Lea Padovani potrebbe rubare la Gioconda

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Lea Padovani, che si prepara a una lunga separazione dal cinema, ha approfittato del suo attuale soggiorno parigino per approfondire la sua vera passione: la pittura

Parigi, settembre

Lea Padovani, appena ha finito di interpretare la sua parte in "Montparnasse 19", il nuovo film di Jacques Becker che racconta la vita di Amedeo Modigliani, ha preso un taxi e si è fatta portare all’Orangerie per visitare l’esposizione della collezione di pitture del miliardario americano Lehman. Prima di ritornare ih Italia voleva infatti vedere uno stupendo Sassetta di cui le aveva parlato un amico, appassionato per l’arte come lei, ed è stato davanti a quel quadretto che l’attrice ha capito per la prima volta come, in certe circostanze, sarebbe potuta diventare una ladra.

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Durante la lavorazione del film, non aveva avuto tempo di occuparsi che del suo lavoro. E’ una parte piuttosto breve che ha interpretato nel lavoro di Becker, quella di Rosalie, la proprietaria d’una piccola trattoria di rue Campagne-Premiere dove, per molto tempo, il pittore livornese mangiò a credito. La parte è breve e, in un certo senso, non di primissimo piano, però la Padovani l’ha affrontata con quello scrupolo e quell’intelligenza che mette in tutte le sue interpretazioni: è andata con Gerard Philipe a colazione nella trattoria gestita un tempo da Rosalie, ha letto tutti i ritagli di giornali in cui si parla di quel locale, reso famoso dagli artisti che ha avuto come clienti, ha visitato il vicino studio di rue de la Grande-Chaumiere, dove Modigliani visse i suoi ultimi anni, e ha interrogato tutti i vecchi amici del pittore che ha trovato nei caffè di Montparnasse. I risultati di queste ricerche l’hanno alquanto delusa, un po’ perchè le informazioni che raccoglieva erano quasi sempre contraddittorie. ma soprattutto perchè si è convinta che la vera Rosalie aveva poco a che vedere col personaggio del film.

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Queste foto sono state scattate a Milano nell'estate scorsa, dopo un provino di Lea Padovani per un film di futura realizzazione. Il costume di pierrot ci rivela tra l’altro il personaggio prediletto dall’attrice.

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La Mère Rosalie, come la chiamavano all’epoca in cui Modigliani e gli altri artisti frequentavano il suo locale, era una donna d’una certa età, che era stata modella e aveva aperto la trattoria quando un principio di pinguedine le aveva fatto smettere di posare per i pittori. A Parigi era arrivata a quindici anni, fuggita di casa da un paesetto della Ciociaria, e, benché poi avesse vissuto sempre in Francia, si era mantenuta una bravissima cuoca italiana. La sua cucina semplice piaceva agli artisti, che, però, frequentavano la trattoria soprattutto perchè era una donna di buon cuore, che non faceva mai troppe storie se qualcuno non aveva da pagare il conto. A Modigliani, la Mère Rosalie era più affezionata di tutti perchè era italiano e perchè era il più povero, il più incapace a fronteggiare le difficoltà pratiche della vita, verso di lui provava un senso di protezione materna.

Nello scenario di "Montparnasse 19”, invece, Rosalie, è giovane e bella, e diventa amante del pittore. Quando Lea ha scoperto la contraddizione ne è rimasta un po' sconcertata, però non si è persa di animo: ha interpretato fedelmente la sua parte, come era stata ideata nel soggetto di Henri Jeanson, ma lo ha fatto portandovi quel sentimento materno che. in lei, è così istintivo. Lo stesso sentimento a cui è dovuta la straordinaria creazione umana del "pupo” di Alberto Moravia. Si spiega così come la breve parte di Rosalie sia costata a Lea Padovani tanta fatica e non le abbia lasciato neppure un’ora libera. Ma. appena ha potuto, ha abbandonato l’ambiente del cinema ed è corsa in giro per le gallerie di Parigi. E’ stato durante una di queste visite che, per caso ha fatto la conoscenza di Maxime Sciolette. un diplomatico brasiliano che vive con la moglie in un appartamento di Place Vendome, pieno di quadri e di cose rare. La prima volta che Lea fu invitata dai due coniugi ebbe il capogiro: entrando in casa aveva visto la "Gioconda” di Leonardo e, a fianco, fino a ricoprire le pareti di ogni stanza, opere del Greco, di Goya, di Breughel e di quasi tutti i maggiori artisti d’ogni Paese. A prima vista pensò che si trattasse di riproduzioni, e ne rimase mortificata perchè non gli era sembrato che Maxime Sciolette fosse uomo da empirsi la casa di roba dozzinale, ma, esaminando meglio quadro per quadro, si accorse subito che le pitture erano autentiche, scelte fra le più belle di ogni autore. Il mistero fu poi chiarito quando seppe che la "Gioconda” era una copia d’epoca, eseguita dagli allievi di Leonardo, e che la critica è concorde nell’affermare che lo stesso maestro vi ha messo mano.

1957 10 10 Tempo Lea Padovani f5IN DICEMBRE l’attrice debutterà in teatro, a Milano, nella commedia "Patate”, a fianco di Massimo Girotti. La Compagnia terrà cartellone per almeno sette mesi nei maggiori teatri della penisola con un molto vasto repertorio che a sicuri successi abbina anche una interessante novità di Tennessee Williams.

1957 10 10 Tempo Lea Padovani f6OGNI MATTINO, sul terrazzo della sua casa romana, l’attrice si esercita nella danza: confessa di non avere mai dimenticato le sue prime esperienze di "soubrette”. Per il futuro però nè rivista nè cinema; dopo la stagione teatrale in Italia reciterà in Brasile, e poi in una stabile di prosa a Parigi.

Quando si parla con Lea Padovani, è difficile sviare il discorso dalla pittura, che è la vera passione della sua vita. Ne parla con la competenza di uno specialista, ma senza pedanteria, con l'amabilità d’una donna intelligente e sensibile. Si entusiasma quando descrive i De Pisis e i Rosai della sua collezione, dice che la sua più grande ambizione è ora di avere anche un Morandi. E’, appunto. parlando di queste cose, che l’attrice confessa come, in certe particolari condizioni, potrebbe anche diventare una ladra.

Sul suo lavoro ha idee precise e ne affronta i problemi con grande serietà, cerca però di non lasciarsi completamente assorbire nè dalla vita del palcoscenico nè da quella del teatro di posa. Quando andò in Spagna, si allontanò per qualche giorno dalla compagnia con cui aveva viaggiato per andare a visitare da sola la casa del Greco a Toledo e quella di Garcia Lorca a Fuente-vaqueros. Fra i suoi impegni di attrice riconosce tuttavia la impossibilità di farsi per ora una famiglia, e perciò, benché esista nella sua vita una persona alla quale è legata da un particolare affetto, Lea Padovani non si sposerà finché rimarrà sulle scene.

1957 10 10 Tempo Lea Padovani f3L’ATTRICE, che ha oggi 32 anni, vive abitualmente a Roma. Nel suo appartamento è stata appunto scattata questa foto. Lea Padovani, perugina di nascita, debuttò come "soubrette” con Erminio Macario, in seguito passò alla prosa e al cinema.

I suoi sentimenti materni hanno trovato tuttavia il modo di manifestarsi l’anno scorso, quando ebbe una partecipazione in "Solo Dio mi fermerà”, il film che narra la storia di don Salvatore D’Angelo, il prete napoletano che ha raccolto a Maddaloni, presso Caserta, 875 ragazzi abbandonati, in massima parte figli della guerra, e li sta ora rieducando. Con lo scrupolo che mette nello studio di ogni parte che le viene affidata, anche quella volta, benché avesse da dire soltanto poche battute in una semplice partecipazione, la Padovani s’interessò a tutto il funzionamento di quell’ organizzazione e ne rimase così colpita che prese sotto la sua protezione due di quei bimbetta Peppino e un piccolo mulatto di nome Paolo, i quali i ora passano alcuni mesi con lei quando è a Roma.

Non ci piacerebbe terminare con un raccontino alla De Amicis, però non possiamo fare a meno di dire che i begli occhi pensosi di Lea s’illuminano, come se si trattasse del ”Sassetta” della collezione Lehman, quando parla di Peppino e di Paolo.

Sandro Volta, «Tempo», anno XIX, n. 41, 10 ottobre 1957


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Sandro Volta, «Tempo», anno XIX, n. 41, 10 ottobre 1957