Claudia Cardinale sarà presto una tigre

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“Per ora è ancora una gatta che graffia leggermente i divani di casa, ma sta già mettendo le unghie'’. Questa è l’opinione che Luchino Visconti ha di Claudia Cardinale. Ma, gatta o tigre, l’attrice si preoccupa soprattutto di non atteggiarsi a diva

Roma, dicembre

Erano le 6 del pomeriggio di un sabato, la villetta della ”Vides” era immersa nel buio, le serrande tutte abbassate. suonavo suonavo e nessuno mi rispondeva; feci un giro intorno rischiando (c’è una banca al pianterreno) d’essere scambiato per un ladro, a Londra mi avrebbero certamente scoperto, per vedere se dalle finestre filtrasse un po’ di luce, ma non ne usciva un filo. Allora feci dietrofront e mentre tornavo indietro, inseguito dagli spifferi della tramontana che scuoteva l’edera impazzita, scorsi una figura nera, con una specie di colbacco in testa, borsa e occhiali neri, che si muoveva (come uno scassinatore novellino) con un’aria tra guardinga e smarrita. Mi avvicinai e solo dopo che ebbe aperto bocca, mandando appena un soffio di voce, riconobbi a stento. imbacuccata nel suo visone nero, col volto pallido privo di trucco. Claudia Cardinale.

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L’idea di darmi un appuntamento negli uffici della Vides era stata sua, e a me era piaciuta pochissimo, anzi per niente. Se c’è una cosa che mi mette malinconia sono gli uffici vuoti, le scrivanie in disordine, i telefoni muti. E poi come avrei fatto (pensavo) a trovare un po’ di "colore”, in quell’ambiente burocratico, privo di divani vivaci, di tende, di specchi, d’intimità, insomma di tutte quelle cose che arricchiscono gli articoli sulle attrici e che spesso, ai fini del "pezzo”, contano più delle attrici medesime? Ero molto irritato e avevo voglia di dirglielo, ma adesso non lo ero più per niente, anzi mi divertivo, perchè (succede sempre così con Claudia) non appena era apparsa lei la situazione ora diventata improvvisamente vera, anzi nel caso specifico paradossalmente vera.

Rinunce calcolate

Claudia era sul serio priva di voce («L’ho persa a Parigi», tentava di spiegarmi muovendo la bocca come un pesce fuor d'acqua), e intanto la porta seguitava a restare chiusa. Ritti davanti a quella porta chiusa, nel buio, con un’aria da congiurati o da ladri, un sabato pomeriggio, la tramontana, lei afona, be’, la situazione era abbastanza assurda. E poi, finché avevo aspettato io che non sono di casa, la cosa era tollerabile; ma che adesso facessero aspettare lei, la loro "star”, il loro vitello d’oro (ormai guadagna 80 milioni a film, e siccome ne fa due o tre ogni anno, e la maggior parte dei suoi introiti finiscono nelle casse della Vides, fate un po’ i conti...), questo mi sembrava più sconveniente. Ma Claudia non se ne rendeva affatto conto, e infatti non era per nulla seccata nè pensava minimamente (dimenticando del tutto la sua dignità di "star”), che fosse il caso di prendersela.

Anzi sembrava felice del contrattempo e si divertiva a provare, ora suonando con petulanza ora battendo col pugno contro la porta ora fischiando dentro la buca delle lettere, tutti i sistemi, visibilmente inutili, per farsi sentire. E se nel frattempo non fosse sopraggiunta, carica di agende e di promemoria legati perfino ai capelli, Caroline Pfeiffer, la sua segretaria (la quale corse a telefonare al bar più vicino), chissà quanto tempo sarebbe rimasta lì, a bussare e fischiare davanti alla porta; come una attricetta qualsiasi, o meglio come la Cardinale di dieci anni fa, che a Tunisi un pomeriggio di sabato fosse rimasta fuori di casa e dopo averle provate tutte stesse pensando (non lo disse ma lo pensava) di arrampicarsi sulla finestra per fare una sorpresa a quelli che stavano dentro. La refrattarietà di Claudia al divismo (è stato già notato) è totale, assoluta.

1962 12 22 Tempo Claudia Cardinale f1La Cardinale, dopo «Il gattopardo» e «Fellini otto e mezzo», sta girando «La pantera rosa»

Gli anni passano, cresce la sua fama, aumentano i suoi "cachet”, i registi più famosi se la contendono (quest’anno si è divisa fra Visconti e Fellini), Moravia continua a farle interviste, esplorando dopo il suo corpo i suoi sogni (il libro con le interviste uscirà fra poco in Italia ma è già stato venduto in tutto il mondo), e scopre che non è soltanto un "oggetto” ma (l’ha detto sere fa alla TV, esordendo come se parlasse di Goethe), che fra le italiane, è l’unica attrice "mediterranea”. cioè non legata per intenderci, come la Loren o la Lollo, a nessuna caratterizzazione regionale; gli anni passano, e Visconti che di solito è così parco d'elogi si sbottona fino al punto di dire che non solo l’ha trovata più matura come attrice ma che, «se adesso è ancora una gatta che graffia leggermente i divani di casa, presto diventerà una tigre». Gli anni passano...

E Claudia (dentro) è rimasta ancora la ragazza di prima («sono gli altri — dice — che guastano le persone...»), timida e orgogliosa, riservata e piena di pudori, esemplarmente "borghese" in tutte le sue manifestazioni, matta scatenata e triste di colpo, controllata e saggia, semplice, la ragazza che quando va a Parigi si diverte ancora (me lo raccontava stringendosi nelle spalle, come per dire: «Che ci posso fare, mi piace...»), di andare a fare acquisti ai magazzini "Lalayette”, come una provinciale qualsiasi. E anche questo (è vero) è stato detto; ma io direi di più, e cioè che Claudia Cardinale continua a non credere di essere Claudia Cardinale, a contemplare la sua carriera come fosse quella di un’altra, la sua vita esteriore come se fosse vissuta da un’altra, e lei affacciata ad una finestra (distaccata, stupita, ironica, divertita), stesse soltanto a guardare. Curiosa, anche.

Come ora, per esempio, che scoperto un pacco di fotografie sul tavolo del suo capufficio stampa (intorno al quale ci eravamo seduti, ospiti precari d’un salotto assurdo), subito le aveva afferrate con femminile avidità e si divertiva ad osservarle (erano fotografie sue, nel film di Fellini), senza ombra di compiacimento, come un’estranea che guardasse le foto di Claudia Cardinale. Questo distacco, questa capacità di guardarsi è per metà consapevolezza (ma quante la posseggono?), di una realtà indiscutibile: che la celebrità di un’attrice, un buon 60 per cento almeno, è frutto d'organizzazione, d'intelligente pubblicità, di studiato artificio: per cui è inutile sopravvalutarsi eccessivamente, e per cui ora che il suo contratto con la Vides sta per scadere, e malgrado tutti le ripetano: «Ma sei matta a rinunciare a 80 milioni per film...», Claudia lo rinnoverà di nuovo per altri due anni.

A molti sembrerà una decisione assurda, e invece probabilmente, tutto sommato (e Claudia sa fare i conti benissimo), è una decisione piena di saggezza. E per l’altra metà il suo distacco è naturale disposizione all’humour, cioè a vedere le cose, in cui le altre si crogiolano beate, attraverso il filtro dell’intelligenza. Ordinata, programmata, zeppa di appuntamenti, la sua vita è apparentemente grigia, trafelata, priva di aneddoti, ma dal suo punto di vista è tutta un aneddoto. Non c’è cosa di cui le sfugga il lato curioso, paradossale, sia essa il suo arrivo a Cannes l’anno scorso quando si credeva celebre e all’aeroporto (per un equivoco) non c’era nessuno ad aspettarla, sia essa una seduta da Alexandre, il celebre coiffeur, dove lei (nel suo racconto) finisce col far la parte del cadavere della "lezione d’anatomia”, col Maestro che le gira intorno seguito dal codazzo degli allievi, sia essa rincontro con un regista.

Blacke Edwards, per esempio (quello di Colazione da Tiffany), con il quale ha cominciato a girare, giorni fa. La pantera rosa; e che (così mi raccontava) è un tipo veramente divertente, perchè magro come uno stecco, vestito di nero, con gli occhiali neri, tutto elegantissimo, tutto sofisticatissimo, poi scopri che come un ragazzino va in giro con le pistole ad acqua nascoste in tasca; cosicché ogni volta che lo incontra, non può fare a meno di ridere, «Il comico — aggiungeva mentre puntuale come un orologio, inflessibile come un boia, la sua segretaria ci comunicava dall’altra stanza attraverso il citofono che il tempo era scaduto — è che anche lui pensa la stessa cosa di me, e cioè mi trova molto buffa...»; e Claudia non capiva perchè, ma io credevo di capire ciò che Blacke Edwards vuol dire. Il lato buffo della Cardinale è proprio quel suo non credere d’essere la Cardinale, il piacevole senso di realtà, la gradevole sorpresa che ciò provoca in tutte le persone che ravvicinano.

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Una ragazza spontanea

Per cui uno si aspetta d’incontrare C.C. e trova la ragazza che fischia nella cassetta delle lettere; sente parlare di tigre da Visconti e poi ascolta la risposta di lei: c Visconti è un regista che ama le bestie»; scopre insomma che Claudia tiene nascoste nella borsetta le sue pistole ad acqua, efficace amuleto contro l’industria, che altrimenti a quest’ora l’avrebbe già divorata, rendendola falsa e artificiosa. E se ora tiriamo le somme, ciò significa evidentemente che, restando attaccata a se stessa, Claudia è riuscita a conservare (mentre per altri aspetti si snaturava) quel tanto d’autenticità e di mistero per cui i migliori registi riescono a trovare in lei (ognuno credendo d’averla capita) tutto ciò che vogliono, e per cui paragonare lei a un robot, come fu fatto, è per lo meno impreciso.

Claudia è piuttosto una che ha capito come i robot siano necessari, utili, possano rendere preziosi servizi; e che, se danno noia, ci vuol poco (arrivati al punto in cui è lei) a neutralizzarli: basta spingere un bottone e cambiare la combinazione. Come, per esempio, faceva ora abbassando la levetta del citofono (per la verità non riuscì subito a trovare la giusta), e comunicando all’irreprensibile, petulante Caroline di telefonare a Valentino per spostare il suo appuntamento di mezz’ora. «La signorina Cardinale è ancora occupata».

M.S., «Tempo», anno XXIV, n.46, 17 novembre 1962 - Fotografie di Paolo Costa


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M.S., «Tempo», anno XXIV, n.46, 17 novembre 1962 - Fotografie di Paolo Costa