Billi e Riva telepatici

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1952 10 15 Settimo Giorno aV n42 Billi Riva intro

Per «I fanatici», la nuova rivista dei due comici romani sono già stati spesi circa cinquanta milioni

In uno scompartimento di prima alasse del rapido Milano-Torino sedevano, una di queste mattine, quattro viaggiatori, tre uomini e una signora. Sedevano ai quattro angoli, gli occhi pigramente socchiusi, l’ aria un poco stanca che hanno tutte le persone, quando sono state obbligate a svegliarsi prima del solito. Nessuno dei quattro parlava. La signora, bionda, dagli occhi azzurri, luminosi, molto elegante, di tanto in tanto guardava fuori dal finestrino. Dea tre uomini, uno aveva tutto l'aspetto d'un uomo d'affari: aveva una borsa di pelle, portava grossi occhiali cerchiati di nero. Gli altri due, che dimostravano una quarantina d'anni, erano senza cappello e indossavano giacche sportive a un petto, stessa stoffa, stesso disegno.

«Ma guarda un po’», disse il più alto dei due, «si può sapere perché t’è venuto in mente di metterti quella giacca? Cosi facciamo una specie di collegio».

L'altro sospirò e non rispose. Poi, quello più alto s’alzò e fece per uscire nel corridoio. In quel preciso momento anche quello più basso c'era levato in piedi. I due quasi si scontrarono. Si rimisero a sedere e, contemporaneamente presero dalla tasca destra un pacchetto di sigarette: la stessa marca. Uguale era anche il numero delle sigarette rimaste nei due .pacchetti : cinque. Si fissarono per un istante e scoppiarono a ridere. Sempre ridendo presero gli accendisigari, manco a dirlo identici, e fecero scattare la molla. Dalle due macchinette sprizzarono delle scintille, ma gli stoppini non bruciarono. A tutt'e due era finita la benzina.

1952 10 15 Settimo Giorno aV n42 Billi Riva f0Billi, Riva e la Thibaud, fotografati ai giardini pubblici di Milano: la prima della loro nuova rivista, «I fanatici», avrà luogo a Torino. I due comici romani inventeranno degli ”sket-chs” e delle parodie basate sulle loro reciproche e finora sconosciute qualità telepatiche.

Un fatto del genere può capitare e ci si può anche scherzare sopra. Il mondo è grande e non accade sempre di trovarci faccia a faccia con uno che ci copia, o che inconsapevolmente copiamo, in tutto e per tutto. Quando però si vive insieme per ragioni di lavoro, la telepatia diventa un' ossessione. E quei due signori che sedevano nello scompartimento di prima classe del rapido Milano-Torino, vivono appunto insieme per molti mesi dell'anno. Erano Riccardo Billi e Mario Riva, i due attori de] cinema e della rivista. Billi e Riva, e anche la loro compagna Anna Dei — la signora bionda — ormai ci hanno fatto l’abitudine e ridono di tutto questo, se proprio non attraversano una crisi di nera malinconia. E, giacché la telepatia c' è, hanno finito per sfruttarla.

A volte lo spettacolo è andato per le lunghe, la rivista minaccia di finire a un’ora impossibile. Billi e Riva pensano: qui bisogna tagliare; tagliamo quella tale battuta sul football; d’accordo? D'accordo si rispondono senza aprir bocca, magari senza guardarsi. E la battuta è immediatamente eliminata. Altre volte, succede che il pubblico ha bisogno d’un massaggio d'umorismo più vigoroso e prolungato. Sta pronto : — comanda uno dei due mentalmente — adesso mallo il copione e sviluppiamo lo sketch a soggetto, tanto per farlo durare due o tre minuti di più. Il comando è immancabilmente captato ed eseguito alla perfezione. La telepatia ha indubbiamente contribuito a fare di Billi e Riva — come dicono negli ambienti del teatro — un attore solo in due persone tanto è il sincronismo della loro azione, la rapidità delle battute, la prontezza di fronte alle situazioni più impreviste.

Quest'anno Billi e Riva hanno deciso dà fare di più. Ad un certo punto della rivista, uno dei due scenderà in platea, mentre l'altro resterà sul palcoscenico. Daranno così un saggio pubblico di questa loro straordinaria facoltà. L’esperimento, se assomiglierà nella sostanza, perché sarà scientificamente assai serio, a quelli dei più famosi specialisti, dal punto di vista formale sarà diversissimo, perché tutto si svolgerà in chiave d'umorismo e riuscirà di sicuro travolgente.

1952 10 15 Settimo Giorno aV n42 Billi Riva f1Monique Thibaud ohe sarà ancora la primadonna della compagnia di riviste Billi e Riva. La Thibaud è ormai in Italia da quasi un anno.

La telepatia rappresenta però soltanto un intermezzo, che in fondo ha poco a che vedere col copione della rivista. Metz e Marchesi, gli autori, cominciarono l'estate scorsa col trovare il titolo: «I fanatici». Un titolo satirico, polemico che basta da solo a dare un'idea dei temi svolti nei due tempi. La rivista è una specie di processo a tutti i fanatismi, a tutte le manie, a tutte le esagerazioni. Nessuno si salva. C’è la botta per i giovani milanesi fanatici del motore, quella per i campeggiatori, quella per gli snobs che fanno del baseball una cosa dalla quale «non ci si può esimere senza passare per cafoni», quella per le donne che vogliono dimagrire ad ogni costo. Mia satira di quest’ultimo fanatismo segue immediatamente una specie di medaglione dedicato all'Aga Khan, che sarà impersonato da Guglielmo Barnabò, costretto — dicono gli autori della rivista —: a ingrassare per la famosa storia del tributo di brillanti.

La rivista ha scene dedicate alla Francia, con toccate ai «patiti» di Parigi e agli esistenzialisti di Saint Germain-des-Prés; all'Inghilterra con una presa in giro degli utopisti di Hyde Park. Non manca lo sketch ferroviario che, dopo Totò, è ormai un pezzo obbligato di tutte le riviste. Nella rivista di Billi e "Riva, anche il treno ha però una funzione polemica. Lo sketch, è dedicato infatti allo «scompartimento riservato ai parlamentari». Un uomo, stanchissimo, perdute tutte le speranze di trovar posto, si addormenta fuori dello scompartimento dei deputati, dal quarte naturalmente è stato escluso. Sogna e gli appare un angelo che cambia il cartello. Da riservato ai parlamentari, lo scompartimento diventa «riservato ai fessi». Chi ci vuole entrare deve dimostrare d’averne il diritto.

Capita che si presenta un deputato, e naturalmente viene interrogato dal controllore. Il deputato risponde alle domande e dalle sue risposte balza evidente che è invece un gran furbo. Ma c'è una carta ancora da giocare. Io credo — fa il deputato — che gli italiani dicono la verità quando denunciano i redditi». Il controllore spalanca la porta dello scompartimento. «Il signore s'accomodi, — dice. — A lei un posto qui dentro non glielo toglie nessuno».

Le coreografie della rivista sono state curate da Don Aixìen, che ha potuto contare sui suoi sei danzatori — quattro giovanotti, tutti diplomati maestri di ballo, e due ragazze — sulle affiatatisissime Bluebell, al comando della bionda, diafana «capitana» Maureen Verrick, e soprattutto su Monique Thibaut.

Monique è l'ultima scoperta della rivista italiana. Debuttò l'anno scarso arrivando direttamente da una «boite» di Parigi, dove cantava con quella 6ua inconfondibile voce, calda e penetrante. Aveva i capelli lunghi fin sulle spalle. Glieli fecero tagliare «alla tifo», come aveva già fatto Mario Soldati don Jaqueline Pierreux, e apparve trasformata. Monique è un'attrice nata: va benissimo fin dalla prima prova, padrona defila scena, sicura nel canto, anche se le paiole deve leggerle sopra un foglietto di carta spiegazzato. Quando Billi e Riva cominciarono a discutere con Remigio Paone della loro rivista, arrivarono telegrammi e telefonate da tutti i teatri italiani. «Vogliamo sperare — dicevano tutti — che porterete ancora la Thibaut».

1952 10 15 Settimo Giorno aV n42 Billi Riva f3Riccardo Billi e Mario Riva provano i «couplets» della nuova rivista di Marchesi e Metz. «I fanatici» terrà il cartellone nelle varie città d’Italia per almeno sei mesi.

Lo spettacolo riserva una ultima sorpresa. Nel copione al momento giusto è piazzato un quadro intitolato «Il teatro dei dritti», come contraltare al «Teatro dei gobbi» di Bonucci, Caprioli e Franca Valeri. «Il teatro dei dritti» dura un quarto d'ora esatto, al decimo di secondo. Billi e Riva, con una rapidità impressionante, recitano una dopo l'altra otto scenette, molte delle quali potranno essere improvvisate al momento.

La rivista è una delle più eleganti e costose che siano mai state allestite. Tra vestiti, scene, paghe, la sera della prima avrà già ingoiato cinquanta milioni, quanto «Gran Baraonda». Paone ha voluto che tutto fosse perfetto. Niente sedie verniciate, per esempio, ma pezzi autentici, di valore. Per «I fanatici» sono previsti sei mesi ininterrotti di recite, da Torino a Milano, da Bologna, a Firenze, a Roma.

Billi e Riva non avranno tempo per il cinema per tutta la durata della «tournée». D'altra parte, tutt'e due sono stufi di figurare in film approssimativi.

«Certe volte — dice Billi — ci vengono a proporre di quei soggetti: roba da spararsi. Eppure sono film che rendono centinaia di milioni. Noi protestiamo, ma quelli ci mettono a tacere. Fate gli attori, ci gridano, e non occupatevi di quel che non vi riguarda. Pazienza oggi, pazienza domani, ma dopo un po’ ci si stanca.». Riva sta a sentire. «Mi hai tolto le parole di bocca», approva. «Figurarsi — risponde Billi. — Quello che fa, uno fa l'altro. Ma guarda che razza di destino!».

Nicola Barese, «Settimo Giorno», anno V, n.42, 15 ottobre 1952


Settimo Giorno
Nicola Barese, «Settimo Giorno», anno V, n.42, 15 ottobre 1952