Hanno scoperto May Britt dove nacquero Greta e Ingrid

1952 May Britt gh67

1952 Epoca May Britt intro

Il regista Mario Soldati è andato in Svezia a cercare nuovi volti per il cinema italiano. Ha trovato una giovane attrice che faceva la ritoccatrice fotografica.

Stoccolma, aprile

In questi giorni a Stoccolma fa quasi caldo. I giornali dicono che la bella stagione, quest’anno, è assai precoce. Tuttavia non c’è da fidarsi troppo di questi pronostici, poiché le bufere di vento e neve vengono giù improvvise, come quella che si è abbattuta recentemente su Stoccolma, chiudendola in una calotta bianconera.

Quel giorno all’aeroporto di Bromna un solo giornalista svedese aspettava gli aerei, seduto al caldo a un tavolo della buvette, davanti a una interminabile tazza «li «miolk», freddo per giunta. E c’ero io, a un altro tavolo, che spillavo di tanto in tanto wisky di contrabbando da una fiaschetta tascabile. Quando fìnalmente l'aereo della SAS atterrò coperto di ghiaccio, il collega scattò delle fotografie, poi chiese agli amici che io ero venuto a ricevere :

«I loro nomi, per piacere? “Tack”, grazie!»

Fu cosi che il giorno dopo tutta la Svezia sapeva, attraverso le pagine dello «Svenska Dagbladet», che il regista italiano Mario Soldati e il produttore Carlo Ponti erano venuti dall’Italia, a cercare facce nuove per lo schermo e, possibilmente, lanciare una nuova attrice.

1952 Epoca May Britt 1 f1Majbritt ha cambiato nome appena arrivata a Roma col regista Mario Soldati. In arte si chiamerà Maj Wilkens. Ha 18 anni e faceva la ritoccatrice in uno studio di Stoccolma.

Qui in Svezia si fa presto a sapere tutto. E' un paese di sei milioni di abitanti e, a eccezione dei cosidetti Sauri o Lapponi che vivono nei deserti artici, tutti leggono i giornali che sono un duecentocinquanta e raggiungono la tiratura minima di duecentomila copie. Quindi la notizia pubblicata dallo «Svenska» richiamò ai Gran Hotel, dove Soldati e Ponti presero alloggio, un migliaio di ragazze di tutte le condizioni sociali e di tutti i tipi di bellezza. I quali sono, secondo il settecentista scrittore svedese Almquist, tre: tipo freddo, statuario, impersonale, capelli biondo-oro, slanciata, bacino piatto ; tipo armonico, grazia allusiva, capelli biondo-stoppa, slanciata, bacino piatto; tipo meridionale, calda, bocca larga, capelli neri, slanciata, bacino pieno. Questi tre tipi di bellezza, sebbene caratterizzati alquanto vagamente dall’Almquist, erano all’appuntamento al Gran Hotel. Ma non c’era Majbritt Wilkens, la ragazza diciottenne che Ponti e Soldati, soltanto dopo affannose ricerche nelle scuole di Arte Drammatica, nelle biblioteche, nei ristoranti, nelle librerie, nelle sale da ballo, e nei filobus, riuscirono a scovare nello studio fotografico di Ugla, un fotografo alla moda, a Kungsgatan.

Majbritt è ritoccatrice fotografica. Da quattro anni esplica questo lavoro, dalle otto di mattina alle cinque del pomeriggio, e non aveva mai sogna-
to che le sarebbe un giorno capitata un’avventura così sbalorditiva : diventare attrice. Anzi, non aveva mai saputo che era già attrice, con la sua bellezza severa e appassionante (che il buon Almquist difficilmente avrebbe potuto schedare), con il suo temperamento dolce, di volta in volta gaio, drammatico o dolente. I provini, tutti i provini che le sono stati fatti negli stabilimenti della State Film, nello stesso teatro ove Ingrid Bergman interpretò il suo primo film, quell' «Intermezzo» di Gustaf Molander che poi venne ripreso e ricongegnato in America, ce la rivelano attrice capace di sostenere un racconto cinematografico, e in più di comunicare alla platea, di agganciare lo spettatore a sé, di farlo partecipe della vicenda che essa vive sullo schermo.

Majbritt entrò nel tempio di Rosonda, la piccola Cinecittà svedese, con passi esitanti, con una strana palpitazione al cuore. Le altre prescelte per i provini, Wiweca Ljnng, Brigitta Holenius, Margaretha Wegge, Irene Gustafsson, istintivamente si fecero da parte, l’affidarono alle mani sapienti del truccatore. E Majbritt («... «"flicka"» le disse il giorno prima la mamma, una donna alta e vestita di scuro, con lina fila di coralli falsi intorno al collo di regina, «non metterci il pensiero, "flicka". Non è più il tempo delle favole»), e Majbritt si lasciò fare il viso (però affina molto il cerone, eh Wiweca?), gli occhi, la bocca, e aggiustare i capelli neri che aveva divisi sulla fronte come certe modelle di Monet, docilmente. Poi indossò i pantaloni di velluto e gli stivali alla corsara, e qualcuno le diede anche la spada. Majbritt sorrideva, sa|ieva di entrare nella finzione e le sembrava assurdo - e forse stupido - immedesimarvicisi.

1952 Epoca May Britt 1 f2Un provino nei teatri cinematografici della State Film, dove la Bergman ha interpretato il suo primo film : da sinistra a destra: Majbritt Wilkens, Brigitta Holenius, Wiweca Ljnng e Elsa Ekman. A destra: Brigitta Holenius, quindicenne, allieva di recitazione.

«Non ho mai fatto tutto questo, io. Io non sono buona a fare tutto questo», ripeteva a Solitati, ma debolmente, come se avesse timore.

Gli operatori, gli elettricisti, persino il regista Lars Eric Kjrlgren, che in un teatro di POSA accanto girava una comica dal titolo allusivo «Bifidi et Bonano», e che era venuto a vedere questi pazzi di italiani che fanno i film senza attori che hanno studiato (poiché qui gli aspiranti divi studiano sodo, |ier fortuna a spese dello Stato, il minimo quattro anni prima di poter avere un provino), scuotevano la testa, scettici, guardando queste ragazze prese a caso nella strada, che mai avevano messo i piedi in un’Accademia di Arte Drammatica, e che davanti alla macchina da presa dovevano certo apparir loro stranamente ridicole.

«Ma la Mangano, che è cosi brava, è possibile che fosse una come queste!» chiese infine il proprietario dello stabilimento, il figlio maggiore del regista Molander.

«Era proprio una come queste» Ponti rispose, sorridendo.

«E la Magnani ?»

«La Magnani ha studiato.»

«E quella di "Ladri di biciclette’’?»

«Era una giornalista.»

«Straordinario. Straordinario.»

Majbritt Wilkens non recitava ancora. Seduta in un canto, guardava le compagne come facevano. Poi, a un certo momento, si alzò e scappò via singhiozzando.

«Io non sono brava a fare tutto questo» disse a noi. «Non sono brava, non sono brava.»

K tornò nello studio di Ugla in Kuugsgutan, al suo tavolino di ritoccatrice di facce, sotto la lampada schermata, fra i delicati pennelli e gli inchiostri. Ma ormai Majbritt Wilkens non era più ritoccatrice.

Oggi Majbritt ha lasciato Stoccolma in aereo, diretta in Italia, e speriamo che trovi il sole a Ciampino. Il nostro sole italiano è un’altra speranza per lei perché - ci ha detto - l’aiuterà a diventare attrice... Forse, chissà, una grande attrice.

Giose Rimanelli, «Epoca», 1952


Epoca
Giose Rimanelli, «Epoca», 1952