Modugno non ha potuto volare

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Colto di sorpresa dalla nascita del figlio, il celebre compositore e cantante, attualmente in America dove ha venduto quattro milioni di dischi, non ha potuto prendere l'aereo per Roma per non pagare sessanta milioni di penale

Roma, agosto

Mentre Domenico Modugno, dinanzi a milioni d’incantati telespettatori americani. annullava il principio della forza di gravità librandosi nel suo cielo dipinto di blu. a Roma la moglie Franca ascoltava, certamente non meno incantata. i vagiti del loro primo bambino. Modugno junior, frettoloso di affacciarsi alla ribalta della vita, si è presentato infatti con un mese di anticipo sovvertendo i programmi, già di per sè complicati, del novello padre. Questi aveva cercato di disporre il suo lavoro In modo da poter essere presente al lieto evento, e il 13 agosto era partito, tranquillo, alla volta di Nuova York, invitato dalla Televisione americana a presentare. nello spettacolo di Ed Sullivan. la sua ormai famosa canzone vincitrice al Festival di Sanremo.

1958 09 02 Tempo Domenico Modugno f1DOMENICO MODUGNO con la moglie Franca Gandolfi (foto sopra) a passeggio per le vie di Roma pochi giorni prima della partenza per l’America dove lo ha chiamato un contratto con una società televisiva. I due si sono sposati nel 1955. Franca, nella foto sotto con il piccolo Marco Massimo, ha deciso di abbandonare l’attività teatrale per dedicarsi interamente al figlio.

Lo strepitoso successo ottenuto induceva il suo manager italo-americano a fissargli una serie di altri impegni in varie città americane, impegni che il compositore-cantante accettava volentieri perchè rientravano nel margine di tempo che si era prefisso. Invitato a Washington, riceveva perfino dal sindaco della capitale il dono simbolico delle chiavi d’oro della città; al ricevimento in suo onore partecipavano anche dei rappresentanti della nostra Ambasciata. uno dei quali notò come del suo disco, tradotto, per semplificare, ’’Volare" ne fossero stati venduti in quei giorni più che tutti quelli incisi da Caruso. Il successo è stato veramente enorme, il pubblico americano si è entusiasmato per la foga e la mimica con cui Modugno traduce in cantò le sue creazioni, e i giornali hanno parlato di quasi quattro milioni di dischi venduti. Tanto successo, con conseguente solido retroscena commerciale, ha reso impossibile a Modugno di sottrarsi sia pure per pochi giorni, ai contratti firmati, e di volare, questa volta senza sovvertire alcun principio fisico, attraverso l’Atlantico per abbracciare la moglie e il figlio. Gli impresari sono stati irremovibili: mantenere gli impegni, o pagare 60 milioni di lire dì penale.

La mattina nella quale è nato il piccolo, il 16, egli aveva chiesto una comunicazione telefonica con Roma incrociatasi con quella della moglie. Quando Franca gli annunciò al telefono il lieto evento. Domenico non voleva crederci e continuava a ripetere che si trattava di imo scherzo. Si convinse dopo alcuni minuti dinanzi «Ila voce sdegnata di Franca la quale, dopo una nottata di dolori, non trovava proprio che si potesse scherzare su simili argomenti. Ci fu. all’altro Capo del filo, un’esplosione di gioia e la voce di Mimmo scandi chiaramente: «Lo chiamiamo Marco!». Franca replicò che lei preferiva Massimo, ma l’accordo si è raggiunto ben presto, Marco Massimo.

La coppia Modugno attendeva con ansia un figlio e Franca, cui un incidente stava per fermare la gravidanza, si era imposto un regime e cure adeguate. L’ultimo mese intendeva trascorrerlo a Grottaferrata. una fresca località dei Castelli romani. E lì si trovava con la madre, simpaticissimo svagato personaggio alla ”Helzapoppin". quando la sera di Ferragosto improvvisamente, mentre cenava sulla terrazza dell’elegante albergo dove alloggiava. la coglievano i primi dolori. Ci furono i soliti momenti di panico: il medico che l’aveva seguita in quei mesi era fuori Roma, gli amici tutti in giro per l’Italia. Franca aveva già deciso di farsi ricoverare all’ospedale locale, quando — ripromettendosi un week-end prolungato in compagnia della moglie — arrivava in macchina, assaporando la fresca aria notturna dei Castelli. un ginecologo, il dottor Puccini della Cllnica anglo-americana di via Nomentana. Informatosi del trambusto che regnava nell’albergo, tirò un sospiro, salutò la moglie, calmò le ansie della signora Gandolfi. girò l’auto e con a bordo madre e figlia fece ritorno a Roma. Il mattino seguente alle undici e mezzo, dopo un parto senza complicazioni. Marco Massimo tentava di cantare la sua prima canzone.

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Franca si guarda con amore il bambino. Ha deciso di lasciare le scene, riservandosi forse come campo d'azione soltanto la televisione. Intende dedicare il suo tempo e la sua attività al figlio e al marito. La casetta che abitano attualmente ai Parioli è diventata piccola con l’arrivo di un terzo componente e quindi, ap-
pena avrà ripreso le forze, si dedicherà al l’arredamento di una nuova casa che meglio soddisfi le esigenze dell'accresciuta famiglia. Modugno. che ogni giorno le invia lunghi affettuosi telegrammi, desiderava che la moglie si spostasse già il 15 settembre con lui e il figlio per gli Stati Uniti, dove una serie di contratti lo terrà impegnato a intervalli per tutto l’anno prossimo. Ma Franca, da saggia madre, intende aspettare che Marco Massimo abbia raggiunto almeno i quattro mesi. «Quando li avrà compiuti, seguirò Mimmo dovunque. E’ giusto che anche lui si goda questo figlio e nello stesso tempo mi aiuti ad educarlo». Hanno deciso entrambi d’inculcargli quanto prima possibile l’amore per la musica, circondandolo di giocattoli stereofonici, trombette, trottole con carillon, pianofortini. Con tenerez-
za la madre sfiora le piccole dita affusolate del figlio e spera che siano un buon presagio per farne un pianista. Non vede l’ora di riabbracciare il marito. che le ha promesso di essere a Roma il 25 agosto, e di mostrargli il futuro piccolo artista. Modugno non avrà molto tempo a disposizione per una tranquilla vita familiare.

Parlando della canzone, Franca Modugno sorride. «Hanno scritto che Mimmo mi ha dedicato questa canzone dopo una delle nostre solite separazioni. Ormai comincio a essere stanca di questa ridicola storia. Di ogni sua nuova composizione dicono che l'abbia dedicata a me dopo un litigio. Non è vero. Litighiamo sulle piccole cose e andiamo sempre d’accordo su quelle serie». Accarezza i capelli del figlio e dice: c Vero, Marco Massimo?».

Marina De Simone, «Tempo», anno XX, n.36, 2 settembre 1958


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Marina De Simone, «Tempo», anno XX, n.36, 2 settembre 1958