Stewart Granger e Dorian Gray in Algeria

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Nel sud della Spagna, proprio davanti all’Algeria, si sta girando il film “Marcia o crepa”, un western violento con uno sfondo politico

Almeria, giugno

Nella zona tra Murcia e Almeria, nel sud della Spagna, dove finita la regione degli agrumeti ha inizio la terra senza acqua che dà al paesaggio un inconfondibile aspetto africano, da parecchie settimane, in grande segretezza, una troupe intemazionale sta girando quello che senz’altro sarà imo dei film più interessanti della nuova stagione cinematografica.

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Questo film, di produzione italiana, ma associato a case tedesche e spagnole è una vera legione straniera esso stesso. Inglese-americano il protagonista Stewart Granger, tedesco-americano il regista Frank Wisbar, quello di "Stalingrado”, italiani e americani gli autori del soggetto e della sceneggiatura, e di quattro nazionalità gli altri attori, tra i quali Fausto Tozzi, Riccardo Garrone, Maurizio Arena, Peter Carsten, Carlos Casaravilla, Luis Calvo, Dietmar Schoenherr, Hans Von Borsody e, unica attrice, Dorian Gray, in una parte di grande impegno per questa attrice da tempo in attesa di cimentarsi in un ruolo davvero importante.

"Marcia o Crepa” è la storia del capitano Leblanc e di dodici paracadutisti della Legione Straniera, un gruppo di uomini temerari, spregiudicati, violenti, scelti per compiere una pericolosa missione. Ma è anche — e soprattutto — una puntualizzazione del tragico avvicendarsi delle vicende algerine. E’ la prima volta che un film affronta apertamente un argomento di cosi scottante attualità, ed è la prima volta che il tramonto del colonialismo è portato sullo schermo attraverso una storia spietata e umana nello stesso tempo.

La missione affidata al capitano Leblanc è di capitale importanza. Si tratta di catturare vivo Ben Bled, il capo arabo che impersona lo spirito stesso della rivolta. Leblanc e i suoi uomini affrontano freddamente l’impresa, fanno prigioniero Ben Bled e raggiungono il luogo in cui un elicottero verrà a prelevarli per riportarli alla base. Tutto si è svolto secondo i piani prestabiliti, tranne un particolare del tutto imprevisto: la presenza di Nora, una ragazza francese, nella casa in cui è stato catturato Ben Bled. E Nora, nonostante la proibizione di Leblanc, riesce a raggiungere i legionari e ad unirsi a loro. Da questo momento, seguirà le loro sorti.

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L'assedio senza speranza

L’elicottero giunge puntuale all'appuntamento, ma viene abbattuto dai ribelli algerini passati immediatamente al contrattacco per liberare Ben Bled. A Leblanc non resta che cercare scampo nella fuga, dirigendosi il più rapidamente possibile verso il luogo fissato come secondo appuntamento con la base. Inizia così una lunga, faticosa marcia attraverso il deserto. I legionari riescono ad evitare una pattuglia di ribelli e infine raggiungono una missione abbandonata sulla quale è passata la furia dei ribelli: lo testimoniano un uomo e una donna uccisi e un ragazzino atterrito, scampato miracolosamente alla strage. Qui Leblanc decide di concedere ima sosta ai suoi uomini. Ma al tramonto, quando già stanno per rimettersi in marcia, una voce improvvisa, ingigantita dall’ altoparlante, avverte i legionari che sono circondati e che per loro non c’è via di scampo: avranno salva la vita solo se consegneranno Ben Bled.

I legionari trascorrono una notte e un giorno nella missione stretta d’assedio dai ribelli. Sono ore drammatiche, senza viveri, senza acqua, senza speranza, nelle quali si rivela l’intima natura, il sottofondo segreto di ogni personaggio. I ribelli che circondano la missione sono nascosti, invisibili; sotto la luce sferzante del sole il deserto sembra inanimato. E’ impossibile tentare una sortita in massa, ma un solo uomo può riuscire a sfuggire all’attenzione dei nemici, e il capitano affida questo compito a Garcia, uno dei legionari ai quali è più affezionato.

Un altro legionario, Barba- -rossa, riesce a far funzionare un camion trovato nella missione. Sembra che la sorte stia favorendo i legionari, quando, improvvisamente, la voce dei ribelli avverte che Garcia è stato fatto prigioniero. I legionari possono vederlo: è legato a un palo e sta per essere bruciato vivo. In questo momento drammatico Leblanc prende una decisione disperata: punta il mitra e uccide Garcia per risparmiargli il dolore della tortura.

1962 06 23 Tempo Dorian Gray f2DORIAN GRAY rappresenta il toccante e appassionante imprevisto del film "Marcia o crepa”: la fatalità vuole che essa debba dividere la crudele sorte degli uomini della spedizione, in un succedersi di fatti sempre più drammatici.

Quattro terribili giorni

A notte i legionari tentano la sortita dalla missione dividendosi in due gruppi. Alcuni escono con il camion, accentrando su di sè l’attenzione dei ribelli, mentre il capitano, con Ben Bled, Nora e il ragazzo cercano di raggiungere a piedi il luogo dell’ultimo appuntamento con la base. I ribelli aprono il fuoco contro il camion e tutti i legionari vengono uccisi dopo una strenua resistenza. Il gruppo guidato dal capitano riesce ad arrivare nel luogo prestabilito, ma è sorpreso da una pattuglia di ribelli e Nora muore, nel generoso tentativo di salvare la vita al ragazzo.

E’ l’alba, e l’elicottero della salvezza è ormai in arrivo. Ma ecco sopraggiungere un grosso drappello di ribelli che avanzano da ogni parte. L’elicottero tenta un atterraggio di fortuna. Ben Bled, il ragazzo e il capitano vengono issati a bordo mentre l'ultimo legionario superstite protegge la drammatica ritirata.

1962 06 23 Tempo Dorian Gray f3L’ADATTAMENTO ALLA PARTE e all’ambiente estremamente scomodo e faticoso, unica donna in mezzo a una numerosa troupe composta tutta di uomini, ha comportato per Dorian Gray uno sforzo non indifferente. Ma da attrice intelligente e coscienziosa è riuscita ben presto a trovarsi a proprio agio, riuscendo a dare al suo complesso personaggio il diffìcile sapore della verità.

Tutti gli uomini di Leblanc sono morti, ma la missione è stata compiuta con esito positivo e il prigioniero viene consegnato vivo nelle mani dei funzionari del Governo venuti a prelevarlo.

Di ritorno alla base Leblanc — dopo questi terribili quattro giorni che sono stati i più duri della sua carriera di soldato spietato — viene informato che sono sopravvenuti cambiamenti nella situazione politica e che sono in corso negoziati di pace con gli algerini. Di conseguenza Ben Bled non è più un ostaggio, ma un ospite. Leblanc, sbalordito, s’infuria, maledice, piange, minaccia, ma poi non gli resta che pensare con profonda amarezza ai dodici uomini che sono morti per portare a termine un’impresa inutile, come inutile è la vita violenta di questi soldati mercenari, di questi uomini impiegati in una causa senza speranza.

Carlo Sbrana, «Tempo», anno XXIV, n.25, 23 giugno 1962


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Carlo Sbrana, «Tempo», anno XXIV, n.25, 23 giugno 1962