Totò e Cleopatra

Cleopatra si uccise facendosi mordere da un capitone. Prima ci aveva provato con un aspide, ma la povera bestia era morta avvelenata.

Totonno/Marco Antonio

Inizio riprese: marzo 1963 - Autorizzazione censura e distribuzione: 3 agosto 1963 - Incasso lire 507.962.000 - Spettatori 2.302.013


Titolo originale Totò e Cleopatra
Paese Italia - Anno 1963 - Durata 95 min - Colore Audio sonoro - Genere commedia - Regia Fernando Cerchio - Soggetto Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi, Fernando Cerchio - Sceneggiatura Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi, Fernando Cerchio - Produttore Ottavio Scotti - Produttore esecutivo Nino Battiferri - Casa di produzione Liber Film - Euro International Film - Distribuzione (Italia) Euro International Film - Fotografia Alvaro Mancori - Montaggio Antonietta Zita - Musiche Carlo Rustichelli - Scenografia Andrea Melone


Totò: Totonno / Marco Antonio - Magali Noël: Cleopatra - Franco Sportelli: Enobarbo - Carlo Delle Piane: Cesarione - Moira Orfei: Ottavia - Lia Zoppelli: Fulvia - Toni Ucci: Senatore Publio Nasone - Nadine Sanders: Ancella di Cleopatra - Mario Castellani: Chirurgo cranico reale - Gianni Agus: Senatore Ottavio - Adriana Facchetti: Publia


Toto_e_cleopatraSoggetto 

Si narrano le vicende di Marco Antonio e del suo fratellastro-sosia Totonno: perso d'amore per Cleopatra il primo, losco trafficante di schiavi il secondo, che sostituisce segretamente il condottiero nei momenti più delicati. La continua apparizione ora del vero ora del falso Marco Antonio genera lo scompiglio: la regina d'Egitto non sa più cosa pensare del contraddittorio comportamento dell'uomo che credeva di avere in sua balia, mentre il Senato romano si trova alle prese con repentini mutamenti di intenti. Poi scoppia la guerra fra Roma e l'Egitto: Ottavio vince gli egiziani sul campo di battaglia e, come promesso, concede la propria sorella Ottavia in sposa a Totonno (oramai nelle vesti di Marco Antonio).

Critica e curiosità 

Seconda e più divertente incursione nella parodia del peplum, in cui Totò si sdoppia per l’ultima volta (tra il dissoluto Marco Antonio e il più sapido Totonno) riproponendo il personaggio del gagà in versione 'triumvira'. Girato nella primavera del '63, la pellicola venne distribuita nelle sale cinematografiche italiane il 14 agosto 1963 dalla Euro International Film.

Come in molti film di Totò, al suo fianco c'è la bellona di turno, questa volta bellissima veramente, la bella partner del Principe è Magali Noel, resa famosa dal suo successo ne La dolce vita di Federico Fellini. La trama è abbastanza semplice, incentrata sulla parodia della storia di Cleopatra e Antonio, la cui moglie lo sostituisce con il suo gemello Totonno. Seguono diverse avventure e scambi di persona che confondono le idee alla bellissima regina d' Egitto. La trama molto scarna e scontata è però riempita da battute assolutamente di prim'ordine, se ne potrebbero contare a centinaia, immediate e assolutamente geniali. Addirittura nella famosa scena del suicidio di Cleopatra per mezzo dell'aspide, muore l'aspide! Le battute prendono lo spunto maggiore dai classici giochi di parole, il comico attinge dall'attualità del tempo, senza badare alla cronologia della storia, anzi marcandone le similitudini.

Vengono fatte allusioni alla censura, imperversante a quei tempi:
"Sei troppo vestita, è questione di censura?"
La moda nascente dei culturisti:
"Vestito con il tralcio di vite, io modestamente faccio la mia figura, sono un fusto".
La politica degli interventi statali:
"Nazionalizziamo".
Le preferenze gastronomico-sessuali :
"Sempre baccanale alla egiziana, mai baccanale alla livornese".
I riferimenti alle autovetture, applicati alle schiave vendute al mercato:
"La Flavia va su di giri e picchia in testa".
Via via, fino all' apoteosi:
"Viva la biga!", "Ti do la Grecia, la Tracia e la Cappadocia... spengo la Lòcia?"

Il canovaccio centrale si snoda sulla tecnica, più volte utilizzata, dei gemelli che consente a Totò di sdoppiarsi nei due personaggi assolutamente diversi e contrapposti di Marco Antonio e di Totonno. Il primo si è "orientalizzato" gesticola come una checca civettuola, servendosi del linguaggio tutto diminutivi e ammiccamenti. Il secondo è un personaggio dalla comicità violenta, sguaiata, a volte volgare, nel senso buono della parola, usando il linguaggio del corpo e i meccanismi del desiderio.
Sicuramente, merita una menzione speciale la spalla che questa volta è un' attore napoletano Franco Sportelli (Enobardo) con tanta esperienza di teatro.
Fanno buona compagnia ai protagonisti principali, Lia Zoppelli, Moira Orfei, Toni Ucci,Gianni Agus, Mario Castellani (il chirurgo cranico reale!), Carlo Delle Piane (Cesarione), che animano una serie di esilaranti siparietti, ambientati volta a volta nel senato romano e nella reggia di Cleopatra.


Così la stampa dell'epoca

«[...] La chiave di volta del successo di pubblico che il film è destinato ad avere è ancora una volta Totò. Irresistibile come sempre. [..] Si ride di gusto alle battute dette da Totò e alle sue trovate e si ride addirittura senza ritegno, visceralmente, in alcune scene nelle quali il nostro grande attore comico, vero erede della commedia dell'arte, supera se stesso come quella, ad esempio, della visita da parte dello psichiatra [...]»

Ermanno Contini, «Il Messaggero», Roma, 6 settembre 1963


«[...] A Totò la commedia degli equivoci è sempre calzata a pennello e anche stavolta, col pretesto di ambientare la vicenda in riva al Nilo, il principe de Curtis si presta alla doppia parte [..,] Battute trivialotte e tutto il gran mestiere rispolverato del gran Totò, cercano di farci fare quattro risate [...] Il crollo, se non ci fosse lui, sarebbe fragoroso. La chiave di volta del successo di pubblico che il film è destinato ad avere è ancora una volta Totò. Irresistibile come sempre, si ride di gusto alle sue battute e alle sue trovate e si ride addirittura senza ritegno, visceralmente in alcune scene dove il nostro comico supera se stesso»

Onorato Orsini, «La Notte», Milano, 18 settembre 1963


«[...] Il film è spettacolare, rutilante di colori e di costumi: il mondo romano ritratto senza infierire con i toni della caricatura o dell'umorismo fa assai bene da sfondo decorativo; Totò regge bene tutto lo spettacolo, come al solito, ma la sua bravura non riesce da sola a far ridere perchè mancano le trovate e le battute e quelle che ci sono, pesanti e volgari, tutte a doppio senso e scurrile, infastidiscono e fanno scadere il film. [..]»

Vice, «Il Tempo», 6 settembre 1963


«Che si facesse - come ormai è d'uso - la parodia di un film intorno al quale, volontariamente o meno, si è fatto gran clamore di pubblicità, c'era da aspettarselo. Ma che il film parodia precedesse sugli schermi il film cui rifà il verso non era certo immaginabile. Come pure nonostante si sapesse che il grande Totò e la bella Magali Noel ne erano gli interpreti, non era prevedibile che la parodia stessa riuscisse così gustosa, azzeccata e divertente come in questo “Totò e Cleopatra” di Ferdinando Cerchio. La chiave di volta del successo di pubblico che il film è destinato ad avere e ancora una volta Totò irresistibile come sempre nella duplice parte di Marco Antonio e del suo fratello gemello mercante di schiavi [...] Si ride di gusto le battute dette da Totò e dalle sue “trovate” e si ride addirittura senza ritegno, visceralmente in alcune scene nel quale il nostro grande attore comico, vero erede della “commedia dell'arte” supera se stesso, come quella ad esempio della visita da parte dello psichiatra. [...] Buone anche molte scene d’insieme girate in Eastmancolor in Totalscope»

Vice, «Il Messaggero», 6 settembre 1963


«La rentree di Totò nel cinema non è stata molto felice: una serie di filmetti squallidi, volgari, inintelligenti, in fondo ancora più arretrati e meno veri di quelli che vedevamo dieci anni fa[...] Tutto questo lo ritroviamo oggi, identico, non più rispondente al nostro gusto, stancamente ripetuto con la speranza che pubblici sottosviluppati e provinciali possano far quadrare il bilancio di produttori improvvisati [...] I capelli grigi di Totò, questo autentico attore che per ragioni di cassetta si confina in ruoli di avanspettacolo, sono un pò patetici, in simile situazione».

Franco Nicolini, «La Nazione», 1963


«Girato nel 1963, è una scassatissima parodia dei film storico-mitologici, un Totò contro Maciste ambientato addirittura nell'antico Egitto, con Samson Burke, penultimo Tarzan hollywoodiano, nel ruolo di Maciste. Il secondo, Totò e Cleopatra, viene girato nella primavera del '63 ed è il più divertente: merito della verve dell'interprete, ben servito da un cast in cui si fanno notare Lia Zoppelli, Gianni Agus, Carlo Delle Piane, Moira Orfei e la francese Magari Noël, lanciata dalla Dolce vita di Fellini.»

Alberto Anile


«Totò interpreta Marc'Antonio/Totonno. Marc'Antonio, insediatosi ad Alessandria insieme al suo luogotenente Enobarbo, si invaghisce di Cleopatra, la fatale regina d'Egitto. Il senato decide di richiamarlo a Roma, dove Ottavio, in vista del futuro triumvirato, vorrebbe fargli sposare la sorella Ottavia. Ma Fulvia, la legittima consorte di Marc'Antonio, va su tutte le furie, sequestra il marito in cantina e lo sostituisce con il fratellastro Totonno, che gli rassomiglia come una goccia d'acqua. Totonno va in Egitto e maltratta Cleopatra, la quale non sa spiegarsi l'improvviso cambiamento di colui che ritiene essere Marc'Antonio.»

Matilde Amorosi


1963 07 Ercole intro

Dopo l'uccisione di Cesare, si formò a Roma un triumvirato. Il prode Marc’Antonio, invitto e coraggioso generale, il giovane Ottavio, freddo, abile calcolatore, e il buon Lepido furono i triumviri e si divisero tra loro i territori sotto II dominio o la protezione di Roma. Abilmente, Ottavio tenne per se Roma e l'Italia, e Lepido toccò l'Africa e a Marc'Antonio, vennero assegnate le terre d'Oriente, le più ricche, che solo un uomo come lui poteva coscienziosamente spogliare a vantaggio di Roma.

Marcantonio partì sicuro del suo successo. Coprendosi di nuove glorie avrebbe potuto facilmente eliminare i suoi colleghi e divenire Re e Imperatore. Mire analoghe avevano però anche gli altri triumviri o particolarmente Ottavio, e, per disgrazia di Antonio, nelle terre d’Oriente; vi era l'Egitto e in Egitto vi era una regina, Cleopatra, che già aveva affascinato prima Pompeo e poi Cesare, che non erano antichi romani da nulla.

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Il nobile Marc'Antonio, attende che Cleopatra si presenti a lui in atto di sottomissione e pronta a rispondere a molte accuse. Ma la regina fa sapere che lo attende nel proprio palazzo in Alessandria, per poterlo ricevere con tutti gli onori che spettano ad un uomo del suo rango, del suo valore. Stuzzicato nell'amor proprio, e forse anche da certe voci che dicono la bellissima regina si presenti, in cerimonie importanti, vestita come Venere — ossia, non vestita affatto — Marc'Antonio accetta di recarsi da lei. La donna subito lo colpisce presentandosi in un gioco sapiente di luci, adagiata in una grande conchiglia e ricoperta di soli veli, che lasciano vedere quel tanto che basta per metter voglia di vedere di più. Cosi, poco tempo dopo questo incontro, il Senato di Roma è in subbuglio. Antonio invece di punire e sottomettere Cleopatra, le ha regalato alcune importanti provincie e sembra si sia messo a fare II Re d’Egitto a fianco di lei, infischiandosene apertamente di Roma.

Ottavio propone di richiamare Antonio a Roma decretandogli gli onori del trionfo. La proposta appare scandalosa, ma non basta: Ottavio ha deciso di dare in moglie ad Antonio la propria sorella Ottavia, molto bella e che dovrà fargli dimenticare Cleopatra. Il progetto di Ottavio appare astuto; evitando una guerra civile si potrà recuperare l'uomo Antonio, prezioso per Roma. Il Senato quindi approva, ma chi non approva è la moglie di Antonio, Fulvia, donna di forte temperamento che rivuole il marito per se e non è donna da darsi per vinta tanto
facìlmenlc. Dice di si ad Ottavio, ma intanto escogita un suo piano.

Vive a Capua un disgraziato, fratellastro di Marc'Antonio, di nome Totonno, detto anche Totò, che campa la vita facendo il mercante di schiavi sulla pubblica piazza. Data la sua eccezionale somiglianza col triumviro gli è proibito avvicinarsi a Roma.

Fulvia capita al mercato di Capua quando stanno arrestando Totonno in seguito ad uno dei suoi tanti pasticci. Le è facile farlo rilasciare e costringevo a prestarsi all'audace piano che ella ha studiato, sostituirlo con il vero Antonio, col quale la donna sogna di partire, dove vivere segretamente una vita calma e felice.

Così, quando Marc'Antonio sbarca, proveniente dall'Egitto, viene immediatamente sequestrato dalla terribile moglie, che lo tiene prigioniero e lo spaesato Totonno viene inviato, in vece sua, a ricevere gli onori del trionfo.

La faccenda però ha un suo lato dolcissimo: la bella Ottavia, moglie tenera ed affettuosa, vero bocconcino da re. La vita con lei è talmente dolce, che Totonno vi si abbandona con tutto piacere. L'astuto Ottavio è fiero della sua buona riuscita del proprio piano. Antonio pare davvero cambiato e non pensa più alla regina Cleopatra. Ottavio comincia a pensare di avere forse esagerato: quello che egli crede Antonio non pensa più all'Egitto e a Cleopatra al punto di rifiutarsi di tornare in Oriente a compiere il proprio dovere. Ma Ottavio trova buoni ergo menti — minacce e ricatti — per convincere il riluttante cognato a tornare in Egitto, ove dovrà finalmente sottomettere il paese e la sua regina con metodi energici. Totonno deve obbedire anche se a malincuore: in cambio della riuscita dell'impresa si fa solo promettere una forte somma perchè è sua intenzione ritirarsi a vita privata. Ottavio non chiede di meglio — è un triumviro che si elimina da se — e il patto è concluso.

In Egitto la maliarda Cleopatra attende con ansia il ritorno di Antonio, timorosa che il trionfo a Roma e il matrimonio con Ottavia possano aver spento in lui l'amore di un tempo. Ma, non immagina quale nuovo Antonio si troverà di fronte. Infatti Totonno, strafottente e villano, rimane insensibile al suo fascino e spadroneggia a palazzo con ogni sorta di prepotenze. Cleopatra vede sfumare il proprio sogno di potenza e non fa che invocare la dea della lussuria e dell'amore.

Ed ecco il miracolo sembra avverarsi. Una notte, nei propri appartamenti Cleopatra ritrova l'Antonio di un tempo, il suo Tony, che l'ama pazzamente ed è disposto a regalarle anche tutto l'impero... Ma si tratta del vero Antonio, sfuggito alla prigionia della moglie e sbarcato clandestinamente in Egitto. L'Illusione di Cleopatra dura poco, che subito si ritrova davanti Totonno, che la tratta peggio che mai. Cleopatra ordina di ucciderlo: ma i sicari si sono appena mossi che ricompare il vero Antonio, più innamoralo che mai e prodigo di promesse. Contrordine immediato ai sicari, ancora contrordine, e nuovamente An-tonio che si comporta ancora peggio, arriva al punto di fare delle irrispettose allusioni al ben noto naso di lei, un tantinello lungo. La povera Cleopatra sta per diventare pazza.

Ma Enobarbo, il luogotenente di Antonio, innamorato pure lei della regina, scopre l'esistenza di Totonno, che sentendo aria di grossi guai vorrebbe fuggire, ma il subdolo Enobarbo lo costringe, minacciandolo e ricattandolo, a restare,- dovrà continuare a recitare la sua parte, trattando Cleopatra sempre peggio, umiliandola sempre peggio, allo scopo di rendere Antonio odioso agli occhi della donna e di condurlo alla pazzia. Penserà Enobarbo a dirigere il gioco.

Quando la regina chiede ad Antonio spiegazioni del suo comportamento, delle villanie, dei torli tatti a lei da Totonno, e il povero Antonio giura che non è vero, Enobarbo presente testimonia invece che è vero di tutto quello che gli si rimprovera, Antonio comincia davvero a dubitare di essere pazzo e tutti cominciano a crederlo tale: tra l'altro una strana forma di ossessione, ogni tanto vede se stesso. Viene cosi consultato il chirurgo reale, specialista in trapanazioni del cranio, il quale afferma che occorre intervenire d'urgenza. Enobarbo gongola: difficilmente un uomo si salva dalle esperti mani del chirurgo reale.

Intanto il contraddittorio comportamento di Antonio provoca nuove discussioni e tumulti in Senato a Roma. Chi dice che Antonio è nuovamente ricaduto sotto la nefasta influenza di Cleopatra, chi sostiene l'opposto. Noi però sappiamo che tutte e due le parti hanno ragione. Ottavio taglia corto ogni discussione: muoverà guerra all'Egitto e così sarà chiaro da quale parte è Antonio.

Intanto la trapanazione del cranio di Antonio è rinviata. Pazzo o no dovrà scendere in campo contro le legioni di Ottavio per salvare il trono di Cleopatra: così dice ufficialmente la regina, la quale però ha ormai pochissima fiducia in lui. Non c'è neppure bisogno che Enobarbo faccia presente che II vincitore non potrà essere altro che Ottavio e Cleopatra ha già fatto il suo piano: abbandonare Antonio e dare ad Ottavio una facile vittoria, sperando di averne riconoscenza e di riuscire poi a conquistarlo, faccenda nella quale ormai Cleopatra ti crede, e con buone ragioni, una specialista.

Antonio ritorna sconfitto, e Cleopatra fingendosi disperata, lo trascina con se dicendogli di fuggire insieme e lo fa cadere in un trabocchetto. Si prepara quindi a ricevere Ottavio, prossimo ad essere il grande imperatore Cesare Ottaviano Augusto.

Ma Ottavio, freddo e calcolatore, nonostante le festose accoglienze di Cleopatra, degna la donna di appena uno sguardo, apprezzandola soltanto come un bell'ornamento esotico del suo prossimo corteo trionfale a Roma. Inutilmente Cleopatra si vanta di averlo aiutato a vincere e di aver ucciso Antonio.

Macché ucciso! Ecco infatti Antonio (e non quello innamorato di lei, ma quello che l'ha sempre disprezzata e maltrattata) saltare fuori più vivo e arzillo che mal ad abbracciare il suo amico e cognato Ottavio e a chiedergli i molti milioni di sesterzi pattuiti, prima di ritirarsi a vita privata. A Cleopatra a questo punto non rimane che porre sul proprio storico seno l’altrettanto storico aspide.

Il nostro Totonno trascorre ora la vita in piacevoli ozi in una villa lontana da Roma. Accanto a lui è la bella Ottavia e li serve una schiava che è precisa Identica a Cleopatra; infatti è Cleopatra in persona. Ma non l'aveva morsa il velenosissimo aspide? Certamente! Ma quello che molti ignorano, è che morì l'aspide, poverino!

Elio Agostini, «Ercole», luglio 1963


La censura

Toto-e-Cleopatra-censura

Verbale della Commissione Revisione Cinematografica II grado in data 5 dicembre 1963
(Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema)


Foto di scena, video e immagini dal set


I documenti

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

In linea con molti film di Totò c'è il fatto che il primo tempo e ben superiore al secondo, ma qui la cosa è veramente sbilanciatissima, con un nomento (il duetto con Castellani) di un livello che era difficile pensare così basso (era meglio accorciare il film!). Sceneggiatura così così: il film regge quando o ci sono duetti serrati (quelli con Gianni Agus, bravissimo, hanno un ritmo - anche senza Totò - che spesso il film smarrisce) o bravi attori come la Zoppelli. Era lecito attendersi di più. Voce narrante iniziale di Nando Gazzolo.
I gusti di B. Legnani (Commedia - Giallo - Thriller)


Versione in chiave ovviamente parodistica dei peplum ambientati nell'antico egitto, Totò e Cleopatra è una commedia degli equivoci piuttosto classica basata sullo scambio di persona. La presenza del grande attore napoletano strappa qualche risata, ma occorre ammettere che il film è veramente scadente con una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti e dialoghi che in nome della sudetta risata troppo spesso ricorrono a momenti triviali di bassissima lega.
I gusti di Galbo (Commedia - Drammatico)


Come sarebbe andata tra Antonio e Cleopatra se di mezzo ci si fosse infilato l'infingardo gemello di lui? La parodia del kolossal Cleopatra prende la piega della commedia degli equivoci, con Totò uno e bino, ma l'equivoco vero sta nell'impianto generale: un film che non fa ridere, e che tutt'al più diverte un po' con maschera, gesti e sproloqui di un Totò che dove lo metti è una garanzia. La macchinosità della trama e della realizzazione, che ingabbia il protagonista pur quasi sempre presente, è un macigno che non porta a niente. Trascurabile.
I gusti di Pigro (Drammatico - Fantascienza - Musicale)


La storia dell'amore fra Antonio e Cleopatra è complicata dalle apparizioni improvvide di Totonno, gemello del primo al quale ogni tanto si sostituisce con esiti scombinatori... Fra le parodie a carattere storico interpretate da Totò, una delle meno riuscite a causa di una sceneggiatura fiacca e sgangherata oltre l'abituale. Qualche occasione per sorridere comunque c'è: a parte la solita straordinaria maschera del comico, qui doppia, il tapino Delle Piane nel ruolo di Cesarione ne busca tante, mentre il fido Castellani questa volta è un "chirurgo cranico reale" e Agus un impettito Ottavio.
I gusti di Daniela (Azione - Fantascienza - Thriller)


Non uno dei film di Totò più memorabili, ma sicuramente uno dei più divertenti dell'ultimo periodo e anche uno degli ultimi incassi da record. Nel doppio ruolo il protagonista può scatenarsi in irresistibili giochi verbali e in due o tre scene da antologia (quella dello specchio su tutte). Certo la trama a un certo punto comincia a mostrare tutta la sua pochezza, ma il divertimento c'è ed è di buon livello.
I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)


Parodia di mercato fatta sull'onda del film con la Taylor e soprattutto sull'onda del successo di Totò. Dozzinale e senza particolari battute passate alla storia, lascia molto spazio all'improvvisazione. Si ridacchia pure con qualche gag tra Totò e Agus, ma siamo lontani anni luce dalle faville di film come Miseria e nobiltà o Totò Peppino e la malafemmina.
I gusti di Piero68 (Azione - Fantascienza - Poliziesco)


Ineguale farsa che riposa esclusivamente sulle possenti spalle di Totò. Il Principe (che cita Petrolini e i Fratelli Marx nella scena dello specchio) si aggrappa a ogni più minuta o triviale imbeccata della sceneggiatura per accendere continui tric trac verbali alternandoli, al solito, con gustosi sadismi (ai danni di Sportelli e Delle Piane). Esilarante il contrasto fra il molle Toni egizio, pazzo per la sua Cleo e il ruvido gemello che non vuol regalare province alla "nasona". Battuta clou: "Viva la biga!".
I gusti di Rufus68 (Drammatico - Fantascienza - Horror)


Piacevole storia ambientata nell’antico Egitto della regina Cleopatra, la cui sistematica infedeltà e bramosia di potere sono la scusa per dare vita a numerosi spunti di comicità. Totò, che qui interpreta ben due personaggi, è in grande forma e sforna battute a ripetizione che garantiscono la risata. Tutto il resto è contorno e, come è accaduto quasi sempre nella carriera dell'attore, il regista si limita a posizionare la macchina da presa.
I gusti di Minitina80 (Comico - Fantastico - Thriller)


Uno dei maggiori successi di pubblico nella carriera di Totò, che salva letteralmente il film con le sue doti di improvvisatore e con vecchi standard dell'avanspettacolo che riesce a rinnovare ogni volta (la parodia di Mussolini, la gag dello specchio, quella degli sgabelli). Idea interessante in parte rovinata da una storia piuttosto noiosa e una sceneggiatura poco incisiva, che le molte spalle di lusso (Agus, Ucci, Delle Piane, Castellani) fanno brillare di luce riflessa. Le molte scenette davvero irresistibili valgono comunque la visione.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Bene! Abbiamo la biga. Allora, viva la biga!" (Totò); I riferimenti alle vicende dell'epoca (Longo, le toghe rosse), oggi difficili da cogliere.
I gusti di Pessoa (Gangster - Poliziesco - Western)


Totò in un film dall'aura mediocrità che tende, però, verso il basso. Instant movie sul solco del kolossal Cleopatra, il film di Cerchio é privo di una regia di polso e di una sceneggiatura degna di questo nome. Rimane solo un Totò marionettistico prima maniera, ormai invecchiato e imbolsito, alle prese con una vera “miniera” di barzellette da caserma, giochi verbali piuttosto volgari e tanti doppi sensi allusivi alla cronaca politica dell’epoca. Però il magistero artistico di Totò, ben coadiuvato da Nino Taranto, brucia ancora qualche lingua di fuoco.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La gag puramente visiva, da cinema muto, dei due sosia che credono di trovarsi davanti ad un inesistente spcchio.
I gusti di Graf (Commedia - Poliziesco - Thriller)


Le incongruenze

  1. Quando la mamma di Fulvia dà una botta in testa a Marcantonio (Toto'), in realta' si vede chiaramente che e' uno stuntman
  2. Toto' ad un certo punto incontra quattro neri e gli dice "Questi mori li conosco, sono i quattro mori di piazza grandi a Livorno" evidentemente ricordandosi della famosa statua livornese ma la citazione e' errata ,la statua non e' in piazza Grandi (piazza Grande per la precisione) in centro a Livorno ma è collocata in Piazza Micheli di fronte alla Darsena Vecchia ed a pochi metri dall’ingresso del Porto Mediceo: è il simbolo di Livorno
  3. Quando Enobarbo riceve per sbaglio lo schiaffo da Cleopatra e va a riferire il tutto a Totonno si vede giustamente la lividura del colpo subito ma stranamente dopo pochi secondi (dopo l'incontro fra Marc'Antonio e Totonno nello specchio) la lividura scompare
  4. In occasione del loro primo incontro, al minuto 7. 00 circa, Antonio muove verso Cleopatra che si è fatta trovare sdraiata all'interno di un trono a forma di ostrica in fondo ad una sala della Reggia. Mentre cammina, Antonio inizia col dire "Sono venuto qui a contestarti e ti con. . . " , fermandosi una volta che si rende conto dell'enorme avvenenza della Regina. A quel punto, si volta verso il proprio attendente esclamando "Ammazzala quanto è bona questa! E che gli contesto?", anziché il corretto "le contesto" trattandosi di una donna
  5. Al minuto 6. 00, quando Cleopatra sta per apparire ad Antonio ed al suo attendente, l'ostrica che la contiene viene condotta da due suoi schiavi i cui movimenti fanno però chiaramente capire che l'ostrica è vuota poiché, se davvero ci fosse Cleopatra come poi si vede nella scena successiva, sarebbero molto più lenti nel maneggiare l'ostrica per via del peso di Cleopatra

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • Verbale censura Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema
  • Elio Agostini, «Ercole», luglio 1963