Il pupazzo pelato di casa Lattuada

1956 Alberto Lattuada gh9

Cosi Carla Dei Poggio chiama il suo piccolo Alessandro, che ha da poco compiuto i cinque mesi e la cui presenza condiziona tutti i programmi della famiglia. E’ colpa sua se si è detto che l’attrice avrebbe abbandonato cinema e teatro

Roma, dicembre

Quando Carla del Poggio apprese, tempo fa, dai giornali la propria decisione di smettere di fare l’attrice, la sua prima reazione fu la meraviglia; la seconda, il disappunto, e decise che avrebbe fatto una smentita; infine subentrò l’indifferenza, e lasciò perdere. Una smentita, pensò, per essere efficace deve poter contrapporre a un’affermazione dei fatti concreti, ed essa, in quel momento, non faceva proprio nulla che avesse a che vedere con il cinema o con il teatro; stava semplicemente allevando il proprio bambino, nato cinque mesi fa. Si chiama Alessandro ed è un bambino paffuto, con gli occhi azzurri, i capelli chiari, il quale si dimostra lietissimo di essere venuto al mondo, ama la musica, soprattutto quella del carillon, non piange quasi mai e sorride a tutti, meno che ai fotografi, dei quali disdegna in particolar modo i lampi dei flash.

1956 12 13 Tempo Alberto Lattuada f1Carla del Poggio accanto alla culla di Alessandro. Il piccolo Lattuada è nato a Roma in giugno.

E’ lui, "questo pupazzo pelato”, come lo chiama affettuosamente la madre, la causa principale di tutte le voci messe in circolazione sulla sua "rinuncia”. Sebbene il marito, Alberto Lattuada, l’avesse consigliata di prendersi una nutrice, l’attrice non ha voluto infatti sottrarsi a nessuno dei suoi doveri di madre; e ciò l’ha costretta, ben presto, a rifiutare alcune offerte vantaggiose di lavoro. La pinna gliela fece, ad agosto, la Televisione. Si trattava di prendere il posto già tenuto da Delia Scala in ”Lui e lei”, che è dopo "Lascia o raddoppia?” la più popolare rubrica della TV; il tono della rubrica, per di più, sarebbe stato rialzato e la Del Poggio, con la sua aria di brava signora borghese e le sue doti d’attrice, vi avrebbe contribuito.

Ma Alessandro era nato da un mese, e la rubrica si effettua a Milano: Carla del Poggio, dopo qualche esitazione, disse di no. La seconda offerta venne da Napoli. A settembre Eduardo avrebbe ricominciato gli spettacoli della Scarpettiana, e invitò l’attrice a riprendere il suo posto, abbandonato l’anno prima, a metà della gravidanza. Questa volta la tentazione era anche più grande. Carla del Poggio ama infatti il teatro; dopo una lunga carriera cinematografica, due anni fa scoprì che nulla può eguagliare l’emozione, il brivido, la soddisfazione, che la presenza del pubblico procura ad un attore. E se la sua prima esperienza di palco-scenico, con la compagnia di riviste di Macario, ebbe un epilogo negativo, ciò dipese da una serie complessa di ragioni ma sostanzialmente da un errore di calcolo, cui la sua acuta sensibilità diede proporzioni esagerate.

1956 12 13 Tempo Alberto Lattuada f2LA FAMIGLIA LATTUADA al completo. Il regista e l’attrice hanno deciso, poiché Carla del Poggio ritiene che i bambini dopo un anno non debbono mai essere lasciati soli, di portarsi sempre con sé Alessandro nei loro futuri viaggi. Alberto Lattuada ha appena terminato il film "Guendalina”.

Ma con Eduardo, sette mesi dopo, si sentì perfettamente a suo agio. La formula della Scarpettiana le piaceva; napoletana di nascita, sapeva che il pubblico le voleva bene e di questa certezza aveva bisogno, dopo i dubbi quasi ossessivi che l’avevano tormentata durante la tournée con Macario; l’ambiente della compagnia era ricco di entusiasmo e di calore umano. Quando essa annunciò ad Eduardo che doveva .interrompere le recite, egli fu comprensivo e affettuoso con lei, come un padre; disse che i figli sono una grande cosa e vengono prima di tutto il resto. Ma appunto per queste ragioni, allorché quest’anno Carla del Poggio si è rifiutata di andare a Napoli, è stato quasi logico che Eduardo dicesse: «Se la del Poggio si rifiuta di recitare in teatro con noi, vuol proprio dire che ha deciso di non lavorare più».

Non era vero. «Dopo che si è fatto l’attrice per quattordici anni», dice Carla del Poggio, «smettere è quasi impossibile. Se lo facessi, sentirei che mi mancherebbe qualcosa; non mi sentirei più io. Il lavoro oltretutto, quando ci si è abituati, costituisce uno sfogo fisico, di cui non si può fare a meno». Era vero, invece, che Carla del Poggio voleva dimenticare per alcuni mesi i propri impegni ed essere soltanto una mamma, come tutte le altre; voleva tenere in braccio, allattare, star vicino giorno e notte al proprio bambino. Era una gioia cui aveva sempre pensato e che aveva atteso per molti anni, dal giorno in cui nel 1945 la ”diva” del cinema italiano prebellico, Carla del Poggio, e il regista Alberto Lattuada si erano sposati, lei in tenuta bianca da tennis e lui col maglione; e la delusa aspettativa di questa gioia era stato certamente imo dei motivi determinanti degli alti e bassi del suo carattere, dell’altalena dei suoi umori, oscillanti fra scatti di allegria e momenti di depressione e di inspiegabile malinconia.

1956 12 13 Tempo Alberto Lattuada f3ALESSANDRO LATTUADA non è amico dei fotografi. In presenza di una macchina fotografica, se non è colto di sorpresa come nella prima delle nostre immagini, assume immancabilmente un’espressione di sgradevole meraviglia. I lampi del "flash” provocano ogni volta in lui una incontenibile crisi di disperazione. La famiglia abita a Roma in via Fratelli Ruspoli. Fra gli impegni attuali del regista vi è la ripresa della preparazione del film "Benito Cereno".

«Il carattere di mia moglie», disse una volta Lattuada, «è come una sinusoide». Ora, dopo la nascita del figlio, la sinusoide si è trasformata in una linea orizzontale. Il piccolo Alessandro è divenuto non solo la persona più importante della casa, ma lo stabilizzatore degli umori di sua madre. La sua ricettività infatti è troppo acuta, per poterla ingannare. E come accade a tutte le madri, il pensiero del figlio è divenuto dominante nella mente di Carla del Poggio: ogni cosa, direttamente o indirettamente, la rimanda a lui. L’attrice ricorda di aver già provato qualcosa di lontanamente simile da bambina, quando raccolse per strada un gattino appena nato e lo rinchiuse, perchè il padre non lo vedesse, nella caldaia del termosifone: tutto il giorno pensava a lui con geloso, materno senso di protezione.

Naturalmente, i problemi dell’educazione dei figli sono divenuti di grande attualità nella famiglia Lattuada. E una volta tanto l’attrice e il regista, che si sono sempre distinti per i loro caratteri diversi, i loro gusti opposti, una certa tendenza a litigare, si sono trovati perfettamente d’accordo. «I bambini», dice Carla del Poggio con il suo .tono trafelato e serio, «bisogna studiarli, cercare di capirli, intuire e stimolare le loro tendenze; ma non bisogna imporgli nulla. Io sono per un’educazione di tipo selvaggio: devono imparare presto a sbrigarsela da soli, devono buscarne e imparare a difendersi. Oggi ci vuole gente svelta, che sappia sbrigarsela in qualsiasi occasione; non ci tengo affatto ad avere un figlio laureato, ma ci tengo moltissimo che mio figlio divenga un uomo libero di scegliersi la sua strada e capace soprattutto di guadagnarsi la vita».

1956 12 13 Tempo Alberto Lattuada f4La notizia che Carla del Poggio non tornerà a recitare è falsa. Lo farà non appena Alessandro gliene dara il permesso. L’ultimo film a cui l'attrice ha partecipato, quando alla nascita del bambino mancavano solo due mesi, è "I girovaghi”, di Hugo Fregonese.

Il piccolo Alessandro ha compiuto da poco i cinque mesi e dimostra di avere un ottimo carattere. Le sue uniche proteste riguardano l’ora in cui deve andare a letto: considera le sei di sera un’ora sconveniente per il figlio di un regista e di un’attrice. Alberto Lattuada già pensa al giorno, quando avrà compiuto un anno, in cui potrà portarlo in giro in automobile, seduto accanto a lui, su un apposito seggiolino; Carla del Poggio non vede l’ora che sia divenuto grandicello per potergli mostrare tutti i film che ha fatto suo padre. Ve ne sono alcuni, e fra i più veri Senza pietà, Il mulino sul Po, Luci del varietà, in cui Alessandro Lattuada potrà ammirare anche sua madre.

Stelio Martini, «Tempo», anno XVIII, n.50, 13 dicembre 1956 - Foto di Federico Patellani


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Stelio Martini, «Tempo», anno XVIII, n.50, 13 dicembre 1956 - Foto di Federico Patellani