Fifa e arena

Io non rubo, integro. D'altra parte in Italia chi è che non integra?

Nicolino Capece

Inizio riprese: settembre 1948 - Autorizzazione censura e distribuzione: 15 novembre 1948 - Incasso Lire 391.000.000 - Spettatori 4.564.558


Titolo originale Fifa e arena
Paese Italia - Anno 1948 - Durata 80 min - B/N - Audio sonoro - Genere Comico - Regia Mario Mattoli - Soggetto Steno, Marcello Marchesi - Sceneggiatura Steno, Marcello Marchesi - Produttore Cdi-Metropa Film di Nino Angioletti, Roma - Fotografia Vincenzo Seratrice - Montaggio Giuliana Attenni - Musiche Pippo Barzizza - Scenografia Piero Filippone - Costumi Dario Cecchi


Totò: Nicolino Capece - Isa Barzizza: Patricia Cotten - Mario Castellani: il bandito Cast -Franca Marzi: Estrellita - Alda Mangini: Carmen - Irene Genna: Juanita - Adriana Serra: Manuelita - Giulio Marchetti: Paquito - Cesare Polacco: il banderillero - Vinicio Sofia: il manager di Paquito - Ada Dondini: la zia Adele - Luigi Pavese: il medico - Galeazzo Benti: George - Raimondo Vianello: il maitre - Ughetto Bertucci: l'autista - Enzo Turco: il cliente del lustrascarpe - Menet: un ballerino - Leho: altro ballerino - Cesare Fantoni: un torero - Nino Milano: il lustrascarpe - Fulvia Mammi: la ragazza del topicida - Guglielmo Inglese - Adolfo Geri - Toto Mignone - Nino Marchetti - Felice Minotti - Loris Gizzi: il professor "Padreterno" - Umberto Salvadori: il signore con gli abiti macchiati - Giorgio Costantini - Gianni Rizzo - Gorella Gori


Fifa_e_arenaSoggetto

Napoli. Nicolino Capece lavora nella farmacia di famiglia gestita dalla zia Adele. La vicenda ha inizio quando, per un errore di stampa, la Gazzetta di Napoli pubblica una foto di Nicolino in un articolo dove egli è indicato e descritto come un serial killer specializzato nell'uccisione di donne (in realtà la sua foto era destinata a un'inserzione pubblicitaria). A questo punto Nicolino è costretto a fuggire inseguito dai concittadini infuriati e dalle forze dell'ordine e, travestitosi da hostess, riesce a salire su un aereo diretto in Spagna. Sbarcato a Siviglia, viene riconosciuto da Cast, un altro assassino italiano (che ha visto la stessa foto sul giornale), il quale progetta di fargli sedurre e sposare Patricia Cotten, una miliardaria americana pluridivorziata, per poi ucciderla e accedere al suo patrimonio. Nicolino, invaghitosi della bella americana, finge di essere un torero e rivaleggia con un autentico matador, Paquito, anche lui innamorato della stessa donna. Tra esilaranti colpi di scena, Nicolino (che George, l'amico di Patricia, ribattezza "Nicolete", per assonanza con Manolete) finisce addirittura per scendere nell'arena a toreare nonostante il suo terrore e la sua inesperienza. Con un astuto espediente e molta fortuna, riuscirà a cacciarsi fuori dai guai e a sposare la bella miliardaria, dimostrando la propria vera identità e la propria innocenza.

Critica e curiosità

Mattoli trova nel frattempo un nuovo produttore, Nino Angioletti della Cinematografica Distributori Indipendenti, e richiama Totò per Fifa e arena, parodia di Sangue e arena di Rouben Mamoulian interpretato da Tyrone Power e Rita Hayworth, ma figlio anche della fama di Manolete, il matador morto l’anno prima. Il regista in un primo momento girò un finale nel quale Totò sotto la pioggia stava con un ombrello vicino al toro e gli diceva "ma chi ce lo fa fare, ma chi te lo fa fare a te di morire per questi quattro disgraziati , ma non pensi come sarebbe bello tornartene ai tuoi campi..." , ma questo finale non piacque al produttore e fu girato il finale che tutti conosciamo.

Qualche problema arriva con la scena nella Plaza de Toros, dove Totò convince il toro a ritirarsi dall’arena ricevendo dall’animale (in realtà una grossa mucca legata a un carrello) una spontanea leccata sulla faccia. A questo proposito il regista Mattoli dichiarò di aver girato un finale più adatto forse alla figura surreale di Totò: la plaza de toros sotto la pioggia, Totò vicino al toro con l'ombrello mentre gli sussurra: "ma chi ce lo fa fare, ma chi te lo fa fare a te di morire per questi quattro disgraziati, ma non pensi come sarebbe bello tornartene ai tuoi campi...". La scena fu girata e venne perfetta. Il produttore Angioletti è sicuro che quel finale non funzioni, e lo fa sostituire con una scena in ospedale, dove l’incornato Nicolete si scopre incolume grazie a un vassoio di metallo prudentemente infilato sotto la camicia.

Da ricordare la scena in cui Totò preso dalla fame si prepara un panino con una spugna riempiendola con crema da barba , borotalco ed altre cose "indigeste", e la scena in cui Totò cerca di sbirciare attraverso un acquario la nuda Isa Barzizza , ma un pesce in quel preciso istante gli passa davanti impedendogli la visione. "E' un pesce democristiano", dirà Totò, apostrofando le sue qualità censorie. Il film ebbe un successo incredibile tanto che in molte sale dovette intervenire la Celere per impedire resse al botteghino. Prodotto dalla Metropa Film di Enrico Piermarini, in associazione con la C. I. D., il film fu girato per gli interni negli stabilimenti della Scalera di Roma ed uscì in prima nazionale il 25 aprile 1948.

Nella maggior parte dei casi, comunque, gli stranieri parlano nella finzione filmica il perfetto italiano dei film doppiati (ad esempio nella Parigi di I due orfanelli, Totò a Parigi e Noi duri, nell’Algeri di Totò le Mokò, nelle varie città in cui è ambientato Totò d’Arabia, nel paesino di frontiera di La legge è legge), viene così eliminato alla base un elemento di interesse che però rischia di generare notevoli complicazioni per autori e pubblico. In Fifa e arena il problema viene invece risolto attraverso la creazione di uno spagnolo maccheronico, che mescola italiano, spagnolo e dialetto veneto, di fronte al quale Totò - Nicola Capece, alias Nicolete Alvaro de Partenopeis - inizialmente spaesato, si affida all’istinto musicale:

[Ladro (a Totò, qui travestito da donna)] - Siete molto conosciuta, muchacha! [all’autista] Tutto pronto?
[Autista] - Todo!
[Ladro] - Esta noche?
[Autista] - No, señor! Mañana noche!
[Nicola] - Ma che dice?
[Ladro] - Silenzio, mi interessa mucho!
[Nicola] - Io taccio!
[Ladro] - E il mucio? (?)
[Autista] - Basta mettere l’ocio!
[Ladro] - Bravo, vecio!
[Nicola] - Ragazzi, non capisco un cacio!
[In seguito Totò impara per prima cosa a chiedere da mangiare]
[Nicola (in albergo, telefona al cameriere)] - Camera 35. Sì ! Vorrei qualcosa damagnér! Da... (ascolta)... Corner? Beh, corner, magnér...
[Poi si adegua velocemente ai dialoghi ispano-dialettali]
[Donna (porgendogli una pergamena)] - Nicolete, il club taurino femminile es honorado de ofrirte questo!
[Nicola] - Muchas gracias, de que se tratas?
[Donna] - Es el permeso de torear!
[Nicola (distratto)] - Muchas gracias! [spaventato] Cossa?
[Spagnola 1] - Puoi scendere nell’arena, amor!
[Spagnola 2] - E farti honor!
[Nicola (restituisce il foglio)] - Eh, no! Dico... ciàpas!

Il successo del film "Fifa e arena" è tale che viene citato all'interno del film "I pompieri di Viggiù", ricordando il famoso pesce democristiano che censurava la Barzizza, e celiando sul titolo (la Barzizza: “Ma non avete paura, non avete fifa?" Totò: “Fifa no, arena sì", e tira fuori di tasca della sabbia).

Con i diritti sulla canzone Paquito lindo, Isa Barzizza riesce a comprarsi una villa a Sanremo.

Un giornale specializzato, dà notizia delle resse ai botteghini. «Dire che il film abbia avuto successo crediamo sia dir poco. La Celere è dovuta intervenire innumeri volte e il pubblico serenamente per Fifa e arena fa sopportato anche qualche manganellata mentre faceva un pochino troppa confusione davanti alle biglietterie.»


Così la stampa dell'epoca


«Una prova ancora offre questo film delle grandi possibiltà di Totò, che la fortuna non ha ancora fatto incontrare con un soggetto e, soprattutto, con un regista in grado di sfruttarne adeguatamente, le risorse, Fifa e arena è un film povero, realizzato in fretta e furia; tuttavia Totò gli ha assicurato il merito di far ridere gli spettatori. Laddove, poi, alla mimica dell'attore si è aggiunta la trovata della sceneggiatura, la comicità diventa pressoché irresistibile. È davvero un peccato, dunque, che per il resto il film presti il fianco alle critiche più acerbe e severe».

Lorenzo Quaglietti, «L'Unità», dicembre 1948


«Il trio mattoli Mattoli-Steno-Metz ci ha dato «I due orfanelli» con il divo Totò. Lo stesso trio ci ha dato ora «Fifa e arena» e Totò è ancora il centro.
Confessiamo di essere perplessi. Chi volesse giudicare questa pellicola alla stregua di un film normale potrebbe essere indotto ad affermare che tutte quelle scempiaggini - che purtuttavia piacciono al pubblico perché abbiamo sentito ridere ieri a più riprese - non valgono la spesa di un film. Ma crediamo che il problema sia un altro punto è quello del film comico o farsacCome si diceva un tempo, trasferito sul piano attuale.
Il problema di far ridere è un problema... serio. Noi ci siamo divertiti un tempo con le farse «Non più sordi in locanda», con « Timiducci e Franconi», con il «Casino di campagna» e con «La zia di Carlo» che c'erano sembrate, quest'ultima soprattutto, i classici del ridere. Ebbene questa «Zia di Carlo» trasferita qualche anno fa sugli schermi non ci ha più fatto il solletico.
Ogni epoca, è chiaro, vuol ridere alla sua maniera, con un suo stile, se è lecito usare questa parola. Harold Lloyd non ci interessa assolutamente più e Max Linder se lo rivedessimo oggi, resteremo muti e freddi. Eppure abbiamo riso a crepapelle attorno al 1910-1915. Dopo, anche nel riso ci siamo evoluti e siamo passati su un terreno diverso con diverse pretese. Al contemporaneo ci vogliono portare Mattoli-Steno-Metz e noi di capiamo anche se personalmente, o perché troppo maliziati o perché troppo scaltriti, non riusciamo a emozionarci come dimostra di fare il pubblico grosso. Ma siccome le pellicole non sono fatte per i critici (che non pagano il biglietto) ma per il pubblico che paga, il trio di cui sopra fa bene a continuare per questa strada. Dove, con un umorismo più popolaresco di quello del Clair, ma con uno spirito che pure affidandosi a un comico ben definito e risaputo come è Totò si sforza di darci la comicità dell'epoca nostra: noi vorremmo solo che ci fosse meno manica larga per certe situazioni che sanno di rivista è che sono messe là come pepe, un pepe peraltro che ha un pizzicore molto modesto, anche se chi ce lo deve propinare è la signorina Barzizza.
Un po' di lindore non nuocerebbe dal momento che il quadretto che vuol essere proiettato, non aggiunge assolutamente nulla alla comicità e all'interesse della pellicola.
L'intelligenza, quando c'è, si salva da sola e le trovate sono quelle che reggono questi film, più delle grazie di una ragazza la cui attività artistica prima che a noi dovrebbe interessare a suo padre o al suo fidanzato (se c'è).
Ma queste faccende se le liquidino loro, noi diciamo a Mattoli-Steno-Metz che contiamo più sulla loro bravura e sul loro estro per il film comico italiano, che sulla signorinetta di cui sopra.
E Totò un po' più frenato non sarebbe male. E la trama... ma alle farse non si chiede conto di verosimiglianze e di logicità tuttavia una trama meno slegata non guasterebbe.
L'appuntamento è dunque a un terzo film che possa avere successo di questo è anche maggiore. L'ingegno del trio ce lo può far sperare.»

c.tr «Il Popolo», 25 dicembre 1948


«"Fifa e arena", di Mario Mattali, ossia Siviglia napoletanlzzata; Totò e il suo prognatismo spiegati al popolo iberico e applicati alle corride. E' una piccola enciclopedia della paura ridicola: i lazzi, le smorfie e le contorsioni di un comico teatrale sono qui esasperati in una traduzione cinematografica che, senza emulare modelli celebri, (le famose paure di Charlot perseguitato dagli omaccioni e dal destino; le paure insigni di Harold Lloyd appeso al grattacielo e di Buster Keaton percosso dai poliziotti), suscita le risate. Strepitosi trucchi attenuano la presa di questo film: la lotta di Totò, mutato in torero, con una bestia inferocita è troppo visibilmente un duello con un simulacro di legno. Ma per via di quelle indulgenti risate, delle grazie di Isa Barzizza e del fatto che, essendovi molte comparse, « Fifa e arena » ha dato lavoro a parecchia gente. Mattoll riesce a sottrarsi al pollice verso.»

Arturo Lanocita, «Il Nuovo Corriere della Sera», 4 gennaio 1949


1949 12 31 Il Mondo Toto Cerca casa R introParecchi anni fa, quando cominciava a formarsi quel suo pubblico che non l'ha più abbandonato, l'attore Totò subiva un'intervista dell'«Italia letteraria», che scrisse di lui cose molto « intelligenti », nel tono messo di moda da Cocteau per trattare dei clowns e dei circhi equestri. Vi si accennava a Charlot e alla Commedia dell’Arte, al fumismo e al funambolismo. Altri articoli seguirono in altri giornali; in uno si lanciava l’ipotesi, sempre a proposito di Totò, di «un matrimonio tra Aristofane e Pierrot . Probabilmente Totò non legge quello che si stampa sul suo conto, lo ha dimostrato restando insensibile ai cambiamenti, restando fedele al suo istinto comico, anzi alle sue vecchie battute, che ogni tanto ancora oggi ripete, come se il tempo non fosse nemmeno trascorso da quando caracollava sulle tavole del teatro Principe. In un mondo teatrale cosi sconnesso, Totò rimane un punto fermo. E’ certo un attore inimitabile, che non è mai volgare, perchè i suoi gesti più volgari diventano arabeschi da contorsionista e le sue battute hanno la forza delle domande stupide. Oggi Totò è talmente definito che si è messo a fare un film dietro l'altro, non avendo nemmeno bisogno di una trama ma di una situazione. I titoli dei suo film recenti (Fifa e arena, Totò le moko, Totò cerca casa) fanno pensare che il suo pubblico non sia di eccessive pretese per quanto riguarda le storie, che vada al cinema per veder muovere, scattare, ridere Totò, come gli ha visto fare in teatro: libero dall'osservanza di un testo, padrone di fare e di dire ciò che vuole. Perlomeno, sullo schermo Totò dà questa piacevole sensazione, di inventarsi la parte man mano che il film procede. Come per la serie infantile di Pinocchietto, arriveremo a un Totò al Polo Nord, a un Totò garibaldino, a un Totò nel serraglio. I suoi incontri sono ormai fissati dalla pratica, e anche i personaggi .di contorno: una bella ragazza, un rivale, un amico (o «spalle»), che gli prepara le battute e sopporta ogni guaio. Totò si veste da donna, da bandito, da artista, da torero. Non ci sono limiti ai suoi travestimenti, e nemmeno ai suoi film, che ripropongono la vecchia «comica finale». Se il progresso cinematografico supererò alcune difficoltà pratiche, Totò potrà darci un film nuovo ogni sera.

Ennio Flaiano, «Il Mondo», 31 dicembre 1949


«Alla fine delle repliche di C'era una volta il mondo Mario Mattoli richiama Totò per Fifa e arena, parodia del Sangue e arena di Rouben Mamoulian interpretato da Tyrone Power e Rita Hayworth, ma figlio anche del clamore suscitato dalle gesta di Manolete, il famoso matador morto l'anno prima. Totò interpreta Nicolino Capece, farmacista del Vomero scambiato per pluriomicida e fuggito in Spagna; dove, ribattezzato Nicolete, incontra la miliardaria Barzizza e affronta un toro nell'arena. [...]»

Alberto Anile


«È buona parte del nostro mondo rivistaiolo che in questa occasione si è riversato sullo schermo, offrendo il destro a Totò di spadroneggiarvi con la limitata varietà delle sue maschere, che, pur ammirevoli nella loro comicità, non una volta riescono tuttavia a cogliere un motivo profonda-mente umano. [...]»

Gigi Michelotti - novembre 1948


«Grande successo per il secondo film del sodalizio Mattòli - Totò su un soggetto di Steno (Stefano Vanzina, non ancora regista), sceneggiato con Marcello Marchesi, dove le situazioni comiche si innestano su spunti che strizzano l’occhio all’attualità (il pesce democristiano perché censura la vista della Barzizza nuda, il club di tauromachia femminile Montecitoros dove tutte le discussioni finiscono in rissa). Non mancano momenti di puro delirio totoesco (la sua fame disperata che lo spinge a farsi un panino con una spugna farcita di sapone, dentifricio e una spruzzatina di borotalco), o dialoghi genialmente surreali (Barzizza: “Sei fatalista, pessimista o esistenzialista?”. Totò: “Veramente, io sono farmacista)».

Paolo Mereghetti (due stelle)


«In questo film il distacco fra ciò che Totò potrebbe essere e quello che è [...], la differenza fra il Totò ideale e quello reale è talmente enorme da farci rimpiangere di averlo visto.»

Alberto Mondadori, «Tempo», n. 3, 15 gennaio 1949


«Un farsone per i nuovi ricchi che apprezzano lo spirito qualunquista interpretato da Totò e altri assi della rivista italiana. Qualche trovatina, molte ragazze piuttosto bellocce e numerose risate da parte degli spettatori di facilissima accomodatura. Totò, con la sua naturale vena di guitto napoletano, è il maggior responsabile dell'ilarità del pubblico.»

«Il Paese», 23 dicembre 1948


I documenti

A proposito del pesce democristiano...

Ogni volta che incontravo giovani fan mi dicevano "Eh, se non ci fosse stato il pesce democristiano...". Non dimentichiamoci che erano anni in cui Scalfaro, successivamente Presidente della Repubblica, prese a schiaffi una signora in un ristorante perchè aveva un vestito troppo scollato...

Isa Barzizza



Partitura originale “Sei venuta per me”, del M.o Pippo Barzizza testo E. Morbelli, nel film Fifa e arena (1948)

Due tori nella Plaza

Fifa e arena 02


Una delle scene più complesse del film fu quella ambientata nella plaza de toros: Totò dovrà affrontare un toro. Ricorderà Dino Valdi, la controfigura ufficiale di Totò:

In realtà i tori erano due: uno vero e l'altro finto. Non erano però dello stesso colore così, non ricordo di chi fu la brillante idea, pensarono niente meno di scurire il primo, quello vero. Dopo le prime spennellate, l'animale cominciò a dare segni di nervosismo, fino a quando si arrabbiò sul serio, ruppe le corde che lo trattenevano e, in una frazione di secondo... l'avvocato Mattoli era già in cima al proiettore.

Dino Valdi


Fifa, arena e il cachet

"Inserti pubblicitari" venivano inclusi nei film anche negli anni 50; la reclame in questione, relativa ad un medicinale molto popolare in quel periodo, è inserita nel film "Fifa e arena".

L'uso dell'immagine di Totò nella pubblicità


Fifa, arena e Rodolfo Valentino

Fifa, arena e Rodolfo Valentino


Analogamente a Totò sceicco, viene interpretata un'altra parodia, stavolta ispirata al famoso film "Sangue e arena", che vede Rodolfo Valentino nelle vesti di un toreador che muore tragicamente nella Plaza de Toros; Fifa e arena vede Totò nelle vesti di un maldestro toreador, simile al celebre Rudy, mito della sua gioventù.


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Sulla falsariga dell'americano Sangue e arena, è una discreta parodia diretta con mestiere da Mario Mattoli. Si tratta della classica commedia degli equivoci in cui Totò, ritenuto un criminale, finisce in Spagna e si ritrova torero. Napoli e la Spagna si combinano attraverso gag spesso (ma non sempre) riuscite in cui l'attore fa sfoggio della proverbiale bravura, stavolta forse non adeguatamente sorretto dal resto del cast.
  • Parodia del più serioso (e soprattutto drammatico) Sangue e Arena, riuscita solo in parte per via di una storia sviluppata piuttosto superficialmente: d'altra parte avere, nel cast, un attore come Totò (in grado di dare libero sfogo ad improvvisazioni esilaranti) giustifica in parte la poca cura di una sceneggiatura funzionale, unicamente, a dare risalto alle scene comiche (l'incipit in farmacia, il viaggio in aereo "en travesti", la bevanda di "fuoco", la "corrida" finale). Come sempre, Totò può contare sulla importante presenza di Castellani.
  • Parodia di Sangue e arena, in perfetto stile comico alla Totò, con la storia di un napoletano che per un equivoco deve fuggire in Spagna, dove si improvvisa torero. Come nella grande maggioranza dei film di Totò, il film “è” Totò. Il grande comico è qui in una delle sue interpretazioni più esilaranti, con irresistibili gag, travestimenti e giochi di parole. Notevole il “pesce democristiano” che gli impedisce di vedere una donna nuda.
  • Un errore di persona è l’inizio di una girandola di avvenimenti avventurosi e divertenti di cui è protagonista un Totò in gran forma. Come spesso accade in questi film le singole parti valgono più del tutto e non tutte le gag e le battute valgono allo stesso modo, ma alcuni pezzi sono davvero uno spasso grazie al “principe” della risata.
  • Ironico fin dai titoli di testa (amico tecnico del campanello, cugina aiuto regista) con un inizio assurdo (mare, pescatore, pesci che si impanano da soli, quindi farmacia...) il film contiene qualche scena piuttosto comica come quella del panino indigesto o la reazione (super mimica) della bevanda infiammabile. Simpaticissimo il grande Totò, capace grazie alla sua espressività di farci sorvolare su grossi buchi in sceneggiatura (e trama decisamente tirata per le lunghe). Nonostante il sucesso però, le vere scene valide sono molto poche. Simpatico.
  • Totò prima maniera: farsesco, più vicino alla comicità americana fisica che a quella della commedia all'italiana. Ci si diverte ugualmente, perché la trama è imbastita su equivoci che si susseguono veloci, con molte gag riuscite e qualcuna meno. Notevole l'apporto dei comprimari tra cui il fido Castellani, Pavese medico esaltato e la coppia Barzizza/Benti. Buono.
  • Tra i Totò più memorabili degli anni '40; e dire che la massiccia robustezza del parodizzato (il film di Mamoulian) faceva temere terribili incornate. Al contrario Mattoli, esperto di tauromachia registica, sfrutta il metronomico script di Steno/Marchesi vivacizzando costantemente il quadro con cambi di scenario che dan modo al Principe di esperimentar la gamma estesa della sua comicità in moto perpetuo (farmacista, hostess, criminale e torero), passando con disinvoltura dall'astratto (il panino al sapone) al fisico (la Corrida). Che piacere scorrere il cast...MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La musica di Pippo Barzizza (papà di Isa) sui titoli di coda; La celeberrima battuta sul pesce democristiano.
  • Tappa importante nella carriera di Totò perché finalmente riesce a rifinire il personaggio che lo renderà celebre; riesce a liberarsi della eccessiva caratterizzazione che ha contraddistinto le precedenti interpretazioni, di impostazione eccessivamente teatrale e troppo legata alla commedia dell’arte da cui proveniva. Emergono qui le sue doti trasformistiche e compie il salto definitivo come attore di cinema, anche se in alcuni momenti il film si perde in confusione.
  • In ordine strettamente cronologico è a partire da questa strepitosa parodia di Sangue e arena che Totò diventa per me "riconoscibile"; non so spiegarvi il perché, ma è così. Da questa pellicola in poi, il Principe inizia a farmi davvero ridere. Mi piace anche il fatto che sia stato un grande successo, che, per l'epoca, abbia fatto incassi da record e lo siano andati a vedere in massa, con tanto di zuffe davanti alle casse dei cinema che lo proiettavano. Molto genuino "sapore d'epoca" e un sano divertimento. Classico del cinema comico italiano.
  • Il film dove il Principe Antonio De Curtis diventa definitivamente Totò. Se prima di questa pellicola Totò entrava da attore nello schema di qualche testo forte a lui preesistente, da Fifa e arena é lui stesso l'occasione produttiva dei film, che vengono da ora tagliati a misura della sua comicità funambolica. Qui le gag si susseguono una quasi indipendente dall'altra a costruire un film di impostazione teatrale e rivistaiola con Totò che dà il meglio di sè con smorfie, lazzi, contorsioni e giochi verbali di travolgente comicità astratta. Discreto.MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Convincenti e gustosissimi i duetti di Totò con Ada Dondini.


Foto di scena, video e immagini dal set


Le incongruenze

  1. In una scena Totò fa le boccacce ad un pesce in un aquario, ma il pesce è spudoratamente finto.
  2. Totò, per evitare di scendere nell'arena, mangia delle sigarette così gli verrà la febbre e non farà il torero. Per avergli misurato male la temperatura, farà la corrida lo stesso. Comunque sia andata a
  3. finire, è illogico che dopo non abbia nessun sintomo della febbre, avendo mangiato diverse sigarette.
  4. Nella camera d'albergo Totò sta tagliando a metà una pagnotta ma si vede benissimo che, in realtà, la pagnotta è già tagliata.

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La strada di Napoli dove Nicolino Capece (Totò) si infila su di un autobus di passaggio per evitare la cattura da parte dei passanti che lo avevano scambiato per il serial killer la cui foto campeggiava sul giornale si trova in realtà a Roma ed è Via Bruxelles. Qui vediamo Totò che, alzatosi dalla sedia del banchetto del lustrascarpe sulla quale era seduto, cerca di darsela a gambe mentre la folla sullo sfondo tenta di sbarragli la strada.

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Nella visuale sull’altro lato della strada, mentre Totò cerca vanamente di cambiare la direzione di fuga, riconosciamo sullo sfondo l’edificio dalla linea tonda affacciato su Largo Ecuador.

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "Totò, un napoletano europeo" (Valentina Ruffin), Ed. Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 1996