Il comandante

Ho comandato tutta la vita. Ricordo i miei tremila soldati: furono presi da sei tedeschi. Dico sei.

Colonnello Antonio Cavalli

Inizio riprese: settembre 1963 - Autorizzazione censura e distribuzione: 18 dicembre 1963 - Incasso lire 217.596.000 - Spettatori 986.115


Titolo originale Il comandante
Paese Italia  - Anno 1964 - Durata 101 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Paolo Heusch - Soggetto Rodolfo Sonego - Sceneggiatura Rodolfo Sonego - Produttore Alberto Pugliese, Luciano Ercoli - Fotografia Alvaro Mancori, Alessandro D'Eva - Montaggio Licia Quaglia - Musiche Piero Umiliani


Totò: Col. Antonio Cavalli - Andreina Pagnani: Francesca Cavalli - Lina Alberti: giocatrice in casa Cavalli - Franco Fabrizi: Sandrelli - Britt Ekland: Iris - Luciano Marin: Franco - Isa Crescenzi: La coinquilina - Linda Sini: La contessa - Carlotta Barilli: Luisa - Alberto De Amicis: Il socio di Sandrelli - Mario Castellani: Capitano Castelletti


Gli_onorevoli

Soggetto 

Il colonnello Antonio Cavalli (Totò), promosso generale, deve andare in pensione, ma non riesce ad adattarsi alla vita civile perché non rinuncia alla sua mentalità militare, neanche nei rapporti di vicinato. Siccome si sente inutile, decide di lavorare in un ufficio. Intanto soffre di gelosie nei confronti della moglie (Andreina Pagnani) e scoprirà che è proprio lei a pagargli di nascosto lo stipendio. Finirà coinvolto nei malaffari dell'agenzia immobiliare di due imbroglioni, che usando il buon nome del generale mettono a segno truffe e raggiri. Sull'orlo della galera, il generale tenta il suicidio, ma a toglierlo dai pasticci sarà ancora una volta la moglie...

Critica e curiosità 

In lavorazione nell’autunno 1963, invischia l’antico burattino nel miele del soggetto malinconico. Soggetto e sceneggiatura sono di Rodolfo Sonego, in una delle sue momentanee interruzioni dal sodalizio con Sordi; quando i produttori Luciano Ercoli e Alberto Pugliese vengono a proporgli il film, Antonio de Curtis, che lo stima da tempo, pone come condizione che lo scriva lui. Si gira tra settembre e ottobre, in un appartamento nel quartiere di Monteverde e negli ex stabilimenti Titanus della Farnesina, in procinto di essere demoliti, le riprese durano otto settimane, più del doppio, rispetto ai normali film di Totò. L’operazione del Totò drammatico vorrebbe essere nobile ma si rivela fallimentare. Previsti nel cast, Vittorio Gassman e Franco Interlenghi non arrivano al ciak. Il regista Paolo Heusch si arrabatta con i pochissimi denari delle Produzioni Cinematografiche Mediterranee. Andreina Pagnani ha i tempi teatrali ma s’impappina se Totò aggiunge una parola. Molte scene, anche per colpa di Franco Fabrizi, devono essere ripetute e Totò, che dà il meglio al primo ciak, inghiotte dignitosamente il rospo. Viene annunciato come il suo primo film interamente drammatico e come la centesima pellicola da lui interpretatain realtà è la 86a (87a col doppiaggio della Vergine di Tripoli) ma il fatto che si tratti di un film quasi interamente serio innesca festeggiamenti e riconoscimenti.: Totò riceve la "Sirena d'Oro" agli Incontri Internazionale del Cinema e al suo ingresso al Teatro Mediterraneo viene accolto con un applauso interminabile che lo fa commuovere non poco; alcuni giorni dopo il giornalista Lello Bersani lo va a intervistare per TV Sette e Oriana Fallaci gli fa una lunga intervista per l'"Europeo". Ma nonostante questo il film si rivela un insuccesso non certo per colpa del Principe. Fra le comparse figura l'attrice interprete di fotoromanzi Michela Roc.

Viene proiettato in anteprima il 10 dicembre 1963 nella saletta romana dell Agis, subito dopo la consegna di una medaglia d’oro offerta da Agis e Anica all’“illustre attore che ha così efficacemente contribuito, in tanti anni di appassionato lavoro, alla affermazione del cinema italiano”. Ma il centesimo’ film di Totò è tutto tranne che una pellicola indimenticabile; Antonio de Curtis, che vi ha lavorato trepidante come un esordiente, felice di una nuova occasione di fare buon cinema, è schiacciato dalla povertà dell’operazione, da una sceneggiatura mesta che sarebbe stata meglio indossata da un Sordi anziano, in una delle rare volte in cui il personaggio riesce quasi ad annichilire la maschera.

Comunque, pur con vistosi “buchi” nella sceneggiatura e con un ritmo non sempre sostenuto efficacemente, il film dà la possibilità al Principe di sfoggiare il suo “lato oscuro”, la sua inquietudine e la malinconia che derivano innanzitutto da quella “faccia da tragedia greca”. Per il resto, la pellicola offre una bella immagine della vita negli anni del boom (con tanto di contorno musicale) e le prove di Andreina Pagnani e di Franco Fabrizi. Non sarà sicuramente una colonna nella sterminata filmografia di Antonio de Curtis, ma “Il comandante” ci permette di vedere e di apprezzare l’altra faccia e l’altra anima del grande Totò.


Così la stampa dell'epoca

1964 07 12 Epoca Il Comandante intro

Singolare e in un certo senso sconcertante è sempre stata la presenza di Totò nel cinema italiano. Si contano sulle dita, anche nel repertorio internazionale, attori comici che dispongano di un complesso somatico inconfondibilmente tipicizzato, tale da fissare da solo un personaggio e, per riflesso, un particolare schema di situazioni. Keaton rimane forse in questo senso l’esempio più calzante, altri grandi comici, a cominciare dallo stesso Chaplin o dai fratelli Marx, essendo stati costretti a fabbricare il loro personaggio con additivi di trucco.

Totò è Totò: è fisicamente lui e nient’altro. Quel viso lungo e tagliente a cui una bizzarra angolatura della mascella dà quasi una dimensionalità geometrica, quell’occhio vagamente a pesce dove la maligna arcuazione delle sopracciglia fa gioco e contrasto con la flaccida malinconia delle palpebre a borsa, quella figura smilza, mingherlina e puntata in cui gesti e movimenti hanno sempre una potenziale snodatura burattinesca, è già un vivente gag per se stesso. Oltre ciò un eccellente attore. Si direbbe: un tipo come questo avrebbe dovuto (se non formare addirittura oggetto di una produzione a sé) per lo meno essere adoperato solamente in cose confacenti alle sue qualità e alla sua classe. Invece, non so se per colpa sua, salvo rari casi, come quando Rossellini lo pigliò per "Dov'è la libertà", o Monicelli per "I soliti ignoti" - e mettiamoci pure se volete "Guardie e ladri" - generalmente fu destino di Totò essere sprecato nella confezione di modeste e scurrili farsette. Per cui non è da stupire se, logorato alla lunga da tanto mal uso, il personaggio Totò abbia finito alla lunga per perdere il suo originale e surreale mordente.

Per questo è dovere del cronista servizievole registrare l’ultimo suo film. "Il comandante", regista Paolo Heusch su soggetto di Sonego, smistato anch'esso nello stock della stagione bassa. E non tanto perché il film rappresenti uno sviluppo e una valorizzazione degli elementi specifici del personaggio Totò, ma perché offre all’attore la possibilità di costruire e condurre un carattere completo attraverso un’azione teatralmente coerente. E la storia di un bravo e inconcusso colonnello di fanteria promosso generale e collocato a riposo, il quale, ridotto a vita domestica quando ancora ha età ed energie per una vita attiva, e venendo cosi per forza a impicciare il ritmo e le abitudini del resto della famiglia, viene astutamente dirottato fuor di casa dalla moglie con un trucco: facendogli offrire un impiego da una impresa edile alla quale essa rimborsa poi sottomano ogni mese la metà dello stipendio del marito. Per combinazione titolari della ditta sono due giovanotti simpatici e pasticcioni, dalla gestione allegra (pare un destino quando al cinema occorre un ambiente da brubrù salta sempre fuori l’edilizia), per cui non soltanto il povero generale verrà ad accorgersi un giorno che l'impiego che gli dà la fierezza di un guadagno indipendente è pagato dalla moglie, ma verrà imbarcato dai due compari ad assumersi responsabilità che per poco non espongono il suo intemerato nome di soldato al rischio di una figuraccia giudiziaria. Alla fine, rinunciando alle velleità attiviste, egli si unirà ai suoi amici pensionati che vanno a giocare coi modellini radiocomandati sui laghetti di Villa Borghese.

Come vedete siamo ancora nella onesta, casalinga commedia borghese di carattere. Però "Il comandante" è un film piacevolmente sceneggiato, Andreina Pagnani dà garbo e credibilità al tipo della signora distinta trafficante di dubbie antichità attraverso aderenze mondane. Ma soprattutto Totò delinea un personaggio amabile e godibilissimo, e lo porta con estemporanea e misurata lepidezza, perfettamente dosata tra paradosso e verità.

Il comandante, Il comandante... Voi direte: che diavolo. ma non è generale? Sicuro, nel testo del film è un generale, e tutti lo chiamano generale. Ma poi si capisce che forse per via del famoso vilipendio (non si sa mai) hanno preferito non metterlo nel titolo. Cara, inguaribile, eterna Italia della foglia di fico.

Filippo Sacchi, «Epoca», anno XV, n.720, 12 luglio 1964


«La lavorazione è in corso: Totò generale nel centesimo film - "Il comandante" narra la storia patetica di un alto ufficiale collocato a riposo e che non si rassegna alla vita del pensionato. [...] Con lui, nella « roulotte » dove si è appartato durante una pausa del film, abbiamo parlato di questo personaggio nuovo che va creando, così vero e cosi malinconico nel suo destino. « E' la sorte comune — diceva Totò, — il destino di tutti ». Ma quelle amare riflessioni non sembrano attagliarsi a lui. Terminato un film, ne comincia un altro, senza posa, sempre corretto dalla simpatia del pubblico e adesso, mentre gira "Il comandante", sta esaminando già molte nuove proposte di lavoro.»

A. Ce., «Corriere della Sera», 12 settembre 1963


«Totò si cimenta in un film costruito esclusivamente per lui, in chiave più crepuscolare che umoristica, e con assoluta esclusione di quei spassosi lazzi e ammiccamenti buffoneschi che costituivano il suo tradizionale e personalissimo repertorio.[...] Se il film fosse all'altezza del protagonista non potremmo dirne che bene. Purtroppo è un raccontino convenzionale e bozzettistico, un pò impacciato e incerto nella ricerca del tono giusto [...]».

Giulio Cattivelli, 1964


«E' risaputo che la pensione - per civili e militari - arriva sempre troppo presto, in un’età in cui, salvo quando ci sono malattie, l’uomo è ancora pieno di resistenza e di forza e per nulla desideroso di mettersi a riposo; con la con sequenza che, il più delle volte, l’inerzia forzata nuoce alla salute e fiacca il pensionato - fisicamente e intellettualmente - molto più di quanto non avrebbe fatto il lavoro. [...] Su queste situazioni si costruisce il film di oggi, scritto da Rodolfo Sonego e diretto da Paolo Heusch, ma, nonostante la schietta umanità dello spunto e la presenza di Totò in una parte più amara che non comica, l'effetto è scarsamente convincente e, alla lunga, finisce per lasciare perplessi. [...] Il film, cosi, si impone all’attenzione del pubblico (al suo riso e al suol sospiri) quasi esclusivamente per merito di Totò che, giunto qui alla sua centesima fatica (auguri! auguri!), ci mostra ancora una volta di essere un attore di razza toccando senza difficoltà, e anzi con risultati spesso ineccepibili, tanto le corde farsesche, a lui da sempre congeniali, quanto quelle drammatiche; rivelando, in queste ultime, una sensibilità patetica e raccolta, una sofferta interiorità, una severa misura desne davvero d’ogni lode; e tali, oltre a tutto, da farci desiderare di vederle meglio e più diffusamente im
e nitida disinvoltura. [...]»

Gian Luigi Rondi, «Il Tempo», 19 gennaio 1964


«Per il suo centesimo film, quel grande veterano che tra i nostri comici è Totò si è visto finalmente offrire il destro d'interpretare un personaggio di autentica e toccante umanità. [...] A tale dramma Totò presta non solo la sua maschera, tanto più intelligentemente controllata, ma anche un'arte interpretativa di efficacia grande e sottile [...]»

Bir., «Il Messaggero», 20 gennaio 1964


«Un film girato con molta cura. Se Totò avesse coltivato delle ambizioni di interprete ‘serio’ avrebbe finito per commettere gli stessi errori d’un Petrolini; è giusto per questo che invece di pochi film di qualità ne abbia fatto cento di tutti i generi.»

Alberto Moravia, "Il generale dietro la scrivania", «L’Espresso», 5 gennaio 1964, Busta T09, fase. ‘Totò’, Fondo Calendoli


«Abbandonata una volta tanto la battutissima pista delle farse da avanspettacolo, Totò ha imboccato stavolta la via della commedia amara, un po' comica, un po' patetica, dove egli è almeno messo in grado di mostrare ai pubblico quel grande attore che è. [...] Totò è riuscito a darci un personaggio espressivo, sincero, patetico con la sua arte cosi ricca di sfumature, di espressioni tutte intense, anche le più sfuggevoli. [...] Ci auguriamo che il pubblico, anche se dovrà rinunciare a qualche risata, saprà apprezzarlo.»

b. s., «Momento Sera», 20 gennaio 1964


«Totò interpreta il colonnello Antonio Cavalli. Il colonnello Antonio Cavalli vive il dramma del pensionato: senza lavoro, si sente triste e demotivato, commiserando i suoi coetanei che passano il tempo seduti in panchina o accompagnando i nipotini al parco. Anche la moglie (Andreina Pagnani), in quel delicato momento, gli appare come una nemica, incapace di comprendere i suoi travagli interiori. Tra l'altro, a differenza di lui, la consorte svolge un'attività redditizia commerciando in quadri, una situazione che accresce i disagi del colonnello».

Matilde Amorosi


Foto di scena, video e immagini dal set

Getty Images


I documenti


{gallery preview-width=600 preview-height=600}Il_collezionista-Domenico_Livigni/logo-Fotografia_originale_(1963)_Britt_Ekland_durante_una_pausa_sul_set_del_film_Il_comandante_(in_fotografia_si_intravede_la_roulotte_di_Toto')..jpg{/gallery}
Fotografia originale di scena (fronte-retro, 1963): Britt Ekland durante una pausa sul set del film "Il comandante" di Paolo Heusch - Sullo sfondo la roulotte di Totò (Collezione Domenico Livigni)

Cosa ne pensa il pubblico...


logodavi

I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Un grande Totò affronta il tema della vecchiaia. Film che mescola trovate umoristiche a trovate malinconiche, che talora si fondono (si pensi alla scena del treno che cambia binario). Film gradevole, che purtroppo sconta alcune lungaggini, specialmente nella parte finale, che allungano il brodo. Cast disuguale: perfetti i grandi nomi, dimenticabili gli altri.
    I gusti di B. Legnani (Commedia - Giallo - Thriller)

  • Un Totò anomalo (e notevole) ci accompagna malinconicamente nel tema della terza età, o meglio nelle tristi more della pensione in cui un ex generale si sente ormai inutile. Il tono complessivo da commedia non evita l'amarezza e apre a un altro tema importante, cioè la trasformazione sociale dei primi Anni Sessanta, a sottolineare ulteriormente il senso di distacco e disagio dell'anziano militare: altri modi di vivere e soprattutto la spregiudicatezza di due palazzinari da boom. Avrebbe potuto diventare un grande film, ma anche così lascia il segno.
    I gusti di Pigro (Drammatico - Fantascienza - Musicale)

  • Pellicola malinconica, dove Totò (il generale Cavalli), dopo essere andato in pensione, finisce nelle mani di un immobiliare truffaldino. Il film non ha sprint e il copione è piuttosto povero di battute. Ma la cosa che più colpisce è vedere Totò raggirato e usato come un pupazzo (trattamento che di solito è lui a riservare agli altri). E nell'unico momento in cui potrà alzare la cresta davanti alla moglie ("C'è chi scende e chi sale. Io salgo"), arriverà puntuale la batosta. Non ci siamo. Questo personaggio era poco adatto a lui, anche se la sua bravura non si discute.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il generale (Totò) viene mandato a comprare le sigarette, con e senza filtro. Arrivato al negozio, non ricorda la marca e compra mezzo chilo di sale.
    I gusti di Puppigallo (Comico - Fantascienza - Horror)

  • Il colonnello Antonio, ottenuta la promozione a generale insieme alla messa a riposo, non sa rassegnarsi alla vita da pensionato e tormenta la moglie con la propria insoddisfazione, fino a spingerla ad architettare un affettuoso inganno... Una delle interpretazioni più "serie" di Totò, sia per i temi trattati che per il tono malinconico, con punte di amarezza inconsuete per una commedia di questo tipo, prevalenti sulle occasioni di sorriso legate soprattutto all'ingenuo egocentrismo del protagonista, che si ritrova "nudo" una volta spogliato della divisa con cui si è identificato per decenni.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il salvataggio della stufa .
    I gusti di Daniela (Azione - Fantascienza - Thriller)

  • Un Totò misurato nelle movenze e umano negli sguardi domina una malinconica commedia sul tema della vecchiaia. Bellissimo il personaggio principale (un generale che non vuole arrendersi all’incombere della terza età), credibile e ricco di dettagli di indubbia finezza, mentre la regia riesce, senza inutili cadute nel dramma, a far trasparire tramite brillanti trovate tutta la sua solitudine e la sua voglia di rivalsa. Peccato per il ridondante e poco credibile segmento aziendale, ma il film non si dimentica.
    I gusti di Deepred89 (Commedia - Drammatico - Thriller)

  • Uso a comandare in caserma, una volta in pensione si sente perduto: si alza all’alba senza uno scopo, tenta la via del memoriale di guerra ma chi glielo pubblica? A contatto con un mondo che non conosce è il Totò attore più vero, lontano da frizzi e lazzi e costretto solo a scontare una sceneggiatura troppo debole per la forza del suo personaggio. Colpisce e intenerisce, porta a riflettere sulla terza età ma in fin dei conti ti saluta lasciandoti non molto più che la profondità di quel suo sguardo così umano e comunicativo che forse sì, da solo bastava a spiegare il comandante.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Prima del congedo fuori di casa: il mezzo del lavaggio strade lo evita e spegne il getto. Dopo: lavato...
    I gusti di Zender (Comico - Fantascienza - Horror)

  • È un Totò malinconico, triste, molto lontano da quello che siamo abituati a vedere. In un connubio riuscito di commedia e dramma, il regista Heusch vuole mostrare l'altra faccia del grande comico napoletano, quella drammatica. E a parte qualche tempo morto di troppo, l'operazione si può dire riuscita. Ottimo anche il resto del cast con il maneggione Fabrizi su tutti. Da riscoprire.
    I gusti di Lovejoy (Comico - Horror - Western)

  • Tra i film del Principe meno comici uno dei migliori. La sceneggiatura di Sonego permette a Totò di mostrare appieno le sue doti di attore a tutto tondo: misurato, naturale, realistico e quasi commovente nella sua continua ricerca del rendersi utile post-pensione. La regia di Heusch è corretta quanto basta per esaltare le situazioni, non tutte indovinate ma che il protagonista tiene immancabilmente in piedi, affiancato pure da validi comprimari come la Pagnani e Fabrizi. Notevole, poco conosciuto ma da riscoprire.
    I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)

  • Mi è sembrato molto adatto Totò come protagonista in questo film: non esaltante, ma ritrae certi aspetti umani e sociali (militari compresi) in modo caustico e piuttosto realistico. La distanza che c'è tra la vita di caserma e la società civile è evidenziata al massimo da un Totò (generale in pensione) bravissimo a risultare, oltre che patetico, cieco e ingrato verso tutti, con un ego smisurato che lo pone ridicolamente al di sopra di tutto. Buona l'idea di farlo scontrare con il mondo dei palazzinari avventurieri della Roma di allora.
    I gusti di Saintgifts (Drammatico - Giallo - Western)

  • Al crepuscolo della sua carriera Totò ricorda a tutti le sue doti di attore drammatico interpretando un generale incapace di accettare il pensionamento. L'interpretazione è ottima e riesce a evidenziare ogni sfumatura del personaggio: la presunzione e la saccenteria di un militare ormai fuori dal tempo e le problematiche di una persona anziana. Anche il soggetto di Sonego non è male, per quanto Heusch lo allunghi qualche minuto di troppo. Tra i comprimari va ricordato Franco Fabrizi, convincente nei panni di un furbetto di quartiere.
    I gusti di Minitina80 (Comico - Fantastico - Thriller)

  • Nonostante al cinema questo film non abbia avuto successo, troviamo invece un Totò insolitamente amaro e a tratti divertente in una commedia dai toni ora tristi ora allegri. Brava Andreina Pagnani nei panni di sua moglie. Qualche momento di debolezza affiora, ma ci troviamo davanti a un interessante film sicuramente da rivalutare.
    I gusti di Gabrius79 (Comico - Commedia - Drammatico)

  • Bisogna capirsi: il film ha una sua commossa dignità; la sceneggiatura di Sonego, attenta alla psicologia dei personaggi e al realismo della cornice ambientale, è ben congegnata grazie al canone estetico zavattiniano del pedinamento del personaggio; il Generale Cavalli, dopo la sua collocazione a riposo, ha una profondità pirandelliana, non é più nessuno ma solo un'anima pietosa, isolata e abbandonata da tutti, la regia di Huesch è lucida e razionale, ma cosa c'entra questa storia, questo personaggio della "Roma bene" con la maschera "astorica" di Totò?
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena di Villa Borghese, quando il Generale in pensione fa il saluto militare a due marinai e questi lo prendono per matto...
    I gusti di Graf (Commedia - Poliziesco - Thriller)

  • Totò è sempre Totò, molto più eclettico di quanto la sua carriera non dica, incredibilmente naturale: non fa eccezione uno dei pochi ruoli drammatici interpretati insieme a Uccellacci e uccellini. Il film però è un po' sommesso, sceneggiatura passabile ma di approfondimenti sui personaggi pochi. Ottimo, ma senza la grande perfomance del De Curtis non so quanto avrebbe colto nel segno.
    I gusti di Stelio (Animazione - Commedia - Drammatico)

  • Uno dei pochi film che annovera un Totò quasi completamente serio (d'altro canto è il personaggio che lo richiede) e spogliato del suo essere dispensatore di battute e cattiverie. ci si avvicina un poco a Umberto D., se non altro come tematica. C'è ben poco della commedia, anche se ci si sforza di mantenere un tono leggero. Merita sicuramente di essere visto e rivalutato, visto che all'epoca non ebbe un grande successo. Forse uno dei migliori dell'attore napoletano. Da ricordare un luciferino Fabrizi.
    I gusti di Maxx g (Comico - Horror - Western)

  • In questo film colpisce (e a tratti disorienta) la maschera di Totò che, spogliata di qualsiasi fine comico, appare drammatica, perfino tetra. La sceneggiatura è interessante, con il protagonista che da una posizione di comando deve affrontare le alterne vicissitudini di pensionato inutile e manipolato. Forse con una regia più sicura, affidata a qualche altro nome, si sarebbe evitata una certa senzazione di lentezza.
    I gusti di Roger (Comico - Commedia - Drammatico)

  • Il tema del film, cioè quello dell'uomo arrivato alla pensione dopo aver occupato un posto di comando, è stato trattato nel cinema sempre con difficoltà in quanto la gente non ama essere troppo rattristata al cinema, vedi il film Umberto D. Qui Totò cerca di addolcire il tema con la sua comicità e in parte ci riesce, tuttavia il Totò alto borghese piace di meno per cui dopo questo film dovrà ritornare alla sua macchietta con il frac e i lacci delle scarpe come cravattino a fare delle gag con Mina alla televisione e nella serie tv TuttoTotò.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Mio figlio il bello dove sta? Eccolo qua, si sta pettinando!" (Totò critica il figlio che pensa a sistemarsi i capelli durante l'incendio della casa).
    I gusti di Squash (Comico - Commedia - Horror)

  • Che bel film! Qui Totò raggiunge il vertice assoluto: non è mai comico e il suo personaggio è molto legato grazie a Rodolfo Sonego alla commedia all'italiana vera e propria che spopolava negli anni 60. Avrei preferito in regia un Risi o un Comencini, c'era molto da ottenere da un personaggio come questo, scritto in stato di grazia da Sonego e interpretato magistalmente da Totò. L'insuccesso del film è dovuto proprio alla regia, non particolarmente adatta ad un film ambizioso come questo, che doveva rivelare un Totò tragico.
    I gusti di Peppino (Comico - Commedia - Drammatico)



Uniforme di colonnello dell'Esercito Italiano, indossata da Totò per interpretare il ruolo di Antonio Cavalli nel film "Il comandante", conservata nel suo baule di scena





Per trascorrere le notti insonni, Totò aveva a disposizione un radioricevitore Zenith Trans Oceanic Model Royal 3000, con il quale spesso amava ascoltare fino a tarda notte le telefonate di persone che conversavano con parenti mentre erano in navigazione sulle navi. Originariamente la radio era custodita a bordo dell'"Alcor". La radio compare in una breve sequenza del film "Il comandante"

Le incongruenze

  1. Dopo una mattinata di lavoro in ufficio, Totò va a pranzare in una mensa. Mentre cerca un tavolo libero reggendo il vassoio con le portate scelte viene urtato e, dal vassoio, cade una pera. Nella scena seguente Totò si siede a un tavolo e la pera è misteriosamente al suo posto.
  2. Quando Totò scappa di casa e la nuora lo insegue, egli si nasconde dietro una lastra, la nuora continua e gira l'angolo della strada. Quindi Totò torna indietro e inizia a salire una scalinata lì vicino, poi la nuora sbuca da sopra la scalinata. Già è strano che dalla strada imboccata dalla nuora ci fosse un'altra scala che portasse al livello superiore (ma tutto è possibile e non sarebbe un vero blooper), ma l'errore sta nel fatto che non avrebbe avuto il tempo di fare tutta quella strada in quanto da quando aveva svoltato l'angolo era passata una manciata di secondi.
  3. Quando la nuora raggiunge Totò dopo una lunga corsa (e il comandante interpretato da Totò è un anziano pensionato), nessuno dei due mostra il minimo affanno, nè una goccia di sudore
  4. Totò sta scrivendo un manoscritto sulle sue memore e dice ad un amico che è arrivato a 2000 pagine in 8 mesi. Ma quando scoppia l'incendio nel suo studio rimprovera la moglie di non aver salvato lo scritto e che sono andate perse 1200 pagine e 8 mesi di lavoro
  5. Quando scoppia l'incendio nello studio di Totò, questi averte i vigili che ci sono delle bombe a mano, ricordi di guerra. Infatti poco dopo scoppia tutto, ma l'inquadratura mostra l'esplosione di petardi, e i rumori che si odono sono chiaramente di tric-trac. Non c'era intento comico nella scena (come in altri film di Totò), per cui è ravvisabile un blooper.
  6. Quando i due militari di leva aprono lo sportello dell'auto, chiedono al neo-generale Cavalli (Totò) se vuole un aiuto per scendere. La risposta è un "No, prego" che esce dalla bocca semiaperta, ma immobile, dello stanchissimo generale.
  7. A tavola con la famiglia, Cavalli (Totò) festeggia il nuovo posto di lavoro. La nuora gli chiede quanto prende di stipendio e una voce molto diversa da quella di Totò risponde "sessantamila" ma, se si osserva bene, Totò guardando la nuora le dice solo un distratto "sì
  8. Durante il discorso di commiato del comandante agli ufficiali del reggimento, si vede chiaramente nella panoramica che le giubbe di alcuni di essi sono senza mostrine (per la cronaca, quelle del 17° Rgt. f. "Acqui"): blooper imperdonabile, visto che allora si veniva messi agli arresti per molto meno
  9. Nella scena, all'inizio del film, dopo la scena della radio che trasmetteva "guarda come dondolo", Totò sta scrivendo un romanzo e si vede una lampada sul tavolo con un inclinazione verso l'alto, ma, nel cambio dell'inquadratura, la lampada si è abbassata
  10. Nei titoli di testa, il cognome di Britt Ekland viene storpiato in Eklund

www.bloopers.it


logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1963-Il comandante 01 
  La piazza dove il generale Cavalli (Totò) esce dalla metropolitana (fermata Cavour) e vede la moglie entrare in macchina col vecchio Torquato (lo aiuta a salire perchè zoppo), mentre c'è molta gente che osserva e applaude lo spettacolo di un saltimbanco è piazza della Suburra a Roma, all'uscita della stessa metropolitana dove Totò propone il malaffare a Lo Turco in "La banda degli onesti" con annesso Bar dove prendono il caffè "con molto zucchero"
  
  Ecco che in questa inquadratura si vede una parte della stazione Cavour, caratterizzata da due scale ai lati
  
  Il palazzo dove abita il Col. Antonio Cavalli (Totò) è Villino Cirini in Via Ugo Bassi 1 in Monteverde Vecchio a Roma. Questo l'ingresso
  
Qui vediamo Totò in versione comandante che, appena uscito di casa, si dirige verso via Saffi mentre la macchina del lavaggio strade si ferma per non spruzzargli addosso  
  
  Il medesimo edificio è presente anche in Ma che colpa abbiamo noi e in Romanzo criminale (dov'è il bordello di Patrizia). Lo studio dove Totò si isola per scrivere il suo memoriale è all'ultimo piano della torretta
  
  Un soldato piantona la casa del generale appena promosso
  
Il parco dove Totò va spesso durante il film (e con lui la moglie) è quello di Villa Borghese a Roma. Sullo sfondo del laghetto, immancabile e scenografico, il tempietto di Esculapio
  
 E' ovviamente sempre lo stesso laghetto (con tempietto) quello dove gli amici pensionati di Totò fanno andare le loro barchette radiocomandate e sul quale si chiude il film 
  
  I palazzi che si vedono sullo sfondo quando Totò, uscito dallo studio dove lavora, va in tabaccheria per comprare le sigarette (comprerà invece il sale causa amnesia) sono, come ha notato il sempre bravo Ellerre, quelli di via Nedo Nadi a Roma. Al solito gli alberi impediscono una vista decente, ma il posto, soprattutto visto ad esempio in Bing, ne dà chiara conferma
  
 

PASSEGGIATA AL PIAZZALE...
La piazza dove, con gli amici pensionati, il comandante (Totò) passeggia parlando di hobby e di come arrotondare la pensione, è Piazzale Clodio a Roma.

  
  

...CON VISTA SUL PARAFULMINE:
Durante la passeggiata tuttavia, l'ex professore Paganelli dice di aver piantato sul tetto di casa sua un parafulmine e lo indica (è quello che vedete sul tetto qui sotto), solo che quella particolare casa non sta in piazzale Clodio ma in via Luigi Settembrini 1

  
  Il misterioso "parafulmine" tra l'altro è ancora lì identico. A voi scoprire (ma la risposta è ovvia) se da dov'era (A) il professore potesse davvero mostrare il tetto di casa sua (B)
  
  Il punto in cui Totò, dopo aver acquistato il sale perché s'era dimenticato di cosa doveva davvero comprare in tabaccheria, lo sta per gettare infastidito, è sempre all'Eur, sopra la Passeggiata del Giappone
  
  
  Ecco Totò che sta per gettare il sale infastidito verso il laghetto dell'Eur. Da queste scalette si vede la metropolitana dell'Eur. L'inquadratura della cinepresa è visibile nella mappa qui sopra
  
  Il palazzo dove lavora Totò è il noto palazzone dell'Eni in Viale dell'Arte all'Eur di Roma
Ecco come si presenta oggi il noto grattacielo
  Lo spiazzo dove Totò raggiunge il suo datore di lavoro (Franco Fabrizi) al quale deve portare una mappa (che invece ha dimenticato disgraziatamente a casa) è davanti a via Giovani Fabbroni, alla periferia nord di Roma. Si osservi qui il palazzo A
  
  Questi invece i palazzi lungo Via Giovanni Fabbroni. Esiste ancora la casupoletta B che ci permette di individuare il punto esatto in cui era Totò
  
  Ecco infine la tavola che ci mostra con esattezza i palazzi individuati e il punto in cui stava Totò
  
  La caserma dove comanda (prima di essere promosso a generale e congedato, a inizio film) il colonnello Antonio Cavalli (Totò) è a sorpresa il Palazzo Ducale in Piazza Roma a Modena, sede della prestigiosa Accademia Militare di Modena
  

Il comandante (1963) - Biografie e articoli correlati

Alberti Lina

Alberti Lina Anna Lina Alberti è stata un'attrice italiana. Biografia Dopo una…
Alberti Lina

Aloisi Irene

Aloisi Irene (Milano, 20 maggio 1925 – Roma, 1º gennaio 1980) è stata…
Aloisi Irene

Cocco Albino

Cocco Albino (Roma, 1º marzo 1933 – Roma, 7 marzo 2003) è stato un regista e…
Cocco Albino

Donati Danilo

Donati Danilo (Luzzara, 6 aprile 1926 – Roma, 2 dicembre 2001) è stato uno…
Donati Danilo

Fabrizi Franco

Fabrizi Franco (Cortemaggiore, 15 febbraio 1916[1][2] – Cortemaggiore, 18…
Fabrizi Franco

Heusch Paolo

Heusch Paolo (Roma, 26 febbraio 1924 – Roma, 16 ottobre 1982) è stato un…
Heusch Paolo

Marin Luciano

Marin Luciano (Roma, 9 dicembre 1931 – Roma, 12 novembre 2019) è stato un…
Marin Luciano


Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Il cervello di Alberto Sordi", Tatti Sanguineti, Adelphi, Milano 2015, p. 235
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • Filippo Sacchi, «Epoca», anno XV, n.720, 12 luglio 1964
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998