Le maschere della radio: Franca Valeri

Franca-Valeri


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Franca Valeri, Silvio Gigli e Alberto Sordi

Gli eroi della radio appartengono alla storia dei divertimenti familiari italiani. Cinquant'anni fa la loro fama sarebbe stata ristretta a un ambito delle amicizie e delle parentele e sarebbe stata quella del fine dicitore, del dilettante di giochi di prestigio, della signorina che canta romanze. Il successo attuale di alcuni personaggi radiofonici è anzi proprio dovuto a questa origine casalinga. Le diecine di migliaia di impiegati, di commercianti, di ufficiali che la sera ascoltano le rubriche più famose della radio italiana credono con una certa presunzione di godere i vantaggi tecnici dell’invenzione recente, ma a dire la verità anche i loro bisnonni si divertivano allo stesso modo.

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Certo non avevano a disposizione Franca Valeri, Silvio Gigli, Alberto Sordi tutte le settimane, non potevano ascoltare i loro divertimenti in veste da camera, con le pantofole, buttati su una poltrona. Questa è la differenza essenziale. I nostri bisnonni ascoltavano le loro Franca Valeri, i loro Silvio Gigli, i loro Alberto Sordi, durante trattenimenti familiari cui si invitavano parenti, compagni di ufficio, vicini di casa, ciò che accadeva di rado in certe prestabilite feste! Eppure l’animo dell’ascoltatore solitario che cerca di vincere la sua sconfinata tristezza serale mettendo la propria radio sull’onda della rete rossa e della rete azzurra, è lo stesso di quello del borghese italiano di cinquant'anni fa che tenendo in mano la tazzina del caffè o un bicchiere di marsala si preparava a godersi la bravura di quegli eroi della scena familiare la cui fama non oltrepassava i confini di un ristretto ceto sociale.

Tra gli ultimi successi il più clamoroso è quello di Franca Valeri, « la signorina snob » che tutti i mercoledì trasmette dalle venti e trentatre sulla rete rossa nella rubrica « Zig zàg ». I primi a meravigliarsi di quel successo sono stati i suoi professori di ginnasio, che la ricordavano come una ragazza eccessivamente timida e grassa.

In uno spettacolo scolastico, data questa timidezza e la sua tendenza alla pinguedine, avevano assegnato a Franca Valeri la parte della florida Romagna: doveva non parlare ma cantare in coro con la Toscana e la Venezia Giulia. Soltanto i genitori e le compagne sapevano che Franca Valeri fin dà bambina aveva una grande passione per il teatro. A tre anni sul tappeto della sala da pranzo faceva la parte di Gigolette interpretando il personaggio di una canzone allora di moda (« Se mentre allacciato con te stramazzo colpito ai tuoi piè... »). In casa, era famosa un’ altra sua interpretazione, quella della « Cigale et la fourmi » di La Fontaine. Le amiche ridevano quando imitava i professori o recitava una favo-i pastorale di sua invenzione in cui faceva la parte della pastorella insidiata da un cavaliere insinuante. Allora recitava con lei una sua compagna, Billa Pedroni, che però non l’ha seguita dai salotti familiari fino sul palcoscenico.

Cominciò coi burattini

La « signorina snob » è nata a poco alla volta e quasi per caso. Franca Valeri cominciò a frequentare il teatro partecipando agli spettacoli di burattini dei fratelli Latis, poi dette un esame all'accademia drammatica a Roma preparando la scena di Elettra nelle « Mosche » di Sartre, ma venne via prima della fine dell'esame leticando con D’Amico. Studiò qualche mese con Sciaroff, nel '47 debuttò in teatro nella parte di protagonista di Lea Leboviz a Milano; nel '49, faceva la parte del bassotto di Bonaventura con la compagnia Tofano.

Franca Valeri fa un po' la caricatura di sè stessa o meglio di tante ragazze della buona società, ricche, annoiate, inquiete, magari filocomuniste. Si tratta di un mondo dove le mode hanno una grande importanza, pieno di superlativi e di diminutivi, un mondo che ha un linguaggio particolare che si diffonde però rapidamente, tanto che lo si può cogliere addirittura sulla bocca di persone serie che ne ignorano la provenienza.

Ora Franca Valeri riceve molte lettere. C'è chi si confida con lei, c'è chi vuole sposarla, c’è chi tenta l'avventura. Franca Valeri risponde a tutti e specialmente ai bambini, e intanto fa la collezione delle lettere più spiritose e strambe. Chi sa quante volte i milanesi che desiderano conoscerla se la trovano vicino senza saperlo, perchè Franca Valeri è un po' dappertutto. Non lo fa, intendiamoci, con Io scopo di osservare e di studiare il suo ambiente; lo fa perchè il suo ambiente le piace. Poi ne ride. Ma ciò avviene soltanto in un secondo momento.

In Italia oggi Franca Valeri è nota soltanto come la «signorina snob », ma i suoi personaggi sono molti. C’è quello della ballerina ungherese, della francese che visita i musei, della sarta romana, della sarta milanese, della cuoca bolognese. Per ora li recita nei salotti degli amici e talvolta insieme a Bilia Pedroni (che ha sposato l'architetto Zanuso); poi questi personaggi un giorno entreranno in tutte le case attraverso la radio.

Anche Silvio Gigli, inventore di « Botta e risposta », e che ora presenta settimanalmente il suo programma « Il microfono è vostro » (sabato 21,03 rete rossa), riceve molte lettere. Prima le contava, ora le pesa. Le settimane che ne riceve qualche chilo di meno, dice: « Sono rovinato, non piaccio più ». Gigli è figlio di un fiaccheraio di Siena e da bambino andava in carrozzella col padre sperando di potere un giorno anche lui guidare un cavallo. Invece poco alla volta si trovò a organizzare spettacoli con gli amici e la sua gran fatica fu semmai di disimpegnarsi dall'impiego in cui doveva adattarsi per vivere. Gigli ha commesso un solo errore nella sua vita: quello di diplomarsi in ragioneria. Se non fosse. stato ragioniere non avrebbe avuto tante tentazioni di impiego e la sua carriera sarebbe stata più spedita. Fece anche il giornalista come cotrispondente del « Telegrafo » di Livorno da Siena e una volta per alimentare il suo notiziario, inventò la storia di un fantasma di un toro che si sentiva in fondo a un pozzo. In campagna i contadini ci credettero, e può darsi che anche ora parlino di quel toro che mugghia sotto terra.

Ruggeri voleva scritturarlo

Comunque un passo verso il teatro lo fece quando, economo del manicomio di Siena, organizzò uno spettacolo di pazzi a cui assistette anche Ruggero Ruggeri che a spettacolo finito disse: « Quel pazzo là, quel biondino col naso lungo, è bravo; se non fosse pazzo lo scritturerei ». Poi venne la guerra. Gigli fu richiamato, fu assegnato al battaglione chimico e con la terza compagnia di quel battaglione visse nella pineta Sacchetti presso Roma in baracche piene di cimici. Era il 1942, gli ufficiali pretendevano che i soldati cantassero la marcia reale, Giovinezza e Giarabub, i soldati erano stanchi delle marce; eppure Gigli tentava alla sera di improvvisare nelle baracche piccoli sketchs. Era quello uno strano battaglione di ex-riformati. C'erano scrittori, giornalisti, consiglieri nazionali. Silvio Gigli godette subito di una improvvisa popolarità. E spesso nelle camerate si parlava di certi permessi serali che egli otteneva avendo procurato, magari a un sergente maggiore, un biglietto per assistere a una recita in un teatro di Roma. Qualche commilitone malizioso diceva però che Gigli quei biglietti li pagava di tasca sua per aver modo di dormire liberamente in città. L'idea della rubrica «Botta e risposta» gli venne dopo la guerra quando la radio di Firenze era ancora isolata dal resto della rete italiana. Questa trasmissione ebbe subito sue cesso e ne seguirono altre dello stesso genere: « Avete la parola », « Ingresso libero » e poi « Al seguito del giro d'Italia ». Ma in questo momento c’è il caso che Silvio Gigli faccia parlare di sè per altre ragioni. Ha fondato un movimento, « Siena Unita », per riunire, tutti i senesi che non sono nè democristiani nè comunisti. Data la sua popolarità Gigli vuol darsi alla politica? Forse anche « Siena Unita » non è che uno scherzo.

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Se Franca Valeri facendo la caricatura di sè stessa piglia in giro tante ragazze milanesi che a differenza di lei non sono lontanamente consapevoli degli aspetti ridicoli del loro carattere, Alberto Sordi ha inventato un personaggio che come quello della gagarella non deriva dalla fantasia ma dalla realtà di una grande città, e in questo caso di Roma. Nella sua rubrica settimanale trasmessa dalla rete rossa alle 21,03 di ogni giovedì, « Vi parla Alberto Sordi », c’è la storia del giovanotto ingenuo e balordo che quando parla dice sempre cose a sproposito. La noia è la forza di questo personaggio radiofonico. La voce di Alberto Sordi diverte per la sua insistente monotonia. Sordi prima di lavor re per la radio è stato nel teatro d'operetta. Nel '35 lavorava con Anna Fougez, poi con Riccioli e Nanda Primavera. Da bambino cantò come soprano nei cori della cappella Sistina ma a tredici anni la sua voce cambiò e diventò di basso. Così smise di fare il cantante. E‘ una voce la sua che si presta a varie interpretazioni; serve anche nel doppiato cinematografico di personaggi così diversi tra loro come Oliver Hardy e Robert Mitchum. Soltanto nella rivista « E lui dice » con Olga Villi, Sordi potè dare il via a quel personaggio che ora ha tanto successo alla radio. E' un personaggio casalingo, anzi è nato così casalingo che il primo ad ascoltare i suoi colloqui è la signora Sordi madre, che del resto non lo apprezza gran che: preferirebbe, a quel che pare, che il figlio facesse parti più serie. Le sarebbe piaciuto che avesse continuato a cantare. Ora poi Sordi si dà al cinema. Ha scritto un soggetto con Zavattini e si è associato con De Sica per il film che si intitolerà «Mamma mia che impressione».

Franca Valeri, Silvio Gigli e Alberto Sordi sono, fra i tanti personaggi della radio, quelli che hanno di più la virtù dell'immediatezza. Il loro successo è dovuto al carattere nient'affatto complicato dei loro personaggi, che hanno poi anche un altro merito: sono molto italiani e moderni insieme. Nella gagarella di Milano possono riconoscersi anche le gagarelle di Napoli, in Alberto Sordi ci sono un po' tutti i figli di famiglia della penisola e delle isole, e in quanto a Silvio Gigli prova ancora una volta che lo sciolto parlare toscano piace. Si tratta certo di un'arte che interessa più il costume che la critica; infine, più che di caratteri veri e propri, abbiamo qualche cosa che si avvicina alla macchietta; ma può anche darsi che poco alla volta, quelle figure si cristallizzino in una maschera. E anche questo è nella nostra tradizione.

«L'Europeo», anno VI, n.13, 26 marzo 1950


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«L'Europeo», anno VI, n.13, 26 marzo 1950