Giovanna Ralli, il suo momento più bello

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Giovanna Ralli ha vinto la "grolla d'oro" per la sua ultima interpretazione nel film sul parto indolore : è stata così segnalata dai giudici di Saint Vincent come una delle più promettenti attrici italiane

Saint Vincent, luglio

Quando la «grolla d’oro» è passata dalle mani di Alida Valli alle sue, Giovanna Ralli è scoppiata in singhiozzi: la gioia, l’emozione, l’orgoglio lungamente repressi dal momento in cui i soliti indiscreti le avevano fatto sapere nel pomeriggio che la giuria del premio Saint Vincent la riteneva la migliore attrice dell’annata, avevano finalmente uno sfogo.

Durante l’abbraccio della protagonista di «Senso» — che rappresentava Valentina Cortese, assente giustificata — Giovanna Ralli ha continuato a piangere, costringendo i fotoreporters a pregarla di ripetere fino alla noia il gesto, per ritrarla col suo franco sorriso di popolana trasteverina che abbiamo imparato a conoscere sullo schermo.

Solo più tardi, quando la vincitrice della «grolla di oro» si fu rasserenata, i giornalisti osarono chiederle la ragione di quelle lacrime. Le tornarono i lucciconi mentre rispondeva: «Non me ne parlate: sono così felice... Capite, a 22 anni ho vinto il premio Saint Vincent. E’ un riconoscimento troppo importante per prenderlo alla leggera: non so se saprò esserne degna. Vi assicuro, però, che farò tutto quanto è possibile».

Nessuna enfasi, in quello che diceva. Tanta sincerità, invece, proprio quella che i giudici di Saint Vincent — Luigi Chiarini, Ermanno Contini, Fernaldo Di Giammatteo, Piero Gadda Conti, Mario Gromo, Arturo Lanocita, Alberto Moravia, Carlo Trabucco e Mario Verdone — hanno voluto premiare in lei, per la sua felice interpretazione nel «Momento più bello», ma anche per il costante affinamento della sua spontanea freschezza, da «Villa Borghese» a «Una pelliccia di visone».

1957 Noi donne Giovanna Ralli Vittorio Gassman Alberto Lattuada f1

Quando le è stato chiesto che cosa pensava del suo personaggio nel «Momento più bello», Giovanna Ralli ha avuto un momento di esitazione. Poi ha detto: «Mi ha entusiasmato interpretarlo perchè il film vuol portare un contributo alla lotta che i medici stanno combattendo, affinchè al momento più bello si arrivi con serenità, senza paura, perchè al parto la donna moderna sia preparata da un’educazione psico-fisica che la affranchi dal dolore... Ho cercato di portare quel calore umano che una donna prova a contatto della maternità: spero di esserci riuscita».

La cerimonia della premiazione, nelle sale del nuovo Centro turistico, ha visto comunque un completo trionfo femminile. Anche Alberto Lattuada, infatti, per la regìa di «Guendalina», ha voluto che il tributo d’applauso dei presenti andasse nella giusta misura anche a sua moglie Carla Del Poggio: «Buona parte, nel merito del film va a lei, alla sensibilità con cui mi ha aiutato nella creazione del personaggio di Guendalina».

La morbida figura di cerbiatta dell’adolescente, che ha riscosso vivo successo a Cannes, è dunque nata anche dalla collaborazione della signora Lattuada che, commossa, ha abbracciato dinanzi a tutti suo marito.

La premiazione di «Guendalina» non ha convinto parecchi dei critici presenti a Saint Vincent, ma la relazione della giuria ha finito per far accantonare i dubbi più seri. La verità è che l’annata presa in esame è stata estremamente avara di opere degne di essere ricordate; e in fondo, per un premio — come quello delle «grolle d’oro» — che vuol essere di orientamento e di indicazione pacatamente anticonformistica, non assegnare menzioni sarebbe stato mancare alla propria funzione, sfuggire ad ogni responsabilità.

Il cammino percorso dai giudici è segnalato dalla relazione stessa: scartato «Il tetto», che non aggiunge nulla alla poetica di De Sica, scartato «Il ferroviere» che segna il ritorno di Germi all’antico impegno, ma senza la sincerità d’un tempo, che altro restava ? E’ vero, «Guendalina» è soltanto la creazione di due figurette d’adolescenti, dell’incanto indimenticabile del primo amore. Ma non c’era molto di più, tra i film selezionati. Forse, «La donna del giorno», che è stata completamente dimenticata.

Polemico, invece, il premio attribuito a Vittorio Gassman, che ha stupito persino l’alfieriano attore di prosa. Quel cinema da lui «tanto detestato», come egli stesso ha detto, ha voluto premiare l’intelligente trasposizione sullo schermo di «Kean», che ha dato la misura del gusto e della moderna sensibilità, tutte teatrali, di Gassman. Alle domande postegli, egli ha lasciato intendere che questa lieta giornata avrà forse il merito di riconciliarlo con lo schermo. Tanto più che forse riuscirà a realizzare un ambizioso progetto: quello di filmare «I tromboni» di Zardi.

L’intervista a Gassman, alla Ralli ed a Lattuada ha segnato l’ultimo momento della manifestazione in cui era ancora possibile vedere un nesso con l’arte cinematografica. Poi, la macchina mondana di Saint Vincent si è messa in moto ed ha ghermito tutti.

Gli abitanti della cittadina valdostana, che vedono quotidianamente giungere al Casinò personalità di ogni genere, per la verità non si sono lasciati troppo impressionare dai divi, che hanno cercato un po’ di refrigerio al caldo intensissimo nei viali ombrosi del giardino dell’Hotel Billia. Ben altra accoglienza, invece, a Gressoney St. Jean, dove si è svolta la gara di pesca il giorno seguente alla premiazione: la polizia ha dovuto addirittura proteggere i partecipanti. Le trote guizzanti nel laghetto montano sono state blandite dall’esca delle più belle donne dello schermo, dai più famosi attori italiani. Hanno preferito l’amo di Fausto Tozzi e di Lorella De Luca. Ma l’attenzione dei fotografi è stata attratta dall’entusiasmo di Dawn Addams — che in esiguo costume da bagno pareva la più accanita pescatrice — e da Vima Lisi, che non ha esitato a scendere in acqua per timore di perdere l’ambita preda.

Una vera sorpresa è stata costituita da Raf Mattioli, il giovanissimo innamorato di Guendalina: timidissimo, è giunto secondo, a pochi ettogrammi di distacco, dalla lenza magistrale di Fausto Tozzi. Del resto, tutti e due gli interpreti di «Guendalina» hanno stupito: anche Jacqueline Sassard — che tutti immaginavano sofisticata, mezzo ingenua e mezzo maliziosa — si è invece rivelata per una brava ragazzina, di una normalità sconcertante. Dopo che le «grolle d’oro» erano state assegnate ed ella aveva divìso con Lattuada e Mattioli le felicitazioni ed i battimani, era scivolata via salutando a bassa voce gli amici. Non aveva appuntamenti nè romantiche passeggiate da fare: molto più banalmente, era andata a dormire. Come una qualunque ragazzina di 17 anni.

Cesare Pillon, «Noi donne», anno XII, 1957


Noi donne
Cesare Pillon, «Noi donne», anno XII, 1957