Perdere i campioni: Fulvia e Tiberio torneranno insieme

1953 Silvana Pampanini 1000

1953 04 04 Epoca Silvana Pampanini intro

Roma, agosto

La scena più patetica tra Fulvia Franco e Tiberio Mitri si svolse nel tardo pomeriggio del 27 agosto nello studio dell’avvocato triestino Edoardo Raineri. Fulvia e Tiberio non s’incontrarono per caso, come scrisse qualche giornale. Avevano deciso di firmare in due momenti diversi la richiesta per la separazione consensuale, ma s’erano poi resi conto che un colloquio tra loro era indispensabile, per risolvere ed inserire nel documento varie questioni di dettaglio. C’era da precisare l’eventuale richiesta degli alimenti da parte di Fulvia; ria provvedere alla custodia e al mantenimento del piccolo Alex, che compirà tre anni il 20 settembre; da procedere alla suddivisione del patrimonio comune. Il campione del mondo dei medi si trovò così dinanzi alla moglie poco dopo le sette di sera. Le sorrise e la guardò con affetto i# strinse a lungo la mano. Sulle questioni In sospeso, non esisteva tra loro alcuna divergenza. Quasi colto da una improvvisa timidezza, con gli occhi bassi e parlando in triestino (tanto anche l’avvocato capiva benissimo), Tiberio chiese a Fulvia: « Per gli alimenti, cosa dobbiamo mettere? Fai tu, nel modo che credi migliore. Considera le tue esigenze ». Fulvia non esitò nel rispondere. Lo fece con una certa punta d’orgoglio. « Per me », disse, « non voglio nulla. Provvederò col mio lavoro cinematografico. Devi preoccuparti soltanto del bimbo. Ecco, penso che, per Alex, dovresti fissare, almeno per ora, un assegno di tremila lire il mese... ». L’avvocato Raineri sobbalzò: « Tremila lire? * chiese incredulo e preoccupato, credendo di aver capito male.

Sul mantenimento di Alex, la discussione che seguì fu lunga e vivace. Fulvia continuava ad insistere sulla sua richiesta; Mitri e l’avvocato si battevano per farle accettare una cifra almeno dieci volte maggiore. Riuscirono, infine, a raggiungere un compromesso sulla base di 15-20 mila lire al mese. Quanto alle altre pendenze, invece, tutto fu risolto nel giro di pochi minuti. Il bar « Colorado », che la coppia possiede in via Arenula a Roma, era stato acquistato in società da Tiberio e dal padre di Fulvia. Gli utili di gestione, sufficienti ad assicurare una modesta possibilità di vita, sarebbero stati, d'ora in poi, suddivisi in due parti uguali. Per le proprietà immobiliari, cioè un appartamento di quattro stanze in via Tolero e due appartamentini di due camere ciascuno a Monteverde per un valore complessivo di 18-20 milioni, lo status quo era già sufficiente ad assicurare l’equa ripartizione. La casa più grande, infatti, venne acquistata a nome di Fulvia Franco, le altre due, invece, risultano intestate a Tiberio Mitri.

Quando l’avvocato Raineri chiese loro se desiderassero inserire nell'atto di separazione qualche altra clausola, Tiberio e Fulvia si guardarono incerti. Nessuno dei due diede una risposta decisa. Sembrarono voler guadagnare qualche secondo o qualche minuto prima di arrivare all'inevitabile momento della firma. L’avvocato porse la penna alla Franco e la pregò di rileggere il documento. L'ex-Miss Italia restò a lungo a guardare quei fogli: ma di quel che c’era scritto era chiaro che non le importava nulla. Tiberio Mitri si avvicinò allora alla moglie e le disse con voce strana, quasi carezzevole: « Se non sei convinta, se hai qualche incertezza, non firmare... ». Ripetè a voce bassa: « Pensaci bene ». Fulvia esitava; sembrava attendere ancora una parola, che forse Tiberio aveva sulle labbra, come l’aveva lei, ma che non veniva pronunciata per orgoglio. Per qualche istante, l’avvocato Raineri corse il rischio di aver perduto il suo tempo con quella strana coppia. Non gli sarebbe dispiaciuto, in fondo, poiché egli tiene in modo particolare alla sua funzione di « conciliatore ». Ma, con uno scatto improvviso, quasi per ribellarsi a se stessa, Fulvia scrisse in fretta il suo nome in fondo alla richiesta di separazione. Rialzò infine gli occhi pieni di lacrime. Guardò nel vuoto, si dimenticò di stringer la mano all’avvocato, si diresse verso l’uscita. Mitri aveva ripreso il dominio dà sé, era tornate freddo, distaccate, in strada, con galanteria misurata, cedette il passo alla moglie, le aprì lo sportello della macchina. Nel breve tragitto tra piazza Cavour fino a via Arenula, Tiberio alla guida e Fulvia seduta sul sedile posteriore, si scambiarono soltanto poche parole. Andandosene di casa, lui aveva lasciato tutto il suo guardaroba; pregò la moglie di tenerlo in ordine. Di tanto in tanto, quando avesse avuto bisogno dei vestiti, le avrebbe telefonato.

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Fulvia Franco guarda commossa una fotografia di Tiberio Mitri. È appena rientrata in casa dopo la firma dell’atto di separazione.

Tiberio e Fulvia si strinsero la mano, forse per l’ultima volta, sulla porta del bar « Colorado ». Erano circa le nove di sera. I pochi testimoni di quell’addio freddo e misurato si resero allora conto che il vero contrasto tra i due era rappresentato soltanto dall'urto tra due temperamenti identici: orgogliosi, ostinati, irriducibili nella stessa misura. Rientrando nella pensioncina vicino allo Stadio Torino, dove, sotto la direzione del « padre spirituale » Luigi Proietti, compie i suoi allenamenti, Tiberio diede subito conferma di ciò a qualche giornalista. Non fu molto loquace. Disse pressappoco:

« Voglio ancora bene a Fulvia. Non andavamo più d'accordo, ecco tutto. Per questo siamo giunti alla decisione di separarci e di chiedere l’annullamento del nostro matrimonio ». Quasi per smentire le voci relative all'esistenza d'un altro uomo nella vita di Fulvia o. piuttosto, d’una altra donna, di cui si sarebbe innamorato il pugilatore, Mitri soggiunse: « Mia moglie non m'ha fatto alcun torto. Né gliene ho fatti io. Questa è la realtà. Soltanto, noi stiamo ai patti: quando ci siamo fidanzati, nel luglio del 1949, abbiamo stabilito che, in caso di contrasti, ci saremmo parlati francamente e avremmo riacquistato la nostra reciproca libertà. Tutto il resto, è fantasia ».

Proprio su questi patti cui accennò Tiberio Mitri, l’avvocato Edoardo Raineri intende impostare la sua azione per ottenere in sede ecclesiastica la sentenza d'annullamento del matrimonio tra il campione e Fulvia Franco. Il secondo paragrafo di canone 1086 del Diritto canonico prevede, infatti, la dichiarazione di nullità nel caso che i coniugi, o uno dei due coniugi, abbia espresso una riserva esplicita o mentale contro l'indissolubilità del vincolo prima della celebrazione delle nozze. Effettivamente, nel caso Mitri-Franco, non sembrano esistere dubbi sulla formulazione d'una riserva del genere. Della loro intenzione di «divorziare», ove il matrimonio non fosse andato per il suo verso, Tiberio e Fulvia ne parlarono a lungo non solo coi genitori, ma anche con molti amici. Precisarono a tutti, anzi, che la loro sarebbe stata un'unione « all’americana ». Ripeterono la ferma decisione di tornare indipendenti uno dall'aliro al primo urto, anche la mattina del 15 gennaio del 1950, qualche ora prima di fare il loro solenne ingresso nella chiesa di Sant’Antonio nuovo a Trieste, dove padre Greco li unì in matrimonio.

Pur esistendo i presupposti per un eventuale favorevole svolgimento delle cause ecclesiastiche, allo stato dei fatti soltanto l’avvocato Raineri sembra aver preso sul serio l’intenzione di Tiberio Mitri e di Fulvia Franco per quel che riguarda l’annullamento. Non c’è dubbio che tutti e due lo abbiano affermato; ma il loro comportamento è tale da far dubitare che le parole non corrispondano ai sentimenti. La lite che portò alla rottura tra i due fu estremamente futile. La stessa Fulvia Franco ci disse: « Si trattò di uno di quei battibecchi all’ordine del giorno nelle migliori famiglie...». Ecco come si svolsero i fatti. Domenica 22 agosto, nel tardo pomeriggio, Tiberio e Fulvia decisero di pranzar fuori di casa e di andarsene, poi, ad un cinema. Mitri non voleva far molto tardi per non presentarsi stanco all’allenamento dell'indomani. Pregò la moglie di essere pronta per le otto. Ma ancor prima che giungesse quell’ora, cominciò a metterle fretta. Per ripicco, Fulvia si mostrò anche più lenta del solito. Ci fu un breve scambio di frasi vivaci, come del resto era acceduto altre volte. Poi, Tiberio esclamò che, a quel modo, non era più possibile andare avanti. Lei rispose con energia di essere dello stesso avviso. Allora il pugilatore, senza prender nulla con sé, se ne andò sbattendo violentemente la porta di casa. Il giorno dopo, anziché ricevere la solita telefonata dal marito, Fulvia ricevette quella dell’avvocato Edoardo Raineri.

Dopo aver cercato di sottrarsi in ogni modo ai giornalisti, nel tardo pomeriggio di sabato scorso, anche Fulvia Franco si decise a fare qualche dichiarazione all’Europeo. L'incontro avvenne nell’ufficio del produttore col quale lei aveva appena perfezionato gli accordi per sostenere il ruolo di Bettina nel film Le avventure e gli amori di Giacomo Casanova. L’ex-Miss Italia cominciò con un piccolo sfogo. « Ero stanca anch’io della situazione », disse. « Quando Tiberio vinceva il merito era tutto suo. Ma non era altrettanto giusto che fosse mia la colpa delle sue sconfìtte... ». Questa breve tirata sembrò toglierle un vecchio peso dallo stomaco. Forse l’unico. Divenne subito più patetica. « Non andavamo più d’accordo », continuò, « ma questo non significa che l’amore fosse tramontato... ». Poi, dopo una pausa, aggiunse: « Anch’io gli voglio ancora bene. Molto ». Il produttore cinematografico, che era presente al colloquio, intervenne. « Insomma, vi volete bene tutti e due e vi separate. Anzi, iniziate addirittura le pratiche per l’annullamento del matrimonio ». Fulvia Franco riconobbe senz’altro che la situazione appariva paradossale. Replicò: « Quanto all'annullamento, nella migliore delle ipotesi ci vogliono almeno tre anni. Fra tre mesi, invece, può darsi che io e Tiberio saremo di nuovo assieme. Fra tre mesi o anche prima », soggiunse quasi seguendo il corso d'un suo pensiero.

Renzo Trionfera, «L'Europeo», anno X, n.36, 5 settembre 1954


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Renzo Trionfera, «L'Europeo», anno X, n.36, 5 settembre 1954