Giorgia Moll la timida

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Seduta composta, con la schiena bene aderente alla sedia e le ginocchia unite, come si insegna alle signorine di buona famiglia, con le mani tranquille posate in grembo, un due pezzi di lana giallo senza neppure una piega, l'aria ordinata, il viso scurito da un cerone molto marcato e i capelli eccessivamente cotonati per esigenze di scena, Georgia Moli mi risponde con fare gentile da dietro il tavolo del trucco, sbattendo gli occhi appesantiti dalle ciglia finte. Se di primo acchito suscita una impressione è quella della compostezza, del controllo di sè, del riserbo, quasi della flemma. Punteggiando il discorso di sorrisi educati mi parla del suo ultimo film «Tom Dollar», una pellicola che prende il nome da quello di un agente, come sempre segreto e imbattibile, protagonista di innumerevoli avventure a fumetti. La sua parte è quella di una enigmatica principessa persiana, e delia sua sosia perfetta, manco a dirlo scatenata e combinaguai.

— Sì, sono una principessa, ma non del tipo moderno, che per intenderci passa il suo tempo in jet e vuole fare l'attrice. tutto il contrario. Assomiglio alle principesse delle favole, un po' irreali e misteriose. Un personaggio tutto di fantasia, insomma, ma abbastanza divertente, un po’ diverso dalle solite vamp belle e cattive che uccidono come bere un bicchier d'acqua.

In questi ultimi anni lei non ha lavorato molto. Perchè?

Non è vero che non abbia lavorato; solo in questi ultimi mesi, oltre a questo, ho interpretato tre film: «Requiem per un agente segreto», «Incompreso» e una pellicola francese, che in Italia non è ancora uscita e che sì intitola» La bionda di Pechino».

Lei oltre che in Italia e in Francia ha lavorato anche in America. Dove si è trovata meglio?

Senz'altro in Italia, ma devo dire che anche della Francia conservo bei ricordi. In America invece è tutto diverso. Laggiù tutto è prestabilito, organizzato fino all'ultimo secondo, niente è lasciato all'Improvvisazione; lavorano sfruttando al massimo il concetto che il tempo è denaro. Sarà anche giusto, ma con la mia mentalità, tutto questo programmare non andava molto d'accordo. Non c'era più spontaneità.

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C'è un personaggio che vorrebbe interpretare, che le piace particolarmente?

Un personaggio particolare no. Vede, io non credo ai film tratti dai libri. Quasi tutti i successi cinematografici sono nati da soggetti studiati apposta per il cinema. Del resto succede la stessa cosa anche in televisione. Guardi che polpettoni che sono i teleromanzi!

Crede di essersi realizzata completamente come attrice?

Certamente no. lo avevo cominciato molto bene, credevo, e credo tuttora, nel mio lavoro, ma sono convinta che il meglio di me stessa come attrice sia ancora nascosto; credo che per rivelarmi avrei bisogno di personaggi moderni, che abbiano un riscontro con la realtà, con i problemi di oggi. Che vuole, i produttori mi hanno un po' ignorata, non ho capito neppure io il perchè. Ma forse la colpa è anche un po' mia; non è facile sapere afferrare tutte le occasioni per farsi notare e a volte io sono troppo timida, troppo chiusa...

Quali sono i registi con cui vorrebbe lavorare?

Mi piacerebbe fare dei film con Tony Richardson, Trouffau e con i giovani italiani, come Bellocchio, Bernardo Bertolucci.

Lei anni fa ha interpretato un film molto interessante, «Laura nuda», in cui faceva una parte drammatica. Perchè in seguito non è più tornata a quel genere di film?

Perchè non me ne è stata più data l'occasione. A me quel film era piaciuto e ci credevo sinceramente, anche se aveva dei difetti. D'altro canto il regista era un giovane, e la storia troppo intimistica per allora. Forse se fosse stato realizzato qualche anno dopo avrebbe trovato delle accoglienze migliori... Chissà...

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Che cosa pensa della manìa del cinema italiano di fare film basati unicamente sulla violenza?

Credo che non sia solo una questione di moda, che sia una cosa più complessa, difficile da analizzare. In questi ultimi anni la vita è diventata più facile, ma anche più ossessiva, più opprimente e allora la gente sfoga quella rabbia e quella foga repressa andando al cinema a vedere morti e torturati, lo non credo che questi film siano imposti al pubblico come sostengono in molti, ma che sia proprio il pubblico a volerli così. Alla fine della guerra, quando tutti erano esacerbati e sfiniti, se si fossero fatti film del genere sarebbero caduti nell'indifferenza e nel silenzio generale.

Che cosa pensa del successo della cinematografia inglese?

Che era inevitabile. Oggi certamente l'Inghilterra è di moda, ma in un modo o nell'altro il cinema inglese meritava il successo e i riconoscimenti che ha avuto. Dietro i suoi registi e i suoi attori c'è una serissima preparazione, ci sono scuole, anni di studio; la gente ha modo di fare delle cose valide indipendentemente dalle spinte che ha avuto o dal suo carattere, solo per le sue doti di bravura. Poi ci sono anche altri fattori: c'è la reazione a un mondo conservatore, all'ipocrisia, c'è una grande civiltà alle spalle. tante cose insomma

Lei ha frequentato l'Actor's Studio Trova che questa esperienza le sia stata utile?

Senz'altro, mi ha aiutato moltissimo. Fare l'attrice, e per attrice intendo una persona che parta dall'interno dei suoi personaggi e non una ragazza che si muova sul set, non è facile, e la scuola di Strasberg mi ha dato delle ottime basi su cui lavorare.

Guadagna molto?

Senz'altro no

Ma il denaro conta molto per lei?

Certo è importante, e non credo solo per me Ma non mi fraintenda, non farei niente che non mi andasse per de naro. Voglio soltanto lavorare ed essere pagata Niente di più.

Che cosa pensa della moda yé-yé?

Che è una moda di reazione ai colori sobri di qualche anno fa. Che può essere addirittura un antidoto per la timidezza. Forse fra qualche anno si tornerà ai colori pacati. E' un ciclo, quello della moda, che non si ferma mai.

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Le piace la minigonna?

Sì, ma non è più per me. La minigonna va bene al di sotto dei vent'anni. Perchè è di moda mica bisogna prendere tutto e metterselo addosso. La moda perchè sia piacevole bisogna saperla interpretare e adattarla a se stesse. E a me la minigonna si adatta male

E' favorevole al divorzio?

Certamente. Tutti nella vita possono sbagliare e non è umano che poi siano condannati a scannarsi tutta la vita o a costruire famiglie illegali. Dovrebbe essere concesso con una certe oculatezza, ma io trovo che sia inevitabile istituirlo e in Italia in questo senso siamo ancora troppo indietro

Cambierebbe qualcosa di se stesse?

Mah, in fondo no. Certo, sono un po' troppo timida...

«Noi donne», anno XXII, 1967


Noi donne
«Noi donne», anno XXII, 1967