Totò terzo uomo

Quattro anni fa ho pescato tre chili di pesce, uno dei quali raggiungeva addirittura i due etti.

Pietro

Inizio riprese: aprile 1951 - Autorizzazione censura e distribuzione: 7 agosto 1951 - Incasso lire 426.380.000 - Spettatori 3.795.781


Titolo originale Totò terzo uomo
Paese Italia - Anno 1951 - Durata 100 min. - B/N - Audio sonoro - Genere Comico - Regia Mario Mattoli - Soggetto Mario Pelosi - Sceneggiatura Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Age & Scarpelli, Mario Pelosi- Produttore Ponti-De Laurentis, Roma - Fotografia Tonino Delli Colli - Montaggio Giuliana Attenni - Musiche Armando Fragna - Scenografia Alberto Boccianti


Totò: Pietro-Paolo-Totò - Franca Marzi: Caterina, domestica di Paolo - Elli Parvo: Teresa, moglie di Paolo - Carlo Campanini: Oreste - Aroldo Tieri: Anacleto, il sarto - Alberto Sorrentino: Giovannino - Mario Castellani: Mario - Fulvia Mammi: Anna - Carlo Romano: commendatore Buttafava - Franco Pastorino: Giacometto - Ada Dondini: nonna di Giacometto - Diana Dei: Clara - Ughetto Bertucci: Ughetto - Aleardo Ward: assistente del comm. Buttafava - Bruno Lanzarini: pretore - Gugliemo Inglese: cancelliere - Gustavo Vecchi: maresciallo - Enzo Garinei: segretario comunale Cicognetti - Bice Valori: moglie di Piero - Pina Gallini: cameriera del sindaco - Aldo Giuffrè: l'avvocato - Toto Mignone- Liana Billi - Gino Cavalieri


Toto_terzo_uomoSoggetto

In un piccolo paesino vivono Pietro e Paolo (entrambi interpretati da Totò), due fratelli gemelli diversissimi tra loro; Pietro, sindaco del paese, è burbero, preciso, pignolo tutto d'un pezzo e non lascia mai parlare la moglie (Bice Valori); totalmente diverso dal fratello è Paolo, che ama la bella vita, le belle donne, come la moglie dell'oste Oreste (Carlo Campanini) a discapito della moglie. La diatriba tra i due fratelli si ripercuote su tutto il paese, perché la costruzione del nuovo carcere, che darà pane e lavoro a tutti, sorgerà su un terreno di proprietà di Paolo e nonostante già ci sia la delibera comunale all'acquisizione del terreno da parte del comune, Pietro si rifiuta di portare avanti la transazione col fratello, bloccando così l'inizio dei lavori, perché tema si possa pensare che faccia favoritismi al fratello. A tentare di approfittare della situazione ci proverà Anacleto (Aroldo Tieri), sarto più bravo ad imbastire truffe che vestiti, che in galera ha conosciuto Totò, terzo fratello gemello segreto di Pietro e Paolo e una volta uscito di galera lo ha istruito per entrare a casa di Pietro, spacciandosi per quest'ultimo e farsi dare i soldi spettanti a Paolo per la vendita del terreno. La messa in scena genera una serie di equivoci, perché Toto, nelle vesti di Pietro, si comporterà in modo totalmente diverso dal burbero sindaco, generando non pochi equivoci, ma uscendone a mani vuote perché i soldi sono stati direttamente consegnati dal messo comunale a casa di Paolo. Per recuperarli Totò entra pure a casa di Paolo, spacciandosi per quest'ultimo creando altri equivoci con la moglie di quest'ultimo, senza però recuperare i soldi per l'arrivo del vero Paolo. Pietro e Paolo, convinti rispettivamente che l'altro sia entrato a casa sua spacciandosi per lui, si denunciano al procuratore; così mentre va in scena un processo surreale senza capo né coda, Totò viene rapito dall'oste Oreste che credendolo Paolo, vuole farlo fuori per gelosia; Totò riesce a salvarsi grazie all'aiuto dell'ubriacone del paese, l'unico che aveva visto sia Totò che Paolo uscire da casa di quest'ultimo, ma non era stato creduto perché sempre ubriaco. Intanto in tribunale, tra la confusione generale, qualcuno inizia a sospettare che possa esistere un terzo fratello col giudice pronto a mangiarsi il suo sigaro se saltasse fuori, Pietro a regalargli il suo capanno da pesca e Paolo il suo fucile e i suoi cani da caccia; proprio in quel momento Totò raggiunge il tribunale rivelando la verità.

Critica e curiosità

Aprile 1951, si gira Totò terzo uomo, una modesta farsa che orecchia nel titolo Il terzo uomo di Carol Reed con Orson Welles.



Totò, come ai tempi di L’allegro fantasma, si moltiplica per tre differenti personaggi: l’uomo tutto d’un pezzo Pietro, il playboy Paolo e l’imbroglione Totò. L’attore è abilissimo nel caratterizzare in modo sottile i tre gemelli (ed è geniale il colpo di tosse musicale di Pietro, che accenna la Marcia Reale dei Savoia) rimanendo sempre e comunque Totò. A neanche un anno di distanza da Totò sceicco, Mattoli è però irriconoscibile: Totò terzo uomo non è più parodia né cinerivista ma intreccio di equivoci, scambio di persone, teatrino di burle. Napoli milionaria e 47 morto che parla non sono passati invano: Totò nuota in una dimensione non (neo) realistica come in Guardie e ladri ma comunque tendenzialmente naturalistica, tarpando un po’ le ali alla sua follia.

Il riferimento, comunque, è solo nel titolo e nella musiche. Nel film Totò canta Gnornò, nun si 'na femmena una sua poesia che per l'occasione ha musicato e cantato. Durante la lavorazione del film a Formia Totò annota su un pacchetto di Turmac le parole di una canzone divenuta poi famosa in tutto il mondo: Malafemmena


Così la stampa dell'epoca


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Il sindaco di Santa Serenella, Pietro (Totò), odia il fratello gemello Paolo, che è un tipo allegro e amante delle donne, e gli nega quindici milioni per un suo pezzo di terra che il comune dovrebbe acquistare. Esiste però un terzo gemello, Totò (Totò), scomparso quando era bambino e reduce dalla prigionia. Totò, istigato da un maniaco dei furti perfetti (Aroldo Tieri), dovrà rubare i quindici milioni giacenti in casa di Pietro. Ma viene scambiato per Pietro. Il colpo fallisce ed è ritentato ai danni di Paolo, che ha ricevuto, per errore, il denaro. Anche a casa di Paolo, Totò,
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è scambiato per Paolo e perde ancora una volta la somma interessandosi alla moglie di Paolo (Elli Parvo). I due fratelli si denunciano, l’uno per furto, l'altro per adulterio, mentre il responsabile è Totò, della cui esistenza ancora nessuno sospetta. Nasce un grosso processo che s’imbroglia sempre più, finché Totò,terzo gemello, compare in udienza e tutto si chiarisce. Pietro diventerà buono, Paolo tornerà da sua moglie, e Totò potrà finalmente realizzare il suo sogno d’amore con Caterina, la procace donna di servizio di Paolo (Franca Marzi).

«[...] Pietro, Paolo e il terzo uomo sono sempre l'inesauribile Totò le cui trovate, la cui spassosa recitazione e la cui mimica riempiono il film conferendovi una continua comicità. Non ci voleva nulla di più adatto alla regia di Mario Mattoli, alla quale bisogna ascrivere anche la divertente scena finale di uno strambo processo nella cui aula si raccolgono, oltre le fila dell'assurda vicenda, i principali personaggi che agiscono nel film, ciascuno recandovi un suo maggior o minor contributo: Elli Parvo, Franca Marzi, la Mammì, Campanini, Tieri, Sorrentino, Inglese, Romano.».

Arturo Lanocita, «Corriere della Sera», 10 ottobre 1951


«[...] Non ci voleva nulla di più adatto alla regia di Mario Mattoli, alla quale bisogna ascrivere anche la divertente scena finale di uno strambo processo nella cui aula si raccolgono, oltre le fila dell'assurda vicenda, i principali personaggi che agiscono nel film, ciascuno recandovi un suo maggior o minor contributo: Elli Parvo, Franca Marzi, la Mammì, Campanini. Tieri, Sorrentino, Inglese, Romano.»

«Corriere d'Informazione», 10 ottobre 1951


«[...] In realtà Totò, anche in questa sua ultima fatica, spara tutte le cartucce della sua inesauribile vis comica, ma anche questa volta raramente raggiunge il bersaglio che più ci preme: il cinema. Comico teatrale, egli non ha trovato ancora il regista che sappia restaurarne intelligentemente le naturali attitudini mimiche in uno spettacolo tutto visivo ed in movimento [...]»

Alfredo Orecchio, «Paese Sera» Roma, 5 ottobre 1951


«Uno dei più vetusti spunti da farsa (gli equivoci dovuti a due sosia) è stato messo a servizio dell' infaticabile Totò con l'aggiunta di un terzo sosia, il quale non accresce, come si potrebbe credere, le risapute risorse del soggetto, in quanto l'esistenza dei due sosia principali è conosciuto da tutti e la presenza del terzo, operante ora con uno ora con l'altro, non riesce ad arricchire le situazioni inerenti al tradizionale binomio.
E’ un ripiego di comodo per intensificare il dinamismo del film senza soverchio sforzo inventivo punto è che una autentica fantasia comica non abbia contribuito a ravvivare la meccanicità dell'intreccio è dimostrato dall'insufficiente caratterizzazione dei personaggi (e soprattutto dai tre sosia) e dalla mancanza di imprevisto nello sviluppo dei loro casi. [...] Il film è meno divertente degli altri anche perché offre al esilarantissimo Totò non molte possibilità di mettere in evidenza la sua arte punto è inutile ripetere qui le lodi di questo attore unico che sa passare da una travolgente comicità metafisica ad una sincera, toccante umanità; basterà ricordare che salvo poche eccezioni ("Totò cerca casa" in un senso, "Yvonne La Nuit" et "Napoli milionaria" in un altro), egli è stato male usato e aspetta ancora l'occasione di dare allo schermo quanto può e sa. Ad ogni modo, per quanto tarpato e soffocato, Totò riesce sempre a divertire ed ha, infatti, divertito. Con lui hanno recitato nel film la Marzi, la Parvo, il Campanini, il Pieri, il Castellani.»

E.C. (Ermanno Contini), «Il Messaggero», 4 settembre 1951


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Era dal parrucchiere quando su un giornale lesse l’annuncio dell'ultima pellicola di Totò. Ed esplose indignato, addirittura: «Ma guarda cosa si ha da leggere: un'altra pellicola di Totò! Vorrei sapere che va a vederla! Ah, io no di sicuro: il mio tempo lo impiego meglio. E poi questi cineasti stancano; non hanno proprio fantasia; ma possibile che in Italia non riescono a fare una pellicola umoristica, senza ricorrere a Totò… Il bello è che il giornale ne parla bene!»

Poi si tacque. La guerra in Corea, il fallimento delle laniere, la donna murata in cantina attrassero la sua attenzione.

Lo rivedremo ieri, il nostro uomo, nuovamente in coda: come dal parrucchiere. Era sotto i portici di via Viotti; dinanzi aveva una folla di almeno 300 persone, dietro di lui altri aspettavano tranquilli. Incuriositi per questa fila insolita di gente, ci avvicinammo. Il nostro uomo teneva ancora cattedra: «Io al cinema ci vado di rado. Ma quando c'è qualcosa di nuovo ed è veramente interessante non so rinunciare. Cosa volete: ho un debole per Totò. Le sue pellicole le ho viste tutte e credevo di averne a sazietà. Ma questa è una... cannonata! Sì, “Totò, il terzo uomo”. Pensate, l'ho già vista l'altro ieri! Non mi sono mai divertito tanto e oggi sono ancora qui! C'è quella scena in cui Totò incontra Totò e crede di trovarsi invece con Totò, che è uno spasso: c'è da morire dal ridere.»

Insomma, ero il trecentesimo uomo della fila che dinanzi al Cinema Astor aspettavo il suo turno per rivedere «Totò, il terzo uomo.»

Sembra inverosimile, ma la foto lo testimonia. Un successo del genere nessuna pellicola comica lo ha mai ottenuto. Neppure ai tempi di Charlot. Si tratta di un autentico «fuoriclasse» del genere; un film di cui si parlerà ancora fra decenni. E sempre con il sorriso sulle labbra!

«La Stampa», 22 settembre 1951


La censura


I documenti

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Lo straripante Totò si divide in questo film addirittura in tre personaggi (ovviamente fratelli). La commedia diretta da uno dei registi prediletti del comico napoletano, Mario Mattioli presenta una trama molto complicata, sulla base della classica pochade degli equivoci. Tutto sommato però trama e sceneggiatura sono solo meri pretesti per dare vita ad innumerevoli numeri comici (non sempre riuscitissimi in verità) che vedono l'attore protagonista assoluto.

  • Classica commedia degli equivoci, stavolta con ben 3 gemelli, tutti con personalità e ruoli diversi (il sindaco, il donnaiolo e il truffatore) e tutti interpretati gustosamente da Totò, ben contornato da ottimi caratteristi. Il film galleggia a un livello medio nella filmografia dell'attore napoletano, con un discreto lavoro di sceneggiatura, pur nella prevedibilità costante, ma anche marcato dall'impasse di non riuscire a far vivere la storia per conto suo, al punto da aver bisogno di voci fuori campo di spiegazione (pessimo!). Vedibile.

  • Uno dei migliori film interpretati dal mitico attore napoletano. Qui, per una volta, con uno straccio di copione degno del suo carisma. Dividendosi in tre personaggi, Totò da il meglio di sè, regalando sprazzi di comicità e recitazione ad alto livello. Buono anche il resto del cast, con i fedelissimi Tieri, Castellani e Garinei su tutti. Bella regia di Mattoli.

  • Un Totò movie stanco e noiosetto, sicuramente il più lasco e meno divertente di quelli girati dal solitamente ben in poppa Mattoli. E dire che le premesse della buona riuscita non mancavano: la sceneggiatura della premiata ditta Age Scarpelli (con Metz e Marchesi) e un Principe in versione una e trina. Ogni riferimento al film di Reed e Welles invece si mostra ben presto velleitario, mentre l'istrionismo del nostro si incarna in personaggi che restan sempre a bagnomaria senza mai esplodere. Non brillan nemmen i caratteristi. Totò canta "Nun si na femmena".

  • La tipica commedia basata sugli equivoci che dovrebbe divertire ma che finisce per annoiare e trascinarsi stancamente verso la fine per carenza di idee. Totò carica troppo i personaggi, la sua recitazione a volte è eccessivamente sopra le righe e, anche se le spalle svolgono onestamente il proprio compito, forse è lasciato troppo solo. Comunque da vedere almeno una volta per ammirare tutto il suo estro e la capacità di interpretare più personaggi contemporaneamente.

  • Tre personaggi interpretati oramai con il pilota automatico da Totò che riproporrà l'esperienza in Totò Diabolicus. Qui il vero problema è la sceneggiatura, che continua a zoppicare con situazioni assurdamente telefonate (tutto il racconto finale del truffatore è riassunto dall'irritante voce narrante) e la messa in scena risulta datata a partire dalla colonna sonora. La pochade viene raccontata in maniera molto confusa e ingarbugliata con fastidiosi spiegoni. Comunque qualche sorriso lo si strappa e il tutto si lascia pesantemente vedere.

  • Non ho mai capito perché questo ottimo film del principe della risata sia reiteratamente definito un "Totò minore". Non è "minore" per niente, trattasi piuttosto di uno degli sforzi migliori di Mario Mattoli tout-cort. Il regista di Tolentino in questa pellicola non manca perfino di una certa raffinatezza formale. L'espediente dei tre gemelli, pur non essendo certo originale, è sviluppato con brio e consumata abilità da Totò e da uno stuolo di ottimi comprimari (Campanile, Tieri, Romano, Valori, Garinei, Mammi, il povero Pastorino).

  • Una delle migliori prove di Totò, che interpreta tre fratelli molto diversi tra loro con straordinaria attenzione a ogni dettaglio fisico e psicologico. La storia una volta tanto di stampo classico (con rimandi alla fabula Atellana e alla Commedia dell'Arte) è scritta in punta di penna dai più grandi sceneggiatori del periodo. Ritmo elevatissimo e continui colpi di scena, non tutti telefonati. Grande cast di supporto con molte spalle storiche del Principe (Castellani, Tieri, Giuffré, Inglese) e presenze femminili non solo decorativa. Merita!
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Da domani non bevo più, non fumo più, non gioco più" (Pastorino) "Bravo fesso e che campi a fare?" (Totò); "Vecchia paraninfa!".

  • Uno dei migliori film di Mattoli con Totò. Sono chiare le radici plautine della “commedia degli equivoci” dovute alla somiglianza dei personaggi come è chiara l’ambientazione (che anticipa quella di Pane, amore fantasia) della farsa in un luogo idilliaco e provinciale dove i difetti umani sono guardati con un sorriso bonario e con tolleranza. Film imperdibile nel quale possiamo gustare un Totò eclettico che interpreta tre personaggi differenti fornendo loro tre caratterizzazioni diverse: autoritaria, da gagà e clownessca. Film col passo della pochade.

Foto di scena, video e immagini dal set


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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983