Approfondimenti e rassegna stampa - Fred Buscaglione
Fred Buscaglione, raccolta di articoli di stampa
Fred Buscaglione teme di svegliarsi con la voce limpida — «Epoca», 12 aprile 1959 — Il segreto della voce che conquistò l'Italia
Fred Buscaglione: è troppo facile avere il whisky facile — «Epoca», 9 agosto 1959 — Il divo stanco dietro il personaggio del duro
Fred Buscaglione, il cantante in prima pagina — «L'Europeo», 14 febbraio 1960 — Giorgio Bocca e il dibattito sugli eroi popolari
La prima e l'ultima notte di Fred Buscaglione — «Epoca», 14 febbraio 1960 — Il commovente ricordo degli amici
Fred Buscaglione è sempre stato senza fortuna — «Tempo», 16 febbraio 1960 — Il ricordo di Leo Chiosso dopo la tragedia
Fred Buscaglione è morto in un tragico scontro d'auto — «Il Messaggero», 4 febbraio 1960 — La cronaca dell'incidente che sconvolse l'Italia
Una “bambola modello 103”, un incallito bevitore dal “whisky facile”, una donna “piccola così” hanno determinato l’improvviso successo del “Clark Gable della canzone”. I “fattacci musicali” di Buscagliene nascono spontaneamente: basta a volte una parola colta a volo nella strada per dar vita ad uno dei divertenti personaggi che Fred interpreta davanti ai microfoni.
L'articolo traccia il profilo di Fred Buscaglione, definito il "Clark Gable della canzone", celebrando il suo improvviso e travolgente successo. Il pezzo esplora la genesi dei suoi "fattacci musicali" e dei personaggi stravaganti che popolano le sue canzoni, nati dall'osservazione delle piccole verità quotidiane e dalla collaborazione con il paroliere Leo Chiosso.
- L'arte dell'improvvisazione: La carriera di Buscaglione è segnata dall'improvvisazione, nata per caso durante un'esibizione giovanile a Torino quando, colto da un momento di smarrimento con il violino, iniziò a creare note estemporanee riscuotendo un enorme successo
- Un'enciclopedia musicale: Oltre al violino, studiato fin dall'infanzia al conservatorio, Fred è un polistrumentista completo: suona il contrabbasso (che gli permise di entrare nelle orchestre di Filippini e Angelini), la tromba, il sax, il pianoforte e l'organo elettrico
- I personaggi delle canzoni: Figure come la "bambola modello 103", l'uomo dal "whisky facile" o la donna "piccola così" scaturiscono da frasi colte al volo per strada, trasformate in motivi dal mordente satirico e dallo spirito moderno
- Il periodo della guerra: Durante il servizio militare in Sardegna nel 1940, formò il suo primo complesso con commilitoni che sarebbero poi diventati professionisti affermati, come Giulio Libano e i fratelli Pisano
- Vita privata e amore: L'articolo racconta il romantico incontro a Lugano nel 1948 con Fatima Robin's (Fatima Ben Embarek), allora cantante e acrobata quindicenne, che Fred dovette "rapire" per poter sposare nonostante l'opposizione del padre di lei
- Gli Asternovas: Viene presentata la sua band, composta da musicisti dai soprannomi pittoreschi come Rigo, Jerry, Pachito el Mambo, Dedi e il fratello Berto Buscaglione al contrabbasso.
L'articolo cattura l'essenza di Fred Buscaglione nel momento del suo massimo fulgore mediatico, evidenziando come la sua originalità e simpatia istintiva abbiano rotto gli schemi della canzone tradizionale italiana. L'importanza dell'articolo risiede nel descrivere Fred non solo come un "divo" per caso, ma come un musicista colto e tenace che ha saputo trasformare il gusto per il jazz e il noir in un fenomeno di costume senza precedenti.
Corrado Radi, «Sorrisi e Canzoni», anno VIII, n.15, 12 aprile 1959

Ecco, amici, se avessi avuto una colonna di giornale a disposizione, molte volte io avrei preso la penna in mano e magari, nella foga, avrei infilzato il foglio di carta invece di scriverci sopra in bella calligrafia, come adesso faccio, quanto segue: Titolo (avrei scritto prima di tutto): Umiliateli senza pietà.
Sottotitolo: E’ tempo di rivelare alle donne che, contrariamente a quanto si è lasciato loro credere finora, i cosiddetti « galli » in effetti non battono chiodo.E poi avrei attaccato:
Finché si scherza va bene; io in una canzone posso scrivere quello che mi pare perchè tanto, le mie canzoni hanno il solo scopo di divertire voi (possibilmente) e me. Però nella vita non è lecito essere buffoni olire un certo limite. Alludo a quella manifestazione di malcostume che va sotto il nome di « gallismo ». Un giovanotto esce di casa al mattino e, se non ha importunato un certo numero di signore per la strada o in autobus, se non ha tentato approcci con tutte coloro che ha potuto avvicinare, non rincasa soddisfatto.
Conoscete il personaggio: con gli altri uomini non parla che di donne, di quelle che ha avute e di quelle che ha rifiutate; con le donne fa una fatica enorme per trattare qualsiasi argomento di conversazione in chiave di galanteria. Il suo scopo supremo è di farsi credere un ossesso, una specie di maniaco dell'amore, uno che — se la Natura non gli avesse fortunatamente elargito bellezza, intelligenza, fascino, e quindi la possibilità di riscuotere sempre successo — avrebbe dovuto suicidarsi.
Bene; ora voi direte: ma che gliene importa a Fred? Perchè se la prende tanto a cuore? Io me la prendo per due motivi: primo, perchè dei « galli » mi irrita la totale mancanza di rispetto per le donne; secondo, perchè essi contribuiscono a mantenere in piedi quella favola del maschio conquistatore che tanto danneggia i tipi come me, i tipi cioè (anche contro le apparenze) perbenino i quali lasciando per cavalleria una parte di iniziativa alle donne, finiscono a volte col fare la figura dei babbei.
E così, .dicevo, molte volte avrei preso la penna in mano — nel caso in cui qualcuno avesse messo a mia disposizione dello spazio su un giornale, come inaspettatamente ora è accaduto — per smascherare i « galli » rivelando alle donne che in realtà, contro tutte le apparenze, questi signori non battono chiodo. Insisto: se c’è un personaggio che non combina niente, in materia di approcci, questo è il « gallo ». Chi combina qualcosa, infatti, 1) ha poco tempo a disposizione per parlarne; 2) si guarda bene dal fare chiacchiere per evitare complicazioni e per non rischiare di compromettere la perfetta riuscita dei propri affari.
Era questo che volevo dire e l’ho detto. Mi reputerei soddisfatto se, proprio in questo momento, non mi cogliesse il sospetto che tutto ciò le donne lo sanno perfettamente, assai meglio di me. Pazienza, la buona intenzione rimane. Vogliatemi bene.
Fred Buscaglione, «Noi donne», 1959
L'articolo approfondisce l'immaginario femminile nelle canzoni di Fred Buscaglione, concentrandosi sulle figure ideali che popolano i suoi testi. Viene descritto il tipo di donna che affascina l'artista e la singolare strategia di seduzione che caratterizza il suo personaggio di "duro" dal cuore tenero.
- Le "pupe" ideali: Le figure femminili predilette da Buscaglione sono le cosiddette "modello Chicago", personaggi che appartengono principalmente alla sfera della fantasia e che animano le storie noir delle sue canzoni
- La strategia di conquista: Secondo il testo, il segreto per conquistare queste donne consiste in un apparente distacco, ovvero nel fingere di non guardarle per attirare la loro attenzione
- Il contrasto tra realtà e finzione: Viene sottolineato come queste "bambole" siano creature nate dalla creatività dell'autore, contribuendo a costruire il mito del gangster romantico che lo ha reso celebre.
Questo breve trafiletto è significativo perché sintetizza perfettamente l'estetica e la poetica di Buscaglione alla fine degli anni '50. L'importanza del documento risiede nel mostrare come il gioco ironico tra il personaggio pubblico e le sue "pupe" letterarie fosse un elemento cardine del suo successo, capace di influenzare il costume e l'immaginario collettivo dell'epoca attraverso una chiave di lettura originale e ironica del rapporto uomo-donna.
«Il Musichiere», 10 dicembre 1959 - Fred Buscaglione

L'articolo riporta la tragica scomparsa di Fred Buscaglione, avvenuta all'alba a Roma a causa di un violento incidente stradale. Il popolare interprete, noto per le sue "grottesche canzoni della malavita", è deceduto a soli 38 anni (l'articolo riporta 39 per errore) mentre si trovava alla guida della sua potente Ford Thunderbird di colore rosa. La notizia segna la fine di un'icona che aveva costruito il suo successo su personaggi stravaganti e un'ironia noir senza precedenti.
- La dinamica dell'incidente: All'alba, l'auto di Buscaglione si è scontrata violentemente contro un camion che proveniva da destra.. Successivamente si era allontanato da solo a bordo della sua vettura; l'articolo sottolinea il mistero su dove abbia trascorso le ore successive fino al momento della tragedia
- L'auto simbolo: Viene citata esplicitamente la sua "potente auto dallo strano colore rosa e lilla", un mezzo che rispecchiava perfettamente il personaggio eccentrico e appariscente che Buscaglione interpretava sulla scena
- Il successo artistico: L'articolo ricorda Fred come l'inventore di un genere musicale popolato da "personaggi rudi e spavaldi", che lo avevano portato a essere sempre in primo piano nel panorama della canzone italiana
- Vita privata e immagine pubblica: Viene menzionata un'ultima apparizione pubblica in un ristorante di via Margutta il giorno prima della sciagura, in compagnia di una ragazza.
Questo documento d'archivio riveste un'importanza storica fondamentale poiché cristallizza il momento esatto in cui il "mito" di Fred Buscaglione entra nella leggenda. La cronaca dell'incidente non è solo il resoconto di un fatto di sangue, ma la testimonianza della fine di un'epoca dello spettacolo italiano: la morte di Fred, avvenuta in modo così scenografico e tragico, ha consacrato per sempre la sua figura di gangster romantico e ironico, rendendo la sua Thunderbird rosa un'icona immortale della memoria collettiva.
L'articolo riporta la tragica scomparsa di Fred Buscaglione, descritto come il "Mickey Spillane della canzone", avvenuta all'alba a Roma a causa di un violento incidente stradale. Il popolare cantante, che avrebbe compiuto 39 anni ad aprile, è morto dopo che la sua potente Ford Thunderbird si è scontrata con un autotreno carico di pietrisco all'incrocio tra via Paisiella e via Rossini.
- La dinamica dell'incidente: Lo scontro è avvenuto intorno alle 6:20 del mattino; l'auto di Buscaglione è finita sotto il pesante camion che proveniva da destra
- Il disperato soccorso: Fred è stato soccorso dal fattorino di un autobus della linea 106, che ha deviato il mezzo per trasportare il cantante in ospedale, dove però è giunto già privo di vita
- Le ultime ore: Prima della tragedia, Buscaglione aveva trascorso la notte in diversi locali romani, tra cui la "Taverna dei Parioli" e il night club "Chantecler", dove si era intrattenuto con amici bevendo qualche bicchiere di vino
- Il dolore della moglie Fatima: Viene descritta la disperazione di Fatima Robin's, dalla quale Fred viveva separato, che ha appreso la notizia tramite una telefonata ed è accorsa a Roma in uno stato di profonda prostrazione
- Origini e carriera: L'articolo ricorda la formazione di Fred al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, dove studiò violino, e la sua ascesa verso la popolarità grazie alla creazione del personaggio del "gangster" romantico e ironico.
Questo documento d'archivio testimonia il profondo shock che colpì l'Italia per la perdita di un artista all'apice del successo. L'importanza dell'articolo risiede nel sottolineare il contrasto tra il personaggio pubblico di Buscaglione — il duro dal "whisky facile" e dalle "criminal songs" — e la sua reale natura umana e professionale, segnando la fine di un'epoca irripetibile per la musica leggera italiana.
Paolo Manfredi, R.R., «Il Piccolo di Trieste», 4 febbraio 1960
Ricordo di Fred Buscaglione
Era a Roma una sera, pochissimo tempo prima di capo d’anno. A un semaforo, tra piazza del Popolo e via Cola di Rienzo aveva dovuto fermarsi anche lui ma nessuno l’aveva notato. Stava tranquillo su una Giulietta rossa col solito vestito blu e il fazzoletto bianco e i polsi della camicia stiratissimi che gli uscivano di tre dita dalla giacca. Era stato per i suoi polsi che mi ero accorta di lui ed ero rimasta a guardare i polsi perchè non volevo guardare la sua faccia a così pochi passi da un anno nuovo. lo insistevo a dire che Fred aveva la morte distesa sulla faccia già da tantissimo tempo e gii altri insistevano che non era morte ma wisky e insonnia e posa.
Aveva la morte distesa sugli occhi da tanto tempo e tutti gliela potevano vedere anche quando rideva. Veniva avanti e cantava e si appoggiava sempre a qualcosa, stanchissimo, e poi diceva grazie e sorrideva. Allora, estremamente chiara e aderente, la morte gli luccicava addosso più di ogni altra cosa.
Aveva cantato una sera alla televisione italiana, forse uno o duo mesi fa.
Doveva essere una serata allegra e lui era triste. Era il suo addio alla televisione, nessuno allora avrebbe potuto pensarlo che lui non sarebbe mai più ricomparso e non avrebbe mai più riunito quelle due dita incerte per dire che amava una piccola strega dannata viziata coccolata stupida eccetera; mai più tossito, rauco avvilito tetro ubriaco lugubre e finito per dire che la bambola» lo aveva ucciso.
Aveva cantato, allora, una ninna nanna «dura». Prima aveva avuto un lungo colloquio con la sua coscienza ma Fred non aveva voluto aver niente a che fare con la coscienza. Si proclamava incosciente e rideva di quella voce tenera e implorante che gli suggeriva cose che lui non amava più. Poi era diventato roco cantando la ninna nanna e, per la prima volta, aveva creato un bambino per le sue canzoni.
Era un bambino che non poteva addormentarsi senza una ninna nanna e il suo papà aveva per forza dovuto cantare ; ma era un papà gangster, un papà a duro», tanto amaro, tanto duro, tanto finito. Tanto commovibile.
Casi era diventata una ninna nanna sofferta e dolcissima, malinconicamente affettuosa e appassionata. E Fred aveva finito, davanti al video, per commuoversi e commuovere veramente. Cosi che aveva insinuato negli altri il sospetto di non essere quello che voleva sembrare ma di essere, sinceramente, un uomo triste e romantico.
Era stata la più autentica incarnazione del mondo falso che rappresentava.
Figurava una generazione bruciata e finita, senza altri ideali che wisky e curve bionde, senza nessuna speranza e desideri ina con tanti ricordi amari e tanta solitudine.
Di questo mondo che non esiste Fred era la sola figura vera fino a quando non aveva confessato tenerezza con quella strana ninna nanna per il primo bambino della sua vita. Ma subito dopo è tornato nel mondo dei personaggi dal wisky facile e dalle supermolleggiate atomiche; e ci era tornato solo il tempo necessario per morire.
- In un’ora squallida, su un autobus deserto, adagiato su un cappotto e con la testa fracassata, il cantante arrugginito che pareva un benzinaro del Far West è morto solo lasciando a tutti la possibilità di dare la colpa alla sfortuna.
Tornando a quei polsi che mi avevano colpito pochi giorni prima dell'anno nuovo. oggi io mi rimprovero di averli guardati senza misericordia. Erano, allora, ancora l’unica cosa viva e notevole di una creatura che stava per finire.
Indosso, sotto la giacca blu coi bottoni d’oro che era diventata un po' la sua divisa, gli hanno trovato mi portafogli logorato e consunto. Era il vecchio portafogli dei vecchi tempi quando il piccolo e sconosciuto musicista Fred Buscagliene Scriveva «Non sparare» e «Porfirio Villarosa» senza una briciola di successo.
Aveva camminato, per la strada della canzone, sperduto e solitario, restando dietro a tutti per moltissimi anni. Era povero e inguaribilmente triste. Poi, il solito colpo di vento. La fortuna galoppò con lui per la strada fino all’alba del tre di febbraio. Del vecchio Fred non era rimasto che quei portafogli logorato; la tristezza e la malinconia erano invece state sepolte dalla ruggine della voce e dall’amarezza delle parole, che si creavano in lei.
Correva all'alba facendo posto sulla sua automobile rosa alla solitudine e alla malinconia che gli tornavano accanto quanto si era spenta l’ultima nota delle voci esterne.
Solitudine e malinconia erano con lui nell’alba mentre Fred sentiva il peso della morte sdraiarglisi addosso sempre con più insistenza. Poi è arrivato l’autobus che l’ha portato, disteso sui. suo corridoio, a morire un poco più in là, nel centro della Roma dorata dove Fred si era finalmente fatto un tronetto di note basse.
Solitudine e malinconia erano rimaste a guardia dell’automobile che era stata soffice come una cassata spagnola mentre gli amici di Fred singhiozzavano seduti sulle lamiere sventrate e colorate di rosa.
Erano una violenta Teresa con un fucile carico, uno spericolato Porfirio vagabondo, una piccola capricciosa seducente, un uomo imbottito di wisky, un altro uomo che era rimasto solo col suo rimpianto davanti alla luna sulla riva del mare e un bambino che non poteva dormire senza la ninna nanna del suo papà.
Erano le piccole patetiche figure di vita che Fred aveva creato per divertire la gente e che avevano reso triste lui. Triste al punto da indurlo a errare, solo e all’alba, lungo una strada dove passavano i camion carichi di tufo e pietrisco per la costruzione delle case nuove di Roma.
Edgarda Ferri, «La Gazzetta di Mantova», 11 febbraio 1960
Eri grande, Fred!
L'articolo commemora la figura di Fred Buscaglione, scomparso tragicamente proprio nel momento del suo massimo fulgore artistico. Il pezzo delinea il ritratto di un uomo buono e cordiale, un musicista colto e preparato che ha lottato a lungo contro la povertà prima di imporre la sua "sconcertante personalità" e rinnovare profondamente la musica leggera italiana.
- La rincorsa al successo: Fred confessava di non avere nemmeno il tempo di rendersi conto della popolarità raggiunta, lavorando giorno e notte tra radio, TV, cinema e pubblicità, spinto dal ricordo degli anni di indigenza.
- Formazione e irrequietezza: Nato a Torino da madre maestra di piano e padre decoratore, studiò violino, pianoforte e composizione al Conservatorio, ma abbandonò a un passo dal diploma. Prima della musica, si cimentò in numerosi mestieri (fattorino, apprendista odontotecnico, pellettiere) dai quali veniva regolarmente licenziato per la sua distrazione.
- L'aneddoto dei biliardi: Lavorò con soddisfazione in una fabbrica di biliardi, finché la polizia scoprì che i tavoli venivano usati per esportare clandestinamente carni, portando alla chiusura della ditta.
- Il debutto e il contrabbasso: Per ottenere il primo ingaggio in un'orchestra da ballo a 18 anni, mentì dicendo di saper suonare il contrabbasso; si chiuse in casa per pochi giorni e imparò lo strumento da autodidatta pur di lavorare.
- Innovazione musicale: Insieme al collaboratore Leo Chiosso, Buscaglione aveva creato le sue canzoni più famose (come le criminal songs) già sette anni prima del successo, quando venivano cantate nei locali tra l'indifferenza dei critici e il divertimento del pubblico.
- L'episodio del Tribunale Militare: Dopo la guerra trascorsa in Sardegna, fu processato per diserzione dopo essere tornato a Torino per aiutare la famiglia in miseria; venne assolto grazie al "disarmante candore" della sua difesa.
- Vita privata: L'articolo sottolinea l'infelicità degli ultimi mesi dovuta alla separazione dalla moglie Fatima Robin's, che Fred amava immensamente e che aveva cercato invano di riconquistare.
Questo documento è fondamentale per comprendere l'uomo dietro la maschera del "duro": un artista poliedrico e un innovatore che ha saputo trasformare i rifiuti del vecchio mondo canzonettistico in un linguaggio moderno. L'importanza dell'articolo risiede nel testimoniare come Buscaglione sia stato il primo a sentire la necessità di un rinnovamento radicale, lasciando un vuoto incolmabile non solo come "star" del juke-box, ma come figura umana di rara autenticità.
Cate Messina, «Noi donne», 1960 - Fred Buscaglione
Sintesi delle notizie estrapolate dagli archivi storici dei seguenti quotidiani e periodici:
- Corrado Radi, «Sorrisi e Canzoni», anno VIII, n.15, 12 aprile 1959
- Fred Buscaglione, «Noi donne», 1959
- «Il Musichiere», 10 dicembre 1959
- Paolo Manfredi, R.R., «Il Piccolo di Trieste», 4 febbraio 1960
- Edgarda Ferri, «La Gazzetta di Mantova», 11 febbraio 1960
- «Noi donne», 1960




