Perchè ha successo «Lascia o raddoppia?»

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1956 05 25 Cinema Nuovo titolo

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E' noto come una delle fondamentali accuse che vengono mosse alla scuola italiana di ogni ordine e grado sia quella concernente il suo nozionismo: la sua tendenza cioè a ridurre gran parte dell'insegnamento al meccanico apprendimento di singole nozioni non inquadrate in una concezione d’insieme, e a ridurre quindi la formazione culturale del giovane ad un puro fatto di tecnica mnemonica, ad una .serie di date, eventi, formule allineate una dietro l'altra o una sull’altra, senza che fra di esse vi sia un nesso più saldo ed organico di quello rinvenibile in un catalogo o in un orario ferroviario.

E’ evidente come chi esce da una scuola siffatta non sia poi in grado di dare una propria interpretazione della realtà che lo circonda, di elaborare nuove soluzioni ai problemi che in essa si pongono. di contribuire all'avanzamento del settore cui si è dedicato: sarà in grado, tuttalpiù, di applicare diligentemente le nozioni che ha incasellato nella memoria, avrà nella società un posto di tecnico, una funzione di subalterno.

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Quando ci si chiedono le ragioni della vastissima popolarità che spettacoli del tipo di «Lascia o raddoppia?» hanno cosi rapidamente incontrato, è a queste considerazioni che occorre riportarsi: al fatto che gran parte della prima formazione di tutti noi è avvenuta proprio aìl’insegna degli indovinelli, dei quiz, dei giochi di memoria, cui sostanzialmente, assai spesso, si riduceva l'insegnamento delle varie materie nelle scuole che abbiamo frequentato. Si pensi al caso della Bolognani: non si può. di primo acchito, reprimere un vivo senso di raccapriccio al pensiero che questa creatura del buon Dio ha dedicato una ingente parte dei suoi diciotto anni a studiarsi a memoria tutto ciò che ha attinenza col calcio e coi palloni. Se si trattasse di una sportiva professionista, se lo avesse fatto per obblighi di mestiere. passi: e passi pure se si trattasse di eventi che avesse personalmente vissuti; ma la giovane tapinella la formazione della tal squadra nella tal partita dell'anno 1930 o giù di li se la deve Droprio esser studiata sui testi, il che francamente è un po' troppo.

Una innocente, misera vittima dei tempi in cui viviamo, del decadimento della cultura, della riduzione di essa a pura mnemonica. dunque: ma come si spiega allora il fatto, di cui siamo stati abbondantemente ragguagliati, che la leonessa di Pordenone sarebbe una allieva modello, che nella sua pagella di studentessa liceale abbondano gli 8 e i 9 come le onde nel mare? In realtà, ciò non comporta alcuna contraddizione. anzi, proprio qui è la spiegazione del fenomeno rappresentato dalla Paolissima; la quale non ha fatto altro che applicare con serietà e con impegno alla materia calcistica lo stesso metodo che aveva con successo esercitato nelle materie scolastiche, ha aggiunto il calcio alla storia, alla matematica. al latino e si è dedicata ad esso con la stessa puntigliosa volontà di prima della classe.

La diffusa concezione della cultura non più come produzione cosciente ma come fatto tecnico è dunque alla base della fortuna di Lascia o raddoppia? e consimili trasmissioni: tale constatazione e convalidata ulteriormente se passiamo a vedere quale sia stata la l'arte sostenuta davanti ai teleschermi dal cinema e dai suoi appassionati.

Un primo rilievo si impone: ed è che «Lascia o raddoppia?» ha rappresentato la rivincita morale e materiale di tutti gli schedatori. di quella schiera di oneste e in fondo innocue galline della cultura cinematografica che sapevano a menadito tutto il cast, sino al nome e al cognome della più umile comparsa, del più oscuro film prodotto nel Paraguay o in Lapponia. Era una razza, questa degli schedatori, che sembrava ormai estinta, mitico residuo di un periodo in cui il cinema era tenuto in quarantena dalle arti sorelle, in cui si ricercava fervorosamente uno specifico e un’estetica filmica, e poiché questo specifico e questa estetica non davano risultati gran che soddisfacenti, molti preferivano lasciare l’infido terreno della critica per rimanere nella più rassicurante cerchia dell’erudizione. Sembrava scomparso, lo schedatore, nel corso della polemica in cui sono stati definitivamente superati questi equivoci e quei complessi di inferiorità; ed ecco che invece ce lo troviamo dinanzi trionfante, candidato e vincitore, o meglio vincitrice, ai cinque milioni della RAI-TV

« Nel film Romanticismo, ricavato dal dramma di Gerolamo Rovetta e girato intorno al 1915, accanto ad Elena Makowska apparve un noto attore di prosa italiano nella parte del conte Vitaliano Lamberti: chi è? »

« Qual’è il nome dell’attrice che interpretò la parte di Teresa Gonfalonieri nel film omonimo diretto da Guido Brignone nel 1934? ». Domande che lasciano perplesso il critico, lo studioso di cinema, ma che fanno palpitare il cuore dello schedatore, dell’uomo dei cast e delle filmografie. il quale è spiritualmente presente nella fatidica cabina di vetro accanto alla signorina Adele Gallotti.

Hanno qualcosa a che fare con il cinema queste prove di memoria? Evidentemente no, come nulla a che fare avevano con la storia o con la musica le esibizioni date in questi settori da altri concorrenti: musica, storia e cinema non costituiscono altro che pretesti per lo sfoggio delle capacità di questi moderni Ercoli della memoria, che non è giusto chiamare nemmeno eruditi, poiché l’erudizione era ed è una cosa seria, implicante un effettivo amore per il patrimonio di cultura che l’umanità ha faticosamente raccolto, implicante il desiderio di abbracciare e stringere a sé il maggior numero di cognizioni con uno sforzo che potrà essere vano e pedantesco. ma risibile mai.

Dicevamo che il cinema non c’entrava per nulla con le prove di buona memoria fornite dalla signorina Gallotti, la quale avrebbe potuto indifferentemente cimentarsi in gastronomia o in filologia bantù, con la stessa bravura e gli stessi risultati. Ella infatti ci ha splendidamente dimostrato di avere sulla punta delle dita tutti i titoli, i protagonisti, i registi dei più sconosciuti e misconosciuti film girati in Italia in questo mezzo secolo, ma mai neppure l'accenno di un tentativo di giudizio critico nei confronti dei film di cui ci forniva i dati le è uscito dalle labbra. Saprà oltre al titolo e all’autore anche la trama, almeno, di questi film? Siamo autorizzati a sospettare, e non poco; anche se poi la Gallotti non ha fatto altro che attenersi alle regole del gioco, le quali non prevedono affatto che il concorrente dia prova di sé nel campo intellettuale. E del resto, a giudicare da Quanto venne fuori di bocca, a proposito del Leopardi, a un giovanotto "esperto” in letteratura italiana, è ancora meglio cosi.

Ma sarebbe assai errato infierire impietosamente sui personaggi sinora presentatici da «Lascia o raddoppia?»: come sarebbe errato e troppo facile limitarsi a dimostrare l’incultura di questa trasmissione. Ciò che preme porre in rilievo è l’inserirsi di essa in un più vasto quadro di incultura e di diseducazione, che affonda le sue radici nella stessa concezione della scuola e della cultura nella nostra società: concezione che qui è portata agli estremi e dimostra in modo lampante tutta la sua precarietà. E’ contro di essa che occorre appuntare le critiche, e non contro il più vistoso ma più esteriore bersaglio offerto da «Lascia o raddoppia?»

Infine, un motivo di non piccola consolazione il cinema lo ha pur sempre avuto: non ci risulta. infatti, che nessuna rivista di cinema abbia offerto alla signorina Gallotti di tenere una rubrica di critica. Il che. per i tempi che corrono, è già qualcosa.

Vttorio Spinazzola, «Cinema Nuovo», 25 maggio 1956


Cinema Nuovo
Vttorio Spinazzola, «Cinema Nuovo», 25 maggio 1956