Faldini Franca

Franca02

(Roma, 10 febbraio 1931 – Roma, 22 luglio 2016) è stata un'attrice, giornalista e scrittrice italiana. Fu la compagna di Totò dal 1952 fino alla morte di lui nel 1967.

Figlia unica, nacque in una famiglia ebrea della borghesia romana che fuggì in Toscana all'introduzione delle leggi razziali.

Dopo aver incontrato casualmente Ben Stahl, era stata scelta dall'artista statunitense per rappresentare l'Italia nel suo "Momento a Villa d'Este: emozioni dall'album di un pittore americano in viaggio per l'Europa", pubblicato su Esquire.[1] Franca Faldini si recò dunque negli Stati Uniti, dove vinse a Hollywood il premio di Miss Cheesecake, dedicato alle attrici esordienti[2] ed ebbe modo di interpretare una piccolissima parte nel film Attente ai marinai, apparendo in una scena dove bacia Jerry Lewis. Negli Stati Uniti visse due anni, conoscendo Jane Russell, Marilyn Monroe, Gary Cooper e altri.

Il suo ritorno in Italia fu oggetto di un servizio della rivista Oggi, che attirò l'interesse di Totò, il quale iniziò a corteggiarla. Franca era poco più grande di Liliana, la figlia che Totò aveva avuto nel 1933 dalla moglie. Totò e Franca furono additati come pubblici concubini ed oggetto di pettegolezzi; per interrompere i quali finsero nel 1954 un matrimonio a Lugano. Nello stesso anno ebbero un figlio, Massenzio, che però morì durante il parto. La stessa Faldini,[3] colpita da gestosi gravidica, rischiò la vita a causa di alcune complicazioni.[2]

Nel 1957, Franca Faldini rimase accanto al compagno durante la sua temporanea cecità e lo affiancò anche negli anni successivi in cui Totò recuperò solo parzialmente la vista.[4]

Franca Faldini partecipò a molti film di successo al fianco di Totò (Totò e le donne, 1952; L'uomo, la bestia e la virtù, Un turco napoletano e Il più comico spettacolo del mondo, tutti del 1953; Dov'è la libertà? e Miseria e nobiltà, 1954; Totò all'inferno e Siamo uomini o caporali, 1955), sebbene, per sua stessa affermazione, della carriera cinematografica non le importasse niente, tanto da rifiutare offerte di lavoro da parte di registi come Alessandro Blasetti e Vittorio De Sica e interromperla a metà anni cinquanta.

Dopo la morte del compagno, avvenuta nel 1967, Faldini diventò giornalista e scrittrice. Nel 1977 scrisse il libro Totò: l'uomo e la maschera, realizzato insieme a Goffredo Fofi, in cui raccontava sia il lato artistico, sia la parte privata dell'attore, con l'intento principale di smentire alcune false affermazioni di scrittori e giornalisti sulla personalità dell'attore.[5] Ha successivamente collaborato con giornali e riviste e – sempre con Fofi – pubblicato alcuni libri su Totò e il cinema italiano.

È tornata a recitare sul grande schermo per Alberto Sordi, interpretando sua moglie nell'ultimo film dell'attore e regista romano, Incontri proibiti (1998).

Sposata dal 1975 con Niccolò Borghese, viveva a Roma nel quartiere Flaminio, dov'è morta a 85 anni il 22 luglio 2016[6].

Opere

Franca Faldini e Goffredo Fofi, L'avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti, Feltrinelli, Milano 1979
Franca Faldini e Goffredo Fofi, Totò, Pironti 1987. ISBN 8879370278
Franca Faldini, Roma Hollywood Roma. Totò, ma non soltanto, Baldini Castoldi Dalai, 1997, ISBN 9788880892502.
Franca Faldini e Goffredo Fofi, Totò. L'uomo e la maschera, L'Ancora del Mediterraneo 2000. ISBN 8883250133
Franca Faldini e Goffredo Fofi, Totò. Storia di un buffone serissimo, Mondadori 2004. ISBN 8804529105

Filmografia

Attente ai marinai (Sailor Beware), non accreditata, regia di Hal Walker (1952)
Totò e le donne, regia di Steno e Monicelli (1952)
L'uomo, la bestia e la virtù, regia di Steno (1953)
Un turco napoletano, regia di Mario Mattoli (1953)
Il più comico spettacolo del mondo, regia di Mario Mattoli (1953)
Dov'è la libertà?, regia di Roberto Rossellini (1954)
Miseria e nobiltà, regia di Mario Mattoli (1954)
Totò all'inferno, regia di Camillo Mastrocinque (1955)
Siamo uomini o caporali?, regia di Camillo Mastrocinque (1955)
Incontri proibiti, regia di Alberto Sordi (1998)


Galleria fotografica


 Così la stampa dell'epoca


Articoli, periodici e quotidiani

Ieri, oggi e domani è sempre Totò

«Sorrisi e Canzoni TV», n.50, 11-17 dicembre 1988
Ieri, oggi e domani è sempre Totò A oltre vent’anni dalla morte, il grandissimo comico napoletano continua ad affascinare il pubblico di ogni età: così, ogni volta che se ne celebra il…
729

Il mio Totò, pessimista comico

Costanzo Costantini, «Il Messaggero», 5 maggio 1992
Il mio Totò, pessimista comico A venticinque anni dalla scomparsa, Franca Faldini racconta la sua vita con il celebre attore. «Come la Magnani, si formò nell’avanspettacolo: una grande…
22

Dove sono finiti tutti i soldi di Totò?

Maurizio Chierici, «Oggi», anno XXIV, n.24, 13 giugno 1968
Dove sono finiti tutti i soldi di Totò? L’attrice, che ha trovato un lavoro come esperta di pubbliche relazioni, ci ha rivelato: «Quell’eredità è la pagina più amara della mia vita. Tutto è…
4314

Totò, muto da ridere

Ernesto Baldo, «Radiocorriere TV», anno LXIV, n.15, 12-18 aprile 1987
Totò, muto da ridere Franca Faldini racconta l’ultimo sogno del principe De Curtis «Cosa c'è ancora da dire su Totò?». Questa domanda se la pone Franca Faldini. È stata la compagna del gran…
750

Franca Faldini: Totò vent'anni dopo

Franca Faldini, «Ciak», anno III, n.4, aprile 1987
Franca Faldini: Totò vent'anni dopo Vent'anni fa la scomparsa di Antonio de Curtis, in arte Totò, ci lasciava orfani di uno dei più straordinari talenti della storia dei cinema italiano. La…
891

E adesso ascoltiamo la Faldini

Angelo De Robertis, «Gente», anno XXI, n.50, 17 dicembre 1977
E adesso ascoltiamo la Faldini Ricordo di Totò nel decennale della morte. Dopo i memoriali della nipote e della moglie, ecco la testimonianza della donna che fu accanto all’artista…
1146

Ricordo di Totò

Luciano Pelliccioni di Poli, «Orizzonte dei Cavalieri d'Italia»n.4, 5, 6, aprile-giugno 1967
Ricordo di Totò Il 15 aprile è morto improvvisamente nella sua casa di Roma il celebre attore Totò. Era nato a Napoli il 13 febbraio 1898 dal Marchese Giuseppe de Curtis e da Anna Clemente;…
1046

Rievocazioni: il mio Totò

Autori Vari, «Panorama», 18 ottobre 1977
Rievocazioni: il mio Totò Rievocazioni: il mio Totò Il divano-alcova del camerino. Le idee politiche. Semicieco sul palcoscenico. L’incontro con Pasolini. La filosofia. Franca Faldini, la…
1410

L'enigma Totò

«Specchio della Stampa», n.108, 14 febbraio 1998
L'enigma Totò Principe del Sacro Romano Impero e plebeo del Rione Sanità. Divo adorato dalle platee teatrali e cinematografiche, ma selvaggiamente sfruttato dai meccanismi commerciali. Uomo…
1136

1898-1998: Totò cento

Andreina De Tomassi, «Il Venerdi di Repubblica», 5 dicembre 1997
1898-1998: Totò cento Il 15 febbraio 1898 nasce a Napoli il principe della risata. Per i cento anni di Totò si preparano grandi festeggiamenti. Intanto, la figlia Liliana sta realizzando,…
1136

Dolori da principe, gioie da Totò

Flora Antonioni, «Il Messaggero», 10 maggio 1957
Dolori da principe, gioie da Totò Ciascuno di noi deve avere con la vita una specie di misterioso conto corrente, voti partita doppia perennemente aperta, su cui un ragioniere invisibile…
748

Franca Faldini, la vedova di Totò

Mimmina Quirìco, «Tribuna Illustrata», anno LXXVII, n. 18, 30 aprile 1967
Franca Faldini, la vedova di Totò Un ritratto toccante della donna che ha vissuto accanto al grande attore, fatto dalla nostra Mimmina Quirico, sua carissima amica. Franca Faldini, quando…
1867

Totò trenta anni dopo: la rassegna stampa

«Film TV», anno V, n.17, 20-26 aprile 1997-Giuseppina Manin, Pasquale Elia, «Corriere della Sera», aprile 1997-R. Ch., Giancarlo Governi, Gabriella Gallozzi, «L'Unità», aprile 1997
Totò trenta anni dopo: la rassegna stampa Il settimanale specializzato «Film TV» nel numero 17 pubblicato nell'aprile 1997, in occasione del 30° anniversario della morte di Totò ripercorre…
1838

Dove sta Totò

Valerio Caprara, «Il Mattino», 11 aprile 1987
Dove sta Totò Dal revival sessantottino al periodo di saturazione provocato dall’orgia dell'emittenza privata. Le radici e le ragioni di un carisma sovversivo. Totò segna una brutta e quasi…
819

Totò, il comico dalla faccia tragica

Piero Pintus, «Radiocorriere TV», anno XLIV, n.17, 23-29 aprile 1967
Totò, il comico dalla faccia tragica Sapeva riassumere, con il candore e la forza incisiva dei grandi interpreti, il mistero della vita. Non rifiutò mai un’offerta di lavoro, convinto…
1311

La tardiva RIscoperta di Totò

Luciano Mattino, «Settimana TV», anno XX, marzo-aprile 1973
La tardiva RIscoperta di Totò Quando sarò morto e non più scomodo per nessuno, daranno la stura ai paroloni e, rispolverando la mia vis comica, affermeranno che se non me ne fossi andato mi…
2502

La morte di Totò: «stateve bbuone!»

Carlo Galimberti, «Tribuna Illustrata», anno LXXVII, n.17, 23 aprile 1967
La morte di Totò: «stateve bbuone!» Significa “state bene” ed è un addio alla napoletana. Con questo saluto Totò concludeva ogni settimana la sua trasmissione radiofonica "Il vostro amico…
1701

Addio Totò

Flora Antonioni, «Sorrisi e Canzoni TV», anno XVI, n. 17, 23 aprile 1967
Addio Totò A pagina 48 del volume 24 della Consulta Araldica, il principe Antonio De Curtis (al quale spettava di diritto il titolo di Altezza Imperiale, nonché dì «basileus» e imperatore…
1679

I fiaschi dell'uomo di gomma

Vittorio Paliotti, «Oggi», anno XXVIII, n.49, 7 dicembre 1972
I fiaschi dell'uomo di gomma Totò nei ricordi di chi gli ha vissuto vicino - La vita del celebre comico scomparso 5 anni fa, dall’infanzia alla morte • Lo chiamavano «l’uomo di gomma», a…
1507

La febbre di Totò

Franco Berutti e di Paolo Mosca, «Domenica del Corriere», anno LXXIV, n.17, 25 aprile 1972
La febbre di Totò Il 15 aprile del 1967 si spegneva a Roma il grande comico napoletano, compianto da milioni di spettatori. Oggi, a distanza di cinque anni, si assiste al rilancio dei suoi…
1072

Franca Faldini, una donna generosa

Daniele Palmesi, Federico Clemente
Franca Faldini, una donna generosa La pubblicazione integrale del testamento di Franca Faldini Solo chi ha conosciuto di persona Franca Faldini ne ha apprezzato, oltre l'intelligenza,…
8409

Totò si è sposato con Franca Faldini

Augusto Borselli, «Oggi», anno XI, n.37, 15 settembre 1955
Totò si è sposato con Franca Faldini Il comico, di ritorno a Roma dopo una crociera, ha annunciato le sue nozze con la bella attrice. Roma, settembre Franca Faldini è la signora De Curtis.…
2230

Vorrei sposare Franca in chiesa

Maurizio Cherici, «Oggi», anno XX, n.38, 17 settembre 1964
Vorrei sposare Franca in chiesa Totò ha chiesto al tribunale della Sacra Rota di annullare il suo matrimonio con Diana Rogliani Sereno, che fallì dopo pochi mesi nel 1935: desidera che…
1157

Franca Faldini: non lascio Totò

Franca Faldini, «Grand Hotel», anno XVII, n.862, 29 dicembre 1962
Franca Faldini: non lascio Totò Proprio in questi giorni è stato scritto un articolo fondato unicamente su una malevola fantasia. Chissà quante lettrici di «Grand Hotel» hanno un marito, un…
1327

Il principe e la ballerina

Claudio Carabba, «L'Europeo», n.25, 23 giugno 1990
Il principe e la ballerina Le donne fatali gli hanno sempre fatto perdere la testa, sul set e nella vita. Ma una sola l’ha fatto piangere. Uccidendosi per lui La bella faccia da principe…
1950

Le donne sono il sale della mia vita

"Visto", Anania Casale, Federico Clemente, Daniele Palmesi
Le donne sono il sale della mia vita Incontro immaginario, a 49 anni dalla morte di Totò L’uomo è poligamo e io non facevo eccezione. La mia vita è costellata di amori complicati: una…
4110

Fora lo schermo il mento di Totò

Italo Dragosei , «Festival», 6 giugno 1953
Fora lo schermo il mento di Totò Nel suo ultimo film, «Il più comico spettacolo del mondo», parodia di un recente successo di Cecil B. De Mille, il Principe De Curtis apparirà in rilievo…
1001

Massenzio, il piccolo Principe

Daniele Palmesi, Federico Clemente
MASSENZIO, IL PICCOLO PRINCIPE Nel febbraio 1954, una stupenda notizia fece gioire Franca Faldini e Antonio de Curtis: nove mesi dopo avrebbero avuto un figlio tutto loro. Antonio confessò…
43775

Totò consegna un leoncino allo zoo di Roma

Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
UN LEONCINO ALLO ZOO DI ROMA Ci sono altri che conobbero molto meglio Totò, come mai ha cercato me?… No, non ho parentela con Roberto e Renato De Simone, né con l’avvocato Eugenio. Teatro?…
5790

Galeotta fu «la suocera»

c. l., «La Stampa», 5 marzo 1952
Galeotta fu «la suocera» Roma, 4 marzo. Per la prima volta nella storia del costume cinematografico (e araldico) europeo una coppia illustre di futuri sposi ha voluto render noto il proprio…
1040

Franca Faldini: da James Dean a Totò

Daniele Palmesi, Federico Clemente
FRANCA FALDINI: DA JAMES DEAN A TOTÒ Prima di diventare la compagna del principe De Curtis l'attrice visse un anno a Hollywood. Un'avventura narrata in un libro. Le serate con Rock Hudson,…
20332

L'Alcor, una barca in regalo a Franca

Daniele Palmesi, Federico Clemente, Franca Faldini, Goffredo Fofi
L'Alcor, una barca in regalo a Franca Antonio e Franca a bordo del loro cris craft Alcor. Questo cabinato di dodici metri, Antonio de Curtis lo acquistò a Santa Margherita Ligure, per…
7037


Dalla Francia è tornata sabato sera Anna Magnani, la quale si è mostrata molto divertita del fatto che le si fosse attribuita l'intenzione di sposare proprio l'arbiter elegantiarum di Atene. «Annarella» ha detto che si tratta di una notizia «fantastica» e dopo una bella risata, ha aggiunto qualcosa in pretto romanesco all'indirizzo del creatori.

Ma ecco che si annuncia, almeno ufficiosamente, un altro matrimonio: quello .di Totò, cioè S. A. I. il principe Antonio De Curtis Comneno Focas. Il notissimo attore comico si è fidanzato con una stellina del firmamento cinematografico italiano la quale ha superato brillantemente la prova di Hollywood: Franca Faldini, italo-americana, 22 anni, appena tornata dalla mecca del cinema. Totò conosceva Franca Faldini fin dal tempi del suo impiego di segretaria dell'attore americano Errol Flynn. In America la bella attrice venne eletta recentemente «Miss torta di formaggio » e fu definita dalla giuria «la più bella italiana degli Stati Uniti».

«Nuova Stampa Sera», 3-4 marzo 1952


1952 03 03 Il Messaggero Antonio Franca L

«Il Messaggero», 3 marzo 1952


«Il Piccolo di Trieste», 3 marzo 1952


«Il Piccolo di Trieste», 5 marzo 1952


«Il Piccolo di Trieste», 7 marzo 1952


«Il Messaggero», 4 marzo 1952


«Momento Sera», 4 marzo 1952


"Oltre la bellezza di Franca", dice il principe di Bisanzio, "mi colpì l'aspetto dolcissimo della madre : una vera santa"

Roma, 4 marzo.

Per la prima volta nella sto ria del costume cinematografico (e araldici europeo una coppia illustre di futuri sposi ha voluto render noto il proprio fidanzamento, senza bisogno di cerimonieri o d'intermediari, nel corso di una conferenza stampa. Si tratta dei «fidanzati del giorno»: Franca Faldini e Totò. L'indiscrezione era trapelata fin dai ieri; stamane i giornali riportavano la notizia: i cronisti convocati quest'oggi nell'appartamento del principe attore pensavano di ricevere dalle labbra di Antonio De Curtis quella che in gergo diplomatico ai definisce una c secca smentita». Invece, nel salone di Viale Bruno Buozzl, c'era a riceverli, al di là della marsina bianca del maggiordomo, l'affascinante sorriso di Franca. Totò, seduto In un angolo, sorrideva compunto.

«Come mi sono innamorato di Franca? Egregi amici, è stato il colpo, di fulmine. Un mese fa, giorno' più giorno meno, mi capitò sott'occhio la copertina d'una rivista illustrata. Non conoscevo neanche di vista la mia prossima moglie: la fotografia la riproduceva a fianco del genitori, nella pace domestica. Mi colpi, oltre la bellezza di Franca, l'aspetto dolcissimo della madre: una vera santa. Io, che dopo l'annullamento delle mie prime nozze nel '39, mi consideravo il più feroce nemico del matrimonio, sentii rimescolarmi il sangue. Anelavo ancora alle gioie del focolare domestico. Mi decisi: scrissi a Franca un biglietto d'omaggio, accompagnato da un mazzo di fiori».

«Per quanto mi riguarda», è Intervenuta Franca che fumava Xanthia con un bocchino di Giada e vestiva un abito nero di pizzo, straordinariamente scollato, € debbo confessare che il biglietto mi turbò. Risposi con poche frasi in tono assai sostenuto. Lui replicò con un messaggio ancora più ardente, con fiori ancora più belli: stavolta erano orchidee. Pochi giorni più tardi una comune amica ci presentò: dieci minuti dopo Totò mi aveva già chiesta in sposa. Io credevo che scherzasse. Ora vedete che non era uno scherzo»; e la bella mostrava in giro il favoloso dóno di fidanzamento, un paio di orecchini d'oro e diamanti, co ronati da due perle grosse (è il caso di dirlo) come nocciole. Progetti? Le nozze si celebreranno in giugno, col semplice rito civile, non appena Totò avrà terminato di girare L'evaso con Rossellinl. Nel frattempo Franca passerà gran parte della giornata a Cinecittà, giacche «debbo proprio ammetterlo: non vivo quando sono lontana dal mio amore». Parigi, la Costa Azzurra, la Spagna, la Danimarca saranno il teatro della loro luna di miele.

In autunno, con la rentrée romana, non è improbabile che la ventiduenne principessa di Bisanzio assurga formalmente all'olimpo cinematografico, sostenendo la sua prima vera parte di protagonista in film a colori accanto a Totò.

«Naturalmente cambieremo casa», ha soggiunto in tono di confidenza il principe, «questa è troppo piccola, non è adattai. L'attuale abitazione di Totò, infatti, non ha che sei o sette camere, dai letti ricoperti di pellicce d'orso bruno, un enorme corridoio sullo sfondo del quale troneggia lo stemma del sacro romano imperatore d'Oriente, e un salone-soggiorno popolato di urne, cippi, bibelots vari, sculture ottocentesche, un pianoforte a coda, un palo di robusti, audacissimi «nudi» del Pivitera, sorta di Boldini partenopeo. In questo scenario opulento, Franca Faldini, Idolo di via Veneto, ex-segretaria del bel Erroll Flynn, detentrice del titolo americano di «Miss Cheesecake», riservato alla ragazza più «sexy» degli Stati Uniti, si muoveva con grazia aggressiva; nè si è fatta pregare quando i fotografi le han chiesto di carezzare languidamente sui capelli il suo principe azzurro.

c. l., «La Nuova Stampa», 5 marzo 1952


«Momento Sera», 6 marzo 1952

«Il Piccolo di Trieste», 30 maggio 1952


«Settimo Giorno», 2 luglio 1952


1953 06 03 Film d Oggi Faldini R L

«Film d'oggi», 3 giugno 1953



La nascita e la morte di Massenzio, il piccolo principe erede di Totò
(tutta la rassegna stampa)


Roma, 12 ottobre.

Dall'unione di Franca Faldini e del principe Antonio De Curtis, in arte Totò, è nato un bambino che è vissuto appena due ore. La giovane attrice, entrata nella clinica Quisisana due giorni or sono, era stata portata nella sala chirurgica verso le 4 di stamane. Fuori aspettava in ansia Totò. La sua felicità fu al colmo quando gli annunciarono che era nato un maschietto. « Lo chiamerò Massimiano, disse, e sarà l'erede del mio titolo ». Purtroppo, però, la fragile creaturina, nata di otto mesi, non doveva sopravvivere. Nessuna notizia trapela al di là dei muri della clinica. L'attore rifiuta di rispondere alle telefonate di amici. Si è tuttavia diffusa la voce che il bimbo, il quale già all'atto del parto era asfittico, non abbia potuto essere salvato, malgrado il pronto intervento dei sanitari. Anche la puerpera, fin da stamane, si presentava in allarmanti condizioni. Il suo stato era aggravato dalla piena coscienza e dalla triste consapevolezza della morte della sua creatura. Nella mattinata Franca Faldini è stata sotto posta ad atto operatorio, seguito stasera da un secondo intervento. Il suo stato rimane preoccupante.

«La Nuova Stampa», 13 ottobre 1954


La notizia le era stata nascosta in considerazione del suo preoccupante stato - La costernazione di Totò

Roma, mercoledì sera.

Franca Faldini, dopo il delicato Intervento chirurgico cui è stata sottoposta alle 19 di ieri, è migliorata, anche se le sue condizioni psichiche sono ancora preoccupanti. La giovane attrice è stata messa stamane al corrente con le dovute cautele della triste sorte toccata al piccino che ella aveva dato alla luce Ieri mattina e che è vissuto soltanto due ore.

La Faldini si trova ancora nella camera 46 della lussuosa clinica Quisisana in via Giangiacomo Porro al Quartiere Parioll dove dovrà restare per parecchio tempo ancora. Totò che assiste amorevolmente la sua compagna ha dato precise disposizioni fin da ieri mattina (quando si sapeva solo della nascita del bimbo e molti fotoreporters si erano recati alla Quisisana) che nessuno la disturbasse. Egli ha rifiutato di fare qualsiasi dichiarazione, ma si è dimostrato commosso delle innumerevoli espressioni di conforto giunte gli da amici e colleghi degli ambienti cinematografico, teatrale e giornalistico.

Solo stamane si sono appresi gli esatti particolari della triste vicenda: da tempo si sapeva della gravidanza di Franca Faldini, che vive ormai da due anni con Totò, ma i medici che l'assistevano non avevano negli ultimi tempi nascosto le loro preoccupazioni tanto che lunedi, benché la nascita fosse prevista per la prima settimana di novembre, avevano consigliato un precauzionale ricovero in clinica. Per due sere cosi il popolare comico napoletano, molto impegnato in questo periodo, è accorso dagli stabilimenti cinematografici al capezzale delia giovane che, prossima a essere mamma, appariva serena e fiduciosa. Ieri l'altro sera tutto appariva tranquillo, sicché Totò si indusse a tornare a casa per riposare.

Ma la situazione è precipitata nel corso della notte alle 3 e l'attore è stato svegliato dal direttore della clinica e invitato ad accorrere subito: era stato constatato un parto prematuro. Totò si precipitò, intuì la tragedia, ma si fece forza e sorrise alla Faldini che stava entrando in sala operatoria. Oltre un'ora durò l'attesa, poi alle 5 un assistente annunciò che era nato un maschietto di circa tre chili, ma che sta le sue condizioni fisiche che quelle della madre erano assai gravi. Si fece di tutto per salvarli entrambi, ma il piccolo, che il padre aveva già deciso di chiamare Massimiano, alle 7,20 moriva.

Alle 19 la puerpera veniva riportata lievemente migliorata in sala operatoria per un intervento delicato.

Alle 22, nonostante il riserbo della direzione e del personale della clinica, si è riusciti a sapere che l'operazione era riuscita e che pui riservandosi la prognosi i medici non considerano la Faldini in pericolo imminente di vita.

«La Nuova Stampa Sera», 13-14 ottobre 1954


Roma, giovedì sera.

Le condizioni di Franca Faldini sono sensibilmente migliorate. La bella e giovane compagna del popolarissimo attore «Totò», che l'altra mattina, dopo otto mesi di gravidanza, partorì com'è noto un bimbo che mori dopo due ore di vita, è assistita dal prof. Bruno, dall'ostetrica Grassi e dal medico di famiglia dott. Mario Galeazzo al suo capezzale, in una camera della Clinica Quisisana, si alternano i genitori e il principe De Curtis. Fasci di telegrammi sono giunti alla clinica.

Totò non è ancora riuscito a sollevarsi dallo stato di profonda prostrazione in cui cadde appena appresa la notizia della morte del figlioletto. Il suo spontaneo sorriso è scomparso. Con il volto indurito dal dolore egli spesso è costretto a uscire dalla camera della compagna per non farsi veder piangere.

Nei prossimi giorni il corpicino del bambino morto sarà trasportato a Napoli e tumulato nella tomba di famiglia del noto attore.

«La Nuova Stampa Sera», 14-15 ottonbre 1954


Il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò, secondo quanto si è appreso in questi giorni, si sarebbe sposato con la signorina Franca Faldini, con la quale era da tempo fidanzato; il matrimonio è stato celebrato alla presenza soltanto si pochi intimi, ma ad annunciarlo è stato lo stesso Totò, il quale si è poi rifiutato di fare qualsiasi altra dichiarazione. Il Principe e la bella moglie si sono imbarcati su un panfilo, l'Alcor nel porto di Fiumicino e faranno il viaggio di nozze via mare.

«Il Tempo», 10 settembre 1955


Allo stato civile di Napoli, dove il matrimonio avrebbe dovuto essere registrato, il popolare attore figura celibe

Roma 9 settembre, notte.

Il popolare Totò, al secolo principe Antonio Focas Flavio Comneno De Curtis di Bisanzio, ha sposato l’attrice Franca Faldini? La notizia dell’avvenuto matrimonio è stata data — secondo il settimanale «Oggi» — dallo stesso Totò, a bordo di uno yacht ancorato nel porto di Fiumicino. «Non c’è bisogno di aggiungere altro, mi pare — ha detto l’attore a un inviato del settimanale, lasciandosi fotografare accanto a Franca Faldini con l’anello matrimoniale al dito. — Più chiaro di così si muore.»

Matrimonio segreto celebrato qualche tempo fa, dunque, hanno pensato i giornalisti appena s’è diffusa a Roma la notizia. Naturalmente, non c’era altro da fare che chiedere la conferma al diretto interessato ai suoi familiari. «Non so che dire — ha risposto Eduardo Clemente, cugino e segretario dell’attore, a chi gli domandava una precisazione in proposito. — Debbo prima parlarne con lui».

Più tardi, al numerosi giornalisti che chiedevano del principe o del signor Clemente, il personale di servizio di casa De Curtis rispondeva invariabilmente che l’attore e i suoi familiari non erano a Roma.

Secondo alcuni intimi amici dell’attore, le nozze, già annunciate un anno fa, quando Franca Faldini era ricoverata in una clinica romana, dove dette alla luce un bimbo vissuto poche ore, non sono state ancora celebrate. Totò, infatti, risulterebbe tuttora celibe allo stato civile di Napoli, dove è nato, e dove il matrimonio avrebbe dovuto essere registrato.

Allora, si sono chiesti i giornalisti, che cosa intendeva dire, con quelle parole riferite dal settimanale? Forse voleva riferirsi esclusivamente alle numerose, errate interpretazioni cui aveva dato adito, recentemente, la sua incerta posizione matrimoniale. Infatti, nel luglio scorso, alcuni giornali pubblicarono la fotografia della moglie dell’ attore, signora Diana, affermando che egli era separato da alcuni anni da lei e aveva intenzione di iniziare le pratiche per annullare il matrimonio. In realtà, già a quel tempo le cose stavano diversamente; il matrimonio del principe Antonio De Curtis, celebrato il 6 marzo 1935 nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma, è stato annullato il 13 dicembre 1939 con sentenza della Corte d’appello di Perugia.

«Corriere della Sera», 10 settembre 1955

ROMA 10 settembre.

«Quando ieri sera i genitori di Franca Faldini hanno letto sui giornali romani la notizia del matrimonio segreto dello loro figliola con Totò, si sono messi a ridere. Sono ormai molti mesi che l'attrice e sposata a Antonio De Curtis. Evidentemente questa notizia nasce dalle parole dette distrattamente dallo stesso Totò mentre salutava gli amici alla sua partenza sul panfilo «Alcor» da Fiumicino; così ha detto stamane uno persona molto vicina ai genitori di Franca Faldini. Da parte sua, come si sa, Totò ha detto di si e il suo segretario, Edoardo Clemente, afferma diplomaticamente di «non sapere cosa dire». D'altro canto, un dato preciso esiste ed è negativo: l'accertamento fatto ieri sera all'ufficio di Stato Civile di Napoli, città natale dell'attore, dove il matrimonio dovrebbe essere stato registrato e dove invece Totò risulto celibe, almeno stando a ciò che hanno dichiarato i funzionari del Comune interrogati ieri.

«Corriere della Sera», 11 settembre 1955


Nemmeno all’ufficio dello stato civile di Roma il presunto matrimonio è stato registrato

Roma 10 settembre, notte.

Totò non si è risposato. Questa sera la figlia del popolare attore, signora Liliana Buffardi ha infatti dichiarato: «Sono sicura che il matrimonio tra mio padre e l’attrice Franca Faldini, di cui hanno parlato stamane i giornali, non è mai avvenuto. Posso aggiungere che, almeno per ora, mio padre non ha nessuna intenzione di risposarsi».

Come è noto, si era parlato di matrimonio segreto tra il principe Antonio Focas Flavo Comneno De Curtis di Bisanzio, in arte Totò, e la giovane attrice Franca Faldini, che attualmente si trovano in crociera nel Tirreno. Le nozze sarebbero avvenute subito dopo il ricovero in clinica dell'attrice, che nei mesi scorsi dette alla luce un bimbo vissuto poche ore. E’ certo, ora, e non solo per le dichiarazioni della figlia di Totò, che il matrimonio non e mai stato celebrato. Infatti, all'ufficio di Stato civile di Roma, comune di residenza dei due attori, entrambi risultati non sposati.

In proposito, è stato fatto rilevare da funzionari dell'ufficio capitolino che, anche se il principe De Curtis e Franca Faldini si fossero sposati senza aver fatto le pubblicazioni, il matrimonio sarebbe stato registrato a distanza di pochi giorni.

«Corriere dell'Informazione», 11 settembre 1955


Forse la notizia dello sposalizio è nata da un equivoco. la verità si saprà fra una decina di giorni, quando il noto comico e la giovane attrice torneranno da una crociera

Roma, sabato sera.

La notizia diffusa da un settimanale milanese, secondo cui il comico Totò si sarebbe unito in matrimonio con l'attrice Franca faldini, è ben lontana dall'essere stata confermata. Anzi: da alcuni elementi sembra che si tratti di una voce prematura.
Totò - al secolo Principe Antonio Focas Flavio Comneno De Curtis di Bisanzio - secondo alcuni amici, avrebbe sposato la Faldini un anno fa, quando la giovane era ricoverata in una clinica di Roma, dove aveva dato alla luce un bimbo che non visse che per poche ore. Da un anno, dunque, l'attore e l'attrice sarebbero marito e moglie - a stare alle dichiarazioni dei «beninformati». Ma se il matrimonio fosse stato celebrato, la registrazione sui libri dello stato civile di Napoli (dove Totò ha la sua residenza, e dove è nato) non mancherebbe. Invece tale registrazione non esiste e dai documenti all'anagrafe della città partenopea il principe De Curtis risulta tuttora celibe.

Antonio de Curtis si era sposato il 5 marzo 1935 nella chiesa di San Lorenzo in Roma con una giovane dalla quale aveva avuto una figlia. Tale unione, però, era stata annullata nel dicembre 1939 con una sentenza della Corte d'Appello di Perugia. Dal giorno della pubblicazione della sentenza i registri anagrafici recano l'addizione «celibe», dizione che - ripetiamo - non è stata ancora mutata.
Le notizie del matrimonio di Totò sono nate forse da un equivoco. Pochi minuti prima di imbarcarsi su uno yacht ancorato a Fiumicino, un giornalista aveva avvicinato l'attore di aveva chiesto, indicando l'anello che il principe portava al dito, se era vero che egli avesse sposato la faldini. Totò allora rispose: «Non c'è bisogno di aggiungere altro, mi pare. Più chiaro di così si muore», e non volle davvero aggiungere parola.
Non è stato possibile ottenere conferme o smentite dai due interessati, i quali sono in viaggio e non torneranno a Roma che fra una decina di giorni. Il segretario di Totò, Edoardo Clemente, non ha voluto fare e rivelazioni: «Non so che dire - ha risposto ai giornalisti - devo prima parlare con Totò». La stessa evasiva dichiarazione ha fatto il maggiordomo e l'intero gruppo dei domestici di casa di Curtis.

«Stampa Sera», 11 settembre 1955


Il popolare attore non ha voluto svelare quando è avvenuto il matrimonio

MILANO, 9

Totò si è sposato per la seconda volta e Franca Faldini è divenuta la principessa De Curtis: questa la notizia pubblicata dal settimanale «Oggi» con una fotografia in cui gli sposi appaiono entrambi con l'anello matrimoniale al dito. Quando e come ti siano sposati non si sa, perché Totò, dando l'annunzio a un giornalista, ha prevenuto qualsiasi domanda dichiarando in tono conclusivo: «Non c'è bisogno di aggiungere altro mi pare, più chiaro di così si muore!».

E poiché quest’anno si è deciso a fare ben due mesi di vacanze, trascorse in crociera sullo vacht «Alcor» prestatogli di un amico, ai suppone che il matrimonio (le precedenti nozze di Totò furono annullate) sia stato celebrato immediatamente prima dell'imbarco, e che la crociera sia stata il viaggio di nozze.

Adesso i principi De Curtis sono tornati e mentre Totò ha ripreso il suo lavoro cinematografico, non soltanto come attore ma anche come produttore, sembra che Franca non intenda più fare l'attrice, dedicandosi invece al documentari.

«L'Avanti», 10 settembre 1955


ROMA, martedì sera.

Negli ultimi giorni si era sparsa la voce che il matrimonio di Totò con la bella attrice Franca Faldini — di cui era stata data notizia — non fosse mai stato celebrato in quanto, allo Stato Civile di Roma, non è mai giunta nessuna comunicazione in merito. La voce venne poi avvalorata dalle dichiarazioni attribuite alla Signora Buffardi, figlia dell'attore. Oggi però si può affermare che il matrimonio è stato realmente celebrato in una cittadina svizzera al ritorno da un viaggio in Francia, viaggio effettuato nello scorso mese di luglio dai due attori. Per questo motivo l'Ufficio dello Stato Civile di Roma, loro comune di residenza, essi non risultano ancora sposati.

«Stampa Sera», 14 settembre 1955


«L'Unione Monregalsese», 8 ottobre 1955


«Quale posto occupa la donna nella sua vita?», domandammo un giorno al grande Totò. «Il primo posto assoluto. Per me la donna è tutto», rispose. Come lo ha conosciuto e come lo ricorda la donna che gli è stata vicina in questi ultimi quindici anni?

FRANCA FALDINI: «Lo conobbi in un modo molto romantico, che forse oggi potrà far sorridere. Aveva visto una mia fotografia, e mi mandò un fascio di orchidee con un biglietto: «Con tanta ammirazione e con la speranza di conoscerla». Risposi ringraziando, ma aggiungendo che non ero abituata a conoscere persone, a meno che non mi venissero presentate. Mi mandò un altro fascio di fiori con un altro biglietto: «Dal momento che i miei fiori non sono graditi, rinuncerò alla gioia di poter continuare a mandargliene degli altri ma poi cercò un amico comune e si fece presentare. Da allora non ci siamo più lasciati. Come lo ricordo? Come un uomo eccezionale che poteva riempire veramente in tutti i sensi la vita della sua donna».

«Corriere della Sera», 22 aprile 1967


Lo sostiene la figlie dell'attore scomparso, nata da un matrimonio successivamente annullato - Totò e la sua giovane compagna avevano sempre affermato il contrario - La rivelazione dovuta forse a motivi di interesse

(Nostro servizio particolare) Roma, 6 novembre.

A pochi mesi dalla morte, il principe Antonio de Curtis, meglio noto col nome di Tota, si trova al centro di una piccola polemica: un esile canovaccio che avrebbe ben figurato in uno dei suoi film Ecco la storia come viene raccontata nell'ultimo numero settimanale Stop. L'ex attrice Franca Faldini, che tutti rammentano come affettuosa e paziente compagna di Tota, ormai anziano e afflitto da parziale cecità, non era sposata con luì. Lo ha rivelato la signora Liliana de Curtis in Buffardi, che è l'unica figlia ed erede dell'attore scomparso, nata dalla sue nozze (successivamente annullate), con Diana Rogliani.

Sostiene Liliana de Curtis, contrariamente alle ripetute ammissioni dì Totò e della Faldini, che il padre aveva espresso più volte l'intenzione di sposare in Svizzera la sua giovane compagna, senza tuttavia dare corso al progetto. Tante che sul certificato di morte, egli risulta celibe. Del resto, contìnua la figlia dì Totò, se il matrimonio fosse effettivamente avvenuto in Svizzera, esso sarebbe stato trascritto, d'ufficio, anche in Italia. Per quale motivo Liliana de Curtis ha sentito il bisogno di queste precisazioni? La cosa sorprende perché fino a qualche tempo fa si dimostrava amica della Faldini. Si i dice che sia rimasta urtata da certe dichiarazioni dell'ex attrice.

Questa, riprendendo la vita di società, avrebbe detto che, dopo essersi sacrificata per tanti anni (quindici, se si riferiva alla sua unione con Totò) vuole adesso vivere per se stessa. Alla base della piccola guerra ci sono probabilmente questioni d'interesse. Franca Faldini è stata ignorata dal testamento di Totò. Ma un piccolo interrogativo potrebbe dare un seguito a quelle che sembrano disquisizioni superflue su una vicenda conclusa. Sul cerficato di stato libero rilasciato dal comune di Roma a Franca Faldini, risulta che la donna non ha contratto alcun matrimonio fino all'ottobre 1958, quando fu cancellata dall'anagrafe per il suo trasferimento a Lugano. E Lugano è in Svizzera: dove, secondo, qualcuno, potrebbero essere avvenute le nozze con Totò senza che (su richiesta degli interessati) venissero trascritte in Italia.

r. s., «La Stampa», 7 novembre 1967 - «Antonio e Franca, la colpa di non essersi mai sposati»


E si tratta d'una fortuna ingente, valutata in un miliardo circa (che il fisco però non riuscì ad accertare) - Ora l'ex compagna dell'attore conduce un'intensa vita mondana. E' spesso in compagnia di Vittorio Caprioli che le ha proposto di girare un film

Roma, martedì sera.

«Franca Faldini non è mai stata la moglie legittima di mio padre». Questa dichiarazione, rilasciata da Liliana Buffardi, l'unica figlia del grande attore scomparso, al settimanale milanese «Stop», non ha destato né sorpresa né scalpore nel mondo del cinema romano. Che la «vedova» di Totò non fosse vedova, era noto anche ai non intimi della coppia. Gli intimi, del resto, erano pochi. Come prova della sua dichiarazione, Liliana De Curtis (che da tempo vive separata dal marito, il produttore cinematografico Buffardi) ha consegnato al settimanale il certificato negativo di matrimonio di Franca Faldini e il certificato di morte di Antonio De Curtis in cui l'attore risulta celibe. Sposatost assai giovane con la signora Diana Rogliani, Totò aveva infatti ottenuto l'annullamento ''del suo primo ed unico matrimonio fin dal 1939. Se non vi sono dubbi sul celibato dell'attore, assai poco chiari, almeno sino ad oggi, sono i motivi per cui Liliana Buffardi ha voluto fare dichiarazioni tanto delicate sulla compagna di suo padre. Alla base di tutto, secondo il settimanale, v'è un problema di «interessi» e di eredità. In altri termini Totò, dopo la sua morte, avrebbe dovuto lasciare secondo la legge tutte le sue sostanze, calcolate in un miliardo di lire tra liquidi e beni immobili, alla figlia. In realtà, la situazione sarebbe completamente diversa e capovolta.

Totò era un oculato amministratore delle sue sostanze. Qualcuno parlava di avarizia, ma la sua generosità verso i bisognosi ed i colleghi meno fortunati era proverbiale. Al culmine della carriera, l'attore guadagnava molti milioni a film e anche dopo le quotazioni sono sempre state buone. Negli ultimi anni, affermava che «la sua esistenza è stata una lotta contro il fisco, lotta che lo ha visto quasi sempre vincitore». Egli avrebbe infatti saputo distribuire con molta abilità le sue sostanze a società di comodo, che il fisco non c mai riuscito ad individuare. I terreni, gli appartamenti, le azioni, i milioni in Banca, di Totò oggi sarebbero di Franca Faldini la quale, dopo 15 anni di semiclausura a fianco dell'attore, è tornata d'improvviso a far vita mondana. Rimasta «vedova» all'età di 36 anni l'ex miss, di colpa, si è buttata in mezzo alla gente, sorride, viaggia, vuol far del cinema. E' apparsa all'ultimo Festival di Venezia, sulla spiaggia del Lido, in bikini rosso, poi in minigonna azzurra, poi con un abito lungo e nero, ma - hanno scritto i cronisti mondani - ero reso piccante dalla scollatura che non fa certamente mortificazione».

Da Venezia, a Roma, a Napoli, gli «amici» e gli ambienti più pettegoli osservano come balla lo shake lei che, quando era vivo Totò, affermava di non saper ballare. E si sottolinea la frequenza con cui compare al suo fianco Vittorio Caprioli, il quale, tempo addietro, avrebbe lasciato la moglie Franca Valeri per correre, in vacanza nell'albergo della Faldini. Quest'ultimo particolare, soprattutto, ha destato scalpore: quando Totò era vivo; Franca Faldini non poteva neppure ridere con qualche giovane ospite. «Farò delle traduzioni per una casa editrice ed anche del cinema» ha risposto ai suoi critici la «vedova» dell'attore concedendo il mese scorso un'intervista ad un settimanale. «Caprioli (che indicano come mio amante: è sbagliato, ma lasciamoli dire, non mi interessano i pettegolezzi) ha pronto un film graffiante ed ironico. Mi ha proposto di essere ima delle interpreti. Forse accetterò. Anche Risi mi ha mandato un copione». Si dice che lei ora abbia una fortuna. Perché vuole lavorare? «Non sono ricca — replica la Faldini — ma economicamente tranquilla. Ho delle necessità morali, non materiali, ma se non voglio sentirmi una donna sola devo fare qualcosa. Il ricordo di Totò mi accompagna, ma la vita è la vita».

Luca Giurato, «Stampa Sera», 7-8 novembre 1967 - «Antonio e Franca, la colpa di non essersi mai sposati»


La figlia del famoso attore nega che il «matrimonio svizzero» sia stato celebrato • La Faldini, tempo fa, avrebbe detto: «Fui io a non volere le nozze; intendevo dimostrare che stavo con Antonio soltanto perchè lo amavo»

Roma, 7 novembre.

Franca Faldini, l’attrice che per molti anni è stata vicina al compianto Totò, non è mai stata signora De Curtis. Non esiste traccia di matrimonio tra l’attore e l'attrice. Unica testimonianza delle nozze fu quella degli stessi interessati che, circa undici anni fa, di ritorno dalla Svizzera, asserirono di essersi uniti in matrimonio.

Questo «segreto» di Totò è stato rivelato dalla stessa unica figlia dell’indimenticabile comico, signora Liliana De Curtis in Buffardi. Che Totò fosse celibe lo si è rilevato anche dal certificato di morte e dallo stesso testamento. Unica erede dei boni dell'attore è stata infatti la figlia e alla Faldini non sarebbe toccato alcun usufrutto. L’appartamento dove Totò abitava, ai Parioli, risulta tuttavia intestato alla madre della Faldini, signora Costanza Tedaldi.

Franca Faldini non ha ancora replicato alle affermazioni della signora De Curtis in Buffardi: l’attrice si trova attualmente in Svizzera, a Lugano, con la madre per curare alcuni suoi interessi.

C’è da rilevare, però, che Franca Faldini non ha mai sostenuto di essere la signora De Curtis. Lo scorso mese di ottobre a Sorrento la Faldini, sempre in una intervista, la prima dopo la morte dell’attore, disse: «Io per la legge italiana non sono mai stata sposata con Antonio. Ma questo lo volli io. Antonio aveva già preparato tutte le carte. Era mio desiderio dimostrargli che, data la sensibile differenza di età, tra noi due, gli ero vicina per amore e per null’altro».

Perchè, si chiedono gli amici di Franca, la figlia di Totò ha voluto rendere pubblico, in una intervista, il «segreto» del padre? Sembra che dopo la morte di Totò tra le due donne sia accaduto qualcosa per cui i loro rapporti, una volta amichevoli, si sarebbero guastati.

«Corriere dell'Informazione», 8 novembre 1967 - «Antonio e Franca, la colpa di non essersi mai sposati»


«Corriere dell'Informazione», 9 novembre 1967 - «Antonio e Franca, la colpa di non essersi mai sposati»


Roma, 9 novembre.

In una dichiarazione alla stampa. Franca Faldini ha detto stasera: «In ricordo dei quindici meravigliosi e indimenticabili anni vissuti al fianco del mio grande compagno Antonio De Curtis tengo a precisare quanto segue: per l’ennesima volta ripeto e dichiaro che Totò è morto senza lasciare alcun testamento. Poiché per la legge italiana e per la legge svizzera non esisteva nessun vincolo tale da potermi configurare giuridicamente come sua erede, se un miliardo o una lira di eredità vi fossero state nulla mi sarebbe mai spettato».

«Per quel che riguarda la mia vita futura — ha concluso la Faldini — intendo viverla pienamente, intensamente, lavorando, riempiendola di mille interessi e vivendola nel modo che giudicherò più giusto. Sono una donna sola, completamente sola, e ho diritto di pensare e guardare al mio avvenire come meglio lo riterrò».

«Corriere della Sera», 9 novembre 1967


L'attrice, 36 anni, pensa che difficilmente farà ancora del cinema, ma è decisa a lavorare (traduce sceneggiature), conoscere, viaggiare - Non vuol parlare del passato, dice «sto riscoprendo il mondo come una ragazzina» - Ma senza accorgersene, torna sempre a parlare di lui, dell'uomo Antonio De Curtis, gran signore gentile, modesto e timido, accanto al quale fu felice

(Nostro servizio particolare) Roma, 24 novembre

«Non voglio parlare del passato: quindici anni meravigliosi che non rinnego, che vorrei rivivere ora per ora. ma che adesso bisogna dimenticare. Le racconterò della Franca Faldini di oggi e di quella dì domani. Una donna qualunque, che vuole vivere, lavorare, conoscere, viaggiare».

La televisione accesa, con le due poltroncine dove sedevano ogni sera, lei e Totò, il barboncino Peppe che scodinzola festoso al visitatore, il salone col grande ritratto di Franca. Tutto è rimasto come allora, quando Totò era vivo: «Sì, mi sembra di vederlo uscire da tutti i lati. Vorrei venderla questa casa, mi riempie di tristezza. Adesso non passerei una sera qui nemmeno se mi sentissi male. Una sera in casa. Ora, mi fa sentire disperata».

Lo dice con aria disinvolta. Franca Faldini è ima donna che vive nel presente: traduzioni di sceneggiature in inglese e dall'inglese, le serate con gli amici. «Tutto m'incuriosisce, sto riscoprendo il mondo come una ragazzina. Avevo ventun anni quando lo incontrai, il primo mese eravamo come cane e gatto, non ci capivamo. Io ero piena di vita, estroversa, amavo divertirmi, scherzare, lui invece era un introverso, pessimista e diffidente, con tutta l'ombrosità del meridionale. Poi lui mi ha cambiata ed ho cominciato ad apprezzare la bellezza di un sentimento profondò, che ci faceva vivere l'uno per l'altro. Anch'io l'ho cambiato un poco, soltanto un poco».

Ha un vestito nero rallegrato da un piccolo jabot rosso, i capelli freschi di shampoo ' scendono con semplicità ai due -lati del viso lungo da bellissima ebrea, poco truccato: solo un po' di rossetto, un'ombra a rilevare gli occhi, il «mare verde» dell'ultima poesia che le ha dedicato Totò; e su tutto un velo, naturale, di malinconia. Il futuro? Non le è ancora chiaro. Forse non le dispiacerà fare del cinema anche se «a 36 anni à assurdo iniziare una carriera». Potrebbe interessarle un ruolo adatto, di donna moderna, con i suoi problemi, i turbamenti, una donna qualunque come lei. Non farebbe che riprendere un filo interrotto a vent'anni, quando avvenne l'incontro con Totò. Allora aveva un contratto in America con la Paramount, aveva fatto un film con Dean Martin interpretando una ragazza hawaiana, si parlava di un amore con Errol Flynn e tutti i giornali italiani la mettevano in copertina.

Su una copertina la vide per la prima volta Totò. Lei era tornata in Italia dove aveva «una passioncella» che naufragò di colpo, al primo incontro all'aeroporto di Roma. Era un uomo che, da lontano, aveva idealizzato troppo. Pochi giorni dopo le arrivò in albergo un mazzo di rose rosse del principe Antonio De Curtis. Franca l'aveva visto in .un film, Figaro qua. Figaro là, che non le era piaciuto.

«Gli risposi che non amavo ricevere omaggi da persone che non mi erano state presentate. Mi telefonò. Ricordo che ero dentro la vasca da bagno, lui parlava con quella sua voce bassissima e l'accento napoletano, nella stanza c'era un rimbombo, non capivo nulla di quello che mi diceva, mi limitavo a ripetergli di farsi presentare. Ed ecco egli trova un'amica che fa le presentazioni ed io, così estroversa, davanti a lui provai una sconosciuta soggezione. Ci volle un mese perché riuscissimo a capirci un poco».

«Le piacerebbe innamorarsi ancora? Sposarsi?». «Mi piacerebbe. Ma alla mia età diventa difficile adattarsi ad un'altra persona. Ho un futuro da riempire, tanti interessi. Allora era diverso. Avevo vent'anni. A quell'età piace essere condizionata dall'uomo che si ama». Indovina la nostra curiosità che non osiamo esprimere. Prima dell'intervista aveva posto la condizione di non parlare di Totò. Risponde spontanea, senza esitare:

«Non ho sposato Antonio perché non l'ho voluto io. Col suo carattere morboso, geloso, col suo senso di autocritica, quei trentatré anni che c'erano fra noi li sentiva con rabbia. Nascevano dei dubbi che solo la sicurezza della mia libera scelta quotidiana dissipava. E poi c'erano gli altri, il prossimo pronto a ridere per uno che scivola e cade... Sarebbe bastata una risata in più per far nascere crudeli ironie. Sì, la cosa più bella che potevo offrirgli era la mia spontanea dedizione».

Parla di lui senza accorgersene, delle persone che con la sua generosità ha salvato, delle mance proverbiali, della sua modestia, forse la qualità più bella che aveva: «Non credeva in se stesso, si stupiva di ogni successo, le rare volte che andavamo in società doveva prepararsi ripetendo: "In fondo sono Totò, non uno qualunque"». Certo questa sua timidezza non gli fu utile in arte, forse ha privato. il cinema del meglio di un grande attore. Ma quale grandezza in quella umiltà, da un punto di vista umano. Un uomo che capiva tutti, col quale si poteva essere sempre sinceri.

Si è fatta mezzanotte, stasera è rimasta in casa per noi. Nel gran silenzio ci accompagna: «Senza lui accanto sono una donna qualun que. Una donna che vuole vivere e lavorare, che detesta, come Totò le ha insegnato, la commiserazione e non vuole affliggere gli altri con le proprie pene. Non credo al lutto esterno, ma alla vita».

Laura Bergagna, «La Stampa», 25 novembre 1967 - «Antonio e Franca, la colpa di non essersi mai sposati»


Franca Faldini «gira» a Milano e a Cortina d'Ampezzo con la regia di Vittorio Caprioli - Il soggetto di «Scusi, facciamo l'amore?» è stato tradotto in inglese dalla stessa attrice - E la famiglia De Curtis? «Per me ora non esiste più»

Milano, martedì sera.

Fra non molto Milano sarà invasa da una « troupe » cinematografica, capitanata da un napoletano: Vittorio Caprioli. Si gireranno gli esterni di un film che il regista aveva in mente da molto tempo Scusi, facciamo l'amore. Il soggetto è stato scritto da Caprioli instante alla moglie, Franca Valeri, in italiano e tradotto in inglese dall'amica Franca Faldini; la coppia infatti se la cava magnificamente in francese, assai meno in inglese.

La bella vedova di Totò, avrà nel film una parte di rilievo, smentendo quanto aveva affermato: « A 36 anni suonati mi sento troppo vecchia per ricominciare la carriera di attrice, specie ai nostri giorni in cui le dive incominciano in fasce ». Ma all'amico Caprioli Franca non ha avuto il coraggio di dire di no e adesso non se ne pente, anche se afferma che il suo vero lavoro non è quello dell'attrice, ma della traduttrice. « E' un'attività che mi soddisfa completamente e mi lascia libera, perché posso farlo ovunque. Adesso ho appena finito di tradurre per Longanesi A second hand life. Abbiamo incontrato la Faldini a Milano a un ricevimento offerto per la finale di un concorso. Con una risposta azzeccata a una inchiesta la bella attrice aveva vinto un magnifico abito da sera (che ha indossato proprio a Capodanno).

Le chiediamo come sono i suoi rapporti con la famiglia De Curtis. «Per me con la morte di Totò questa famiglia non esiste più. Comunque, non sono rimasta delusa, perché io non mi aspetto mai nulla, questa è una filosofia che mi ha insegnato lui. Eppure non sono triste, anzi tutt'altro ». Del film di Caprioli parla volentieri, una pellicola con tante donne, in cui la Valeri avrà una particina. Caprioli è felice di dover passare due mesi fra Milano e Cortina d'Ampezzo, perché è un napoletano che ama il nord e a Milano ha vissuto molti anni con « I gobbi ». ha sposato una milanese e qui si trova bene. Il film dovrebbe essere la versione play-boy, come lo hanno visto e capito le tante donne — tutte possessive — che lo hanno avvicinato.

I progetti cinematografici dell'attore-regista (nel prossimo film non avrà alcuna parte), finché non si mette dietro una macchina da presa, assomigliano un po' al gioco delle scatole cinesi. Una idea dà il via alla prossima e il primo soggetto non ha che una vaga parentela con quello definitivo. Caprioli li sviluppa e li scarta a seconda del suo divertimento personale. Se un'idea rischia di annoiarlo passa subito a quella successiva senza sosta.

Nedo Ivaldi, «Stampa Sera», 2-3 gennaio 1968


Par quindici anni compagna affettuosa a fedele di Totò, Franca Faldini preferisce oggi non ricordare per gli altri quel periodo: e per evitare di dover rilasciare interviste, già al martedì lascia l'abitazione romana per trasferirsi in campagna. Non si può criticare la sua decisione: nei sette anni che sono trascorsi dalla scomparsa del celebre comico, morto il 15 aprile 1967 all'età di 69 anni, Franca Faldini si è rifatta una vita, si è cercata un lavoro, ha trovato un nuovo compagno. Non ripudia nulla, però, del passato: sono trascorsi tanti anni — dice in sostanza — e non si può rimanere legati in eterno a un ricordo, a un monumento.

Oggi, Franca Faldini è completamente cambiata: diversa dalla attricetta che nel 1950 venne proclamata a Hollywood «Miss Torta di Formaggio», diversa dalla giovane interprete di film come «Alla larga dai marinai» (con Dean Martin e Jerry Lewis), diversa dalla donna che per quindici anni fu a fianco del Principe Antonio da Curtis. Rimasta sola («Da Totò — ebbe a dire — ho ereditato soltanto bel ricordi: non il titolo, perché non lo sposò, pur potendolo; non averi, proprio perché non ne ere stata la moglie). Franca Faldini si cercò un lavoro: ebbe la sorpresa di vedersi ignorata dal cinema, soprattutto da quel produttori che con Totò avevano fatto la fortuna, e sfruttò allora le altra sue risorse.

Soprattutto una perfetta conoscenza dell'inglese e la capacità di scrivere. Divenne cosi traduttrice e giornalista. Ha tradotto diversi romanzi (qualche titolo: «Tutto quello che avreste dovuto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere», «L'esibizionista», «Dimmi che mi ami, Junle Moon»: ha lavorato in servizi giornalistici par Radio Montacarlo.

C. G., «Corriere della Sera», 4 aprile 1973


(Dal nostro invialo speciale) Roma, 19 ottobre.

Totò diceva che di mattina non si può far ridere e faceva mettere sui contratti che sarebbe arrivato sul set dei film alle due del pomeriggio. Pigrissimo, dormiva di giorno e la notte andava a spasso o girava per casa a chiudere i rubinetti del gas e a spegnere gli interruttori della luce. Il più grande avvenimento della sua vita fu quando lo riconobbero principe. Lo angosciava la sua faccia brutta, lo ossessionava la paura del tetano e della «congestione»: sosteneva che non bisogna avere rapporti sessuali prima di quattro ore dai pasti se no «il sangue viene richiamalo da altre bande e si rischia brutto». Superstizioso e pieno di pregiudizi, sensibilissimo e timido, non leggeva un libro, non viaggiava mai. «Io ricordo Antonio de Curtis — scrive Franca Faldini — ogni volta che ad una riunione di "signori", mi accorgo che lo sono solo di nome e non di fatto, come lo era lui».

Benché credesse poco alla propria grandezza, previde che un giorno lo avrebbero «riscoperto». In mezzo al fiume di parole che costituisce adesso il suo revival, c'è da oggi fresco in libreria, per l'Universale Economica di Feltrinelli, un «Totò, l'uomo e la maschera», collage di vecchio e nuovo firmato da Goffredo Fofi, uno dei suoi più attenti studiosi, e dalla Faldini che racconta i propri «quindici anni con Antonio De Curtis» in ottanta pagine singolarmente ricche di umiltà e discrezione.

Perché le ha scritte? «Per la grandissima rabbia di quello che si è detto di lui e anche di quello che non si è detto». E perché a tanti anni di distanza? «Appena ho potuto raccontare quello che volevo e come lo volevo. Dal '67, quando è morto, mi hanno offerto cifre favolose solo perché "vendessi" "La mia vita con Totò". Non lo avrei fatto a nessun prezzo anche se avevo bisogno».

Poiché non era mai stata sua moglie, la «vedova» di Totò non toccò nulla del patrimonio «non poi così grande di Antonio che amava spendere, era tallonato dal fisco e nei lunghi anni delia cecità potè lavorare poco». Avevano fatto credere di essersi sposati quando aspettavano il bambino che subito mori; erano stanchi di sentirsi tenuti ai margini, respinti. «Perché allora la società, a qualsiasi livello, non accettava certe unioni senza reagire. E' cambiato poco anche adesso». Ragion per cui Franca Faldini, qualche anno fa, si è sposata davvero con Nicolò Borghese, ancora un principe, con cui vive serenamente tra una casa di campagna vicino ad Arezzo ed un pied-à-terre a Roma.

Quando Totò morì aveva 36 anni, era molto bella e lo è tuttora. Si mise a lavorare sfruttando l'inglese, americanizzato a Hollywood quando a diciotto anni era andata con un contratto della Paramount e in seguito ad un sondaggio tra i soldati in Corea l'avevano eletta «Miss Torta di Formaggio». Cominciò a fare traduzioni, diventò giornalista e continua. «Fu un periodo duro, soprattutto perché avevo il vuoto attorno, scomparso Totò tutti scapparono. Mi criticavano perché non ero piombata nel lutto. Ma è proprio da lui che ho imparato a rimettermi in cammino. "Quando un dolore ti piomba addosso, perché distruggersi? — diceva —. Nessuno ha il diritto di diventare una caricatura nel monumento alla memoria di qualcuno"».

Vivo, non avrebbe ammesso distrazioni: chi stava con lui, doveva dedicarsi a lui. Si conobbero che Franca aveva 22 anni, Totò 55 e gli era fallito un matrimonio. «Mi affascinò trovare una "persona" invece di un "personaggio". Cominciammo subito a parlare; così continuò per quindici anni, il nostro fu un lungo, interminabile colloquio». Fece un po' l'attrice «ma non sapevo prò- N prio recitare ed era avvilente stare con un grande artista essendo un'artista cane, mi sentivo una specie di accattone sullo stomaco di tutti quando Antonio mi fece fare qualche porticina nei suoi film. In palcoscenico sono salita un paio di volte, solo quando c'era bisogno di sostituire qualcuno». Un sacrificio completo della propria vita, strano per una donna che poi ha trovato giusto e irrinunciabile lavorare e sentirsi indipendente. «Il problema allora non si pose poiché c'era già abbastanza da fare per stare dietro a lui. Certo Antonio aveva una concezione vecchia e assurda dei rapporti con le donne, eppure la nostra vita di coppia fu bellissima e anche aperta. La sua immagine preferita sarà stata la donna oggetto, la bellezza da addobbare e portare a spasso come un fiore all'occhiello ma poi si interessava e voleva bene a chi gli teneva testa; io polemizzavo di continuo, cominciò a chiamarmi Ravachol, un nomignolo inventato che suonava vagamente anarchico. Sapevo che, in fondo, mi ascoltava e aveva stima di me».

Vennero poi gli anni della malattia agli occhi, lunghi e dolorosi, ma che Franca Faldini non rimpiange perché, «Ira le molte cose che devo a Totò c'è una filosofia dell'esistenza, un modo di accettarla che ho imparato proprio in quel periodo difficile». Sarà stata questa saggezza, la serenità distaccata di un uomo quasi vecchio che sapeva e voleva distinguere tra «le chiacchiere del guitto» e le responsabilità della vita, a «tener» così a lungo una ragazza giovane, sana, intelligente e dagli occhi blu? Ride: «Ma no, per quanto assurdo possa sembrare, a me Totò è sempre piaciuto moltissimo come maschio». Forse con il passare del tempo ha dimenticato quanto era brutto? «Era brutto — acconsente con tenerezza — ma solo se lo guardavi da un tato. Dall'altro aveva un profilo regolare, normale, sembrava addirittura bello. Glielo dicevo, qualche volta». Franca Faldini è stata davvero una buona compagna.

Mirella Appiotti, «La Stampa», 20 ottobre 1977


La vita del comico e i testi degli sketch.

Franca Faldini e Goffredo Fofi: «Totò: l'uomo e la maschera», Ed. Feltrinelli, pag. 272, lire 3000.

In questi ultimi dieci anni, dopo la scomparsa di Totò, c'è stato un vero e proprio revival della sua straordinaria arte mimica, che ha toccato sia una parte della critica (che invece era stata molto severa, lui vivente, nei suoi confronti), sia più ancora un vasto settore del pubblico cinematografico, soprattutto giovanile. Cicli ampi e articolati di film interpretati da Totò sono stati immessi di forza nei programmi dei circoli del cinema o delle sale d'essai, riedizioni frettolosamente approntate di vecchi film sono comparse nelle sale cinematografiche normali, la stessa televisione si è occupata del caso.

Fra coloro che con maggiore attenzione e profondità si sono interessati all'analisi crìtica dell'arte di Totò troviamo Goffredo Fofi, il quale già nel 1972 aveva da.to alle stampe un bel libro di documenti e testimonianze su Totò, da tempo esaurito, e nel 1976 aveva curato una interessante antologia di suoi testi teatrali (Il teatro di Totò, ed. Il Piùlibri, Milano, L. 10.000), che ebbe purtroppo poca diffusione. Ora, in questo nuovo libro edito da Feltrinelli, Fofi riprende il discorso critico di cinque anni fa, lo arricchisce di qualche nuovo documento, riproduce i testi teatrali più significativi, e lo fa precedere da un lungo scritto biografico-memoriale di Franca Faldini, che per quindici anni visse al fianco del grande comico. Ne risulta un volume sostanzialmente rinnovato, che si legge con grande diletto e consente di riaprire un problema critico di non facile soluzione: la vera natura dell'arte comica di Totò e le ragioni suo successo popolare duraturo, anche in campo cinematografico, attraverso una abbondantissima produzione di film di scarsissimo valore artistico e spettacolare.

Il testo della Faldini, che si intitola «Quindici anni con Antonio de Curtis», vale essenzialmente come testimonianza diretta sull'uomo, il carattere, le abitudini, i pensieri, le manie, persino l'ideologia (o l'assenza di ideologia); quello di Fofi prospetta invece una serie di proposte interpretative suggestive, anche se non tutte accettabili, che, ripercorrendo dall'interno la carriera cinematografica di Totò, ne mettono in luce alcune caratteristiche fondamentali. L'uno e l'altro. pur essendo semplicemente accostati, interagiscono fra loro nel senso che si illuminano reciprocamente, fornendo sull'uomo e sull'artista una vasta massa di dati d'estremo interesse per la definizione d'un attore, nella cui attività arte e vita parvero fondersi e invece rimasero sostanzialmente separate. Conservatore e piccolo-borghese, ancorato a una visione reazionaria, o forse solo qualunquistica, dei rapporti sociali, amante del «buon tempo antico» e critico severo d'ogni novità, Antonio de Curtis fu un uomo del passato, chiuso in se stesso e nel suo piccolo mondo provinciale. Totò invece, nella disarticolata frenesia della sua recitazione asintattica, nel gusto irridente per lo sberleffo, nel piacere della beffa o anche soltanto del riso aperto e canzonatorio, fu una maschera dei tempi nostri, il cui potere distruttivo nei confronti dell'assetto sociale borghese fu grande, nonostante i limiti obiettivi in cui fu costretto ad agire (soprattutto nel cinema). Questa antinomia fra la vita e l'arte, fra il perbenismo della prima e la positiva volgarità della seconda, rimane un problema aperto, che questo libro non riesce a risolvere appieno.

Anzi, dalle varie pagine autobiografiche raccolte, il dissidio appare ancor più evidente, ed è lo stesso Totò non soltanto a rendersene conto ma a dichiararlo esplicitamente. Ma un altro problema critico desta la nostra attenzione: come sia rimasta intatta la sua straordinaria vis comica negli oltre cento film da lui interpretati, quasi tutti superficialissimi e bassamente commerciali, e come questa vis comica, pessimamente servita da testi qualunquistici e rivistaioli, si riscatti sul piano d'una critica non superficale del comportamento umano e sociale. E' questa l'arte di Totò, questo il superamento di quell'antinomia arte-vita, che fa di lui uno dei massimi attori del teatro e del cinema italiano.

Gianni Rondolino , «La Stampa», 28 ottobre 1977


Dice Franca Faldini: fu un uomo misantropo, geloso e dispotico

Franca Faldini e Goffredo Fofi TOTÒ: L'UOMO E LA MASCHERA Universale economica Feltrinelli, Milano 289 pagine, 3000 lire

Totò lo conoscono tutti. Ma come fosse fuori dalla scena e dallo schermo il principe Antonio De Curtis, a metà discendente dalla famiglia Griffo Focas Comneno di Bisanzio e metà dal rione Sanità di Napoli, a pochissime persone è stato consentito di saperlo. Solo il cugino Edoardo Clemente, la prima moglie Diana Bandini, la figlia Liliana, la Castagnola (un'attrice che si suicido per lui), un paio di amici blasonati, forse la sua «spalla» Castellani certamente Franca Faldini, che fu compagna inseparabile del grande comico napoletano negli ultimi quindici anni della sua vita, dal 1952 al 15 aprile 1967, giorno della morte. Franca Faldini, quarantaseienne, ora principessa Borghese, ha deciso, dopo 10 anni, di raccogliere in una specie di diario fantastico l'esperienza privata, domestica, intima con l'attore.

Divisa in quindici capitoli immaginari, uno per ogni anno di convivenza, appare l'altra faccia, l'altra anima, di Totò. Non è un'indagine, privilegiata dalla familiarità, del personaggio artistico e della sua potente vis comica, ma la radiografia interna, sincera e un po' impietosa, della persona Antonio De Curtis. Chi viveva dentro la maschera di Totò, che cosa c'era sotto l'involucro pirotecnico detta marionetta che si esibiva sulle scene? La risposta detta Faldini è pura, precisa: Antonio era un misantropo, piccolo borghese, maschilista, donnaiolo, pigro, pantofoliere, spaventato dotto spettro detta povertà che conobbe amara nella gioventù e per reazione generoso donatore di quattrini, introverso, orgoglioso, diffidente, geloso, dispotico, insicuro, privo di una cultura nozionistica che gli creava non piccoli complessi Il principe De Curtis, in privato, non amava troppo la maschera plebea di Totò e forse non ne capiva tutta la grandezza e la profondità, anche critica, dell'Italia di allora. Disdegnava i salotti, la mondanità e più di ogni altra cosa le persone che, fuori dal palcoscenico, gli chiedevano di far rivivere Totò.

Cera un forte distacco tra l'uomo e il «suo alter ego scenico» e «sempre lo scisse da sé» come fosse un estraneo invadente. Soltanto di rado gli capitava di ammettere: «Beh, si bisogna proprio convenire, Antonio De Curtis è il magnaccia di Totò. Lo tratta come un fetente e lo costringe alla fatica, ma certo se non fosse per quel povero pupazzo, U prìncipe avrebbe l'acqua perennemente nella pipa e si e no si permetterebbe il lusso di un panino». Il rione Sanità e Bisanzio lo spaccarono a mezzo, lascandogli una forma di alienazione che spesso gli causava stati depressivi e di ipocondria. Passava la notte insonne a fumare, bere caffè e scrivere poesie in dialetto napoletano. La mattina dormiva sempre; nei contratti cinematografici chiedeva di cominciare il lavoro solo il pomeriggio. Quando non aveva impegni sul set o in teatro, passava intere giornate in casa, magari vestendosi di tutto punto, ordinando all'autista di tenersi pronto e rinunciando poi sulla soglia alla passeggiata. Il capitolo con le donne è ricco, vario, forse il più, negativo.

Egoisticamente latino, le trattava come animaletti di lusso, con scarsa stima e scarso rispetto. Salvo poche eccezioni, come la lunga unione con la Faldini, il «diario» offre al lettore una carriera di libertinaggio tumultuosa e poco edificante. Rispettava le donne che sapevano tenergli testa e polemizzavano con lui; pare, però, che ne abbia incontrate pochissime. Il dottor Jekyll e mister Hyde si sono invertiti i ruoli: qui il personaggio inventato era positivo, la persona reale negativa, o almeno con i difetti di tanti uomini comuni Totò-De Curtis fu veramente così? Lo sdoppiamento, la scissione che avveniva dentro di lui tra la casa ai Parioli e il palcoscenico furono proprio tanto nette? Franca Faldini in quindici anni di vita comune fuori dall'esplosione dello spettacolo lo ita visto così e nessuno, forse, più di lei ha mezzi per verificare o discutere questo «ritratto in un interno familiare». La bombetta di Totò continua a rimanere il segno di una grande e generosa comunicazione comica, ma la corona principesca di Antonio De Curtis sbalza fuori con cupe e poco simpatiche ossidazioni Il libro, insieme con un interessante repertorio fotografico, raccoglie anche un saggio di Goffredo Fofi, «totologo» ormai senza rivali, un repertorio del teatro di Totò, alcune sue poesie, articoli e canzoni, un'antologia di giudizi sull'arte del comico napoletano. Ma si tratta di materiale quasi già tutto edito.

Sandro Casazza, «La Stampa», 29 ottobre 1977


«Tra le pareti di casa nostra, molti politici della epoca avevano un soprannome, e con questo erano sempre indicati da lui», riferisce Franca Faldini in Totò, l'uomo e la maschera, il bel libro scritto insieme a Goffredo Fofi sul comico indimenticabile con cui visse tanti anni. Totò, pare, dava soprannomi ispirati all’aspetto fisico a Berlinguer, detto Stantio; ad Andreotti, detto l'Aspirante Sagrestano; a Francesco De Martino, detto 'O cane ’e presa, «ovverosia il molosso napoletano». Il soprannome più bonariamente irrispettoso era per il Papa: «Paolo VI, che puntuale la domenica si affacciava benedicente al balcone, era l'Orologio a cucù». Il soprannome più eccentrico era per la senatrice Lina Merlin, promotrice della legge che aboliva le case di tolleranza: «Attribuendole la recrudescenza dei crimini sessuali, Totò la chiamava Signora Omicidi».

«Corriere della Sera», 15 novembre 1977


Il quarto personaggio dell'altra sera a Bontà loro è stato Totò. Da vivo, probabilmente, malgrado una reciproca affettuosa amicizia, avrebbe declinato l'invito, tanto era schivo e poco incline a mostrarsi in pubblico invece, attraverso le parole di Franca Faldini, la donna che gli è vissuta accanto quindici anni, ha comunque partecipato alla trasmissione. Persino Gassman che a dirla tutta, non è incline al turbamento, su Totò ha mostrato qualche cedimento.

Vittorio Gassman è arrivato puntualmente, come sua abitudine, con un abito fumo di Londra da cerimonia. Baglione, il piccolo imprenditore piemontese (dodici operai e una squadretta di calcio), era in velluto a coste larghe e senza cravatta. L’aveva buttata sul disinvolto. La Faldini mostrava grande paura e lo diceva. «Ho sempre paura anch'io — incoraggiava Gassman, galantemente — Alla “prima” di Affabulazione non ho mai smesso di avere tensione ed è una cosa che non mi era mai capitata». Baglione forse aveva la stessa paura, ma occupandosi per destino di cementi refrattari non riteneva giusto far entrare il suo disagio in quello, più artistico. della Faldini e di Gassman. Probabilmente pensava, con qualche ragione, che l’unico ad avere un po' d'angoscia dovesse essere proprio lui, disabituato al riflettore e alla telecamera.

Nello studio accanto si stava registrando qualcosa con Carmelo Bene. L’attore si aggirava nei corridoi «Dovrebbe venire a Bontà loro — ha suggerito Gassman — i farebbe una riuscita sicura». E' intervenuto il cameraman Forconi: «Si, e quando la finiamo la trasmissione?. E’ vero, l’imprevedibilità di Carmelo vanifica gli orari di chiusura. Comunque, sarà bene pensarci.

Gassman era accompagnato dalla moglie e da Carlo Molfese, l’accorto organizzatore del Teatro Tenda. Durante le prove delle telecamere, mezz’ora prima dell’inizio, l’ospite che lo ritenga opportuno può guardarsi nel monitor per giudicare la propria immagine, magari per star seduto in un modo o in un altro. Piacentini, il playboy, si era osservato con scrupolo e affetto. Gassman ha rifiutato la prova, come aveva rifiutato un po’ di trucco per attutire il bianco dei riflettori. «Le rughe della vecchiaia aiutano e fanno simpatia», aveva spiegato alla truccatrice. Nel ricordo conservava la partecipazione a Bontà loro di Marcello Mastroianni. Me ne ha parlato prima di cominciare. «Una bella puntata, e poi Mastroianni era sincero, era vero: arriva l’età nella quale bisogna cominciare a parlare». Non ho capito se era un giudizio sull'intervista a Mastroianni o se, piuttosto. un incitamento a se stesso ad imboccare la stessa strada. E ancora: «Due parolette vanno dette, parole che non appartengano però al repertorio consueto, perché la televisione è diversa, non è né cinema né teatro, in teatro il pubblico ti incoraggia comunque quando appari, ma alla televisione con questa macchina sulla faccia che ti fruga...» Non ha proseguito il discorso, non era tranquillissimo. Conclusa la trasmissione, Baglione, l’imprenditore, andava offrendo Gattinara a tutti. I tecnici hanno molto apprezzato. Anche la Faldini che continuava però a raccontare episodi della vita di Totò. Ancora sulla porta di via Teulada si parlava di certe pellicole girate in quattro settimane; del sogno mai raggiunto di Totò di girare un film muto: nessun produttore in quegli anni gli diede credito.

Il lunedì si registra in altro studio una trasmissione per i giovani che amano la musica, il ballo e quelle cose lì. Mentre noi indugiavamo al cancello hanno cominciato ad uscire a gruppi ragazzi vestiti e truccati come noi immaginiamo i giovani quando ascoltano una certa musica in certi locali. Al confronto sembravamo archeologi alta ricerca di amicizie, sensazioni, atmosfere sopite. Il primo allarme lo ha lanciato proprio Gassman dicendo: «Attenti diventiamo macchiette». Un incubo che lo ha accompagnato spesso nella puntata, che è entrato sovente nei discorsi. Mi rifiuto di credere che Gassman tema la giovinezza altrui ma sono proprio convinto (e poi c’è poco da esser certi, lo ha dichiarato) che sia angosciato dalla propria vecchiaia. Un malessere da superare con il bicchiere, come ha detto. Flaiano spesso ripeteva: «Da vecchio sarò l'onta del quartiere...».

Maurizio Costanzo, «Corriere della Sera», 16 novembre 1977


Franca Faldini (48 anni), l’ex attrice che fu compagna di Totò dal 1952 fino all’aprile del 1967, cioè fino al momento della morte del grande comico, è ora una tranquilla nobildonna che cerca di far parlare poco di sè. Da quando, alcuni anni fa. Franca ha sposato il principe Nicolò Borghese, le sue uniche uscite mondane avvengono in occasione dei più importanti concorsi ippici, dei quali il marito è un assiduo spettatore.

1978 Franca Faldini La vedova di Toto f1

Accanto al principe Borghese, la Faldini è una donna finalmente serena: ha ritrovato la felicità, una felicità in cui lei non osava certo sperare quando, all’improvviso. Totò la lasciò per sempre. Dal compianto attore napoletano, Franca non ereditò nulla: fu perciò costretta a lavorare per mantenersi. Divenne giornalista, professione che tuttora esercita nonostante sia divenuta una «principessa».

1978


Se già la realtà italiana di questo ultimo periodo mi sembrava eccessiva per le nuove antifone di fascismo smentite alla leggera che racchiude, la parata dei naziskin a Vicenza e ancor più il fatto che questa fosse autorizzata da un questore hanno accresciuto quella sensazione.

Sono «di padre ebreo e di madre ariana», tanto per usare la forbita terminologia in auge negli anni di Mussolini. Appartengo quindi, e con orgoglio, alla categorie di persone che, dal 1938 e fino al termine della guerra, per volere del Re e del Duce furono definite «meticce» o «mezzosangue» perché figlie di matrimoni «misti». Ho accennato a queste vicende personali da me già raccontare un paio di anni fa nel libro «Insieme nel buio» perché, avendo patito il fascismo in più di un modo, guardo indignata a quanto sta accadendo: e mentre come cittadina chiedo al presidente Berlusconi se è questo il tipo di garanzie che egli ha promesso a quella parte di popolazione che dubita della sua politica, mi domando se lo sdegno, quello che leva la voce come una marea impetuosa, non fa più parte della natura di noi italiani.

Franca Faldini, «Corriere della Sera», 17 maggio 1994


Caro Oreste, a proposito della trasmissione «Emozioni Tv» andata in onda il 10 maggio 1995: la superficialità e l'approssimazione con cui è stato trattato Antonio De Curtis (Totò) nel corso di una breve rievocazione per altro annunciata già dal giorno precedente e il di lui surrealismo poetico riemerso proprio grazie alla irripetibile sensibilità di Pasolini mi hanno sbalordita soprattutto perché la trasmissione non è condotta da novellini sprovveduti...

Franca Faldini, Roma

Lei ha perfettamente ragione di protestare, gentilissima signora. A mia volta, mi scuso di pubblicare la sua lettera con un così grave ritardo. La colpa è solo mia, data l'enorme confusione cartacea che provoca l'aumento delle lettere che mi pervengono. Il suo fax trasmessomi dalla redazione era finito tra altri fogli. Per quel che può contare, mi associo alla sua appassionata protesta: «Quale compagna degli ultimi quindici anni di vita di questo grande artista, quale donna che con lui ha condiviso le luci della ribalta e la cecità, insomma le cose bellissime e ferenti di una vita di coppia, il modo in cui egli continua a essere sfruttato dai mass media non può che addolorarmi...». Purtroppo, chi ha donato con la sua arte più emozioni al pubblico, spesso è anche il più sfruttato. Non dovrei neppure ricordarlo a lei che, oltre che al ricordo di Totò, ha dedicato una parte della sua vita a ricostruire la storia del cinema italiano, ricercandone le fonti e seguendone i risultati di critica e pubblico. Lei sa e ci insegna che, tra certa critica e pubblico, è sempre il pubblico ad aver ragione.

La critica a ogni film di Totò non mancava di deplorarne il regista e gli sceneggiatori e assicurava che Totò non arrivava ad esprimersi come avrebbe potuto se fosse stato servito da produttori più importanti; e poi, invece, quando di Totò si sono occupati i grandi registi, i grandi sceneggiatori, eccetera, quella stessa critica è stata capace di sostenere che era migliore il Totò di prima, più libero di fare, non umiliato dalle visioni altrui. Sono i soliti giochetti che a qualcuno danno l'illusione di esser più furbo e, quindi, più intelligente d'altri. Ma tra furberia e intelligenza c'è una bella differenza. E anche tra intelligenza e amore. Totò lo si ama, anche quando viene sfruttato malamente. C'è qualcosa di lui che misericordiosamente salva sempre lo spettacolo.

Oreste del Buono, «La Stampa», 28 maggio 1995


È la storia di un vecchio ex progettista delle Fs travolto da una ragazza che gli fa la corte. All'inizio lui scappa, sente puzza di bruciato, ma poi... «Se mi capitasse nella realtà non la respingerei».

A sorpresa ritorna la Faldini

Franca Faldini toma al cinema a 42 anni da «Siamo uomini o caporali?». Bella, elegante, spiritosa, la moglie di Totò ha accettato volentieri l'offerta di Sordi. «Pensavo fosse uno scherzo. Poi ho capito che poteva essere divertente. Ma non parliamo di ritorno, per cortesia. Qui inizia e qui finisce, anche pervia dell'età», dice l'ex attrice che da anni ha preferito dedicarsi alla scrittura. «Ho lasciato il cinema conscia di regalargli un'attrice cagna in meno e una spettatrice in più», aggiunge. Ma sbaglia: nei panni di Alessandra, la signorile moglie del protagonista, sarà perfetta.

ROMA.

Nasce una nuova coppia cinematografica: Valeriona & Albertone. Piacerà al botteghino? Difficile dirlo, qui mancano le anguille birichine di Bambola e tra i due ci sono quasi cinquantanni di differenza die si vedono tutti. Ma il bello della storia - a sentire l'entusiasta Sordi - sta proprio lì: nel contrasto anche comico che dovrebbe crearsi sullo schermo. Lunedì prossimo partono a Cinecittà le riprese di Le occasioni perdute, titolo crepuscolare per quella che il comico romano continua a definire «una commedia gioiosa sulla vecchiaia». Archiviato il malinconico vetturino a cavallo di Nestore, l’ultima corsa, Sordi torna al cinema nei panni di un tranquillo pensionato «dalla felicità rassegnata» la cui vita viene travolta da un'avvenente ragazza conosciuta in treno. Un classico? «No, perché Armando sin dall'inizio è diffidente, sospettoso. Sente puzza di bruciato. Non è uno di quei vecchi mandrilli che pagherebbero qualsiasi afra per avere accanto una bella bionda. È un uomo per bene, felicemente sposato con signora aristocratica attiva nel volontariato. Non ha stimoli, eccitazioni, vive la pace dei sensi. Ma nel contatto con Federica vedrete che qualche tentazione affiorerà».

Seduta accanto a Sordi e alla bentornata Franca Faldini, nella saletta del nuovo Cinefonico di Cinecittà, Valeria Marini è la più gettonata dai fotografi. Camicia bianca, pantaloni attillati blu, capelli raccolti e occhiali neri d'ordinanza, la più amata dagli italiani ascolta Sordi («Le ho chiesto di fare se stessa, di dimenticare di essere stata una soubrette», dice l'attore convinto di farle un complimento) e tradisce qualche nervosismo: «Non è vero che faccio me stessa, come dice Alberto, lo sono un'attrice. Semmai cercherò di trovare qualche lato del mio carattere che s'avvicina al personaggio del film». Ma poi, intuendo che il clima dell’incontro rischia di invelenirsi un po', improvvisa un sorriso: «Recitare con Sordi sarà eccitante. È come avere accanto un monumento. E poi è anche un buon partito».

Chissà se Albertone gradisce. Ma sta al gioco e anzi, dopo aver reso omaggio alla bellezza burrosa della partner, si spinge a paragonarla addirittura a Wanda Osiris. Con un sovrappiù di malizia. «Da giovane fed l'ultima rivista con lei. Era magica, ammaliante, e poi quella pronuncia... Non si capiva da dove venisse. O meglio lo capivi solo quando inciampava su qualche gradino e se ne usava con un "Li mortacci sua..."».

Magari sullo schermo la coppia funzionerà meglio. Sembra quasi di vederli duettare l'austero ex progettista delle Fs poco incline al sorriso e la scalpitante infermiera dalla fisicità avvolgente. E ovviamente lei finirà col trascinarlo in situazioni sempre più imbarazzanti. Ma Sordi non vuole fornire dettagli, parla anzi di una coloritura «gialla» e promette un epilogo a sorpresa che scioglierà l’enigma. Ci sarà, comunque, l'annunciato tango argentino che prima doveva dare il titolo al film: «Una scena determinante», ammette l'attore, «che provocherà una scintilla nei sensi un po' addormentati dell'uomo». E qui l'attore ne approfitta per tessere un nostalgico elogio del ballo, di quel romantico «corpo a corpo» sulla pista della Sala Pichetti che permetteva la conquista amorosa: «Oggi purtroppo i giovani vanno solo a ginnastica e poi ballano coi muri, da soli», ironizza, rassicurando i cronisti sulla temperatura erotica della storia. «Non ci saranno scene di sesso. L'amore nei miei film si estrinseca a porte chiuse», aggiunge lo scapolone d'Italia. E nella realtà? «Beh, se mi capitasse l’occasione di essere sedotto da una ragazza come Valeria, oggi non la respingerei».

Prodotto da Aurelio De Laurentiis e scritto come sempre insieme a Rodolfo Sonego, Le occasioni perdute dovrebbe essere pronto per febbraio. Magari non sarebbe male ritoccare il titolo, che non invita certo al sorriso, e anzi respinge un po', come riconosce lo stesso Sordi: «Se strada facendo ne verrà fuori uno migliore, lo cambieremo».

Michele Anselmi, «L'Unità», 3 ottobre 1997



Rievocazioni: il mio Totò

Il divano-alcova del camerino. Le idee politiche. Semicieco sul palcoscenico. L’incontro con Pasolini. La filosofia. Franca Faldini, la donna che gli è stata al fianco per 15 anni, racconta un Totò inedito.

L'aveva conosciuta come una delle tante belle ragazze passate per la sua vita, mandandole un gran mazzo di fiori e facendosela presentare da un amico comune dopo aver visto la sua foto sulla copertina di un rotocalco. Nel 1952, quando si incontrarono per la prima volta, Antonio De Curtis, Totò, era un attore di 53 anni al culmine del successo e Franca Faldini una bella attricetta di vent'anni, con qualche film leggero alle spalle. E invece vissero assieme 15 anni, fino alla morte di Totò, nel 1967, senza mai sposarsi, « convivendo in allegria e scandalizzando l'Italia benpensante ». Viaggiarono, vissero gli anni allegri della Roma di via Veneto e quelli bui della malattia e della cecità di Totò, litigarono violentemente, ebbero anche un bambino che nacque morto, spesero molti soldi e non si lasciarono mai.

Per la prima volta Franca Faldini ha raccontato i suoi anni con Totò in un libro che sta per uscire da Feltrinelli Totò: l’uomo e la maschera, dove il grande attore viene anche esaminato sotto il profilo critico da Goffredo Fofi.

Nelle memorie di Franca Faldini, di cui Panorama pubblica in anteprima alcuni estratti, esce un ritratto di Totò assolutamente inedito, ricco di particolari sconosciuti sulla sua vita privata: per la prima volta, per esempio, viene raccontata la storia della sua curiosa convivenza prò forma, durata 10 anni, con l'ex-moglie Diana Bandini Rogliani, da cui aveva ottenuto il divorzio, solo per non far soffrire la figlia Liliana. Con il patto che nessuno dei due si sarebbe risposato fino a che la ragazza « non fosse uscita sposa dalla famiglia » (Diana poi tradì l'impegno sposando pochi mesi prima del matrimonio della figlia un avvocato amico di famiglia, con enorme indignazione di Totò).

Ma soprattutto esce il ritratto autentico di Totò nella vita di tutti i giorni, nelle sue manie, meschinità e generosità, nel suo enorme amore per il teatro (« Quando attraversava il palcoscenico immancabilmente si toglieva il cappello "perché per l’attore il palcoscenico è un tempio” », ricorda la Faldini) e del suo disprezzo appena velato verso il cinema. E poi giudizi, aneddoti su personaggi famosi, tic e manie che permettono di capire molto più a fondo un attore da qualche tempo al centro di un grosso revival anche presso il pubblico dei giovani di sinistra, degli intellettuali, che l’avevano sistematicamente ignorato durante la sua vita.

Gli esordi a teatro

Scritturato allo Jovinelli (una delle più famose sale d’avanspettacolo di Roma, ndr), Totò prese possesso del camerino che gli era stato assegnato, vi trasportò una bracciata di abiti risicati, il cappelluccio e la stringa da scarpe in sostituzione della cravatta che praticamente rappresentavano il suo intero corredo scenico e collocò sul ripiano sotto lo specchio la scatola di latta che sarebbe rimasta, anche negli anni dei massimi successi, il suo astuccio portatrucchi... La sera del debutto, ancora prima di vestirsi per il numero, Antonio sbirciò la sala illuminata dal sipario scostato. Anche questa, nel futuro, sarebbe diventata una sua abitudine...
« Questa è l’occasione mia, adesso o mai più. In bocca al lupo, e crepi questo lupo, Totò », si augurò uscendo in scena al suo turno, « con la vista sfarfallata per le luci e le orecchie che mi ronzavano per il cardiopalma, tanto che a stento riuscivo a sentire l’orchestra ». E fu il successo. Alla conclusione del numero venne giù il teatro. Battimani, chiamate, richieste di bis.

Contaminato da quell'entusiasmo, drogato dal fragore degli applausi, quella sera e le sere dopo, mentre il contratto gli veniva prolungato e la retribuzione saliva, continuò a prodigarsi in una mimica sempre più disarticolata, fino all'esasperazione di uno scatto che lo catapultava su per il velluto del sipario, arrampicato e spenzolante. Dopo pochi giorni mezza Roma parlava del « comico caucciù », del « burattino di gomma », che faceva impazzire gli spettatori dello Jovinelli.

Totò diventa principe

Oltre al successo, a euforizzarlo persino maggiormente aveva contribuito un avvenimento di stretta natura privata. Don Peppino suo padre lo aveva finalmente riconosciuto. Adottato in un primo tempo dal marchese Gagliardi, egli era a tutti gli effetti civili, legali e umani Antonio De Cur-tis, principe e marchese... (Fino a quel momento Totò aveva portato il cognome della madre, Anna Clemente, una ragazza del popolo napoletana che lo aveva cresciuto in un ambiente poverissimo sognando per lui un avvenire da prete o da ufficiale di marina, ndr). Ormai era famoso. Guadagnava parecchio, spendeva a piene mani con la spensierata noncuranza di chi mai prima ha potuto permetterselo, si inondava di Tabac blond, cambiava d’abito e di camicia tre volte al giorno, girava su un'auto come un pericolo pubblico e regolarmente finiva fuori strada.

Totò e le donne

Era stato un grande donnaiolo. Nei suoi camerini di teatro non mancava mai un divano. Se non c’era lo richiedeva. Il divano di Totò, diventato proverbiale fra i trovarobe, non serviva per le componenti della compagnia. Con queste intratteneva rapporti formali, improntati a un cameratismo rispettoso, una garbata galanteria. Qualsiasi complicazione erotico-sentimentale era rimandata a fine tournée. « Certi frizzi all’interno di una comunità per mesi a stretto contatto di gomito nuocciono », affermava. « Creano zizzanie, rivalità... Ma quante ne vengono durante l'intervallo, signore o popolane, che magari lasciano la famiglia o il fidanzato in platea e fra una risatina e un Sa sono una sua ammiratrice, Mi darebbe un autografo, Ma no via su, Cosa combina, quando ne vale la pena finiscono là sopra. E magari subito dopo essersi rassettate l’abito sgualcito, quelle schifose tornano fra il pubblico e si scandalizzano per la nudità delle ballerine ».

La donna era la sua idea fissa. Raccontava che al tempo in cui era una vedette del café-chantant, risparmiava nella stagione invernale stipando « in una valigetta di cartone quei biglietti da cento lire grandi quanto lenzuola, e poi con i primi caldi sparivo, chi si è visto si è visto, e me li andavo a scialacquare con quella che mi piaceva. Quando la valigetta era vuota mi rimettevo a caccia di scritture ».

Continuò così anche quando la valigetta di cartone non restò che un lontano ricordo soppiantato da un conto in banca... Uno degli episodi più importanti della vita sentimentale di Totò fu quello con Liliana Castagnola, una bellissima vedette scritturata dal teatro Santa Lucia. La Castagnola, così la additavano i passanti quando usciva in passeggiata sulla Rolls, dono di uno spasimante, possedeva gioielli, ermellini, cincillà e persino un aereo personale... Era la « femme fatale » per antonomasia, si raccontava che avesse ispirato Guido da Verona per il suo Mimi Bluette. Nel dicembre del 1929, la sera in cui era comparsa in un palco del Nuovo per assistere a un lavoro con Totò, tutti gli occhi le si erano appuntati addosso... Al termine dello spettacolo Liliana aveva espresso a Totò la sua ammirazione con un cenno scritto, a cui lui aveva risposto ricambiandola con un cesto di fiori. Poi si erano conosciuti, avevano parlato fitto fino all’alba... erano divenuti inseparabili. A far finire la storia era stato poi Totò stesso, provocando una reazione disperata della Castagnola, che si era suicidata con una dose massiccia di Veronal dopo avergli scritto un ultimo biglietto: « Grazie per il sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno. Te lo avevo giurato e mantengo... ». Totò, sconvolto da questa morte, chiamò poi Liliana, in memoria della Castagnola, la sua unica figlia.

Totò e la politica

Politicamente non era impegnato e anzi era quasi impossibile puntualizzare il suo pensiero. Sosteneva anche che « l’attore ha oltretutto il dovere di essere apolitico poiché campa al servizio del pubblico che, si presume, ha un suo credo e deve divertirlo sfottendo questo o quello senza urtargli la sensibilità... ». Comunque fra le pareti di casa nostra molti politici dell’epoca avevano un soprannome e con questo erano sempre indicati da lui. Giovanni Gronchi era Piede 'e Papera, Gava e Zaccagnini, che a quei tempi venivano ripresi invariabilmente in coppia, i fratelli De Rege. De Martino O’Cane 'e presa, cioè il molosso napoletano, Berlinguer Stanlio, Nilde Jotti la Pacchiana, Andreotti L’Aspirante Sagrestano, Leone O’ Paglietta, Fanfani Centocervelli, Emilio Colombo, sempre azzimato e inappuntabile, Cacabene, Paolo VI invece, che ogni minuto si affacciava benedicente al balcone, era l’Orologio a cucù...

Totò diventa cieco

Antonio divenne cieco in scena, sulle tavole del Politeama a Palermo, vestito da Napoleone, a tre passi da me che gli ero accanto nello sketch del cocktail-party... Notai che batteva le palpebre come per togliersi un corpo estraneo dagli occhi e voltava per un attimo le spalle al pubblico guardandosi attorno con le pupille sbarrate. Poi sottovoce, pacato, con quel tono impercettibile con cui in scena, fra una battuta e l’altra, ci si comunica a volte i fatti propri, mi disse: « Non ci vedo, è buio pesto ». Nessuno se ne accorse in sala. Accelerando i tempi, tagliando battute, con una vitalità selvaggia caricò se stesso in una mimica frenetica che fece delirare il pubblico e, tra le ovazioni di un teatro impazzito che urlava « Totò, si ’na muntagna ’e zuc-caru », si avviò a intuito verso le quinte mentre il sipario si chiudeva lento, per ritornare più volte sul palcoscenico a ringraziare la platea, le file di palchi e il loggione neri di folla e illuminati a giorno che lui, però, non distingueva più. (Totò poi rimase per più di un anno senza vedere e solo dopo molte cure riuscì a riacquistare parzialmente ima parte della vista, restando però in pratica semi cieco fino alla morte, ndr).

Totò e il cinema

Totò guardava al cinema con sufficienza ironica. E mentre lo ritenne sempre un astuto ; marchingegno fabbrica-soldi non riuscì mai a valutarlo vera trasposizione artistica per un attore.
Fra i registi il suo ideale massimo era Fellini, il Fellini di Zampano, e la sera in cui lo conobbe a un dopocena a casa di qualcuno se ne stette ad ascoltarlo zitto, ammirato e intimidito, quanto un principiante alla presenza di un maestro. Ma da Fellini una proposta non gli venne mai. Tutto sommato i registi e gli attori di statura, che dopo la sua scomparsa diedero fiato alla bocca per strombazzare da microfoni e quotidiani il rammarico vero o ipocrita di non essere riusciti ad averlo a fianco lo ignoravano. Antonio lo sapeva, lo avvertiva e spesso diceva con amarezza: « Vedrai, quando sarò morto e non più scomodo per nessuno daranno la stura ai paroioni e... Non vanno sempre così le faccende a casa nostra? Questo è un bellissimo paese in cui però uno ha da morire per essere compreso... ».

Il suo incontro con Pasolini giunse tardi, quasi troppo, pelo pelo per dargli almeno la soddisfazione di un grosso riconoscimento artistico. Si conobbero in casa, fu Pasolini a recarsi da lui, di sua spontanea volontà, umilmente, come non sempre tanti registi qualsiasi. Antonio lo attese nervoso. La prospettiva di conoscere un uomo di cultura lo metteva a disagio, quasi si attendesse di essere sottoposto a un fuoco di fila filosofico-letterario. A impensierirlo ulteriormente c'erano le voci di certe tendenze di Pier Paolo perché « io lo so, con i recchioni mi ci piglio poco, sono troppo puttaniere per poterli sopportare ».

Pasolini arrivò puntuale, scortato da un Ninetto Davoli agli inizi della carriera, ricciuto quanto una pecorella e inguainato in un paio di jeans sudici dalla patta stinta. Sedette in poltrona, venne servito il caffè e cadde un mutismo imbarazzato, rotto di tanto in tanto da qualche osservazione sbocconcellata delle più banali... Dopo un’ora di questo stento si congedarono e Antonio, con un sospiro di sollievo, afferrò una pompa di Ddt e lo spruzzò sul posto occupato da Ninetto esclamando: «Porca miseria, i suoi jeans sozzi mi fanno schifo... ». Quello fra Totò e Pasolini fu l'incontro di due timidi, complessati ognuno a modo suo. E su questa base si instaurò un rapporto di reciproca stima e comprensione.

La sera di crudo inverno in cui Antonio rincasò infreddolito e stanco dalle sequenze di Uccellacci e uccellini e raccontandomi la sua giornata disse: « Pierpà mi ha fatto ripetere la scena della corsa solo due volte », capii che il sodalizio cinematografico si era trasformato in amicizia. Totò chiamava raramente per nome i suoi registi, e ancor più raramente li trattava con il tu. « Mica per niente, ma perché a me piacciono le persone e quelli sembrano tutti personaggi ».

La filosofia di Totò. Spesso affermava di ritenersi lieto di aver fatto per mestiere il comico perché la comicità aiuta la gente a prendere la vita come viene e gliela rende più accettabile. E a proposito della comicità e della regola base per divenire un comico disse una volta testualmente: « Io so a memoria la miseria e la miseria è il copione delia vera comicità. Non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore, la fame, il freddo, l’amore senza speranza, la disperazione della solitudine di certe squallide camerette ammobiliate alla fine di una recita in un teatrucolo di provincia. E la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffelatte, la prepotenza esosa degli impresari, la cattiveria del pubblico senza educazione. Insomma, non si può essere un vero comico senza aver fatto la guerra con la vita ».

"Panorama", 18 ottobre 1977


1991 03 31 Corriere della Sera Franca Faldini intro

Gli occhi di Franca Faldini sono di color cangiante tra il viola e il turchese a seconda degli umori e del tempo. Parla delle sue origini, figlia di un padre israelita e di una madre cattolica. Anzi, di padre giudeo e madre ariana, come diceva l’Italia fascista quando applicò le leggi razziali. La bambina degli anni tristi ora e una signora di sessantanni che gioca sorridendo con i capelli grigi e affascina ancora. Una signora dai molti ricordi: Hollywood, la via Veneto degli anni ’50, registi italiani come De Sica e Zampa, i quindici anni di amore trascorsi accanto a Totò fino alla sua morte, i libri scritti sul cinema. Tanti bei ricordi che però non hanno mai cancellato il rimpianto per il lungo tempo rapinato dal razzismo e dalla persecuzione.

Franca Faldini ha voluto proprio i suoi speciali occhi sulla copertina di Insieme nel buio (in uscita presso Tullio Pironti editore). «Annuso nell’aria odore di intolleranza, di fastidio per i diversi. Osservo come trattiamo gli immigrati, leggo certe scritte antisemite ricomparse sui muri di Roma. Ho paura. E’ ora di raccontare la mia storia, mi sono detta, forse servirà a far riflettere qualcuno». Ecco com’è nato il libro.

La tragedia è storica e familiare insieme, spiata dal buco della serratura proprio come fanno i più piccoli. Mezze frasi buttate lì, un pianto soffocato, le rassicuranti abitudini borghesi sconvolte da una furia imprevista. La storia comincia col contrastato amore tra Davide, il padre, e Costanza, la madre. Si chiude con la lettera di un prete che cita Leopardi per annunciare la fine delia tremenda tempesta.

La storia di Franca (così si chiama la protagonista di questo romanzo di trasparente autobiografia) è simile al racconto di mille altri perseguitati. «Ma di noi meticci, di noi mezzosangue hanno scritto e parlato in pochi», spiega l’autrice. Il padre perde il lavoro di rappresentante di tessuti e sua moglie ne prende il posto. Salvo poi perderlo a sua volta quando le restrizioni si fanno più dure. La fuga in campagna e il tentativo di «mettere le cose a posto», soprattutto per salvare la bambina, con un matrimonio in Chiesa.

A Franca capita di tutto. La discriminazione a scuola e l’odio degli altri genitori. Il mancare per puro caso il rastrellamento nazista degli ebrei appena rientrata a Roma il 17 luglio 1943. «Da allora ho scelto il 17 come portafortuna», racconta.

Il balzo nella «vita vera» avviene subito dopo la fine del buio. Arriva il dopoguerra. Esplode il sogno di via Veneto, una passeggiata obbligata per lei che abita nell’elegante via Lazio, grazie a una ritrovata agiatezza economica. «Mi rivedo come una ragazzona alta e bruna. Il contrario della media italiana. Dunque colpivo. Era il 1948 quando De Sica fermò la mia carrozzella per parlarmi. Eppure, lo giuro, bellissima non ero».

Capita a Montecarlo ed è damigella al matrimonio di Errol Flynn. Per dimenticare un amore sfortunato, viaggia in America. Approda a Hollywood nel 1951, dove il produttore Hal Wallis la definisce «exotic type», un tipo esotico. Firma un contratto per sette anni, ma lo rompe dopo un anno.

Il cinema, fantasioso contraltare della discriminazione. Quindi simpatico: «Soprattutto lontano anni luce dall’intolleranza. Ebrei, negri, omosessuali: mai sentita una parola contro le diversità». Torna in Italia e nel 1952 conosce Totò. Altra scelta controcorrente. Bella e giovane, ma assai più adulta dei suoi ventun anni. Lui, di anni, ne ha trentatré di più. L’incontro è tra due solitudini che si riconoscono e subito familiarizzano. Seguono quindici anni di affetto «senza un attimo di noia nè di fatica. Mi faceva sorridere chi diceva 'poverina, con un uomo tanto più anziano’. Non capiva niente».

La morte di Totò la riscopre ancora una volta «diversa»: «Non sposai mai Antonio De Curtis. Quando arrivò il sacerdote per benedire il suo corpo, fui allontanata dopo quindici anni di vita in comune, perché non ero sua moglie. In un istante mi risentii di nuovo differente, una specie di marziana».

Un addio senza rimpianti al cinema, quindi l’inizio di una pagina nuova. Prima traduce, poi comincia a scrivere per sé. Racconta in due volumi L'avventurosa storia del cinema italiano con Goffredo Fofi e ricostruisce le vicende di Totò. Adesso l’esordio nella narrativa. Insieme nel buio è il figlio prediletto. Potrebbe diventare un film, un giorno. «Sono emozionalissima e stremata come dopo un parto. Lì dentro c’è tutta la mia esistenza».

Una vita che prosegue a forza di colpi di scena. Per esempio, il suo matrimonio, quindici anni fa, con Nicolò dei principi Borghese. «Lo amo come uomo, sinceramente potrebbe essere chiunque. Sto con lui per scelta quotidiana e non certo per un vincolo sancito».

«Non c'è niente di più osceno del razzismo. Non sono ebrea né cattolica, non pratico religioni. Riconosco Dio in una bella giornata, in un fiore o in un passante. Siamo creature destinate a morire, marionette nelle mani di un grande burattinaio. Lui decide quando tagliare i fili e farci afflosciare. Tutti per terra, tutti uguali. Un bianco, un nero. Un occidentale, un orientale. Un ebreo, un cristiano, un musulmano. Chi è meglio di chi, e perché? E’ una follia. Parola di meticcia mezzosangue che ha sofferto e racconta».

Paolo Conti, «Corriere della Sera», 31 marzo 1991


1991 05 11 La Stampa Franca Faldini intro

Gli occhi di Franca Faldini, chiari, luminosi, severi, sono ancora bellissimi. E proprio ai suoi occhi è dedicata una breve poesia in napoletano di Totò. Il manoscritto, incorniciato su un tavolino del salotto, è il solo segno tuttora visibile della presenza nella sua vita del grande attore: quindici anni, tutta la gioventù, passati accanto a lui. Molte, invece, sono le fotografie che la ritraggono accanto al marito, Nicolò Borghese, o che la mostrano giovane con la madre, il padre, o più adulta con il suo cane.

E' evidente, in questa scelta di ricordi, che Franca Faldini ha chiuso ormai tra due parentesi l'unione con Totò. Quando un paio d'anni fa s'è messa a scrivere il suo primo romanzo, dopo la storia del cinema fatta con Goffredo Fofi, ha scelto di parlare della sua infanzia in un racconto che è autobiografia fedele, punteggiata qua e là da particolari di fantasia. «Non credo potrei mai scrivere qualcosa come "La mia vita con Totò". Lo trovo volgare e insignificante. Quale interesse potrebbero avere i miei sentimenti di allora? Interessante è raccontare lui, il personaggio, scovarne i pensieri, metterne in luce gli aspetti segreti: ma questo l'ho già fatto con Totò l'uomo e la maschera uscito da Feltrinelli. Adesso basta».

Il romanzo, Insieme nel buio (edito da Pironti), è dedicato alla madre Costanza e al padre Davide. Affronta il tema della discriminazione razziale e delle persecuzioni contro gli ebrei in Italia, durante il fascismo e la guerra. Franca Faldini è figlia di madre cattolica e di padre ebreo: era, come si diceva allora, una meticcia. L'idea del libro le è stata suggerita dagli spunti di intolleranza ricomparsi nella nostra società: verso i negri, gli omosessuali, i meridionali e Totò con Franca Faldini all'epoca del loro matrimonio perfino, di nuovo, gli ebrei. «Sono rimasta sconvolta - spiega -, quando ho visto in tv i rappresentanti delle Leghe. L'Italia che ho conosciuto io non m'era mai parsa un Paese ferocemente ostile a ogni forma di diversità: che è successo in questi Anni Ottanta perché il Paese cambiasse tanto?». Nel libro, le figure principali sono quelle del padre e della madre, due commercianti romani a modo loro anticonformisti, liberi da qualunque pregiudizio, capaci di affrontare le ingiustizie forti del loro senso morale e della loro indipendenza di pensiero. Sullo sfondo la piccola Italia del fascismo, i suoi riti borghesi, il suo perbenismo, la sua grettezza, le miserie. «La fuga da Roma, l'abiura di mio padre, i nascondigli, il gran mistero che ero costretta a far in pubblico sulla mia nascita, il dover tacere con gli altri bambini, mi hanno lasciato solo una lieve ferita.

Quello che m'è pesato, e m'ha fatto diventare adulta prima del tempo, è stata la segregazione dalle compagne di giochi sopportata durante la guerra: il mio rapporto con Totò è nato dalla mia solitudine infantile, provocata dall'esser stata figlia di un ebreo, e dalla sua, figlio non riconosciuto dal padre». Attrice senza vocazione, lanciata da Hollywood negli Anni Cinquanta come tipica bellezza italiana, traduttrice per bisogno dopo la morte di Totò dal quale non aveva ereditato una lira, Franca Faldini sostiene di aver trovato una autentica realizzazione solo con la scrittura. «Mia madre ne sarebbe soddisfatta visto che si è sempre battuta per l'autonomia economica e psicologica della donna». Il prossimo libro? «Se avessi preso appunti, avrei potuto raccontare due miei cari amici famosi: Orson Welles e Errol Flynn. Ma potrei tentare di farlo a memoria».

Simonetta Robiony , «La Stampa», 11 maggio 1991


1997 02 10 L Unita Franca Faldini f1

A sorpresa ritorna la Faldini

Franca Faldini toma al cinema a 42 anni da «Siamo uomini o caporali?». Bella, elegante, spiritosa, la moglie di Totò ha accettato volentieri l'offerta di Sordi. «Pensavo fosse uno scherzo. Poi ho capito che poteva essere divertente. Ma non parliamo di ritorno, per cortesia. Qui inizia e qui finisce, anche per via dell'età», dice l'ex attrice che da anni ha preferito dedicarsi alla scrittura. «Ho lasciato il cinema conscia di regalargli un'attrice cagna in meno e una spettatrice in più», aggiunge. Ma sbaglia: nei panni di Alessandra, la signorile moglie del protagonista, sarà perfetta.

«L'Unità», 10 febbraio 1997


1997 02 09 CDS Franca Faldini intro

In «Le occasioni perdute», scritto da Alberto Sordi con Rodolfo Sonego e da lui diretto e interpretato, Franca Faldini impersona la moglie dell’attore, diviso tra l'ormai quieto affetto per lei e vampate di desiderio, al ritmo del tango, per Valeria Marini. È stato Sordi a cercare questa bella signora asciutta, capelli brizzolati, occhi verdi, come ai tempi in cui Hollywood la voleva, ma lei lasciò tutto per ritornare in Italia e diventare la discreta compagna di Totò, il principe «malicomico» che regalava sorrisi. Oggi, sposata da molti anni a Niccolò Borghese, Franca non pensava più al cinema.

«L'ultimo film che ho interpretato — sorride — credo che risalga al 1954 e. se non sbaglio, si intitolava "Siamo uomini o caporali". No, non ho mai "fortissimamente" voluto essere una attrice, ma il cinema mi ha dato allegria, conoscenze interessanti, amicizie profonde. Come Sordi, a esempio, che Totò ammirava e amava perché lo reputava un grande, capace di passare dai registri comici a quelli amari e drammatici. Quando, però, ho trovato la chiamata di Alberto sulla segreteria ho pensato: "Certamente vorrà chiedermi di togliere qualcosa alla lunga intervista fatta per il mio nuovo libro. Che seccatura, sarò costretta a cambiare tutto!". E, invece...».

È passato del tempo da quando Franca veniva ricordata da tutti come la compagna di Totò. a lui legata per affetto profondo e non certo per capriccio o calcolo. Alla sua morte, la Fqldini si ritrovò a doversi cercare un lavoro e si armò di penna, visto che il fascino comunque lo conservava intatto, ma non le interessava ritornare a un ambiente che aveva volontariamente lasciato e tantomeno voleva dare l’impressione di speculare su una notorietà riflessa, che avrebbe potuto essere strumentalizzata da qualche regista.

Autrice di libri di cinema molto apprezzati, la Faldini ritirerà il 25 ottobre in Sicilia il Premio Benedetto Ioppolo, assegnato in passato a Dacia Maraini ed Enzo Biagi, per il suo ultimo libro «Roma Hollywood Roma Totò non soltanto» edito da Baldini & Castoldi. E presto sarà ristampata, aggiornata a oggi, «L’avventurosa storia del cinema italiano», da lei scritta con Fofi per Feltrinelli, prima di «Totò, l'uomo e la maschera» del quale è l’unica autrice.

Ma cosa ha dato o tolto il cinema a questa signora fiera del suo lavoro di giornalista-scrittrice? «Avevo vent’anni — racconta — quando incontrai alla Paramount un grande produttore, Hal Wallys, che aveva realizzato "Casablanca" e lanciato attori come Kirk Douglas e Burt Lancaster. Ricordo che mi vide e disse: "Exotic type. Would you test for me?’’. Nelle intenzioni, io avrei dovuto diventare una epigona di Dorothy Lamour, che stava invecchiando... In America ero andata anche perché avevo conosciuto Errol Flynn e sua moglie e al loro matrimonio ero stata damigella d'onore. Mi ritrovai con un contratto per la Paramount e... "in prigione”».

«Gli studios avevano leggi ferree: si doveva fare solo quello che ti veniva ordinato. Guadagnavo 120 dollari a settimana e ricordo che Billy Wilder un giorno mi fece una osservazione giustissima: "Ti assicurano di che vivere, ma ti danno anche la sicurezza di un carcere”. Me ne andai, dopo sei mesi. Ma molte amicizie sono rimaste e sono state profonde come, a esempio, quella con Errol Flynn, un uomo schiacciato dalla sua immagine. Il pubblico lo vedeva sempre come "simbolo fallico", ma lui sognava di interpretare ruoli drammatici e di poter recitare personaggi lontani dall’immagine di macho imposta dal mogul Jack Warner. Quali sono le personalità incontrate e che più mi hanno affascinato? Indiscutibilmente Orson Welles e Lauren Bacali, perché in tempi di bamboline, lo stile e il fascino erano davvero mescolati nella sua personalità».

«Non ho mal rimpianto alcunché — osserva — la vita con Totò è stata splendida. A volte, come in un bellissimo mosaico, mi capita di ricordare un colore, un volto. Come il giorno in cui Pasolini, accompagnato dal ricciolino Ninetto Davoli, venne a casa nostra. Totò, che s’inchinava sempre di fronte alla cultura, restò in silenzio. Fu rincontro, meraviglioso, di due timidi e mi ritrovai a parlare solo io».

E adesso, che cosa si aspetta da questo film e dalla sua moglie aristocratica e dedita al volontariato. Sorride la signora romana, con sangue ebreo da parte patema, e dice: «È stato un inatteso regalo. E cercherò di dare il meglio, senza fuggire i ricordi, né quelli in cui mi ritrovo in qualche ingiallita fotografia "Miss Torta di Formaggio" a Hollywood, premiata con un paio di calze d’oro, né quelli in cui, nella sua amatissima Napoli e nella sua molto amata Roma, aspettavo Totò di ritorno dal set, molto più felice di quando ero io ad andare sul set».

Giovanna Grassi, «Corriere della Sera», 10 febbraio 1997


Il battesimo hollywoodiano arriva quando Franca conosce Errol Flynn a Parigi. Un tipo "dedito all'alcol in dosi industriali" e più furbo di un ladro: "Adottava il trucco della vodka appreso dalla sua cara amica Ann Sheridan, anche lei una discreta spugna. Travasava la vodka nei vuoti dell'acqua minerale e così gabbava i medici fiscali e i produttori che in una clausola del contratto si cautelavano proibendogliene l'uso negli orari di lavoro". Flynn è iroso, violento al punto da apostrofare un povero doganiere un po' solerte gridandogli "lei riesce ad avere un orgasmo solo se si impone a un altro, vero? dia retta, ci sono sistemi molto più appaganti...". Nè si tira indietro quando si tratta di colleghi. Ecco cosa capita sul set di "Captain Fabian" a Nizza: "Flynn urlava a Bill Marshall che, dopo esserlo stato come attore, ora si ergeva in tutta la statura di nullità truccata da regista. Marshall rinfacciava a Flynn scorrettezze di ogni genere, dal set alle alcove". Sulla Costa Azzurra però c'è anche molta classe. Franca conosce Rita Hayworth, appena risposata ad Alì Khan, alla festa di nozze di Flynn. La Faldini le dice della sua amicizia con Welles ("ho chiesto di lei al suo ex marito, la sua risposta è stata tutta un inno!") e la Hayworth, soavissima, contraccambia: "Orson? Non mi sorprende, poichè so bene la sua lealtà". Poi parte l'aereo per Hollywood. Capita a casa Selznick, il produttore di "Via col vento", neo marito di Jennifer Jones. E' la Jones a deluderla. Solo lo sguardo è "quello tutto fremiti repressi della meticcia in "duello al sole". Per il resto lei e il gran produttore sembrano "due esseri succubi o coinvolti in un rapporto nevrotico", altro che la passione di cui si favoleggiava.

Altra delusione: Alan Ladd. La Faldini lo incrocia con Jean Arthur alla mensa Paramount: "Mai lo avrei riconosciuto, se la Arthur era piccola e minuta, Ladd mi parve addirittura sotto traccia, e non solo per la statura". C'è l'impatto con la finzione. Serate ufficiali combinate tra divi emergenti per riempire di pettegolezzi pilotati i taccuini di Louella Parson e Hedda Hopper. Talvolta i "lui" erano omosessuali non dichiarati. Per esempio Rock Hudson: "Sano e vigoroso quanto un corallo di prima scelta, e poi simpatico, uscirci non rappresentava certo un sacrificio". Franca scopre insomma che l'apparenza hollywoodiana inganna, come nel caso di Jerry Lewis: "Aveva estro, spiccato senso dell'umorismo su tutto e tutti fuorchè su se stesso. Colpivano la mancanza di umiltà, l'invadenza in ogni settore, il poco conto in cui teneva il parere dei tecnici che avevano alle spalle decenni di esperienza". In quanto alla dolcissima Anna Maria Pierangeli, che a Hollywood era Pier Angeli, obbedisce alla madre come un soldato: "Vigilava su di lei come il capo - eunuco di un harem sulla favorita, selezionandole amicizie, uscite, visite, flirt. Provai a chiamarla, riuscii a parlare soltanto con la madre". Non va bene nemmeno con Alida Valli: "La conobbi una sera al tavolino all'aperto di un locale... non disse molto nè parve gradire la mia intrusione". Una certa sera chiacchiera a lungo con un ragazzotto "schivo, imbronciato, smaccatamente miope, che sputava sentenze e rabbia su una vasta gamma di argomenti". La Faldini è entusiasta degli Stati Uniti e lui, rabbioso: "Fregnacce, tipiche fregnacce di tutti quelli che arrivando in un paese non guardano oltre le apparenze". Lei dovrà tornare in Italia, entrare in un cinema e vedere "La valle dell'Eden" per riconoscere James Dean. Per fortuna c'è Bob Hope ("nessuna spocchia, benchè da molti anni rientrasse nella rosa dei dieci attori campioni di incasso") pronto a ridere sul potere, a parodiare a uso e consumo notturno degli amici "la gestualità, le voci e le espressioni della famiglia del presidente Truman". E Marilyn? Ma si, nel libro c'è anche lei.

E appartiene alla lista delle delusioni. Marilyn le appare una studentessa di un campus: "Nè mi colpì per l'avvenenza delle forme, eccezionali soltanto nella parte superiore del corpo. In seguito pensai che la famosa camminata a ginocchia strusciate derivasse da un suo stratagemma per mascherare le bambe un tantino a X". Nel gennaio del '52 Franca torna a casa con la scusa di festeggiare il ventunesimo compleanno. Non tornerà mai a Hollywood. Lascerà cadere un contratto con la Rko, conoscerà il principe Antonio De Curtis, ovvero Totò, resterà con lui fino alla sua morte. Oggi scrive libri, saggi sul cinema, collabora a testate giornalistiche e radiofoniche, da anni è la moglie del principe Nicolò Borghese. Tutta la sua vita è cambiata. Gli occhi tra il viola e il turchese, invece, sono ancora quelli che videro Hollywood e stregarono Totò.

Conti Paolo, "Corriere della Sera", 19 marzo 1997


Totò volle conoscere quella ragazza dagli occhi luminosi. Diventata scrittrice, raccontò in modo assai interessante, insieme a Goffredo Fofi, L'avventurosa storia del cinema italiano

Quando, nel 1952, Antonio De Curtis incontrò per la prima volta Franca Faldini, giovane donna in cerca di nobiltà nel cinema, disse forse “Piacere, Totò”? O invece “Mi presento. Sono il Principe Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio”? Forse né l’uno né l’altro. Bastò un sorriso e Franca, già ben disposta, rispose con un sorriso che sicuramente aveva preparato, come dovesse andare sul set con il grande comico, gigante e aristocratico di antico lignaggio, riconosciuto tale dopo lunghi processi di rivendicazione. Ma il set non era per un film, era per amore.

Nel cinema, fra quelli che lo fanno o aspirano a farlo, ci si innamora come per procura, guardandosi in effigie. E fu così infatti che cominciò la grande storia d’amore che scese dai lenzuoli bianchi degli schermi alle alcove benedette dal matrimonio.

Fu una fiaba, quella vissuta da Antonio De Curtis, detto Totò, e Franca Faldini, appartenente a una famiglia romana che fuggì da Roma quando in Italia scattarono le leggi razziali, anno 1938. Fu l’incontro con un pittore americano, Ben Stahl, colpito dalla bellezza della giovane donna che aveva come biglietto da visita due occhi meravigliosi, ad aprire la strada di Franca, raffigurata in Momenti a Villa d’Este, illustrazione pubblicata sulla rivista Esquire. Seguì un viaggio negli Stati Uniti, dove la sua elezione a Miss Cheesecake 1951 (l’anno prima era stata la volta di Marilyn Monroe) valse a Franca una scrittura della Paramount. Non durò molto: stanca di aspettare una parte valida, tornò in Italia, e lasciò con una trovata comunicativa attualissima: “in America, nonostante una dieta ferrea, ho anche preso tre chili rispetto al mio Paese, dove mangio pasta e cibi italiani a volontà: proprio non capisco”.

Intanto, in Italia, nei concorsi di miss nascevano le dive: Sofia Loren, Silvana Mangano, Gina Lollobrigida; e le dive sposavano i produttori. Per Franca andò diversamente. Dicono le cronache mondane, studiate per il grande pubblico, che Totò si accorse dell’esistenza di Franca dalle pagine con foto della bellissima e giovane attrice, stretta tra i due genitori, pubblicate dal settimanale "Oggi" . Totò le vide, non esitò. Volle conoscere quella ragazza dagli occhi luminosi, poco più grande di sua figlia Liliana.

L’amore divampò, in una atmosfera di scandali. I due amanti, in cerca di matrimonio, furono additati come pubblici concubini; e loro, per risolvere, finsero nel 1954 un matrimonio a Lugano. Nacque anche un figlio, Massenzio, che morì durante il parto. Franca si ammalò. Il cinema la salvò, dicono ancora le cronache, sintonizzate sulla fiaba incamminata verso il successo.

Il primo film, 1952: Totò e le donne. E, una dopo l’altra, anche senza Totò, pellicole di grandi firme come Rossellini, Steno, Monicelli...

Mario Mattoli la diresse in quel capolavoro di leggerezza e stile che è Un turco napoletano, da Eduardo Scarpetta, satira della borghesia ricca campana, in cui Franca è fra le adoratrici del “turco”, un supposto eunuco assunto da un possidente geloso fino alla morbosità per controllare le proprie donne: dalla moglie alle bellissima figlie. E proprio in questi giorni di dibattito sul “burkini” i social si rimbalzano la scena in cui Totò scopre le parti femminili nascoste, per gelosia, da costumi da bagno troppo... integrali. Fu un amore sincero, profondo, quello tra Franca e il Principe Antonio De Curtis detto Totò? Lo chiesi, così, senza pudore, direttamente alla Faldini, in un incontro che conducevo per un filmato realizzato da RaiSat Cinema, molti anni dopo la scomparsa del grande attore, quando Franca era diventata scrittrice raccontando in modo assai interessante, insieme a Goffredo Fofi, L'avventurosa storia del cinema italiano.

Lei rispose, serena, addolorata. Raccontò i giorni belli e i giorni della cecità di Totò. Parole profonde e commosse che si comunicarono tra le persone presenti nello studio. I suoi occhi ancora meravigliosi si bagnarono di lacrime. Anni di pazienza e dedizione. Ecco chi era la giovane signora De Curtis... e Griffo, Focas, e i tanti altri cognomi ereditati: una intelligente ragazza, bella e di talento, che imparò a vivere e non a sopravvivere, amando il nostro Charlot. Una storia tra le più belle, in quella magica, avventurosa saga che è stato il cinema degli schermi, ma anche dei segreti, e delle vicende poco note.

Italo Moscati, «Anima Italiana», 2016


2016 07 23 Corriere della Sera Franca Faldini morte intro

Franca Faldini, morta ieri all’età di 85 anni (era nata a Roma il 2 febbraio 1931), se ne è andata in silenzio, con la riservatezza che l’aveva sempre contraddistinta, assistita dal marito Nicolò Borghese. Era stata attrice a Hollywood e poi a Cinecittà (un suo libro di memorie pubblicato da Baldini & Castoldi si intitolava Roma Hollywood Roma) poi la compagna di Totò per quindici anni, dal 1952 alla sua morte nel '67, e infine si era reinventata come giornalista e scrittrice, sempre con quell’eleganza e quella discrezione che avevano contraddistinto tutta la sua vita, privata e professionale.

Cresciuta in Toscana per sfuggire alle persecuzioni razziali (il padre era ebreo e a lei fu impedito di frequentare le scuole), la Faldini colpì l’immaginario di Hai Willis, il produttore di Casablanca, grazie a un servizio apparso su re: vedeva in lei un «exotic type» un po’ alla Dorothy Lamour e la mise sotto contratto con la Paramount, ma il suo maggior titolo di merito fu aver vinto la fascia di Miss Cheesecake, miss torta di formaggio, per l’esordiente più promettente.

Tornata in Italia per festeggiare i suoi ventuno anni, colpì l’immaginario di Totò grazie a un servizio su Oggi: i fiori e i biglietti galanti che le mandò furono i prodromi di una relazione che durò fino alla morte del principe. All’inizio aveva anche interpretato piccoli moli nei suoi film (Totò e le donne, Dov'è la libertà?, L’uomo, la bestia e la virtù, Un turco napoletano, Miseria e nobiltà sono i più importanti) ma quando si convinse che «era meglio che il cinema guadagnasse una spettatrice appassionata e perdesse un’attrice cagna» si ritirò a vita privata, vicina al suo compagno durante i duri anni della perdita della vista e fino alla sua morte.

Dopo la scomparsa di Totò, che non sposò mai per «la troppa differenza d’età» (33 anni) e per cui subì attacchi da ambienti bigotti e reazionari (tanto che fu messa in giro la — falsa — notizia di un matrimonio riparatore in Svizzera), la Faldini intraprese la carriera giornalistica insieme a Goffredo Fofi.

Col giornalista e saggista scrisse alcuni libri di notevole importanza e valore: Totò, l’uomo e la maschera (Feltrinelli, 1977) e soprattutto L’avventurosa storia del cinema italiano (Feltrinelli 1981; poi Cineteca di Bologna, 2009X un monumentale viaggio nel cinema di casa nostra fatto collezionando solo le dichiarazioni dei suoi protagonisti, moltissime delle quali raccolte appositamente da Franca Faldini.

Paolo Mereghetti, «Corriere della Sera», 23 luglio 2016



Video-omaggio realizzato dal nostro sito in occasione della scomparsa di Franca, avvenuta il 22 luglio 2016



Franca Faldini parla di Totò

Prima parte


Seconda parte


Riferimenti e bibliografie:

  • (EN) Franca Faldini, su Internet Movie Database, IMDb.com
  • Italo Moscati, «Anima Italiana»