«Il segno di Venere»: una è bellissima e l'altra è bruttina

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Il nuovo film di De Sica. Nonostante la presenza di Sofia Loren, è protagonista Franca Valeri. Regista è Dino Risi. Titolo: «Il segno di Venere». Facile prevedere buoni incassi nei giorni festivi.

Roma, gennaio

cinque anni fa la ragazza dall’aria trasognata che ha inventato il gustoso personaggio della Signorina Snob non avrebbe neppure sospettato di poter diventare la protagonista di un film accanto al più famoso attore-regista italiano. A quel tempo Franca Valeri era timidissima, legata da molti complessi e terrorizzata dall’idea di parlare davanti a più di due persone. Fu Caprioli a lanciarla, predicendole un fortunato avvenire. Il comico andò alla RAI, parlò di lei come di una rivelazione diffondendo allo stesso tempo la voce che si trattava di una ragazza intrattabile e difficilissima a scritturare; poi, quando « il mito di Franca Valeri » fu abbastanza solido, riuscì a farla debuttare davanti al microfono. Un anno dopo, insieme a Bonucci e Caprioli.

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Cesira (Franca Valeri) e Agnese (Sofia Loren) sono due amiche. Abitano assieme a due vecchi zii e lavorano alla Casa del passeggero, un albergo diurno di Roma.

Franca dava a Parigi uno spettacolo nuovo e intelligente: Caneras du demisiècle. Si trattava di un brioso e corrosivo pamphlet, una specie di satira del costume, dove personaggi e abitudini del tempo nostro erano guardate con smaliziata ironia. Il pubblico parigino, competente e ipercritico, ne rimase incantato. Nel 1952 la Valeri, Bonucci e Caprioli tornarono in Italia e formarono il Teatro dei Gobbi. Il primo e il secondo Carnet de notes, che sarebbero stati ripetuti nel corso di una tournée in Brasile, fecero furore. La timida milanese che aveva osato prendere in giro un’epoca era ormai celebre come una diva. Fu allora che Franca Valeri inventò lo sketch della zitella bruttina che si prepara per andare al primo appuntamento con un uomo. La ragazza si agghinda, si studia allo specchio, si schiarisca la gola e quando è pronta per uscire ecco che il suo incostante ammiratore le telefona per disdire l’appuntamento. Questo personaggio buffo e patetico insieme, completamente diverso da quello sofisticato della Signorina Snob, le piacque sempre di più e un giorno decise di cavarne il soggetto per un film. Un racconto cinematografico basato esclusivamente su una ragazza brutta era in realtà arrischiato: ma Franca lo scrisse lo stesso, insieme a Comencini ed Anton. Ne nacque una storia briosa e commovente che nessun produttore si decideva tuttavia ad accettare. Solo alla fine dello scorso luglio la Titanus l’acquistò per cavarne « un film che scherzando dicesse cose serie ».

Fu deciso che il soggetto sarebbe stato ampliato e che il personaggio della bruttina, pur costituendo il pernio della vicenda, sarebbe stato circondato da molti altri personaggi che arricchivano la storia di episodi e di caratteri. La sceneggiatura subì innumerevoli rimaneggiamenti. Venne studiata, oltreché dalla stessa Valeri, da Comencini e Anton, da Margadonna. da Scarpelli, da Incrocci e infine da Ennio Flaiano e Zavattini. Il titolo scelto fu il segno di Venere. Quanto agli attori, accanto a Franca Valeri destinata al ruolo principale, sarebbero apparsi Sofia Loren, Vittorio De Sica, Raf Vallone, Peppino De Filippo, Alberto Sordi, Virgilio Riento, Tina Pica (la governante di Pane, amore e fantasia): un cast di sicuro successo. La Loren avrebbe sostenuto il ruolo di una ragazza bellissima, terrorizzata dalla propria avvenenza così come l’altra era terrorizzata dalla propria insignificanza: e questa era l’innovazione più importante e introdotta coi successivi rifacimenti della sceneggiatura. A ventun anni la Loren, che con questa interpretazione è al suo diciannovesimo film, è considerata una delle attrici più importanti del cinema italiano, capace di determinare da sola il successo commerciale di una pellicola. La sua fortuna è stata vertiginosa: se si considera che fino a tre anni fa Sofia era ancora una generica e diva dei fumetti. Il suo primo film d’impegno fu Africa sotto i mari che, diciottenne, affrontò con insolita volonterosità: si cimentò perfino come nuotatrice subacquea pur non avendo mai fatto un tuffo prima di allora. Si impose subito alla attenzione del pubblico e dei produttori. Soldati, facendole interpretare La donna del fiume, è stato il primo ad accorgersi delle sue possibilità artistiche, pari ai suoi abbondanti attributi fisici. Poi è toccato a De Sica con L’oro di Napoli: la ragazza dei fumetti è con questo film al suo terzo ruolo importante.

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Agnese attira l'attenzione degli uomini desiderati da Cesira; infine s’innamora, riamata, del pompiere Ignazio (Raf Vallone), qui accanto alla vecchia zia (Tina Pica).

Il segno di Venere è diretto da Dino Risi, uno dei più giovani registi italiani. Il milanese Risi, ex-giornalista e critico cinematografico, laureato in medicina, viene dal documentario. Era ancora studente del Policlinico quando cominciò ad interessarsi di cinema con un lungometraggio scientifico che fu molto notato: Il siero della verità. Il successo di critica lo incoraggiò, fece un secondo documentario sui cortili di Milano, un terzo sulle strade di Napoli, un quarto sui «barboni» (e fu questo, si dice, che ispirò a De Sica il suo Miracolo a Milano). Quando, ormai laureato, si accingeva a intraprendere la carriera medica, si accorse di saperne abbastanza di tecnica cinematografica per mutare rotta e darsi al più redditizio lavoro del cinema. Il suo primo film fu Vacarne col gangster, una delle poche pellicole italiane dedicate al problema della gioventù. Seguì Il viale della speranza, sulle aspiranti attrici che sperano nell'effìmero mondo della celluloide, e infine un episodio di Amore in città che egli considera la sua cosa migliore. Risi è un regista intelligente, portato dalla sua preparazione culturale ad una analisi obiettiva e precisa dei caratteri e degli avvenimenti: la sua dote principale è l’accuratezza. Nel Segno di Venere egli si è trovato accanto, nel personaggio del poeta fannullone, Vittorio De Sica. Anche quando non è regista di se stesso, difficilmente De Sica si limita a considerare soltanto il suo ruolo di attore. Se recita, ama dare suggerimenti e consigli, aiutare i colleghi: resta insomma maestro e supervisore. Fra Risi e De Sica è nata così una collaborazione nella quale ambedue hanno portato le loro doti migliori. Del resto tutti vi hanno messo qualcosa di più della loro interpretazione e specialmente la Valeri, De Filippo e Alberto Sordi, il quale ogni volta chiede di fare da sé la sceneggiatura del proprio personaggio.

Il film nella sua stesura definitiva è dunque la storia di due ragazze: Cesira (Franca Valeri), bruttina, sognatrice, sempre in cerca di amore, e Agnese (Sofia Loren), bellissima, circuita, vergognosa del proprio fascino. Entrambe abitano in casa di uno zio (Virgilio Riento) e di una zia zitella e scontrosa (Tina Pica); e lavorano presso la Casa del passeggero, alla Stazione Termini. Cesira ha un corteggiatore: Mario, fotografo presso la Casa del passeggero (Peppino De Filippo), ma non è lui che sogna di sposare. Ingenua e costantemente illusa di vivere la sua favola romantica, Cesira si è fatta fare le carte da una ambigua chiromante ed ha appreso d’essere sotto il segno di Venere, il periodo cioè favorevole alle occasioni amorose. Tutti gli scapoli vengono quindi considerati da lei come possibili mariti ed assiduamente corteggiati. Il primo che essa conosce dopo la rivelazione della chiromante è Romolo Proietti (Alberto Sordi), un filibustiere che vende penne stilografiche e ruba automobili. Cesira lo circuisce, lo porta a spasso, crede di avere individuato il suo uomo quando un altro compare alla Casa del passeggero. Questo si chiama Alessio Spano (Vittorio De Sica) ed è un poeta fallito e incompreso, alla costante ricerca di quattrini e di un'anima gemella. Non è più giovane ma è affascinante e Cesira, pur sorvegliando il suo ladro di automobili, circuisce anche lui. Ma è così insignificante, Cesira, che tutti i suoi tentativi di seduzione urtano nell'indifferenza dei suoi corteggiati che mirano invece ad Agnese, la quale, appariscente com’è, non ha bisogno di trovarsi sotto il segno di Venere per attirare l’interesse degli uomini.

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Cesira tenta di circuire Alessio Spano (Vittorio De Sica) un poeta fallito e squattrinato. Questi, però, si limita a scroccarle un pranzo e poi preferisce a Cesira una chiromante.

Cesira medita sul suo sconsolante destino, quando, nella circostanza di un investimento stradale, conosce il terzo scapolo: Ignazio (Raf Vallone), pompiere, giovane e bello. Per Cesira è un vero coup de foudre e si abbandona con impegno alla nuova opera di accalappiamento. Purtroppo anche Ignazio si lascia conquistare dalla bellezza di Agnese, la quale si innamora a sua volta di lui. Le delusioni giungeranno per Cesira tutte insieme, in una serie di disavventure. Romolo, scoperto dalla indizia, viene arrestato (il che le costerà anche l'esperienza di una notte in guardina) e finisce in prigione. Il furbo poeta le scrocca un pranzo e poi le preferisce la chiromante, più esperta nelle faccende d’amore. Ignazio si fa sorprendere strettamente abbracciato ad Agnese nel vano di un portone. Per Cesira è il dramma; e vuole uccidersi buttandosi dalla finestra. Poi ci ripensa, osserva che bisogna sempre sperare e torna alla Casa del passeggero, decisa ad accettare la corte del suo uomo di riserva, il fedele fotografo. Gli sorride, accetta un invito; ma ecco che un altro giovanotto appare sulla porta della Casa del passeggero. Cesira lo guarda affascinata. L'incanto del segno di Venere continua.

Il film è stato girato interamente a Roma, sullo sfondo di piazza del Popolo, del Pincio e di via Margutta, dove per l’occasione i pittori hanno inscenato una mostra all’aperto. Come sempre accade quando si gira un film, non sono mancate le piccole avventure. Raf Vallone che, per scrupolo, ha vissuto alcuni giorni fra i Vigili del fuoco, è stato insignito da questi del diploma di pompiere onorario. Il vero fotografo della Casa del passeggero, ritenendosi offeso dalla interpretazione caricaturale di De Filippo, ha tentato di dare querela alla casa produttrice.

Oriana Fallaci, «L'Europeo», anno XI, n.4, 23 gennaio 1955


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Oriana Fallaci, «L'Europeo», anno XI, n.4, 23 gennaio 1955