Anna Magnani
Approfondimenti e rassegna stampa
Anna Magnani, raccolta di articoli di stampa
Ritratto di Anna Magnani – «Tempo» – 5 agosto 1943 – Fotografia d’autore e fascino classico dell’attrice
Anna Magnani, l'egiziana che parla il romanesco – «L'Europeo» – 31 marzo 1946 – Ritratto ironico e autentico dell’attrice
Anna Magnani è in collera con Dio – «Tempo» – 22 giugno 1946 – Federico Patellani racconta la diva oltre il mito
Anna Magnani è gelosa di Ingrid Bergman – «L'Europeo» – 20 febbraio 1949 – Aria di Roma e la crisi con Rossellini
Gran Galà del cinema: la febbre della medaglia d’oro — «Epoca», 22 gennaio 1956 — Totò premiato, Franca Faldini al fianco, Magnani febbricitante e l’abbraccio di Gina Lollobrigida
Anna Magnani – Lady Angelina – «L'Europeo» – 10 aprile 1949 – Accoglienza trionfale a Londra per la diva italiana
Anna Magnani tra i palombari – «L'Europeo» – 5 giugno 1949 – rivalità con Rossellini e Bergman nel cinema italiano
Dentro il vulcano Anna Magnani — «Tempo», 25 giugno 1949 — Sul set di Vulcano: il racconto esclusivo di Tempo del 1949
Anna Magnani mette gli occhi su Ippolito — «L'Europeo», 20 novembre 1949 — La sfida europea del 1949 con Orazio Costa e Gassmann
Due Magnani per Goffredo Alessandrini – «La Settimana Incom Illustrata», 21 gennaio 1950 – Anna Magnani e Alessandrini: di nuovo insieme per Anita Garibaldi
Anna Magnani — Un "vulcano" sfortunato – «Tempo», 18 febbraio 1950 – Il debutto di Vulcano: tra sabotaggi in sala e il trionfo dell'arte di Nannarella
Per divorziare da Anna Magnani Alessandrini vuol farsi musulmano — «L'Europeo», 23 luglio 1950 — Una vita divisa tra profezie e realtà
La Magnani non trova una figlia — «L'Europeo», 13 maggio 1951 - La ricerca della bambina per Bellissima
L’asse Totò-Magnani — Remigio Paone, «Vie Nuove», 1 dicembre 1956 — Dalla Errepi del 1938 alla compagnia con Anna Magnani (riunione a Roma, 1941)
Anna Magnani non sono io — «L'Europeo», 1 luglio 1951 — Camilla Cederna svela la vera Anna oltre il mito popolano
Commuoverà le donne italiane Anna Magnani, la madre delusa di Cinecittà? – «L'Europeo», 9 gennaio 1952 – Moravia legge Bellissima di Visconti
Anna Magnani una grande attrice – «Noi donne», 1 febbraio 1952 – Il segreto di Nannarella: riprodurre la verità tra teatro e vita reale
Anna Magnani reciterà in inglese nella carrozza d'oro di Renoir — «L'Europeo», 19 febbraio 1952 — Il set de La carrozza d'oro a Cinecittà con Renoir
Anna Magnani: brindisi alla carrozza – «La Settimana Incom Illustrata», 15 marzo 1952 – Camilla e la Carrozza d'Oro: tra mondanità e arte pura
Anna Magnani canterà la tarantella dei maccheroni — «Epoca», 6 dicembre 1952 — Il debutto a colori con La carrozza d'oro di Renoir
Anna Magnani - Tre sottane per trionfare a New York — «Epoca», 10 maggio 1953 — La "nuova Garbo" nel trionfo di Broadway ed Hollywood
Anna Magnani – La mia avventura in America – «Tempo» – 9 luglio 1953 – Diario autentico del viaggio negli Stati Uniti
Anna Magnani: «Il buonumore ci salverà» – «L'Europeo», 26 luglio 1953 – Una rivista d'autore per riconquistare il palcoscenico
Anna Magnani è tornata alla rivista — «Epoca», anno IV, n.169, 27 dicembre 1953 — Il debutto record di "Chi è di scena"
Anna Magnani: «volevo divertirmi un poco» – «Tempo», 31 dicembre 1953 – Nannarella torna alla rivista: il trionfo sanremese di "Chi è di scena?"
Anna Magnani — Nannarella studentessa d'inglese – «Epoca», 28 novembre 1954 – Il debutto hollywoodiano di Anna Magnani ne La rosa tatuata
Anna Magnani – Il cuore di Annarella è sempre in Italia – «Tempo», 1955 – Hollywood e il richiamo di Roma: cronaca di un successo mondiale
Anna Magnani — In una rosa tatuata il segreto di un amore impossibile – «Tempo», 23 giugno 1955 – Serafina e la passione torrida della Rosa Tatuata a Hollywood
Anna Magnani nel silenzio del Circeo – «Tempo», 15 settembre 1955 – Tra il successo a Hollywood e l’amore per il figlio Luca
Per il figlio di Anna Magnani compleanno col chirurgo – «Tempo», 10 novembre 1955 – La battaglia più difficile di Nannarella per il figlio Luca
Anna Magnani, la tigre timida – «Epoca», 25 dicembre 1955 – Da Roma a Hollywood: il trionfo sbalorditivo ne La rosa tatuata
Onorevole Nannarella, ti rieleggeremo – «L'Europeo», 31 marzo 1956 – Il riscatto della Magnani dopo l'Oscar
Anna Magnani suora per un mese – «Noi donne», 1 aprile 1956 – Suor Letizia: il nuovo volto di Nannarella tra fede e istinto materno
Anna Magnani vince l'Oscar: «E' un grande giorno per gli italiani» – «Tempo», 5 aprile 1956 – Anna Magnani e lo storico trionfo agli Oscar per La rosa tatuata
Anna Magnani si è fatta suora ma è rimasta mamma – «L'Europeo», 2 settembre 1956 – La sfida spirituale di Anna Magnani verso il Festival di Venezia
Anna Magnani madre ammirevole - Luca di Nannarella ha messo lo smoking – «L'Europeo», 4 novembre 1956 – Il compleanno di Luca: ritratto di una madre oltre la diva
Il commovente Natale di Anna Magnani – «Tempo», 10 gennaio 1957 – Il tenero addio a Luca e il futuro nel cinema americano
Hollywood è per Anna Magnani una cassaforte al sole – «Tempo», 25 luglio 1957 – Nannarella conquista la Paramount: tra stakanovismo e nostalgia di Roma
La verità sul grande amore di Anna Magnani – «Tempo», 15 agosto 1957 – Nannarella smentisce il gossip e racconta il Nevada di Selvaggio è il vento
Selvaggio con Anna Magnani il vento del Nevada – «Tempo», 2 gennaio 1958 – Bufere nel Nevada e incidenti sul set di Selvaggio è il vento
Anna Magnani reciterà a Broadway con Marlon Brando – «L'Europeo», 23 febbraio 1958 – Il debutto teatrale a New York con Marlon Brando
I sonni di Anna Magnani e le meduse di Gassman – «Tempo», 12 agosto 1958 – Taormina segreta: i retroscena del Festival con Tennessee Williams
Marilyn Monroe e Anna Magnani – «Tempo», 2 giugno 1959 – Mezzogiorno di fuoco per Marilyn Monroe
Anna Magnani e Giulietta Masina dietro le sbarre – «La Domenica del Corriere», 28 settembre 1958 – Due premi Oscar tra le sbarre di via delle Mantellate
«Volumineide» al Valle: Totò “Pinocchio”, Magnani “Cappuccetto Rosso” – «Film», 2 maggio 1942 – Analisi storica e materiali originali
Anna Magnani e Marlon Brando: per loro due un film su misura – «Noi donne» – 9 agosto 1959 – Nascita di un progetto cinematografico su misura
Al Lirico Totò in «Volumineide» – «Cinema Illustrazione», marzo 1942 – La rivista di Michele Galdieri con Anna Magnani: recensione d’epoca
Anna Magnani: «Marlon Brando è un temporale nero» – «Tempo», 13 ottobre 1959 – Il ritorno da New York: tra Marlon Brando e il sogno di un nuovo film con Rossellini
Anna Magnani dice: Brando ha i suoi difetti ma chi non ne ha? – «Epoca», 22 novembre 1959 – Il difficile set con Marlon Brando tra New York e Tennessee Williams
Anna Magnani: «mio figlio è tutta la mia vita» – «Gente», 4 novembre 1960 – Risate di Gioia e l'amicizia vera con Totò
Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, dopo il divorzio nozze in una piccola città italiana – «L'Europeo», 1 maggio 1949 – Il grande scandalo tra Hollywood e Stromboli
Anna Magnani tra i suoi cani – «Tempo» – 16 settembre 1961 – La vita privata dell’attrice al Circeo
Ben Gazzara supera la Magnani nel crudo linguaggio romanesco – «Il Messaggero», 5 giugno 1960: Anna Magnani, Totò e il film «Risate di gioia»
Da un libro ancora ignoto uscirà la nuova Magnani – «La Domenica del Corriere», 15 ottobre 1961 – La ricerca di un nuovo ruolo tra vita privata e grande cinema
Anna contro Totò — «Film», 15 febbraio 1947 – Compagnia Magnani o Compagnia Totò
Anna Magnani la solitaria – «Tempo», 2 giugno 1962 – La fortezza di Palazzo Altieri: tra solitudine, gatti e l’amore per il figlio Luca
Anna Magnani – «Noi donne», 29 agosto 1970 – Sei volti di donna per il debutto televisivo di Nannarella
Signora Magnani, siamo tutti commossi – «Tempo», 9 ottobre 1971 – Il miracolo televisivo di Nannarella tra gatti e solitudine
Anna Magnani – «Oggi», 4 agosto 1949 – Il primo bacio sul set di Vulcano e la sfida a Rossellini
Anna Magnani, raccolta di articoli di stampa
Ritratto di Anna Magnani – «Tempo» – 5 agosto 1943 – Fotografia d’autore e fascino classico dell’attrice
Anna Magnani, l'egiziana che parla il romanesco – «L'Europeo» – 31 marzo 1946 – Ritratto ironico e autentico dell’attrice
Anna Magnani è in collera con Dio – «Tempo» – 22 giugno 1946 – Federico Patellani racconta la diva oltre il mito
Anna Magnani è gelosa di Ingrid Bergman – «L'Europeo» – 20 febbraio 1949 – Aria di Roma e la crisi con Rossellini
Gran Galà del cinema: la febbre della medaglia d’oro — «Epoca», 22 gennaio 1956 — Totò premiato, Franca Faldini al fianco, Magnani febbricitante e l’abbraccio di Gina Lollobrigida
Anna Magnani – Lady Angelina – «L'Europeo» – 10 aprile 1949 – Accoglienza trionfale a Londra per la diva italiana
Anna Magnani tra i palombari – «L'Europeo» – 5 giugno 1949 – rivalità con Rossellini e Bergman nel cinema italiano
Dentro il vulcano Anna Magnani — «Tempo», 25 giugno 1949 — Sul set di Vulcano: il racconto esclusivo di Tempo del 1949
Anna Magnani mette gli occhi su Ippolito — «L'Europeo», 20 novembre 1949 — La sfida europea del 1949 con Orazio Costa e Gassmann
Due Magnani per Goffredo Alessandrini – «La Settimana Incom Illustrata», 21 gennaio 1950 – Anna Magnani e Alessandrini: di nuovo insieme per Anita Garibaldi
Anna Magnani — Un "vulcano" sfortunato – «Tempo», 18 febbraio 1950 – Il debutto di Vulcano: tra sabotaggi in sala e il trionfo dell'arte di Nannarella
Per divorziare da Anna Magnani Alessandrini vuol farsi musulmano — «L'Europeo», 23 luglio 1950 — Una vita divisa tra profezie e realtà
La Magnani non trova una figlia — «L'Europeo», 13 maggio 1951 - La ricerca della bambina per Bellissima
L’asse Totò-Magnani — Remigio Paone, «Vie Nuove», 1 dicembre 1956 — Dalla Errepi del 1938 alla compagnia con Anna Magnani (riunione a Roma, 1941)
Anna Magnani non sono io — «L'Europeo», 1 luglio 1951 — Camilla Cederna svela la vera Anna oltre il mito popolano
Commuoverà le donne italiane Anna Magnani, la madre delusa di Cinecittà? – «L'Europeo», 9 gennaio 1952 – Moravia legge Bellissima di Visconti
Anna Magnani una grande attrice – «Noi donne», 1 febbraio 1952 – Il segreto di Nannarella: riprodurre la verità tra teatro e vita reale
Anna Magnani reciterà in inglese nella carrozza d'oro di Renoir — «L'Europeo», 19 febbraio 1952 — Il set de La carrozza d'oro a Cinecittà con Renoir
Anna Magnani: brindisi alla carrozza – «La Settimana Incom Illustrata», 15 marzo 1952 – Camilla e la Carrozza d'Oro: tra mondanità e arte pura
Anna Magnani canterà la tarantella dei maccheroni — «Epoca», 6 dicembre 1952 — Il debutto a colori con La carrozza d'oro di Renoir
Anna Magnani - Tre sottane per trionfare a New York — «Epoca», 10 maggio 1953 — La "nuova Garbo" nel trionfo di Broadway ed Hollywood
Anna Magnani – La mia avventura in America – «Tempo» – 9 luglio 1953 – Diario autentico del viaggio negli Stati Uniti
Anna Magnani: «Il buonumore ci salverà» – «L'Europeo», 26 luglio 1953 – Una rivista d'autore per riconquistare il palcoscenico
Anna Magnani è tornata alla rivista — «Epoca», anno IV, n.169, 27 dicembre 1953 — Il debutto record di "Chi è di scena"
Anna Magnani: «volevo divertirmi un poco» – «Tempo», 31 dicembre 1953 – Nannarella torna alla rivista: il trionfo sanremese di "Chi è di scena?"
Anna Magnani — Nannarella studentessa d'inglese – «Epoca», 28 novembre 1954 – Il debutto hollywoodiano di Anna Magnani ne La rosa tatuata
Anna Magnani – Il cuore di Annarella è sempre in Italia – «Tempo», 1955 – Hollywood e il richiamo di Roma: cronaca di un successo mondiale
Anna Magnani — In una rosa tatuata il segreto di un amore impossibile – «Tempo», 23 giugno 1955 – Serafina e la passione torrida della Rosa Tatuata a Hollywood
Anna Magnani nel silenzio del Circeo – «Tempo», 15 settembre 1955 – Tra il successo a Hollywood e l’amore per il figlio Luca
Per il figlio di Anna Magnani compleanno col chirurgo – «Tempo», 10 novembre 1955 – La battaglia più difficile di Nannarella per il figlio Luca
Anna Magnani, la tigre timida – «Epoca», 25 dicembre 1955 – Da Roma a Hollywood: il trionfo sbalorditivo ne La rosa tatuata
Onorevole Nannarella, ti rieleggeremo – «L'Europeo», 31 marzo 1956 – Il riscatto della Magnani dopo l'Oscar
Anna Magnani suora per un mese – «Noi donne», 1 aprile 1956 – Suor Letizia: il nuovo volto di Nannarella tra fede e istinto materno
Anna Magnani vince l'Oscar: «E' un grande giorno per gli italiani» – «Tempo», 5 aprile 1956 – Anna Magnani e lo storico trionfo agli Oscar per La rosa tatuata
Anna Magnani si è fatta suora ma è rimasta mamma – «L'Europeo», 2 settembre 1956 – La sfida spirituale di Anna Magnani verso il Festival di Venezia
Anna Magnani madre ammirevole - Luca di Nannarella ha messo lo smoking – «L'Europeo», 4 novembre 1956 – Il compleanno di Luca: ritratto di una madre oltre la diva
Il commovente Natale di Anna Magnani – «Tempo», 10 gennaio 1957 – Il tenero addio a Luca e il futuro nel cinema americano
Hollywood è per Anna Magnani una cassaforte al sole – «Tempo», 25 luglio 1957 – Nannarella conquista la Paramount: tra stakanovismo e nostalgia di Roma
La verità sul grande amore di Anna Magnani – «Tempo», 15 agosto 1957 – Nannarella smentisce il gossip e racconta il Nevada di Selvaggio è il vento
Selvaggio con Anna Magnani il vento del Nevada – «Tempo», 2 gennaio 1958 – Bufere nel Nevada e incidenti sul set di Selvaggio è il vento
Anna Magnani reciterà a Broadway con Marlon Brando – «L'Europeo», 23 febbraio 1958 – Il debutto teatrale a New York con Marlon Brando
I sonni di Anna Magnani e le meduse di Gassman – «Tempo», 12 agosto 1958 – Taormina segreta: i retroscena del Festival con Tennessee Williams
Marilyn Monroe e Anna Magnani – «Tempo», 2 giugno 1959 – Mezzogiorno di fuoco per Marilyn Monroe
Anna Magnani e Giulietta Masina dietro le sbarre – «La Domenica del Corriere», 28 settembre 1958 – Due premi Oscar tra le sbarre di via delle Mantellate
«Volumineide» al Valle: Totò “Pinocchio”, Magnani “Cappuccetto Rosso” – «Film», 2 maggio 1942 – Analisi storica e materiali originali
Anna Magnani e Marlon Brando: per loro due un film su misura – «Noi donne» – 9 agosto 1959 – Nascita di un progetto cinematografico su misura
Al Lirico Totò in «Volumineide» – «Cinema Illustrazione», marzo 1942 – La rivista di Michele Galdieri con Anna Magnani: recensione d’epoca
Anna Magnani: «Marlon Brando è un temporale nero» – «Tempo», 13 ottobre 1959 – Il ritorno da New York: tra Marlon Brando e il sogno di un nuovo film con Rossellini
Anna Magnani dice: Brando ha i suoi difetti ma chi non ne ha? – «Epoca», 22 novembre 1959 – Il difficile set con Marlon Brando tra New York e Tennessee Williams
Anna Magnani: «mio figlio è tutta la mia vita» – «Gente», 4 novembre 1960 – Risate di Gioia e l'amicizia vera con Totò
Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, dopo il divorzio nozze in una piccola città italiana – «L'Europeo», 1 maggio 1949 – Il grande scandalo tra Hollywood e Stromboli
Anna Magnani tra i suoi cani – «Tempo» – 16 settembre 1961 – La vita privata dell’attrice al Circeo
Ben Gazzara supera la Magnani nel crudo linguaggio romanesco – «Il Messaggero», 5 giugno 1960: Anna Magnani, Totò e il film «Risate di gioia»
Da un libro ancora ignoto uscirà la nuova Magnani – «La Domenica del Corriere», 15 ottobre 1961 – La ricerca di un nuovo ruolo tra vita privata e grande cinema
Anna contro Totò — «Film», 15 febbraio 1947 – Compagnia Magnani o Compagnia Totò
Anna Magnani la solitaria – «Tempo», 2 giugno 1962 – La fortezza di Palazzo Altieri: tra solitudine, gatti e l’amore per il figlio Luca
Anna Magnani – «Noi donne», 29 agosto 1970 – Sei volti di donna per il debutto televisivo di Nannarella
Signora Magnani, siamo tutti commossi – «Tempo», 9 ottobre 1971 – Il miracolo televisivo di Nannarella tra gatti e solitudine
Anna Magnani – «Oggi», 4 agosto 1949 – Il primo bacio sul set di Vulcano e la sfida a Rossellini

Anna Magnani è nata in Egitto da madre romana come mostrano i suoi magnanimi lombi, e da genitore arabo, ciò che si vede nei suoi stinchi. E’ carattere fierissimo e debole, aggressivo e dolcissimo, avaro e dissipatore (come me). Viziata dalla rivista l’insuccesso l’annienta, il successo le fa peggio perchè la «monta», facendola più autocratica che autocritica. Va a caccia di collaboratori pecorelle da dominare, ma le capita il fatto di tecnici che si danno malati per non servirla, di gente che si squaglia da Roma per rifiutare, di amici che non le fanno visita per non aver a che fare col suo umore eventuale. Sembra che gli applausi la mettano di traverso perchè quanto più ne riscuote, tanto più diventa tirannica e intrattabile. Chi conosce la Merlini ne descrive il caratteraccio infame, ma afferma che Anna la stravince. (Ora saranno soddisfatte tutt’e due).
La indipendenza fa correre brutti rischi alle sue qualità, che sono indubbiamente eccezionali. Fuori delle sue cupe insofferenze e scatti furiosi, oltre al suo avido egoismo, Anna possiede un’anima così densa e pensosa e sensibile, con tutti i caratteri del vero artista da costituire uno strumento raro per il teatro e il cinema. L’antica ammirazione che ho per lei vorrebbe che questo strumento ella non lo sciupasse giacché, nelle sue, è in mani imprudenti.
Anna Magnani è, certo, fra le più umane attrici di temperamento forte. Potrebbe diventare' la maggiore se sapesse rinunciar alle distrazioni della mondanità, a certi puntigli vani, alle eccessive tendenze commerciali, per dedicarsi umilmente all’arte. Oggi essa guadagna molti milioni ogni anno: sarebbe bello che ne sacrificasse qualcuno (senza andare in escandescenze).
Anton G. Bragaglia, «Cinelandia», 1 marzo 1946
L'articolo, pubblicato sulla rivista Oggi il 15 ottobre 1946, analizza la difficile situazione dell'industria cinematografica italiana nel secondo dopoguerra. Tra riflessioni critiche e speranze di rinascita, il testo documenta l'attività produttiva tra Roma e Milano, sottolineando come la ritrovata libertà d'ispirazione debba fare i conti con la scarsità di mezzi finanziari e la concorrenza americana.
- La crisi della produzione: Viene descritta una situazione industriale precaria, ereditata da anni di "tirannia mentale" e barriere doganali che hanno impedito lo sviluppo di un livello artistico originale.
- Segnali di ripresa: Il successo internazionale di film come Roma città aperta di Rossellini e Sciuscià di De Sica viene citato come prova che il cinema italiano possiede ancora una vitalità creativa capace di attrarre capitali esteri.
- "Si gira" a Milano: L'attenzione si sposta sugli stabilimenti Icet di Porta Ticinese, dove il regista Giorgio Pástina sta girando La Gibigianna, tratto dall'opera di Bertolazzi, con protagonisti Liliana Laine e un giovane Walter Chiari.
- "Si gira" a Roma: Viene documentata la lavorazione del film Abbasso la ricchezza! con protagonisti Anna Magnani e Virgilio Riento.
- Cinema come industria: L'autore, Pietro Bianchi, evidenzia che il limite principale non è la mancanza di talenti o autori, ma la carenza di società di produzione solide capaci di investire con continuità.
L'articolo rappresenta un'importante testimonianza storica del periodo di transizione verso il Neorealismo, offrendo uno spaccato tecnico e umano sui set dell'epoca. Mette in luce la figura di Anna Magnani nel pieno della sua ascesa e il debutto di nuovi volti come Walter Chiari, ribadendo che la rinascita del cinema italiano passa per la capacità di trasformare la libertà d'espressione in un sistema industriale sostenibile.
Pietro Bianchi, «Oggi», 15 ottobre 1946
L'articolo, tratto dalla rivista Film del gennaio 1947, celebra lo straordinario successo internazionale di Anna Magnani, recentemente insignita dal Comitato Artistico Americano del premio come migliore attrice mondiale del 1946 per la sua interpretazione in Roma città aperta. Il testo sottolinea come il film di Rossellini abbia battuto ogni record di incasso negli Stati Uniti, segnando un momento di trionfo per la cinematografia italiana nel panorama mondiale.
- Il riconoscimento americano: Anna Magnani viene eletta migliore attrice del mondo, mentre Roma città aperta si classifica al secondo posto tra i migliori film dell'anno, subito dopo l'Enrico V di Laurence Olivier.
- Analisi di un'icona: L'autore, Angelo Frattini, commenta una fotografia dell'attrice definendo il suo atteggiamento "tipico anche se non del tutto riservato", simbolo di una disinvoltura e di una veracità che hanno conquistato il pubblico globale.
- Evoluzione artistica: Viene rivolto un invito all'attrice a non tornare a ruoli macchiettistici o volgari tipici della rivista, ma a preservare la dignità e la statura internazionale appena acquisite.
- L'orgoglio nazionale: Il successo della Magnani è visto come una vittoria della cultura italiana capace di imporsi anche a Hollywood, trasformando l'attrice in un simbolo di riscatto artistico post-bellico.
Questo documento testimonia il momento esatto in cui Anna Magnani divenne un'icona globale, consacrando il Neorealismo come linguaggio universale. L'articolo riflette non solo il prestigio individuale dell'attrice, ma anche l'orgoglio di un'intera nazione che, attraverso il cinema, ritrovava una voce autorevole e rispettata nel mondo.
Angelo Frattini, «Film», 4 gennaio 1947

L'articolo, pubblicato sulla rivista Film nel maggio 1947, documenta l'eccezionale collaborazione artistica a Parigi tra Jean Cocteau, Roberto Rossellini e Anna Magnani per la realizzazione del film La voce umana. Ambientato nel più piccolo studio cinematografico della città, il pezzo offre un resoconto dettagliato dell'atmosfera carica di drammaticità che caratterizza le riprese di questo atto unico, incentrato sull'angoscioso colloquio telefonico di una donna abbandonata dal proprio amante.
- L'incontro dei talenti: Jean Cocteau descrive Anna Magnani come un'attrice "unica" e definisce Rossellini come il suo regista ideale, sottolineando la perfetta sintonia nata tra i tre protagonisti.
- Fedeltà all'originale: Rossellini sceglie di girare il film seguendo fedelmente il testo teatrale del 1923, senza aggiungere nuovi personaggi o elementi che possano distrarre dall'intensità della protagonista.
- Scenografia e atmosfera: Lo studio è allestito come una camera da letto lussuosa ma in tragico disordine, con il telefono nero che diventa un "raffinato strumento di tortura" attraverso cui si consuma il dramma della sofferenza femminile.
- Progetti futuri: Viene rivelata l'indiscrezione di una futura collaborazione tra Cocteau e Rossellini per un film sull'epoca di Messalina, in cui lo stesso Cocteau avrebbe dovuto debuttare come attore nel ruolo dell'imperatore Claudio.
- Il ritratto di Anna Magnani: L'articolo cattura un lato insolitamente calmo e docile dell'attrice durante le prove, salvo poi vederne riemergere l'indole "incandescente" in occasione di un controllo medico assicurativo sul set.
Questo documento rappresenta una preziosa testimonianza della proiezione internazionale del cinema italiano nell'immediato dopoguerra. Celebrando l'unione tra la sensibilità poetica francese e la forza del neorealismo italiano, l'articolo consacra Anna Magnani come un'interprete di statura mondiale, capace di trasporre sul grande schermo tutta l'umana drammaticità della "voce umana" di Cocteau.
Bruno Matarazzo, «Film», 17 maggio 1947 - Parte 1 - Parte 2
L'articolo della rivista Oggi, datato 9 novembre 1947, documenta il ritorno sul set di Anna Magnani per l'interpretazione di Assunta Spina, il celebre dramma di Salvatore Di Giacomo. Ambientata in una Napoli verace e pulsante, la narrazione si focalizza sul rapporto tra l'attrice, il regista Mario Mattoli e l'ambiente dei "bassi" napoletani, sottolineando l'intensità realistica che la Magnani conferisce alla protagonista.
- Il ritorno di Assunta Spina: Anna Magnani veste i panni della passionale popolana napoletana, un ruolo che richiede un'immersione totale nel dialetto e nei costumi locali.
- L'incontro con Eduardo: Viene evidenziata la collaborazione con Eduardo De Filippo, che nel film interpreta il ruolo di Michele Boccadifuoco, arricchendo l'opera con la sua profonda sensibilità teatrale.
- Realismo tra le strade: L'articolo descrive il contatto diretto dell'attrice con il popolo napoletano durante le riprese a Castelcapuano, dove la sua presenza viene accolta con un entusiasmo quasi religioso, simile a una processione di San Gennaro.
- Confronto con il passato: Si ricorda la precedente interpretazione di Francesca Bertini, evidenziando come la Magnani porti una nuova carica di verità e sofferenza umana al personaggio di Assunta.
Questo documento cattura Anna Magnani nel pieno della sua maturità artistica, impegnata a ridare vita a un classico della letteratura drammatica italiana. L'importanza del pezzo risiede nel testimoniare la capacità dell'attrice di fondersi con l'anima di Napoli, trasformando la pellicola in un documento antropologico oltre che cinematografico, e consolidando il suo mito di interprete autentica e "incandescente".
Carlo Nazzaro, «Oggi», 9 novembre 1947

Una strada di Roma aperta e dolorante come il ventre di una giovane madre, un marciapiede liso dalle scarpe degli uomini, urta macchina militare che corre e che urla nel triste pomerìggio invernale, un vento marcio che viene dal Tevere ed eroicamente chiara una popolana quasi chiusa in un tragico scialle nero. Nella gola della popolana battono forte, picchiano le lacrime già diventate carne da un grido l'improrogabile angoscia. L'angoscia cosi alta della donna ha il volto della maternità, di quella maternità che ha bisogno di gridare per definirsi e per darsi un peso, urta dimensione. In fondo alla strada le lunghe sagome delle SS danno l umino colpo di maglio alla tragedia: gli uomini ed i ragazzi razziati sono i protagonisti, tetri e tristi: le madri invece, correndo dinamizzano con il calore della disperazione tutto il dramma. Dramma di un inverno indimenticabile: Roma 1944, neve, fame, Via Tasso, Fosse Ardeatine. Sembrano i fogli bianchi di un un diario oscuro e chiuso in un cassetto e sono ferite e sangue vivo, parole e carne della storia.
Quella popolana, quello scialle, quelle lacrime sono state il lievito di una scattante personalità alla quale, oggi, il pubblico cinemaotografico guarda con umana e penetrante simpatia. Anna Magnani si è così guadagnata il saluto del pubblico popolare. Questo saluto è nato proprio nel momento in cui Anna, la popolana di « Roma città aperta» correva lungo la strada, correva conte tante madri italiane, ferite e devastate, correva come il dolore italiano del 1944.
La Magnani da quel giorno è entrata vittoriosa nella nostra memoria anche se questa è ancora legata ad un gusto complicato e raffinato di impasti intellettualistici (Greta Garbo, Ingrid Bergman, Doroty Mc Guire, Bette Davis, Michèle Morgan). Ebbene Anna Magnani sintetizzando splendidamente virtù e vizi della donna italiana, ha saputo riportarsi alla schiettezza, alla drammaticità, alla mutevolezza, alfa malinconia ed anche alla superficialità di «un personaggio».
Concediamo pure a questo personaggio un forte rivolo di vernacolismo e se volete di «provinciale», ammettiamo anche che Anna Magnani scivoli frequentemente sul «va a’mmorì ammazzato» oppure su di un travolgente florile-
gio di esplosività cacofonica, ma tutto questo non cancella per nulla la vibrante violenza esprcsssiva della nostra Attrice.
Essa non potrà mai essere una duchessa con i telefoni bianchi perchè il posto, la voce ed il cuore della Magnani sono oltre l'uscio, proprio dentro il negozio della farinotta, della bisagnina o accanto all'acqua sporca dei lavatoi. Ecco quale è l'itinerario genuino di Anna Magnani.
E quando vedrete il suo penultimo film (l'ultimo è Assunta Spina) «L'onorevole Angelina» valuterete bene la invettiva carica di sarcasmo e di nausea indirizzala alle cosiddette signorine e signorini di buona famiglia (quelli che fanno l'elemosina quando sanno di essere «osservati»).
Anna Magnani ha solo un atroce cruccio intimo: il suo bambino non può giocare a mosca cieca con i suoi piccoli compagni perchè i colpito
da paralisi infantile. Questa volta è il concreto e corposo dolore che abita la casa di Anna Magnani. Ed il nostro pubblico così generoso e gentile, ora che sa, augura all'Attrice tanta forza e tanta speranza.
Tullio Cicciarelli, «Il Lavoro», 14 gennaio 1948
L'articolo, apparso sulla rivista Film il 6 novembre 1948, riporta la risposta di Mino Doletti a una dura lettera di Anna Magnani pubblicata sul Corriere Lombardo. Il testo si inserisce in una vivace polemica nata in seguito alla Mostra del Cinema di Venezia, dove l'attrice era rimasta delusa dal mancato riconoscimento per il film Amore di Roberto Rossellini, accusando la stampa di aver orchestrato una campagna di "vendetta" e di servire interessi industriali stranieri.
- La smentita di Doletti: Il direttore di Film respinge fermamente le accuse di complotto, definendo le reazioni della Magnani come frutto di una "mania di persecuzione" legata alla delusione veneziana.
- Il caso della premiazione: Viene ricostruito l'episodio della mancata coppa Volpi, poi assegnata a Jennifer Jones (e infine a Jean Simmons), sottolineando come il ritiro di uno dei due film della Magnani in concorso avesse creato confusione e malumori tra i giurati.
- Accuse di "colluisione": Doletti chiarisce che le critiche rivolte all'attrice non erano dettate da rancori personali, ma dalla libertà di critica di fronte ad atteggiamenti considerati eccessivi, come le pretese economiche per futuri film (si parla di 40 milioni di lire).
- La polemica del "cane-lupo": L'articolo cita ironicamente la presenza costante del cane dell'attrice anche in contesti mondani come l'Hotel Excelsior, simbolo di certi comportamenti "incandescenti" che avevano irritato parte della critica.
- Rapporto con Alessandrini: Viene riportato un aneddoto su Goffredo Alessandrini, allora marito della Magnani, il quale, pur stimando l'attrice, avrebbe espresso privatamente dubbi sulla riuscita del film Amore.
Questo documento offre uno spaccato unico sul carattere impetuoso di Anna Magnani e sulla tensione tra divismo e critica cinematografica nell'Italia del dopoguerra. Rappresenta una testimonianza fondamentale per comprendere come la transizione verso il successo internazionale dell'attrice sia stata accompagnata da scontri accesi con la stampa nazionale, definendo il mito di una "Nannarella" indomabile e poco incline ai compromessi.
Mino Doletti, «Film», 6 novembre 1948
Nell’isola di Vulcano, quando si girava il film Vulcano, i pescatori che approdavano ogni mattina per rifornire la mensa dei cinematografisti chiedevano se si poteva vedere Maddalena. Unn’è Maddalena? domandavano. Maddalena era il personaggio del film, e il personaggio aveva sopraffatto Anna, una signora bruna che era giunta da Roma con un cane lupo al guinzaglio. A Maddalena, nel film, il destino aveva imposto quasi la stessa vicenda delle genti dell’arcipelago Eolie, la vicenda delle maree: partire e tornare dai continenti più lontani; partire per vivere, tornare per morire. E nel personaggio di Maddalena, la donna disperata che torna all’isola natia dopo tanti anni di assenza la gente dell’isola ritrovava un poco se stessa.
In questo film, passioni umane primordiali ed essenziali trovano una sorta di giustificazione e un movente nell’ambiente naturale, aspro, inquieto, e quasi minaccioso dell’isola vulcanica. La natura, dovendo sempre prevalere e quasi intonare l’azione cinematografica aveva bisogno di una interprete che le andasse incontro di continuo e la tollerasse ogni sua manifestazione. Questa, interprete non poteva essere che Anna Magnani.
La potente originalità di Anna Magnani comincia dal suo viso, e al suo viso finisce. E’ in quegli occhi spietati al primo aspetto, mentre sono umanissimi non appena ne discenda uno sguardo; è in quella bocca che parrebbe violenta, e invece si schiude in una piega di tenerezza; è in quel profilo diritto e severo che però si. anima e si rivela solo nelle espressioni di bontà. L’aspetto d’una Magnani ridanciana e popolaresca è il più convenzionale; oltre questo volto esiste infatti una personalità artistica i cui caratteri sono tanto lievi e profondi da rendere ardua una definizione anche approssimativa. Vi è un altro pregio nell’arte della Magnani, che più profondamente colpì Dieterle, un regista tutt’altro che disposto a fare concessioni di genere estetico ed artistico, e cioè il suo sapere in un sol tempo aderire all’ambiente in cui il dramma si svolge e alle esigenze di una interpretazione destinata al pubblico di tutto il mondo. Vulcano nacque giorno per giorno, ora per ora, dalla intesa artistica, veramente istintiva, fra Anna Magnani e William Dieterle. Chi ha assistito alle riprese fin dal primo colpo di ciack, può dire coni e non una sola volta sia capitato che i punti di vista fra Anna e Dieterle divergessero tanto da non poter essere subito conciliati. Dieterle esprimeva l’opinione che tale scena doveva ripetersi, ed Anna era dello stesso avviso, proprio per gli stessi motivi; Anna Magnani preferiva che l’intonazione di una battuta fosse una invece di un’altra, e Dieterle doveva riconoscere che era giusto.
Vulcano è, prima di tutto, un perfetto esempio di collaborazione internazionale. E’ la prima volta che un regista straniero della levatura di Dieterle dirige, in Italia, un film interpretato da un’attrice celebre in, tutto il mondo come la Magnani, da un attore popolarissimo da noi e in forte ascesa negli Stati Uniti, Rossano Brazn e da una giovane americana a anch’essa già celebre, Geraldine Brooks. Ma l’importanza di Vulcano non sta tutta qui. Nato dalla accorta combinazione di grandi talenti artistici e di provate capacità tecniche, prodotto con capitali interamente italiani, ambientato nella culla della latinità, il Mediterraneo, Vulcano e è stato reclamato, ancor prima che fosse dato un solo giro di manovella, da tutti i mercati americani, del Nord e del Sud America; conteso da tutti i distributori europei, accettato in partenza, in tutto il mondo, come il più grande film che sia stato mai messo in cantiere. Il successo di questo film sarà il successo di un gruppo di artisti e di industriali. Ma significherà anche preminenza, in tutto il mondo, di un modo di sentire, di lavorare, di creare; accettazione di una maniera di pensare, di vivere, di amare.
(Artisti Associati Distrib.)
«Il Piccolo di Trieste», 17 febbraio 1950
La carriera di Anna Magnani dal varietà, al teatro, al cinema
«Oggi», 16 marzo 1950
«Bellissima », l’ultimo film di Luchino Visconti che tanto successo sta avendo in tutta Italia, è un'opera di altissimo valore artistico ed umano. In esso è narrata una storia — quella che seguirete attraverso questi fotogrammi — amara e piena di significato. Non vale cercare la felicità in un mondo equivoco, cinico e falso: la felicità è nella vita concreta, reale, pulita e onesta, nell’amore delle persone che ci sono intorno. Anna Magnani è la mamma: una mamma appassionata, tenace impulsiva, una donna romana piena di slancio e di amore. Walter Chiari è Alberto Annovazzi, uno di quei cinici giovanottelli che vivono ai margini del cinema, ed ha interpretato da ottimo attore il suo personaggio. L'operaio Gastone Renzelli è il padre della «bellissima » bimba, la piccola Tina Apicella.
«Noi donne», anno VII, n.3, 20 gennaio 1952
L'articolo de Il Giornale d'Italia, datato 10 maggio 1953, riporta l'annuncio a sorpresa di Anna Magnani riguardo al suo imminente ritiro dal mondo del cinema per dedicarsi esclusivamente al teatro. Rientrata a Le Havre dopo un viaggio a New York per la prima del film Bellissima, l'attrice motiva la sua scelta con la stanchezza e la tensione eccessive richieste dall'arte cinematografica.
- L'annuncio a Le Havre: Arrivata a bordo del transatlantico America insieme al produttore Renzo Avanzo, la Magnani dichiara ai giornalisti la volontà di lasciare il cinema entro un anno.
- Ritorno al teatro: L'attrice esprime il desiderio di tornare sul palcoscenico, ritenendolo un impegno meno logorante rispetto ai ritmi del set.
- Riflessioni sulla carriera: La Magnani sottolinea l'importanza di sapersi ritirare al culmine del successo, evitando di "durare sullo schermo" in età avanzata.
- Il desiderio di vivere: A 44 anni, l'attrice manifesta l'esigenza di dedicare più tempo alla propria vita privata e al riposo.
- Ironia sulla vita privata: Rispondendo a un giornalista straniero che le chiedeva se volesse sposarsi, l'attrice ribadisce con un sorriso di essere già legata dal vincolo del matrimonio.
Questo documento cattura un momento di bilancio umano e professionale di una delle più grandi icone del cinema italiano. L'articolo evidenzia la consapevolezza e la schiettezza di Anna Magnani nel gestire la propria immagine pubblica, preferendo la libertà del teatro e della vita privata alle imposizioni e alla fatica dell'industria cinematografica internazionale.
«Il Giornale d'Italia», 10 maggio 1953
45 domande ad Anna Magnani
Anna Magnani è nata in Egitto, al Cairo, da genitori italiani, ed è cresciuta, a Roma. Esordì in teatro nel ’32 con la compagnia di A. G. Bragagtia, e nello stesso anno conobbe il regista Alessandrini che doveva sposare qualche tempo dopo. Film: ”La cieca di Sorrento”; "Cavalleria”; ”Teresa Venerdì”; "Roma città aperta”; "Vulcano”; "Bellissima"; "L’onorevole Angelina”, che le valse un premio a Venezia per la migliore interpretazione femminile e la "La rosa tatuata", non ancora proiettata. Ha un figlio. Luca. Vive in una villa al Circeo.
Domanda. - Quale reazione le provoca la richiesta di un autografo?
Risposta. - Dio mio!
D. - Se potesse scegliere il suo regista, su chi cadrebbe la sua scelta?
R. - Non sempre si può scegliere il proprio regista come si sceglie il proprio sarto. Purtroppo!
D. - Che cosa pensa di se stessa?
R. - Un gran bene.
D. - Qual è secondo lei la differenza fra Roma e Milano?
R. - Roma è mia. E’ come se mi chiedessero che differenza passa fra mia madre e mia zia.
D. - Fatta astrazione delle necessità di carattere pratico, ritiene che un uomo (o una donna) possa vivere solo, essere insomma sufficiente a se stesso?
R. - Purtroppo... no! Nemmeno i geni sanno star soli!
D. - Ritiene che l’orgoglio sia un fattore negativo o alla lunga positivo ai Ani del successo di una persona?
R. - Non sempre. Ma a volte può determinare il successo se lo si ha al momento giusto.
D. - Vuol dirmi qual è secondo lei il segreto per riuscire nella vita?
R. - Essere incoscienti. Essere belli. Campare di prepotenza.
D. - E questo vale anche per il suo caso particolare?
R. - No. lo ho solo creduto in quello che facevo. Il resto non sta a me dirlo.
D. - Qual è la testimonianza di simpatia e di ammirazione che durante la sua carriera l’ha toccata più profondamente?
R. - Fu subito dopo la liberazione di Roma. Recitavo in una Rivista al Cinema Reale. Il giro nei teatri secondari era sempre abbastanza movimentato e burrascoso. I grossi teatri li avevamo fatti tutti. Bisognava lavorare. Il fatto di andare in tutti i quartieri di Roma ci incuriosiva e ci commoveva. Ma quella sera al Reale la gazzarra fu grande. Cominciò qualcuno a protestare perchè si erano tagliati due quadri. Dalla Galleria una voce che non ammetteva replica, urlò: « A Nannaré, so’ tre vorte che vengo a vede’ la rivista, ce mancheno du’ quadri, li devi da rimétte ». Cominciò il putiferio. Volò una poltrona in palcoscenico, uno spettatore fu colto da attacco epilettico, tutta l'atmosfera si arroventò di colpo, ruppero tutte le vetrate dell'ingresso, e alla fine io feci calare il sipario. Feci sapere loro, che se non si comportavano correttamente, lo spettacolo sarebbe stato sospeso, soprattutto perchè « la signora Magnani ha paura... ». Bastò questo. « A Nannaré, a te chi te tocca, ma magari ce proveno, ecc. ». Morale al colmo dell’entusiasmo, alla fine del primo tempo io e i miei compagni fra i quali Carlo Ninchi, Aroldo Tieri, Olga Villi, Ave Ninchi, e gli altri, fummo obbligati, tutti in fila, a cantare la ”Leggenda del Piave”. Venne giù il teatro. Uno non so da dove, cacciò fuori una bandiera, montò in palcoscenico e mi ci avvolse tutta. Dopo di che bis del "Piave”! Rientrando in camerino l’amministratore venne da me dicendo che una delegazione da parte del pubblico voleva parlarmi, e chiedermi scusa. Vennero su. Erano fruttivendoli, operai, ecc. Vennero con un quintale di patate dentro un sacco. « Lei ce scuserà, sa, stasera avemo esagerato, ma lei pe’ noi è... che je dovemo di’, lei è sempre... ». Non sapevano più che dire. « Accetti questo omaggio, semo in guerra, non se trovano ». E scaricarono patate e bandiera insieme nel mio camerino. Erano commossi. Fu il più bell’omaggio di tutta la mia carriera di attrice.
D. - Recentemente un fotografo ha avuto l’idea di fotografare, passaggio per passaggio, tutte le varie ”pose” della vestizione di un’attrice per recarsi ad uno spettacolo, ossia dal momento in cui questa usciva dal bagno fino all’ultimo ritocco di trucco. Queste fotografìe, pubblicate mi hanno fatto pensare alla documentazione e trasposizione moderna del "lever du roi” (o de la reine) di secentesca memoria. Accettando questo fenomeno come un dato di fatto ormai acquisito, come lo giudica lei personalmente?
R. - Pietoso. Difatti in Francia scoppiò la Rivoluzione.
D. - L’interpretazione di un personaggio le ha mai per caso insegnato qualcosa nei confronti della vita pratica. Se sì, in quale occasione?
R. E’ il contrario. E' la vita che mi ha insegnato a creare i miei personaggi.
Ù. - A quale età ritiene di aver lasciato l’infanzia?
R. - L’8 settembre del ’43, quando i tedeschi occuparono Roma!
D. - Se ciò le fosse concesso, ricomincerebbe la sua vita daccapo senza sapere, naturalmente, che cosa l’attende, ma così alla ventura?
R. - Magari!
D. - Nei giochi infantili, quale parte le piaceva riservare per se?
R. - Non credo di aver giocato molto nella mia infanzia. L’unica cosa che mi piaceva veramente, ricordo, era di chiudermi in camera mia a fantasticare.
D. - Qual è il pubblico, in Italia, che sente più vicino a se? R. - Tutto.
D. - Qual è il personaggio (della Storia) che sente più vicino al suo temperamento?
R. - Caterina Sforza.
D. - Se fosse vissuta alla corte del Re Sole, chi avrebbe voluto essere?
R. - Il cane preferito del Re.
D. - Qual è stata la sua prima reazione trovandosi per la prima volta alla presenza di un cadavere?
R. - Non ho mai visto un cadavere. Mi rifiuto di vederli. Ho paura.
D. - Qual è Stata la più violenta emozione della sua vita?
R. - Il giorno che sentii di aver concepito un figlio.
D. - Costretta a vivere in esilio in quale città avrebbe desiderato vivere?
R. - Un bell’esilio a New York o a Parigi, che ne dice lei?
D. - In genere, la sua naturale tendenza, la spinge a cercare amicizie, a circondarsi di persone che sono più o meno intelligenti di lei?
R. - Più intelligenti di me. A volte però i semplici riposano lo spirito, purché siano autentici.
D. - Le è mai accaduto (nella vita naturalmente), di essere costretta a recitare una parte, come sulla scena? Se sì, in quale occasione?
R. - Non ho mai fatto questo sforzo. Una volta, innamorata commisi questo sbaglio. Ma per poco tempo!
D. - C’è nella sua vita una piccola azione che le ha lasciato un grande rimorso?
R. - Tante. E nella sua?
D. - Sarebbe disposta a sacrificare la sua indipendenza per qualcuno o qualcosa?
R. - Per niente al mondo e per nessuno al mondo.
D. - Supponiamo che ad un passaggio di frontiera lei venga trovata sprovvista di documenti e che non venga nemmeno riconosciuta. Invitata, come si usa dire, a "qualificarsi”, che cosa risponderebbe?
R. - Ma che ne so! Sarebbe, in ogni caso, uria bella scocciatura.
D. - Qual è secondo lei il colmo dell’infelicità per un individuo?
R. - Non poter mai innamorarsi.
D. - La prospettiva di rimanere, come si suol dire con una espressione banale, "sola con i propri pensieri” per un prolungato periodo, la spaventa o la seduce? In questo caso in quale cornice naturale vorrebbe che ciò avvenisse?
R. - Mi piace essere sola con i miei pensieri. La cornice che preferisco è il mare, di fronte a casa mia a San Felice Circeo.
D. - Se le rimanesse mezz’ora di vita, come la impiegherebbe?
R. - Chiederei un’udienza al Papa.
D. - Il contatto anonimo con la folla, quale reazione le provoca?
R. - Sgomento.
D. - Preferisce i vinti o i vincitori della vita?
R. - I vinti. A volte vincere è molto facile, è questione di possibilità.
D. - Se le fosse concesso un atto di potenza assoluta che cosa farebbe?
R. - Eliminerei tutti gli imbecilli e tutti gli eccessivamente ambiziosi, sono loro la causa di tutti i guai.
D. - L’eliminazione di un eventuale nemico le provoca piacere, lo lascia indifferente, o provoca addirittura un rovesciamento dei suoi sentimenti?
R. - Dipende. L’eliminazione di certi nemici andrebbe onorata con una rispettabile sbornia.
D. - Quale virtù apprezza maggiormente in un uomo?
R. - La lealtà.
D. - Vuol dirmi qual è secondo lei la differenza esistente fra superbia e orgoglio? Si ritiene orgogliosa?
R. - Siccome la differenza tra superbia ed orgoglio non è una opinione, la dovrebbero conoscere tutti. Per quello che mi riguarda forse sono orgogliosa. Ho un grande rispetto di me stessa.
D. - C’è una ”cosa” nella vita cui, come dice un abusato "modo di dire” preferirebbe, pur di non affrontare la morte?
R. - Preferirei morire piuttosto che di affrontare l’angoscia di una altra guerra nel mio Paese.
D. - Avrebbe preferito essere Beatrice, la signora Bovary, la signora de Renai o la Regina Vittoria?
R. - Nessuna delle quattro, poverette!
D. - Quale sarebbe il suo partner ideale?
R. - Io non ho un solo partner ideale. Fra i tanti quelli che vorrei avere vicino a me sono Spencer Tracy e Marion Brando.
D. - Se venisse posta nell’alternativa: non recitare nemmeno più una sillaba, contro l'acquisto di non importa qual bene materiale, quale sarebbe la sua risposta?
R. - Per nessun bene materiale. Sacrificherei il mio lavoro
solo in un caso. Se mio figlio potesse avere le sue gambe come io gliele avevo fatte.
D. - Dovendo raccontare una favola ad un bambino, quale sceglierebbe?
R. - Non so raccontare favole, nè ai grandi nè tanto meno ai bambini.
D. - Ci sono delle colpe che è disposta a perdonare e delle virtù che, al contrario, la infastidiscono?
R. - Perdono tutte le colpe che si commettono per amore. Non perdono l’eccessiva bontà.
D. - Una soubrettina in mal di pubblicità decide, per far parlare di sè, di inscenare il proprio suicidio, ma sbaglia dose e muore. Come reagisce lei a questa notizia? Invierebbe dei fiori, seguirebbe il suo funerale, deplorerebbe la sua idiozia?
R. - Mi darebbe una gran pena un fatto simile. Ma nei tempi in cui viviamo bisogna capire e perdonare anche questo.
D. - Se una sua ammiratrice compisse un lunghissimo viaggio per venirla a vedere, la cosa (che le è già forse accaduta) le farebbe piacere, la infastidirebbe o la lascerebbe del tutto indifferente?
R. - Comunque... mi commuoverebbe!
D. - Quale pensa possa essere il "toccasana” per risolvere l’attuale crisi del Cinema italiano?
R. - Serietà e onestà!
D. - Sofia Loren, Mangano, o Lollobrigida?
R. - Al mondo c’è posto per tutti.
D. - Come mai non partecipa ai Festival e alle manifestazioni che all’estero hanno veduto le nostre attrici graziose ambasciatrici del Cinema italiano?
R. - Ammiro le mie graziose colleghe che svolazzano per il mondo. A me dà pensiero persino di attraversare la strada davanti a casa mia!
Enrico Roda, «Tempo», 1955

Ischia, giugno
In una piccola insenatura nascosta all’occhio indiscreto dei turisti, sudo sfondo di un paesaggio che sembra appartenere ad un sogno, alcune suore si trovano a bordo di una barca Una di esse, evidentemente la più esperta, muove i remi con disinvoltura e dirige le operazioni per la pesca. Le altre «sorelle» gettano la rete e fanno del loro meglio per rendersi utili, ma si capisce che non hanno molta dimestichezza con questa insolita attività. Nè potrebbe essere altrimenti, perchè le suore non hanno mai dimostrato spiccate attitudini marinaresche; ma tant'è, le vie della Provvidenza essendo infinite, nulla di strano che Anna Magnani nelle vesti di Suor Letizia — una suora che può vantare una lunga esperienza missionaria, dotata di un vivo senso pratico e di una non comune energia — abbia deciso di provvedere con la pesca alle immediate esigenze di un antico monastero, tra le cui mura vivono alcune suore in estrema povertà.
Da uno scoglio vicino, il regista Mario Camerini, megafono alla mano, osserva attentamente la scena. «Proviamo ancora una volta», egli dice; e tutto si ripete da capo. Ora si girano i campi lunghi. Per domani sono previsti i primi piani. Da un’altra barca la macchina da presa seguirà le suore per coglierne le varie espressioni, comprese le più riposte sfumature che si alternano sul volto suggestivo ed intensamente drammatico della Magnani. Net frattempo alcuni giornalisti seguono dalla spiaggia le diverse fasi delle riprese. Vi sono, tra gli altri, Angelo Nizza della «Stampa», J. Tody del «Daily Express», Roberto Mangin, direttore della «France-Presse», e Vittorio Calvino, il noto commediografo e soggettista che essendo un vecchio ed affezionato amico di Nannarella fa gli onori di casa. Evidentemente l’Oscar assegnatole per «La Rosa tatuata» impegna la Magnani più che mai e fa sentire i suoi effetti anche per quanto riguarda la puntualità del lavoro. Ce lo confermano con evidente soddisfazione, il regista ed il direttore di produzione Emo Bistolfi. Le complesse difficoltà incontrate fino ad oggi durante la lavorazione di «Suor Letizia», cui partecipano Eleonora Rossi Drago, Antonio Cifariello, Luisa Rossi ed altri, non hanno affatto ritardato il ritmo delle riprese.
L’abito che indossano le monache ha già una sua storia piuttosto burrascosa che si è risolta comunque per il meglio. Dopo le prime due settimane di lavorazione, ci fu un grosso ostacolo da superare. La Madre superiora delle Suore francescane, informata che nel film sì vestiva l'abito del suo Ordine, aveva fatto giungere una protesta in Vaticano. Pare che della cosa sia stato messo al corrente anche il Pontefice. Certo è che il Ministro Andreotti intervenne personalmente presso la produzione, facendo apportare una lieve ma sostanziale modifica agli stessi indumenti. Naturalmente molte scene sono state poi girate una seconda volta. Anna Magnani si è prestata di buon grado a questo lavoro straordinario, con quella pazienza e praticità che sotto altra forma caratterizzano il personaggio cui dà vita con estrema convinzione.
A chi le chiede se si ritiene una donna buona o cattiva, la grande attrice risponde tra l’altro: «Credo di essere molto buona, nella vita, però. Nella vita tutto mi emoziona, mi commuove e mi spinge alla generosità, alla comprensione. Ma di fronte alla macchina da presa divento cinica, spietata, nel seneo che non ammetto si bari, o si cerchi di dare ad intendere di saper fare una cosa se non è vero. Io il mestiere l’ho sudato e sofferto. Ho impiegato molto tempo ed ho faticato per diventare «la» Magnani. Ora sudo e fatico per continuare ad esserlo». A Hollywood disse una volta ad un giornalista americano: «Quando soffro debbo soffrire veramente, anche per esigenze di scena, finché il cuore mi si spezza». Bene, possono sembrare parole grosse, ma chi la conosce o ha il piacere di assistere alle riprese di alcune scene particolarmente impegnative in «Suor Letizia», si rende conto che questa sua affermazione risponde al vero. Basta guardare all’istintiva naturalezza e all’emotività che la distinguono in questo suo ultimo personaggio, uno tra i più complessi e difficili, perchè forzatamente contenuto dalla dolcezza e dalla carità cristiana che l’anima. E’ una Magnani nuova, insomma, tanto più prodigiosa e convincente nel ruolo sostanzialmente diverso e lontano da quelli precedenti. Suor Letizia torna in Italia dopo ventanni di vita missionaria In Africa. Viene incaricata di svolgere un difficile compito in un’isola del golfo partenopeo, dove c’è un antico monastero abitato da poche suore che vivono a stento, dimenticate da tutti fuorché dai creditori. Bisogna chiudere il convento, liquidarne la passività e riportare le sorelle alla Casa Madre. Commossa dallo squallore in cui vivono le povere monache, ella si dedica con tatto ed energia all’incarico affidatole sia pure modificando gli ordini della Madre generale. Una sera scopre tre bambini che stanno per rubare l’unica capretta dea convento. Riesce ad avvicinarne uno, Salvatore, e a farselo amico. Preoccupata per le sorti del piccolo, Suor Letizia lo accoglie nel monastero, mentre nel suo cuore si fa strada un sentimento che le era sconosciuto: l’amor materno. E la storia del film è Impostata appunto sull’affetto di Suor Letizia per il bambino, un affetto che la induce a prendere coraggiose iniziative. Grazie alla sua intraprendenza il convento non sarà chiuso. Diverrà rifugio dei piccoli diseredati come Salvatore. Suor Letizia dovrà poi separarsi dal suo piccolo amico, non senza prima averne assicurato l’avvenire. Soffocherà nel cuore la sua grande malinconia e ripartirà nuovamente per terre lontane.
Anna Magnani conta di fare ancora due o tre film. Confessa che poi vivrà finalmente come una madre qualsiasi insieme a suo figlio: «Ho sempre sognato che diventasse un grande pittore», aggiunge. Luca ha tredici anni. Per lui Nannarella non riposa sugli allori.
Nei giorni scorsi per salutare la Magnani è giunta anche Ginger Rogers, la quale dopo aver espresso ai giornalisti tutta la sua ammirazione per la squisita sensibilità drammatica della nostra attrice, si è detta entusiasta di Ischia, che ella pittorescamente definisce l’isola dell’eterna giovinezza. Accompagnata dal marito, ha visitato le terme radioattive di Lacco Ameno, dove trascorrerà le sue vacanze non appena sarà di ritorno da Hollywood. Inizierà l’interpretazione di un film tra una settimana. Alla vigilia della sua partenza, Ginger ha offerto un cocktail al «Regina Isabella», durante il quale ha detto che l’Italia è il più bel Paese del mondo, ma che Ischia è l’angolo più incantevole d’Italia.
Gino Barni, «Il Piccolo di Trieste», 8 giugno 1956
Nessun avvenimento del cinema ha mai interessato Roma quanto l'assegnazione ad Anna Magnani del premio Oscar per la sua interpretazione del film «La rosa tatuata», tratto da un lavoro del commediografo Tennessee Williams. L'esuberante folla romana ha applaudito la sua «Nannarella» in tutti i luoghi in cui la grande attrice si è recata ed in modo particolare dinanzi all’ingresso di un grande albergo in via Veneto in cui ella ha tenuto una brillantissima conferenza stampa ai rappresentanti del giornalismo di tutto il mondo.
«Tutti dicevano che mi avrebbero dato l'Oscar», ha detto tra l'altro la Magnani che appariva commossa per il conferimento dell'ambitissimo premio, «ma io continuavo a dire di no per scaramanzia». L’attrice ha saputo del riconoscimento delle proprie doti di interprete la mattina prima dell'alba, quando è stata svegliata da un giornalista americano. Poi, passato l'uragano dei telegrammi, delle felicitazioni e degli auguri, Anna ha piantato in asso tutti ed è volata a Losanna, dove si trova in cura suo figlio Luca, colpito da poliomielite.
«Novelle film», 1956
La colpa più grave della cinematografia italiana — quella che i tecnici di queste cose assegnano alla categoria dei «peccati contro lo Spirito Santo» e giudicano senza possibilità di remissione — è nell'aver ecceduto nell’esportazione di carne. «Toujours perdrix»: l’abbondanza ha provocato la noia. La noia, il fastidio. Il fastidio» lo scandalo. Già in molti Paesi a fondo quacquero questa carne italiana d’esportazione è guardata con diffidenza e sospetto. L’ignoranza delle cose nostre all’estero è grande e di certo non giovano a dissiparla le «ambasciatrici d’italianità» che, di quando in quando, diramiamo ai quattro angoli del mondo, con Io scopo principale di richiamare l’attenzione sulla nostra produzione pellicolare e quello subordinato di rinfrescare la memoria sulla nostra terra di santi, di eroi e di poeti. Care ragazze, brave ragazze, splendide ragazze, le «ragazze-carne», come le chiamano gli inglesi, han tutto da guadagnare — al pari di certa pittura — ad essere viste in distanza: più cresce la distanza più ci guadagnano. Imperdonabile leggerezza, quindi, quella di coloro che s’ostinano a farle toccar con mano ora dai turchi, ora dagli svedesi, ora dai tedeschi. Errore enorme: sia pur lentamente, com’è loro costume, questi popoli «realizzano» che esse sono «effettivamente» carne, «tutta» carne, «solo» carne. E se ne sgomentano, e cessano di adorarle; perché eran persuasi, senza aver troppo approfondito, ch’esse fossero concetti platonici. Solo noi, loro compatrioti, sappiamo da sempre che non lo sono e soffriamo (moderatamente) per loro quando ci accade di cogliere nelle cronache dì giornali stranieri il sottinteso ironico onde sono descritti i fatti memorabili delle nostre dive in trasferta e riportati — ahimè — i loro detti.
Una almeno si salva, lodiamo Iddio (o chi per Esso), la quale non ha bisogno di far inchini c riverenze ai potenti, né pellegrinaggi in nessuna terra più o meno santa e neppure di tenerci al corrente delle proprie vicissitudini anatomiche per occupare — senza sottintesi ironici — le cronache dei giornali di tutto il mondo.
Si chiama Anna Magnani, attrice drammatica» e il suo nome è legato a quanto di più durevole ha prodotto li cinema italiano dal 1945 in qua, da «Roma, città aperta» a «Bellissima» ; l’unica che sia stata chiamata a interpretare un film in America non in seguito a complicate alchimie finanziarie ma proprio e soltanto per se stessa, perché si chiama Anna Magnani; perché non è il prodotto d’uno dei tanti, formidabili «uffici stampa», sui quali poggiano le fortune di così gran parte della nostra industria cinematografica, ma perché ha il temperamento di Anna Magnani, il talento di Anna Magnani: qualità che non si possono fingere, non a lungo quantomeno. Ora le è stato assegnato dal critici di New York con 13 voti su 16 il premio per la miglior interpretazione femminile dell’anno (quella di Serafina nel film «The rose tattoo», «La rosa tatuata» tratto dalla commedia di Tennessee Williams). E nessuno — caso raro — ha trovato niente da ridire: non ci sono state riserve, non contestazioni, non recriminazioni.
La stampa, per spiegare con un esempio la qualità dei sentimenti provati assistendo alla prima del film ha evocato come termini di paragone i nomi di Eleonora Duse e Greta Garbo. Scrive il «New York Times»: «Mai prima d'ora ci è accaduto di essere posseduti da un’emozione così intensa, nemmeno quando sui nostri schermi appariva Greta Garbo. Forse soltanto Eleonora Duse avrebbe potuto eguagliare in sensibilità l’attrice di ”Roma, città aperta”». Rincalza la «Saturday Reviev of Literature»: «...un evento del genere si verifica una volta sola nel corso di un’Intera generazione. Mal Hollywood ha avuto occasione di vedere un’interprete come Anna Magnani. Nulla ha potuto l’apparato hollywoodiano contro la personalità dell’attrice: essa non si è lasciata travolgere. Ha vinto. Per la prima volta un’attrice straniera si è preso il lusso di ignorare Hollywood, di sconfìggere Hollywood...».
L’elenco delle citazioni potrebbe seguitare: ma non è il caso di riproporre alla Magnani, tradotti, i ritagli stampa che le sono ormai pervenuti in lingua originale. Constatiamo invece, che il successo di Anna Magnani in America — di questi tempi in cui la dignità dell’attore è ogni giorno più compromessa, complice il complesso autolesionistico degli stessi interessati — rappresenta qualcosa come una inconsapevole, splendida, generosa vendetta. Senza attore non vi può essere vero teatro né vero cinema ma, tutt’al più, ingegnosi surrogati dell’uno e dell’altro. E’ una verità che tutti quanti fingiamo, spesso e volentieri, di aver scordato.
Anna Magnani è giunta in tempo a farcela tornare a mente: sarà opportuno che i primi ad esserne di nuovo convinti siano i suoi colleghi ìn arte, i meno solleciti, i più dimentichi della loro essenziale funzione nel nascere di questo mistero creativo che si chiama spettacolo. Che quella di «Annarella nostra» sia stata un’enorme interpretazione è ancora dimostrato da un particolare su cui le cronache non si sono — a nostro avviso — soffermate abbastanza. Se n’è accorta persino Marilyn Monroe che, domandata di che cosa pensasse di Anna Magnani: «What do you think of Magnani?», ha risposto con un sospiro: «Divine, just divine», «è divina, semplicemente divina...».
Questa «Rosa tatuata», questa Magnani nella «Rosa tatuata», dicono i critici americani, è veramente una cosa che muove le montagne. Lo crediamo.
Gigi Cane, «Noi donne», 1956

Sapete che mi hanno offerto di interpretare il personaggio di Anna Karenina? ». La voce di Nannarella è rotta dall'emozione, qualcosa, come un tremito, incrina il suo viso mobilissimo. Ma è solo un attimo. Subito dopo, la testa arruffata reclinata all'indietro, ella scoppia in una delle sue favolose risate. Poi con le mani nervose accende una sigaretta, con un gesto netto respinge una ciocca di capelli, e scrolla le spalle, come a voler cancellare quell’istante di debolezza, a voler ristabilire la misura consueta.
Ma Anna Magnani è davvero commossa. Commossa profondamente dall'accoglienza che i cittadini sovietici hanno riservato a lei e agli altri attori italiani andati in URSS a portare • La Lupa » di Verga e « Romeo e Giulietta » di Shakespeare, i due spettacoli allestiti da Franco Zeffirelli. A tutti, sì; ma soprattutto a lei. Non è difficile capire perchè un popolo cordiale e pieno di comunicativa come quello sovietico si sia innamorato di Anna Magnani. La sua eccezionale bravura di interprete, la sconvolgente verità del personaggio della Lupa da lei creato non sono che una spiegazione parziale. Perchè l'immediata corrispondenza stabilitasi tra il pubblico sovietico e la nostra attrice attraverso il mezzo della sua interpretazione è stata qualcosa di più e di più profondo del rapporto, sia pure vivo e diretto, tra un grande attore e un pubblico sensibile.
La chiave sta nell’umanità così ricca di Nannarella, nella sua bella spontaneità, nella sua personalità aperta, fresca, giovane. Per questo Nannarella è tanto commossa, quando parla della proposta ricevuta a Mosca di sostenere il ruolo di protagonista in un film tratto dal famoso romanzo di Leone Tolstoi. Perchè è questa la testimonianza più significativa — più significativa ancora degli applausi senza fine, delle feste organizzate in suo onore, delle strette di mano e dei sorrisi di simpatia — dell'affetto che s'è conquistata. Anna Karenina è uno dei personaggi più cari al popolo russo: offrirlo a un'attrice straniera equivale ad una dichiarazione di stima e amicizia.
Se il film si farà, Anna Magnani avrà l'occasione di dire grazie nel modo che le è più congeniale: creando, con la sua istintiva, totale partecipazione, un personaggio vero, vivo, umanissimo. La sua Anna Karenina avrà forse dei tratti un po' troppo latini, ma sarà certo, come la volle Tolstoi, una donna piena d'amore.
«Radiocorriere TV», 1966
L'articolo del Radiocorriere TV dell'8 agosto 1970 documenta l'atteso esordio televisivo di Anna Magnani con la serie di film Tre donne (qui citata durante la lavorazione del primo episodio, La sciantosa), diretta da Alfredo Giannetti. Il servizio offre un ritratto intimo dell'attrice sul set, esplorando il suo timore verso il mezzo televisivo e la sua volontà di mettersi alla prova in una nuova dimensione artistica dopo i grandi successi cinematografici e teatrali.
- Il debutto sul piccolo schermo: La Magnani confessa una "paura vera, carnale" per la televisione, temendo che la rapidità del giudizio del pubblico televisivo possa decretare il crollo di una carriera in una sola serata.
- La sciantosa: Viene descritta la trama del primo episodio, in cui l'attrice interpreta Flora Bertuccioli, una diva del café-chantant in declino che ritrova la propria dignità umana e il coraggio sacrificando la vita per un giovane soldato (Massimo Ranieri) durante la prima guerra mondiale.
- Una galleria di ritratti femminili: La serie nasce dall'idea di Giannetti di celebrare la donna come protagonista insostituibile della storia italiana, attraverso figure verosimili che incarnano coraggio, ansie e sacrifici quotidiani.
- Collaborazioni d'eccellenza: Accanto alla Magnani e Ranieri, l'articolo preannuncia la partecipazione di altri grandi nomi come Marcello Mastroianni (nel ruolo di un liberale del 1870), Enrico Maria Salerno e forse Nino Manfredi.
- Tecnica cinematografica: Nonostante la destinazione televisiva, i film sono realizzati con tecniche e tempi tipicamente cinematografici, girati negli stabilimenti De Paolis a Roma e in esterni sulle colline della Tolfa.
Questo documento cattura un momento di svolta fondamentale nella carriera di Anna Magnani, segnando il suo passaggio al medium televisivo come un atto di coraggio e di rinnovamento professionale. L'importanza dell'articolo risiede nel testimoniare come l'attrice, simbolo del Neorealismo, abbia accettato la sfida della modernità televisiva per continuare a raccontare l'anima profonda e autentica delle donne italiane.
Giuseppe Bocconetti, «Radiocorriere TV», 8 agosto 1970
E' morta Anna Magnani
Gli articoli del Corriere della Sera, datati 27 settembre 1973, annunciano con profondo cordoglio la scomparsa di Anna Magnani, avvenuta a Roma all'età di 65 anni. Il quotidiano rende omaggio all'attrice, definita una "forza della natura", documentando i suoi ultimi momenti e celebrando una carriera che l'ha resa un'icona mondiale e una gloria nazionale paragonabile a Eleonora Duse.
- La scomparsa: Anna Magnani si è spenta il 26 settembre alle 18:25 presso la clinica Mater Dei, stroncata da un tumore al pancreas.
- Gli ultimi istanti: L'attrice è rimasta in coma fino alla fine, assistita dal figlio Luca e da Roberto Rossellini, suo storico compagno e collaboratore, rientrato d'urgenza dagli Stati Uniti.
- Omaggio televisivo: Nonostante i dubbi iniziali, la Rai ha deciso di trasmettere quella stessa sera il film 1870, l'ultima fatica dell'attrice, come tributo alla sua memoria.
- Analisi critica: Il giornalista Giovanni Grazzini sottolinea la coincidenza perfetta tra personaggio e interprete, rammaricandosi per le scarse opportunità offerte all'attrice dal cinema italiano negli ultimi vent'anni di carriera, dopo la stagione d'oro del Neorealismo.
- Un talento irripetibile: Viene ricordata come un'artista dotata di una sincerità e di un talento folgorante, capace di lasciare "cicatrici dolenti" nell'animo del pubblico.
Questi documenti testimoniano il lutto profondo di un'intera nazione per la perdita della sua interprete più vera e rappresentativa. L'articolo non si limita alla cronaca della morte, ma eleva Anna Magnani a simbolo immortale dell'arte italiana, sottolineando come la sua grandezza risiedesse nella capacità di trasformare ogni ruolo in un'esperienza di verità assoluta, segnando indelebilmente la storia dello spettacolo mondiale.
Indro Montanelli, Giancarlo Grazzini, «Corriere della Sera», 27 settembre 1973

Il 26 settembre 1973 si è spenta a Roma, all'età di 65 anni, Anna Magnani, icona insostituibile del cinema mondiale e simbolo della schiettezza e generosità italiana. La sua scomparsa, avvenuta presso la clinica Mater Dei a causa di una neoplasia al pancreas, ha suscitato un immenso cordoglio collettivo, culminato in un funerale di popolo che ha visto migliaia di romani stringersi attorno a "Nannarella".
- Le ultime ore: L'attrice è spirata assistita dal figlio Luca e dal regista Roberto Rossellini.
- L'omaggio dei romani: Migliaia di persone hanno reso l'estremo saluto alla salma già presso la camera ardente della clinica, in un clima di profonda e disciplinata commozione.
- La carriera leggendaria: Viene celebrato il suo percorso artistico, dai successi nel teatro leggero ai trionfi del Neorealismo con "Roma città aperta", fino alla consacrazione internazionale con l'Oscar per "La rosa tatuata".
- Il tributo televisivo: In segno di omaggio, la Rai ha trasmesso l'ultima fatica dell'attrice, il film "1870", la sera stessa della sua scomparsa.
- I funerali solenni: Le esequie si sono svolte nella basilica di Santa Maria sopra Minerva alla presenza di numerose personalità del cinema, tra cui Mario Monicelli, Giulietta Masina e Giuseppe Patroni Griffi.
- La sepoltura: La salma è stata tumulata temporaneamente nella tomba della famiglia Rossellini al cimitero del Verano.
Gli articoli documentano non solo la fine clinica di una grande artista, ma la consacrazione definitiva di Anna Magnani come mito della cultura nazionale. Il dolore corale dei romani e il tributo dei colleghi sottolineano come la Magnani abbia rappresentato, più di chiunque altro, l'anima vera e sofferta dell'Italia del dopoguerra, lasciando un vuoto incolmabile che segna la fine di un'epoca irripetibile per lo spettacolo italiano.
«Il Piccolo di Trieste», 27 settembre 1973 - «Il Piccolo di Trieste», 28 settembre 1973 - «Il Piccolo di Trieste», 29 settembre 1973
L'attrice che personificò il nuovo cinema italiano. Aveva 65 anni: la fine ieri pomeriggio, nella clinica dove era stata ricoverata per un tumore - Già affermata attrice nel teatro di prosa e rivista, rinnovò d'un tratto il nostro cinema con la grande interpretazione di "Roma città aperta" - La relazione artistica e umana con Rossellini e le successive incarnazioni del suo costante personaggio, la popolana di Roma, elementare e autentica - Poche ebbero la sua fortuna di nascere dialettali e diventare universali
L'articolo de La Stampa, datato 27 settembre 1973, annuncia la scomparsa di Anna Magnani avvenuta a 65 anni in una clinica romana a causa di un tumore. Il testo celebra l'attrice come il volto più autentico del Neorealismo, capace di trasformare la propria radice dialettale in un linguaggio universale che ha rinnovato profondamente il cinema italiano.
- La fine di un'icona: L'attrice si è spenta nel pomeriggio del 26 settembre; l'articolo riporta il commovente addio al figlio Luca nelle sue ultime ore.
- Simbolo del Neorealismo: Viene ricordata la sua sfolgorante affermazione con Roma città aperta, opera che segnò una svolta rispetto ai suoi precedenti impegni nel teatro di prosa e nella rivista.
- Il legame con Rossellini: Il pezzo sottolinea la profonda relazione artistica e umana con il regista Roberto Rossellini, rimastole accanto fino alla fine.
- Eredità e sepoltura: Viene annunciato che la Magnani sarà sepolta nella tomba della famiglia Rossellini, a suggello di un legame indissolubile.
- Ultimo atto in TV: Si menziona la coincidenza della messa in onda del suo ultimo film in televisione proprio nelle ore della sua scomparsa.
L'articolo documenta il momento del commiato nazionale a un'artista definita come l'incarnazione elementare e autentica della popolana romana. La sua importanza risiede nel riconoscere alla Magnani il merito unico di aver rappresentato il volto vero dell'Italia del dopoguerra, elevando la realtà quotidiana a vette di drammaticità e verità riconosciute in tutto il mondo.
Leo Pestelli, Laura Bergagna, Ugo Buzzolan, «La Stampa», 27 settembre 1973
L'articolo de La Stampa, datato 28 settembre 1973, descrive l'ultimo, travolgente saluto di Roma ad Anna Magnani. Il testo documenta la profonda commozione collettiva e le scene di autentico dolore popolare davanti alla clinica dove si trovava la salma, evidenziando il legame viscerale tra l'attrice e la sua città.
- L'addio del popolo: Una folla immensa ha circondato la clinica per rendere omaggio all'artista che meglio di chiunque altro ha saputo incarnare l'anima del popolo romano.
- Scene di panico: La tensione e il desiderio della folla di vedere l'attrice per l'ultima volta hanno causato momenti di caos, con svenimenti e quattro feriti tra le persone in attesa.
- Il dolore del figlio: Viene riportato il dramma umano di Luca, il figlio della Magnani, che ha chiesto di poter restare solo con la madre, rivendicandone l'appartenenza privata di fronte alle insistenze della folla che la considerava un bene comune.
- Testimonianze di affetto: Tra la folla commossa sono stati notati numerosi colleghi e amici, tra cui Giulietta Masina, a testimonianza della stima e dell'affetto che circondavano l'attrice.
L'articolo testimonia il momento in cui Anna Magnani cessa di essere "solo" un'attrice per diventare un simbolo eterno della romanità e dell'identità nazionale. La cronaca di quelle ore cariche di partecipazione documenta come la sua scomparsa sia stata vissuta non come un evento mediatico, ma come un autentico lutto familiare collettivo che ha unito tutte le componenti della società romana.
Laura Bergagna, Giulietta Masina, «La Stampa», 28 settembre 1973
L'articolo de La Stampa, datato 29 settembre 1973, riporta la cronaca dei funerali solenni di Anna Magnani, svoltisi presso la chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Il testo descrive l'immenso omaggio del popolo romano e delle istituzioni a un'attrice che ha saputo incarnare l'anima più vera della città, sottolineando il profondo legame affettivo che la univa alla sua gente.
- L'addio della città: Una folla oceanica ha gremito la piazza e la chiesa fin dal primo mattino, rendendo necessari stringenti cordoni di sicurezza; tra la calca, Eduardo De Filippo ha accusato un leggero malore.
- Presenze illustri: Al rito hanno partecipato numerose personalità del mondo del cinema e della politica, tra cui Sandro Pertini (allora Presidente della Camera), Federico Fellini, Audrey Hepburn e Roberto Rossellini.
- L'ultimo messaggio al figlio: Viene rivelata l'esistenza di una lettera consegnata al figlio Luca, scritta dall'attrice una settimana prima della morte, in cui manifestava la consapevolezza della fine imminente.
- L'applauso finale: Al termine della cerimonia, l'uscita del feretro è stata accompagnata da un lunghissimo e commosso applauso, descritto come una straordinaria manifestazione d'amore dei romani per la loro "Nannarella".
- La sepoltura: La salma è stata trasportata al cimitero del Verano per essere tumulata nella cappella della famiglia Rossellini.
Questa testimonianza giornalistica suggella il passaggio di Anna Magnani da icona del cinema a mito immortale della cultura popolare. L'articolo evidenzia come la sua scomparsa non sia stata solo la perdita di una grande interprete, ma un evento di portata storica che ha unito l'intera nazione nel riconoscimento di una donna che ha saputo trasformare la propria sofferenza e verità in arte universale.
Laura Bergagna, «La Stampa», 29 settembre 1973

Gli articoli de l'Unità, datati 27 e 28 settembre 1973, rendono omaggio ad Anna Magnani all'indomani dopo la sua scomparsa, celebrandola come un'attrice che ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema mondiale. Il testo analizza la sua figura come il volto simbolo di Roma città aperta, sottolineando la sua capacità di rappresentare un'umanità autentica e profonda attraverso il linguaggio neorealista.
- Icona del Neorealismo: Anna Magnani viene ricordata come l'interprete che ha dato volto e voce all'Italia del dopoguerra, trasformando la sua veracità in un simbolo universale di resistenza e dignità.
- Il successo di Roma città aperta: L'articolo evidenzia come la sua interpretazione nel capolavoro di Rossellini l'abbia consacrata a livello internazionale, segnando una svolta cruciale per la cinematografia italiana.
- Un'eredità artistica duratura: Viene celebrata la sua capacità di andare oltre la semplice recitazione, lasciando un'impronta umana e culturale che continua a influenzare generazioni di attori e registi.
- Il cordoglio collettivo: Il testo riflette il profondo dolore di un intero Paese per la perdita di un'artista percepita come una figura di famiglia, capace di incarnare i vizi e le virtù del popolo italiano.
Questo tributo sottolinea la statura monumentale di Anna Magnani, definendola non solo come una grande attrice, ma come una forza della natura che ha saputo raccontare la verità della condizione umana. L'importanza dell'articolo risiede nel riconoscere alla Magnani il ruolo di pilastro della cultura nazionale, la cui scomparsa segna la fine di un'epoca ma sancisce la sua definitiva consacrazione nel mito del cinema universale.
«L'Unità», 27 settembre 1973 - «L'Unità», 28 settembre 1973
Ritorno televisivo di Anna Magnani in un film con Marcello Mastroianni. La televisione manda in onda «1870», un film diretto da Alfredo Giannetti. Una dolorosa coincidenza: il programma è trasmesso mentre la protagonista si trova in clinica. Sfumato anche un progetto di ritorno alle scene leggere con Gigi Proietti
L'articolo del Radiocorriere TV, pubblicato il 29 settembre 1973, è dedicato al ritorno televisivo di Anna Magnani con il film 1870, diretto da Alfredo Giannetti e interpretato accanto a Marcello Mastroianni. Il testo, scritto in un momento di grande apprensione, documenta la dolorosa coincidenza della messa in onda del film proprio mentre l'attrice si trovava ricoverata in clinica per un delicato intervento chirurgico.
- Il ritorno in TV: Il film 1870 rappresenta l'ultimo di quattro lavori diretti da Giannetti che segnarono il debutto televisivo della Magnani, la quale espresse grande emozione nel tornare a interpretare un personaggio di popolana che le ricordava i tempi di Roma città aperta.
- La malattia e la riservatezza: L'articolo descrive il clima di assoluta discrezione richiesto dall'attrice riguardo alle sue condizioni di salute (ufficialmente indicate come diverticolite), riportando le difficoltà nel gestire l'affetto mondiale che si manifestava con incessanti telefonate in clinica.
- Progetti sfumati: Viene rivelato il progetto, poi naufragato a causa degli impegni di lui e della malattia di lei, di uno spettacolo musicale con Gigi Proietti, con il quale la Magnani desiderava tornare alle scene leggere e alla rivista.
- Profilo umano: Attraverso le parole del regista Franco Zeffirelli e dell'autore del pezzo, l'attrice viene tratteggiata come una donna generosa, fiera e profondamente sincera, che ha sempre pagato di persona per la propria indipendenza e dignità.
Questo documento rappresenta un'importante testimonianza storica e umana, catturando l'ultimo atto della carriera di Anna Magnani. L'articolo non solo celebra il valore artistico del suo "ritorno" televisivo, ma riflette il legame viscerale e protettivo che il pubblico e il mondo della cultura nutrivano verso di lei, consacrandola definitivamente come un'icona di verità e coraggio dello spettacolo italiano.
Franco Scaglia, «Radiocorriere TV», 29 settembre 1973
L'articolo del Radiocorriere TV, pubblicato nell'ottobre 1973, costituisce un profondo e accorato omaggio ad Anna Magnani all'indomani della sua scomparsa. Attraverso le parole di Pietro Pintus, il testo esplora il senso di "incompiutezza" lasciato dall'attrice, suggerendo che il suo talento monumentale sia rimasto in parte inespresso a causa di stereotipi cinematografici ripetitivi, proprio come accadde a Totò.
- Il parallelismo con Totò: Pintus ricorda un intervento televisivo della Magnani in occasione della morte di Totò, durante il quale l'attrice denunciò come il cinema italiano avesse dilapidato il patrimonio artistico del comico in film dozzinali, riflettendo inconsapevolmente la propria solitudine e insoddisfazione professionale.
- L'icona della donna italiana: Viene celebrata la capacità della Magnani di rappresentare la schiettezza e la virulenza della donna italiana (dalla Pina di Roma città aperta alla Maddalena di Bellissima), fungendo da unico riferimento femminile credibile prima dell'avvento delle eroine borghesi di Antonioni.
- Il rapporto con la televisione: L'articolo sottolinea l'importanza del recupero operato dalla Rai con i quattro telefilm di Giannetti (La sciantosa, 1943: un incontro, L'automobile e 1870), che hanno permesso a milioni di spettatori un impatto senza precedenti con il volto più autentico dell'attrice.
- Testimonianze illustri: Il testo raccoglie i ricordi di grandi personalità: Roberto Rossellini ne descrive l'emotività travolgente; Indro Montanelli ne rievoca la "risata a scroscio" che non arrivava mai agli occhi tristi; Alfredo Giannetti ne loda la professionalità scrupolosa; e colleghi come Jack Lemmon la definiscono la più grande attrice mai incontrata.
- Maternità e vita privata: Emerge il ritratto di una donna stoica e ombrosa, la cui esistenza è stata segnata dal pensiero assillante per il figlio Luca, un sentimento di protezione e amore viscerale che ha spesso trasposto con intensità "belluina" nei suoi personaggi.
Questo contributo critico eleva Anna Magnani a "più grande e solitaria attrice del nostro tempo", riconoscendole un ruolo che va oltre la semplice recitazione per farsi simbolo antropologico di un'intera nazione. L'articolo invita a rintracciare, oltre le interpretazioni classiche, il mosaico completo della sua umanità, consacrandola come un fenomeno unico capace di unire verità, poesia della vita e forza di rappresentazione.
«Radiocorriere TV», 8 ottobre 1973
Anna Magnani, il furore è donna
ANNIVERSARI Cent’anni fa nasceva la grande Anna Magnani, interprete ineguagliata di tanto cinema, da Fellini a Visconti, da Rossellini e De Sica. Cattolica e moderata diede comunque scandalo nell’Italia degli anni Cinquanta
Quando vedemmo per la prima volta Roma, di Federico Fellini, eravamo ragazzetti e Roma - quella vera - era una città della fantasia. Però avevamo già visto abbastanza cinema da riconoscere quel signore seduto in trattoria, ad un tavolino sfiorato dalle rotaie del tram: Alberto Sordi; e quella donna pedinata dalla voce di Fellini, che tenta di blandirla e si becca un sacrosanto «A Federi, ma va a dormì»: Anna Magnani. Nannarella faceva solo una «ospitata» in quel film, e rimane un grande rimpianto che lei e Fellini non abbiano mai più lavorato assieme.
C'era tutta Anna e c'era tutta Roma, in quella scena: e imparando che Fellini non amava girare dal vero e preferiva ricostruire qualunque cosa a Cinecittà, rimanemmo convinti a lungo che anche quell'incontro fosse avvenuto in qualche angolo magico del Teatro 5. Solo anni dopo scoprimmo che quella era la vera casa dell’attrice: grazie alla nipote di Anna, la brava attrice Olivia Magnani, che ancora ci abita. Anna viveva a Palazzo Altieri, nel centro storico di Roma: in piazza del Gesù, davanti alla vecchia sede della Democrazia Cristiana. Si può scriverlo senza attentare alla privacy della nipote Olivia, né di chiunque altro: proprio a Palazzo Altieri si è tenuta qualche giorno fa la prima di una serie di celebrazioni per il centenario della nascita (Anna nacque a Roma il 7 gennaio del 1908).
Era una donna libera amò uomini sposati che non l’avrebbero mai sposata (Rossellini) ed ebbe un figlio fuori dal matrimonio
In quell'occasione sono state dette cose giuste e cose sorprendenti. A noi, saremo sinceri, fa ancora una certa impressione sentir dire all'onorevole Giulio Andreotti che «le dobbiamo tanto, come dobbiamo tanto al cinema italiano di quell'epoca, che ci ha fatto riprendere quota in un mondo dove avevamo molti nemici». Ma pensa, a noi avevano raccontato come fra i nemici del grande cinema di allora ci fosse proprio l’onorevole in questione, enunciatore della famosa teoria dei «panni sporchi che si lavano in famiglia»; il tutto per un film, Umberto D., girato non da un pericoloso bolscevico, ma da un artista popolare come Vittorio De Sica. E anche la Magnani fu accusata di «dare scandalo» nell'Italietta degli anni '50: era una donna libera, amò uomini già sposati o che mai l’avrebbero sposata (come Rossellini, che le preferì la Bergman), ebbe un figlio fuori dalle leggi di Santa Romana Chiesa, Luca, al quale giustamente e orgogliosamente diede il proprio cognome. Del resto anche lei l'aveva avuto dalla madre e oggi quello stesso cognome, Magnani appunto, è portato con sacrosanta fierezza dalla nipote. Una discendenza matrilineare arrivata ormai alla quarta generazione, qualcosa che la Sacra Rota e Papa Ratzinger difficilmente potrebbero accettare. .. eppure Anna era religiosa, e da diva numero 1 del nostro cinema non disdegnò di frequentare politici (fra i quali lo stesso Andreotti) e prelati.
Questo, sì, è un tema su cui si dovrebbero fare revisioni - non revisionismi - a 360 gradi: chi a destra accusa la sinistra della famosa «egemonia culturale», o chi a sinistra si vanta di tale mito, dovrebbe chiedersi come mai alcuni degli artisti più radicali e rivoluzionari del cinema italiano del dopoguerra non fossero affatto «comunisti». Rossellini, Fellini, De Sica, Totò, Sordi e la stessa Magnani erano cattolici e moderati, ma quando c’era
Per il comunista Pier Paolo Pasolini fu l’indimenticabile «Mamma Roma» Era rivoluzionaria nelle scelte personali
il talento lavoravano con incalliti «intellettuali di sinistra» come Amidei, Visconti, Zavattini, lizzarli, De Santis o Pasolini. Per quest'ultimo, Anna Magnani fu un'indimenticabile Mamma Roma nel film omonimo, e chissà quanto si divertirono, lei e Pier Paolo, a far pronunciare all’ex prostituta la battuta con la quale rimette in riga il figlio ribelle: «Ahò, ma che te metti a fa’ er compagno?». La verità è che il miglior cinema italiano di quegli anni fu per natura intrinseca rivoluzionario, anche quando era scritto diretto e interpretato da persone che nella vita non lo erano affatto. Rivoluzionaria, Anna, a suo modo lo fu: ma per motivi caratteriali ed esistenziali, per le scelte personali di cui sopra, non per astratti furori ideologici. Furori, certo, ne aveva: ma molto molto concreti! Quando si arrabbiava, era meglio non essere nei paraggi: il famoso aneddoto della «orfana» di spaghetti messa in testa, a mo' di cappello, a Rossellini durante una scenata di gelosia è solo uno dei tanti. Questa esuberanza si trasferiva intatta nei suoi personaggi, temperata però da una tecnica senza pari, maturata in anni e anni trascorsi - in coppia con Totò, e con altri - sui palcoscenici del varietà. Infatti la cosa più giusta, a Palazzo Altieri, l'ha detta Carlo Lizzani: «Le attrici di oggi ricercano una naturalezza che spesso coincide con una noncuranza della dizione. Ci vorrebbe una Magnani al giorno, per ricordare a chi recita oggi che la naturalezza è qualcosa di estremamente costruito. Dietro Anna c'era un lungo lavoro di preparazione e studio».
Sante parole: ragazze e ragazzi, tutti a scuola, a lezione di Magnani.
RICORDANDO NANNARELLA
Tra le varie iniziative dedicate alla memoria della grande attrice romana, la riedizione di «Nannarella», il libro biografico curato da Giancarlo Governi. Pubblicato per la prima volta nel 1981, il volume viene riproposto arricchito di testimonianze. Un’altra biografia particolare la sta preparando il figlio Luca insieme a Matilde Hochkoflen «Anna sconosciuta», ritratto dell'attrice da una prospettiva inedita e più intima arriverà in libreria entro la fine dell'anno. Anche le Poste Italiane le renderanno omaggio con l'emissione di un francobollo speciale da 60 centesimi, raffigurante Usuo volto. È inoltre in preparazione un documentario sulla vita dell'attrice - la prima italiana ad essere premiata dall'Academy con l’Oscar (nel '56 per «La Rosa Tatuata») con interviste a Luchino Visconti, Marcello Mastroianni e Franco Zeffirelli. Domani Nannarella sarà ricordata anche da Sky Cinema Classics con il collettivo «Siamo donne» (1953), «Carosello del varietà», con Totò e Fabrizi (1955), e il documentario «Anna Magnani - Ritratto d’attrice».
Un omaggio teatrale le sarà dedicato sabato presso il Comunale di Morrovalle, dove va in scena «Nannarella», profilo di Anna Magnani in 2 tempi di Mario Moretti e Daniela Rotunno, adattamento e regia Tonino Simonetti, interprete Loretta Tartufoli.
Alberto Crespi, «L'Unità», 6 marzo 2008
Sintesi delle notizie estrapolate dagli archivi storici dei seguenti quotidiani e periodici:
- Anton G. Bragaglia, «Cinelandia», 1 marzo 1946
- Angelo Frattini, «Film», 4 gennaio 1947
- «Film», 17 maggio 1947
- Carlo Nazzaro, «Oggi», 9 novembre 1947
- Tullio Cicciarelli, «Il Lavoro», 14 gennaio 1948
- Mino Doletti, «Film», 6 novembre 1948
- «Il Piccolo di Trieste», 17 febbraio 1950
- «Oggi», 16 marzo 1950
- Noi donne», anno VII, n.3, 20 gennaio 1952
- «Il Giornale d'Italia», 10 maggio 1953
- Enrico Roda, «Tempo», 1955
- Gino Barni, «Il Piccolo di Trieste», 8 giugno 1956
- «Novelle film», 1956
- Gigi Cane, «Noi donne», 1956
- «Radiocorriere TV», 1966
- Giuseppe Bocconetti, «Radiocorriere TV», 8 agosto 1970
- Franco Scaglia, «Radiocorriere TV», 29 settembre 1973
- «Il Piccolo di Trieste», 27, 28 e 29 settembre 1973
- «Radiocorriere TV», 8 ottobre 1973
- «La Stampa», 27, 28 e 29 settembre 1973
- «L'Unità», 27-28 settembre 1973
- Alberto Crespi, «L'Unità», 6 marzo 2008











