Totò nella luna

Tuo padre era il guardiano dello zoo e tua madre, credi a me, durante la gestazione frequentava il reparto rettili.

Pasquale Belafronte

Inizio riprese: settembre 1958 - Autorizzazione censura e distribuzione: 17 novembre 1958 - Incasso lire 368.647.000 - Spettatori 2.353.166


Titolo originale Totò nella luna
Regia : Steno (Stefano Vanzina) - Durata: 90 minuti - Soggetto : Steno, Lucio Fulci - Sceneggiatura : Continenza, Ettore Scola, Steno - Fotografia : Marco Scarpelli - Scenografia : Giorgio Giovannini - Musica : Alessandro Derevitsky - Montaggio : Giuliana Martelli - Aiuto regia : Mariano Laurenti - Produzione : Maxima Film, Variety Film, Mountflour Film, Roma 


Totò: il cav. Pasquale da Poggio Mirteto - Sylva Koscina: Lidia, la figlia - Ugo Tognazzi: Achille Paoloni - Luciano Salce: Von Braut - Sandra Milo: Tatiana - Agostino Salvietti: il ragionier Iannutti - Giacomo Furia: il commendator Santoni - Richard Mc Namara: Campbell - John Karlsen: il dottor John Forrester - Rodolfo Lodi: il dottor Cardone - Tony Ucci: il dottore che medica Achille - Lamberto Antinori: il dottor Crespi - Piera Arico: l'infermiera - Francesco Mulè: il vigile urbano - Marco Tulli: un creditore - Ignazio Leone: un poliziotto in bici - Salvo Libassi: l'altro poliziotto in bici - Ivy Holzer: la "cosona"/la nuova domestica dei Paoloni


Toto_nella_lunaSoggetto

Il fattorino Achille Paoloni, che lavora presso Soubrette, piccola casa editrice del cavaliere Pasquale Belafronte, ha scritto un romanzo di fantascienza che spera inutilmente di fare pubblicare attraverso l'aiuto dell'ostile cavaliere.

Scienziati statunitensi nel frattempo vengono a conoscenza del fatto che Achille ha nel sangue una sostanza adatta per i voli spaziali, il glumonio, eredità dell'inusuale allattamento a base di latte di scimmia quando era neonato. Quando due inviati dell'FBI si presentano in ufficio per proporre ad Achille una missione spaziale, questi pensa che siano rappresentanti editoriali venuti per pubblicare il suo romanzo oltreoceano. Il cavalier Pasquale, venuto a conoscenza della cosa, si rimangia anni di insulti e ostilità verso il povero Achille e fa di tutto per pubblicare il romanzo a proprie spese, acconsentendo perfino alle nozze tra il giovane e sua figlia Lidia. Ben presto però si rende conto che si è trattato di un abbaglio: gli USA non vogliono affatto lanciare Il razzo nello spazio (il titolo del romanzo di Achille) bensì il giovane in persona, conteso peraltro anche da una misteriosa potenza straniera guidata dallo scienziato interplanetario tedesco Von Braut e dalla bellissima spia Tatiana.

I piani delle due potenze rivali vengono ostacolati da strani extraterrestri (gli Anellidi) che inviano sulla terra due "cosoni", copie identiche di Pasquale e Achille in modo che siano loro ad essere spediti sulla Luna; ciò per evitare che la conquista dello spazio da parte dell'uomo pregiudichi il pacifico equilibrio tra i popoli alieni. Situazioni comiche e vari equivoci fanno sì che il vero Pasquale ed il "cosone" di Achille si ritrovino sulla Luna. Pasquale si adatterà a vivere nello spazio solo quando gli extraterrestri trasformeranno il clone di Achille in una bella ragazza. 

Critica & Curiosità

Diretto da Steno, il film s’ispira alla gara spaziale appena scoppiata fra le due superpotenze per poi prendere in giro la moda dei rotocalchi pieni di donnine discinte e dei fumetti basati su stupidaggini interplanetarie. Accanto a Totò c’è per la prima volta Ugo Tognazzi, che lo venera come un maestro, e che ha esordito in teatro proprio facendo la sua imitazione.

La pellicola è una parodia dei film di genere sulla conquista dello spazio - tra cui il celebre Uomini sulla Luna del 1950 - ed è stata vista come la risposta in chiave comica a La morte viene dallo spazio di Paolo Heusch, distribuito nello stesso anno, generalmente indicato come il primo film italiano di fantascienza, in quanto girato con intento drammatico e non farsesco. I "cosoni", che si vedono nel film, hanno la primordiale forma di "fagioloni germinatori", richiamo parodistico ai "baccelloni" del celebre classico della fantascienza statunitense L'invasione degli Ultracorpi (1956) di Don Siegel, distribuito in Italia l'anno precedente (1957) dalla Lux Film.


Seduttori si nasce e Totò modestamente... lo nacque, ma non tutte le donne subirono il suo fascino. Sandra Milo, per esempio, conoscendolo sul set del film Totò nella luna rimase profondamente delusa. “Gli andai incontro con entusiasmo, gridando il suo nome, ma lui mi gelò con un saluto formale che chiudeva la porta a ogni confidenza: ‘Buongiorno, signorina, lieto di conoscerla’, racconta. “Quasi non ci credevo, ma il comico straordinario che mi faceva ridere più di Charlot, era un gentiluomo distaccato, chiuso in una specie di torre d’avorio. Che peccato! Conoscevo la sua fama di sciupafemmene, ma non ne fui in alcun modo coinvolta perché io ero innamorata pazza di Totò, mentre ero indifferente al principe Antonio de Curtis.”

Totò e Sandra lavorarono insieme in altri due film, Le belle famiglie di Ugo Gregoretti e Premio Nobel, per la televisione, in cui la Milo aveva il ruolo della signora che si spoglia nello sketch del vagone letto. Nemmeno la vista della sua bellezza ammansì l’attore, il quale, ricorda Sandra, la criticò per un cappello, secondo lui, tanto grande da intralciare i movimenti suoi e dei compagni di lavoro. Insomma, il comportamento di Totò nei confronti della biondissima Milo testimonia ancora una volta la sua predilezione per le brune. Tra loro non ci fu alcun feeling, eppure a Sandra è rimasta impressa l’eleganza di Totò che indossava calze lunghe di seta nera di fabbricazione inglese, simili a quelle del duca di Windsor.

Durante la lavorazione di Premio Nobel l’attrice provò una stretta al cuore nell’accorgersi che Totò, ormai completamente cieco, lavorava con grande fatica. E un giorno, mentre giravano una scena in un boschetto, per evitare che inciampasse, insieme a un macchinista, gli spianò la via strappando le erbacce e togliendo i rami secchi dal suo percorso, irritata dall’indifferenza degli altri componenti della troupe. Per strano che possa sembrare, in quel momento avvertì un forte trasporto verso Totò. Perché, spiega, in quell’uomo anziano che viveva con tanta dignità il suo dramma, ritrovò il “suo” Totò, quello con la faccia da ladro onesto, tanto ammirato in Guardie e ladri. Se lui non fosse stato sempre così freddo, certo lo avrebbe abbracciato, confessa, ma gliene mancò il coraggio. Eppure, se il principe fosse stato al corrente del suo gesto gentile per evitargli uno scivolone, le sarebbe stato grato per sempre, ma questo Sandra non poteva saperlo.

Liliana de Curtis


Oggi voglio raccontarvi una storia. Nel 1958, durante la lavorazione di "Totò nella luna" di Steno, il primo giorno di set che avrei dovuto condividere con lui, gli corsi incontro a braccia aperte gridando "Totò" tanta era l'emozione di ritrovarmi al suo cospetto e lui mi gelò dicendo "Buongiorno Signorina". Da allora non ebbi mai più il coraggio di manifestargli il mio affetto, la mia ammirazione, la mia stima e, pur girando ben tre film, mantenni sempre il distacco e gli diedi del Lei, chiamandolo "Principe", nella convinzione di non andargli a genio. Quando ci ritrovammo nel nostro ultimo film insieme "Le belle famiglie" di Ugo Gregoretti, il Principe de Curtis aveva già problemi di vista e, durante le riprese di una scena ambientata in un castagneto dalle parti dei castelli romani, tale era il rispetto che avevo per lui che, con l'aiuto di un attrezzista, per paura che inciampasse lungo il sentiero accidentato, lo sgombravamo dai sassi e dai rametti senza farcene accorgere. Qualche anno fa, mi ritrovai a pranzare in un ristorante in Veneto e il proprietario gentilmente mi regalò una vecchia copia del settimanale Oggi che all'epoca non lessi mai, nella quale c'era fra le varie testimonianze anche quella di Totò che riporto integralmente:

"Ho conosciuto Sandra Milo cinque, sei anni fa quando interpretammo insieme Totò nella luna. Prima non avevo mai avuto occasione di vederla. Me la presentarono già truccata e vestita per la scena in cui doveva essere la protagonista: aveva un abito nero, aderentissimo, i capelli raccolti, di un biondo leggermente più scuro di quello che ha adottato negli ultimi tempi, e un immenso cappello di gusto ottocentesco. Era una visione indimenticabile: una delle poche donne che mi sia capitato di conoscere e avvicinare in grado di portare con grazia disinvolta, pari a quella delle dame di un secolo fa, un cappello così squisitamente frivolo e romantico. Appena aprì bocca la sua voce mi lasciò un pò perplesso, tutto quel cinguettare in falsetto mi fece pensare immediatamente: "Questa ci fa", cioè vuol fare la furba, la falsa ingenua per attirare si di sé l'attenzione. Poi mi sono reso conto, invece, che la sua voce è autentica, come lo è il personaggio della svampita. E se anche ogni tanto Sandra carica le dosi con un pò di civetteria intenzionale, niente di male: il risultato, a mio giudizio, è estremamente gradevole. Adesso lavoriamo nuovamente nel programma che sto registrando per la televisione, Sandra Milo è la protagonista dello sketch del vagone-letto. Sono lieto di riaverla al mio fianco. Sandra non è soltanto una gran bella donna, è anche una creatura buona, dolce, sensibile, la cui sola presenza basta a dare anche all'ambiente di lavoro qualcosa di teneramente dolce e familiare. Che cosa mi è più rimasto impresso di lei, al momento in cui me l'hanno presentata la prima volta? Signori, io sono napoletano e da buon napoletano, cui piacciono le donne adeguatamente provviste di curve, lascio immaginare la risposta".

Il titolo della sua testimonianza recitava così: "No, non posso proprio scrivere ciò che penso di lei. Ne deduco che fosse riferito alla sua ultima frase. E io che credevo di essergli quasi antipatica. Rimasi sorpresa e al contempo profondamente addolorata per non aver saputo comprendere cosa pensasse realmente di me. Se fosse ancora qui, vorrei tanto chiedergli scusa!

Sandra Milo, dal suo profilo ufficiale Facebook, post del 12 settembre 2021


Così la stampa dell'epoca


«Due film in lavorazione - Stamane sono stati dati i primi giri di manovella al film « Totò nello spazio » e a quello che s’intitolerà « Capitan Fuoco ». Il primo narrerà in chiave di fantascienza le straordinarie vicende di un esilarante personaggio interpretato dal principe Antonio De Curtis [...]»

«Corriere dell'Informazione», 4 settembre 1958


Tra Sandra Milo e Tognazzi la battaglia del “ glumonio „

Roma, ottobre

« Da quando gli hanno detto che in testa ha il glumonio non si combatte più, è diventato insopportabile». Chi dice queste parale è la giovane attrice cinematografica Sandra Milo, chi ha il « gumonio in testa* è l’attore comico Uro Tognazzi. A causa del «glumonio» l’amicizia tra la giovane coppia di attori è seriamente compromessa. La storia del loro disaccordo è incominciata quando si è riunita, nella villa di un ministro sulla via Appia Antica, la troupe che prende parto alla realizzazione del film di Steno «Totò nello spazio». Si girava la scena di un bacio tra la Milo e Tognazzi. L’attrice era riluttante, voleva soltanto fingere di darglielo. Tognazzi si è offeso ed è stato inflessibile. «C'è scritto sul copione - diceva - e non se ne può fare a meno». Sandra Milo ha dovuto obbedire, ma quello che nel film sembrerà un bacio. In realtà è stato un terribile morso. Da questo episodio è nata la guerra fredda fra i due. Tognazzi si è preso una rivincita. Quando si è trattato di girare una scena in cui egli, nelle vesti di un ultracorpo inviato dallo spazio, deve mostrare la propria reazione dinanzi alle femminili bellezze terrestri, ha costretto la Milo, in una fresca e rugiadosa notte di settembre, a mettersi in costume da bagno, quantunque ella non dovesse apparire nella scena.

L’attrice si è presa un raffreddore ed allora l’ostilità è divenuta palese.

In un’altra scena appare la Milo che nasconde nel portabagagli della propria auto Ugo Tognazzi e parte. L’attrice ha chiuso con tale rapidità lo sportello del portabagagli da sbatterlo sulla testa dell’attore. Poi ha avviato l’auto ed è uscita fuori dalla scena. Percorsi alcuni metri ha frenato bruscamente. Tognazzi è uscito fuori stordito da due colpi al capo. « Ti sei fatto male? », gli ha chiesto con finta premura la Milo, Tognazzi ora la guarda di traverso. Teme altre « azioni di guerra ».

Sandra Milo appare bionda nel film, ma spesso si presenta bruna. Motivo: lo scambio di due parrucche, una bionda ed una bruna che applica rispettivamente nei film « Totò nello spazio » ed «Erode il grande», pure in lavorazione

L’ultimo round della baruffa Mllo-Tognazzi è lo slogan che l’attrice ha messo in voga: «Ma che hai il glumonio in testa?». L’inesauribile vitalità comica di Totò completa il divertente quadro nel quale le avventure di fantascienza risolte in chiave umoristica, attualizzano la commedia comico-sentimentale del cinema italiano. Il film narra le vicende di un giovane nel cui cervello viene scoperto il «glumonio», sostanza che lo rende idoneo ad essere inviato nello spazio. Egli sposa la figlia del suo principale, che è il direttore di un settimanale a fumetti, ed è conteso tra gli scienziati di due grandi potenze che se ne vogliono servire a scopi scientifici.

V. C., «Corriere della Sera», 1 ottobre 1958


«Nella filmografia di Totò le parodie dei generi di successo sono molto frequenti. Non poteva certamente mancare una parodia dei film di fantascienza. Il soggetto ha qualche originalità e qualche interessante annotazione di costume (i primi passi delle pubblicazioni "vietate ai minori" ed il riferimento ad una già diffusa stampa di fantascienza), ma, ovviamente, il film finisce col diventare veicolo per la dirompente comicità di Totò, assecondato, qui, con intelligenza da un giovane Tognazzi e da una schiera di bravi caratteristi»

Fantafilm, 1958


«Unire Totò e Tognazzi tu una vicenda comica è stata indubbiamente uma ottima idea ed il film di oggi ne è testimone. La complicatissima vicenda dell* quale i due comici aono protagonisti sa avvale della presenza di molle e notevoli belle ragazze, che contribuiscono a movimentare anche più la storia [...]»

Vice, «Momento Sera», 14 dicembre 1958


«[...] Steno ha dato al film una consistenza da « sketch » di rivista, che però non dispiacerà agli amatori del genere e a coloro che apprezzano le grazie di Sylva Koscina, di Sandra Milo e di altre ragazze meno conosciute ma non meno avvenenti. Nei film compare anche Luciano Salce, in una breve caratterizzazione.»

«Corriere dell'Informazione», 20 dicembre 1958


«Le peripezie attraverso le quali Totò finisce sulla luna, a conclusione di questa lunga pellicola, sono innumerevoli e tutte imperniate sulle manie fantascientifiche del suo aspirante genero Ugo Tognazzi [...] alla fine una divertente trovata (quella dei "fagioloni germinatori"), un inatteso accelerare della regia (che reca la firma di Steno) e alcuni momenti più briosi dell'interpretazione (specialmente per quanto riguarda Tognazzi), permettono allo spettatore di uscire dal cinema col sorriso sulle labbra.»

«Il Messaggero», 13 dicembre 1958


«Totò nella Luna, diretto da Steno, sul soggetto di Steno e Fulci, protagonista è Ugo Tognazzi, il quale ha nel sangue il glumonio, e perciò caratteristiche biologiche da scimmia. [...] Il fatto che le due ragazze siano discinte, ossia nel costume che è di costume, per questo genere di film, è aggravato dalla circostanza che anche Totò e Tognazzi si denudano. Libero ciascuno di avere una sua opinione e un suo gusto, ma gli allettamenti che conseguono alla rinuncia dei vestiti, da parte del due attori, per noi sono piuttosto moderati. Il Viaggio nella Luna di Meliès, agli albori del cinema, era più spassoso e più innocente.»

Arturo Lanocita, «Corriere della Sera», 19 dicembre 1958


«[...] Non poteva mancare una parodia dei film di fantascienza [..-1 Naturalmente i risultati sono inferiori alle possibilità (ma che cosa volete poi da Steno?), ma Totò riuscirebbe a trovare materia comica persino nell'orario ferroviario: basterebbe vederlo nella tirata contro i missili o in certi duetti con Tognazzi, responsabile di un riuscito lavoro di "spalla", per poter dire di non aver sprecato del tutto la serata [...]»

Valentino De Carlo, «La Notte», Milano, 19 dicembre 1958


«E' un film di fantascienza, naturalmente. [...] La regia di Steno è impegnata a destreggiarsi tra un'autentica ridda di equivoci, una carambola di trovate impreviste e una quantità di situazioni e di personaggi allegri. Accanto ai protagonisti Sylva Koscina, Sandra Milo e Luciano Salce.»

Vice, «Il Tempo», 14 dicembre 1958


«[...] E' un filmetto privo di pretese sfrenatamente farsesco, manifestatamente commerciale . Si propone di far fare quattro risate a spese dei film di fantascienza e ci riesce ora con motivi di facile parodia ora solleticando la vena buffonesca di Totò qui rispondente come ai tempi migliori [...]L'ingenuità del copione è volutamente palese, gli autori essendosi accontentati di dare la stoffa a Totò e a Ugo Tognazzi, che dal canto loro si prodigano nel loro repertorio in duetti abbastanza saporiti [...]»

Leo Pestelli «La Stampa», Torino, 29 novembre 1958


«Man mano che riprende confidenza con il mezzo, Totò intensifica i suoi impegni. Dopo Monicelli, ritorna con Steno per una gracile parodia del cinema di fantascienza, Totò nella Luna. Antonio de Curtis non è l'unico interprete principale. Mario Cecchi Gori, produttore per la Maxima Film, gli ha affiancato Ugo Tognazzi, nel ruolo del genero inetto. È l'incontro tra un grande attore e il suo grandissimo modello: Tognazzi ha esordito sui palcoscenici proprio facendo l'imitazione di Totò, un numero che trova posto anche in una scena di Totò nella Luna. [...]»

Alberto Anile


I documenti


Totò nella luna, Steno, 1958

Esiste un termine che a me non piace tanto: cult. Si usa per indicare film che hanno un culto per quanto sono bizzarri, sbagliati o ingenui nelle loro caratteristiche. Be’, Totò nella luna è uno di questi, a partire dalla storia. Pasquale Belafronte (Totò) è l’editore di Soubrette, un giornale di donnine poco vestite in cui lavora anche la di lui figlia Lidia (Sylvia Koscina) e il fattorino Achille (Ugo Tognazzi), innamorato ricambiato della ragazza. Achille è un patito di fantascienza, e scrive romanzi su romanzi che hanno a che fare con scarafaggi giganti e missioni spaziali in cui gli scienziati si chiamano Buckingham e Jackson.

Pronti? Inizia il delirio.
Degli scienziati scoprono che nel sangue di Achille c’è il glumonio, che fa di lui l’uomo adatto a viaggiare nello spazio. Per questo viene reclutato contemporaneamente da servizi americani e di “un’altra potenza straniera”, affinché la sua caratteristica possa permettere la vittoria nella “corsa alle stelle”: ma lui pensa che gli stranieri vogliano i suoi romanzi. Di mezzo ci sono anche gli alieni (chiamati “anellidi”) che, per riprendere il controllo della situazione, faranno piombare sulla terra dei baccelloni (veri e propri baccelli di fagioli giganti) da cui nasceranno dei cloni (chiamati “cosoni”) di Totò e Tognazzi.

Cari lettori, capite di fronte a che film ci troviamo: l’anno prima esce in Italia L’invasione degli ultracorpi, e quindi Scola, Steno, Fulci e Continenza, che scrivono il film, pensano bene di sfruttare la cosa, rendendo espliciti i riferimenti politici alla guerra fredda del film di Don Siegel, ma mettendo in scena (come si conviene ad una farsa) degli agenti segreti da operetta, che parlano con accenti improbabili e che, grazie alla differenza linguistica, danno adito agli equivoci che reggono il film tutto. Il povero Steno, in particolare, è costretto a mettere in piedi in quattro e quattr’otto un istant movie, quasi dieci anni dopo il primo vero film di fantascienza italiano, Uomini sulla Luna. Tutto, come sempre, è sulle spalle di Totò, che improvvisa a più non posso, ben servito da Tognazzi e, tutto sommato, affaticato dagli altri interpreti.

Money Shot: le trasformazioni dei baccelli in cosoni, con un trucco su pellicola che inizia con una dissolvenza incrociata, ma poi il montatore si scoccia e compaiono di botto, ignudi e frignanti, Totò e Tognazzi.

secondavisione.wordpress.com


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Mediocrissima pellicola (*½) che funziona neppure male nella prima parte, con le dinamiche capo-sottoposto, con le quali Totò angaria Tognazzi, ma che si fa via via sempre più debole quando appare la fantascienza (non manca neppure una cospicua citazione da L'invasione degli ultracorpi). Anche Salce (il cui parlare tedesco fa pensare che la potenza straniera sia la Germania Est) non apporta nulla di utile al film, che nel finale diventa pure noiosetto. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Ha cavalcato... non siamo mica nati ieri...".

  • Realizzato per sfruttare l'eco delle prime imprese spaziali, è un film fatto in fretta, come spesso accadeva per le pellicole con De Curtis. Lo si vede dalla confezione piuttosto approssimativa e dalla scarsa cura nei confronti di situazioni e personaggi. Il ritmo è chiaramente inadeguato; nonostante la regia di Steno, le situazioni comiche sono poco divertenti, con una storia prevedibile e alla lunga noiosa. Buona l'interazione tra Totò e Ugo Tognazzi.

  • Soggetto scritto da Stefano Vanzina e Fulci, sviluppato poi in sede di sceneggiatura da Continenza e Scola: le premesse per un bel film c'erano tutte. Il film viaggia negli spazi siderali e -come moda e mania epocale impone- approda sul terreno lunare. Anche se la storia è, a dir poco, mal risolta, fortuna vuole che, al fianco di un ispirato Totò, ci siano un giovanissimo Tognazzi (come il "bacellone" Achille Paoloni) ed un simpaticissimo Luciano Salce (lo scienziato Von Braun): foss'anche solo per questi motivi il film assume la statura di classico. Lunatico.

  • Meritevole della visione, anche per la presenza della Koscina. Totò immenso come al solito, il film risulta molto godibile diretto dal bravissimo Steno. Il ritmo è ottimo, il film ha un grande mordente e si fa seguire con interesse dall'inizio alla fine.

  • È la parodia più arguta tra quelle interpretate da Totò, pronto a cavalcare il clamore dell’epoca per la conquista dello spazio arrivando addirittura a citare L’invasione degli ultracorpi di Siegel. A non brillare eccessivamente, però, è Totò che si limita a improvvisare il suo solito repertorio, urlando troppo e riproponendo ancora la mimica da marionetta già ampiamente sfruttata. A discapito di tanta perizia per il copione, sembra si siano dimenticati proprio di Totò, mentre avrebbe meritato un ruolo più costruito, almeno in questo caso.

  • Ingiustamente sottovalutato ed invece uno dei Totò più divertenti, a mio modesto giudizio. Sarà che per noi vecchi appassionati del cinema di SF anni '50 vi sono numerosi "rimandi" e riferimenti, sarà perché (ci avete mai pensato?) il film è uno dei pochi a mettere insieme due mondi: fantascienza e riviste di pin-up. Spassosa la parodia dell'invasione degli ultracorpi.

  • Gli uomini cominciavano a fare i primi passi nello spazio con lo Sputnik e l'Explorer ed ecco che arriva puntuale la parodia con Totò. Lo script è in realtà piuttosto raffazzonato, nonostante i nomi coinvolti (Fulci, Scola, lo stesso Steno) e come al solito gran parte del film viene affidata alle doti da improvvisatore di Totò, cui manca però una spalla adeguata che sappia valorizzare i suoi giochi di parole. Modesto l'apporto dei comprimari di lusso Salce e Tognazzi, ridimensionati da una sceneggiatura molto mediocre. Guardabile, ma anche no. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il fagiolone germinatore, che vuol parodiare i baccelloni di Siegel; Tognazzi che fa il "cosone".

  • Forse il primo film italiano sonoro di “fantascienza” ma sicuramente uno dei più brutti film di Totò, nonostante la regia di Steno. Si avverte come tutta l’operazione sia stata pensata a tavolino e messa su in tutta fretta per sfruttare il clamore internazionale determinato dalla messa in orbita nello spazio del primo missile della storia lo Sputnik sovietico. Spunto narrativo implausibile, trascurato nella sceneggiatura, grezzo nella forma filmica, con un Totò primordiale e solo marionettistico. Film "povero" in tutti i sensi, ma merita una visione.

La censura

Toto-nella-luna-censura
Duplicato del verbale originale (17 novembre 1958) della Commissione Revisione Cinematografica in data 20 gennaio 1959
(Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema)


Le incongruenze

  1. Achille cerca di capire cosa gli stiano dicendo i 2 americani: ad un certo punto, per illustrare il suo pensiero, prende in mano una copia della rivista Soubrette. La prende impugnandone l'angolo basso destro con una mano, ma nella ripresa successiva (dettaglio della copertina) ecco che ambo le mani sono allo stesso livello, a meta' del foglio. Ulteriore cambio inquadratura e si vede anche uno degli americani con la sua brava mano a tenere la copertina.
  2. Pasquale Belafronte, sentendo la sostanziosa offerta economica avanzata dagli americani ad Achille, sviene. E' allora portato di peso nel suo ufficio: al momento di varcare la porta Sandra Milo, che sorreggeva un braccio di Totò all'altezza del gomito, toglie la mano facendola scendere al livello del fianco. Cambio inquadratura e rieccola a supportare il gomito del Principe (anzi, in questo film, del "Cavaliere")
  3. Cape Canaveral (si fa per dire), lancio missilistico. 2'53'' Didascalia originale (parlato in inglese tradotto) : " Non và in orbita! ha deviato!" "Va" si scrive senza accento
  4. Titoli di testa: 5'43'' "Edizioni Musicali SINPHONY".
  5. Pentagono (sempre per dire. . . ), traduzione in didascalia del parlato inglese. A 23'13'' si legge "Lindberg" senza la "h" finale.

www.bloopers.it


Foto di scena, video e immagini dal set


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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
La sede della casa editrice “Soubrette” diretta dal Cav. Pasquale da Poggio Mirteto (Totò) è in Piazza del Foro Traiano 1 a Roma. L’ingresso è quello sul fondo dove entrano i due tizi.
Lo slargo dove Achille (Tognazzi), facendo una sorpresa alla fidanzata Lidia (Koscina), desta l’attenzione di un vigile urbano (Mulè) è Piazzale Magellano a Lido di Ostia (RM)

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "Totò nella luna, Steno, 1958" dal sito secondavisione.wordpress.com
  • Documenti censura Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema
  • "Totò, femmene e malafemmene", Liliana de Curtis e Matilde Amorosi, RCS Libri, Milano, 2003