Dario Fo e Franca Rame dormono con Cristoforo Colombo sotto il cuscino

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Dopo i mesi di silenzio seguiti alla rottura clamorosa di “Canzonissima”, Dario Fo e Franca Rame stanno per ripresentarsi al pubblico con una tragedia comica in cui saranno Cristoforo Colombo e Isabella di Castiglia

Cesenatico, luglio

«I dotti di Salamanca — dice Dario Fo, alzando il dito con aria grave, come chi ristabilisca dopo lungo studio una verità storica — erano davvero molto più dotti di Cristoforo Colombo. E avevano tutte le ragioni del mondo quando lo trattarono da visionario. I loro calcoli sulle misure della Terra erano precisi, e Colombo si sarebbe perduto con le sue navi e i suoi equipaggi per l’immenso mare, cercando le Indie per la strada dell’Occidente, se una sfacciata fortuna non avesse collocato di traverso proprio sulla sua rotta il continente americano. Il grande navigatore non era per niente quell'intrepido e generoso eroe che i libri di scuola ci rappresentano. Era un furbo assistito dalla fortuna, che alla fine della vita pagò, come accade spesso ai furbi, tutti i conti che le sue astuzie avevano creduto di poter lasciare in sospeso».

Detto questo è già detto quasi tutto sul lavoro teatrale che l'attore-autore sta preparando per la prossima stagione. Dai mesi dell'inverno ad oggi, Dario Fo ha letto tutto quanto era possibile leggere sulla vita e sulle imprese di Cristoforo Colombo, si è innamorato del personaggio e dell’ambiente nel quale è vissuto e ha scritto un dramma storico. Che poi naturalmente non è un dramma, ma una commedia, anzi uno spettacolo comico, uno di quei "pasticci” carichi di trovate, di risvolti, di canzoni, di gags e insomma di elementi imprevedibili che fermentano senza interruzione nella fantasia di Fo. E infatti dice: «Ho scritto tre copioni, in questi mesi. Ma poi ho deciso di mettere in scena per primo questo qui, la storia di Cristoforo Colombo, che è quello nel quale mi trovo più naturalmente a mio agio».

La popolare coppia nell’atrio del Grand Hotel di Cesenatico. Da parecchi anni i coniugi Fo scelgono per le loro vacanze la riviera adriatica che, nonostante l’affollamento, giudicano più tranquilla e riposante delle altre località balneari. Dopo la metà di luglio Dario Fo e Franca Rame torneranno a Milano per iniziare le prove e l’allestimento del lavoro teatrale dedicato alla vicenda di Cristoforo Colombo e scritto da Fo, che andrà in scena ai primi di settembre al teatro Odeon di Milano.

Naturalmente il personaggio di Colombo sarà il suo, e Franca Rame sarà Isabella di Castiglia, la regina che legò il sua nome all'impresa delle tre caravelle e che è rimasta nella storia certo più per la saggezza del suo governo che per la sua avvenenza. Spetterà all'attrice regalare all’antica sovrana il proprio fascino femminile, anche se sarà a scapito, presumibilmente, delle sue virtù di regina. E non si tratterà neppure di una violazione della verità storica, perchè Colombo, Isabella, re Ferdinando e tutti gli altri personaggi della vicenda appariranno sulla scena come teatranti che recitano le parti del re, della regina e del navigatore. Dario Fo spiega: «La storia comincia così: siamo nel 1530, in Spagna. E c’è un attore condannato a morte perchè ha recitato l’opera di un autore colpito da interdetto per un decreto della Inquisizione. Mentre l’attore, che sono poi io, sta salendo il patibolo e si prepara al supplizio, arriva un messo.

Arriva sempre un messo in queste circostanze. E tutti credono che porti la grazia per il condannato. Non è così: si tratta effettivamente di una grazia, ma di una grazia parziale. Il; Grande Inquisitore annuncia nel suo messaggio che ha accolto la supplica dell’infelice e gli concede di recitare, prima di morire, la storia di Cristoforo Colombo. L’attore non si era mai sognato di rivolgere all’Inquisitore una richiesta di questo genere, e con quello che gli si,sta preparando, e che è già davanti ai suoi occhi, non è certo nello stato d’animo più adatto per mettersi a recitare. E tuttavia gli conviene guadagnare tempo, tanto più che qualcuno gli sussurra che la grazia, quella vera, è già per la strada e certamente arriverà prima che lo spettacolo sia finito. A vista, il patibolo si trasforma in palcoscenico, il condannato ridiventa attore, altri attori entrano in scena, il pubblico che si era raccolto per assistere all’esecuzione si prepara ad assistere, per il momento, a un altro genere di spettacolo, e la vicenda teatrale di Cristoforo Colombo si avvia, inframmezzata, s’intende, da episodi della prima realtà scenica, così che ogni attore sostiene più di una parte. Finisce male: finisce che la grazia definitiva, che tutti aspettano ansiosamente tirando in lungo in un’atmosfera sempre più tesa, la recitazione, non arriva. E l’infelice protagonista deve andare alla sua sorte. E qui la-parentesi si chiude, la tragedia è conclusa; spero con molte risate».

Non occorre dire che Dario Fo, come fa sempre nei suoi spettacoli, ha curato tutto: scene, costumi, macchine teatrali, e che curerà la regia non ap-pena la compagnia, che è in corso di formazione, comin cera a provare, subito dopo la metà del mese. Andrà in scena a settembre a Milano, al teatro Odeon. Anche quest’anno Dario Fo non vuol mancare all’abitudine di inaugurare con il suo spettacolo la stagione teatrale.

«E’ un appuntamento con il pubblico — dice l’attore — al quale desidero rimanere fedele. Ho mancato l’anno scorso, per le ragioni che tutti sanno. Ma adesso è tempo di riprendere. e devo dire´ che questa volta il più impaziente sono proprio io».

Un’ora di ginnastica ogni mattina sulla spiaggia che comincia lentamente a popolarsi fa parte dei doveri ai quali Dario Fo e Franca Rame si sottopongono durante le loro vacanze che. soprattutto per la frenesia lavorativa dell’attore, non sono mai completamente vacanze. La ginnastica, dicono concordemente i due attori, non ha soltanto lo scopo di conservare la linea, ma è un preciso impegno professionale. Per chi ha la recitazione clownesca di Fo, mantenersi in forma è indispensabile.

Per Dario Fo e Franca Rame il debutto di Milano sarà il primo incontro con il pubblico dopo il clamoroso incidente di "Canzonissima” ed è logico che si preparino ad affrontarlo con una certa trepidazione. Per molti mesi infatti, cessato il rumore suscitato dalla nota vicenda con la Televisione, che proprio in questi giorni dovrebbe arrivare a una nuova tappa del suo seguito giudiziario, Dario Fo e Franca Rame sono rimasti nell’ombra: hanno lavorato a preparare il loro nuovo debutto, hanno seguito gli spettacoli di Dario (”Le farse” e ”Gli arcangeli”) che si stanno dando in Svezia, in Finlandia e in Polonia, ma hanno evitato con cura ogni contatto, anche occasionale. con il pubblico. E lo hanno fatto di proposito, affermano ora concordemente.

Niente di più facile infatti, dicono, che sfruttare gli echi di quello che apparve per qualche settimana come uno scandalo nazionale. Ma anche niente di più inopportuno.

«E’ chiaro — precisa l’attore — che alla fine dell’anno scorso la nostra notorietà era al vertice. Ma si trattava di una notorietà di cronaca, legata a un fatto importante fin che si vuole, ma contingente, che non aveva nulla a che vedere con quello che il pubblico si aspetta da noi come attori. Avremmo potuto approfittarne naturalmente, e non ci sono certo mancate le offerte. Bastava venire in palcoscenico e recitare gli "sketches” che la Televisione ci aveva censurato per riempire per molte sere un teatro. Ma si sarebbe trattato appunto di "approfittare”. La parola è brutta, e il concetto anche. Ecco perchè non lo abbiamo voluto fare. La troppa furbizia alla fine non paga, anzi finisce per essere pagata. Chi è troppo abile e troppo astuto nel governare le sue faccende, finisce per rimanere scornato. O almeno io mi auguro di tutto cuore che sia così. E’ questa la morale del mio Cristoforo Colombo, ed è, tutto sommato, anche la mia».

Ancora per qualche giorno Dario Fo e Franca Rame sono in vacanza a Cesenatico, una delle spiagge più tranquille e meno mondane che ci siano. Fanno ginnastica, prendono il sole, vanno a pescare. Insomma sono in vacanza. Ma è una vacanza relativa e in un certo senso allarmata: dormono con il copione sotto il cuscino.

Ottavio Moro, «Tempo», anno XXV, n.29, 20 luglio 1963


Tempo
Ottavio Moro, «Tempo», anno XXV, n.29, 20 luglio 1963