Il pugno di Mitri diventa americano

Tiberio-Mitri-Fulvia-Franco


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La moglie, Fulvia Franco, deve fare molti sacrifici in attesa che Tiberio incontri La Motta per il campionato del mondo

New York, luglio

Il dodici luglio Tiberio Mitri, campione europeo dei pesi medi, incontrerà al Madison Square Garden Jack La Motta per il titolo mondiale. Gli allenatori e Saverio Tornello, procuratore di Mitri, sono sicuri della vittoria, Mitri non dice nulla ma si allena. Studia la boxe americana che è più dura e meno tecnica della boxe europea, «Se non vincessi sarebbe proprio da spararsi» ; lo ha sentito mormorare un amico. Mitri è uno sportivo serio che se diventerà campione del mondo, come è probabile, farà conoscere un altro italiano rispettabile sotto tutti i punti ài vista a quegli americani che rispettano soltanto la forza fisica e coi quali molti dei nostri più poveri emigranti devono vivere e lavorare. L'occasione di dare all'Italia il secondo titolo mondiale, dopo quello di Camera che fu una farsa combinata fra gangster, è giunta inaspettata e Mitri è deciso a non lasciarsela sfuggire perchè sa che non si ripresenterà tanto presto.

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E' stato un colpo di fortuna quello del furbo La Motta, diventato campione del mondo grazie ad un infortunio di Marcel Cerdan che si slogò una clavicola mentre combatteva con lui. La Motta che conservò il titolo in seguito alla morte di Cerdan che gli evitò così ]a rivincita, era riuscito per troppo tempo a rimandare qualunque incontro serio in cui il suo titolo corresse pericoli. Fu l'International Boxing Club che gli impose di incontrare Rocky Graziano entro il giugno, se non voleva essere dichiarato decaduto, e l'incontro, a detta dei competenti, avrebbe visto la vittoria dj Graziano. Senonchè, durante gli allenamenti, Graziano soprannominato Rocky Trouble Graziano (Trouble significa guaio) per la sua sfortuna e per la sua abilità nel cacciarsi nei più seri pasticci, si ruppe un pollice e dovette rinunziare all’incontro per la data fissata. La Motta ebbe poco a rallegrarsi perchè l'International Boxing Club gli assegnò subito Mitri come sostituto e Mitri è un avversario più fresco, più intelligente, e speriamo più for-.tunato di Graziano, anche se meno potente. E' stata una fortuna che l’onore di battersi per il titolo sia toccata a Mitri. «Ma», dice Turielio, «so io che cosa c'è voluto per dare la spinta alla fortuna». Turiello giudica questo incontro un gran successo per la sua carriera.

Gli americani temono che un pugile europeo si porti via un titolo mondiale. E' difficile perciò proporre un candidato europeo, quasi impossibile se il candidato ha serie possibilità di portarsi via il titolo con tutti gli interessi finanziari che lo accorci pag na no. Fra i compiti più ingrati di Turiello in questo periodo c'è queLio di tener Mitri lontano da sua moglie Fulvia Franco (Miss Italia dell'anno 1948). «Turiello, io l'odio come il peccato». Disse un giorno Fulvia Mitri, entrando nel suo ufficio di Broadway, «speriamo che non odi tanto il peccato», rispose Turiello e cominciò col tono di chi ripete una cosa per l’ennesima volta a spiegarle che quello che lui fa lo fa per il bene di Tiberio e di tutta la famiglia Mitri, che deve essere così, che è sempre stato così per tutti i pugilatori durante l'allenamento, e che una sola volta una moglie aveva potuto passare ventiquattro ore col marito pugile che si preparava ad un incontro e il pugile, Joe Louis, aveva subito la più clamorosa sconfitta della sua carriera, contro Schmeling. La signora Mitri si calmò. Ormai ha capito che essere la moglie di un pugile che aspira al campionato mondiale ha anche molti svantaggi. Il pugile non è suo ma appartiene al manager e all'allenatore, i quali stabiliscono dove deve vivere, durante il periodo d'allenamento e dove deve vivere la moglie, generalmente il più lontano possibile. Infatti, mentre Tiberio vive e dorme a Greenwood Lake, la moglie vive e dorme a New York. Possono vedersi, sotto per poche ore, la domenica, sotto gli occhi dell'allenatore Jimmy August, un ometto piccolo e pelato che vive e parla solo di pugni senza dame nè riceverne mai. Da quando si sono sposati, Tiberio e Fulvia hanno sempre avuto allenatori e procuratori fra i piedi, persino il viaggio di nozze l'hanno fatto in tre.

Turiello dice che Tiberio, i pugili americani della sua categoria «li spacca tutti» e che un pugile da settecento mila lire per sera in Italia, diventa da settecento mila dollari in America, se sa fare. Perciò i Mitri hanno deciso di tentare l'impresa. «C'è voluto il cannone per smuoverli», dice Turiello. «Non ne volevano sapere perchè davano retta a tutti quelli che gli dicevano: "non andare, il tuo posto è qua, Turiello è un gangster, lì trattano gli affari colle rivoltelle sul tavolo", erano tutti quelli della sua banda di Trieste, l'avvocato che non voleva perdere un cliente, il comunista per cui l'America era l'inferno e gli americani diavoli e dannati. In una cosa l'Osservatore Romano e l'Unità sono sempre andati d'accordo : nei consigliare a Tiberio di non andare in America. Vi garantisco che per portarlo qua ho dovuto sudar fuori l'anima. Io un gangster!

Io che non ho che amici su questa terra! A me tutti vogliono bene, ed è per questo che sono riuscito a combinargli l'incontro». Turiello dice di aver speso già circa ventimila dollari per Mitri: vitto, palestra allenatori ecc. I due ragazzi con cui Mitri fa tutti i giorni da tre a cinque riprese, secondo il parere ai Jimmy August, prendono venti dollari al giorno per ciascuno, più dieci per rimborso spese, totale sessanta dollari al giorno per ricevere pugni. E non sono sempre solo due, a volte a Jimmy August salta in testa che Mitri deve imparare a conoscere un certo stile di combattimento americano e allora si mette a cercare nelle palestre qualche pugile disoccupato che abbia proprio quello stile o quelle caratteristiche e glielo fa incontrare in allenamento. A causa dello sciopero degli allenatori Jimmy August, per non avere discussione colla sua Union, ha lasciato Greenwood Lake, Turiello lo ha rimpiazzato con una vecchia volpe del quadrato; il calabro-americano Harry Lenny, che ai suoi tempi disputò più di trecento incontri. Lenny lavora a rinforzare il pugno di Mitri, che è uno schermitore veloce ed aggressivo ma manca di «castagna». Lenny dice che è un difetto di molti pugili europei che sono troppo leggeri sulle gambe e che Mitri, quando avrà anche la «castagna» sarà imbattibile. Oggi, secondo Lenny e secondo Turiello c’è un solo avversario temibile per lui: Sugar Ray Robinson che alcuni critici definiscono il miglior pugilatore che sia mai esistito, ma che è campione della categoria inferiore. Siccome però è un negro, incontra molti ostacoli. Inoltre si sta rovinando con troppi incontri inutili per la sua camera. Fra sei mesi, secondo l'opinione di tutti quelli che hanno seguito i suoi progressi a Greenwood Lake, Mitri potrà battere anche Sugar.

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Greenwood Lake è un paesetto meraviglioso sulle rive di un lago, a circa ottanta miglia da New York, che per la sua aria buona si è fatto un nome come «campo d'allenamento» per pugili. C'è un albergo che si è specializzato nell'alloggiare e nutrire i pugili che si preparano ai grandi incontri, ha una palestra, un ring e una cucina adattabile ai gusti dei pugili stranieri. Agli italiani, ad esempio, danno il pane all’italiana che a differenza di quello americano non è avvolto nel cellofan, non porta la marca, non contiene riboflavina, miacina, miele e vitamine aggiunte, ma sa di pane. Hanno anche specialità italiane ma non tutte sono per Mitri perchè l'allenatore, abituato alle diete americane, non si raccapezza colle altre diete e per non fare sbagli gli fa mangiare uova col bacon, pane e marmellata nella prima colazione. La moglie protesta, dice che Tiberio è abituato alla sua cucina e preferisce quello che gli cucina lei.

Quando Tiberio si alza alile sei del mattino, per fare la quotidiana passeggiata con gli abiti di gomma che lo fanno sudare e quindi perder peso, Fulvia dorme ancora nel. suo appartamento della settantreesima strada, a New York. Quando Tiberio, a Greenwood Lake va a fare una dormitina per riposarsi, dopo la passeggiata, Fulvia si alza e comincia ad annoiarsi. L'unica cosa che ha da fare è andare in giro a fare compere per sè, per Tiberio e per i parenti in Italia. Ha comprato delle calze americane, ed ora sta cercando una cappa di visone che in America costa meno che in Italia. Intanto Tiberio si alza per la seconda volta e fa colazione. Si fa raramente la barba e i vestiti buoni non li mette quasi mai perchè tanto è confinato a Greenwood Lake. L'allenatore, abituato a certi pugili che non si può lasciarli soli un momento altrimenti si mettono a fare tutte le cose proibite, non lo perde mai d'occhio.

Dorme nella stessa camera, lo accompagna nel footing, do segue al tiro a segno o al cinematografo dove qualche pomeriggio gli è concesso recarsi. «Non sarebbe necessario», dice Turiello, «perchè Tiberio è un ragazzo serio, fin troppo serio per la sua età, ma è meglio star sicuri». Jack La Motta, l'attuale campione dei pesi medi non riesce a tenere il peso, invecchia, ingrassa ed è tanto ricco che non si rassegna volentieri alla dura vita che impone l'attività pugilistica. «Coraggio» dicono l'allenatore e il procuratore a Mitri, «dopo il dodici luglio Jimmy August non dormirà più con te potrai andare dove vorrai» ; Mitri potrà vedere l'America cosa di cui ha una gran voglia. E' stato soltanto a Miami e a New York. Anche la moglie ha voglia di girare e di vedere. Fino ad ora non ha visto niente. Tutte le sere alle nove, Tiberio telefona in albergo a New York per sapere se Fulvia è rientrata, tutti, compresa la moglie di cono che Tiberio è geloso, ma in questo caso potrebbe essere anche desiderio dispettoso di dividere con qualcuno la propria mancanza di libertà. Quando potevano stare insieme a New York, Tiberio e Fulvia si divertivano. Una sera con Turiello presero un tassì. L'autista guardò Turiello e si sforzò di pensare. «Ho già vista la sua faccia», disse, «come si chiama?» «Benito Mussolini», rispose Turiello. «Ah», fece l'autisti «allora non era morto, quel fotografie erano tutte balle».

«L'Europeo», anno VI, n.28, 9 luglio 1950


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«L'Europeo», anno VI, n.28, 9 luglio 1950