Campagnoli Edy (Edda)

Edy Campagnoli

Edda "Edy" Campagnoli (Milano, 12 giugno 1934 – Milano, 6 febbraio 1995) è stata una conduttrice televisiva e modella italiana, attiva in Rai nella prima fase dell'emittenza televisiva. Fu anche interprete di fotoromanzi

È stata la più nota ed apprezzata fra le cosiddette vallette della televisione italiana e, nonostante Mike la incitasse spesso a parlare di più, ha sempre preferito ricoprire un ruolo secondario, modesto ma dignitoso, perfettamente complementare alla grande popolarità e all'inconfondibile stile del conduttore. Se Bongiorno era un vero e proprio divo, la Campagnoli conferiva tuttavia un delicato tocco di eleganza al telequiz che ogni settimana attirava milioni di telespettatori.

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Galleria fotografica e stampa dell'epoca

Edy Campagnoli, personaggio discreto del grande spettacolo di “Lascia o raddoppia?”, ha intenerito gli italiani, che le mandano tremila lettere la settimana. Ma la ragazza è costretta a una doppia faticosissima vita e dorme solo poche ore per notte

1956 Tempo Edy Campagnoli f1EDY CAMPAGNOLI ha 20 anni ed è nata a Milano. Ha un fratello, Silvano, di 13 anni. Suo padre. Mario, la segue ovunque quando non è preso dal proprio lavoro di rappresentante di commercio. L'aspetta fuori dei teatri dove lei lavora, passeggia avanti e indietro, guarda l'orologio e molti lo scambiano per il suo fidanzato. Edy riceve circa tremila lettere, per settimana, per lo più profferte d’amore, da adolescenti, uomini seri con diploma, ricchi e poveri. C’è un geometra che parla seriamente e già le scrive come se attendesse da un momento all’altro di mettere su casa con lei, le scrive un barone siciliano reduce dalle delusioni con una diva del cinema. Risponde a queste lettere il padre Mario. Le firma ”Edy” con la delega della figlia. Naturalmente gli ammiratori non sanno di questa delega e si mettono le risposte di Edy sul cuore, come poi le comunicano. Solo in casi di intemperanza epistolare le missive vengono respinte.

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EDY LAVORA alla Televisione ma soprattutto "sfila sulla passerella” come indossatrice. Le sono rimasti i vecchi contratti da modella di casa di moda, da indossatrice volante, e deve mantenere gli impegni. Inoltre lavora in documentari e con Mike Bongiorno presenzia a feste per lo più di provincia, a partite di calcio, gare ciclistiche e via dicendo. Riceve circa cento inviti per feste alla settimana. Non dorme in media più di cinque ore per notte. Eccola sulla "passerella”, durante e dopo una sfilata. Questa doppia vita la sta stremando. Prima di essere assunta alla Televisione pensava di divenire hostess.

1956 Tempo Edy Campagnoli f4IN PIAZZA DEL DUOMO a Milano. Questi occhiali sono la sua unica civetteria, in quanto Edy ha vista perfetta. E' ragazza di casa, ama il nuoto, ha anche pattinato sul ghiaccio. Nel rione è molto popolare (abita a S. Siro). Gli inquilini della casa, quando lei trasmette, vanno a vedere la televisione nel suo appartamento. Veste con abiti di costo modesto, semplici.

1956 Tempo Edy Campagnoli f5VIENE SPESSO RICONOSCIUTA in strada e le chiedono l’autografo. Talvolta le richieste, scritte, sono più complicate. Uno studente liceale le ha chiesto un saluto particolare durante le trasmissioni. Edy non l’ha fatto mai a nessuno. Le lettere del liceale sono diventate accorate e sempre più dolorosamente stupite. Questa settimana Edy ha ricevuto una lettera collettiva dagli amici dello studente che la pregano di trasmettere il saluto perchè il ragazzo altrimenti non studia e s’ammala.

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POCO TEMPO RESTA a Edy anche per i pasti. Dice che dopo questo lavoro alla Televisione si sposerà. Non è fidanzata ma parla spesso di matrimonio e di figli. E' probabile tuttavia che questi suoi progetti vengano differiti. Difatti ha firmato il contratto per la interpretazione di due film. Andrà a lavorare a Roma, ma tornerà ogni giovedì in "vagone letto” per la trasmissione da cui viene la sua notorietà. A destra: Edy in Duomo.

«Tempo», 1956


Così dichiara Edy Campagnoli, la cui vera aspirazione sarebbe stata quella di fare la “hostess". Dopo le parti di “mannequin” e di annunciatrice, essa si accinge ora a interpretarne una molto più difficile, complessa e umana: quella della moglie

Quest’anno mi sposerò. Ormai, il mio fidanzato Lorenzo Buffon ed io l’abbiamo deciso. Ci sposeremo a Milano e andremo in viaggio di nozze sulla Costa Azzurra, a Parigi che ancora non conosco e che mi attrae moltissimo, e in Spagna. Faremo il viaggio in auto, come hanno fatto prima di noi migliaia e migliaia di persone. Non chiedetemi però la data precisa del mio matrimonio perchè non la so. Così come non so in quale quartiere di Milano andremo ad abitare. Quello che posso dirvi è che ho già ricevuto parecchi regali (batterie da cucina, frigidaire, tappeti persiani e altro ancora) e che sappiamo chi ci arrederà la casa. Ma per il resto ne so quanto voi.

Lorenzo, portiere della squadra del ”Milan”, ed io ci conosciamo dal settembre del 1956. Una domenica mi invitarono a consegnare due mazzi di fiori ai capitani della "Fiorentina” e del ”Milan”. La partita si giocava a San Siro; io ero già da alcuni mesi a "Lascia o raddoppia?”. In mezzo al campo, mi vennero presentati ad uno ad uno i ventidue giocatori: fra questi c’era anche lui. Esattamente dieci giorni dopo, Lorenzo era a casa mia per conoscere i miei genitori, tifosi dell' ”Inter”, tra l’altro; e dopo due mesi ci fidanzavamo ufficialmente.

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Fotografata in una casa di moda di Milano, ecco la popolare presentatrice televisiva in tre diversi atteggiamenti

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Tutta qui la mia storia sentimentale, semplice e modesta; nè avrebbe potuto essere diversamente. Io sono figlia di una sarta e di un rappresentante di commercio, di accessori per auto per la precisione. Sono nata a Milano ventitré anni fa e ho cominciato a lavorare come "mannequin”, in ciò consigliata da mia madre, a diciassette anni.

Finite le magistrali in una scuola di Milano, le necessità della vita mi imposero di lavorare: le mie aspirazioni, in quei momenti, non andavano più in là delle lunghe e faticose sfilate di moda. Con quello che mi guadagnavo mostrando sulle passerelle vestiti belli e brutti. andavo a scuola di lingue. Studiavo inglese, francese e cultura varia al "Circolo Filologico” di Milano. E, se ne avessi avuto il tempo e le possibilità, avrei anche frequentato l'Università Bocconi appunto per meglio approfondirmi nella conoscenza delle lingue.

Dietro questo mio desiderio, c’era una ragione molto valida: fare la "hostess” per girare, vedere e capire come deve essere capito il mondo. Ciò che avevo letto sui libri di testo mi aveva soltanto spinto ad una curiosità quasi morbosa. Avrei voluto vedere con i miei occhi ciò che i libri descrivevano e per far questo, senza soldi com’ero — i miei non sono mai stati ricchi e certamente non lo diverranno in avvenire — non c’era che una soluzione: fare la "hostess”.

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1958 02 06 Tempo Edy Campagnoli f4Dopo aver preso parte ai film "La voce che uccide” e "Totò a Lascia o raddoppia", Edy Campagnoli girerà in febbraio "Nicolino 103” (una pellicola del genere di "Marcellino pane y vino") e a maggio, sotto la regia di Mario Soldati, "La diva in vacanza”.

Ma le esigenze e, lo confesso, le ambizioni della vita mi presero e mi incamminarono su un’altra strada. Un giorno, assieme ad altre "mannequins”, venni chiamata per prendere parte ad una rubrica televisiva settimanale di moda. Fu un avvenimento insolito per me ma che avrebbe anche potuto restare isolato. E per diverse settimane lo fu.

Dopo qualche mese, però, accadde l’imprevisto. Avevo avuto una piccolissima parte, e sempre come indossatrice, nella rivista televisiva "Ti conosco mascherina" ed evidentemente qualcuno mi aveva notato. Accadde così che una
mattina, mentre percorrevo uno dei tanti lunghi corridoi della sede R.A.I.-TV di Milano per andare in cassa a prelevare il mio compenso di "mannequin televisiva”, incontrai due dirigenti della TV. Uno di essi, il dottor Puntoni, mi chiese se volevo accettare la proposta di fare qualcos’altro alla televisione.

Naturalmente dissi di sì e l’indomani sostenni un "provino generale”. Proprio in quei giorni, "Lascia o raddoppia?" perdeva la sua prima annunciatrice e la Televisione cercava una ragazza che potesse sostituirla. Era il 1956.

Una mattina, mentre a casa stavo mettendo ordine alla mia stanza, sentii squillare il telefono. «La assumiamo per "Lascia o raddoppia?”, mi dissero; passi nel pomeriggio per firmare il contratto e per prendere gli ultimi definitivi accordi».

Per una settimana in casa mia ci fu il caos. Nessuno capiva più niente; la portinaia non sapeva che fare, i fotografi e qualche giornalista invasero la casa; i mobili vennero spostati come per un trasloco da una stanza all’altra e persino sul pianerottolo di casa. Mia madre non stava più nella pelle e io, lo confesso, mi sentivo contenta e terrorizzata allo stesso tempo.

Tre giorni prima di debuttare come annunciatrice di "Lascia o raddoppia?’’, venne da me un fotografo. Eravamo in gennaio e faceva molto freddo. Per le strade c’era la neve. Esigente come nessun altro, ad un
certo momento quel fotoreporter pretese che indossassi abiti da sera, leggeri e scollati, per posare sul mio balcone di casa. Non seppi dire di no: il sapere che quelle foto sarebbero poi state pubblicate sui giornali mi lusingava. Presi la bronchite e quando andai per la prima volta in vita mia a "Lascia o raddoppia?” avevo quaranta e uno di febbre. Nè una linea di meno nè una in più.

Ma non lo dissi a nessuno, neppure a mia madre per paura che mi cacciasse sotto le lenzuola e per paura soprattutto, che la TV venisse nella determinazione di sostituire anche me. Presentai i vari concorrenti ma alla fine di quella lunghissima trasmissione, rientrata tra le quinte, caddi a terra svenuta come un sacco vuoto. Quando mi risvegliai, mi parve di sentire crollare tutto intorno a me. Per quanto mi facessi coraggio e pensassi a mantenermi calma, sentivo dentro di me una voce che mi diceva: «Tu, qui, ci verrai ancora una volta o due al massimo, poi riprenderai a fare la "mannequin”».

E, invece, per fortuna, le cose sono andate diversamente. Da quel giorno, tuttavia, cominciarono per me giorni lieti e giorni malinconici. Io, al microfono. dicevo ciò che dovevo dire e non una parola di più: la mia voce si sentiva di rado unicamente per esigenze di copione e di rubrica. Ma non tutti lo capirono tanto che ben presto ci fu chi si prese gioco di me. Mi chiamarono persino "Tulilem-blem-blum”’ parodiando le presentazioni cui ero chiamata a fare dei vari concorrenti che partecipavano al gioco. Dissero che non sapevo pronunciare due parole in croce, sorridevano vedendomi e pensavano a me come a un’oca.

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SARA’ SUO MARITO - Lorenzo Buffon, qui fotografato assieme alla fidanzata Edy, ha ventisette anni ed è portiere del "Milan”. I due si conoscono da un anno e mezzo. Se Buffon, come in un primo tempo sembrava, fosse stato trasferito, nell’agosto scorso, dal "Milan" ad altra società, i due si sarebbero sposati subito. La Campagnoli sta sostenendo in questi giorni gli esami per debuttare alla televisione come annunciatrice. Quasi sicuramente, col mese di febbraio, la vedremo al fianco di Marisa Borroni, di Nicoletta Orsomando e di altre ancora. Una delle aspirazioni extratelevisive di Edy è di aprire a Milano, e naturalmente dirigere, un istituto di bellezza. Ha ventitré anni.

Non è che tutto ciò non mi facesse dormire. Questo no. Però mi spiaceva. Soprattutto mi indisponeva il fatto che molte persone fossero arrivate a giudicarmi con troppa fretta e, quel che è peggio, senza neppure conoscermi. Intendiamoci: non è che io sia un genio. Tutt’altro. Però non sono neppure il ’Tulilem-blem-blum” che molti mi volevano e magari ancora mi vogliono.

Da mio padre, soprattutto, ho ereditato una grande dote: la pazienza. Saper aspettare è sempre stato il mio forte. Adesso non pensate che io abbia maturato, quando mi vedevo così mal giudicata, propositi di grande vendetta. No. Però, ad una piccola rivincita, modesta e semplice come del resto è sempre stata tutta la mia vita, questo si. E quel giorno potrebbe anche essere vicino, molto vicino.

In fondo, lo riconosco, io devo la mia popolarità proprio al fatto di aver sempre parlato poco e di aver fatto parlare molto, conseguentemente, gli altri. Sta a me dimostrare ora che questa popolarità posso conservarla e rafforzarla anche in un’altra maniera: aprendo la bocca, parlando, cioè, per dire cose che non abbiano la brevità di un nome, di un cognome e di un luogo di provenienza. E, proprio per arrivare a questo, mentre c’era chi si burlava di me, io studiavo recitazione con Germana Paolieri. Per sei mesi, di giorno o di notte, finite le estenuanti sfilate di moda, questa eccellente e paziente attrice veniva a casa mia per darmi lezioni. Aveva sentito la mia voce — qualcuno che ascoltava con altro spirito quelle poche parole che dicevo ogni giovedì sera c’era, evidentemente — e mi aveva sottoposto ad un "provino” facendomi leggere alcune poesie. Superai quella non difficile prova e affrontai l'altra, quella appunto della recitazione.

Vinta anche questa, almeno secondo la Paolieri, ora mi piacerebbe affrontarne un’ altra ancora, quella ben più impegnativa della prosa. Non nascondo, infatti, che alla televisione una commedia facile e non estremamente complessa mi piacerebbe interpretarla: alla "Maestrina” di Dario Niccodemi, ad esempio, ho pensato diverse volte. Non è questa una prova a cui tenga particolarmente perchè le mie ambizioni sono ben delimitate da un cerchio ristretto, ma potrebbe sempre essere un’esperienza in più.

Ma ora, il personaggio che mi attende, quello a cui tengo più di tutti, è ben più impegnativo e arduo. Da quest’estate, e per sempre, mi attenderà la parte di moglie. Se saprò interpretare bene quella, il mio scopo nella vita sarà raggiunto.

E. C., «Tempo», anno XX, n.6, 6 febbraio 1958


La chiamavano «la muta dei portici», ma allora era quasi un complimento: la valletta parlante non era ancora stata inventata, la soubrette intelligente era, al massimo, un ossimoro, e Edy Campagnoli, quando la intervistavano, poteva tranquillamente dichiarava: «Leggere libri e una cosa che proprio non mi piace», con l'unica conseguenza di veder aumentare la mazzetta quotidiana delle proposte di matrimonio. La mitica valletta di «Lascia o raddoppia?», uno dei volti più noti della tv degli Anni Cinquanta, ò morta ieri a Milano. Aveva sessantanni. Due ictus ravvicinati hanno avuto la meglio sul suo corpo già stremato da anni di dialisi.

Lascia il secondo marito, Alberto Manicardi, e la figlia Patricia, per la quale aveva abbandonato, come allora ancora usava, il lavoro in televisione. Ma la parte pubblica della sua vita rimane legata al matrimonio con il calciatore Lorenzo Buffon, portiere del Milan e della Nazionale. Molti flirt furono attribuiti alla bionda (ossigenata) e silente Edy (Edda): con Giorgio Ghezzi, Alberto Sordi, con lo stesso Mike. Lei ogni volta s'offendeva: «La cosa mi urta perché non mi piace assolutamente flirtare: del resto sono molto difficile su questo punto», replicava compunta. Come una Claudia Schiffer o una Nadja, Edy dichiarava di «mangiare molto e di tutto, anche la pastasciutta», ma non era difficile crederle. E sul suo ruolo di valletta muta aveva le idee chiarissime: «Sarebbe fuori luogo se mi mettessi a fare conversazione. E' una questione di diritti e di doveri». Ma anche fuori dalla scatola magica, non ò che fosse una chiacchierona.

Figlia di una sarta e di un rappresentante di accessori per auto, scuole magistrali, il sogno (stroncato dalla tv) di fare la hostess «per girare, vedere il mondo e capire come va capito», il debutto come mannequin, una particina nel varietà «Ti conosco mascherina», e infine il fatidico incontro, nei corridoi della Rai, con il dottor Puntoni, che mi propose "Lascia o raddoppia?"». La leggenda vuole che al termine della prima puntata Edy sia svenuta. Fuori dalla tv rimediò un paio di stroncature cinematografiche - una al fianco di Luciano Tajoli nel film sinistramente intitolato «La voce che uccide» - e molti ruoli silenziosi con i fotoromanzi. Eppure dicono che fosse ambiziosa, persino competitiva. Si sospettò che fosse stata lei a far imporre alle concorrenti del quiz abiti castigati e poco appariscenti: «Anche io, del resto, se potessi, mi presenterei in tailleur, ma al pubblico piace che io porti abiti eleganti», civettava. A chi le chiedeva quali caratteristiche avrebbe dovuto avere il suo uomo ideale, Edy Campagnoli rispondeva invariabilmente: «Il fisico non conta, ma un uomo dev'essere signorile».

Un giorno le chiesero di premiare i calciatori del Milan al termine di un incontro, e lì entrò in scena Lorenzo Buffon, «questo ragazzone» diceva lei estasiata. La cerimonia nuziale fu semplice, tra i molti regali la coppia ricevette anche un frigidaire, come annotano le cronache dell'anno - il 1958 - e la sposa dichiarò che da quel momento addio sogni di gloria, avrebbe pensato «a interpretare al meglio la parte più importante di tutta la mia vita, quella di moglie e madre». Il settimanale «Bolero» dedicò alla storia d'amore tra il portiere e la valletta un fumetto-verità, e fu tutto. Dai telespettatori Edy prese congedo quando seppe che stava per diventare madre: si concesse finalmente un breve, garbato discorsetto, poi asciugò davanti alle telecamere una furtiva lacrima. E quando nel '79, per ricordare i 25 anni dalla prima «Lascia o raddoppia?», la televisione ripropose in 20 puntate una nuova edizione del quiz condotto da Mike, al suo posto ci mandò la figlia Patricia. Fu quella l'unica volta in cui lei e Mike si rividero: «Incontrandola a fianco della figlia, così moderna e chiacchierona», ricorda oggi Bongiorno, «pensai a come i tempi fossero cambiati». Edda invece aprì un ristorante, fece la madre, divorziò, si risposò. Domani, nella chiesa di San Babila, i funerali.

Stefania Miretti, «La Stampa», 7 febbraio 1995


Aveva vinto un concorso di miss nel ’52. Il presentatore la incitava inutilmente a parlare: cominciò con una papera. Marianini, mitico concorrente: «Meglio lei delle conduttrici logorroiche di oggi». Sposò il calciatore Buffon

MILANO — Ieri, nella sua casa milanese, è morta Edy Campagnoli, 60 anni. E' stata la prima valletta celebre della tv (in «Lascia o raddoppia?»), popolare anche per aver sposato in prime nozze Lorenzo Buffon, portiere della nazionale di calcio. Da tempo soffriva di disturbi renali e si sottoponeva a dialisi. Negli ultimi mesi ha subito due ictus: il primo a ottobre, il secondo 20 giorni fa. Lascia il secondo marito, Alberto Manicardi, e la figlia Patricia, di 33 anni. Domani i funerali, nella chiesa di San Babila.

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«Edy è passata alla storia della tv come "valletta muta ”, ma quella definizione, che oggi non suona troppo lusinghiera, negli anni Cinquanta evidenziava una dote molto apprezzata, la discrezione»: Mike Bongiorno ricorda così quella sua preziosa collaboratrice di «Lascia o raddoppia?» (tra 1955 e 1959). E prosegue: «Allora le vallette facevano davvero le vallette. Una situazione che poi, giustamente, è cambiata. Ma il successo del programma arrivò anche grazie alla sua presenza. Sapevo che Edy aveva problemi di salute ma non sapevo fosse così grave. La stimavo, anche se non ci incontravamo da tempo. Dopo ”Lascia o raddoppia?” ci siamo visti solo una volta, al venticinquesimo anniversario del programma: al mio fianco per quelle 20 puntate è stata la figlia Patricia. Edy l'aveva accompagnata. Ci rivedemmo e ci salutammo come tra vecchi amici».

La Campagnoli nasce a Milano il 12 giugno 1934, e nel dopoguerra avvia la carriera di indossatrice. Nel 1952 invia una foto a un concorso di miss e vince. Ma per la cerimonia deve farsi prestare l'abito lungo da una giornalista. E' comparsa alla Scala per l’edizione 1954 de «La Vestale» con la Callas, regia di Visconti. Beppe Menegatti ricorda: «Feci io quella selezione. Quando vidi Edy, non ebbi dubbi. Era bellissima, non doveva fare niente per mettersi in mostra. Vestì i panni seducenti di Venere nella scena finale dell’opera».

Il debutto televisivo arriva l'anno successivo: in «Vetrine», programma del pomeriggio firmato da Elda Lonza. La grande occasione arriva a novembre: Maria Giovannini si fa tentare dal cinema e abbandona il ruolo di valletta in «Lascia o raddoppia?», telequiz del giovedì. Così accanto a Mike chiamano Edda, soprannominata Edy.

E lei esordisce con una papera. Presenta il concorrente Ermete Pochettini di Arquata Scrivia, ma annuncia: «Ecco Ermete Scrivia D'Arquata Pochettini». Sarà l'unico errore in tre anni di video, accompagnati da grazia e misura.

Gianluigi Marianini (mitico campione di allora): «Edy era mite e gentile. Fascino discreto, un po' crepuscolare. Portava un afflato di poesia solo con l'esistere. Parlava poco: un gran contrasto con le moderne logorroiche presentatrici. Ogni volta che si affacciava a una porta apriva un incantesimo di gentilezza».

Quella discrezione nell'accompagnare i concorrenti e nel porgere a Mike le buste con le domande le procurò alcuni ironici soprannomi: «La muta di Portici». «Il cestino di Mike», «Francesca Berlini del sonoro», «La bella patata». Lei ci scherzava sopra: «Bongiorno mi incita sempre: muoviti, parla. Ma cosa volete, sono fatta così».

Il pubblico apprezza la sua delicatezza e i toni riservati: ne segue con affetto l'amicizia con Giorgio Ghezzi e l'amore con Lorenzo Buffon, poi sfociato nel matrimonio.

A «Lascia o raddoppia?» guadagnava 25 mila per trasmissione. Il successo è strepitoso. Totò dedica alla trasmissione un film: «Totò, Lascia o raddoppia?». Dopo la chiusura del programma, poche brevi apparizioni tv: «Musica alla ribalta», «Controcanale», «Tigre contro tigre». E una sfortunata esperienza cinematografica: «La voce che uccide» con Luciano Tajoli.

Preferisce la famiglia, nel 1961 nasce Patricia. E abbandona lo spettacolo. Si dedica alla moda, apre un negozio, poi accanto al fratello firma la linea «Edy Campagnoli».

Nel 1966 un'irruzione della polizia la sorprende al tavolo di una bisca clandestina con alcune decine di persone. L'accusa è gioco d'azzardo. Lei si discolpa: «Mi trovavo lì per caso. Non trascorro la mia vita al tavolo verde. E non vedo gran differenza tra una partita di carte a casa, al Casinò o in un circolo». E’ punita con un'ammenda di 80 mila lire.

Finisce il matrimonio con Buffon. Nasce un'altra unione: con Alberto Manicardi. E per un giorno torna sul video: 22 marzo 1979, prima puntata di «Lascia o raddoppia?» edizione del venticinquennale. Stavolta al fianco di Mike c'è la figlia Patricia.

Ludovico Peregrini, «signor no» dei quiz di Mike, la ricorda da spettatore ragazzino: «Ero innamorato di lei, come tutti. Così molto dolce, silenziosa. Così quando con Mike scegliamo le vallette usiamo lo stile Campagnoli come metro di paragone».

Ma Edy non aveva più ricordi della sua carriera sul piccolo schermo. Fotografie, ritagli, lettere di ammiratori: tutto smarrito con un baule, a casa degli zii. Ora Silvano, fratello minore, dice: «Edy soffriva di una malattia renale ereditaria. Otto anni di dialisi sopportati con coraggio. Ha lasciato il successo per dedicare tutto alla famiglia. Chiedeva a me di rispondere sempre "no" a coloro che gentilmente le offrivano nuovi progetti. La nascita della figlia ha segnato l'avvio di una nuova vita. Ricordava la tv senza rimpianti: come un bel periodo, ma lontano, concluso».

Enrico Parodi, «Corriere della Sera», 7 febbraio 1995


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«Andavo a prenderla ogni giovedì sera, almeno quando non mi allenavo con il Milan. Fuori dagli studi Rai la aspettavano tanti ammiratori. Era conosciutissima, piaceva a tutti. Le ho voluto molto bene». Lorenzo Buffon, ex marito di Edy, ricorda gli anni di matrimonio. Lui portiere del Milan e della Nazionale, lei valletta di Mike, si erano sposati il 26 giugno del 1958. E in quel giorno «Bolero» pubblicò un fotoromanzo-verità dedicato alla cerimonia e alla festa.

Dopo tre anni arriva la figlia Patricia, ma nel 1966 le prime voci di separazione: Edy è impegnata con il cinema a Roma, Buffon cambia squadra e città (dopo il Milan è al Genoa, poi Inter, Fiorentina per finire in serie C con l’Ivrea). Insieme provano anche ad aprire un ristorante, i risultati però sono scarsi. «Macché fallimento, non era un lavoro adatto a noi», diceva Edy.

Nel 1968 si lasciano definitivamente. Buffon, che oggi vive a Latisana in Friuli (dove è nato), racconta: «Siamo rimasti in ottimi rapporti. Quando venivo a Milano ci vedevamo sempre. Tutti assieme, con il marito Alberto». Anche Loredana, la moglie di Buffon, ricorda con affetto quegli incontri: «Andavamo d’accordissimo. Sono stata al matrimonio di Patricia. È lei che mi ha chiamato nel pomeriggio per darmi la notizia della morte». E aggiunge: «Quando sono entrata in ospedale a ottobre per una cosa da poco, Edy mi aveva telefonato subito. Che commozione. Mentre ero ricoverata venni a sapere che lei era finita in coma per dieci giorni, colpita dal primo ictus».

Loredana aveva già conosciuto Edy Campagnoli attraverso la televisione, senza sapere che le loro vite si sarebbero incrociate: «Quando avevo tredici anni andavo tutti i giovedì a vedere "Lascia o raddoppia?” in un bar: a casa non avevamo la tv e per tutta la settimana aspettavamo quel momento. Comperavo i rotocalchi per seguire le cronache rosa: ricordo anche l'annuncio del matrimonio tra Edy e mio marito. Poi sono andata a vivere per dieci anni in Australia. Quando sono tornata ho conosciuto Lorenzo: anche mio cognato era un calciatore e ci ha presentati».

Davide Frattini, «Corriere della Sera», 7 febbraio 1995


Filmografia

Totò lascia o raddoppia? di Camillo Mastrocinque (1956)
La voce che uccide di Aldo Colombo (1956)
I miliardari di Guido Malatesta (1956)
I complessi, epis. Guglielmo il dentone, di Luigi Filippo D'Amico (1965)


Riferimenti e bibliografie:

E. C., «Tempo», anno XX, n.6, 6 febbraio 1958