KOLOSSAL - I MAGNIFICI MACISTI

(1977)


Titolo originale Kolossal - I magnifici macisti

Produzione: Euro International Film - Durata 90'
La regia è di Antonio Avati mentre la scelta delle sequenze è di Enrico Lucherini, dal titolo si intuisce qual'è il filo conduttore di questa pellicola interrotta quà e là da battute di Maurizio Costanzo. Totò è presente con alcuni brani di Totò contro Maciste.


Così la stampa dell'epoca

«Colossi» di cartapesta

KOLOSSAL da un'idea di Enrico Lucherini. Organizzatore Antonio Avati. Commento di Maurizio Costanzo. Film di montaggio, Italia. 1977.

Davanti ai cinematografici Maciste, Ercole, Alboino e Rosmunda degli anni Cinquanta non tremò tutta Roma e tantomeno tremò l'Italia, anche se gli incassi nel circuiti di provincia andarono meglio che nelle grandi città. Molti di guest! giganti di cartapesta in verità, furono "colossali" soltanto come "crac"- e vennero rapidamente smontati e messi In magazzino mentre d’oltre-oceano arrivavano carichi di dollari gli americani per realizzare La leggenda di Tim-buctù (1957) o Ben Hur (1959). Utilizzando le costruzioni degli americani, numerosi registi nazionali confezionarono prodotti In alcuni casi neppure apparsi sugli schermi. Ma ecco che, circa vent'annl dopo. Il produttore e pressagli Enrico Lucherini, di cui Il mondo del cinema ben conosce Il fiuto e l'astuzia, dopo avere già sfruttato le nostalgie della commedia all'Italiana con II film di montaggio Un sorriso, uno schiaffo e un bacio In bocca raggranellando al botteghino oltre due miliardi, è andato adesso a ricercare Baccanti, Orazl e Curiazi e Amori di Ercole dell’altro Ieri e Il ha riportati In un film con un arco Revocativo dal ’35 al '60 (ci sono solo due brevi puntatine con La monaca di Monza e La sepolta viva al 1969 e al 1973).
Kolossal, appunto, s'Intitola la nuova pellicola e da questo "cappello di prestigiatore" orchestrato a più mani esce davvero di tutto, ma non sempre Il montaggio è felice anche se sempre cl si può divertire nel riconoscere gli attori (Gemma biondissimo, Virna Lisi in sandali alla schiava), i vezzi e le debolezze dell'Italia che viaggiava In -600- e riempiva le balere. La parte più riuscita e sottile del film è sicuramente la prima ove si tenta anche un discorso politico- perché I kolossal e I cinegiornali del -regime• sono affiancati a quelli dell'Italia del dopoguerra. Ecco, allora, che a fianco di Annibale vinchi In Scipione l’Africano vediamo Il "duce" inaugurare Cinecittà e la possente voce Impostata dell'attore fa il verso al discorsi di Mussolini. Subito dopo, nel film, si vede Ercole l’Invincibile sgretolare quelle che erano state le ambizioni fasciste.

Il rapporto -cinema-storia-costume-, qui, ha un suo preciso significato mentre. Invece, nella seconda parte, l’antologia di Lucherini e Antonio A vati scivola nel qualunquismo tipico del cinema di consumo. Il commentatore Maurizio Costanzo sembra divertirsi molto nel mescolare le carte e illustrare il nastro cinema minore degli anni del falso boom quando si costruivano Illusioni di cartapesta e le si vendevano come evasioni agli spettatori. Mancano, purtroppo, per le più attente platee di cinefili, I film più noti di Bava. Freda e Cottafavi, ma ci sono tanti "eroi" di Ieri (Sulva Koscina, Steve Reeves, Corrado Pani, Alberto Lupo) e fra tutte le comparse dalle bocche troppo rosse appare spesso -e spopola - quel gran pagliaccio e principe che fu Totò.

Manca anche la Loren-Aida nel film di Fracassi, ma sta lei che la Lollo ritornano giovani nelle retoriche Settimane Incom. In conclusione si può dire che. nella sua commistione fra spettacolo e documentario, Kolossal riesce comunque a diventare un mass-media di genere storico perché lo spettatore, guardando le Immagini e ascoltando le musiche di Nico Fidenco, ricorda le pipe di Mike Bongiorno, i Festivals di Sanremo, quella che Darlo Fo definì "un'Italia patria del detersivi".

G. Gs., «Corriere dell'Informazione», agosto 1977