Eloisa Cianni: «Miss Italia» sono io

Nicola Maldacea


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Qualche pagina del diario intinto di Eloisa Cianni che a Merano è stata eletta “Miss” Italia 1952.

Poiché non è facile dire qualcosa di nuovo nel far la cronaca di un concorso di bellezza, ci è parso interessante, per una volta tanto, riportare le impressioni di colei che della gentile gara ha vissuto personalmente tutte le fasi ed i perciò che pubblichiamo qui alcuni brani del diario intimo tenuto dalla nuova miss Italia.

Roma, luglio

Se Dio vuole si parte per la villeggiatura. Mamma, zia Elsa, Gabriella e io. Babbo ci raggiungerà quando potrà. Francamente, non ne potevo più. Questo caldo precoce ha messo in subbuglio le clienti della sartoria | dove io sono indossatrice e abbiamo un lavoro quasi come j per un cambiamento stagionala della moda. Non saprei dire quante volte al giorno m’è toccato spogliarmi, rivestirmi, sfilare. Basta, ora si va ai mare e potrò riposarmi. Non credo che Castiglion della Pescaia sia una spiaggia molto movimentata. Ma meglio così.

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Bionda, occhi neri, nasino impertinente, bocca tumida: ecco il viso di Miss Italia 1952
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Castiglion della Pescaia, agosto - Oggi tutte le ragazze un po’ carine che son qui a fare i bagni, hanno i nervi a fior di pelle. Stasera eleggono miss Castiglion della Pescaia. La cosa in sé non sarebbe molto elettrizzante, ma c’è il fatto che l'eletta entrerà per diritto a far parte delle candidate al titolo di miss Toscana, che verrà attribuito durante una festa a Livorno; sicché, oltre a fare una bella gita a Livorno, la detentrice eventuale del titolo sarà invitata alle finali di Merano, dove potrebbe addirittura essere prescelta come rniss Italia 1952. Chissà quante belle ragazze ci saranno. È vero che la mia sorellina Gabriella è proprio un fiore. Se nominassero lei miss Toscana, ad accompagnarla a Merano potrei andarci io. Allora sì, che sarebbe divertente.

Castiglion della Pescaia, agosto - È proprio da ridere, ci hanno scelto tutte e due, Gabriella e me. Io non me l'aspettavo. Va bene, potrò anche essere carina, lo ammetto. Mi ricordo che anche a Roma, in sartoria, quando c'erano le sfilate dei modelli, la signora dava sempre da indossare a me quelli più costosi, dicendo che io gli facevo fare più figura. E ricordo anche le occhiate dei signori che accompagnavano le clienti. Anzi, mi sono sempre chiesta come diamine potessero giudicare un vestito se non guardavano che me. Ma a Roma era un’altra cosa. Ieri sera, appunto perché sapevo che dovevano guardare me e non il vestito, io mi sentivo molto impacciata. Invece Gabriella, che è più giovane, rideva e se n’infischiava. Era un amore. Quando gli altoparlanti hanno detto il mio nome assieme al suo, seguiti da una parola latina che non ho ben capito, ma poi mi hanno spiegato che vuol dire «a pari merito», sono rimasta a bocca aperta. Poi Gabriella e io ci siamo abbracciate, mentre i fotografi facevano i lampi col magnesio. Zia Elsa era raggiante. E anche mamma, ma voleva far finta di niente, lei, e diceva che erano tutte sciocchezze.

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Alta, snella, gambe lunghe, vita sottile. Insomma: bella.Lila Rocco, la diciannovenne «Stella del cinema 1952»

Follonica, agosto - Evviva! Siamo state elette anche qui. Ossia, miss Maremma sarei stata nominata io sola. Ma Gabrieliina mi ha seguito «a ruota», come dicono quelli del Giro d’Italia, e nella votazione ha avuto soltanto un punto meno di me. Cosicché a Livorno ci presenteremo tutt'e due. Zia Elsa ha detto che bisognerebbe scrivere a Roma, alla sartoria, perché ci prestino i vestiti da sera per la sfilata livornese. Forse non ha torto. In costume da bagno - modestia a parte - la nostra figura la facciamo. Ma per presentarci a Livorno ci vogliono delle toilettes come si deve.

Livorno, agosto - E così mi hanno nominato miss Toscana. A me è venuto quasi da piangere per via di Gabriellina. Eppure mi pare cosi bella, la mia sorellina. Anzi, il pubblico, ieri sera, voleva anche lei. «Tutt’e due! Tutt’e due!» gridavano. Che chiasso! Che applausi ! E che folla ! Il Pancaldi era gremito e la gente pareva assistesse a una partita di calcio del campionato, tanto era entusiasta. Mi hanno persino buttato dei mazzi di fiori. Gabrieliina - povera cara - non se n’è avuto affatto per male. Ha detto che lei era sempre stata sicura che avrebbero scelta me. Stasera mi sono guardata attentamente allo specchio. È strano, mi pareva di vedere un'altra persona. Chissà se i giudici mi vedono come mi vedo io? Perché, a gusto mio, io mi trovo tanti difetti. È vero che i giudici, per lo più, sono uomini e noi donne siamo molto più severe in fatto di bellezza.

Riva del Garda, settembre -Sono arrivata oggi, accompagnata da zia Elsa. Mamma non ha voluto che mi accompagnasse Gabriellina, perché ha detto che era troppo giovane, e non ha voluto venir lei perché seguita a brontolare che sono tutte sciocchezze e anche che a lei non piace fare le cose a mezzo, sicché se poi non eleggessero me, lei ci rimarrebbe troppo male, quand’anche ce ne fossero mille meglio di me. Temo che mamma abbia ragione. In albergo sono già arrivate quasi tutte le concorrenti e di ragazze belline ce n'è proprio tante. A me fanno paura le brune, perché secondo me sono più attraenti di noialtre bionde. C’è una miss Liguria che è veramente deliziosa, alta, sottile, con certi capelli splendidi. E c’è la Del Bianco - che sarebbe una «Sirena dell'Adriatico» -che somiglia precisa alla Mazzetti, la «stella del cinema» dello scorso anno, sicché figuriamoci quante probabilità avrà. Ci ha accolte un dottor Radaelli; è molto simpatico e gentile, ma quando ci chiama per le sfilate pare un maresciallo d'alloggio che chiami gli uomini per «corvée». Non posso dire che fra miss si fraternizzi molto. Guai se una di noi cambia un po’ troppo spesso di vestito. Le altre lanciano certi sguardi che, se le occhiate fossero velenose, parecchie di noi sarebbero già morte avvelenate. Zia Elsa dice che le ragazze sono carine, ma le loro accompagnatrici, Dio ne liberi...

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Il bacio di rito fra la reginetta di ieri e quella di oggi.

Merano, settembre - Mamma mia, che impressione! Stamane per la prima volta siamo sfilate davanti alla giuria nazionale. Nel salone terreno dell’albergo, i diciotto giudici se ne stavano sprofondati in tante poltrone disposte a semicerchio. Avevano tutti un foglio e una matita in mano. Quindici uomini e tre donne: la pittrice Brunetta, la signorina Mazzotti (stella del cinema 1951) e la signorina Valdettaro (miss Italia 1951). La Valdettaro è tanto graziosa: ha un sorriso così luminoso e due occhi così azzurri che a guardarla sembra che ci sia il sole anche se piove. I giurati di sesso maschile hanno quasi tutti gli occhiali, eccetto il signor Lucio Ridenti che porta il monocolo. È un signore assai elegante, ma così magro che quando si è chinato per raccattare la matita che gli era caduta in terra, ho temuto che si spezzasse in due. C’è anche il signor Orio Ver-gani, quello che scrive sul «Corriere». Pensavo che mi avrebbe messo soggezione, invece no, perché ha un’aria bonacciona con gli occhi d’un ragazzo. Quando sono entrata io ha detto qualcosa all’orecchio di un signore robusto con un gran nasone e quello ha scosso il capo. Ho saputo che è il signor Remigio Paone, e pare che sia un grande impresario di teatro. Mi ha squadrato da capo a piedi, con le sopracciglia aggrottate. Una volta, alle corse, ho visto uno, al pésage, che guardava così un cavallo e poi disse che non l’avrebbe puntato. Invece il presidente della giuria, il signor conte Edoardo Visconti, quasi quasi non m’ha nemmeno guardato. Il signor Andrea Checchi ha sbadigliato; e dire che l’ho ammirato tante volte sullo schermo. Il signor Dino Falconi - che ho sentito spesso alla radio - seguitava a far pupazzi sul suo foglio. In quanto al signor Forges Da-vanzati - che sarebbe un pezzo grosso del cinema - aveva un’aria truce che non prometteva nulla di buono. Abbiamo sfilato due volte, in abito da passeggio e in costume da bagno. In bikini so di stare bene, ma prima di me sfilano miss Liguria, miss Piemonte e miss Lazio, che sono tutte e tre fior di figliole. La Marisa Valenti, poi, ossia miss Lazio, pare una statua di quelle dee dell'antichità. Io la mia scelta l'avrei già fatta: un’altra miss segnalata dal Lazio, Lila Rocco; ha un faccino che innamora e un corpicino che par dipinto. Ma zia Elsa continua a dirmi di non mettermi in testa idee sballate, sennò mi vengono gli occhi tristi. Sarà. Intanto ieri sera, durante la sfilata al Kursaal, siccome il pubblico mi ha molto applaudita, ho sentito che un donnone grasso grasso, coi baffetti e i capelli tinti, sorella maggiore d'una candidata, diceva che il giudizio del pubblico non conta niente perché tanto la giuria ha già scelto, e siccome l’anno scorso miss Italia era bionda, quest’anno dovrà senz’altro essere bruna. Ho guardato sua sorella. Era bruna come la notte.

Merano, settembre - La giuria ha già eliminato quindici concorrenti, le quali perciò non prenderanno più parte alle varie sfilate, pur rimanendo qui in qualità di ospiti. Io faccio parte delle venti-quattro ancora in gara e dovrei essere contenta, ma i musi lunghi e gli occhi rossi di quelle quindici ragazze mi hanno messo la malinconia. Gira per le sale dell’albergo, senza staccare lo sguardo dalla signorina Valdettaro, uno strano signore dagli occhi tondi e dalla bocca di pesce, sempre col cappello calzato fino alle orecchie e i guanti di filo grigio accuratamente abbottonati. Dicono che sia arrivato da un paese vicino a Piacenza e che si innamori regolarmente di tutte le miss Italia. Mi pare che si chiami Gatti o Lo Gatto. Il fatto è che non mi ha neanche degnato d’uno sguardo, il che mi conferma nelle mie idee nere. Sono molto nervosa e zia Elsa mi imbottisce di camomilla. Intanto lei prende il bromuro.

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Due bellezze «piazzate»: Carla Venditti, Miss Lombardia e Pina Bottin, Miss Veneto.

Merano, settembre - Sono ancora mezza scombussolata. Tre ore fa, a mezzanotte precisa, il signor Filogamo ha annunciato per radio che ero stata eletta miss Italia 1952. Era piuttosto emozionato e s'è persino impaperato; ma io avevo le gambe che non mi reggevano e quando mi hanno pregato di dir due parole al microfono m’è uscita di bocca una voce che pareva il belato d’una capretta. Isabella Valdettaro mi ha dato il bacio di rito; m’è parso che nei suoi begli occhi tremasse una lacrima, ma il suo sorriso era dolce e luminoso come sempre Ho visto tra il pubblico zia Elsa che smanacciava come una forsennata; le ho buttato un bacio, ma un fotografo ha creduto che lo buttassi a lui e mi ha ringraziato. Chissà mamma, babbo e Gabriella come ci son restati se stavano a sentire la radio. In ogni modo ho chiesto la comunicazione telefonica con casa mia e fra poco gli potrò parlare. Scommetto che mamma mi dirà ancora di non montarmi la testa perché sono tutte sciocchezze. Un giornalista mi ha chiesto che cosa avrei fatto, ora. Gli ho risposto che non lo sapevo. Ma adesso, a mente più calma, mi domando che cosa diamine c’è di tanto diverso «ora». Si, va bene, di-ciotto autorevoli e cortesi signori hanno dichiarato ufficialmente che secondo loro sono proprio una bella ragazza. La cosa mi fa molto piacere, naturalmente, e li ringrazio moltissimo. Ma in fondo - devo ben ammetterlo - parecchia gente me l’aveva già detto parecchie altre volte. L’unica differenza è che a questi diciotto posso credere, perché sono disinteressati. Per ora di nuovo c’è solo questo: nello scendere dal palco della cerimonia, ho sorpreso fissi su di me gli occhi tondi di quel tale signor Gatti o Lo Gatto che prima guardava unicamente Isabella Valdettaro. Adesso, il suo grande amore sono io, pover'ometto.

Eloisa Cianni, «Epoca», anno III, n.104, 4 ottobre 1952


Epoca
Eloisa Cianni, «Epoca», anno III, n.104, 4 ottobre 1952