Mike Bongiorno insegue il record mondiale dei quiz

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Mentre sta già pensando al «dopo Inardi» del suo Rischiatutto televisivo

Milano, gennaio

Rischiatutto gode ottima salute. I telequiz hanno bisogno, per vivere in floridezza, di contestazioni equivoci contrattempi proteste errori: grane, insomma. Dal controfagotto del professor Landò Degoli, che accese gli animi degli italiani per Lascia o raddoppia?, alle recentissime turbative agrippo-telepatiche del dottor Massimo Inardi, la storia dei giochi-quiz (dietro alla quale, oltre tutto, si può leggere la storia di un certo costume italiano) è una fitta serie di legittimi o pretestuosi, generosi o gretti, ragionevoli o assurdi accidenti che hanno immancabilmente messo a repentaglio, o almeno a dura prova, l’attendibilità dei cosiddetti esperti, l'austerità dei notai, il fair play dei funzionari, il sistema cardiocircolatorio dei candidati più sensibili, l’obiettività dei cronisti, l’acquiescenza del pubblico, il quieto vivere degli onnipresenti «amici del bar Sport». e perfino la sorridente afasia delle vailette.

La bufera, insomma, è stata continua e — come la giustizia — uguale per tutti: per tutti tranne che per Mike Bongiorno. Il quale vi è passato in mezzo — salamandra ininfiammabile — con disinvolta baldanza, uscendone sempre vittorioso, anzi sempre più forte e sicuro di sé: anche in quest’ultima occasione. il caso Inardi appunto, che pure ne ha sventagliate parecchie, di complicazioni.

Infatti eccolo qua, il Mike, superman dell’interrogatorio a peso d’oro, pronto a rispondere — una volta tanto è lui che deve — alle nostre domande.

«Che sensazione prova davanti a un concorrente come Inardi?».

«Una enorme ammirazione. Indubbiamente è il concorrente più colto e più preparato nel quale io mi sia imbattuto in quindici anni di quiz alla radio e alla televisione. Più colto e più preparato, sottolineo: voglio dire che non si tratta d’uno dei soliti nozionisti. Quando l'ho scoperto durante i provini al Teatro delle Vittorie, a Roma... già, a Roma, perché eravamo ancora agli inizi della trasmissione... quando l'ho scoperto, dicevo, ho fatto di tutto perché nessuno s'accorgesse della " forza " del dottor Inardi. Se non avessi saputo tenerlo in naftalina, cioè se non l'avessi presentato al momento giusto, avrebbe rovinato, bruciato il gioco. Certo, senza di lui, comincerà una nuova era di Rischiatutto: saremo costretti a escogitare qualcosa di nuovo o di diverso, perché è inimmaginabile che qualcuno possa battere i record di Inardi. Insomma, con lui ho avuto delle grandi soddisfazioni; abbiamo dovuto tenere perfino una conferenza-stampa per i giornalisti stranieri. Se ne interessano anche all'estero. E sa perché?».

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«No, scusi: le domande le faccio io».

«E allora mi domandi come mai di Massimo Inardi si interessano anche all’estero».

«Glielo domando».

«Perché Inardi è vicino al record assoluto delle vincite ai telequiz di tutto il mondo. Record detenuto da un americano con 200 mila dollari».

«Beh, c’è una certa distanza, ancora, dai 200 mila dollari, cioè dai 120-130 milioni di lire del primatista americano ai 35-40 milioni di Inardi».

«Meno di quanto sembri se si pensa al tenore di vita e al costo della vita negli Stati Uniti e in Italia. Comunque Inardi è il numero due mondiale».

«Lei ha parlato di nozionismo. E' vero: ai tempi di Lascia o raddoppia? i soliti aristocratici della cultura, non esclusi certi giornalisti che poi, in realtà, erano loro stessi dei semianalfabeti...». «Che ci possano essere dei giornalisti semianalfabeti è una sua opinione: sia ben chiaro che io non c’entro...».

«D’accordo: è un'opinione mia e ne assumo tutta la responsabilità... Dunque, dicevo che ai tempi di Lascia o raddoppia? i soliti aristocratici della cultura accusarono Mike Bongiorno di condurre una trasmissione fondata non sull'intelligenza e la conoscenza, ma semplicemente sul nozionismo: cioè su una "merce" già allora considerata, chissà perché, spregevole. Lei crede che Rischiatutto abbia fatto un passo avanti?».

«Mi pare fuor di dubbio. Basti considerare che ogni concorrente è interrogato sì su una "sua” materia, ma deve saper rispondere anche su molti altri argomenti. Un telequiz è sempre, inevitabilmente, una trasmissione che tien dietro ai tempi. Cambiano i gusti del pubblico, cambiano i personaggi che si avvicendano sui teleschermi. Ricorda quindici anni fa in Lascia o raddoppia? Gian Luigi Marianini, il concorrente che rispondeva a domande sulla moda e che si presentava in abiti a dir poco stravaganti? Ecco: oggi non farebbe più colpo. Oggi mi vesto anch’io come si vestiva quindici anni fa Marianini».

«Vuol dire che lei è fuori moda?». «Al contrario: lo era il Marianini, e perciò colpiva. Fra qualche anno, magari, un concorrente come Inardi non piacerebbe più».

«Possiamo dedurre che se lei oggi veste come Marianini vestiva quindici anni fa, tra quindici anni potrebbe sfoggiare la cultura di Massimo Inardi».

«Penso di no, purtroppo. I vestiti c’è un sarto che me li confeziona, mentre la cultura non credo che si possa comprare a metro e poi farsela cucire addosso».

«Però, forse, è possibile apparire colti mediante la telepatia. Non le pare?».

«Senta: lasciamo perdere questa faccenda della telepatia. Acqua passata».

«Come le palette di Sabina. Ma indipendentemente dal dottor Inardi, lei crede o no alla telepatia?».

«Certo che ci credo. Io stesso ho vissuto casi di tipo telepatico. Penso a una persona che non vedo da tempo, e in quel momento suona il telefono ed è quella persona. In un albergo di New York, una volta, ho incontrato un amico che abita a Milano come me, che non vedevo da sette anni e che l'ultima volta avevo incontrato proprio in quello stesso albergo di New York...».

«Ma questi non sono fenomeni telepatici».

«Sì, va bene. Crede che non sappia esattamente che cos'è la telepatia? Non ho la memoria di Inardi, ma sono in grado dì ricordare che, ad esempio, secondo l'Enciclopedia Britannica la telepatia è la " communication of information from one organism to another without mediation of the recognized channels of sense ". Ha capito?».

«Non troppo, grazie».

«Se preferisce, possiamo impostare una discussione sulla telepsichia». «Che cos’è?».

«Come? Non lo sa? E' la conoscenza a distanza, per via inesplicabile, all’infuori della volontà degli individui interessati, di avvenimenti, pensieri eccetera».

«Santo Cielo! Parla come un libro stampato. Dunque scompare il mito del Mike Bongiorno che non sapeva far di conto e adesso invece ha imparato a calcolare velocissimamente i raddoppi dei concorrenti del Rischiatutto; e del Mike Bongiorno che non aveva troppa dimestichezza con la cultura».

«Sa com’è: chi va col lupo... In tanti anni di telequiz, tra concorrenti così preparati, evidentemente mi sono emancipato».

«Salvo quando si tratta di storia romana. L'errore del dottor Inardi a proposito di Menenio Agrippa era sfuggito anche a lei».

«Per forza. Quella sera là, io "non dovevo" conoscere le risposte esatte: facevano testo soltanto le palette manovrate da Sabina».

«Vorrebbe farmi credere che lei conosceva benissimo la differenza tra Menenio Agrippa e Marco Vipsanio Agrippa, e che ha finto di non sapere perché il suo dovere, quella sera, era appunto di ignorare comunque le risposte?».

«Creda quello che vuole. Del resto le palette non sono state un nostro capriccio. Il Rischiatutto è una trasmissione che va in profondità, che interessa grandi masse di spettatori. E molti spettatori avevano manifestato il sospetto che tra me e il dottor Inardi ci fosse una corrente telepatica. L'esperimento delle palette ha sciolto ogni dubbio».

«Forse non del tutto; tant’è vero che la puntata s'c dovuta ripetere a causa della buccia di banana di Menenio Agrippa».

«Ma nella puntata ripetuta, e senza palette, il dottor Inardi ha confermato d’essere un "mostro", sia pure sudando le tradizionali sette camicie».

«Vero. E' proprio difficile, anzi impossibile mettere in imbarazzo Mike Bongiorno: quasi come mettere in difficoltà Massimo Inardi. Allora vediamo: nel campionato di calcio, quando l'Inter continua ad essere in testa...».

«Diciamo la Juventus...».

«... quando la Juventus continua ad essere in testa, i giornalisti sportivi cominciano a scrivere che il campionato perde d'interesse. Non crede che se Inardi continuasse a vincere, l'interesse per Rischiatutto finirebbe col perdersi?».

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«Fino ad ora questo non è stato perché in ogni puntata di Inardi è avvenuto qualcosa di speciale: il record di vincita per una puntata, l’offerta in beneficenza della somma vinta, il record globale delle vincite, la telepatia, le palette, filettiamoci anche il telegramma del ministro Preti e. per soprammercato, i due rischi falliti nella combattutissima puntata bis».

«E in futuro?».

«Staremo a vedere. Se il pubblico cominciasse a dire che Inardi sta vincendo troppo, potrei invitare, il dottor Inardi a cambiare materia. E sono sicuro che accetterebbe: ne ha presentate più di sessanta, di materie. Adesso, per chiudere, posso farle io una domanda?».

«Dica pure».

«Quando esaminiamo un concorrente, noi usiamo un questionario di ben cinquecento domande. Sa a quante, di queste cinquecento domande, Massimo Inardi ha risposto?».

«Tiro a indovinare: duecentocinquanta».

«Risposta errata, mi dispiace. Quattrocentonovantaquattro. Pazzesco, no? Altro che telepatia».

Carlo Maria Pensa, «Radiocorriere TV», 30 gennaio 1972


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Carlo Maria Pensa, «Radiocorriere TV», 30 gennaio 1972