Adriano Celentano: «sono troppo fortunato!»

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In questa intervista Adriano Celentano, impegnato sui monti dell’Abruzzo nelle riprese del film «Serafino», parla di sé con estrema franchezza. «Da undici anni ho successo perché sorprendo il pubblico con colpi di scena dei quali sono il primo a restare sbalordito». «La verità sulla mia conversione: ho capito improvvisamente che Qualcuno lassù mi protegge». «Ho sempre sognato il cinema: ora ho avuto la fortuna d’incontrare Germi». «Ero un ribelle: ho trovato la felicità nel matrimonio, con una bella moglie e due splendidi bambini; un terzo dovrebbe nascere in agosto»

Spelonga (Ascoli Piceno), maggio

Mi sono arrampicato fino in cima, sui monti d'Abruzzo, per vedere al lavoro Celentano, Celentano che fa il cinema e diventa un attore. Tira un vento che drizza in testa i capelli e arriccia il pelo alle pecore che stanno pascolando intorno alla macchina da presa per esigenze di copione. Comincia a cadere qualche goccia. Celentano si è rifugiato in macchina, prudente, imbronciato, con una sciarpa intorno al collo. Qualcuno della troupe lo ha raggiunto e prova a tirarlo fuori dall’auto con le lusinghe, mentendo sfacciatamente: «Dai, Adriano, non fa mica freddo, è tutta aria buona! Coraggio, un uomo come te! Non ti preoccupare per la voce, non va via. Adesso poi non devi cantare, sei un attore, devi recitare. Germi ti sta aspettando!».

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Lui sa che non può fare aspettare Germi, non oserebbe, e allora nicchia e si lascia convincere mugugnando. Sorride al suo regista come per scusarsi, si distende su un masso che sarebbe piaciuto a Giotto e riprende il suo posto, nella tradizionale iconografia del pastorello. Sta recitando? Ma nemmeno per sogno! Quando lo vedo con un giaccone sdrucito, i calzoni di velluto e le scarpacce larghe e pesanti, mentre accarezza il cane o scivola giù per il pendio, verso il paese, spingendo le sue bestie, mi chiedo se questo moderno personaggio di successo non sia tornato alla sua condizione naturale. Quando più tardi glielo faccio osservare, Adriano ha un sorriso. È vero, non si sente un attore recitando In quel panni di uomo semplice e sano. Germi gli ha chiesto soltanto di cambiar d'abito e poi tornare a essere com'era prima del successo, un giovane semplice e libero, entusiasta della vita, il ragazzo della via Gluck, insomma, che si rammarica che alle spalle di casa, lassù a Milano, i grattacieli abbiano rubato spazio al suo verde e ai suoi giochi.

Così gli è stato facile, dall'oggi al domani, lasciare le sue scarpe di vernice e le giacche multicolori, e vivere come «Serafino», il protagonista, diventare un attore. Dopo il primo giorno di lavorazione, però, qui sui monti, con un diverso vestito, fra pecore e silenzi, ma con una macchina da presa davanti, ha avuto paura. Ha telefonato a Milano, ha chiamato a raccolta moglie, Agli, madre e amici e li ha invitati in paese. perché gli facessero compagnia, gli togliessero la sensazione di avere fatto a ritroso un viaggio nel tempo.

Ora piove più forte. Adriano corre in macchina a proteggere la voce che dovrà ancora servirgli e io mi rifugio con Germi, il regista, in una capanna che deve essere qui da sempre. Germi osserva compiaciuto il suo personaggio che beve un brodo ancora caldo e commenta: «L’ho scelto perché ha una faccia straordinaria. Dopo avere visionato decine di attori, dopo avere sfogliato centinaia di fotografie ho capito che lui era il ragazzo che mi serviva. Celentano è contadino, meccanico, radiotecnico, garzone e pastorello. È la faccia adatta per il mio Serafino, un ragazzo semplice che ha sempre vissuto a contatto con la natura, primitivo e spontaneo, ribelle e libero. Un giorno viene portato giù dalle sue montagne, queste montagne d'Abruzzo, perché si presenti in caserma a fare il militare. Ma ormai Serafino è Irrecuperabile per la società, per il consorzio civile organizzato, che finirà con l’escluderlo come un modello mal riuscito. Infatti Serafino è un sempliciotto pasticcione che ne combina un sacco, con le donne e gli amici, e si mette ogni volta nei guai. Questo, però, non basta per dire che Celentano e Serafino siano la stessa persona. Adriano ha il volto del mio personaggio, ma vi aggiunge una sua complessità interiore, una carica umana che resta dietro la facciata, un’intelligenza saggia e bonaria che conoscono soltanto gli amici. È molto di più di un uomo semplice».

1968 06 06 Oggi Celentano f2(Ascoli Piceno). Adriano Celentano è stato raggiunto dalla famiglia sulle montagne dell'Abruzzo, tra Ascoli Piceno e Rieti, dove il cantante è impegnato nel film di Pietro Germi «Serafino». Nella foto qui sopra, Celentano, che indossa i panni del pastore Serafino, tiene per mano la primogenita Rosita, di tre anni, e regge in braccio il figlio Giacomo, di un anno e mezzo.

"MI SEMBRAVA UNO SCHERZO"

Ma per lui, Celentano, che cosa significa questo Serafino fatto con Germi, dopo tante insulse storielle filmate, affidate al titolo di una canzone e a un esile filo conduttore? Ne parliamo più tardi, a sera, quando Adriano s'è tolto gli abiti del pastore e il parrucchino per ritrovare | panni del cantante. Seduto alla sua tavola, in albergo, mi sembra di partecipare a un convegno di famiglia, davanti a sua madre che lo esorta a mangiare con giudizio, davanti a sua moglie, Claudia Mori, che lo asseconda Imboccandolo, curandolo, vezzeggiandolo, con le parole e col gesto, accanto al suo paroliere, Miki Del Prete, che mangia solerte e si limita ad annuire contento. Adriano si ribella, osserva i piatti, sgomentato, poi si rivolge alla moglie e tenta di fare la voce grossa, fa un po’ di scena. Stabiliamo innanzitutto, dice, che il bambino sei tu ad aspettarlo, non io. Quindi, almeno io, posso stare a dieta. Quindi si rivolge a me soddisfatto: «Ma lo sa che divento padre per la terza volta ad agosto? Fra tre mesi! Che famiglia!». Complimenti, dico. Parliamo di questo evento imminente e Claudia Mori Celentano ne approfitta per precisare che non la considera affatto una maternità difficile, come da qualche parte è stato scritto. Tutte le maternità possono essere difficili se non si adottano le dovute precauzioni, soggiunge come se fossi a un consulto. «Per quanto mi riguarda», riprende, «ho attraversato un brutto periodo, pieno di ansie, soltanto quando è nato il primo figlio, che pesava cinque chili. Dopo è andata sempre meglio. Ora sto bene, vede, mangio con appetito e non sembro affatto sul punto di mettere ai mondo da un momento all'altro la mia terza creatura».

Poi ritorna al suo piatto di scampi e al suo ruolo di spettatrice e di moglie devota. In albergo hanno acceso tutte le luci, si che il locale, nel centro di Amatrice, rivela da lontano la presenza di un ospite illustre. La sala da pranzo è tappezzata di fotografie della coppia, il padrone ha chiesto al cuoco di fare miracoli e tra un piatto e un’esortazione trova modo di favorire gli amici e i clienti importanti collocandoli nei posti migliori intorno al tavolo del cantante. Adriano è soddisfatto, sorride alla gente, firma qualche autografo, poi riprende a mangiare, a parlare.

» Ho sempre cercato di offrire una sorpresa a me stesso, ma soprattutto al pubblico che mi segue e ai miei stessi avversari. Credo che l’imprevedibilità del mio comportamento sia il segreto del mio successo, che resiste dopo undici anni. Nessuno se lo aspettava che Celentano si mettesse a recitare e io lo faccio e cerco di dimostrare che posso offrire qualcosa di me stesso che non sia soltanto la voce. Il cinema, però, è una mia vocazione antica, mi è sempre piaciuto farlo. Figurarsi quando è stato Germi a chiedermi di lavorare per lui. Mi sembrava uno scherzo, non volevo crederci, invece è successo davvero, perché sono un uomo fortunato, veramente fortunato, in tutti I momenti della mia vita».

Torniamo alle sorprese, Celentano, gli dico. Lei sostiene di averne sempre disseminate lungo la sua carriera. Vogliamo elencar, li i colpi di scena che ha riservato in undici anni al pubblico e a se stesso?

«Certo. Cominciamo con la famosa crisi mistica. È stata una vera sorpresa. Tutti pensavano che fosse un colpo pubblicitario, invece si trattava soltanto di una chiarificazione nella mia vita privata. Sono sempre stato religioso, ma come tanti, per anni, me ne sono dimenticato. Un giorno mi sono chiesto: "Adriano, come è possibile che tu abbia tanta fortuna?". Ho dedotto allora che qualcuno, il Padreterno, doveva proteggermi. Così mi sono riavvicinato a Dio, ho fatto del Vangelo il mio libro preferito, anzi, il mio unico libro, perché io non leggo mai, e ho scoperto un mucchio di cose».

Ma a quegli amici, a quelle voci, lui non ha dato una spinta? No, dice che sono uscite fuori a sua insaputa. Va bene. Adesso vogliamo continuare la nostra rassegna? Qual è stata l’altra sorpresa, dopo la vocazione? Celentano non ha un attimo di incertezza, poggia le posate sul pesce, fa una carezza alla moglie, sorride, si stringe nelle spalle.

«Il matrimonio, naturalmente. Chi se lo aspettava che io, vestito da ribelle, apparentemente spregiudicato e donnaiolo, prendessi moglie? Chi se lo aspettava che sposassi Claudia e mettessi al mondo dei bambini? Ecco quindi la sorpresa numero tre. Scoprire che I miei desideri sono quelli di un ragazzo qualunque, con la testa sulle spalle, borghese. Vuole che continuiamo l’elenco? La quarta sorpresa è stata quella che mi hanno fatto Rlcky Gianco, I "Ribelli" e infine Don Backy, abbandonando il mio clan perché si sentivano trascurati. La quinta sorpresa è il cinema, come ho già detto. La sesta, ma è la sorpresa di sempre, è il mio modo di presentare una canzone, cambiando spesso stile, genere, linea melodica, essendo sempre un Celentano antico in veste nuova».

Certo, ma adesso torniamo per un momento alle sorprese del suo clan, a Gianco, i « Ribelli » e Don Backy. Non la sorprende che tutti l’abbiano abbandonato per uno stesso motivo, affermando di sentirsi trascurati, non abbastanza valorizzati?

«Non mi sorprende, perché queste cose succedono sempre a catena, come quando in famiglia uno comincia a dare il cattivo esempio. Ma ci si vuole rendere conto cosa significa lanciare un cantante, uno solo, lottando contro la concorrenza, contro i ricatti, taciti e aperti, contro le pressioni, ad esempio, della stessa televisione che ti dice: accettiamo Tizio se vieni a cantare anche tu? Mica posso fare la balia a vita rischiando la mia carriera per assecondare la fretta di chi non sa aspettare! Non si pensa che il mio interesse è sempre stato quello di creare nuovi idoli nel mio clan, i quali avrebbero potuto aiutarmi a mandare avanti la baracca? No, si chiede soltanto e basta. Cosi hanno finito per cambiarmi. Prima il clan era l’occasione per divertirmi, per riunire un gruppo di amici cercando anche di aiutarli, uno alla volta. Adesso è diventato solo un affare, un’industria. Chi vale va avanti, chi sbaglia paga. Senza debolezze come in passato, senza fare il sentimentale solo perché un cantante mi era simpatico. Non ho fermato e non fermo nessuno. Se c’è chi pensa di far meglio da solo, ci provi e tanti auguri».

1968 06 06 Oggi Celentano f3Celentano discorre sorridendo con la moglie Claudia Mori, che attende un terzo figlio per l'agosto prossimo. Celentano ha compiuto trent'anni il 6 gennaio scorso; sposò la Mori (che era una promettente attrice e soubrette) con una cerimonia segreta nel febbraio del 1964. Claudia Mori, nonostante il suo stato di avanzata gravidanza sia ormai chiaramente visibile, non ha esitato a raggiungere il marito, insieme con i figli, quando Adriano l’ha pregata di venire a tenergli compagnia. Celentano, infatti, si sentiva solo ed era piuttosto nervoso per quella che probabilmente è la prova più impegnativa della sua carriera: finora aveva interpretato soltanto film di second’ordine. Germi gli ha dato fiducia perché ha trovato che Adriano è esattamente, sia come aspetto fisico sia come personalità, il personaggio che cercava. «Serafino», prodotto da Angelo Rizzoli, è il quindicesimo film diretto da Germi, ma il suo primo a colori.

LA REAZIONE DI CLAUDIA

Ma lei, allora, Celentano, prima si considerava un benefattore nel suo clan?

«No, soltanto un uomo che agiva di impulso ed era disposto persino a tenersi in famiglia un mediocre soltanto perché l’aveva ingaggiato. Quindi non sopporto di vedere accampate ingiuste pretese, tanto meno ricatti o accuse. Ho sempre offerto a coloro che mi sono vicini la più larga libertà di movimenti».

Ma adesso è venuto il momento di parlare anche di sua moglie, delle sue ambizioni antiche di attrice, delle sue prospettive di cantante a due voci accanto al marito.

Signora, perché ha abbandonato il cinema e poi, in seguito, ha rifiutato le offerte di tornare al cinema? È stato suo marito a volere così?

La suocera dice: «Macché cinema e cinema, quella non è una cosa seria per una donna quando c’è la famiglia». Poi è la nuora a parlare: «Una volta per tutte voglio chiarire che ho cominciato a fare il cinema soltanto perché cercavo lavoro e avevo dei problemi familiari da risolvere. Non perché ci credessi. La mia aspirazione era di sposarmi e avere dei figli dall’uomo che amo. Del cinema ne so abbastanza per non ave-re nostalgia di certi compromessi ai quali mi sono rifiutata di assoggettarmi, come donna soprattutto. Non avevo quindi interesse a prendere in considerazione le offerte che sono piovute dopo, quando non avevo più problemi da risolvere».

E alla carriera cinematografica di suo marito ci crede?

«Punto tutto su di lui. Questa però non è una carriera, è soltanto un’esperienza cinematografica. Del resto Adriano sa sempre dare a ogni cosa la sua giusta importanza. Se resiste dopo tanti anni, se è ancora un cantante di successo è perché non ha mai cercato di strafare, non ha preteso di essere un mattatore. Incide un paio di dischi all’anno, e quando mi ha voluto accanto a sé sono stata felice di cantare con lui, perché ho scoperto la musica e un modo di vivere insieme musicale. Non fa molte serate, non va spesso In televisione. Cerca di essere sempre una gradita sorpresa. Lo ha detto lui».

Lei ritiene di avere contribuito in qualche modo alla saggia amministrazione della carriera di Adriano Celentano?

Questa è una domanda che non è piaciuta a Claudia Mori. L'ha accolta con disappunto e poi mi ha spiegato che molta gente l'ha accusata in passato di eccessiva ingerenza nella vita del clan. Le dico che non lo sapevo e non mi ripromettevo quindi di farla arrabbiare. Non mi crede, poi mi ripete che il temperamento di Celentano non sopporterebbe intrusioni di alcun genere, neppure dalla donna che ama.

Vittorio Schiroldi, «Oggi», anno XIV, n.23, 6 giugno 1968


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Vittorio Schiroldi, «Oggi», anno XIV, n.23, 6 giugno 1968