Amore a fumetti tra Annamaria Pierangeli e Maurizio Arena

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I due attori, che si sposeranno presto a Roma, spiegano come il divampante sentimento che ormai li lega non sia nato un mese fa ma duri già da vari anni: da quando “il fusto” era un barista e Annamaria fingeva, per tenerezza, di gustare i suoi cocktail micidiali.

Roma, giugno

«Per la prima volta nella mia vita mi sento disposta a lottare contro il mondo intero», dice Annamaria Pierangeli con la sua voce gentile di ragazza di buona famiglia abituata, di solito, a obbedire a mammà. Vestita di nero, con il faccino bianco e minuto quasi privo di trucco, sembra tornata all'improvviso l'Annamaria quindicenne di Domani è troppo tardi. La Pier degli americani, fataleggiante e sofisticata, è scomparsa.

Il merito della trasformazione? Di Maurizio Arena, naturalmente. È per lui che la fragile Annamaria è pronta a battersi come una tigre. Lo racconta lei stessa: «Maurizio mi ha detto: "Vedi Ninni” (lui mi chiama Ninni), ''Hollywood ti ha trasformata, ma gli italiani ti preferiscono come eri una volta, con l'aria ingenua e gli abiti da scolaretta. Ti disegnerò io, d'ora innanzi, i vestiti”. Maurizio non sa disegnare, ma è tanto bravo. Cosi, di tanto in tanto, prepara di nascosto uno schizzo per un modello da pranzo o da cocktail, con il colletto da educanda, la gonna a pieghe, un taschino, e me lo mostra, soddisfatto e orgoglioso. Io gli dico che è formidabile e mi limito a suggerire, con tatto, qualche modifica».

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Maurizio, il fusto, è nel soggiorno con un gruppo di amici. Ha messo sul giradischi le sue più recenti canzoni: Strana (che presenta in questi giorni al Festiva] di Velletri) e Meravigliosa, entrambe dedicate a Pier. Per potermi parlare più liberamente di lui, Annamaria mi ha trascinata nella stanza da letto del fusto, arredata con uno stile vagamente esistenzialista (come il resto dell’appartamento, in viale Doria Pamphili, dove Maurizio Arena vive da qualche tempo). Ogni tanto, attraverso il muro, il fusto innamorato reclama Ninni. «Ninni», dice, «hai finito?». «Sì tesoro, sì amore», risponde beata l'attrice.

“PIANGEVO DI GIOIA”

Due o tre anni fa capitò a chi scrive di rivolgere al rubacuori dello schermo italiano la tradizionale domanda: «Come ha incominciato a fare del cinema?». «Lavoravo come barista», mi aveva risposto, «all'albergo Residence Palace e la Pierangeli, allora agli inizi della sua carriera, ma già famosa, abitava lì con sua madre. Avevo inventato per la Pierangeli una bibita di arancio, rhum e limone che le piaceva moltissimo e lei, ogni volta che veniva al bar, mi diceva guardandomi: "Perché non fai del cinema? Sono sicura che riusciresti”. "Del cinema lo? Co’ sta faccia?", dicevo, e lei insisteva».

Narrando questo episodio, il fusto nazionale pronunciava il nome della Pierangeli con una venerazione così sconfinata ed intensa da apparire, fin da allora, sospetta, Gliel'ho rammentato, arrivando oggi nel suo appartamento di viale Doria Pamphili, e l'ex-Casanova di via Veneto ha commentato con un sorriso serafico:

« Per forza, a quel tempo stavo già sotto bagno» (tipica espressione romanesca il cui significato è press'a poco: "Cotto fino ai capelli”. Poi rivolto ad Annamaria: «Hai sentito, Ninni? E' vero, parlavo sempre di te, ti volevo già bene». E Annamaria: «E io, in questi anni, continuavo a chiedere tue notizie in America. Come sta Maurizio? Che fa?, domandavo a tutti i romani in cui m'imbattevo a Los Angeles. "È diventato un attore importante, uno dei più famosi che abbiamo ora in Italia”, mi rispondevano, e io piangevo di gioia». «Oh, Ninni, tesoro». «Oh, Maurizio, amore».

IL DESTINO IN AGGUATO

Dopo questo straordinario duetto, quando resta sola con me, la Pierangeli si abbandona commossa alla rievocazione della sua storia d'amore, riprendendo il racconto esattamente da quelle prime battute del loro idillio, quando Maurizio, il fusto barista, creava per lei complicate' miscele a base di arancio, di rhum e limone. «Le bevevo per fargli piacere, per non mortificarlo», confessa ora Annamaria, «ma poi, che dolori di pancia... Ero certa, certissima che avrebbe fatto strada nel cinema, ma lui si rifiutava di credermi. Era molto timido, lo è sempre stato con me. Un giorno, arrossendo fino alle orecchie, mi chiese se avrebbe potuto uscire con me qualche volta. Gli dissi che tutte le domeniche andavo a Messa in piazza Ungheria e che, se voleva, gli avrei permesso di accompagnarmi. Accettò con entusiasmo e la mattina della domenica seguente me lo vidi comparire davanti con un doppiopetto blu nuovo di fiamma e con un paio di scarpe di camoscio blu — di mattina! — che scricchiolavano orribilmente. Venne alla Messa con me, con mammà e con Patrizia, la mia sorellina, per sei o sette domeniche e un giorno, all’uscita dalla chiesa, mi confidò che si era deciso finalmente al grande passo. Aveva varcato la soglia di un* noto fotografo e si era fatto ritrarre in sei pose diverse, che mi mostrò fissandomi Ansiosamente, mentre le osservavo, come se il suo avvenire dipendesse dal mio giudizio. La sua fotogenia, lo vidi subito, era eccezionale. Glielo dissi e aggiunsi: "Potrai fare carriera, se non ti fermerai alla prima difficoltà". E ne ha fatta di carriera, davvero, Maurizio, con quella faccia».

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Annamaria tace, sopraffatta dall’emozione. È persuasa che l’amore fra lei e il suo futuro marito fosse già segnato nel libro del destino fin da otto anni fa e questa parola grave, destino, cade spesso, con eco sonante, nelle sue confidenze. Il suo divorzio da Vie Damone? È stato pronunciato l’inverno scorso, il 26 dicembre, proprio il giorno — non è forse destino? — in cui nacque Maurizio. E non fu forse il destino, sospira Pier dolcemente, a guidare i suol passi verso l’Italia? Non aveva nessuna intenzione, mi spiega, di stabilirsi a Roma di nuovo. La sua casa è a Hollywood, dice; a Parigi sua sorella Marisa, la moglie di Jean-Pierre Aumont, le aveva messo a disposizione il suo appartamento e solo la nostalgia dell’aria di casa nostra e alcune interessanti proposte di lavoro l’avevano spinta a tornare In Italia.

«Ho lasciato a Parigi», prosegue Annamaria, «tutti i miei vestiti d’estate, convinta che la mia assenza sarebbe durata due o tre settimane. Ma adesso chi si muove da Roma? Chi pensa più a tornare in America? L'America è qui, ora, per me. L'incontro con Maurizio ha sconvolto miei progetti»

Anita Pensotti, «Oggi» anno XVI, n.23, 9 giugno 1960


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Anita Pensotti, «Oggi» anno XVI, n.23, 9 giugno 1960