Delia Scala: «il mio traguardo si chiama Broadway»

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Delia Scala, la giovane attrice che con “L’adorabile Giulio” ha conosciuto un successo di pubblico e di critica senza precedenti, espone ai lettori di “Tempo” i suoi progetti per l’anno nuovo.

Sono lieta di aver potuto leggere, a Roma due mesi fa come a Milano la settimana scorsa, ciò che i giornali hanno scritto di me. Lo so che forse non dovrei dirlo, ma il teatro mi sta dando le gioie che la vita privata purtroppo ostinatamente mi nega. Perchè, se mi considero fortunata come attrice, penso di essere sfortunata come donna. Non ho mai voluto raccogliere o riunire i ritagli di giornali che parlano di me: penso che sia un modo come un altro per invecchiare prima nè, d’altra parte, mi è mai piaciuto vivere di ricordi.

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DELIA SCALA con indosso l’abito del fidanzamento nella commedia musicale "L’adorabile Giulio". Il lavoro teatrale ha confermato nella Scala le qualità della vera e propria attrice.

Ma ho voluto fare una piccola eccezione proprio nei giorni scorsi dopo aver letto sul più importante giornale italiano, l’indomani della prima dell’ "Adorabile Giulio’’, le seguenti parole: « Delia Scala ha sfoggiato ancora una volta la ricchezza delle sue qualità, là freschezza del suo temperamento di attrice istintiva e di indiavolata subretta. Ma anche nella subretta si vede l’attrice e pare che con le sue controscene, con le sue espressioni, con la vivacità degli sguardi e delle movenze, cerchi nella fragile e festosa figuretta di teatro che le è affidata la presenza di una persona ». Ecco perchè mi sento contenta di me attrice.

Felice soprattutto che queste parole abbiano chiuso un cerchio che Luigi Cimara aveva cominciato a tracciare anni fa e che Renzo Ricci stava portando a compimento. Tre anni fa, quando passai dal cinema al teatro di rivista con "Giove in doppiopetto”, il primo a rammaricarsi — proprio questa è la parola — del mio successo fu l’attore Luigi Cimara. Egli disse: « Peccato: la rivista ha una "soubrette” in più, la prosa ha una brava attrice in meno». Il ventuno marzo di quest’anno, mentre al "Politeama” di Genova stavo lavorando in ”Buona notte, Bettina”, un inserviente mi consegnò un espresso in camerino. Era una busta bianca con l’indirizzo scritto a mano.

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PENELOPE BALTH si chiama il personaggio che la giovane attrice interpreta nell’ "Adorabile Giulio"; questo vaporoso vestito viene da lei indossato nel "finalissimo". La Scala è nata a Bracciano in provincia di Roma ventisette anni or sono: pesa 53 chili, misura 52 centimetri di vita ed è alta un metro e sessanta. Nel 1946, ossia all’età di sedici anni, si sposò con un inglese: andò ad abitare a Viareggio ma dopo un anno di matrimonio ottenne la separazione.

La lettera che portava l’intestazione Renzo Ricci, diceva: «Sono dolente di importunarla in questo momento per lei tanto doloroso (la morte del pilota automobilistico Eugenio Castellotti, fidanzato di Delia Scala, n. d. r.). Desidero rivolgerle una domanda: dovendo nel prossimo autunno lanciare una commedia di grande successo, "Patata” di Marcel Achard che presentemente a Parigi sta ottenendo un grande successo, avrei bisogno di trovare una collaboratrice del suo valore. Si tratta di un personaggio modernissimo pieno di risorse, protagonista accanto alla figura maschile. Lei sarebbe l’ideale. Non so se la proposta può interessarle; non so se può essere suo desiderio darsi per un anno alla prosa. Ma sento doveroso da parte mia farle la proposta anche per dimostrarle ancora una volta l’infinita ammirazione che ho per lei. Uh affettuoso saluto. Renzo Ricci ».

Questa lettera mi mise addosso una incredibile eccitazione. Avrei voluto dire di sì a Ricci, rispondergli subito che accettavo ma come fare? Il contratto con la rivista per la quale stavo lavorando, purtroppo me lo impediva. Per un attimo, mi passò per la mente, tanto mi sarebbe interessato lavorare accanto al Ricci, di piantar tutto per darmi alla prosa. Ma poi. che cosa sarebbe successo?

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ECCO L’ATTRICE, con una parrucca bionda in testa e una espressione scontenta, vestita da collegiale e, sotto, da cow-boy del Texas. In questo quadro interpreta Giulietta a Verona City.
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L’occasione, tuttavia, di lavorare per questo teatro mi si presentò nell’agosto scorso quando a Verona interpretai accanto a Salvo Randone, Giulia Lazzarini e Glauco Mari la parte di Ariele nella "Tempesta” di William Shakespeare. Quando Enriquez mi scrisse a Firenze per propormi quella parte, ebbi paura di dire di sì. Temevo che Shakespeare mi dovesse maledire dalla tomba dopo essersi più volte nervosamente rigirato. E invece, alla fine, fui lieta di aver fatto quel lavoro. Adesso, con quello che ho letto su Delia Scala attrice, sono abbastanza tranquilla. Intendiamoci: ora non lascerei la rivista per la prosa perchè quel posticino che mi sono conquistato nel teatro leggero lo voglio conservare e difendere. Penso però che il giorno in cui farò quel "passo” non avrò da temere un insuccesso completo.

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LA MASTICHE è una danza indiavolata che spesso lascia Delia molto affaticata e senza fiato: qui l’attrice, o l’ "antisoubrette” come da tempo viene ormai chiamata, è col costume che caratterizza la frenetica danza di fine Ottocento. Il vero nome della Scala è Odette Bedogni.

Logicamente tutti a questo mondo lavorano per raggiungere un traguardo. Ebbene ora questo traguardo l’ho anch’io: si chiama Broadway. A Bologna, nel marzo scorso, vennero a vedere "Buona notte, Bettina", alcuni rappresentanti americani in Italia — e fra questi John Mafer — di una notissima Casa cinematografica statunitense. Dopo lo spettacolo*. furono da me per offrirmi una parte in un film da girare a Hollywood accanto a Danny Kaye, con inizio in maggio. Si trattava di un film musicale. Le condizioni erano queste: partire subito per gli Stati Uniti e imparare in brevissimo tempo la lingua inglese. Eugenio era stato vittima di quel fatale incidente modenese da pochissimo tempo, e io non mi sentivo di fare e incominciare nulla, assolutamente nulla.

Fui costretta dagli avvenimenti e dalle cose che si erano messe contro di me a non accettare quella proposta e la cbsa meravigliò sommamente i rappresentanti americani i quali mi dissero apertamente che un’occasione del genere nessuna ragazza di questo mondo se la .sarebbe mai lasciata sfuggire. Ma io non mi sentivo di andar tanto lontano, di lasciare qui le cose care che ancora avevo. Il film, naturalmente, venne girato lo stesso anche senza di me e se non sbaglio, accanto a Danny Kaye, ha lavorato Leslie Caron.

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PASSERELLA finale per Delia Scala: gli ammiratori le dimostrano la loro sincera ammirazione offrendole fiori. "L’adorabile Giulio”, dopo il debutto di Roma, è attualmente rappresentato a Milano. Il successo della commedia musicale è egualmente diviso tra l'attrice e Carlo Dapporto.

"Buona notte, Bettina", che ora viene rappresentata in Spagna, avrebbe dovuto essere rappresentata anche a Broadway. e già esiste una opzione con un impresario di Nuova York per la programmazione di questo lavoro. Per ora. resta soltanto l’opzione ma io, non lo nascondo. sinceramente gradirei moltissimo andare a Broadway. Non mi resta che imparare l’inglese.

Almeno per ora, non posso dire di più: ma è probabile che nel 1958 una puntatina a Broadway o Hollywood riesca a farla. E sarebbe per me la realizzazione di un sogno che da parecchio tempo sto cullando. Proprio in questi giorni comincerà Tanno nuovo e di progetti non ne ho molti. Nel cinema ho già lavorato: conosco il fascino della macchina da presa; della televisione so l'impegno che richiede il video. Il teatro di prosa anche se sempre mi interessa, almeno per ora non mi attira. Per cui tutto sommato, nel 1958 un progetto solo vorrei che approdasse alle sponde della realtà: quello di Nuova York.

Delia Scala, «Tempo», anno XX, n.2, 9 gennaio 1958


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Delia Scala, «Tempo», anno XX, n.2, 9 gennaio 1958