Incontro con Fernandel sui monti del Cassinese

1957-Fernandel

1957 12 10 La Stampa La legge e Legge intro

Il comico marsigliese gira travestito da doganiere alla caccia di Totò contrabbandiere d'alcool - Perché l'attore diventa nevrastenico quando è lontano dal cinema - Ricordi delle sue spassose avventure

Venafro, martedì sera.

Secondo Fernandel il mestiere ideale è quello del vagabondo. « Se non avessi fatto l'attore — egli dice — avrei certamente girato l'Europa e il resto del mondo, cantando madrigali e stornelli come un antico trovatore. Cielo libero, aria pura ed il fascino di paesi nuovi sarebbero state le più belle ricompense al valore del mio canto ».

Il celebre comico marsigliese ci fa queste confidenze durante una pausa della lavorazione in esterni di La legge e legge che egli interpreta con Totò, per la regìa di Christian-Jaque. Questi ha il suo daffare per tenerlo a freno, ma è abituato alla parte del domatore essendo il marito di Martine Carol. Non che Fernandel sia un tipo scorbutico, intendiamoci, ma è un fatto che i registi quando lavorano con lui non hanno mai la vita facile. Questione di temperamento, afferma Fernandel come per scusarsi. La verità è che, indipendentemente dalla sceneggiatura, egli vuole sempre aggiungere qualcosa di suo alla caratterizzazione del personaggio che gli viene affidato, ma in linea di massima ha sempre delle idee o delle trovate molto felici.

Venafro, dove ora si stanno girando alcune scene molto divertenti, è un paesotto nei pressi di Cassino, in una zona povera e montagnosa. Circa un secolo fa vi passavano veramente i contrabbandieri che trafficavano tra il regno di Napoli e lo Stato Pontificio. Ma Fernandel e Totò non impersoneranno un doganiere e un contrabbandiere di quei tempi. L'azione del film si svolge ai nostri giorni in un piccolo paese della frontiera tra l'Italia e la Francia. La linea di confine taglia in due non solo le strade, ma anche le stanze delle case. Fernandel, cioè il doganiere francese, dopo vari tentativi riesce finalmente a mettere le mani su Totò. cioè il contrabbandiere italiano. I due si conoscono bene e a rendere più curiosa la situazione c'è il fatto che Totò ha sposato la ex-moglie di Fernandel. Di qui tutta una serie di spassose ed impreviste avventure, attraverso le quali il doganiere dopo tutta una serie di grossi guai, penserà addirittura al suicidio come all'unica possibile liberazione dagli incubi che lo assillano. Ma poi si scoprirà l'errore dovuto allo spostamento arbitrario di un paletto di confine e tutto andrà per il meglio. Il doganiere tornerà quindi al suo servizio e il contrabbandiere al suo faticoso lavoro sulle montagne.

1958 La legge e legge 703 L

Parlando dei suoi progetti di lavoro, Fernandel assume una espressione piuttosto seria, ma inutilmente. E il riso, com'è noto, è contagioso. Finalmente rido anche lui, mostrandoci i suoi denti enormi. Denti che però hanno notevolmente contribuito alla sua celebrità. A Parigi, infatti, dicono che una buona parte del suo potere comico risieda appunto nei suoi incisivi.

« Del resto anche la mia mascella è popolarissima in Francia - egli aggiunge - più di quella di Michael Simon, che è tutto dire. I giornali umoristici mi chiedono continuamente pi denti per farne dei tasti da pianoforte. Ma ora parliamo di cose serie. Dunque, tanto per cominciare, sono impegnato nell'interpretazione di film, uno dietro l'altro, fino a dicembre 1959. Dicono che stia attraversando il periodo di maggior fulgore della mia carriera. Dopo il film con Totò, sarò il protagonista d i Don Chisciotte nella colossale [...] che il produttore americano Mike Todd sta preparando [...] cavaliere dalla trista paura andrò in Spagna per girare gli esterni e poi raggiungerò Hollywood per gli interni. Stabilirmi a Hollywood? No, per carità: noi latini vogliamo restare a casa nostra, amiamo il nostro Paese e tutto il resto che c'è dentro ».

A chi gli chiede se in futuro egli intenda fare anche il regista di se stesso, Fernandel risponde: « Assolutamente no. Come potrei "vedermi" mentre recito? Non tornerò neppure al teatro: il cinema mi assorbe tutto. D'altra parte ormai senza cinema io divento nevrastenico e quindi è bene che continui per questa strada. E poi per me sarebbe necessaria, una "pièce" teatrale spettacolare: chi è in grado di scriverla? Niente teatro, impossibile: se lo faccio contemporaneamente al cinema non avrei neanche il tempo di dormire. Ora resterò in Italia fino al 20 gennaio, data in cui il film dev'essere terminato. Per le feste di Natale però me la squaglierò qualche giorno. Farò un salto nella mia villa sul mare, presso Tolone».

Fernandel afferma che la celebrità internazionale di cui gode non è, tutto sommato, quella bella cosa che molti immaginano: « Prendete la mia faccia, ad esempio. E' la mia ricchezza, ma è anche il mio tormento. Non posso portarla il giro perchè la gente ride. Persino quando morì mia suocera, alla quale, sia detto incidentalmente, volevo bene, migliaia di marsigliesi mi osservavano insistentemente e ridevano mentre io seguivo con mestizia il carro funebre! In Francia avrei tanta voglia, come tutti i bravi padri di famiglia, di fare ogni tanto quattro passi con i miei figli, col mio nipotino, ma mi è materialmente impossibile. Il pubblico è fatto così. Mi vuol bene, forse troppo, ma tant'è. Il guaio e che debbo rassegnarmi ai guai della mia celebrità e trascorrere la mia vita privata come un eremita... ».

Fernandel insiste sul fatto che è ormai diventato una vittima della sua stessa popolarità. Ogni anno spendo circa duecentomila franchi solo per le ristampe delle suo fotografie che gli vengono continuamente richieste da ogni parte del mondo. Certe volte ha l'impressione di comportarsi come se fosse un ladro. Appena la gente lo riconosce, egli scappa subito. E' un appassionato tifoso per il calcio, ma da parecchi anni non gli è stato possibile assistere ad alcuna partita.

Gino Barni, «Stampa Sera», 11 dicembre 1957



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Gino Barni, «Stampa Sera», 11 dicembre 1957