Alessandra Panaro, la sbarazzina di Cinecittà

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Sono ormai sedici i film cui Alessandra Panaro ha partecipato in soli tre anni di carriera, durante i quali ha prestato, e si appresta a farlo ancora nel quattro che ha In programma. Il suo volto a tutta una serie di ragazzine terribili

Roma, maggio

«Fra qualche giorno — dice Sandra Panaro, — partirò per Capri. Vado a raggiungere la troupe del mio sedicesimo film: Avventura a Capri. Questa volta — aggiunge — il ruolo mi piace». E vorrebbe continuare a parlare, ma di colpo le viene in mente che si è dimenticata qualcosa. Chiede scusa e si allontana. Ritorna. «Che cosa dicevamo? Ah, si, la ragazza di Capri: una di quelle ragazzette terribili, che si tuffano in mare da 10 metri, che si attaccano agli sportelli dei tassì, un tipo un po’ selvaggio...». Sandra sente suonare alla porta, tende l’orecchio, riconosce la voce della sorella, salta dalla sedia, lancia un urlo di gioia, e le corre incontro gridando: «E’ arrivato il regalo della mamma!...»

1958 05 27 Tempo Alessandra Panaro f1LA DANZA è una piccola passione di Alessandra Panaro; ma l’abbigliamento e le scarpette non devono ingannare, l’attrice balla esclusivamente ritmi moderni, specialmente quelli afrocubani. Sono ormai tre anni che fa del cinema, ha incominciato a quindici, ma dall’ambiente cinematografico vero e proprio ha voluto sempre rimaner fuori. In questi giorni si è fidanzata.

Nell’ingresso di casa Panaro ce un grande trambusto. Le esclamazioni e le urla sono di gioia, ma il rumore è quello di una colluttazione. Finalmente la porta si spalanca -e in mezzo alle sue due figlie compare la signora Panaro. Tiene in mano una borsa e un paio di scarpe nuove, di pelle grigia. Sorridi «Oggi — spiega Alessandra — è il giorno delle mamme, Il ”mother day”. Lei non lo sapeva? Lei non ha una mamma?». E, tutta accalorata, toma a sedersi, cercando di ritrovare il filo del discorso. «Dunque, in questo film io sono un tipo che corre sempre, e così vado a sbattere contro un giovanotto che scende dal vaporetto...».

Ha appena ricominciato a parlare che sua sorella sporge la testa dalla porta e le fa cenno di raggiungerla. Segue una scena tutta mimata. Sandra non vuole muoversi. Finalmente, visto inutile ogni tentativo, la sorella entra nella stanza a piedi nudi, arriva fino a metà, poi dice: «Le mie pantofole!». Sandra si guarda i piedi. Scoperta. ha un attimo d’imbarazzo. «Mettiti le mie» risponde. Subito però si accorge che la frase non è felice. «Ma ti pare — aggiunge fingendo un comico sussiego — parlare di queste cose di fronte a un giornalista!».

1958 05 27 Tempo Alessandra Panaro f2DA UN MESE a questa parte Alessandra Panaro si è tagliata i capelli, ”per sembrare più grande” secondo la sua ammissione. Spera cosi che i registi si decidano ad affidarle qualche parte un po’ diversa dalle solite di ragazzina terribile, anche se proprio questo personaggio (nel film "Poveri ma belli" ad esempio), è stato quello che in fondo l'ha fatta conoscere.

1958 05 27 Tempo Alessandra Panaro f3MOLTO PROBABILMENTE entro l’anno la matricola di Cinecittà dovrebbe tentare la sua prima avventura all’estero, a Londra per la precisione. La celebre produttrice Betty Fox, che ha lanciato più di un attore, le ha fatto alcuna proposte.

Il nostro colloquio va avanti così, continuamente interrotto da gioconde risate, esclamazioni. urla, divagazioni. L’attrice comincia a parlare dei suoi progetti di lavoro e finisce discorrendo delle sue vacanze estive. Le piacerebbe, dice, andare a Palma di Majorca; ma ha paura dell’aeroplano. «Se volete farmi stare zitta — dice — mettetemi su un aeroplano». Si appresta a raccontare la trama del suo ultimo film, e si distrae di colpo, abbordando un altro argomento più divertente. «Lo sa che l’altra sera mi sono cadute per le scale cinquemila Alessandro Panaro? Erano le due di notte; io e la mamma stavamo rientrando con un pacco di foto. A uri tratto, il pacco cede, si rompe... Che risate...».

Ha diciotto anni e ci tiene a dimostrarli. Ha un riso giovane giovane. Le sue abitudini, i suoi gusti, i suoi divertimenti, sono quelli di una ragazzina della sua età. Le piace ballare, correre in automobile, far collezione di orsacchiotti e di scimmie di stoffa. Le piacciono i juke-box e i biliardini, Vittorio Gassman, i libri gialli e i fumetti; non le va di annoiarsi. Parla e parla, in continuità, dicendo cose sciocche e intelligenti, senza distinguere le une dalle altre. E’ sbadata, irrequieta, spontanea, rumorosa. Non pensa mai a quello che sta per dire o per fare; nulla ricorda in lei un’attrice del cinema.

Forse perchè è cresciuta facendo il cinema: cominciò che aveva 15 anni. Ma certamente perchè, lavoro a parte, Sandra non ha nulla a che vedere con il mondo del cinema. Il tempo libero, infatti, lo passa o con i suoi familiari, o studiando (inglese e danze negre: «servono molto — dice — a slogare le ossa»), con i suoi amici. Soprattutto con i suoi amici, che non sono attori, ma studenti universitari, figli di noti professionisti, e amano come lei il ballo, il jazz, la caccia subacquea. e Marilyn Monroe.

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ULTIMATE le riprese di "Avventura a Capri", la Panaro interpreterà un film con Totò, De Filippo e Johnny Dorelli; poi "La zia di ferro"'di Steno, con Tognazzi, Vianello e Tina Pica; in ottobre infine è in programma "Belle e milionarie”.

Con uno di questi amici, Sandra ebbe, quando aveva 15 anni, il suo primo flirt; con un altro di questi si vede spesso in giro, da qualche tempo. Lo ammette. «E’ successo — dice — da un momento all’altro. Prima ci conoscevamo, eravamo amici, niente più che amici. Poi le cose, sia per l’uno che per l’altro, hanno preso da sole una piega diversa». Sorride «Quando?». c L’anno scorso». «E’ una cosa seria?» «Può darsi». «Chi è?» Non può dirlo, la sua vita privata deve restare^ privata. e poi lui non ama la pubblicità. Già ne è molto seccato che tutta la gente la riconosca. Sì, è più grande di lei; ha ventitré anni «è un uomo».

Ma nè Sandra Panaro è il tipo che riesce a mantenere un segreto; nè la sua casa è il luogo più adatto per conservare i segreti. Sembra di essere a teatro, durante la rappresentazione di una commedia ottocentesca: tutti i personaggi entrano ed escono dalla stessa porta. Cinque minuti più tardi, entra dalla "comune” un ragazzo alto, bruno, compassato. Si chiama Mario... ed è il figlio di un famoso chirurgo. Al suo nome l’attrice sobbalza. Rapidamente si mette un dito sulle labbra, per significare «Mi raccomando, silenzio!». Come gesto di una che si vuol controllare è scadente; come gesto spontaneo e malizioso, è perfetto. C’è, in questo gesto, tutta Sandra Panaro quella vera e quella dello schermo: ingenua. ma non troppo.

A. D., «Tempo», anno XX, n.22, 27 maggio 1958 - Fotografie di Federico Garolla


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A. D., «Tempo», anno XX, n.22, 27 maggio 1958 - Fotografie di Federico Garolla