Mitri campione del mondo della felicità coniugale

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La vita privata di Mitri, ex campione europeo dei pesi medi, non conferma la voce corrente che insinua una decisa preferenza del pugilatore per le carezze della moglie, Miss Italia 1948, ai pugni degli avversari. Mitri si allena ogni giorno in una palestra triestina e si prepara a tornare sui ring.

Chissà quanto mi invidierebbero i tifosi dello sport e i tifosi degli affari del prossimo, conoscendo la mia situazione di assoluto privilegio. Io so tutto di Tiberio Mitri, il giovane pugile che turba i sonni non solo degli sportivi, ma anche delle donne sentimentali, perché è protagonista di due romanzi in una volta sola: un romanzo d’atletica e un romanzo d’amore.

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Mitri messo k. o. dalla moglie è solo uno scherzo. La moglie di Mitri è Fulvia Franco, Miss Italia 1948

Io so tutto di lui: l’orario della sua giornata; il colore degli asciugamani con cui si asciuga il viso quando si è sbarbato ; la forma della piccola pesa americana su cui sale ogni mattino nel gabinetto da bagno per controllare il movimento delle proprie libbre; il sapore delle prelibate torte che gli prepara con sapienti dita affusolate la moglie, Fulvia Franco, Miss Italia 1948. Conosco l’arredamento della sua casa e le tonalità dei riflessi solari che, nelle varie ore del giorno, allietano l’intimo ambiente. Un amico, incontrato qui a Trieste, non appena seppe di questa mia posizione privilegiata, mi domandò con bruciante curiosità:

«Dimmi, dimmi : diventerà campione del mondo?»

«Diventerà? Lo è già. È campione del mondo della felicità coniugale.»

Nessuno mai potrà, in buona fede, contendergli questo titolo. Basta - per convincersene - guardarlo in viso e dare un’occhiata alla sua vita quotidiana.

Tiberio e Fulvia si sono costruiti il proprio nido in un appartamentino al primo piano di una bella casa di via Piccardi, nella zona alta della città : se si getta uno sguardo verso il basso, si ammira un paesaggio che incoraggia alla vita contemplativa. L’arredamento, nella massima parte, è frutto della fantasia inventiva di Fulvia Franco e rivela in ogni particolare i gioiosi accenti di una sinfonia in technicolor: dai bizzarri cavalli di ceramica alle statuette dorate, dallo squillante chiarore del mobile bar alla vivacità dei gerani che, in candidi e civettuoli vasetti penduti, allietano l’anticamera.

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Mitri si alza alle sei e mezzo per cominciare i quotidiani allenamenti alle sette: un’ora di footing per mantenere il peso all’Ippodromo di Montebello, il salto con la corda, e alle tre del pomeriggio l’esercizio sull’uomo in palestra. Fulvia Franco (foto sotto) si compiace di «imboccare» l’atleta stanco al suo ritorno; Miss Italia 1948 cucina con sapienza le torte di cui Mitri è ghiottissimo.
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Chi fu dunque l’astuto scienziato che scoprì la legge: la bellezza della padrona di casa è in ragione direttamente proporzionale del numero degli specchi collocati nell’ambiente in cui vive? Ebbene, possiamo dichiarare che questa legge, nel nostro caso, subisce un’eccezione, perché in casa Mitri si trova non più di uno specchio per camera, sebbene la prima impressione è che siano più numerosi. Il fatto è che l’immagine di Fulvia Franco, la fata di questa lucente dimora si riflette anche dentro altre cornici : quelle che custodiscono le fotografie di lei, suggestivi primi piani che ritraggono appena una parte del viso: gli occhi, il nasino enigmatico, la bocca colma di promesse; e istantanee che fermano momenti di vita balneare o atletica. Perché anche Fulvia *Fran- -co è stata atleta, partecipando con onore a campionati "nazionali. Non meravigli questo particolare: ella ha un temperamento versatile, frequentò il liceo scientifico, studiò danze classiche e, per ben sette anni, pianoforte. Questa è la ragio ne per cui in salotto si nota un pianoforte: voi penserete che la sua tinta cupa stoni fra tanta vivacità cromatica ; invece la magia dell’ambiente è tale da far pensare che il piano abbia indossato il frac per rendere onore agli ospiti.

Anche e specialmente la cucina rivela il tocco di Fulvia. Intanto, la prima cosa che si ammira è proprio lei, la giovane moglie che, per muoversi e compiere prelibate alchimie in tegami di lucente acciaio inossidabile, indossa un estroso grembiulino di mussola candida, illeggiadrito da palline rosse. Fulvia lo comprò in America, perché - notate questo particolare - nel paradiso dei grattacieli e dei night-clubs, lei, creatura nostalgica, sognava il nido nuziale di Trieste e studiava sottili astuzie per renderlo incantevole.

Raccontai fedelmente tutte queste cose, viste con i miei occhi, a un amico che nulla ignora dei segreti dell’atletica in genere e della boxe in ispecie. Io ero mosso dal chiaro e onesto proposito di smentirgli le malignità messe in circolazione sul conto della signora Mitri, ingiustamente descritta come creatura assetata di piaceri, autentica edizione 1951 della vamp resa di moda da Marlene Dietrich ai tempi della sua antecedente giovinezza. Udii una risposta pessimistica : «E ti pare che il vivere fra tante sete eleganti, torte al cioccolato, specchi, comode poltrone e mobiletti bar, nell’estasi della continua vista di una Miss Italia eletta all’unanimità, tempri l’attitudine agonistica? Il vero atleta ama la vita scomoda, vuole dormire con la testa sul sacco, e quando è steso su un giaciglio di granito, invidia il fachiro che, furbo viveur, digiuna 40 giorni su un letto di cocci di vetro». Fece una pausa, poi mi sbalordì con una citazione insigne:

«Seggendo in piuma, in fama non si vien, né sotto coltre».

D’accordo. Ma Tiberio pochissimo «segge in piuma, o sotto coltre». Dal principio di febbraio vive secondo una dura disciplina. Alle 6.30, sveglia. Alle 7, con berretto alla marinara, giacca a vento d’antilope e tuta,, varca la soglia di casa per raggiungere l’ippodromo di Montebello. A quell’ora i cavalli non corrono; corre soltanto lui, de-Btriero del pugilato; corre quanto basta per tramutarsi in una fontana di sudore; mentre i polmoni gli si riempiono d’aria fresca, sogna ring e cazzotti: la gioia di domani. Fulvia intanto continua a dormire: perché, con affettuosa praticità, gli sposi hanno convenuto che le esigenze di vita dell’uno non debbono significare inutile sacrificio per l’altra. Soltanto più tardi ella sarà in piedi, drappeggiata in una cinematografica vestaglia, e inizierà sapienti strategie gastronomiche fra mucchi di arance, disposti in cucina, non a scopo coloristico, come potrebbe parere, ma per le necessità dietetiche di Tiberio.

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La moglie di 135 libbre scrive per lui ai tifosi. Mitri, al mattino, sorveglia il peso della moglie: sessantadue chili, una moglie «gallo». Tutta la nuova casa rivela il tocco di Fulvia che funziona anche da segretaria e batte a macchina la corrispondenza coi tifosi.
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L’atleta e la moglie si trovano a tu per tu all’ora della colazione. Sono momenti di confidenze affettuose: senza volerlo l’uno e l’altra assumono i teneri atteggiamenti che ben ricordano i lettori del romanzo a fumetti nel quale Fulvia impersonò June, fanciulla mite e sventurata e Tiberio sostenne la parte di Roy, romantico eroe bimetallico: muscoli d’acciaio e cuore d’oro. (Tra parentesi, questi due ragazzi sono davvero creature del nostro tempo: hanno il cinema nel sangue; qualunque sia la fortuna pugilistica di lui, è fatale che la coppia sia prima o poi assorbita da Cinelandia. Fulvia, in questi giorni, è ancora tutta entusiasta dell’esperienza vissuta come interprete di una parte in «Romanticismo».)

Nel pomeriggio, ancora allenamento : o di atletica leggera o di esercizio sull’uomo. La prima forma è praticata nella palestra - attrezzatissima ed esemplare - dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, ove impiegati e operai nelle ore di svago, continuano a coltivare una antica tradizione, vivificano lo spirito prendendosi a pugni. Ho assistito all’allenamento, il che mi ha consentito di trovarmi di fronte a una nuova sorpresa. Avevo già ammirato i giovani sposi; ora ammirai il giovane suocero. Il signor Aristide Franco, padre di Fulvia, si direbbe il fratello maggiore della sua figliola sia per l’aspetto giovanile, sia per la somiglianza fisica. Da ragazzo praticò la lotta, tutti gli sport gli piacciono; quando il suo lavoro di uomo d’affari gli lascia un po’ di tempo libero, vigila amorevolmente l’addestramento atletico del genero, cronometrando le riprese, e controllando lo stile con cui bersaglia il sacco o la vera, salta la corda, pratica la ginnastica.

Quando Mitri aveva «lavorato» tre quarti d’ora quasi ininterrottamente, sopraggiunsero alcuni tecnici che richiamarono la mia attenzione su un fatto importante : «Vede? Nonostante la fatica subita, la respirazione è normalissima».

L’esercizio sull’uomo significa, com’è evidente, scambio di veri pugni. Mitri lo pratica in via S. Nicolò n. 4, nella palestra del signor Culot, uomo popolare a Trieste per aver allevato una miriade di pugili !

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In questa palestra la speranza si allena. Il signor Aristide Franco (sopra a sinistra) taglia il nastro adesivo per le nocche di Mitri: egli è il padre di Fulvia e segue l’allenamento atletico del pugile cronometrando le riprese e controllando lo stile con cui bersaglia il sacco o la «pera». La respirazione di Mitri attualmente è normalissima.
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Nella palestra del signor Culot, il noto allenatore di Trieste (sotto, al centro) Mitri invece si allena sull’uomo. In quindici giorni di allenamento atletico Mitri ha perduto due chili e ora si trova in forma sul ring. I diettanti che frequentano la palestra si sentono onoratissimi, in allenamento, di ricevere i sinistri di Mitri.
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Spesso, ad allenamenti ultimati, Tiberio, elegante nel soprabito grigio a spighe, si trova con la moglie e i suoceri in una birreria del centro ; cenano assieme e assieme vanno al cinema : uno dei primi spetta-xoli serali, in modo che l’atleta possa andare a letto presto.

Ho assistito a uno di questi convegni, ho conosciuto la giovane e vivace suocera di Mitri, signora Marcella, e, soprattutto, ho notato lo sguardo d’estasi con cui i due sposini si sono salutati. Ho pensato appunto che l’estasi di questi sguardi spiega i pettegolezzi sbocciati sul conto di questa coppia felice, pettegolezzi che trovarono una brillante sintesi in questa frase da me udita a Milano: «Come sperare che Mitri si riprenda? Fra i pugni degli avversari e le carezze della moglie, egli preferisce queste ultime. E nessuno potrebbe dargli torto». Tiberio invece si propone di dimostrarsi abile in questa partita doppia : riscuotere carezze dalla moglie e pagare pugni agli avversari.

Furio Fasolo, «Epoca», anno II, n.24, 24 marzo 1951


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Furio Fasolo, «Epoca», anno II, n.24, 24 marzo 1951