Claudia Cardinale, la ragazza che sorride

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lo sono una ragazza come le altre, dice la Cardinale, e non c’è nella sua dichiarazione falsa modestia o il facile gioco della furbizia pubblicitaria

«Che cosa le ha detto la Regina?» è la domanda che Claudia Cardinale si sente rivolgere più spesso in questi ultimi tempi. «Mi ha detto di salutarvi», risponde Claudia e così, con una battuta, evita di ripetere per l’ennesima volta il racconto della sua presentazione a Elisabetta d’Inghilterra e, soprattutto, non si fa fare quelle maliziose domande che i pettegoli italiani hanno sulle labbra a proposito della sua pettinatura da educanda, della scollatura troppo ampia e dell’inchino che le sarebbe sfuggito anche di fronte al marito di Margaret, il conte fotografo Armstrong Jones.

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«Gli italiani sono peggio dei francesi — dice Claudia — cercano sempre il pelo nell’uovo». E quella che fu «la più bella italiana dell’impero francese» spiega che a Londra aveva tutte le carte in regola: la sua pettinatura era una invenzione di Alexandre, il più famoso parrucchiere parigino; la sua scollatura sembrava prepotente non soltanto perchè nelle foto erano scomparse le due alette laterali che pudicamente la riquadravano ma anche perchè, nel momento in cui Claudia s'inchinava a Elisabetta d’Inghilterra, i fotografi l’avevano ripresa dall’alto, ragion per cui anche il seno più modesto sembra più evidente del necessario. E spiega infine che l’inchino anche di fronte al marito di Margaret era una trovata pubblicitaria per sottolineare, con spregiudicatezza, la sua emozione di ragazza semplice alla presenza di una Regina.

L’incontro con Elisabetta, malgrado questi piccoli disguidi, ha confermato in modo ufficiale che Claudia è ormai, definitivamente, una delle ”tre grandi” del cinema italiano.

Dopo la Lollo e la Loren, la Cardinale è la terza italiana che è andata a Londra suscitando lo stesso clamore. Sulla prima pagina di sette degli otto quotidiani inglesi, il giorno dopo la presentazione reale, c’era una sua fotografia ed anche per gli inglesi Claudia era diventata semplicemente ”CC”.

«L'Europa conquista un’altra lettera dell’alfabeto — aveva scritto un quotidiano della sera, ancora così sciovinista da considerare l'Inghilterra una parte del mondo a sè —: dopo la ”B” della Bardot, la "C” della Cardinale». E il "Times”. autorevole e parco come sempre: «Abbiamo visto di persona la Cardinale: impeccabile l’acconciatura, l’abito, il comportamento».

1962 03 24 Tempo Claudia Cardinale f1La Cardinale, a Bruxelles, ha avuto un premio par “Il bell’Antonio". E' qui che è stato eseguito il nostro servizio.

«Ho visto un suo film tre anni fa — le disse la principessa Margaret, che è una esperta di cinema e di jazz — aveva una piccolissima parte: ne ha fatto di carriera, da allora ad oggi!». E quando, dopo il saluto dei sovrani, Claudia è salita sul palcoscenico per essere mostrata anche al pubblico in sala, l’orchestra ha suonato il motivo conduttore del film "Rocco e i suoi fratelli”, che si proietta in questi giorni a Londra, mischiato a certe note dell’inno di Mameli mentre lo speaker diceva: «Eccovi la nuova, bellissima italiana».

«Da allora a oggi, ne ha fatto di carriera!», come dice Margaret con il tono di una che se ne intende. Eppure ogni inizio di nuovo anno si dice: questo è l’anno della Cardinale, ma si scoprirà, l’anno dopo, che il nuovo anno è per la sua carriera migliore del precedente: le sue vittorie aumentano con metodo, come quelle di un cavallo di razza per il quale tutti gli anni sono buoni. Tuttavia non è semplice analizzare la ragioni del successo di questa "ragazza tranquilla” che interpreta, senza sbagliare, un film dopo l’altro e che i registi di qualità, dai giovani ai santoni, da Bolognini a Visconti, si disputano e considerano l’interprete ideale di certi loro personaggi.

«Io sono una ragazza comune, normale, come tutte le altre», dice Claudia e non c’è nella sua dichiarazione falsa modestia o il giuoco della furbizia pubblicitaria.

E anch’io, devo confessarlo a mia colpa, la consideravo una ragazza come tutte le altre. La conobbi a Venezia, alcuni anni fa. Era venuta al Festival in viaggio-premio. Era stata eletta quell’anno ”la più bella ragazza italiana di Tunisia” e poiché il patriottismo non rifiuta neanche le occasioni minori del sex-appeal per brillare, gli organizzatori le aveva-
no offerto un soggiorno gratis al Lido.

1962 03 24 Tempo Claudia Cardinale f2CLAUDIA CARDINALE si è fermata a Milano, di ritorno da Londra, per la prima di "Senilità”, che poi non ha avuto luogo, per il noto incidente con la censura dopo la proiezione triestina, ora superato.

Sorrideva sempre, questo lo ricordo: sorrideva alle cose gradevoli come a quelle sgradevoli. E scoppiava in certe prepotenti risate che davano un senso di vitalità ma niente più. Qualcuno la chiamò ”la ragazza che sorride” e devo dire che è restata così anche ora che la regina d’Inghilterra le rivolge la parola e che il cinema italiano ne ha fatto ”la terza grande”. E questo vuol dire, contro tutti i luoghi comuni, che il cinema è una giungla soltanto per chi vuol essere una pantera e che non è necessario alienare certe qualità naturali e corrompersi per raggiungere il successo.

«Se non avessi fatto l’attrice, avrei voluto essere una maestra di scuola», dice Claudia. C’è sempre un sottofondo burocratico nelle sue ambizioni e nei suoi sogni, desideri che si possono realizzare solo con la tipica testardaggine delle persone oneste, che sanno di perdere il posto se fanno posare in un angolo della mente qualche granello di follia, se hanno la debolezza della presunzione, le velleità della sregolatezza.

Claudia si alza alle otto, va a letto a mezzanotte: nessuno l’ha vista in un locale notturno, in questi anni, se non per ragioni professionali. Non si è mai saputo che abbia alzato la voce in pubblico, non si conoscono nomi di uomini che la interessino, s’ignorano le sue inclinazioni sentimentali.

1962 03 24 Tempo Claudia Cardinale f3ALLA PRIMA DEL FILM "Cartouche”. nel quale recita accanto a Belmondo, Claudia Cardinale era presente a Parigi ed è stata molto applaudita. Ora si sta preparando per l’interpretazione del "Gattopardo” con la regia di Visconti e per ”Il processo”, dal famoso romanzo di Kafka, che sarà diretto da Orson Welles. Ma ha avuto anche la proposta di essere la protagonista del film che dovrebbe essere ricavato dal più recente e discusso romanzo di Alberto Moravia: ”La noia”.

«Claudia è il più delizioso robot del ventesimo secolo» dice chi non la conosce bene e scambia il suo impegno professionale per una rinuncia alla personalità.

«La diva involontaria», invece, è il resultato della pianificazione industriale applicata al divismo. Il primo esempio dello "star System” tradotto in italiano. «Il cuore è una cosa, gli affari sono un altra», dice Cristaldi, il produttore che l’ha scoperta, lanciata e sostenuta. Quando Cristaldi, che è uno degli industriali più coraggiosi e avanzati del nostro cinema, vide Claudia per la prima volta, mischiata tra le allieve della sua "scuola per attori”, le disse: «Io posso farti diventare un’attrice importante. C’è una sola condizione: che tu mi ubbidisca».

Claudia sorrise e disse: «Obbedisco». Come nelle favole il principe produttore tirò fuori la Cenerentola attrice dall’anonimato e con paziente fiducia. incredibile costanza, passo dietro passo, ne ha fatto la ”CC”. una sigla riconoscibile in tutto il mondo.

Alla fine di questa estate, Claudia sarà la protagonista, con Burt Lancaster, Paolo Stoppa e Warren Beatty, del "Gattopardo”, il film che Visconti annuncia come il più impegnativo della sua carriera di regista, la "summa” delle sue qualità. Fra pochi mesi interpreterà "Gli indifferenti”, il film che Francesco Maselli ha tratto dal più famoso romanzo di Moravia.
Se c’è un tipo fisico e psicologico lontano dagli schemi ideologici moraviani, questa è certamente Claudia, così sana, con le gote fresche e l’occhio umido e fondo delle franche popolane senza problemi e senza noia. Tuttavia è stato proprio Moravia a sottolineare questa capacità della Cardinale di essere, malgrado certe apparenze un po’ rustiche, l’inquieta protagonista del suo romanzo.

Ma c’è qualcosa di più: di fronte al "fenomeno Cardinale” anche Moravia, sempre e giustamente restio a mischiarsi con i casi del divismo, aveva accettato di intervistarla per una rivista americana, "Esquire”. che doveva pubblicare una serie di mie fotografie sull’ "europea di cui più si parlerà in America nei prossimi anni”. Era la prima volta che uno scrittore "parlava con una persona che non aveva alcun rapporto psicologico, sociale, etico o altro con lui” come poteva essere una diva. Il dialogo che ne nacque ebbe uno straordinario successo: fu riprodotto in Francia e Germania e sarà pubblicato in Italia in un volume edito da Lerici dedicato alla Cardinale.

Il dialogo cominciava così: «Cara Claudia, io la considero un oggetto. Un oggetto come questa tavola, questa poltrona, quel libro. Io non voglio conoscere nè il suo passato, nè il suo presente nè il suo futuro. Ciò che mi interessa è ciò che la distingue da tanti milioni di persone: la sua apparizione come oggetto naturale». E con domande fredde come quelle di un commissario di polizia faceva in modo che dalle risposte di Claudia nascesse una descrizione "senza passione” dei caratteri di quella che la Cardinale chiama ”la stranezza della mia bellezza” ovvero uno dei motivi chiave del suo successo popolare. «Ecco da cosa nasce la sua bellezza — concludeva Moravia — nasce dal contrasto tra l’espressione infantile del volto e quello pienamente femminile del corpo e cioè il corpo e la testa esprimono due cose molto diverse: la testa timidezza, ingenuità, insicurezza, immaturità, monelleria, ritrosia, inesperienza, il corpo serenità, tranquillità, maturità e soprattutto un appetito di vita schietto, spontaneo e privo affatto di complicazioni intellettuali e morali».

«Sono d’accordo» rispondeva Claudia affatto stupita di essere sotto questo bisturi di "psicanalisi oggettiva”.

«Sono come una sedia, una tavola, un libro. Sono un oggetto» e sorrideva paziente capendo benissimo che tuttavia, dietro questo "oggetto Cardinale” c’era pur sempre il "soggetto Claudia" e che anche le più raffinate parole, le più gelide analisi non potevano impedire alla sua "apparizione naturale” di essere una presenza capace di affascinare uno spettatore popolano come uno spettatore di qualità.

Chiara Samugheo, «Tempo», anno XXIV, n.12, 24 marzo 1962


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Chiara Samugheo, «Tempo», anno XXIV, n.12, 24 marzo 1962