Macario fra Cavour e Radetzky

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Da un pezzo a Macario sorrideva l’idea di inscenare uno spettacolo costituito da una vicenda drammatica nella quale si inserisce, smaccatamente, la comicità del suo personaggio. Forse si trattava degli echi nostalgici dei suoi -esordi in «guittalemme» quando gli facevano fare uno sgherro del Consiglio dei X nelle riduzioni in sette atti del Ponte dei sospiri e il pubblico non riusciva a prendere sul serio la sua statura minuta e il suo viso a uovo di pasqua.

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LE SUE DONNINE
Macario ha superato felicemente anche in questa rivista l’ostacolo di trovare la Soubrette con la esse maiuscola, dividendo in tre il ruolo tradizionale. Eccolo così attorniato da Liana Rovis, Sandra Mondaini ed Elena Sedlak che, a loro modo rappresentano il Canto, la Prosa e la Danza. Il leggiadro trio è stato accolto con grande simpatia. Liana Rovis esordi con Macario in Follie d’Amleto e sarebbe rimasta ancora col suo primo maestro se non fosse stata costretta da una seria malattia ad abbandonare il teatro. Ora vi è tornata, un po’ spaurita, ma sempre con molto garbo. Sandra Mondaini, figlia del pittore Giaci, esordi, se ben ricordiamo, in una rivista quasi goliardica di Scarnicci e Tarabusi, Chi vuol esser lieto sia...; poi la riscoprì la televisione, dove simpatizzò col pubblico facendo da segretaria in una rubrica di tele-quiz e apparendo poi in altre riviste TV. Macario Vanno scorso la «lanciò» al proprio fianco in E tu biondina il suo successo è completo. Elena Sedlak è una viennesina che era ballerina di fila con Gisa Gert. A poco a poco, grazie al suo spirito e al suo sex-appeal, è diventata una danzatrice di classe. Anche lei faceva parte, Vanno scorso, della formazione macariana. Un’altra giovane e graziosissima recluta di «Maca» è la bionda Carla Macelioni, una esordiente milanesina.
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Comunque con questa E tu biondina, preparata apposta per lui da Amendola e Mac, con le melodiche musichette di D’Anzi, «Maca» nelle lacere vesti del saltimbanco Felice si trova appunto alle prese con intrighi di spie austro-ungariche e Carbonare in una villa sul confine del Lombardo-Veneto, nei 1859, occupata oggi dai soldati degli Absburgo e domani dalle truppe piemontesi. L’occasione poteva essere buona, ma i due autori e lo stesso Erminio hanno preferito buttar tutto in ridere, sicché di Montebello, Lamarmora, Radetzky, Cavour e Villafranca si finisce per parlare solo incidentalmente, menare intorno a Macario frulla e svolazza il solito sciame di graziose donnine.

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Macario e il suo figliolo maggiore Chicchi provano una scenetta che verrà inserita a giorni in E tu biondino. Chicchi, che ha quattordici anni, è tifoso del teatro; ha promesso che continuerà privatamente a studiare, ma ha supplicato di lasciarlo intanto recitare. Macario, in fondo, ne è felice: ha sempre rimpianto di non essere un «figlio d’arte» ed è molto fiero di fondare una dinastia di Macari.

Tuttavia lo spettacolo è festoso. La stagione rivistaiola 56-57, sulla quale gli esperti facevano le più fosche previsioni per ragioni che sarebbe troppo lungo riportare senza entrare nella polemica, si è iniziata, grazie all’esperienza capocomicale e alla gioconda arte di Macario, nel più lieto dei modi.

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La rivista che vedrete - Le sue battute

Macario «Felice» corteggia alla sua buffa maniera una ragazza procace ma ancora molto ingenua.

— Quella ragazza ha molte cose da imparare — dice a un amico.

— Penserà la vita a insegnargliele — risponde quello.

— Perché scomodare la vita? Ci penso io! — dichiara premurosamente «Maca»


Il comandante delle truppe austriache è convinto che Macario sia una spia.

— So benissimo che Cavour piazza i suoi agenti segreti dovunque — esclama.

— Di’ la verità, ti piazza Cavour?

— No — risponde «Maca» — di porta Garibaldi.


Il bravo Sorrentino, nei grotteschi paniti d’un capo indiano, filosofeggia sul sesso debole:

— Ci sono donne interessate, che si fanno pagare, e donne appassionate che si ccmcedono per amore. Sono quelle che costano di più.


Macario finto chiromante legge la mano sinistra a una vedova svenevole.

— Leggetemi anche la destra — tuba la donna.

— Quella la leggo stasera prima di coricarmi — ribatte «Maca». — Non riesco a dormire se non leggo qualcosa.

Dino Falconi, «Epoca», anno VII, n.312, 23 settembre 1956


Epoca
Dino Falconi, «Epoca», anno VII, n.312, 23 settembre 1956