Vincenzo Scarpetta e i suoi comici

1928 Vincenzo Scarpetta

1928 08 Comoedia Vincenzo Scarpetta intro

L'arte di Vincenzo Scarpetta - un'arte delle più spontanee, schiette e cominicative, e quindi delle più care al pubblico - è qui esaminata e commentata con fine gusto e con sottile intendimento.

«A chi mi domanda : qual'è la vostra più grande ambizione ? Rispondo: far piangere il pubblico dal troppo ridere». Con queste parole Vincenzo Scarpetta rispondeva ad un giornale teatrale che gli aveva rivolto parecchie domande sulla sua artista.

Certo che il degno figlio e continuatore di Edoardo Scarpetta non vive che per una grande ambizione : il Teatro. Ma, intendiamoci bene, il capocomico napoletano, non considera il suo Teatro come un mezzo per affermare e consolidare sempre più la sua fama di artista dalla terre spontanea e dalle trovate geniali. Scarpetta vuole che il pubblico guardi ai suoi tipi e non a lui. Vuole che nei suoi personaggi ciascuno veda e senta Napoli ed il suo popolo. Anche e sopratutto da questo punto di vista il popolare attore deve essere considerato tra coloro che degnamente perseguono un ideale di arte. È indubitato che il Teatro dialettale napoletano contemporaneo continua felicemente le tradizioni di quel glorioso S. Carlino che tenne a battesimo il primo Sciosciammocca e che con la maschera pulcinellesca di Antonio Petito e con la straordinaria vis comica del compianto don Edoardo Scarpetta ha portato sulle scene l'umorismo, la passione, il sentimento del buono e generoso popolo napoletano.

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Nel suo repertorio, Vincenzo Scarpetta ha introdotto nuovi tipi e nuove manifestazioni. Lo ha, cioè, avvicinato alla realtà. Ed era necessario. Perchè Napoli, se conserva il suo istinto gioviale, se ama ancora prendere la vita dal suo lato migliore, è in gran parte diversa dalla Napoli primitiva. Oggi il Pulcinella di Petito sarebbe fuori posto. Tale modernismo Vincenzo Scarpetta ha saputo magnificamente realizzare, senza nuocere a quelle che sono le qualità fondamentali del teatro partenopeo. Sul princìpio, non mancarono i soliti scettici e i critici educati alla vecchia scuola ed alle antiche tradizioni. Ma col tempo, il modernismo di don Vincemmo riuscì a gudagnare le principali piazze d’Italia e sopratutto quella di Roma che lo ospita per sei mesi dell’anno con dei pienoni che farebbero invidia al più ricco impresario.

A Roma l'arte di Vincenzo Scarpetta è divenuta un elemento indispensabile alla vita cittadina. Non ricorderemo qui le innumerevoli e originali produzioni che Scarpetta ha dato quest'anno. Dovremmo occupare molte pagine. Perchè l'intricarissima commedia scarpettiana, ricca di geniali combinazioni, di soluzioni impreviste, di battute che provocano uragani di applausi, non si può condensare.

Diversamente, perderebbe ogni valore. Parliamo piuttosto del capocomico e dei suoi valorosi compagni.

Vincenzo Scarpetta è anzitutto un artista colto. Cioè, moderno. La sua coltura è classica e la sua lettura è stata ed è formidabile. Tale preparazione gli permette di osservare meglio la società e di rendere quei tipi e quegli episodi che costituiscono l'essenza specifica della realtà cotidiana. Aggiungete a tutto questo, un umorismo ereditario, istintivo, misurato, opportuno, senza eccessi o ripetizioni, una innata signorilità, una sicura padronanza della scena, un ingegno assimilatore per eccellenza. Ecco l'artista, il quale è personalissimo in tutte le sue mosse. La sua è una mimica facciale, diremo così, ereditaria. Anche nella voce egli ci ricorda il suo Maestro: Edoardo Scarpetta. Ma del grande e compianto artista scomparso, il figlio ha cercato di rispettare alcune preziosità di stile scenico. Cosi le produzioni paterne vivono ancora, ma in una arte giovane: vissute, completate dal comico col suo metodo razionale e moderno. E poiché Vincenzo Scarpetta è anche un grande direttore, ha saputo fondere la sua compagnia in un organismo solo. La sua personalità, è evidente, domina sovrana. Egli è il capo, l’animatore, l'esempio, l'educatore, il Maestro, Scarpetta bisogna vederlo alle prove per ammirarlo di più, perchè durante le prove o di Colui che non si deve amare o di Vi presento mio zio (lavoro scritto da Vincenzo Scarpetta), l’illustre attore diventa un magnifico creatore di comici.

1928 08 Comoedia Vincenzo Scarpetta f2Vincenzo Scarpetta in "Vi presento mio zio"

Quanti giovani si sono formati alla sua scuola, giovani che faranno certamente rapida e gloriosa carriera : Edoardo de Filippo. uno dei migliori elementi della Compagnia, attore ed autore insieme che il pubblico romano ha recentemente acclamato in una deliziosa commedia. E l'altro de Filippo, Giuseppe, indovinatissimo creatore di macchiette ed anche lui sicuro della parte che è chiamato a recitare. Non possiamo dimenticare la vecchia guardia: il grasso e pacifico Gambardella caratterista di buona fama che ci richiama alla mente quei placidi borghesi napoletani ordinati e tranquilli; c il Maturi, altro elemento di prim'ordine; e la signora Amelia Perrella che perpetua le tradizioni della vera grande arte italiana; e tra le giovanissime: Elvira Giordano, Maria Perrella, la bella Adelina Cartoni, deliziosa amorosa della compagnia.

Nc possiamo tacere del Parravicini, attore corretto, sempre a posto e sempre felice, nè ignorare il poeta... che è lo stesso Scarpetta, Alcune delle sue liriche napoletane usciranno presto in volume. Il capocomico, che è anche un magnifico dicitore di versi, me ne ha declamate parecchie ni suo camerino al Teatro Manzoni. Vale la pena trascriverne qualcuna. Che cosa è l'infedeltà? Il doppio senso scarpettiano scolpisce e fa meditare:

'O matrimmonio?... Mare ’ncantatore?...
Ma addo' ce sta nu scoglio annasconnuto...
nu scoglio co ddoi corne traditore.
ca sa comme se chiama? «Infedeltà».
Se c'è varchetta toia ce passa... attiento!
Ca si ce ntuppe.. tu te salve a stiento!

Però, nnanze a 'stu scoglio, quanta gente
ce passa apposta... e 'ntoppa pe' progetto!
E quante, per destino o... stratte 'e mente,
ce capitano, credenno 'e non 'ntuppà!
Chi passa pe 'nu scoglio nun a' scampa!
Ma ce sta chi ce more... e chi ce campa...

1928 08 Comoedia Vincenzo Scarpetta f3Un'altra caratteristica espressione di Vincenzo Scarpetta. Nell'ovale Amelia Perrella e Scarpetta in «Morettino del mio cuore», in basso a destra l'attore Gambardella creatore di una caratteristica macchietta nella stessa commedia.

Il capo comico poeta mi confessava che veramente le sue liriche non mirano a creare degli scèttici in fatto di matrimoni; esse vogliono semplicemente diradare un po’... la spessa cortina di nebbia che impedisce spesso al giovane innamorato di veder con chiarezza oltre la realtà... — Mi sono spiegato?

Io credo cnc da questo punto di vista il mio verismo poetico possa fare del bene, salvando molti individui dal trabocchetto, il più insidioso... senza danneggiare le ragazze da marito. Perchè non è giusto, non è onesto legarsi per tutu la vita ad una donna che non si conosce. La felicità coniugale bisogna cercarla. Che cosa fa, ditemi, un bravo marinaio che vuole arrivar presto in porto? Evita gli scogli e le secche... Per queste ragioni nessuno può tacciarmi di nemico giurato della riproduzione della specie».

E qui uno di quei suoi gesti comici che accompagnano abitualmente la frase colorita e uno sguardo tra il serio e il canzonatorio, sguardo ch’è una esclusiva di don Felice Sciosciammocca. Confortato dal mio consenso, l'artista continua a parlare. E mi dice, tra l’altro, che la cotidia na osservazione della vita lo porta istintivamente a scrivere dei versi. E una specie di forza naturale, diciamo così, che opera naturalmente in lui.

1928 08 Comoedia Vincenzo Scarpetta f4Eduardo De Filippo

— lai vita e la lettura: ecco i miei alimenti intellettivi c spirituali. La vita è una miniera di cose utili. Vi è sempre il nuovo, l’originale, l’inaspcrtato... il fulmine! Già, il fulmine. E ogni uomo devo trasformarsi in parafulmine... Voi ridete... Ma è così. Il fulmine può essere anche una donna, anzi c quasi sempre una donna. Perciò, in guardia. La difensiva non è mai superflua... L’uomo è ogni giorno minacciato da un veleno molto potente — più potente della stricnina — ed e il desiderio, desiderio che quando riesce a fondersi con quello della donna... addio... è la fine, cioè deìi'uomo, perchè la donna si conforta sempre con il successore. Essa si salva (come posso dire?) con... un lavaggio allo spirito... Ah, il desiderio!...

Ncopp' a sta terra è tale 'o desiderio
'e vulè bene, e accussì prepotente,
ca tanta vote vide cierte ffemmene
che fanno cose 'e pazze overamente!
Che so capace, avenno stu prurito,
' e vulè bene assai... pur 'o marito!...

Francesco Geraci, «Comoedia», anno X, 15 luglio-15 agosto 1928


Comoedia
Francesco Geraci, «Comoedia», anno X, 15 luglio-15 agosto 1928