Pochi di noi non assisteranno alle riviste del 1954-1955

Rivista

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Bello o brutto, è il più vivo teatro d’Italia.

Il generale Paone telegrafa a Milano dal suo quartier generale di Formia: «Tutto bene Tawa desidero notizie Biriba». A Milano il generale Trinca, che trascorre l'estate a Marino, all’ombra delle sue enormi botti, dispone di un buon servizio d’informazioni. Riceve perciò, il giorno dopo, il seguente dispaccio: «Remigio soddisfatto Tawa et preoccupato Biriba». Quasi alla stessa ora, il generale Paone, mentre prende il tè nel suo giardino di Formia, riceve un «lampo» che dice: «Macamru Togra et Ralba sono buon punto stop Dadelu est ancora indietro».

La guerra fra Paone e Trinca, fra Formia e Marino, è in piena preparazione. A differenza delle altre guerre, che cominciano d'autunno ma si svegliano soltanto in primavera, questa della rivista sarà una guerra invernale. E i cifrari adottati dalle due parti non hanno ormai più misteri: Tawa significa Taranto e Wanda; Biriba vuol dire Billi, Riva e Barzizza; Macamm sta per Macario, Carla Del Poggio e Amru Sani; Togra per Tognazzi e Gray; Dadelu per Dapporto, Delia Scala, Lucy D’Albert.

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WANDA OSIRIS (Anna Menzio), la bionda signora di via Soperga, non è, come la maggior parte dei suoi ammiratori crede, milanese. È nata a Roma nel 1906. È l'unica soubrette italiana che sia riuscita a raggiungere il gusto sicuro e la raffinatezza delle grandi « vedettes » parigine, superando le barriere sempre un po’ malinconiche e leggermente equivoche del teatro di varietà. La Osiris affermò definitivamente il suo « tipo », morbido e romantico, nel 1933. Conobbe i suoi maggiori successi accanto a Macario. Le sue riviste si distinguono per lo sfarzo dei costumi e la delicatezza carezzevole delle musiche. Sono quelle che hanno il « foglio-paga » giornaliero più alto, fra le cinquecento e le seicentomila lire. Nella stagione 1954-55, la Wanda apparirà al centro della rivista Festival (titolo provvisorio) che Vergani, Verde, Ages, Veltroni e Cappelli stanno scrivendo per lei. Le musiche saranno del maestro Trovajoli, lo stesso che l'anno scorso, al Festival della canzone di Sanremo, diede tanti pensieri ad Angelini. Le coreografie sono dell’americano Bob Sidney.

Fino a qualche mese fa, pareva che il mondo della rivista dovesse dividersi, sì, in due partiti, ma fondati sulla rivalità delle due stelle principali: Wanda Osiris ed Elena Giusti. Poi, allorché la Giusti abbandonò lo schieramento Trinca-Anerdi (poiché, in sostanza, avrebbe voluto che la rivista Tutte donne meno io, in cui doveva apparire come soubrette accanto a Macario, diventasse «Tutti uomini meno me»), sembrò per un momento che i rivistateli, passando dagli attori agli autori, si sarebbero scontrati sul terreno stilistico: quelli, cioè, che credono ancora alla rivista fatta di «couplets» e di «centoni», di lustrini, di piume e di luci, come Giovannini, Garinei, Spiller, Puntoni, Silva, Terzoll, Falconi, Verde ecc., contro quelli, come Marchese, Fo, Durano e Parenti, che credono nella rivista «con messaggio»; vale a dire, costruita come un manifesto politico-intellettuale, con polemiche e sottili allusioni d’attualità al posto dei comuni giochi di luce e solite coreografie. Rivista di passatempo, cioè, contro rivista di cultura.

Le due scuole continuano a fronteggiarsi, ma la loro battaglia si è trasformata in semplice scaramuccia di fronte alla vera, grande guerra degli impresari, per la quale si stanno rapidamente mobilitando gli eserciti di Paone e di Trinca. È la prima volta, da dieci anni a questa parte, che Remigio Paone, il dittatore della rivista, il quale ha celebrato poche settimane or sono le sue nozze d’argento col teatro, si trova di fronte un avversario degno di lui.

Trinca è un grosso produttore di vini dei Castelli Romani, particolarmente orgoglioso di un suo celebre vino bianco. Il suo motto è «trincate con Trinca». Quando si decise ad occuparsi di riviste, accanto al socio Anerdi, uomo di teatro, lo fece subito con criteri industriali, preferendo assicurarsi grandi nomi e accollarsi gravi rischi anziché cominciare dal piccolo cabotaggio e dagli assaggi prudenti. Conscio di doversi scontrare con un avversario della statura di Paone, attaccò decisamente, e riuscì a piantare le proprie bandierine su posizioni di prim'ordine: Giovannini e Garinei, Scarnicci e Tarabusi, Macario, Rascel, Tognazzi, Dorian Gray, Dapporto, Delia Scala, Carla Del Poggio, Lucy D’Albert, i maestri Kramer e Luttazzi, i coreografi Paul Steffen, Mary Anthony, Gisa Geert e Don Sadler.

L’offensiva fu tale da costringere alla prudenza il generale Paone, il quale, tuttavia, mantiene saldamente in sue mani il sicuro quadrilatero Osiris-Taranto-Billi e Riva-Barzizza, rinforzato dai coreografi americani Tony Charmoli. Lee Shermann e Bob Sidney, dal Trio Cabot del «Lido» di Parigi, dal Quartetto Cetra, dai compositori Trovajoli e Boneschi, da librettisti come Orio Vergani, Veltroni, Verde, Ages, Scarpelli, Mangini, Nelli, Mantoni, Cappelli e Ciorciolini. Un esercito, come si vede, dalle formidabili salmerie, organizzato più per la resistenza che per l’attacco.

Non manca, naturalmente, in mezzo alle forze del Nord e del Sud, una specie di «linea gotica» costituita da forze indipendenti e da guerriglieri isolati. Primeggiano in questa zona intermedia gli impresari milanesi Bixio e Sirri, i quali stanno attualmente organizzando una rivista, di cui non si conosce ancora il nome, per Walter Chiari, Valeria Valeri, Antonella Steni e Gino Bramieri, ai quali si aggiungerà, probabilmente, anche Arnoldo Tieri; l’impresario Bedosti, sotto la cui bandiera Simonetta, Zucconi e Leoni stanno scrivendo una nuova rivista per le sorelle Nava; Rosina e Bracchi, i quali hanno acquistato un’operetta francese, Haratin, e la stanno riducendo per una combinazione Giusti-Scotti-Togliani che non sembra, però, ancora sicura.

Intanto, a Milano, due riviste precocissime stanno ottenendo successo; riviste che rappresentano esattamente le due scuole attualmente in polemica: Sani da legare, di Fo, Durano e Parenti, al Piccolo Teatro; e Occhio per occhio, lente per lente, di Puntoni, Silva, Terzoli e Spiller al Teatro Odeon; di «cultura» la prima, di «passatempo» la seconda. I mimi e le maschere di costume, cresciuti nell’aura nervosa di Paolo Grassi e di Giorgio Strehler, contro le grosse facezie di Mario Carotenuto e le gambe a fuso della negra Vickie Henderson.

A cominciare da ottobre assisteremo, dunque, alla grande battaglia: nove grandi riviste e almeno cinque di seconda grandezza si scontreranno per otto mesi.

Avremo, in tanta abbondanza, l’avvenimento teatrale di eccezione? Può darsi. Ma è certo che gli stati maggiori della rivista italiana hanno perso una grande occasione: quella per la quale lavorò a lungo, tenacemente, Guido Sacerdote, colui che dopo essere stato per quindici anni l’alter ego di Remigio Paone, è diventato, da pochi mesi, funzionario governativo, essendo andato a dirigere l’Ufficio scritture e contratti della Televisione italiana. Il sogno di Sacerdote, che gli amici chiamano «la Treccani del varietà», era di riunire in un solo spettacolo Wanda Osiris ed Elena Giusti. «Sarebbe stato», egli dice, «come riunire Nenni e Saragat. Avremmo avuto un indimenticabile incontro di Teano della rivista».

Il reparto rivista e varietà della TV si sta sviluppando rapidamente. A soli sette mesi dalle prime riprese, Guido Sacerdote deve oggi organizzare, fra grandi e piccoli, una media di cinque spettacoli alla settimana. Attilio Spiller e Renzo Puntoni, che dirigono l’Ufficio copioni, esaminano e commissionano centinaia di testi ogni mese.

In Italia si comincia spesso dalla fine. La televisione dispone d’impianti imponenti: si calcola che già un milione di persone assista seralmente ai suoi programmi, e ancora non esiste un contratto nazionale che regoli le paghe degli artisti. I quali passano come intrusi fra gli ingranaggi già poderosi della nuova macchina burocratica sorta accanto alla RAI.



Gian Carlo Fusco, «L'Europeo», anno X, n.32, 8 agosto 1954


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Gian Carlo Fusco, «L'Europeo», anno X, n.32, 8 agosto 1954