Così dolce, così Margaret

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«Quando sarò più grande penserò anche all’amore», dice Margaret Lee, ma è una piccola bugia ammessa nel mondo dello spettacolo

Roma, febbraio

Il cinema italiano ha in serbo un colpo grosso. L’asso nella manica è "straniero”, almeno d’origine, come i giocatori che hanno portato nuova "linfa” ai nostri campionati di calcio: si chiama Margaret Lee. E’ un attaccante temibile, per costituzione fìsica, condotta di gioco, allenamento e temperamento. Ha già messo a punto un’ottima rete comparendo in piena forma nello spettacolo TV "La domenica è un’altra cosa”. E prima della fine del campionato il suo punteggio è destinato a salire ancora. Margaret è sulla cresta dell’onda, ben decisa, questa volta, a non lasciarsi sfuggire la favorevole congiuntura.

Ecco il bollettino secondo gli ultimi aggiornamenti. Larga popolarità sul video. Margaret è lanciata con lo slogan: «La faccia che tutti vogliono avere in casa ogni domenica pomeriggio». Tre proposte di film impegnati. Per la prossima stagione, compagnia di prosa con Raffaele Pisu. Si sente attrice comica? «No — risponde Margaret — ma so di stare bene, così come sono, anche in una situazione comica, addirittura surreale».

1970 02 28 Tempo Margaret Lee f1QUALCOSA DI PIU'. «Ho fatto quaranta film, cinquanta forse. Alcuni orrendi, però altri mica male. Ho recitato con Jean Gabin, ho lavorato per Lizzani, Delannoy, Lina Wertmuller, Duccio Tessari. Presumo di poter essere quaicosa di più di una bella donna».

Le cose non sono sempre andate così. Fino a questo momento Margaret Lee ha dovuto aspettare l’occasione giusta per partire all’attacco. L'attesa è stata lunga: otto anni. Ma quando è arrivata dall’Inghilterra ne aveva soltanto 18 e a quell’età si può tranquillamente aspettare che il vento soffi a favore.

Intanto ha fatto un sacco di film, in Italia e in Francia. Quanti esattamente? Margaret ha un attimo di esitazione, si leva i capelli dagli occhi, arriccia il naso, con un gesto nervoso che le è abituale nei momenti d’imbarazzo. Poi spara, parlando tutto d’un fiato (anche questo fa parte della sua nevrosi) : «Quaranta. Forse anche cinquanta: non ricordo esattamente perchè dei film che mi hanno fatto fare finora sono pochi quelli che mi piacciono e io detesto ricordare le cose sgradevoli».

Si ricorda soltanto "Il più grande colpo del secolo", con Jean Gabin, regia di De Jannoy; "Banditi a Milano”, di Lizzani; "Ritratto di Dorian Gray”, di Massimo Della Mano; "Questa volta parliamo di uomini", con Manfredi, regia di Lina Wertmuller; e ”I bastardi”, di Duccio Tessari. Le altre esperienze cinematografiche preferisce dimenticarle.

Come mai tanto tempo per arrivare al successo? A guardare bene ci si accorge che Margaret aveva tutte le carte in regola da un pezzo per fare fortuna. Esaminiamola freddamente. E' molto bella, molto eccitante, quel tipo di bellezza che oggi ha moneta corrente: al ta, longilinea, ben formata, il volto marcato, la bocca carnosa. Tipica rappresentante della generazione giovane, fisicamente e psicologicamente: i lunghi capelli scuri dai riflessi ramati, tenuti sciolti, un po’ arruffati, la frangetta smozzicata le arriva fino agli occhi, come si usa; l’espressione leggermente imbronciata, abulica, estremamente disponibile, apparentemente dolce, in realtà indifferente. Veste come si conviene: sempre pantaloni di velluto, colori caldi, viola, lilla, rosso cupo, verde-giada, giallo-champagne; maglioncini aderenti, senza reggiseno, e sopra blusotti sciolti di maglia, cinture alte dalle grandi fìbbie, ciondoloni sulla pancia; e poi ancora sari indiano, poncio messicano, pellicce di capra, come si usa nella migliore gioventù. Anche il suo modo di fare è giovane e spregiudicato, senza sottintesi e senza falsi pudori, disponibile ma non rassegnata, camerata con gli uomini, gentile con le donne, indifferente all’autorità dei notabili. E’ dunque il tipo che va di moda in tutto e per tutto: l’attrice non diva, che sembra faccia apposta a smitizzare se stessa (o per lo meno a creare un tipo di mito nuovo, non conformista), l'attrice simile a tante altre belle ragazze non borghesi, arrabbiate, della nuova generazione. Come Francoise Hardy, Sandie Shaw, Ewa Aulin, Jane Birkin. Per giunta non recita assolutamente peggio di loro, forse meglio, con grande impegno e serietà e molta modestia, una gran voglia d’imparare, di capire, d’arrivare, se non altro per rompere la monotonia di ogni giorno: per sentirsi viva, utile, non mediocre. Perchè, allora, il grande successo, la popolarità hanno stentato tanto ad arrivare, cominciano soltanto ora, a 26 anni?

1970 02 28 Tempo Margaret Lee f2COME TUTTE LE RAGAZZE. «lo la diva non la voglio fare. Frequento ragazzi della mia età. mi comporto come le ragazze di oggi. Ora mi sento finalmente felice, completa anche se il meglio deve arrivare. Intanto voglio divorziare: quando crede che verrà approvata la legge Fortuna? Ma all’amore non ci penso, altrimenti come faccio a lavorare? Mi basta mio figlio».

La risposta la fornisce Margaret con estrema sincerità: «Se le cose sono andate così, nè bene nè male, fin qui, la colpa è stata principalmente mia: recitavo un personaggio sbagliato. Quando sono arrivata dall’Inghilterra ero una ragazzina piccolo-borghese che sognava di fare l’attrice e concepiva questo mestiere alla maniera delle dive di una volta. Non mi sapevo vestire. Non mi sapevo truccare. Mi tingevo i capelli di biondo, ma così biondi che sembravano miele. Sembravo un piumino da cipria. Roba che non si può vedere. Soltanto da un paio d’anni ho scoperto che in realtà non sono cosi, che sono invece come tutte le ragazze della mia generazione. Mi sono fatta ricrescere i capelli del mio colore. Ho smesso di fare la diva e frequento i ragazzi della mia età, possibilmente non attori. Allora mi sono accorta che anche la mia mentalità era sbagliata, che ero piena di pregiudizi superati. Ora mi sento a mio agio e finalmente sono anche felice. Il meglio deve ancora arrivare: ne sono certa».

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Una serie di esperienze sbagliate da cancellare. Prima di arrivare in Italia, Margaret aveva trascorso 3 anni in riformatorio. Motivi dichiarati: mancanza di dialogo col padre; fuggita di casa; il padre vive di gioco, alle carte, ai cavalli, ai cani, ogni tipo di gioco. Arriva in Italia col proposito di diventare una diva. Imbrocca un personaggio che non è il suo. Accetta di lavorare in film soltanto commerciali. Conosce un uomo più maturo di lei e lo sposa. Diventa cittadina italiana. Anche nel matrimonio mancanza di dialogo: «Stavamo lunghe giornate senza scambiarci una parola». Nasce un figlio, che ora ha 3 anni. Separati da 2 anni. In attesa di divorzio: «Ma quando l’approvano questa legge Fortuna?».

1970 02 28 Tempo Margaret Lee f4COME ERO BRUTTA. «Quando sono arrivata dall'Inghilterra ero uno strazio. Non mi sapevo vestire, non mi sapevo truccare, i capelli gialli, la bocca a cuore. Sembravo un piumino da cipria. Solo da un paio d'anni mi sono scoperta completamente diversa, cioè come sono ora».

La sua vita privata è un mistero. Da due anni è sola, almeno ufficialmente. Dice di non amare nessuno e di non volersi legare: «Perchè l’amore priva della libertà personale e ti leva la voglia di fare qualsiasi altra cosa. Quando io amo veramente non esiste nulla per me. In questo momento, invece, voglio lavorare, voglio sfondare e non voglio essere condizionata da nessuno. Soltanto ora ho scoperto com’è bella la libertà e me la voglio conservare. Quando sarò più grande penserò anche all’amore. Per il momento ho mio figlio che mi fa tanta compagnia». E’ sola col suo successo nuovo.

Sandro Villa, «Tempo», 28 febbraio 1970 - Fotografie di Chiara Samugheo


Tempo
Sandro Villa, «Tempo», 28 febbraio 1970 - Fotografie di Chiara Samugheo