Delia Scala: «mi tocca debuttare tutte le settimane»

Delia-Scala

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Così dice Delia Scala parlando della sua faticosa esperienza a “Canzonissima”; le fatiche sono state però ripagate da un accresciuto favore del pubblico e dei produttori nei suoi confronti

Roma, dicembre

«Lei non mi crederà», dice Delia Scala mentre, ancora con il boccone in bocca, sta formando un numero di telefono, «ma in questi giorni sono tanto occupata che non riesco a trovare il tempo per nulla. Dovrei tagliarmi i capelli, pensare ai regali di Natale, farmi le unghie, provare dei vestiti. Ho un bisogno urgente di un paio di mocassini, di quelli col mezzo tacco, che mi riposano tanto dopo il ballo. Ebbene...».

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Il numero che l’attrice ha formato risponde; Delia fa cenno, dilatando gli occhi e facendo scorrere le pupille da sinistra a destra, di sedermi, e si mette a parlare in fretta, nervosamente. Appena ha finito resta un po’ soprappensiero, con la fronte corrugata. poi lo sguardo le cade su di me, e mi fissa incuriosita, come se non mi avesse mai visto. «Oh, mi scusi», esclama toccandosi la fronte e facendo saltare in aria la frangetta, «sono subito da lei».

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Attraversa velocemente la stanza, e ritorna poco dopò masticando ancora qualcosa. E’ vestita con una gonna beige, un pullover marrone, scarpe coi tacchi alti, sui quali cammina come se danzasse. Vederla non è stato facile. «La signorina dorme», mi rispondevano a casa sua se telefonavo prima dell’una; e alle due era uscita, per andare alla televisione, alla radio, a Cinecittà. Finalmente sono riuscito a strapparle un appuntamento, ma ora il telefono squilla di continuo, gente suona alla porta, e Delia deve risolvere mille piccoli problemi, organizzare la sua terribile giornata. Finalmente si getta sulla poltrona, esausta. «E' assurdo — dice — non avrei mai immaginato che sarei arrivata a questo punto», e intanto sfoglia nervosamente un taccuino, con la matita in mano. Poi si alza di scatto e grida: «Che ore sono? A quest’ora devo trovarmi a Cinecittà. Viene con me?...». Quello che Delia Scala sta vivendo è il periodo più agitato, più faticoso e più elettrizzante della sua carriera. Dopo due mesi di "Canzonissima”, l’attrice è dimagrita quattro chili, ha i nervi a pezzi, e non vede l’ora che il supplizio della TV sia finito, «Nessuno — dice — può immaginare che cosa significhi sfornare tutte le settimane uno spettacolo nuovo. E' come debuttare ogni volta, con tutti i rischi e le emozioni che un debutto comporta. Ma se uno spettacolo di rivista si prepara in due mesi, qui dobbiamo fare tutto in tre-quattro giorni. Io, in particolare. devo inventare e provare balletti insieme al coreografo; imparare a memoria pagine e pagine di battute; provare le canzoni; interpretare ogni volta un personaggio nuovo».

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La macina della televisione si mette in movimento il venerdì pomeriggio; il sabato comincia la preparazione dei balletti; la domenica, c’è la riunione per discutere il nuovo scenario; e dal lunedì al mercoledì. Delia Scala entra negli studi di via Teulada alle 3 del pomeriggio e ne esce a mezzanotte. Sono dodici ore filate di prove, rese estenuanti dalle continue ripetizioni. «Per fortuna — dice l’attrice — che ho un fisico eccezionale. Alle 2 di notte, quando vado a letto, dopo aver imparato a memoria un pezzo di copione, mi addormento di botto, e mi sveglio all’una del giorno dopo».

Ma se l’energia non le manca, i nervi talvolta non resistono. Due settimane fa. dopo aver provato per venti volte di seguito un balletto, si è sentita tanto avvilita che è crollata a terra, scossa dal pianto.

Naturalmente c’è anche la contropartita, e Delia lo riconosce. «Se negli anni scorsi — dice — ero seguita da un pubblico di due-trecentomila persone, quest’anno i miei spettatori sono diventati milioni». E il suo successo presso di loro è assoluto, più grande di quello dello stesso spettacolo cui prende parte; oltre alle cifre delle statistiche, al plauso dei critici, ne è prova la gara scatenatasi fra i produttori cinematografici per accaparrarsi la sua partecipazione ai loro film, «Le offerte mi piovono a decine; se dessi retta a tutti, dovrei farmi a pezzetti». E così, messi su un piatto i vantaggi di ”Canzonissima” e dall’altro gli svantaggi. Delia Scala non ha dubbi sulla saggezza della sua ferma decisione di tre mesi fa, allorché, resistendo alle offerte di Dapporto e soprattutto di Walter Chiari, preferì rimanere fedele a Garinei e Giovannini.

Si era sparsa la voce, in quei giorni, che la Scala non avrebbe fatto compagnia, quest’anno. con il celebre "duo”; e subito Walter cominciò a tempestarla di telefonate, a farle una corte assidua. Ad ogni suo rifiuto. aumentava l’offerta. Alla fine era arrivato ad una cifra favolosa (150 mila lire per sera), ma Delia gli disse ugualmente di no. A distanza di cinque anni, si ripetè così, in modo quasi identico, quanto era accaduto nel 1954 a Viareggio. A quel tempo. Delia lavorava a Cinecittà e non aveva mai calcato il palcoscenico; ma una sua breve apparizione in uno spettacolo pro-alluvionati, truccata da Shirley Tempie, con i riccioli lunghi e le calze corte, aveva richiamato su di lei l’attenzione dei capocomici Nell’estate del ’54 all’albergo Astor di Viareggio, avvenne un’asta di particolare interesse per lei: da una parte c’erano Garinei e Giovannini per Dapporto, dall’altra Gisa Geert per Walter Chiari.

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Vinsero Garinei e Giovannini: questa vittoria segnò l’inizio di una feconda e ininterrotta collaborazione fra i due autori e la giovane soubrette. Affatto inesperta ma cocciuta, semplice ma ambiziosa. Delia si gettò anima e corpo nella nuova avventura: vinte le paure iniziali, conquistato d’impeto il pubblico con la sua simpatia, essa lanciò un nuovissimo tipo di soubrette, fuori dai canoni normali dello spettacolo di varietà. Un tipo di soubrette sbarazzina, spregiudicata, sportiva. moderna. Giovannini e Garinei dal canto loro si preoccuparono di valorizzarla al massimo, scrivendo dei copioni su misura per lei; e così, mentre Delia portava al successo i loro spettacoli, essi le fornivano gli strumenti più adatti. Da cinque anni lavorano insieme, e la Scala non ha commesso la più piccola infedeltà nei loro confronti.

«La nostra — dice sorridendo con malizia — è un’amicizia fondata sul lavoro. Io ho per loro un affetto fraterno, e una grande stima; essi mi considerano un po’ come una loro figlia». Spesso, nel corso di questi anni, i due autori le hanno chiesto delle cose di cui non si riteneva capace: ma in tal modo volevano soltanto pungolarla, spingerla a tirar fuori qualche altra qualità da quella ricca miniera che è la sua poliedrica personalità. Nella loro prima rivista, per esempio ("Giove in doppiopetto”), le avevano promesso che non avrebbe dovuto cantare; e invece Delia, che non aveva più di una nota e mezzo nella voce, dovette arrangiarsi. Capì che era inutile studiare, e decise di cantare "come avrebbe cantato nel bagno”; così facendo, aggiunse una pennellata di autenticità a quel personaggio che poi ebbe tanto successo.

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"Pierino Gamba” e ”La prima della classe” sono i nomignoli che le hanno affibbiato rispettivamente Garinei e Giovannini; i ”due grandi” o i ”due grossi”, la risposta di Delia ai loro soprannomi. Talvolta fanno finta di litigare, e allora Giovannini si rifà alle sue origini. «Io ti ho creata e io ti distruggo — si mette ad urlare. — Eri un’ombra sui lenzuoli della periferia, pupattola di Cinelandia...». Ma mezz’ora dopo sono di nuovo a braccetto insieme. Il loro è un matrimonio destinato a durare a lungo. Terminata "Canzonissima” e sfruttato nel cinema il suo momento di popolarità. Delia Scala ha già rinnovato per il prossimo anno il suo tacito contratto con loro. Reciterà al "Sistina”, il teatro che gli autori, impresari, capocomici Garinei e Giovannini hanno di recente acquistato, diventando anche esercenti.

A. D., «Tempo», anno XXII, n.1, 5 gennaio 1960 (Foto di Federico Garolla)


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A. D., «Tempo», anno XXII, n.1, 5 gennaio 1960 (Foto di Federico Garolla)