venuto apposta Insieme alla moglie da Stoccolma: Indossava un abito lungo fino al ginocchi, un velo, una tiara di perle e aveva In mano un mazzo di candidi gigli: lo sposo, che ha avuto come testimone Frank Sinatra, era in abito scuro. La cerimonia è durata una mezz’ora ed è culminata con l'offerta di champagne e con la rottura del bicchieri sotto i tacchi delle scarpe. È seguita una breve conferenza-stampa durante la quale Sammy, esitante, ha baciato la sposa sulla guancia, mentre diecine di obiettivi fotografici registravano l’avvenimento. Davis andava ripetendo che si sentiva "felice come un bambino"; mentre i genitori della sposa dichiaravano a chi li interrogava che erano contentissimi di quel matrimonio. Intanto all'albergo Beverly Hilton, nella sala circolare delle feste situata all’ottavo plano, cominciavano a giungere gli invitati per il gigantesco ricevimento: fra essi Frank Slnatra, Peter Lawford, Janet Leigh, Edward Robinson, Shlrley Mc Laine, Dean Martin, Tony Curtis, Barbara Rush, Jack Kelly. Mal prima, nel tempi recenti, si erano trovate Insieme In una stessa sala tante celebrità di Hollywood. Sammy finita la conferenza-stampa, e corso verso l'albergo per giustificare l’assenza della sposa, costretta a rimettersi a letto subito, per ordine del medico. Una delle prime invitate a far le congratulazioni allo sposo è stata Pat Kennedy Lawford. moglie dell’attore Peter Lawford e sorella di John Kennedy, nuovo presidente degli Stati Uniti. «Come ti senti, piccolo galletto?», gli ha chiesto Pat Kennedy. «Carico di elettricità», ha risposto Sammy sfiorandole con le labbra la guancia. Poi, nella folla, si è fatto avanti il duca di Bedford. uno dei membri più in vista dell'aristocrazia briunnica e. con un profondo e perfetto inchino, ha esclamato: «Vi porto gli auguri di tutta l'Inghilterra».

Davis e May avevano progettato un viaggio di nozze a San Francisco dove l’attore negro, a partire dal giorno successivo a quello del matrimonio, aveva impegni di lavoro; ma a causa della malattia di May il marito è stato costretto a imbarcarsi su un aereo facendo la "luna di miele" senza la sposa intanto molti scettici si domandano fino a quando potrà durare questo non comune matrimonio. Ma, almeno per ora, per l'attrice svedese la domanda sembra non aver senso «Il rabbino ci ha uniti per tutta la vita», ella ha detto mentre giaceva febbrictante su un divano, «e nessuno potrà separarci».

Gino Gullace, «Oggi», 1 dicembre 1960



Filmografia

Cinema

Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, regia di Mario Soldati (1952)
Le infedeli, regia di Steno e Mario Monicelli (1953)
La lupa, regia di Alberto Lattuada (1953)
Il più comico spettacolo del mondo, regia di Mario Mattoli (1953)
La nave delle donne maledette, regia di Raffaello Matarazzo (1953)
Cavalleria rusticana, regia di Carmine Gallone (1953)
Vergine moderna, regia di Marcello Pagliero (1954)
Silenzio... si spara! (Ça va barder), regia di John Berry (1955)
L'ultimo amante, regia di Mario Mattoli (1955)
Prigionieri del male, regia di Mario Costa (1955)
Guerra e pace (War and Peace), regia di King Vidor (1956)
I giovani leoni (The Young Lions), regia di Edward Dmytryk (1958)
I cacciatori (The Hunters), regia di Dick Powell (1958)
L'angelo azzurro (The Blue Angel), regia di Edward Dmytryk (1959)
Sindacato assassini (Murder, Inc.), regia di Burt Balaban e Stuart Rosenberg (1960)
Haunts - Spettri del passato (Haunts), regia di Herb Freed (1977)

Televisione

The Danny Thomas Hour (1968)
Missione impossibile (Mission: Impossible) (1969)
The Most Deadly Game (1971)
The Partners (1971)
Probe (1988)

Doppiatrici italiane

Dhia Cristiani in: Il più comico spettacolo del mondo, La nave delle donne maledette, Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, La lupa
Lydia Simoneschi in: Le infedeli, Vergine moderna, L'angelo azzurro
Rosetta Calavetta in: I giovani leoni, Guerra e pace, I cacciatori


Riferimenti e bibliografie:

  • May Britt, «Tempo», anno XVII, n.12, 24 marzo 1955