Calvo Pablito (Hidalgo Pablo)

Pablito Calvo 33

Pablo Calvo Hidalgo, noto con il diminutivo Pablito Calvo (Madrid, 16 marzo 1948 – Alicante, 2 febbraio 2000), è stato un attore spagnolo.

Biografia

Deve la sua fama principalmente al ruolo del protagonista del film Marcellino pane e vino di Ladislao Vajda, che interpretò all'età di sei anni, selezionato tra oltre cento bambini.

Fu attivo nel cinema fino al 1963 in produzioni spagnole e italiane, lavorando con lo stesso Vajda e poi anche con Totò, in un film intitolato Totò e Marcellino, di Antonio Musu.

Il precoce successo non lo aiutò però a far carriera, non riuscendo egli a ripetere il successo della sua fortunata pellicola d'esordio. All'età di sedici anni si ritirò dal mondo del cinema per studiare ingegneria industriale; dopo la laurea esercitò per anni la professione e in seguito diresse alcune agenzie immobiliari. Nel 1976 si sposò con la coetanea Juana Olmedo, che nel 1979 gli darà un figlio, Pablito Jr.

Nel settembre 1999 fu ospite del programma televisivo Meteore su Italia 1. In quell'occasione asserì che non sentiva affatto nostalgia per il cinema.

Morì improvvisamente la notte del 2 febbraio 2000, un mese prima di compiere 52 anni, presso l'ospedale Vistahermosa di Alicante a causa di un aneurisma[1]. Il suo corpo fu cremato[2].


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

1956 03 11 Epoca Pablito Calvo intro

Una bambina di sei anni ha scritto alla Befana chiedendo che le faccia conoscere il piccolo interprete di “Marcellino pane e vino”; e dopo due mesi la Befana l’ha esaudita.

Roma, marzo

Il Natale scorso, la piccola Lucia Ragni provò due grosse delusioni: una compagna di classe dell'Istituto dell'Assunzione le rivelò che la Befana era tutta una invenzione dei genitori e che Pablito Calvo, che lei credeva morto come nel finale del film Marcellino pane e vino, era invece vive, vegeto e, per di più a Roma. Tornata a casa delusa ed incredula, Lucietta trovò nei genitori tutta la comprensione di cui aveva bisogno in un momento‘così difficile: la mamma le garantì infatti che la compagna di classe era una bugiarda invidiosa e convinse la bambina, ormai con le lacrime agli oc-
chi, a scrivere proprio alla Befana perché le facesse incontrare il piccolo attore spagnolo. Incerta ma ubbidiente, Lucietta riempì a grandi caratteri tre fogli di quaderno e attese che la Befana si facesse viva.

Quella sera, in casa Ragni, si tenne un consiglio di famiglia. Presenti genitori e nonni, ciascuno disse la sua, si prospettarono varie possibilità di accontentare la piccola e vennero prese all’unanimità due decisioni: far cambiare di banco la compagna di classe di Lucietta e organizzare l’incontro con Pablito Calvo. Si trattava, insomma, di trovare una Befana per una bimba che nutriva ormai seri dubbi su questo personaggio. E chi meglio del direttore di un quotidiano avrebbe potuto sostenere potenzialmente questo ruolo? La mamma di Lucietta, una giovane signora sicura del fatto suo, prese carta e penna e scrisse una breve lettera che cominciava in questo modo: « Gentile Direttore, invio a lei invece che alla Befana questa lettera della mia bambina, perché spero che potrà esaudire il suo desiderio ».

1956 03 11 Epoca Pablito Calvo f1

Dal giorno della Befana sono passati ormai due mesi e Lucietta avrebbe avuto tutto il diritto di pensare che la compagna di scuola non era poi così bugiarda e male informata come le si voleva far credere. Ma sia pure con un po’ di ritardo, la Befana-Direttore si è fatta viva e poiché nel frattempo Pablito era tornato a Madrid, Lucietta e la mamma hanno avuto due biglietti d'aereo per raggiungerlo in Spagna. Rallegrata dalla notizia, ma evidentemente poco convinta di così erano svolti i fatti, Lucietta ha voluto scrivere una seconda lettera alla Befana (che però nessuno, questa volta, ha girato al giornale): con essa voleva farle sapere che sarebbe andata più volentieri in Spagna a cavallo della sua scopa.

Lucietta Ragni è una bimba timida, chiusa, scontrosa, ma con le idee abbastanza chiare: porterà in dono a Pablito un piccolo veliero di legno e gli dirà che vuol lavorare con lui in un film, per annodare, come in Marcellino pane e vino il cordone ai frati. All’aspetto Lucietta fa pensare ad una Shirley Tempie prima maniera, leggermente più magra e con un visetto più mobile. Fa la seconda elementare, riesce meglio in aritmetica che in dettato ed ha una spiccata predilezione per la TV, tanto che il giorno della partenza per Madrid ha pianto accorata-mente perché non poteva andare a casa di un vicino a vedere lo spettacolo. Annoiata e seria in mezzo alla gente, anche troppo paziente con fotografi e giornalisti che nell’ultima settimana le hanno interrotto ogni gioco, ha promesso alla sorellina, che porta i capelli biondi alla Veronica Lake ed ha le caratteristiche della « frugoletta tutto sale e tutto pepe », un giubbetto rosso e calzettoni dello stesso colore. All’idea di prender l’aereo non si è emozionata: un po’ perché ha solo sei anni e un po’ perché c’è già stata per curare la tosse convulsa.

1956 03 11 Epoca Pablito Calvo f2

Molti hanno parlato della vicenda di Lucietta in termini un po’ enfatici, commuovendosi e appassionandosi a questa « fiaba dei nostri giorni ». I suoi genitori invece l’hanno seguita come un piacevole diversivo che potrebbe portare, chissà, anche ad una conveniente avventura cinematografica. Il signor Ragni, che è impiegato di banca, e la sua signora, che è una donna pratica, lo ammettono con molta franchezza, senza nascondere una certa emozione, ed hanno insegnato alla figlia quello che deve dire a Pablito: « Voglio lavorare con te per comperarmi una bella villa al mare ».

Favola moderna, dunque, ma soprattutto per i « grandi». La piccola Lucia, ne siamo sicuri, tornerà a Roma abbastanza delusa: di aver trovato un Pablito Calvo che, a differenza del film, non parla e non capisce l’italiano; che non sa scrivere perché è figlio di povera gente e non è mai andato a scuola ; che è dispettoso, prepotente, nervoso come ogni bimbo viziato. Un bimbo-divo che è noto in tutto il mondo, è stato ricevuto in privata udienza anche dal Papa, ma che fa i capricci quando lo portano in giro e, qualche volta, si chiude nella sua stanza d’albergo gettando la chiave - scusate -nel gabinetto.

Giorgio Salvioni, «Epoca», anno VII, n.284, 11 marzo 1956


1958 03 13 La Gazzetta di Mantova Pablito Calvo intro 

Risponde a monosillabi quando lo intervistano e piange quando vogliono ritrarlo a tutti i costi - Ma davanti alla macchina da presa recita con la naturalezza di un attore nato

« Cercansi ragazze e giovani donne straniere per carriera cinematografica ».

Allettate da questo annuncio pubblicitario apparso nella stampa madrilena buon numero di interessate si precipitarono all'indirizzo indicato; ma la parte che veniva loro proposta era parecchio strana : servir da bersaglio a un lanciatore di coltelli messicano!

Ma non tutti gli annunci del genere che pubblicano da qualche tempo a questa parte i giornali spagnoli sono cosi deludenti. Spesso, anzi, portano alla gloria e alla fortuna, come quello che quattro anni fa attirò l’attenzione dei genitori del piccolo Pablo Calvo Hidalgo, un ragazzino tranquillo di cinque anni e mezzo; dai capelli castani e dagli occhi neri espressivi sopra un sorriso ingeniio e birichino a un tempo: un bambino che viveva allora una vita semplice e monotona nel popolare quartiere dei Quattro Caminos, a nord dell’agglomerato di Madrid.

«Cercasi ragazzino per scopi cinematografici» diceva un annuncio della compagnia di produzione Chamartin, dopo molti tentativi infruttuosi di trovare fra giovani atteri professionisti spagnoli il protagonista ideale del film «Marcellino, Pan y Vino»: il regista di origine ungherese, Ladislao Vajda aspettava solo di scoprirlo per mettersi al lavoro...

Letto l'annuncio la nonna di Pablito Calvo prese il piccino per mano e andò alla Chamartin. Qui presero nome e indirizzo del piccolo soggetto e dissero alla vecchia signora che l’avrebbero richiamata. La sera stessa Pablito si era completamente dimenticato dell’avventura e i suoi genitori stavano per fare altrettanto quando qualche giorno dopo arrivò una lettera. Pablito veniva chiamato alla Compagnia per le eliminatorie.

Se Pablito Calvo è riuscito vittorioso ed è oggi l’attore spagnolo più famoso il suo trionfo non è stato facile. Ha dovuto lottare, e non poco. La famiglia Calvo Hidalgo, infatti, non era stata la sola a leggere l'annuncio della Chamartin Films e ad esser convinta che il proprio figlioletto era nato per il cinema. Niente meno che cinquemila madrileni erano dello stesso parere e altrettanti ragazzini erano stati condotti per mano dai genitori e parenti davanti agli uffici della società cinematografica.

Una prima selezione eliminò gran parte dei giovani candidati; per i superstiti cominciò una serie di prove davanti al microfono e alla macchina da presa, con tre eliminazioni successive. Fino al momento in cui ne rimasero solo tre in lizza: tra i quali Pablito Calvo.

Venne allora il test finale, il più difficile. I tre bambini vennero condotti nel piccolo villaggio di San Rafael vicino a Segovia dove Ladlslav Vajda girava gli esterni dei film e per i quattro giorni i tre finalisti interpretarono il personaggio di Marcellino recitando le stesse scene. Pablito Calvo, con un contratto di tre anni prossimo a scadere ma già immediatamente rinnovato dalla Chamartin Films.

Pablito è infatti attore nato, assolutamente spontaneo davanti alla macchina da presa dove si comporta come se stesse vivendo e non recitando l'azione che gli impongono di rappresentare. E' vero che nella sua famiglia ci sono due «uomini dì teatro»; ma si disilludano quelli che sostengono a spada tratta la teoria della vocazione ereditaria: il padre di Pablito è suggeritore e il nonno era amministratore.

A prescindere da altri due film, «Mi tio Jacinto» (Mio zio Giacinto) e « Un angelo è sceso a Brooklyn » per cui si è ricostruito nello studio di Madrid l’intero quartiere newyorkese, girati sempre con Ladislav Vajda per la Chamartin, e a parte i viaggi pubblicitari in Italia e nell'America del Sud, la biografia del divo mondiale che è oggi Pablo Calvo Hidalgo detto Pablito è assolutamente priva di avvenimenti salienti. Il bambino ha solo nove anni (è nato 11 16 marzo 1949) e nessun agente riesce ancora ad affibbiargli una relazione femminile o a combinargli un clamoroso divorzio. Non appena lascia gli Studios torna un bambino come gli altri, tifoso del calcio (è non dei «toros») e affamato di giornali illustrati.

Difficile intervistarlo, perchè i giornalisti gli fanno paura e risponde a monosillabi; non meno difficile è fotografarlo: Pablito è stato tanto fotografato dai fotografi durante i suoi viaggi a Canries e a Venezia che quando ne intravvede uno si copre il faccino con le mani; e se insistono si mette anche a piangere.

Ha fatto una sola eccezione, durante la visita a Madrid di una piccola romana Lucia Fenicia. La bambina aveva tanto pianto vedendo morire sullo schermo Marcellino che per consolarla la portarono a Madrid per dimostrarle che non era vero e per farle vedere Pablito Calvo vivo e vegeto, in quell’occasione Pablito si comportò da vero uomo di mondo; andò a ricevere la piccola all'aeroporto con un cesto di fiori e a un ricevimento per bambini sì lasciò fotografare con una condiscendenza affatto insolita. C'era forse un «angolo» sentimentale nella vita di Pablito?

Mai più. Quando Lucia Fenicia riparti per Roma Pablito chiese ai suo impresario: «Ne verranno altre di ragazzine italiane?».

«Ma certo» gli rispose Ladislav Vajda, soddisfatto di questa curiosità inattesa.

«Accidenti!» rispose Pablito preoccupato. « Non è mica uno spasso. Perchè io non sono un tipo come Marion Brando. Di donne ne ho già fin sopra i capelli».

Axel de Holstein, «Gazzetta di Mantova», 13 marzo 1958



Filmografia

Marcellino pane e vino (Marcelino pan y vino) di Ladislao Vajda (1955)
Mio zio Giacinto (Mi tio Jacinto) di Ladislao Vajda (1956)
Un angelo è sceso a Brooklyn (Un ángel pasó por Brooklyn) di Ladislao Vajda (1957)
Totò e Marcellino (1958)
Juanito (1960)
Alerta en el cielo (1961)
Dos años de vacaciones (1962)
Il ritorno di Marcellino (Barcos de papel) (1963)


Note

^ Cinema: è morto Pablito Calvo, 'Marcellino Pane e Vino' Adnkronos.com, 02-02-2000.
^ È morto Pablito Calvo, indimenticato Marcellino Larepubblica.it, 03-02-2000.


Riferimenti e bibliografie:

  • Giorgio Salvioni, «Epoca», anno VII, n.284, 11 marzo 1956
  • Axel de Holstein, «Gazzetta di Mantova», 13 marzo 1958